Il testo ripercorre la storia delle lotte politiche femministe, organizzate in tre ondate principali. La prima ondata, dell'uguaglianza e dell'emancipazione, si concentrò dal XIX secolo sul diritto di voto e sui diritti fondamentali, con figure come Olympe de Gouges e le suffragette britanniche che affrontarono persecuzioni e arresti. Il movimento fu internazionale: la Nuova Zelanda concesse il voto nel 1893, mentre in Europa spesso fu necessaria la Prima Guerra Mondiale per rompere barriere di genere. In Italia, il percorso fu ostacolato da leggi discriminatorie e dal regime fascista, che relegò la donna a "angelo del focolare". Dopo la Resistenza, nel 1946 le italiane ottennero il voto e contribuirono a scrivere la Costituzione, che sancì parità di diritti (art. 3, 37, 51). Tuttavia, nel dopoguerra persistette una cultura che incoraggiava il modello domestico, sebbene molte donne, come Tina Anselmi, continuassero l'impegno politico. La lotta per i diritti civili e politici si rivelò dunque lunga e complessa, segnata da conquiste graduali e continue resistenze.
Greco, matematica, inglese, filosofia, italiano fisica, senza, greco matematica, inglese. Hoho! Ma, tu, radio. Ma, tu, radio. Ma, tu, radio. Ma, tu, radio. Ma, tu, radio. Ma, tu, radio. Ma, Maturario, podcast di storia per lesame di maturità, il feminismo nel 900. Femministe ancora, ma non c'era già un podcast su questo argomento. Ma l'altro podcast parla delle filosofie femministe, mentre oggi parliamo della storia delle lotte politiche femministe. Cioè, di tutte quelle lotte per i diritti e le libertà che oggi sono date per scontate. Come se fosse sempre stato ovvio naturale che una donna possa andare a scuola, abbia il diritto di votare, di partecipare alla vita politica del suo paese o possa fare il mestiere che vuole. E invece no, come sentirete, non è sempre stato così per le donne di tutto il pianeta. La storia delle lotte politiche femministe, a tanti inizi, ma sembra non finire mai. E di costretta ricominciare sempre. Di tante lotte poi, purtroppo sappiamo poco o nulla, soprattutto di quelle avvenute nei secoli scorsi. Ad esempio, nel medioevoi durante l'età moderna, le donne scomode, strane, ribelli, furono per seguitate, torturate, bruciate, vive, dal tribunale dell'inquisizione. E magari chiamate strege. Pensano proprio a queste loro antenate, le femministe degli anni '70, del '900, quando gridano i loro slogan nelle manifestazioni, tremate, tremate, le strege sono tornate. La storia delle lotte politiche delle donne viene di solito scandita in tre ondate temporali. La prima ondata comincia ad alzarsi ufficialmente nell'800, ma già durante la rivoluzione francese del 1789, c'era stato un primo importante segnale. La dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino escludeva le donne, ma una di loro, Olampe de Guge, nel 1791, scrisse la dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina che proclamava la donna nasce libera e rimane uguale all'uomo nei diritti. Olampe de Guge sarà guigliottinata nel 1793. Sentite con quale accusa ufficiale viene uccisa, perché si era dimenticata le virtù che convengono al suo sesso. Nonostante le donne francesi fossero state tra le protagoniste della rivoluzione francese, un deputato montagnardo parlando delle donne disse, bisognerà chiamarle mogli o figlie di cittadini, mai cittadine. Alla fine dell'800 tutte le donne erano ancora escluse dalla partecipazione politica. Erano ritenute in capaci di agire secondo ragione, erano sottoposti al volere del marito, non erano liberi digestire la propria vita e di propri beni, erano escluse dall'istruzione e dalle libere professioni. La prima ondata dei movimenti femministi viene infatti chiamata dell'uaglianza e dell'emancipazione, perché si concentrò sulla lotta per ottenere il riconoscimento dell'uaglianza e del diritto di voto. Nelle luglio del 1848 lo stesso anno delle rivoluzioni in giro per l'Europa e della pubblicazione del manifesto, del Partito Comunista di Marx e Dengels, Aseneca Falls, vicino New York, negli Stati Uniti, quattro donne scrivono un documento destinato a diventare uno dei pilastri del femminismo americano. E' cioè la dichiarazione dei sentimenti