L’episodio analizza gli ultimi anni del pontificato di Paolo I (760-767) e le complesse dinamiche politiche nell’Italia dell’VIII secolo. Dopo la vittoria di Desiderio nel sud, che unifica il regno longobardo, papa Paolo è costretto a trattare con lui, sotto la pressione di Pipino, che nel 760 media un accordo a Ravenna. Tuttavia, Pipino è impegnato nella lunga campagna per sottomettere l’Aquitania, guidata dal ribelle Waifer, e considera le beghe italiane secondarie. Nel frattempo, Tassilo di Baviera, dopo aver giurato fedeltà a Pipino nel 757, si ribella nel 763 e stringe un’alleanza con Desiderio, rafforzata dal matrimonio con Liutberga. Papa Paolo, temendo di perdere il supporto franco e di essere accerchiato, cerca di riconciliare Tassilo con Pipino, ma Desiderio blocca i suoi inviati. Inoltre, la minaccia bizantina di Costantino V, seppur non militare, preoccupa la curia, che scopre e neutralizza spie come il presbitero Marino. Nonostante le tensioni, Pipino resta focalizzato sull’Aquitania, costringendo il papa ad accettare una pace con Desiderio, mentre il regno longobardo recupera autonomia e influenza. L’episodio si chiude con l’annuncio di un evento sorprendente: un longobardo a Roma.
Salute salve e benvenuti alla storia d'Italia, o meglio, bentornati! Episodio 196, un longobardo a Roma. Benvenuti nel 2026 di storia d'Italia, spero che le feste si andate bene per tutti, che la cintura non si sia troppo allargata e che si possa guardare confiduce, serenità all'anno che inizia. Non ne sono così certo andare la verità, ma si sa, l'aspiranza e la ricchezza dei poveri. Questo episodio è dedicato dal Fredo di Lorenzo per 58 mesi di sostegno e interrotti su Patreon, grazie al Fredo anche per le belle parole e la recensione dei libri. Ma ringrazio ovviamente tutti i 564 sostenitori del podcast, in particolare tutti i tanti nuovi arrivati. A livello Leonardo da Vinci abbiamo Marco Abbasiano e Fabio Biginato. A livello Galileo Galileiste Ozeo, Valentino Leone e Giorgio Moroni. A livello Marco Polo abbiamo Paolo, Stefano Bossa, Raniero Colle, Luisa e raissa dal Barzile, Fabio Bertolotti, Tanuccio, Munda, Weddo, Marco Batisti, Massimo Cacciogli, Alibet 91 e D'Elysia Donati. Grazie ad Andrea, Raniero Colle, imasumis, Paolo e Alessandro Cortese per il passaggio a Taipei. E grazie ad Andrea, in particolare, per il ritocco in alto. Se anche tu vuoi sostenirmi e avere nel 2026 accesso alle puntate senza pubblicità, al canale Telegram dei sostenitori, la citazione podcast, i regali dal livello Galileo Galilei in su, è molto altrancora. Beh, vai su italiaistoria.com nella sezione come sostenermi, per sapere come. Infine vi annuncio che ancora due posti, solo due posti liberi per il viaggio di Stabull. A fretatevi. Nello scorso episodio abbiamo visto come desiderio si sia dimostrato un fiero assertore dell'interesse nazionale Longobardo e questo donostante fosse stato messo lì dalla leanza Franco Papale. Ormai Rome e Ravenna sono fuori dalla portata del re in italiano, ma desiderio è riuscito a rispabilire la sua autorità subenevento espoleto e ad ottenere un accordo quadro con Papa Paolo. In questo episodio affrontiamo gli ultimi anni delle piscopato di Paolo, fratello di Stefano Secondo, e andiamo dritto alla più importante questione degli anni 60 di questo secolo. Chi dovrà succedergli? Arroma si affilano Giacoltelli e sta per accadere qualcosa che sorprenderebbe anche l'Albertone nazionale. Overo vedere un americano che dico un longobardo a Roma. [Musica] Come abbiamo visto la vittoria di desiderio al sud, con la conquista di spoleto e la cessa di arècchi a Benevento, ha dei vari unificato il regno Longobardo, riportandolo al centro della politica italiana. Lo smembramento del regno che avevano voluto Stefano Secondo Furrad non era andato a Bonfine. Papa Paolo ai suoi collaboratori, con in testa Christophe, si erano risiconto che con desiderio ai me occorreva trattare. A questa conclusione non erano giunti del tutto spontanamente. Pipe in questo aveva svolto il tipico ruolo dellontano e gemone, infastidito quando quelli che ritiene i suoi satelleti si mettono a brigare, invece di comportarsi da bravi pupazzi. Come accenato nello scorse episodio, nel 760 si tenne un'importante sammetta ravenna, sottoglia uspici del vesco Vosergio, e compresenti il regno di desiderio, gli emissari del Papa e gli ambasciatori di Pipino. In una lettera Paolo scrive del risultato a regno franchi. Informiamo la vostra eminente cristianità che recentemente i vostri fedeli inviati, remigio la matoda Dio e il gloriosissimo Ducca Outcar, hanno concordato con il redesiderio del Longobardi, che nel presente mese di aprile della tradicesima indizione. Il 760. Lui restituirà completamente quello che spetta al patrimonio di San Pietro, principi degli apostoli. In particolare tutti i diritti, le località, le terra e i territori delle varie città dell'ostato romano. Alcuni di questi diritti sono già stati ristorati. Altri il regge ha dato la sua solenne parola che lo saranno presto, nella loro interessa. Redesiderio ci ha pregati con forza di informare di ciò vostra eccellenza, attraverso una lettera postolare. Se davvero il regno e la gente Longobarda manterranno le loro promesse, allora informeremo quanto prima la vostra eccellenza. Pipino aveva dunque facilitato l'accordo tra i due litiganti, e da quanto si comprende, per lui la questione dell'eternolitigio tra Rome e Pavia doveva ritenerci chiusa. Era intervenuto due volte in Italia per assicurarsi che Roman un cadesse, ma non era intenzionato a spedire ogni anno il suo esercito al tra il pe. E questo perché in realtà quello che lui considerava il suo lavoro principale non era ancora finito. Sin dei tempi di pipino di Erstall e Carlo Martello, i carolingi avevano infatti per seguito due obiettivi fondamentali, ottenere la corona dei merovingi, Ciac, e riunificare l'intero vasto dominio che un tempo era stato dei merovingi, e che poi si era frammentato al tempo di re e fanno l'oni del settimo secolo. Pipino si concentro dunque su una questione per lui ben più importante delle beghetaleane. Farà pezzi e acquitani, questo strano ducato independentista che proprio non voleva sentirne di sottomettersi all'autorità dei carolingi. Abbiamo lasciato Wifer, principi degli acquitani, mentre cercava in tutti i modi di aiutare i goti e gli arabi di settimana a non finire sotto i carolingi. Wifer aveva temuto quello che presto sarebbe accaduto o avere una campagna militare della superpotenza carolingia, contro i territori d'altra l'ora. Nel 760 mentre Desiderio e Paolo si accordavano a Ravenna, Pipino spedive in acquitania degli ambasciatori, datori di parole a saimeno concilianti, di quelle inviate in Italia, cosa che chiarisce immediatamente perché Pipino cercasse la pace nel nostro paese. Intendeva completare il lavoro in Francia. Gli ambasciatori carolingi posserò due condizioni a Wifer, nelle parole del continuatore di Ferdegario, dei solito ben informato dei fatti. Pipino chiese a Wifer di pagarli il Bergild, per i goti che, non molto tempo prima, aveva fatto cidere illegalmente. Chiesi inoltre di consegnarli quegli uomini che erano fuggiti dal regno dei franchi per trovare e rifugio presso di lui. Wifer però, sputoso ogni singola richiesta che vive ne trasmessa dal re. Queste però erano solo delle scuse da quello che possiamo capire, Pipino aveva cercato la guerra e la aveva ottenuta. La campagna per i carolingi iniziò sotto i migliori a ospici, ancora il continuatore di Ferdegario. Amma l'incuore e poi che no gli rimaneva scelta, il re Pipino radunò le serci to al gran completo e marchò verso i confini della Quittagna, attraverso il distretto di tua e fino alla città di Oxèo. Da lì proseguì con tutto le serci to franco fino alla loira e procedetta attraverso il distretto di Berri, fino all'Overn. Attraverso allora tutta quella regione e la sciola maggior parte della Quittagna infiame. Wifer, signore della Quittagna, invio allora un'ambasciata a mendicare condizioni. A fine 760 dopo una brutale campagna devastatrice, Pipino sembrava a ver già vinto la guerra con una sola campagna. Quell'invernirre dei franchi rimase nella sua tenuta di Querzi, ma primavera gli giunzerote ribili notizie mentre partecipava la semile ad imaggio del popolo franco. Wifer aveva rottipatti e, alleato si con alcuni conti burgundi, aveva devastato la francia centrale, distruggendo anche un importante palazzo e tenuta leggia. Pipino andò su tutte le furie e ordinò un nuovo devastante attacco in grande stile contro l'intera Quittagna e in particolare contro la regione dell'Overn, tanto amata dal nostro Sidonia pollinare. Nella campagna del 761 fece devastare la città di Clermont Ferra e lo dico anche per salutare Andreas, ne ce nate che vive proprio lì. Negli anni seguenti e fino alla sua morte, Pipino continua incessantemente a colpire la Quittagna, ogni anno implacabilmente, devastando un pezzo dopo l'altro le difese di questo testardo ducato. La cosa preoccupò non poco Paolo e il suo principale aiutante il notario Christoforo, perché entrambite mevano di perdere il loro potente patrono. Pipino infatti non era più un giovineitto, se fosse morto a causa della guerra o delle fatiche della campagna,
