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Volare

14m 37s

Volare

Il legame tra la prima lettura e il Vangelo evidenzia come Dio scelga un popolo e chiami i dodici apostoli, offrendo un’alleanza speciale. Questo dono di elezione ci fa sentire unici e amati, ma il rischio è di interpretarlo come un premio per meriti personali, vivendo di rendita e smettendo di crescere. In realtà, la chiamata di Dio non è dovuta alla nostra bontà, ma alla sua compassione per la nostra stanchezza e smarrimento, simboleggiati dalle pecore “stanche e sfinite”. Come l’aquila che insegna ai suoi piccoli a volare, Dio ci accompagna nelle nostre cadute, rilanciandoci sempre con il suo amore gratuito. La vita cristiana è un continuo imparare a “volare”, superando la paura di sbagliare e l’orgoglio di voler fare tutto da soli. La salvezza è comunitaria: siamo chiamati come popolo, non individualmente, e dobbiamo accettare l’aiuto di Dio e degli altri. La gratuità dell’amore di Cristo, morto per noi mentre eravamo peccatori, ci spinge a donare tempo e affetto senza secondi fini, come medicina per tutti. Essere cristiani significa non stancarsi mai di rialzarsi e ripartire, convinti che l’amore di Dio ci sostiene sempre.

Transcription

1956 Words, 11585 Characters

Italian
In questa domenica, a pare molto chiaro il legame tra la prima lettura e il vangelo che c'è sempre abbastanza niti, do questa volta ancora di più. La prima lettura abbiamo ascoltato l'elezione di Israel. Dio sceglia un popolo tra tanti e lui legge per proporre lui una leanza, per costruire un rapporto speciale con lui. Del vangelo c'è l'instituzione e la chiamata dei dodici. E noi abbiamo cantato anche un po' fieramente noi siamo suo popolo, Greggie che è il Liguita. È un'idea molto bella e molto rassicurante questa cosa che Dio ci chiami, ci scelga, ci faccia diventare i suoi amici. Questo ci costituisce anche in una certa fiducia nei suoi confronti e nel cammino della nostra vita. Però dobbiamo mettere che non è così facile portare avanti questo dono di elezione di scelta che riceviamo, anche pensando un po' alle nostre vicende personali. Quando piacciamo a qualcuno, ossiamo piaciuti a qualcuno in tempi storicamente lontani, magari, dall'oggi, c'è a care subito una cosa meravigliosa che ci sentiamo molto speciali. Ci sembra di essere belli, selezionati, scelti, cioè improvvisamente la nostra auto-stima tra bocca, che quindi è un momento molto importante quello in cui qualcuno ci riconosce come qualcosa di bello, qualcosa da poter scegliere. Il rischio però qual è? È quello di immaginare che questa scelta avvenga per delle caratteristiche speciali che noi abbiamo, bellezza, intelligenza, bravura, tutte le illusioni che ci siamo fatte nella vita. C'è di essere qualcosa di superiore alla me, di agli altri, o semplicemente su cui poter un po' godere di un certo prestigio. Il rischio di una scelta è che noi cominciamo a vivere un po' di rendita, perché le amici segniamoori tutte le cose tendono da fievolirsi, perché uno dice "Vabbè, mi hanno scelto, adesso tiro un po' a campare". E smettiamo di fare quel cammino per rqualificare il nostro essere e la nostra presenza. Ognato di amore, ogni ato di scelta è una cosa importante nella nostra vita, no? Perché ci fa sentire unici, è un'esperienza fondamentale per venire al mondo, per venire alla luce. Il rischio è credere che si affinita lì la cosa. Anzi, non renderci conto che se qualcuno ci sta scegliendo veramente, forse non è perché siamo più meglio o qualcosa del genere, ma semplicemente perché ci sta capitando di incontrare qualcuno, che sta investendo su di noi. Questo forse è quello che hanno dovuto imparare israele i 12 che dà un'intusiasmo iniziale no, poi la conosciamo la storia biblica. Israele, quante volte, è andato in ruvina che pensavano di avere questo rapporto splendido con Dio e vai con Lido, li vai con le scelte sbagliate, vai in Esilio, tentandoli campare di rendita faceva acqua da tutte le parti l'alleanza. I discepoli, ne dobbiamo parlare, da Pietro, il primo che rinnega all'ultimo che tradisce. Cioè non ci garantisce niente il fatto che qualcuno ci scegla, se non l'opportunità di imparare a fare della nostra vita una continua ripartenza, se quello che ci è scelto è fedele in questa sua