che ha la struttura e l'architettura, ispirata alla dichiarazione di nipendenza di Thomas Jefferson del 1776. I richiamo, ovviamente, anche il manifesto di Marx e Dengels. Nella dichiarazione dei sentimenti ci è scritto. La storia dell'umanità è una storia di ripetuti affronti e usurpazioni da parte dell'uomo verso la donna, avviati direttamente verso la stabilità di una tyrannia assoluta su di lei. Sentite l'Eco della frase scritta da Marx e Dengels che recita. La storia di ogni società esistita fino a questo momento è storia di lotte di classi e come se le donne americane avessero voluto rispondere a Marx, dicendo gli che aveva dimenticato che gli oppressi di tutte le epoche e storiche sono proprio le donne. Nonostante ciò, gli stati uniti non prenderanno in considerazione l'idea del sufragio femminile per molti decenni. In Gran Bretagna, il liberal inglesi propongono l'idea del sufragio femminile nel 1865, ma vengono ignorati. Nel 1869, ispirato da quello americano, nasce il movimento nazionale inglese delle sufragiste. Chiamate così perché chiedevano appunto il sufragio per le donne, cioè il diritto al voto. Nel 1897, millicent Fossett fonda la società nazionale per il sufragio femminile e nel 1903, Emmeline Pankhurst fonda l'unione politiche sociale delle donne con lo scopo preciso di far ottenere alle donne il diritto al voto. Il suo slogan femminista diventa famoso in tutto il mondo. Abbiate, fiducia in dio, lei vi aiuterà. Il primo ministro, e signor Asputt, ha accosentito sentire la testimonianza di donne che lavorano da ogni parte del paese. Abbiamo l'occasione di dimostrare che se le donne sono pari agli uomini come farza lavoro, allora dovrebbero essere pari anche per il diritto al voto. Sapete neanche cosa è il lavoro. Questo è il momento di farvi avanti e parlare. Seglierò una persona di questa lavanderia per portare la sua testimonianza alla camera dei comuni, dove verrà ascoltata dal cansogliere dello scacchiere. Il signor Lloyd George. Non interessa nessuno. A quel cuore sì signor Acaole, manchiudete quella boccaccia ora. Grazie per il suo signor, voto alle donne. Signore, voto alle donne, il potere nelle vostre mani. Grazie signor. Odate a casa. Il voto alle donne, grazie. Mamma! Ciao Piccoli, solo momento. Allora darai la tua testimonianza. Il signor Taylor è un buon principale. Conto e sì? Rimangelo. Non posso è quello che vedo. Sei qui da meno di un mese. E allora? Facciolo la lavanderia da quando avevo 13 anni. Megini è solo 12 e ha già cominciato. Per noi donna è dura come è sempre stato. Va fatta qualsiasi cosa serba in qualsiasi modo, come distruggere le vetrine. Non è rispettoso, al diavolo il rispetto. Vuoi che io rispetti la legge. E io voglio una legge che rispetti me. Fra 800 e 900 le suffragiste irrompono sulla scena pubblica e impongono le donne come un soggetto politico nuovo, autonomo, capace di decidere, di agire, di lottare senza il permesso di padri, mariti, politici o preti. Di mostrarono un grande coraggio, nelle varie forme di lotta che portarono avanti. Si incatenarono alle ringiere delle città, incendiarono le cassette postali, distrussero vetrine e negozi, voi cottaarono comizi, giedero fuoco a due stazioni forrroviarie, finché gli scontri con la polizia divennero sempre più violenti e gli arresti sempre più frequenti. Il carcere era così duro che una suffragista, Marion Dunlop, inizio lo sciopro della fame e le altre la imitarono. La polizia carceraria decise così per l'alimentazione forzata. Le donne arrestate venivano legate e obbligate con un imbuto in bocca a mandare giù, proprio come accade alleoque per la produzione del Foghà. L'opinione pubblica, anche maschile, cominciò ad indignarsi per quegli atti di brutalità. Nel 1913 Emilie Davison arrivò a suicidarsi, buttandosi sotto la carrozza di regiorgio quinto durante il derby dell'ippodromo di Epson. Un gesto ecla tante, evidentemente un sacrificio enorme, sostemuto per la causa in cui credeva. Emilie Davison aveva scelto non a caso uno degli eventi sportivi più importanti e più seguiti dell'ingliterra del periodo per far capire all'inglesi a coserono disposte le donne per ottenere i di l'itticili. Come se oggi si fosse suicidata