questa poteva risultare in un disastro per la chiesa romana che contava su Pipino come unico contrapeso d'un desiderio in Chiaracesa e alla minaccia latente di un costantino quinto che continuava a scruttare da costantino po' l'i la situazione italiana. Questanzia malcelata la si nota in una lettera inviata da Paolo al campamento di Pipino nel 763 durante la più dura delle campagna qui tane. L'idea che mi sono fatto è che desiderio avesse messi in giro la voce che Pipino difficilmente sarebbe uscito vivo dalla campagna qui tana, anche perché era stato tradito da un potente alleato ma ci torneremo. Comunque scrive Paolo. Negli ultimi tempi non abbiamo ricevuto alcuna notizia a proposito della vostra persona. Nel quune informazione su come avete portato avanti la campagna da voi intrapresa. Di conseguenza è cresciuta la nostra ansia e il nostro desiderio di saperne di più. Specialmente da quando i vostri e i nostri nemici hanno diffuso cattive notizia proposito di quella regione. Vi imploriamo quindi di inviarci, se vi agrada, notizia proposito del vostro granitissimo successo, perché la vostra sicurezza è il nostro benessere, e la vostra vittoria, e al di là di ogni dubbio, la nostra gioia e sicurezza. Notare l'atteggiamento sottomesso del pontefice. In tutte le lettera sempre a questo tono, e senza la solita alterigia pontifica, Pipino non è un semplice figlio ma un ecce lentissimo e cristianissimo sovrano, con pattern del pontefice. Papa Gregorio Magno non avrebbe mai scritto così ad un rebarbaro, ma le cose erano davvero cambiate negli ultimi anni. A proposito, mentre parliamo di acquittagna, aggiorniamoci anche su un'altra importante regione del mondo d'oltraalbe, perché importante anche per parlare di quel traditore a cui faccio facendo prima. Nel corso delle campagne acquitani infatti, Pipino ricorse all'ausilio delle serce to dell'ultima giunta all'impero caroligio, la Baviera. E qui occorre fare un piccolo escurso, che vedrete, ci tornerà utile per l'Italia. Qualca no prima nel 757 era morta il trude, sorella di Pipino è regente della Baviera per conto di suo figlio tassilo, il legittimo erede degli egilolfinghi da secoli signori della Baviera. Pipino era dunquello zio di tassilo e quest'ultimo era il cugino di primo grado di Carlo Magno e di Carlo Magno. Chiaro? Comunque sia zio Pipino impose a tassilo una formale sotto missione della Baviera, in cambio si intende del suo bene placito alla successione. Nel 757 dunque, tassilo dovete recarsi da Pipino e giurare di prestargli il proprio servizio pubblicamente, di fronte alla semblé a di tutti franchi. Si tratta di un passaggio importante, perché molti storici del feudalessimo nel passato hanno voluto considerare questa ceribonia, come il primo esempio scritto di giuramento vassallatico, una questione che oggi molto molto dibattuta e anche molto contestata, ci torneremo in un episodio speciale a fine secolo. Comunque, sei anni dopo la sua humiliazione, tassilo ne aveva avuto abbastanza di fare il lacche di zio Pipino. La svolta ci fu proprio nell'anno della campagna più dura e naquitagna, quella del 763. Secondo le parole della cronaca dei franchi. Repipino conduse una quarta campagna contro la quittagna, tenendo la sua semblé a annever. Lì, tassilo, mi sedaparte i suoi giuramenti, tutte le sue promesse e sgattai olovia con malvagi pretesti, ignorando tutte le buone cose che il Repipino, sozzio, aveva fatto per lui. Coscusi, me insoniere, si tolze di mezzo e sei andando a imbaviera, da loro hanno un volle mai più vedere il re faccia a faccia. Dunque dal 763 in poi, tassilo si rifiuto attattivamente, o dovrei dire tassilamente, non saprei, comunque si rifiuto di intervenire con il suo esercito in acquitagna. Dal punto di vista di Pipino, tassilo era ora un traditore uno spergioro, oltre che un nuovo problema con la prima uscola, al punto che nel 764 il re resto in franchia per gestire la cuolstione bavarese italiana. Forse vi chiederete perché bavarese italiana, molto semplice. Tassilo non era uno stupido e sapeva benissimo cosa accadeva di solito a inimici di Pipino, soprattutto se si concedeva al esercito franco di combattere un nemico alla volta. Apena tornato in patria dunque, il duca di Baviera invio dei messagerini italiani, chiedendo un alleanza formale con l'unica potenza circostante, ancora formalmente indipendente dai franchi. Il reno Longobardo. Come saprete, Longobard e Bavresia avevano una relazione speciale che durava da due secoli, dai tempi di Teodolinda, figlia del primo duca di Baviera degli Agirolfinghi, Garibald. Più volte le case regnanti dei due domini si erano imparentate o avevano collaborato a Sieme, anche se li uprando aveva scelto strategicamente di allearsi con Carlo Martello proprio contro la Baviera, fiutando i tempi a venire e pensando che fosse più salutare e tenersi buoni gli austrasiani, la sua infranchia, che restare alleati dei Bavaresi. Eppure desiderio, nonostante gli anni passati all'ombardipipino, non si fece pregare due volte ed entro la fine di quell'anno di quei 763, Tassilo e Desiderio si erano formalmente alleati. Il reno Longobardo stava recuperando la libertadazione che aveva aperso con la doppia sconfità di Astolfo, ma, a me, lo faceva su riskio e pericolo. Sentite tonare di lontano? Comunque, la rinnovata alleanza a Italo Bavoresse fu sugellata, come sempre, da un'alleanza matrimoniale. Una fila di anze di Desiderio, L'Uppirga o L'Uppirga, sposo Tassilo. Abbiamo una rara testimonianza artistica della coppia, perché in una bazzia in Austria è costodita una coppa votiva donata da L'Uppirga nel 777. È una coppa di bronzo decorata in argente e doro, con finissime decorazioni di Stilanglo Sassone, probabilmente realizzate in uno dei tanti monasteri dell'Italia del Norde della Baviera, dove lavoravano e vivevano monaci provenienti dalle isoleberitanniche. Sulla base della coppa c'è un'elegante scritta che riporta. Tassilo, Dux, Fortis, L'Uppirga Virgaregalis. Overo, Tassilo, forte condottiero, e L'Uppirga, distir pergale. Provate l'immagine del calice sulla copertina dell'episodio, è davvero molto bello. Alla notizia che desiderio e Tassilo si erano alleati, Papapalo e il notario Christofro ne furono profondamente turbati. Al punto di cercare di riappacificare Tassilo e Pipino in modo da lasciare desideri isolato. In una delle sue lettere Papapalo si rivolge a Pipino in questo modo. Informiamo alla vostra cristianità che il Dux, Tassilo, di Baviera, ha già ripetutamente chiesto di inviare messageria alla vostra eminente cellenza, in modo da riportare la pace tra di voi. Per questa ragione, vi abbiamo inviato i nostri ambasciatori. In particolare, il nostro benevolo figlio, il presbitero filippo, e il nostro fedelle c'ha un bellano urso. Lo abbiamo fatto lo scorsovaggio, in modo che voi poteste comportarvi come credevate giusto. Ma quando i nostri inviati raggiuncero la città di pavia, redesiderio dell'ongo bardi, pieno di ostile sospetto, non permise loro di procedere oltre. Ci ho detto la lettera che provamo a inviarvi e inclusa nella presente. Se interprutto correttamente cosa accad, desiderio fiutò che il Papa stava cercando in tutti i modi di impedire un riappicinamento trattassilo e Pipino, e si mise di traverso. E' interessante inoltre notare come si è in pieno controllo del regno e si allui a decidere chi passa e chi noda le sue terre. Quanto Paolo sembra sempre affannarsi in tutti i modi di sembrare utila Pipino, nelle sue letteri cercando di discreditare il più possibile il suo rivale longo bardo. Per farlo Paolo sembra inviare un vero e proprio bombardamento di lettere. Nel Codex Carolino snabbiamo ben 32 e quasi un terzo del totale. E' la maggior parte di queste letteri Paolo cerca di sostenere che desiderio e malafede o mente. Ad esempio. Dobbiamo informare vostra eminenza che era stato concordato con Redesiderio, alla presenza dei vostri inviati che noi avremmo prima ricevuto quello che era di diritto per Roma a riguardo delle città delongobardi. E solo dopo avremmo dato a questi ultimi quello che spettava loro. Ora però il re, con molte scuse sottili, ha dimostrato di non avere nessuna intenzione di cedere come concordato i pieni diritti sulle città che richiediamo. In un'altra lettera ribatte. Di tutti i territori e le città del patrimonio del peato Pietro, con questati occupati delongobardi, non abbiamo ancora ricevuto indieno.