scelta. Infatti, ci sono queste due categorie di animali con cui varrebbe la pena di identificarci, no? Ci sono le acquille nella prima lettura e le pecore. E dentro ambi gli animali servono a capire qualcosa di questa questione della scelta. Appartiamo dalle pecore, perché Gesù usa queste immagine, non avvedendo la gente che fa fatica vivere. Gesù butta l'occhio sulla realtà e vede gente "stanca e sfinita". Sono passati 2.000 anni e il colpo d'occhio, probabilmente, è lo stesso. Perché siamo stanchi e sfiniti? Non sapiamo come vivere? Questo è ciò che io vede in noi. E' per questo che ci chiama. Perché sente compasione? Tu immagina di vedere per stradano un bambino che gira a vuoto e magari piange. Cosa fai? Lo aiuti? Perché ti accorge che non dovrebbe essere così? Che qualcuno che è vivo, giri, smarrito, stanco e sfinito. Uno che è vivo dovrebbe vivere. E questo siamo noi e gli occhi di Dio. Per questo ci chiama. Non perché siamo bravi. Non perché siamo migliori di. Quando ci succede qualcosa di bello, non dovremmo fare sempre l'errore di pensare che quella cosa ci sta succedendo perché siamo qualcosa. Non dovranno interpretare quel momento di elezione, quel momento speciale, come l'occasione di rinboccarci le maniche e capire che ci viene data l'occasione di imparare a vivere meglio. Noi invece siamo molto abilati alla logica del premio, non appena riusciamo a intascare un sorriso, un riconoscimento, ci sdrayamo per i prossimi sete anni. Cioè funzioniamo proprio male, capite, abbiamo la comprensione sbagliata degli eventi. L'eventi di riconoscimento dovrebbe essere dei crampolini, non delle amache su cui ci sdrayamo e su cui ci sdrayamo. Questa immagine si capisce ancora di più con l'immagine delle acquille. Nella mentalità degli antichi forse perché avevano strumenti di osservazione un po' meno raffinati dei nostri, ogni tanto si vedevano a che le acquille sembrava che avessero sopra di loro degli volati, di più piccoli, che potevano essere i loro cuccioli. Quindi gli enti che pensavano che le acquille insegnassero ai loro cucciolotti di acquille di volare sulle loro acquille. È un po' comunare o plano che porta ai piccoli in giro e gli fa fare prove di volo. Ora sappiamo che le cose non stanno esattamente così, le acquille non in questo modo insegnano ai loro cuccioli a volare. L'incoraggiano a farlo, ad esempio allontanalli il cibo e costringendo lì a uscire dal nido. Li fanno volare nel vuoto e quando stanno per precipitare, li vanno magari da aiutare. Quindi c'è qualcosa di vero. L'acqua insegna ai suoi cuccioli a volare. Però non so situendosi a loro cammino e a loro volo, ma accompagnandolo, garantendolo in qualche modo, impedendo che si sfracellino, si facciano del male. Il fatto fatti con Israele, nel momento in cui Israele deve fare questo tipo di volo, imparare a essere libero, perché era un po' lo schiavo, da una vita era schiavo ineggito. Finalmente grida e vuole la libertà, allora dio premia questo desiderio. Dice, "Vabbè ne ti insegnerò a essere libero. Devi camminare nel deserto. Dove devono morire tutte le tentazioni di tornare indietro. D'isembre radicadere, disfracellarti mille volte, ma io ti solleverò. Questa è la rilettura che fa Israele del suo cammino. Ha imparato a credere in un cielo che lo lanciava sempre in avanti, che non si arrendeva mai ai passi in cui Israele era tentato di fermarsi. Mettendo insieme queste due immagini, si capisce quella è la stanchezza e lo sfinimento per qui di usci chi ha a Maci Sceglie, per insegnarci a volare a vivere. Vivere al di là della poesia delle canzoni che ci lo possono dire in mille modi è davvero imparare a volare. Non nel senso che noi domani dobbiamo imitare altre specie animali che fanno questa cosa meglio di noi. Ma nel senso che la vita è una migrazione continua verso nuovi orizzonti e nuove alti tuttimi. Nel momento in cui smettiamo di fare questo tipo di crescita, diventiamo pecore che girano vuoto, perché purtroppo e per fortuna noi siamo stati creati per il cielo, per trascendere quello che sembra essere il traguardo banale escontato della tomba in cui finitemo i nostri giorni. Tutta la vita è una lenta continua educazione a inalzare lo sguardo e il tiro della nostra vita. Nel farlo ci viene paura perché sbagliamo e quando noi sbagliamo ci