durante la finale dei mondiali di calcio insomma. Ma quello delle suffragette, come vennero poi, definite le suffragiste, fu un movimento di respiro internazionale. E ad esempio in nuova Zelanda le donne riescono ad ottenere il voto nel 1893, primo stato al mondo a concederlo. La foto della leader delle suffragiste New Zealandesi Kate Sheppard oggi è sulla banca nota da 10 dollari della nuova Zelanda. In Europa ci vorranno altri anni, servirà la scossa potente della prima guerra mondiale in Francia alcune rigide barriere tra i sessi. Perché le donne vengano chiamate a sostituire gli uomini partiti per il fronte nei loro lavori, nei campi e nelle fabbriche. Ovviamente alla fine della guerra le donne vengono rimandate a casa, ma in molti paesi ottengono il riconoscimento del diritto di voto. In Austria, in Gran Bretagna, nei paesi bassi, in Luxemburg, in Germania, in Canada, negli Stati Uniti, in Svezia. In altri paesi come Francia, Italia e Belgio sarà necessaria l'esperienza della seconda guerra mondiale e la fine dei regimi totalitari, come fascismo e nazismo. In Italia, forse lo ricorderete, occorre aspettare il 1946, perché le donne votino. A parte, il diritto al voto, nella prima metà del 900 le donne, esercitano diritti molto diversi a seconda del paese in cui vivono. Le mancipazioni politiche e civile delle donne è a lungo contrastata nei paesi più conservatori, cattolici, reazioniari, dove le classi dirigenti sono legate a filodoppio con leggerarchie clericali e militari. Una situazione che non migliora con l'arrivo dei regimi come il fascismo e il nazismo, che difondono di fatto una visione della donna come Angelo del Focolare, negano il divorcio, criminalizzano l'aborto, esaltano la virginità e l'onore. Nei paesi Angelo americani, invece, il cammino per i diritti civili e politici delle donne più facile, più veloce, per via di diversi fattori, il pensiero liberale, l'industrializzazione, letica protestante che sostiene i diritti dell'individuo, l'influenza dei movimenti femministi. Anche in Russia, con la rivoluzione bolcivica del 1917, le donne ottengono il matrimonio civile e uguali diritti per entrambi iconi oggi. Il divorcio, l'aborto, un nuovo codice della famiglia, totale parità di diritti rispetto all'uomo, divieto di ogni discriminazione di genere, lavanderie collettive, asili nido, refettori pubblici, diritto di voto e di partecipare alla politica. Alexandra Kellontai, una femminista Marxista, nel 1918, è la prima donna al mondo ad diventare prima ministro e poi nel 1923, ambasciatrice. Proprio nel 1923, negli estati uniti, il partito nazionale delle donne propone lira acronimo che sta per equal rights and management, un amendamento per inserire nella costituzione americana pari diritti per uomini donne. Ma rimarrai in ascoltato fino al secondo dopo guerra quando verrà ripreso in mano dagli femministe della seconda ondata. Nel 1966, Betsy Frieden, fonda con altre 27 donne il Now National Organization for Women, l'organizzazione nazionale delle donne che pianifica la campagna nazionale per far approvare lira. purtroppo tra il 1972 e il 1977 lira, l'emendamento del quale parlavamo, è approvato solo da 35 stati americani e così non viene inserito nella costituzione americana. Pensate che lo stato dell'illenoise della Virginia lo hanno approvato solo negli ultimi due anni, quasi 100 anni dopo rispetto a quanto era stato proposto per la prima volta nel 1923. Le lotte femministe, come vedete, sono lunghe, lunghissime. Quale era la situazione delle donne? C'erano le sufragiste? Dopo l'unità d'Italia le leggi discriminavano pesantemente le donne e i politici italiani erano d'accordo. Sentite che cosa disse Gioberti che fu un filosofo esacerdote protagonista del risorgimento italiano? Uno degli autori più letti dai giovani patrioti ottocenteschi. La donna è in un certo modo verso l'uomo ciò che è il vegetale verso l'animale o la pianta parasita verso quella che si regge e si sostenta da sé. Per fortuna non la pensavano tutti così. Salvatore Morelli era un visionario avanti di secoli, amico di mazini, garibaldi, nemico della monarchie del papato, pubblica nel 1861 la donna e la scienza o la soluzione del problema sociale. Il