Il testo spiega l’introduzione della legge sulla trasparenza retributiva in Italia, in vigore dal 7 giugno 2024. Questa normativa, che recepisce una direttiva europea del 2023, mira a rompere il tabù degli stipendi e a contrastare le disparità salariali, soprattutto di genere. I principali cambiamenti riguardano chi cerca lavoro: gli annunci devono indicare la retribuzione o una fascia salariale, ed è vietato chiedere la busta paga precedente, per evitare che una sottopaga iniziale si trascini per tutta la carriera. Per chi è già occupato, si può chiedere all’azienda i dati retributivi medi divisi per genere e mansione, senza poter conoscere lo stipendio individuale di un collega. Vengono abolite le clausole di riservatezza sullo stipendio, dando il diritto di parlarne liberamente. Le aziende con oltre 100 dipendenti dovranno raccogliere e comunicare periodicamente il divario retributivo di genere, con l’obbligo di correggere eventuali squilibri superiori al 5%. La legge inverte l’onere della prova: in caso di sospetta discriminazione, sarà l’azienda a dover dimostrare la propria correttezza. Nonostante alcune ombre, come sanzioni basse e tempi lunghi per l’adeguamento delle grandi imprese, la legge offre strumenti concreti per maggiore equità. L’autore conclude che, pur non risolvendo tutto, rappresenta un passo importante per accendere la luce su una questione finora nascosta.
quando cerchi lavoro abbrì, 20 annunci e in nessuno ci è scritto quanto pagano per quel lavoro. C'è scritto reitribuzione commisurata all'esperienza, più o meno sempre quella fra ze di, che vuol dire tutto e non vuol dire niente. E che serve soprattutto a una cosa sola, cioè a non farti sapere quanto vali, finché non sei già seduto o seduto al colloquio, anche in barrazzono attirare in dovinare una cifra, senza sapere se stai chiedendo troppo o troppo poco. O peggio ancora a farti chiedere, mi dai la tua ultima busta paga per avere un'offerta che esattamente in Iqua, tu cambi lavoro per sperare di migliorare e i realtà ti ritrovi più o meno con la sessarale. Ecco da oggi tutto questo non sarà più possibile. Oggi è il 7 giugno, che se voi mi ascoltate il lotto di giugno, e dentro il migore in Italia una legge che verrà probabilmente accolta con due reazioni oppose o almeno questo lo già sentito in molta azienda. Da una parte c'è chi dirà finalmente, arrivo una rivoluzione, dall'altra c'è chi dirà "va beh, tanto non cambierà nulla". Io voglio prendermi dunque un po' di tempo per spiegare che diciamo hanno di base torto entrambi le versioni, perché la verità sta nel mezzo, come spesso accade, ma è una verità che vale la pena conoscere, perché tocca l'unica cosa di cui in Italia non si parla mai, cioè lo stipendio non solo nostro, ma quello di chi ci sta accanto. E allora partiamo. Ciao, io sono Catila Torre e questo è Dritti ai diritti. Un podcast di CNC Media che ti spiega ogni volta un diritto diverso, cosa fare di fronte un'ingiustizia e ti aiuta a comprendere un po' meglio il paese in cui viviamo. Sì chiama "Transparenza retributiva", è prima di spiegare cosa cambia da oggi, lascia che, la sciate che dedichi una riga, no, cosa vuol dire, perché è molto semplice. "Transparenza retributiva" vuol dire, meno segreti, meno pacità, rispetto a isalari, rispetto al modo in cui vengono decisi gli stipendi. Vuol dire, poter capire da dove arriva quel numero in fondo alla busta paga, perché in Italia lo stipendio in tabu, in tabu totale. Non lo dice agli amici, non lo dice parenti, a volte non lo dice, nemmeno la persona con cui dividirà vita, cioè a me è capitato, davvero che di essere in imbarazzo a chiedere a una fidanzata, ma tu quanto guadagni, cioè, "Vullo dire", no? Stai insieme a una persona, cioè, pare brutto, ma non è che lo chiedi perché hai questa curiosità morbosa, perché quando si stai in una relazione si fanno anche dei progetti, o magari si pensa avanza, ma capiamo che stile di vita insieme a qual. Aniamo me lo scu a pizza o aniamo a già ci qualcosa di più, no? E una di quelle cose è che di qui pensateci, non si parla mai, cioè, voi avete mai detto ai vostri amici, ai vostri amici, ai vostri amici, ai quanto guadagnate, a volte si dice ai genitori perché tu lo chiedono insisto, no? Non ho fatto il mio quadro, non ho chiede spesso, ho detto questo, dovremmo chiederci