affatti chiamo e ci stanchiamo perché mi caviamo il coraggio e l'umiltà di chiedere aiuto, di ricevere un consiglio utile di chiedere perdono. No, continuiamo a fare di testa nostra. Questa è la grande stanchezza che tutti proviamo. Non permettiamo a nessuno, figuriamoci ad io di aiutarci. Questa è la grave difficoltà che tutti abbiamo. Cioè come si è tentassimo andare in cielo da soli. Per questo è molto importante che le chiamate vedete siano comunitarie, per dio la prima forma di salvezza è che ci ha scuno di noi smetta di pensarsi come una persona sola, che deve annasparre patiticamente nelle acue della vita. forma di salvezza è in formarcica, a destra sinistra ci sono altri mamiferi come noi che stanno andando verso il cielo. Quindi la prima forma di intelligenza è un'intelligenza cooperativa. A persi, capire che siamo un popolo, non siamo chiamati da soli. Nessuno di noi ha una chiamata individuale privata che deve in modo desesperato realizzare con le proprie forze. Ma la seconda è quella di accettare che esista qualcuno che di fronte a tutti i nostri voli, un si stanca mai di darci il suo amore, cioè la sua fiducia. Riascoltiamo le parole della seconda lettura. Fra telli, quando eravamo ancora deboli, cioè quando uscivamo dal nido ci schiantevamo per terra, ieri, l'altro ieri il mesi scorso, no tutte le volte che abbiamo provato a essere umani un disastro. Cristo morì per noi. Cioè quello di cui dobbiamo accorgere, cioè che mentre noi tentiamo di volare e non ci la facciamo, cioè un'acquila grande che tenta continuamente di rilanciare il nostro volo, di dirci col suo sangue, col suo corpo, con la sua vita. Non ti scoraggiare, riprova, perché non è un errore quelle ali interiori che hai sono vere, non ti sei messo in testa tu che devi diventare grande, santo, devi andare in cielo. Te lo dico io, te lo grido nel cuore, quindi rialzati e ricominci a volare. E questa cosa più passano gli anni della nostra vita, più dovremmo esserne convinti, perché St. Paul lo dice, no? Ora, a stento qualcuno disposto a morire per un giusto, forse qualcuno potrebbe morire per una persona buona, ma dio dimostrare il suo muore per noi, perché mentre eravamo peccatori, Cristo è morto per noi. A maggior ragione, ora saremo salvati. St. Paul lo tentava di dire, ma se per caso un giorno abbiamo creduto che dioci vol bene e ci ha macciarato suo figlio, adesso che sono passati un po' di giorni da quel giorno, dovremmo essere ancora più convinti e contenti di questo. Quindi quando sbagliamo, quando cadiamo per terra, dovremmo rialzarci e ricominci a ravolare, in sensi più rapidi. Non deprimerci a batterci ancora di più. E quale potrebbe essere il segno che stiamo capendo questa logica, come l'anno capita fatigosamente gli apostoli, in no? Che all'inizio pensavano di fare quei voli incredibile, sono caduti tutti per terra. E' coforse nelle parole finali del vangelo con cui Gesù manda i discepoli, in missione c'è la chiave, c'è un avverbio bellissimo semplice gratuitamente. Avete ricevuto questa fiducia, questo amore gratuitamente datela. Cosa voleva dire Gesù quando diceva ai discepoli, andate verso gli altri guaritele in fermità e la lembra e la malattia? Tutte cose che devono succedere, anzituto agli apóstoli, ma non se ne ranno resi conto. Andate verso gli altri e manifestate la gratuita. Fate rispirare gli altri un po' di gratis. Date del tempo gratuitamente, guardate le persone negli occhi senza chiedere niente. Cercate di voler bene senza un secondo fine, perché questa è la medicina che ci fa tornare a volare tutti. Avere un minimo indizio che siamo tutte persone scelte, chiamate, promosse, innalzate, da che cosa? Non dio che ci ama gratuitamente e cerca di far circolare questo amore gratuito. Non lo dobbiamo commerciare di fondere tra di noi questa è la missione della chiesa. In dilatare questo profumo, questo respiro, perché questa è la spinta che ci rimette sempre in moto, anzi in volo, ma è essere semplicemente il nome della vita cristiana. Chia è un cristiano, è uno che non si è ancora stancato di imparare a volare, perché per quanto è cadute possa aver fatto, è profondamente convinto che l'amore di Cristo, di cui ogni domenica facciamo concreta e gustosa memoria, sempre ci rialza e sempre ci rimette in volo. [Musica]