primo libro italiano sui diritti delle donne. Tra il 1867 il 1875, Morelli propone al Parlamento italiano per il fatto di voto alle donne, la legge sul divorcio, la soppressione dell'insegnamento religioso, la parità dei diritti framarito e moglie, la bolizione di qualsiasi discriminazione tra figli legittimi e naturali, ovvero tra quelli nati nel matrimonio e quelli nati fuori dal matrimonio. E tutto ciò è incredibile, tutte leggi che furono rifiotate ovviamente. La Morelli aveva alzato un po' di polvere e le donne iniziano a mobilitarsi. Anna Maria Mozzoni fonda nel 1879 la legga promotrice dell'interessi femminili. Nel 1897, Roma viene fondata la associazione nazionale per la donna. Nel 1899, a Milano, l'Unione Femminile nazionale. Per quanto riguarda l'istruzione, la cultura dominante affermava che le donne dovessero acquisire competenze diverse da quelle degli uomini per essere educati al lavoro di cura della casa e della famiglia. L'istruzione per professioni qualificate e incarichi pubblici viene insomma riservata ai maschi e considerata per le femmine un inutile spreco di risorse, se non un danno per l'armonia familiare e sociale, sentite questa. Nel 1875, le donne ottengono il diritto di scriversi all'università, ma non hanno il diritto di fare il liceo sembra una barzelletta, ma non lo è. Solo dopo 8 anni nel 1883 possono iscriversi all'iceo. La laurea era teorica, però non garantiva l'accesso alle professioni. L'idia poet prima donna la laureata in Italia in giù risprudenza nel 1881, non sarebbe potuta diventare immagistrato fino al 1963, perché entrare immagistratura fino al 1963 era proibito per le donne. Peccato che l'idia poet muri nel 1949. Per coordinare la lotta per il suo fraggio nel 1904 viene fondato il consiglio nazionale delle donne italiane e la pedagogista e neuropsychiatra Maria Montessori scrive un appello alle donne per esortarle all'impegno e alla lotta. Nel 1912, tre deputati propongono un amendamento per concedere il voto anche alle donne. Antonio Giullitti però si oppone in ogni modo definendolo un salto nel buio e quindi nel 1912 il Parlamento approva se è il suo fraggio universale. Ma solo per i maschi? Questo è la tipica idea di universale che ha il patriarcato. Tutti, cioè solo noi maschi. Poi arriva il regime fascista. Lo slogan fascista sulle donne era la maternità sta alla donna, come la guerra sta a luomo. L'organizzazione femminile fascista attraverso una molteclice sensibilissima attruttura capillare educa alla severa scuola del partito le nuove generazioni delle donne fasciste e le prepara ai compiti di oggi e di domani garantendo nella sanità morale e fisica potentiando nelle virtù tipiche in modo da rendere sempre più intenso il loro contributo di pede di azione in ogni settore della vita nazionale. Atraverso i reparti della giovventuita italiana dell'itorio, le settioni delle massai eruravi e quelle delle operaie e lavoranchi a domicilio. Atraverso i corsi di preparazione della donna alla vita coloniale e le innumerevoli iniziative assistenziali ed educative l'influsso dell'organizzazione femminile fascista opera profondamente in ogni categoria sociale. A 17 anni dall'inizio della rivoluzione le donne italiane sono tutte partecipi su un piano schiettamente femminile della volontà di vita e di opere della nuova italia fascista protesa verso le mete indicate dal duccio. Per quanto riguarda il lavoro i salari delle donne vennero fissati per legge alla metà di quelli degli uoni. Le tasse scolastiche delle studentesse vennero raddoppiate le assonzioni di donne furono limitate. Il fascismo approva un codice penale in cui introduce il delitto donore, cioè la riduzione di un terzo della pena se un uomo occideva sua moglie, sua figlia, sua sorella, per salvare l'onore suo e della famiglia. L'aborto era considerato un delitto contro l'integrità e la sanità della stirpe italiana. Poi si stabiliva che era il marito a decidere la residenza e in caso di separazione la moglie doveva abitare dove aveva deciso suo marito. Sul piano economico tutti i beni appartenevano al marito e di in caso di morte venivano ereditati dai figli. Durante il fascismo, il femminismo italiano non scompare. Si è chlissa