che, conseguenze a questo segreto, perché il vero problema è che il tabun dello stipendio sul lavoro non protegge le persone, ok, i protecci sono chi ti paga, perché se nessuno sa quanto guadagna l'altra persona che accanto e facili pagare due persone in modo diverso per lo stesso identico al lavoro e indovina statissicamente chi è che ci rimette di più? Allora, andiamo con ordine, la legge per le persone più finiole si chiama decreto legislativo 7 maggiore del 2006, numero 96 è stato pubblicato in Gazetto Ficale, il primo giugno e dentro in vigore, esattamente oggi 7 giugno. Recipisce cioè traduce nella legge italiana una direttiva europea del 2023, la 2023 non ho scensitenta, cioè l'Europa ci aveva dato un tempo fino oggi per recipire, quindi fare nostra questa direttiva e l'Italia ce la fatta. Anzi, a un ordervero, una cosa che manco il ti aspetteremo, siamo tre primi grandi paesi europea aver completato questo recipimento perché Francia, Germania e Spagna, affine maggio, erano ancora indietro. Dunque il decreto italiano lavora su tre piani diversi e provo a spiegarli uno per uno con degli esempi perché così si capisce davvero. Primo piano, chi cerca l'avoro? Da oggi gli annunci di lavoro sia del pubblico che del privato devono indicare la retribuzione iniziale oppure la fascia salariale prevista per quella posizione. Facciamo l'esempio di Sara che cerca un impiego come amministrativa. Finoie rileggerevo offerta interessante, retribuzione da definire. Da oggi quella annuncio dovrebbe dire nel suo bianco che so, da 1400 ai 1700 euro netti al mese. Sembra un dettaglio ma non lo è perché Sara prima ancora di candidarsi sa se ne vale la pena e quando si seda al colloquio non parte più al buio. Ma c'è una seconda cosa in questo primo piano che secondo me è la più importante da oggi è vietato chiedere a chi si candidà per un lavoro. Quanto guata niava nel lavoro di prima? Vietato, quinto, vietato. Il diveto vale anche se a fare la selezione è una agenzie esterna, c'è una agenzie interinale. Quindi non ci si pone meno a scondere dietro in intermediari. Ti spiego perché norme, con le sempe di giugli a questa volta. Giugli al primo lavoro è stata pagata poco, capita, poi cambia zenda e le chiedono, ma lei prima quanto guata niava mi dice la sua luttima bussa paga. Lei lo dice e la nuova offerta parte da lì, da quella cifra bassa. Magari si discosta un po' in aumento ma rimane comunque qualcosa di basso inacettabile risultato. Una persona che era sottopagata prima si trascina dietro per tutta la carriera, si penne, si penne, si si lavore il lavoro, come una palla al piede, questa ralle da persona sottopagata. Ok, questo quindi fatto non ti possono chiedere più quanto prendevi prima è una svolta, una rivoluzione. Poi c'è un secondo piano chi a lavoro c'è già, ok, chi c'è già un lavoro. Qui c'è l'articol set del decreto che è un po' il cuore della faccena. Da oggi ogni lavoratrice o ogni lavoratore ha il diritto di chiedere per iscritto la propria agenda, i livelli retributivi medi divisi tra uomini e donne di chi fa il suo stesso lavoro oppuno un lavoro di pari valore. Ok, pari valore significa magari un enquattamento diverso però un lavoro assimilabile, ok, chi ha un valore analogo, ok. L'agenda ha due mesi di tempo per rispondere e il diritto, questo diritto di chiedere quanto qu'odagna le persone che fanno più o meno il mio stesso lavoro, si può esercitarre una volta all'anno e attenzione l'agenda è obbligata in formarti ogni anno che questo diritto esiste. Non può far fin tagliante esperando che tu non lo sappia, ma ci sono anche io dirvolo, non mi fate scrupoli. Facciamo un esempio di Marco, Marco lavora in un ufficio, falso dovere e al sospetto di essere pagato meno di chi fa esattamente le sue cose. Prima poteva solo roder si fegato, d'oggi, può scriver una mail e chiedere, qual è la retribuzione media per il mio livello di vista tra uomini e donne? L'agenda deve rispondere. Marco scopre, mettiamo che nel suo gruppo, a parità, diciamo, di manzioni le donne prendono il 7% meno che non si salgno medi nessuno, non vede la buzza pagati nessuno e ci torno tra un attivo, ma adesso un dato e un dato, davanti, questo è un dato che è un dato davanti e un giudice vale oro. Sempre su questo piano, c'è un'altra cosa che, diciamo, ti riguarda anche se la stessa.