lulla. Nonostante il bombardamento di lettere papali, nonostante l'alleanza tra i due i suoi potenziali rivali, Pipino non si mosse con il suo esercito alla volta dell'Italia o della Baviera, restando invece focalizzato in tutto per tutto sulla qui tania, non perdendo per un secondo di vista il pallone. Anzi Pipino spinse il Papa ad un nuovo riavvicinamento con desiderio, facendo capire al pontefice che era il realistico attendersi rispetto alla letra delle promesse fatte. Alla fine il Papa dovete chinarci malvolentieri e desideri di quello che era sempre di più il pacere, il superiore di entrambi rivali italiani. Pipino non voleva assolutamente intervenire di nuove in Italia se il prezzo da pagare era qualche città in meno per San Pietro, beh era un prezzo che era disposto a far pagare al Papa. Paolo non era però turbato solo dalla relazione con il Longo Bardi. Anzi, dopo la pace di Ravenna del 760 per il resto del suo pontificato, fino al 767, il Papa sembra verte muto su progni cosa all'intervento di quelli che lui chiama Giugreci. Quest'antino quinto, tre onfante in Oriente nei baccani, da suo punto di vista sembrava una minaccia vicina di incombente. Paolo sapeva che a pochi giorni di navigazione da Ostia c'erano ufficiali imperiali fedeli aliconocalasta, di converso il suo grande protettore Franco, era lontalissimo e distrato, al di là delle alpi. Dunque, mentre reggeva la pace con desiderio e nonostante, i tanti sospetti che Paolo covava nei suoi confronti, il papato si volsa cercare in tutti i modi di scongiorare il suo peggiore incubo, l'arrivo di una flotta greca in Italia, volta rioccupare Roma e Ravenna. Paolo sembra essere stato piuttosto paranoico a riguardo, dando credito ad ogni voce che gli giungeva, ma non tutte le storie erano campate per Arya. Dal tronde, dal canto suo, costantino quinto, avendo da tempo deciso che l'invio di una flotta desercito fosse fuori questione per aver privilegiato le armi sottili della diplomazia e dello spionaggio. Per contrastare i sempre attivi agentes in Rebus, il controspionaggio papale sembra aver colto con le mani nella barmerlata diversi alti prelati della curia. Uno di questi, tale marino, è documentato in diverse lettere, inizialmente come importante inviato di Paolo presso pepino, poi però in una lettera della 759-760, ecco il colpo di Siena. Marino è accusato di essere una spia dei greci. Leggiamo! La vostra cristianissima eccellenza assicuramente appreso come il nostro presbitero marino, che si trova a presso di voi, sia ansioso di unirsi al segretario imperiale Georgios per ordire trame pericolose per la nostra sede e anche per voi. Un'azione criminale contro la Santa Chiesa di Dio e la Federato Dossa. Una volta tanto gli agenti imperiali paiono non essersi dimostrati all'altezza e la trama è stata svelata. Per tutta risposta Paolo chiede a pepino di far quello che si fa in politica quando si vuole punire un politico, promuoverlo. Ovvero, promuoverlo ad un ruolo dove non può far danni, in questo caso Paolo chiede a radi promuoverlo avescovo, ma di un vesco vato in Francia, lontano da Roma. Questo fallimento non scoraggione spi imperiali che cercarono nuovi punti d'appoggio al trove, in questo caso a Ravenna e Venezia. A proposito, leggiamo la letra 28 del Codex Carolinos, sempre da Paolo a pepino. E' il nostro dovere informarvi con grande sollecitudine sugli eventi e le macchinazioni in questa regione. Avvisiamo alla vostra supremaregalità, meldiflua e ordinata da Dio che abbiamo ricevuto dal nostro santissimo fratello. L'arcivesco vo' sergio di Ravenna, un epistola che l'ufficiale imperiale leone ha inviato nella provincia di Ravenna. Nel leggiamo qui una copia alla nostra lettera postolica, affinché la vostra fulgi da eccellenza possa percepire la stuta richiesta in essa contenuta. Ci auguriamo che vi sforziate ancora di più per assicurare la difesa della Santa Chiesa di Dio e della Fede Ortodossa. Inviamo, infine, una copia di un messaggio segreto, inviato da alcuni fedeli Veneziani al nostro santissimo fratello, arcivesco vo' sergio. Il contenuto della lettera di leone, un'ufficiale di Constantinio Quinto, probabilmente lo strategos di Sicilia, non è specificato, ma è chiaro che l'impero ha avessi tentato in qualche modo di convinciere il vesco vo' di Ravenna tornare all'obbedienza imperiale. Senza successo. Notare come si hanno stati coinvolti anche i Veneziani, che debbono aver ricevuto a loro volta avance da Constantinopoli. Paolo termina questa ed altre lettere con un'essortazione a Pipino, devi impegnarsi per far sì che sia desiderio a difendere l'Italia da Greci, visto che lui stesso è occupato dagli acquitani. Leggiamo. Per mezzo di Dio nipotente, vi suplico esconguro, o eccellentissima cristianità, di inviare con massima sollecitudine delle injunzioni al re e desiderio del Longobardi, dicendo gli. Se la necessità l'orchiedesse, di prestare aiuto sia Ravenna che alle città costiere della pentapoli, però forse è un attacco nemico. Questo è confermato anche in un'altra lettera che far efferimenta gli accordi del 760, che evidentemente prevedevano anche la calausola della difesa di Roma da parte del Longobardi, in assenza di un esercito franco. Ancora Paolo. Inviate immediatamente un vostro messaggero al re e desiderio del Longobardi. Affinche se necessario, e gli possa fornirci l'aiuto, che fu concordato in caso di invasione da parte di questi nemici, che ai benefici ben eventani, agli spoletini ai tushi che sono nostri nevicini, sia ordinato di venire in nostro soccorso. Con questi ad a questi carteggi si comprende come ormai regno Longobardo fosse percepito quasi come un cliente della leanza franco-papale, come insomma un utile strumento dell'almascente cristianità occidentale, di savile a tradizionale potenza dell'impero doriente. Dal trondormai, è interesse sia del papato che dipavia, evitare qualunque intervento imperiale. Cosa ho confermata anche in un altro caso? A quanto pare Paolo cerco il supporto di desiderio per agivolare un'importante rivolgimento politico nella più vicina città Roma, ancora fedelle all'impero romano di costantinopoli, la vera Betnuard di Paolo, la città in questione, era Napoli. Abbiamo visto come Napoli ha avessi mantenuto una politica pro-imperiale, anche di fronte al trionfo della leanza franco-papale. Il duca Stefano di Napoli era rimasto fedela all'impero e il vesco vocalvo aveva perfino accettato l'icronoclastia. È in questo quadro che in città si svolge un vero rivolgimento politico ed è proprio con questi abvenimenti che Giovanni di Acolo di Napoli apre la sua crona caddevescovi Napoletani, rifrendo vero della contesa proposito della sedevescoville Napoletana, contesa che in realtà era per il dominio sull'interacettà. A questo proposito, Giovanni ci riferisce un curioso racconto su due Paoli, il Paolo o Papa che conosciamo già e quello che diverrà il nuovo vescovo parte nopeo. Mentre era ancora di Acolo della chiesa di Napoli, questo Paolo si recava spesso nella città di Roma come ambasciatore. Qui si legò in una pura amicizia a quello che sarebbe diventato Papa Paolo quando questi era ancora adorno della fascia le vita. Overo la fascia degli Acolo? Un giorno mentre parlavano amichevolmente il diacolo Napoletano lo singò dicendo "l'onni potente mi conceda di vederti Papa". L'altro gli rispose subito. "E faccia sì che io ti vedo a vescovo". Che dire? Il signore Papa Stefano morì poco dopo. Paolo fu eletto dunque a quello ufficio. Poco dopo anche il venerabile vescovo calvo miglò al signore e Paolo preso il seggio Napoletano. Il realtà Paolo in Napoletano fanno minato, a quanto pare, direttamente da Paolo il Papa e non per favoritismo nomastico. Insomma non fu eletto dai suoi cittadini. Il Papa voleva assolutamente insedi a Rannapoli un vescovo iconodulo e ostile greci, ma ciò vani di Acolo che ricordiamo, odiava costantilo quinto l'iconoclastia. Non riesce a nascondere il fatto che il nuovo vescovo non fu ben accetto in città, anzi fu costretta di armessa fuori dalle mora nella da quesa di San Gennaro forilio.