per riacendersi e riemergere con la resistenza italiana. Più del 20% dei partigiani sono donne che combattono una fianco degli uomini salendo in montagna facendo le staffette partecipando le azioni di guerrilla e dando hospitalità ai grandi stini. Finalmente nel 1946 viene approvato il diritto di voto per le donne. "Oggi per la prima volta le donne italiane si erecano a votare. Da la vecchetta o tantenne, dalle più umili donne del topolo, alle monache, tutte sentiamo questo nuovo dovere che ci fa partecipite e grallmente della nostra arinata democrazia." Filomena degli castelli e Teresa Martelli, due delle 21 donne e lette la semplia costituente. Il voto alle donne, per me, significava un punto fondamentale della grande rivoluzione italiana del dopoguerra, che avrebbe certamente instaurato il regime democratico affondando le radici solide nel terreno politico, perché insieme con gli uomini avrebbero potuto votare le donne, le quali non erano più considerate come semplici immagini di castalinghe o di lavoratrici, ma come fautrici della nuova politica italiana. Questo mi dava un entosiasmo straordinario. Finalmente abbiamo detto prima le donne durante la guerra sono state prese per farle operare le tranviere, le postine. Poi le hanno rimandate a casa quando sono tornati gli uomini. No, non vogliamo stare solo a casa. Vogliamo fare anche noi la nostra parte civile. E questo era una cosa nuova e non era il feminismo che è nato dopo. Era proprio una ribendicazione civile. Le donne si sono sentite cittadine. Così, nelle lezioni del 2 giugno del 1946, anche le donne votano per l'assemblia costituente e per il referendum costituzionale, che chiedeva di scegliere tra monarchia e ripubblica. Tra i 556 eletti all'assemblia costituente sono presenti 21 donne. È grazie a loro se nella costituzione italiana entrata in vigore nel 1948, troviamo articoli come il numero 3, il 37 e il 51. Vedi ricordate? L'articolo 3 dice che tutti i cittadini hanno pari dignità e sono uguali davanti alla legge senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. L'articolo 37 recita. La donna lavoratrice agli stessi diritti e, apparità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. E invece l'articolo 51 fa, tutti i cittadini dell'uno dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di egualianza, secondo i requisiti, stabiliti dalla legge. Il diritto di voto alle donne fu introdotto anche nella legge salazione internazionale nel 1948, quando le nazioni unite approvarono la dichiarazione universale dei diritti umani, l'articolo 21 recita chiunque ha il diritto di prendere parte al governo del proprio paese, direttamente o attraverso rappresentanti liberamente scegliati. Anche se la costituzione italiana affermava pari diritti e la possibilità di lavorare nel secondo dopo guerra la cultura dominante cerca di imporre il modello della donna casa linga come angelo del fuocolare. Le donne che lavoravano vengono persino accusate di rubare il lavoro e i redici che tornavano della guerra. Anche il papa per tutti gli anni 50 invita le donne a non abbandonare la casa e a non andare a lavorare. Se proprio era necessario le donne venivano spinte verso lavori come l'infermiera, la sarta, la redatrice, la maestra. Mestieri che erano visti come il pronungamento del lavoro acudente che le donne svolgevano a casa. Il lavoro con la ellema e uscola restava quello degli uomini. Ma le donne che avevano fatto la resistenza erano state segnate per sempre, difficile tornare a fare la casa linga dopo che hai sparato contro i nazi fascisti. E infatti continuano a fare politica nelle organizzazioni nei partiti e nei sindacati. Tra loro c'era Tina Anselmi che sarà la prima donna di ventare ministro nelle file della democrazia cristiana nel 1976, e sarà sempre lei nel 1978, a presentare il disegno di legge che istituì il sistema sanitario nazionale fondato sull'idea che la salute è un diritto universale che deve essere gratuito. Ecco, se vi rompete un braccio e allo spedale vi mettoni il gesso gratis, dovete dire grazie anche a Tina Anselmi. Poi c'era la comunista nil degli otti ex partigiana, sarà la prima donna nella strada dell'Italia Repubblicana a diventare presidente