non chiedi nienta nessuno. Da oggi sono bietate le cosiddette clausure di riservatezza sullo stipendio. Quelle righe nel contrato che dicevano che dipendente si impegna a non rivelare la perpare attribuzione. Da oggi non si possono più fare questo tipo di clausure, non si può più chiedere di non parlare della perpare attribuzione. Tu hai il diritto di dire quanto ad Agni a chi ti pare. Magari non lo fai, però diciamo questo diritto da ora c'è l'ai. Non ti può essere bietato, ok? Poi c'è un terzo piano. Le aziende sopra i cento dipendenti. Queste aziende, oltre al tutto il resto, dovranno raccollere e comunicare periodicamente i dati su un eventuale divario di retribuzione tra uomini e donnero che mi amo il gap, no? Il gender pegap. Cioè la differenza media per fasce, ok, compresa dei premi variabili e se da quei numeri. L'azienda non riescio a spiegare con criteri oggettivi come mai c'è questo di barrio, cioè perché le donne sono pagate meno degli uomini o anche viceversa potrebbe essere, ma nel 90% di casso le donne essere pagate meno. Allora dovrà vedersenla sedersi un tavolo con i sindacati e fare una valutazione per un piano di correzione di questo di barrio, che è una cosa importante perché vuol dire che piano piano bisogna mettere mano alli stipendi e se c'è un divario, supero al 5%, bisogna piano fare in modo che questo divario sia zeri, ok, c'è vuol dire che quelle donne verranno pagate di più o quelle persone che sono pagate di meno saranno pagate di più e che la zienda quindi avrà un costo, ok, le prupe spalle, ok, ora qui devo fermarmi però esfattare un mito grande, quello che gira un po' ovunque, no, non potrai sapere quanto da nier tuo collega di scrivania e no non vedrai la bussapaga del tuo capo, della tua capa. Lo dicio la legge stessa, le informazioni che ottieni non possono mai rendere conoscibile lo stipendio individuale di un'altra persona, ok, quindi quello che cambia non è la trasparenza sulla singola persona e la trasparenza del sistema, non saprai quando quanto prende tizio, saprai sei in media nel tuo reparto, le donne sono pagate quanto gli uomini e viceversa, ok, è diverso ed è per la maggior parte di noi credetemi molto più utile e adesso riveamo il punto in cui mi aspetto l'obiezione perché la sento già ma che è di tutto bello ma non cambia niente e sai una cosa, avete ragione, hai ragione essere diffidente, quindi facciamo la cosa più un essa che si possa fare con una nuova legge, mettiamo in fila le ombre le luci, ok, le ombre, prima le ombre, ombre numero uno le sanzioni, per le violazioni il decreto rimanda al codice delle pari opportunità e le sanzioni previste vanno dai 250,500 euro, lo ha detto a chiare letre Lasbis, la sostenibilità sociale negli ambiti lavorativi, durante i lavori parlamentari per una grande azienda, una volta così, veramente sono noccioline, il rischio è che non spaventi nessuno, ok, ma la verità è che le grandi aziende non sono spaventate dalle sanzioni ma dall'eventuale danno reputazionale, cioè immaginate che esca una relazione in cui viene fuori quella multinazionale paga di meno, no, le donne, le propie menager, rispetto, propie menager, questo sicuramente ha costituisce non solo un annore reputazionale ma anche espone l'azienda e eventuali contenzioodice, a quelle donne possono chiedere le differenze, le tributive rispetto gli uomini per dischiminazione le catalgeneere e in più possono anche fare un fuggifuggi quindi un azienda può essere letteralmente sputtarata sul mercato se si tratta di una multinazionale, di un brand che fa delle equità, dei valori, blablablato, tutte le manfrine che talvolta le grandi aziende raccontano. Allora, l'ombra numero due, i tempi, quei famosi reporte appunto sul