e questo per ben due anni. Se ricordate ne avevamo già parlato nelle episodi osi figli di costanti nopoli. "Le gesti episcoporum neapolitanorum" non lo dice, ma è sei probabile che in contemporane è in città fu letto un altro bescobico noclasta. La presenza di questo testardo educato allineato i greci era però inacettabile per Paolo, Paolo i Papa, che intorno al 764 organizzò un colpo di mano annappoli con la usiglio di un alleato inaspettato. Desiderio o almeno desiderio su procura di pipino si conferma dunque che desiderio in questa fase avesse un buon rapporto con i re dei franchi soprattutto in chiave anti-imperiale. Al solito apprendiamo di queste macchinazioni grazie ad una lettera di Paolo. Abbiamo appreso che la vostra eccellenza protetta da Dio ha incaricato il redesiderio di imporre in apoletani e ai gai tani di restituire patrimoni di San Pietro dentro Napoli e dare il permesso al loro bescovo eletto di visitare la sede apostolica per ricevere la consacrazione episcopale come usanza. Nessiamo estremamente grati. Insomma grazie alla pressione lungo barda, franche e papale, alla fine Napoli fu costretta da linearsi alla nuova situazione politica nella penisola. Il Ducastephano fece entra a repalo in città e, con una decisione di capitale importanza per la storia di Napoli, rupe ogni rapporto con lo strategos di Sicilia e con il resto dell'impero romano, in sostanza diventando de facto indipendente. Non solo, alla morte del bescovo Paolo, nel 766, il Ducastephano si fece leggere anche bescovo di Napoli, radunando nella sua persona a tutti i poteri della città, quello ducale e quello vescoville. Poco dopo, Stefano cedette formalmente la carica ducale a suo figlio Gregorio, in un atto che era più una foglia di fico del suo potere personale, che un ritirarsi in una carica ecclesiastica, tutti sapevano chi comandava davvero all'ombra del Vesuvio. La città, in sostanza, era diventata un suo feudo personale. Il Ducavescoville arriva perfina battermoneta, una monita di stile imperiale, ma con il volto di San Giangenario al posto di quello dell'imparatore. Spero la cosa rallegri tutti i miei ascoltatori Napoletani. Giangaro già nell'ottavo secolo era il simbolo della Napoletanità. Insomma, come a Rome e Ravenna, anche Napoli si era ormai affrancata da costanti Napoli, ma differenza di quelle due città ex imperiali, Stefano finirà per fondare una vera dina stia che governerà Napoli fino a Metannono secolo. Nonostante l'offensiva sul Napoli e le manovre per evitare un ritorno in forze degli imperiali, in Italia c'entro settentrionale, le letre di Paolo costo discono anche traccia del progheressivo avvicinamento diplomatico tra Franchi e Romagna, con insomma di spiacere della cura pontificia. Anche qui la priorità di Paolo sembra essere quella di evitare un rapprochement tra quest'antinopoli e pepino, che pure imparte cifu. Pipino in vio degli ambasciatori costanti Napoli e costantino quinto ricambio il favore inviando due suoi fedeli in Australia, la torita l'altro di lettere scrittiche. A quanto possiamo capire da una letra di Paolo, cercavano di sostenere la posizione di costanti Napoli in tema di culto delle cone. Lo sappiamo perché queste lettere furono poi girate a Pa Paolo che il rispose piccato, accusando i traduttori franchi, e averne modificato il senso per giuttare cattiva luce su di lui. Che è un'informazione importante? In Franchi adunque, già c'era chiera capace di interpretare tradurre il greco, dettaglio confermato in un'altra letra papale, nella quale Paolo invia dei testi greci alla Corte Franca, su Precisa, il Chiesta di Peppino, che evidentemente voleva migliorare le capacità dei suoi collaboratori di comunicare in greco con le contro parti romane. Leggiamo a propostito la letra di Paolo. Inviamo parimenti alla vostra eccellentissima preminenza, i libri che abbiamo potuto trovare, cioè un volume di antifone e responsori, e offer di grammatica emetrica, di Aristoteles e di Onigi l'Aeropagita, oltre che un'orthografia è una grammatica, tutte scritte in greco. Aggiungiamo anche un'orologio notturno. E sì, si parla proprio di orologium notturno, immagino un qualche meccanisma d'acqua che permette di tenere traccia delle ore anche di notte, quando non si può usare una clessidra. Poi non parlatemi di secoli oscuri. Nella stessa lette era Paolo che è da Peppino in formazioni sugli ambasciatori dei greci, e su quello che l'imperatore intende loro rispondere. Aggiungendo. Confidiamo che la vostra risposta non farà altro che contribuire all'elevazione della vostra madre spirituale, la Santa Chiesa di Roma, guida di tutte le chiese di Dio, oltre che riafermare la fedio ortodossa. Che modo di Paolo per dire che non è che si ha poi così tranquillo che Peppino non ingetti sotto il carro, il papato, nella foga di trovare un accordo con costantinopoli? Mi dà l'impressione di nuovo di un pontefice che ha ben poca voce in capitolo su quanto staccadendo tra Franchi e Romagna, nelle parole di Thomas Nobble. Per un po' pa Paolo te mette che Peppino potesse abbandonarlo o che Desiderio potesse aiutare i greci a recuperare alcuni dei perduti territori italiani. Piano piano però, emerge dalle lettere di Paolo una certa soddisfazione. Quando comprese che ne Peppino, ne Desiderio, si sarebbero impegnati a consegnarlo nelle mani dei Bizantini e che Peppino restava fermo nella difesa dell'ortodossia. Paolo comunque, in preparazione di uno showdown religioso che sapeva a vicinarci, sembra aver scritto agli altri patriarcati orientali, ovvero Gerusalemma, Antiochia e dalle Sandrea, con l'intento di chiedere gli di sostenere la posizione di Roma. È la prima menzione. Da molto tempo a questa parte, di rapporti diretti con questi patriarcati finiti ormai dentro al califato. La risposta di Alessandra è arrivato poco dopo, assieme a quella di Antiochia, mentre quella di Gerusalemme giunze troppo tardi, al punto che la ricevette un certo papa costantino secondo, di cui avremo modo di parlare alla fine dell'episodio. Costantino profitò dell'opportunità per scrivere anche lui una lettera Peppino, informandolo del sostenio orientale a l'iconofiria. Leggiamo. Il 12 agosto della passata quinta indizione, il 767, giunze in città un presbidero di nome costantino, che portava la digerazione di Fede del patriarca teodoro di Gerusalemme, fatta al nostro predecesore, il signore Papa Paolo. Anche gli altri patriarchi, quelli di Alessandra e Antiochia e molte altri vescovi metropolitani doriente, hanno espresso il loro accordo. Nel ricevere questa lettera l'abbiamo annunciata dal pulpito al popolo. Viviamo una copia in latino e greco, così che possiate apprendere quanta devozione alle sacre immagini, ci sia nelle comunità cristiane doriente. Papa costantino secondo insomma, voleva creditarzi con Peppino e chiarire che Roma. Sulle conne non era certo isolata. Quanto al suo monimo costantino quinto, questi aveva cercato in generale un accordo quadro con Peppino, un accordo che prevedeva probabilmente qualche forma di ristabilimento dell'autorità imperiala Ravenna e probabilmente anche un compromesso sull'icono clastia. Oltre a, biansoor, anche una bella leanza matrimoniale. Quo stantino quinto aveva infatti offerto la mano del figlio d'arede, il porfiro genito leone il kazaro, proponendo di unirlo in matrimonio con suo figlia Gisella, la bambina idealmente batterzata da Papa Paolo. A quanto pare leone Gisella furono per un po' di tempo perfino fidanzati cosa che deve aver preoccupato non poco Paolo primo, forse la causa scatenante delle sue insistenti lettere sulla minaccia dei greci. Alla fine però, Peppino rupa il fidanzamento intorno al 766 e leone il kazaro fininne le braccia di rene di Athene. Al 766 infatti Peppino aveva ormai deciso di non seguire la possibile strada della leanza con Constantinopoli, restando invece alla più tradizionale alleanza con il papato che vedeva di malocchio qualunque riavvicinamento, tra i heretici greci e i suoi nuovi protettori franchi. Questo però lasciava Peppino il ruolo di rispondere per le rimi ai travergolette greci, a proposito del loro così detto con ciglio e comenico di Areia. Peppino ovviamente si guardo bene da lasciare una questione così importante nelle mani del papato e indisse personalmente un sino do della chiesa Franca con il compito di affermare una posizione comune dell'ocidente. Il sino do si riunia gentigli, a pochi chilometri assude di Parigi nella prima ma vera del 767, quindi prima che arrivassano.