della camera dei diputati nel 1979. Ricordiamo anche Angela Zucconi, che partecipò al movimento di collaborazione civica, fondato a Roma nel 1945, con lo scopo di promuovere una maggiore partecipazione attiva dei cittadini alla vita politica del Paese. Dal 1949, al 1963, diventa direttrice del CEPAS, il centro di educazione per assistenti sociali prima scuola laica di Servizio Sociali in Italia. E dal 1963 porta avanti per più di 30 anni, coraggose lotte ambientaliste, riuscendo a vincere alcune battaglie importanti cruciali, c'era chi già si è accorto dell'emergenza ambientale. Ma come si arriva a tutto questo? Con il boom economico e con la scolarizzazione di massa degli anni '50-60, tutte le contraddizioni e le tensioni del secondo dopoguerra explodono nella rivoluzione del '68. E sarà anche per questo che arriverà la seconda un data di lotte femministe degli anni '70, è molto interessante pensare che avere il diritto di andare a scuola, di studiare, di pensare, sia stata una delle micce che ha infiammato le menti. Pensereste mai che l'istruzione possa essere la scintilla d'una rivoluzione? Eh bene, durante il '68 le donne si rendono conto che anche i loro compagni rivoluzionari più illuminati erano dei maschilisti pieni di pregiudizi. Per cui, se prima la donna era l'angelo del focolare, il '68 diventa l'angelo del ciclo stile, che era la vecchia fotocopiatrice. Infatti, nei collettivi universitari, nei giornali, nelle riviste che vengono fondate negli anni '60, le donne sono messeli a fare le fotocopie, mentre gli uomini scrivono gli articoli e fanno i leader che parlano di rivoluzione. Allora le donne iniziano a chiedersi, ma che rivoluzione è se leggera archie, cioè i rapporti di potere restano immutate. E invece di fare i biscotti dobbiamo fare le fotocopie, all'interno del movimento del '68 nasce il femminismo della seconda ondata, che inizierà una serie di lotte di campagna per cambiare la società, non solo con le parole, ma con i fatti, riclamando i diritti che mancavano alla pello, e chiedendo che venissero a bulite leggi che ancora discriminavano le donne. Chiedevano, cioè, che si applica a sero le norme che in teoria la costituzione prevedeva, ma che il codice civile e quello penale non consideravano. A cosa serve avere una delle costituzioni più belle del mondo, se poi le leggi dell'ostato sono le stesse del 1800? Noi donne ci conosciamo, tutte abbiamo un ventre per contenere bambini, esseni per allattarli un corpo che nostra arma e nostra vergogna, venduto, cappertutto, un cervello che vede in fondo a la realtà, ma è versagliato da mille comandi, un cuore pieno d'amore, ma stretto dalla rapia, un cuore pieno d'amore, ma stretto dalla rapia, nascono tantissime organizzazioni tra cui il collettivo rivolta femminile e il movimento di liberazione della donna. Le battaglie da fare sono tante per il diritto al aborto, al divorcio, ai consultori, ai contraccettivi, agli asili inido, alla parità degli sti pendi, alla libertà di preferenza sessuale, lotte che necessitano mobilitazioni, manifestazioni, shopperi della fame, occupazioni arresti, processi, scontri e dibattiti. In Italia nel mondo inizia una vera e propria guerra dell'idea. Gli aborti si praticavano, ma essendo vietati in Italia erano clandestini e provocavano spesso la morte della donna per complicanza i genico sanitarie e mediche. Ricorrevano al aborto clandestino soprattutto donne povere, che magari non potevano permettersi di smettere di lavorare per alleviare l'ennesimo figlio. Le donne ricche andavano ad abortire all'estero. Il 90% della violenza sessuale si consumava in casa, cioè le mogli venivano maltrattate dai mariti. Nel 1979 venne mandato in onda dalla RAI il documentario processo per stupro. Un inchiesta corale realizzata da sei giornaliste che documentava, come mai prima, la violenza contro le donne, che davvittime di uno stupro, poi ai processi spesso venivano trattate come imputate. Si diceva che se erano cercata la violenza, magari perché erano vestite in modo provocatorio. Il documentario fosse guito da milioni di telle spettatori. Che cosa entendiamo quando chiediamo giustizia come donne? Noi chiediamo che anche nelle haule dei tribunali e da