tivario di ginele delle grandi aziende non arriveranno domani. Le imprese sopra i 250 dipendenti devono comunicare primi dati entro il 2027 e quelle 31919 e 2031 c'è tra cinque anni. Poi c'è l'ombra numero 3, le microimprese restano fuori da molti obbligi e in un pezzo, fatto soprattutto di piccola aziende, non è un dettaglio da poco. Adesso, invece parliamo delle luci, perché sono vere e sono concrete, la luci numero 1 ed è la più potente, si chiama in versione dell'onere della prova, tradotto. Se finisce davanti a un giudice per una dischiminazione basata sul tossipendio, c'è sul gap salariale rispetto per esempio al genere un oposto al tuo e quindi, perché dimostri, come dire, assumi di essere una persona discriminata, in questo caso non dovrai più tu provare questa dischiminazione, ben sì, l'azienda dovrà provare che non ti sta discriminando, ok, si ribalta, quindi il peso e si ribalta anche dalla parte giusta, cioè non sarei più tu a dovre provare la discriminazione, ma sarà l'azienda dovrà provare che non ti discrimina, ok? Luce numero 2, il diveto di chiedere lo si pendio passato di cui ti ho parlato, spezza per legge la catena della sottopaga, luce numero 3, il diveto delle clausve di riservatezza, ok? Luce numero 4, la leva, la regge, scusatemi, vieta spressamente le ritorzioni, chi chiede in formazioni, chi fa ricorso, chi parteci pa una valutazione, non può ricevere una punizione, non ha ritorso ne per questo e se ricevi una ritorzione, poi agire in giudizio, non solo tu, ma anche i sindacati o le associazioni che si occupano di parità, ok? E allora torniamo all'obiezione, non cambiante e proviamo a rispondere con i numeri, non con le emozioni, in Europa secondo leoro statte le donne vodagnano in media, il 12,7% e meno degli uomini per ogni ora lavorata. In Italia, sull'ora, il dato sembra più basso intorno al 5%, e qualcuno dirà "Vedina, noi quasi non esiste", ma è un'illusione perché se si va a guardare l'ora, guardi la giornata e secondo il reni conto di genere del limpz del 2024, il divario per la giornata lavorativa, sale addirittura al 25%, 25, capite, c'è un quarto della retribuzione, la differenza la fanno, le ore, in meno, i partai meno scelti, quelli a cui se costretta per conciliare la vita con lavoro, le carriere che si fermano quando arriva un figlio, la trasparenza da solanno risolverà tutto questo, ma per la prima volta accende le luce in una stanza che è sempre stata veramente al buio pesto, ok? Quindi non ti dirò che da oggi è cambiato il mondo, sarebbe una buggiata, ti dico una cosa più piccola e più vera, da oggi hai degli strumenti che ieri non avevi, puoi sapere quanto offre un annuncio prima di candidarti, nessuno può chiederti quanto prendevi prima, nessuno può vietarti dire quanto prendi adesso, e se sospetti di essere una persona pagata meno di un totocollega, di un altro collega per lo stesso lavoro, poi chiedere dei dati per quella fascia, e qui chiudo con la solita vertenza che per importante, io ti ho spiegato la legge, ma ogni situazione concreta il tuo contratto, la tua azienda il tuo caso, va guardata nello specifico, quindi se pensi troverti una situazione del genere prima di moberti, fatti seguire da una persona competente, ricordati che ci sono le conziere di parità che sono gratuiti, ricordati che ci siamo noi avvocati sperti in parità di strattamento diretto anti-dimiscriminatorio, e ricordo che ci sono chiaramente anche sindacati, se questa appuntata ti è stata utile con ividi, con una persona che pensi possa averne bisogno e noi ci sentiamo domani alla prossima, un abbraccio. Dreti e diritti è un po' d'assadici e neci media che ti spiega ogni volta un diritto diverso, dall'une di alvenerdì su tutte le piattaforme.