la lettera di Costantino II. Secondo gli annali dei franchi si tenere la presenza dei Romani e dei Greci. A gentili insomma c'erano dei rappresentanti del Papa, ormai per i franchi Romani sono solo gli abitanti dell'Italia Eximperiale e di quei Romani Doriente che loro chiamavano Greci. Il risultato del Sino, do fu il triomfo degli Econoduli, e la condanna del concidio di Iereia, con buona pace della aperture di Costantino la Merta. Palone fu informato e gongola di gioia in una delle sue ultime lettere, scrivendo pepino. Come mose, dalle gislatore, distrusse le abominazioni delle nazioni e il culto dei demoni, così anche tu. Il più cristiano di tutti i re ha i rigettato l'oscisma degli eretici e l'empiedotrina che avevano ideato. Il Sino, do di gentili, è importante anche per altre ragioni. Inanzi tutto stabili l'uso da parte della chiesa Franca del Filiocque, una cosa che per ora lasciamo parcheggiata come una buona bici, ma che un giorno sarà fonte di schismatra la chiesa greca e quella latina, oltre che diventare una metàfora delle disquisizioni, cavillose, astrate o apparentemente inutili. Ma, di l'adirto questo, il Sino do fun ulteriore passo verso l'indipendenza della chiesa latina da quelle imperiale e un riconoscimento implicito che ormai era pipino in persona, che decidiva le principali questioni religiose dell'ocidente e non l'imperatore, e tanto bene il Papa. Il passo verso Carlo Magno si fa sempre più corto. Come avrete forse capito, la gioia per i gentili fu l'ultimo atto del papato di Paolo che morì nelle state di quel 767, nella felicità di aver visto battuti tanto diati greci. Narra il liber pontificalis. Quando si trovava a San Paolo fuori Lemura, a causa del forte caldo fu colpito da un'infermità fisica, e lì terminò la sua vita. Fu se polto nello stesso luogo, e lì il suo cadavere rimase per circa 3 mesi. Notare come Paolo non fu se polto inizialmente in San Pietro, che è sempre un segno di impopolarità per ai sui romani, e come lui ormai era anche impopolare tutta la sua fazione, che da diversi dei ciani contro la vellaterano, era la fazione di Stefano II Paolo Christoforo e del loro alleati. Arrometi intorni però c'erano altre forze e altri poteri all'opera. Alla morte di Paolo il ducato romano era diviso su molti punti che politica seguire a proposito dei greci, dei lungo bardi e dei franchi, ma anche semplicemente su chi dovesse dominare la politica cittadina, che era sinonimo ormai di chi possedeva il latoiano. La questione principale era che l'ha non proprio formi d'abile, ma comunque non in significante macchina militare del ducato romano aveva capito che per controllare Roma si doveva controllare il papato o vero il vertice clesiastico della città, ora che questo non era controllato da un ducco di nomine imperiale. Di converso il sistema burocratico e ministrativo che le ricale della chiesa romana era un potere che i militari non potevano semplicemente abbattere perché troppo importante per l'immagine il prestigio e indefinitiva la stessa indipendenza di Roma basata in ultima estanza sul prestigio del primo postolo e primo vescovo della città San Pietro. Quello che i militari potevano fare, però, era catturare l'istituzione e usarla per il loro fini. Va detto che negli ultimi decenni gli interessi della ristocrazia guerriera e quelli del clero erano andati a barcetto, interambi volevano l'indipendenza di Roma da Grecia e Longo Bardi. Ora però l'indipendenza della repubblica di San Pietro era un fatto compiuto e nella vittoria le qualizioni tendono sempre a frammentarsi, è l'entropia della vittoria, i vincitori di una lotta politica troveranno sempre nuove fratture, le dove c'era stata unità di intenti contro i nemici. Un'altra importante frattura era tra in un certo senso il centro urbano del ducauto Roma e il suo contado dove c'era un ormai grande proprietari terrieri, fra qualche secolo si dirà dei nobili, che avevano dei legittimi interessi politici al governo del ducauto. Uno di questi era toto, o totoni di nepi, cittadina della Tusha Viterbesse, si trattava di uno dei più potenti ufficiali delle sercitoducale, forse era il duca della Tusha, nonché è proprietario di vasti teritori e di intorni, cosa che andava quasi sempre a bracetto. Dal nome si diria ebbe di discendenza Longo Bardi, come dimenticare il mitico toto di campione. Dal tronde nepi era il confine con il territorio Longo Bardo e una commissione non è impossibile, e pur è non è certo che sia così, inomini dell'Italia dell'ottavo secolo non sono dei chiari indicatori ethnici. Comunque sia, quando Paolo era sull'etto di morte, toto decise di muovere su Roma. Curi suoi fratelli, Passibus e Costantino raccolse un potente sercito di contadini dipendenti e si avvicinò confare minaccioso alla città. Il suo original obiettivo sembra essere stato quello di assicurarsi che l'elezione del prossimo pontefice non si svolgesse senza il suo coinvolgimento. A proposito di questi eventi, non abbiamo solo le parole del Liber Pontificalis, ma anche di un'altra fonte estremamente interessante, ovvero la deposizione del primi Cereus Christopho in persona. Parliamo del primo ministro ombra della repubblica di San Pietro, deposizione fatta di persona trascritta parola per parola nel quadro del Sino do del 769, di cui parleremo nel prossimo episodio. Questa deposizione conservati l'un frammento avverona, ritrovato solo nel 18th century. Christopho, ovviamente, parla prodomo sua, però interessante penso leggere gli avvenimenti dal punto di vista di un testimonio culare dei fatti. Seppor non del tutto attendibile, infondo non ci capita molto spesso. Narra dunque, Christopho. Mentre Papaolo già c'è valetto a causa della stessa malattia di cui mori, un certo toto originario di Nepi, istigato dal diavolo, con i suoi fratelli e altri nefari complici cerco di ucciderlo. Per mia sventura, essendo venuto a sapere di tutto questo, cerca di impedire che avvenisse, e convocato lo stesso toto e altri funzionari nella mia dimora, li affrontai conduri moniti e li scongurai con vive sortazioni di guardarsi da un così grave delitto. Alla fine, riusci a piegare la loro mente oltre modo arrogante e i congiurati decisero di non macchiarsi di un tale orrendo sacrileggio. Dopo questi fatti, portati nella stessa mia umile di mora, i santissimi 4 vangeli di Cristo, ci scambiamo un giuramento reciproco. Ovvero che non avremmo eletto al pontificato nessuno, se non colui che, secondo il nostro parere, la divina provvidenza avesse concesso di guidare la nostra santa chiesa. Giuramo, che avremmo scelto il nostro viscuvo tra i sacerdoti o i diaconi, secondo la tradizione di questa sede apostolica. Non so voi, ma tutto questo non vi ricorda le negoziazioni che si tengono nelle segretestanze durante l'electione del Presidente della Repubblica, detto questo continuo a Christophe. Io credetti alla loro promessa. Estabilimo anche questo nel medesimo patto sacro, che non avremmo permesso a nessuno dei nostri sottoposti rusticani nei castelli romani di entrare in questa città. Ma essi violando il giuramento, caddero nella colpa dello spergiuro, e introducendo in questa città di Roma una multitudine di rusticani, cominciarono a schierare hostilmente, fallangili soldati armati. E mentre accadeva questo, il già menzionato Papa Paolo, spiro. Inmediatamente, tutti accorsero un animamento nella basilica della postola in quello stesso giorno di domenica ed demo di fronte al popolo l'estremo sacramento. Fatto questo, mentre tutti tornavano alle propie case, all'improvviso quell'empio toto, e suo fratello costantino, radonata una corte di rusticani con un forte sercito, fecero sì che lo stesso costantino, purestrando un laico, simpatronisse con le armi della sedia postolica. Costantino fu fatto chierico nello stesso patriarchio. Il giorno seguente, l'UNDI, l'invasore della sedia postolica, Costantino fu indegnamente consacrato di acolo regionale nel loratorio del patriarchio la terranense, e in quello stesso miserabile giorno assunse per se il culmine, così terribile e temibile della dignità postolica. Avete capito cose accaduto? Toto ha de fatto conquistato Roma con il supporto della sua milizia di rusticani, una vera revoluzione di nobili provinciali, determinati a cacciare dall'aterano, i signori che avevano dominato la politica romana. Una volta preso il potere, toto aveva fatto leggere suo fratello.