traverso. Ciò che avviene nelle haule dei tribunali si modifichi quella che è la concessione sciotto-culturelle del nostro pese. Si cominci ad dare atto che la donna non è un oggetto. Noi donna abbiamo deciso e fiorella in questo caso a nome di tutti noi. Noi le siamo solamente alato perché la sua è una decisione autonoma di chiedere giustizia. E questa è la nostra richiesta. E certo io non sarò molto lunga, ma devo pur troppo ancora prendere atto e mi scusine con le due che seda parte di questo collegio si è trattato, in questo caso chiorella, ma si sono trattate le donne come donne e non come oggetti. Ancora la difesa dei violentatori considera le donne come solo oggetti con il massimo disprezzo. E vi assicuro questo è l'ennesimo processo che io faccio ed è come al solito la solita di pesa che io sento. Li diranno gli imputati, svolgeranno quella che è la difesa che a grandi linea e già abbiamo capito. Io mi auguro di riuscire ad avere la forza di sentirli non sempre ce l'ho. Ti avere la forza di sentirli e di non dovermi vergognare come donna e come abvocato per la togra che tutti insieme portiamo. Perché la difesa è sacra ed inviolabile, vero, ma nessuno di noi abvocati e equipavro come abvocati si sognerebbe di impostare una difesa per la pina così come si imposta un processo per violenza carnala. Nessuno degli abvocati direbbe nel caso di 4 rappinatori che con la violenza entrano in una gioielleria e portano via le gioie beni patrimoniali. Sicurita di pedere. Nessuno avvocato si sognerebbe di cominciare la difesa che cominci attraverso i primi suggerimenti dati agli imputati, di dire i rappinatori. Va bene. Dite che però gioielliere ha un passato poco chiaro. Dite che gioielliere intondo ha ricettato, ha commesso reati di ricettazione. Dite che gioielliere ha un usuraggio che specula, che guadagna, che va delle tasfe. Dessuno si sognerebbe di fare una difesa di questo genere infangando la parte lesa soltanto. E allora io mi chiedo perché se invece che quattro oggetti d'oro l'oggetto del reato è una donna in carne tossa perché ci si permette di fare un processo alla ragazza. E questa è una prassi costante. Il processo alla donna, la vera imputata è la donna. Escusatemi la franchezza. Se si fa così è solidarietà maschilista perché solo se la donna viene trasformata in un imputata, solo così si ottiene che non si facciano denunce per violenza carnale. Io non voglio parlare di ciorella. Secondo me è un migliare. Una donna venire qui a dire non è ne una puttana ne niente. Una donna ha diretto di essere quello che vuoro e senza bisogno di difensori e io non sono il difensore della donna chiorella. Io sono l'accusatore di un certo modo di vari processi per violenza e da una cosa diversa tutto si cerca di sporcare. Le lotte politiche dei movimenti femministi negli anni '70 raggiungono conquiste in insomma importantissime. Nel 1970 in Italia viene approvata la legge sul divorceo. Nel 1971 viene cancellato l'articolo che punisce la propaganda di anti-concezionali. Viene approvata la legge che tutte le diritti delle lavoratrici madri e sono i stituiti gli asili nido statali. Nel 1975 vengono i stituiti consultori familiari e viene approvato il nuovo diritto di famiglia che stabilisce la parità juridica di entrambi i genitori per cui il padre non è più il capo famiglia che decide tutto. Nel 1977 viene approvata la legge sugli stipe in di uguali tra uomini e donne e che vieta la discriminazione sessuale sul lavoro. Nel 1978 viene approvata la legge sull'aborto che prima era un reato punito con una reclusione da due a cinque anni. Nel 1981 viene eliminato il delitto donore fascista in pratica una parte dei femminici di fino al 1981 in Italia era legale. Sempre nel 1981 viene abbolito il matrimonio riparatore che prevedeva la cancellazione del delitto di stupro nel caso in cui lo stupratore avesse sposato la donna violentata. Ed è una legge che viene approvata grazie a donne coraggose che si ribellano al sistema. Nel 1966 infatti una ragazza siciliana Franca Viola viene rapita da un ragazzo che lei non voleva e viene violentata da lui, ma si rifiuta di sposarlo, dando vita ad un caso nazionale che farà nascere il tipico effetto domino. Altere