Podcast Summary

Key Points:

  1. La prima lettura e il Vangelo mostrano il legame tra l’elezione di Israele e la chiamata dei dodici apostoli.
  2. Essere scelti da Dio è un dono che può portare a sentirsi speciali, ma il rischio è vivere di rendita e pensare di essere superiori.
  3. La chiamata non avviene per meriti propri, ma per l’investimento gratuito di Dio su di noi.
  4. Le immagini delle pecore (stanche e smarrite) e delle aquile (che insegnano a volare) illustrano la nostra fragilità e il bisogno di essere guidati.
  5. La vita cristiana è un continuo imparare a “volare” verso nuovi orizzonti, accettando gli errori e la grazia di Dio.
  6. La salvezza è comunitaria
  7. La gratuità dell’amore di Cristo ci spinge a donare senza secondi fini, come segno della missione cristiana.

Summary:

Il legame tra la prima lettura e il Vangelo evidenzia come Dio scelga un popolo e chiami i dodici apostoli, offrendo un’alleanza speciale. Questo dono di elezione ci fa sentire unici e amati, ma il rischio è di interpretarlo come un premio per meriti personali, vivendo di rendita e smettendo di crescere. In realtà, la chiamata di Dio non è dovuta alla nostra bontà, ma alla sua compassione per la nostra stanchezza e smarrimento, simboleggiati dalle pecore “stanche e sfinite”.

Come l’aquila che insegna ai suoi piccoli a volare, Dio ci accompagna nelle nostre cadute, rilanciandoci sempre con il suo amore gratuito. La vita cristiana è un continuo imparare a “volare”, superando la paura di sbagliare e l’orgoglio di voler fare tutto da soli. La salvezza è comunitaria: siamo chiamati come popolo, non individualmente, e dobbiamo accettare l’aiuto di Dio e degli altri.

La gratuità dell’amore di Cristo, morto per noi mentre eravamo peccatori, ci spinge a donare tempo e affetto senza secondi fini, come medicina per tutti. Essere cristiani significa non stancarsi mai di rialzarsi e ripartire, convinti che l’amore di Dio ci sostiene sempre.

FAQs

Il legame è che entrambi parlano della chiamata e dell'elezione di Dio: nella prima lettura Dio sceglie Israele come suo popolo, e nel vangelo Gesù chiama i dodici apostoli.

Il rischio è pensare di essere scelti per meriti speciali e vivere di rendita, smettendo di crescere e migliorare.

Le aquile simboleggiano l'insegnamento di Dio a volare verso nuovi orizzonti, mentre le pecore rappresentano la stanchezza e lo smarrimento di chi non sa vivere.

Dio ci chiama non perché siamo bravi, ma per compassione, perché ci vede stanchi e sfiniti, e vuole insegnarci a vivere meglio.

Significa che Dio ci accompagna nel nostro cammino, lanciandoci sempre avanti e impedendo che ci sfracelliamo, come un'aquila che sostiene i suoi piccoli.

La gratuità dell'amore di Dio: riceviamo fiducia e amore gratuitamente e dobbiamo donarli agli altri senza chiedere nulla in cambio.

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