costantino al soglio di Pietro in modo da controllare lavoro crazia della curia. Il dettaglio che diverrà poi il più importante è che costantino è arrivato alla dignità postolica dall'ai-cato, bruciando tutte le tappe del curso sonorrome della chiesa romana, passando "dall'aico, adiacono, aprete, avvesco vuoi nel giro di due giorni". Infine, toto si era fatto nominare duca di Roma in questa modo ricreando una forma di governo politico l'aico del ducaato. È una formula questa. Un dominatore l'aico della città in pieno controllo del papato che avrà molta fortuna nel Nono e Decimo Secolo. Dopo la fase carolinge, infatti, il papo non sarà più il capo di stato di una repubblica di San Pietro, ma diverrà sempre di più il burrattino di una potente famiglia romana, come il conti di Tuscolo o i crescensi. Ma queste sono tutte storie a venire. Torniamo invece alla deposizione di Christophe, orro per sapere cosa vende in seguito. Io, vedendo che la Santa Chiesa di Dio era decaduta in un'atale omigliazione. A franto nel cuore avevo un fiume di lacrime che scorreva dai mie occhi, e con grandi lamenti non smisi di implorare la clemenza della divina, ma è sta perché socorresse la sua Santa Chiesa. Ma quelli, il partito di Toto, intuendo la tristezza del mio cuore, da prima a fecero cider e gregorio, ducca della provincia di Campania, e in seguito tramavano di uccidere me. Ma all'onni potente signore, che protegge con il suo forte scudo coloro che confidano in lui, rivelo a mele loro insidie, e allora subito mi rifugiai con i miei figli nella chiesa del beato Pietro, principi degli apostoli. Lo stesso costantino si sforzo con varie per chiere, di cacciarmi da quella sacra chiesa postolica. E poi che con le lussinghe non poteva in alcun modo realizzare il suo desiderio, alla fine venne personalmente da me, e presto aggiuramento davanti alla sacra tomba dello stesso apostolo di dio, promettendo che avrebbe rispettato il nostro volere, cioè che fino alla veneranda festa di Pasqua, nulla mi sarebbe accaduto, e che a me e miei figli sarebbe stato permesso di rimanere nelle nostre case, e in seguito ci avrebbe concesso il permesso di partire. Trascorza dunque la festa di Pasqua torna ai presso di lui, dicendo che doveva lasciare che io il mio figlio sergio, secondo la sua promessa aggiurata, andassimo in un monastero, cioè aderso le parti di spello. Bello sentire una deposizione giurata di Christophe, ovvero? Beh il nostro primi cerius de notai, probabilmente ghiede conto del resto delle suazioni, ma e miei frammento che ci è arrivato si ferma qui. Noi però sappiamo il resto della storia, toto e costantino non fecero male a Christophe rezzergio, e lasciarono che si ritirassero in un monastero del duca to di spoleto, rispettandolo alla loro parola, pensarono forse che quei due fossero finiti e che non avrebbero certo trovata pogeo nel regno lungo bardo visto che erano i più anti-longo bardi tra i politici i romani. Ma diciamo lo subito, Christophe era davvero un personaggio astuto, e, come dicono gli americani, la politica crea sempre degli strani compagni di letto. Secondo il liber pontificalis, appena entrati in territorio lungo bardo, Christophe rezzergio rinnegarono la parola data costantino, rifetandosi di entrare in monastero. Leggiamo! Quando erano in viaggio era giunsero la frontiera lungo barda, labate, aspello, volle che fossero condotti all'interno del monastero, ma il primi cerio Christophe o il suo figlio sergio, il giusaccellario, deviarono dal percorso, andarono a spoletto e pregarono in tutti i modi il ducati odiccio di condurli al di là del poh dal suo sovrano lungo bardo, il rei desiderio. In questo modo cercavano di realizzare la redenzione della Santa Chiesa di Dio, e il ducati spoletto li portò al suo re, quando furono portati alla sua presenza, lo pregarono ardentemente di concedre loro aiuto. In questo modo cercavano di realizzare la redenzione della Santa Chiesa di Dio. Quanto paguerei per sapere cosa pensò desiderio, vedendo i suoi piedi questi nemici defraudati, avrebbe potuto catturarli e spedirli attoto e costantino per dir loro di far quello che volevano di questi spergiori. Desiderio avrebbe anche potuto vendicare l'unore lungo bardo, violato da Stefano II con il suo viaggio in Francia, una missione ispirata dal 2 di politici romani Profugi Apavia. Eppure desiderio presse la stessa decisione di Maurizio, quando cos'oro secondo si gettò i suoi piedi, chiedendo gli di aiutarlo a recuperare il trono. Se trattava di un'occasione unica forse imperdibile di influenzare la politica romana dal di dentro, cosa che ai lungo bardi non era mai riuscita. Nel frattempo a Roma, nonostante quello che poi diranno nel processo del 1769, il grosso della popolazione della ristocrazia cittadina città costantino secondo, come il nuovo legittimo pontefice, una questione che diverrà importante poco dopo perché, spoiler, oggi costantino secondo considerato un'anti papa e non un papa canonicamente letto. Un questo frangente costantino, ho forse dovre dire toto, e beh anche il tempo di scrivere due lettera pipino e breve, curiosamente in coluse nella raccolto ufficiale del Codex Carolinus. Di un'asse vi ricordate bene abbiamo già parlato. Queste due letter sono riportate fuori sequenza nel Codex, come sottolineare che provenivano da un bescovo delegitimato e puri ci sono state trasmesse, una scelta quanto mai curiosa da parte del compilatore caroligio, comunque la più importante delle due e quella in cui costantino annuncia la sua elezione. "Al signore è decellentissimo figlio pipino, Rede franchi e Patrizio dei Romani, da papa costantino. Siamo fiduciosi che alla vostra eccellentissima autoridad regale, nominata da Dio, si aggiunta la notizia che il nostro predecessore, il Signore Papa Paolo, si allontanato da questa luce, richiamando la se. Saprete inoltre che il popolo di Roma e l'ecità dessa soggette hanno scelto la mia miserabile persona per guidarle come loro pastore. C'è da dire, mesorno con sapevole, che ho ricevuto una dignità alla quale non avrei mai minimamente sperato di ambire e che subra certamente i miei meriti." Costantino poi afferma di voler continuare la tradizionale alleanza a Franco Papale, stretta da Stefano II già confermata da Paolo. Come vedete, annunciare lezione pontificale a Rede franchi, al posto dell'imparatore romano, è un romani diventato una consolidata abitudine della curia romana e questo nel quadro della leanza Franco Papale. Non sappiamo se pipino rispose, ma sappiamo che qualche mese dopo, nella primavera del 1768, Sergio e Cristoforo erano da Desiderio e sarà questi a risolvere il problema romano. Non pipino. Ascoltata la loro suplica, il Redecise di rispedirli a Rieti con un suo fedele, Waldi Perto, incaricato di mobilitare le forze delle serci tolongobardo di Spoleto. Leggiamo. Sergio e il preto e Waldi Perto con uomini di Rieti e Forcona e altri longobardi del ducauto di Spoleto raggiuncerò questa città di Roma, improvvisamente e inaspettatamente, alla sera del 16 luglio della 6th Indizione. Siamo quindi al 16 luglio 768, un anno e un mese dopo la rivoluzione di Toto. Il piccolo eserciuto longobardo attraverso il ponte salario e il ponte milvio per attaccare Roma dalla porta di San Pancrazio, attrastevere dove c'erano degli ufficiali fedeli a Christophe pronti ad aprire le porte. I longobardi erano comandati da un certo radi Perto, per la prima volta nella storia un gruppo di armati longobardi era entrato nelle mura ore leane. Dito lo che non vlo sareste mai aspettato dopo le sconfite di Astolfo, dai, confessate. Finalmente dunque abbiamo longobardo a Roma. Secondo il liber pontificalis, a questo punto i nostri generali longobardi si sarebbero perfino spaventati per quello che avevano appena combinato. Non erano infatti alla testa delle serce Toregio al Grand Completo ma solo di un corpo di spedizione spoletino, forse volutamente non troppo numeroso per non aizzare hostilità tra i romani. I longobardi occuparono un tratto delle mura di Trastevere indecisi quindi sull'afarsi. Uno però che non era un tipo indeciso era il nostro totto, qualcuno corza da vertirlo che denemici erano in tratincittà. Radurati suoi, tottomoasse con suo fratello passibus verso Trastevere e affrontò il longobardi in una battaglia nelle strade di Roma. Nello scontro radi parte fuci, e sembro che il longobardi fossero sul punto di fuggire. In quel momento due ficiali romani che si erano uniche attoto sentendo che questo