Podcast Summary
Key Points:
Dal 7 giugno 2024, in Italia entra in vigore una legge (D.Lgs. 96/2024) sulla trasparenza retributiva, recependo una direttiva europea.
Gli annunci di lavoro dovranno indicare la retribuzione iniziale o la fascia salariale, e sarà vietato chiedere ai candidati la loro ultima busta paga.
I lavoratori potranno richiedere per iscritto i dati retributivi medi per genere e mansione, e saranno vietate le clausole di riservatezza sullo stipendio.
Le aziende con oltre 100 dipendenti dovranno monitorare e comunicare il divario retributivo di genere, con eventuali piani correttivi.
La legge rovescia l’onere della prova
Summary:
Il testo spiega l’introduzione della legge sulla trasparenza retributiva in Italia, in vigore dal 7 giugno 2024. Questa normativa, che recepisce una direttiva europea del 2023, mira a rompere il tabù degli stipendi e a contrastare le disparità salariali, soprattutto di genere. I principali cambiamenti riguardano chi cerca lavoro: gli annunci devono indicare la retribuzione o una fascia salariale, ed è vietato chiedere la busta paga precedente, per evitare che una sottopaga iniziale si trascini per tutta la carriera.
Per chi è già occupato, si può chiedere all’azienda i dati retributivi medi divisi per genere e mansione, senza poter conoscere lo stipendio individuale di un collega. Vengono abolite le clausole di riservatezza sullo stipendio, dando il diritto di parlarne liberamente. Le aziende con oltre 100 dipendenti dovranno raccogliere e comunicare periodicamente il divario retributivo di genere, con l’obbligo di correggere eventuali squilibri superiori al 5%.
La legge inverte l’onere della prova: in caso di sospetta discriminazione, sarà l’azienda a dover dimostrare la propria correttezza. Nonostante alcune ombre, come sanzioni basse e tempi lunghi per l’adeguamento delle grandi imprese, la legge offre strumenti concreti per maggiore equità. L’autore conclude che, pur non risolvendo tutto, rappresenta un passo importante per accendere la luce su una questione finora nascosta.
FAQs
Da oggi gli annunci di lavoro devono indicare la retribuzione iniziale o la fascia salariale prevista. Inoltre, è vietato chiedere ai candidati quanto guadagnavano nel lavoro precedente.
No, non puoi sapere lo stipendio individuale di un'altra persona, ma puoi chiedere all'azienda i livelli retributivi medi divisi per genere per chi fa lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore.
Erano clausole nei contratti che impedivano di rivelare la propria retribuzione. Da oggi sono vietate: hai il diritto di dire quanto guadagni a chi vuoi.
Devono raccogliere e comunicare periodicamente i dati sul divario retributivo tra uomini e donne. Se il divario supera il 5%, devono collaborare con i sindacati per correggerlo.
Le sanzioni vanno da 250 a 500 euro, ma per le grandi aziende il vero deterrente è il danno reputazionale e il rischio di cause per discriminazione.
Le imprese sopra i 250 dipendenti devono comunicare i primi dati entro il 2027, mentre quelle tra 100 e 250 entro il 2031.
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