era il momento migliore per cambiare casacca e far pesare la cosa trafissero o toto alle spalle e lo uccisoro sul colpo. Tra questi due traditori c'era un certo grazioso che come vedremo era un servo di molti padroni. Quanto a passi bus questi corsi all'aterano per informare costantino secondo? Nel frattempo sergior ad un'ongruppo di romani fedeli a Christophe e mosse per occupare Roma indipendentemente dal contingente longobardo. Poco dopo costantino, passi bus e gli altri risostenitori della rivolta di toto furono circondati e cattorati. Roma era caduta, ora restava da vedere chi ne avrebbe controllato il futuro. Il primo muovere in realtà non fu sergio, ma wall di perto il pretelongobardo inviato da desiderio a Roma, approfittando del fatto che Christophe non era ancora aggiunto in città. La seguente dominica radunò un buon numero di cittadini romani e memori declero e andò in un monastero dell'esquilino tirando le fori un monaco, tale filippo, per qualche motivo considerato un candidato prediletto della fazione longobarda. Filippo fu accalamato papa dagli astanti e installato in laterano forse con il sostegno della militia longobarda che però nel libera è completamente assente forse di proposito. Nara il libera. Filippo si raccone la basilica del salvatore e qui un vescovo recitò la preghiera secondo l'antica usanza. Poi, i suoi sostenitori lo portarano nel patriarcatola terranense. Si sedette sul trono pontifico, fece il consueto segno della pace verso tutti gli astanti e come fanno normalmente i pontefici, tenne un banquetto con alcuni dei capi della chiesa e degli ufficiali della militia. Notare, alcuni capi della chiesa e della militia, perfino i liber pontificali snotriessi a nascondere che c'erano diversi cittadini romani che erano filo longobardi, disposti quindi a sostenere il colpo di mano di ual di perto e desiderio. Dal tronde in quelle state del 1768, Pipino era di nuovo impegnato nella guerra di Acuitagna, guerra che sembravano un finire mai, che alcuni romani pensassero che fosse più utile all'ineare Roma su una posizione filo longobarda, nonostante tutta l'acqua passata sotto i ponti dai tempi del viaggio di Stefano in Francia, non è del tutto impensabile. Il longobardi dunque avevano finalmente un loro papa, finita una storia, ma neanche per sogno. Mentre questa cadeva infatti, Christophe era rimasto fuori Roma, attendendo notizie certe da suo figlio sergio, capo della militia romana del suo partito. Il notario voleva entrare in città solo quando questa fosse stata assicurata e pacificata, presto però gli giunze notizia che il longobardi lo avevano preceduto e leggendo un loro candidato a papa. Se tutta stante, Christophe robbandonola leanza con desiderio, ora che non era più utile per tornare alla sua politica tradizionale, si doveva tutelare tutti i costi l'indipendenza di Roma, leggiamo a proposito il liber pontificalis. Il primi cerio Christophe saputo che Philip era stato eletto, andò su tutte le furie e affermò sotto giuramento davanti a tutti i romani presenti che non sarebbe mai entrato a Roma fino a quando il sacerdote, Philipo, non fosse stato cacciato dal patriarcatolo a terra nese. Allora, grazioso e alcuni romani si recarono all'aterano e cacciarono Philipo da lì. Notare, di nuovo grazioso. E il longobardi? Dove sono? Il liberno lo dice chiaramente, ma sembra che o non intervennero o che se ne fossero già andati, temendo forse di restare a lungo in città. Entrati per la prima volta dentro Roma, ne erano usciti alla che ti kella. Comal solito, il guerriere il longobardi non è che ci faccia in una grande figura in ambito militare, ai me non è l'ultima volta. A questo punto la strada era aperta per l'elezione di un papa gradito a Christofero, ancora il liberra. Il giorno seguente, il primi cerio Christofero radduno in tribus fatis tutti i sacerdoti, divertici del clero, gli ufficiali della Milizia, l'intero esercito, gli onorevoli cittadini e tutta l'assemblé del popolo romano, dal più grande al più piccolo. Cosa sono i tribus fatis, vi chiederete? Sono le tre statu e delle sibille, dei rostri del foro romano. In questo rabuia, Roma tornò in un certo senso alla tradizione, leggendo il suo nuovo pontefice, il suo nuovo capo di stato, lì dove si votavano le leggi al tempo della repubblica. Il neoletto si chiamava Stefano. Come il fratello di Paolo? E alla storia è passato dunque come Stefano Terzo, o forse Stefano Quarto, non vorrete certo riaprire quella questione. Vero? Stefano era un preto del titolo di Santa Cecilia, di origini siciliane a quanto pare di lingua greca. Era un chierico di un mili origini, non troppo sofisticato e quindi facilmente influenzabile da Christopho resergio, che intendevano assolutamente esseri sui burattinai. A questo punto iniziaroni regolamenti dei conti, leggiami libera. Mentre questo Santo Stefano era ancora pontefice e letto, alcuni individui depravati, uomini che i cui occhi non guardano ad dio e che non hanno paura del terribile giudizio a venire, si riunirono e catturarono teodoro, il vescovo e vicidomino. Allora, è impio anche solo menzionarlo, gli cavarono gli occhi e crudelmente gli tagliarono la lingua e cavarono anche gli occhi a passibus. Portarono via tutto ciò che era stato loro, sia i servi che i beni. Quanto a costantino, con lui che si era intromesso nella sede apostolica, fu condotto fuori. Gli furono fissati ai piedi degli enormi pesi e fu fatto sedere su un cavallo su una sella destinata a una donna e alla vista di tutti fu condotto al monastero di Cella Nova. I regolamenti di conti non finirono qui. Altri sostenitori di toto o al di perto furono e purati dalle serciuto spesso con metodi brutali. Con un breve salto temporale lo stesso fatto co a costantino così come a vuol di perto. Digiamo a proposito di quest'ultimo il liber pontificalis. Quando costantino fu sistemato, alcuni uomini si alzarono a parlare, affermando che il sasserdote val di perto, che era di razza Longobarda, si era embarcato in un complotto contiodiccio, duca di spoleto e alcuni romani per uccidere il primi cerio Christoforo e tradire la città di Roma alla nazione Longobarla. Così inviarono ad arrestarlo un certo Christoforo il vicidomino con una folla di persone, ma egli informato della cosa, fu G nella chiesa di Santa Maria sempre a Virginia, madre di Dio chiamata Admartires. Il vicidomino constrinse val di perto a uscirne, mentre questi teneva in mano l'immagine della madre di Dio, fu rinchuso nella ripugnante prigione chiamata ferrata. Per un po' vi rimase, ma poi alcuni uomini lo tirarono fuori di lì e lo gettarono a terra in un viottolo dell'aterano. Quegli cavarono gli occhi e gli tagliarono la lingua in modo crudele edempio, lo mandarono all'oxeno docchio di Valerio e poco dopo la sua vita finili a causa dell'abbacinamento. Tutto questo ovviamente sarebbe avvenuto all'insaputa del nuovo Papa e dei capi di Roma, Cristofo Ressergio, di ovviamente perché come non si può credere alla versione ufficiale del liber pontificalis, su questo punto. Comunque sia con le mani macchiate di sangue, Cristofo Ressergio avevano vinto, sconfigendo, gabando, toto, costantino, desiderio e vuol di perto. Ma qui vorrei lasciarvi con le parole di Stefano Gasparri, come sempre l'ucidissimo nella analizzare quanto ha venuto. La brutalità della repressione effettuata dal partito di Cristofo Ressergio non lascia dubbi sulla pericolosità del momento e l'importanza della battaglia che si era combattuta a Roma. L'interacetta appariva per corsa da Banderi Vali, le cui alleanze erano molto fragili e pronte a saltare da un momento all'altro. Nonostante tutta la sua faziosità, quella che ci rimanda il liber pontificalis, è un'immagine straordinaria e assolutamente unica della vita politica di una città dell'ottavo secolo, certo una città anche su unica. Roma ora avrebbe dovuto decidere che strada intraprendere e questa all'ascopriremo nella prossima puntata. Come si organizzeranno Cristofo Ressergio per evitare il ritorzioni Longobard che farà desiderio di fronte a lo smacco di essere arrivato ad un passo dall'impadronirsi di Roma. Cosa cadrà la politica italiana quando nella penisola più o merana notizia che pipine il breve? Padre padrone dell'Italia è morto lasciando due figli che si guardano in Cagnesco. Questa storia possa anticiparvero e lungi dall'essere terminata.
Grazie mille per l'ascolto a tutti di cuore e buona anno ancora. Grazie a Riccardo Santato per le magnifiche musice, grazie a Valerio, David Riccardo, Antonio e Nicola per essere stati gli attori del podcast. Ringrazio ovviamente come sempre tutti i miei sostenitori. In particolare a livello Giuseppe Verdi, Mauro Samarati oltre a cinzio o liveiro vittori. A livello d'antalighieri Marco Innero, Massimo Ciampiconi, Michael Ombardi, David LaPosta, Talucabreci, Aguglie, Elmo de Martino, Daniel E traficante, Andrea Franco, Andrea Dago e Andrea Gali. Dore Le Giorda, Caelbone, Frazzemo, Vitali Vesronuac, Antonio Massimo Blascovic, Stefano Po, Andrea Smegriffin, David Cannata, Erico Fasolo, Albapel, Laura ed Elena Paduan, Antonio Pinn, Alex Everett e Fabio Cuntator. Grazie anche l'unardo da Vinci. Paolo Giacobo Riccardo e Rico e Quattralberto i due Davide andrea settimi a Cthelion, i tre Giovanni c'è il Sarefranza Flavio e due Doardo, Tefoni Trellucca, Maria Teresa, Fasda e Benorma, Claudio Marco, Barba King, Alfredo Manuelle, Corrado Pernicola, Vito Matteo, Luigi Debra, i due Pietro, Giorgio Guido, Plipp, Lisabetta, Crap, Zavano, David, Sergio Paola, il Mattur fu Rio Camillo per la dinetirolla, Ambrogio e duroberto, i quattro Marcoi tre Fabio, Ariensso, Tomas o Alessio, i fiori di L'Oria Neugegio, David, Johann, Salvador e Frank, i due Dario, Stephen, i tralessandro, Jimbo, Maxelle, Fabio Fazio, Giustiniano, Maurio Tantotto, Imagigi, Gabrielle, 13 minuti, Bizi, Clettari, Cappa, Gialluca, Lorenzino, Giulio, Sauro, Xarri, Laria e due Francesco, Ileana, Gunovantuno, Reggeval, Alvaro, i quattro Lorenzo, Flavio, Bruno, Filippo e Runer. In conclusion, Eci, Valerio, Nicola, Raul, Ariel, Pasquale, Rossell, Lizzanell, Bittorio, Veronica, Silvio Daniele, Massibiliano, Marti, Francesco, Michele, Nicolò e Giudith. Alla prossima puntata. [Musica]
Podcast Summary
Key Points:
Desiderio, re dei Longobardi, consolida il proprio potere dopo la conquista di Spoleto e l’accordo con papa Paolo I del 760 a Ravenna, mediato da Pipino il Breve.
Pipino concentra le sue energie militari nella sottomissione dell’Aquitania (760-768), trascurando l’Italia e spingendo il papa a un riavvicinamento con Desiderio.
Tassilo III di Baviera, inizialmente vassallo di Pipino, si ribella nel 763 e si allea con Desiderio, suggellando l’alleanza con il matrimonio tra sua figlia Liutberga e Tassilo.
Papa Paolo I, preoccupato per la minaccia bizantina e per l’isolamento, tenta di sabotare l’alleanza longobardo-bavarese, ma Desiderio blocca i suoi messaggeri.
La curia papale scopre spie bizantine (come il presbitero Marino) e cerca di neutralizzarle, mentre Costantino V punta su diplomazia e spionaggio invece che su un’invasione militare.
Summary:
L’episodio analizza gli ultimi anni del pontificato di Paolo I (760-767) e le complesse dinamiche politiche nell’Italia dell’VIII secolo. Dopo la vittoria di Desiderio nel sud, che unifica il regno longobardo, papa Paolo è costretto a trattare con lui, sotto la pressione di Pipino, che nel 760 media un accordo a Ravenna. Tuttavia, Pipino è impegnato nella lunga campagna per sottomettere l’Aquitania, guidata dal ribelle Waifer, e considera le beghe italiane secondarie.
Nel frattempo, Tassilo di Baviera, dopo aver giurato fedeltà a Pipino nel 757, si ribella nel 763 e stringe un’alleanza con Desiderio, rafforzata dal matrimonio con Liutberga. Papa Paolo, temendo di perdere il supporto franco e di essere accerchiato, cerca di riconciliare Tassilo con Pipino, ma Desiderio blocca i suoi inviati. Inoltre, la minaccia bizantina di Costantino V, seppur non militare, preoccupa la curia, che scopre e neutralizza spie come il presbitero Marino.
Nonostante le tensioni, Pipino resta focalizzato sull’Aquitania, costringendo il papa ad accettare una pace con Desiderio, mentre il regno longobardo recupera autonomia e influenza. L’episodio si chiude con l’annuncio di un evento sorprendente: un longobardo a Roma.
FAQs
Desiderio era il re dei Longobardi che ha riunificato il regno longobardo, riconquistando Spoleto e Benevento, e ha riportato il regno al centro della politica italiana.
Nel 760, a Ravenna, Desiderio accettò di restituire al patrimonio di San Pietro i diritti e i territori delle città dello Stato romano, sotto la mediazione di Pipino e dei suoi inviati.
Pipino considerava la riunificazione dei domini merovingi, in particolare la sottomissione dell'Aquitania, più importante delle beghe italiane, e voleva evitare di spedire ogni anno il suo esercito in Italia.
Tassilo ruppe i giuramenti di fedeltà a Pipino e si rifiutò di partecipare alla campagna in Aquitania, diventando un traditore per Pipino, che lo considerò uno spergiuro.
Desiderio e Tassilo si allearono formalmente nel 763, sigillata dal matrimonio tra Tassilo e Liutpirca, figlia di Desiderio, per contrastare l'influenza dei Franchi.
Papa Paolo fu profondamente turbato e cercò di riappacificare Tassilo con Pipino per isolare Desiderio, ma Desiderio bloccò i messaggeri papali.
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