ragazze infatti iniziarono a dire di no al matrimonio riparatore e si arriva dunque alla brogazione della legge. La terza ondata di movimenti femministi si alza negli anni '90 e punta soprattutto sulle lotte contro l'omofobia, il racismo e la violenza sessuale che comprende lo stupro, la violenza domestica e le molestie sessuali. Nel 1996, soltanto nel '96, lo stupro diventa un reato contro la persona e non più contro la morale, contro l'unore della famiglia. Fena quel momento non era pensato come una violenza verso il corpo della donna verso la sua individualità, ma come un reato verso la famiglia verso il padre o il marito. Se poi era il marito stesso a violentare sua moglie non si trattava di violenza, ma dell'assolvimento dei doveri familiari, della buona e brava moglie. Negli anni '90 in Italia si accende il dibattito sulla discriminazione positiva, cioè sulle cosiddette "quote rosa", n'avete mai sentito parlare? Vuol dire, riservare un numero di posti di lavoro dedicati esclusivamente alle donne per diminuire la discriminazione di gene. Le quote rosa sono state proposte per incitare la parte dissipazione attiva alla vita politica del paese. Ancora oggi in Italia le donne rappresentano il 17% della camera dei diputati e il 14% del senato, perciò nel 1991 viene approvata la legge sulle pari opportunità. Le obiezioni contro le quote rosa sono varie, la prima è che così sarebbero gli uomini ad essere discriminati. Poi che non si valuterebbero i candidati rispetto al merito ma rispetto al genere e ancora che le donne debbano ottenere i propri risultati, senza ricevere aiuto da parte delle istituzioni. E voi che ne pensate? In ogni caso, in Italia ci sono ancora tantissimi problemi di disugualianza, discriminazioni e ingiustizia verso le donne. Pensate di no? Allora, perché il 75% delle ragazze italiane scegli e licei è università di area umanistica? Perché le donne, anche se si laureano più degli uomini, sono svantaggiate quando cercano lavoro? Perché quasi il 70% di loro lascia il lavoro quando ha un figlio? Perché solo il 47% delle donne lavora? Perché il 32% ha subito nel corso della propria vita almeno una forma di violenza fisica o sessuale? Perché il 76% del lavoro casa a lingua è a carico delle donne? E ricordate che le donne che sono riusciti a liberarsi dal lavoro domestico di cura? Ci sono riuscite solo perché possono permettersi di pagare una donna delle polizie o una BBC, anche la idonna, ma magari straniera. Quindi la divisione del lavoro in base al sesso non è eliminata e solo diventata internazionale. Insomma ragazzi e ragazze, la lotta delle donne non è ancora finita. Il maturadio è un progetto di podcast di dattici per la maturità promosso dal ministero dell'istruzione con la collaborazione dell'attreccani e di radio 3. Ideazione di Cristian Raimo, supervisione di Federica Barozzi per Radio 3. Questo podcast è stato scritto da David e Giuliani. La voce che avete ascoltato è dimonica demuro, regia di Federica Barozzi. La sigla di maturadio è di Teo Teardo. Tutti i podcast sono scaricabili sul sito radio3.rai.it. Miur.gov.it e treccani.it.
Podcast Summary
Key Points:
Il testo traccia la storia delle lotte politiche femministe, suddividendole in tre ondate, dalla Rivoluzione Francese al secondo dopoguerra.
Descrive le battaglie per i diritti fondamentali (istruzione, voto, parità giuridica e lavorativa), focalizzandosi sul movimento delle suffragette e sulle resistenze incontrate, specialmente in contesti conservatori e durante il fascismo.
Evidenzia le conquiste ottenute, come il diritto di voto in vari paesi e i principi di uguaglianza sanciti nelle costituzioni, sottolineando come il percorso sia stato lungo e contrastato, con figure chiave che hanno lottato per l'emancipazione.
Summary:
Il testo ripercorre la storia delle lotte politiche femministe, organizzate in tre ondate principali. La prima ondata, dell'uguaglianza e dell'emancipazione, si concentrò dal XIX secolo sul diritto di voto e sui diritti fondamentali, con figure come Olympe de Gouges e le suffragette britanniche che affrontarono persecuzioni e arresti. Il movimento fu internazionale: la Nuova Zelanda concesse il voto nel 1893, mentre in Europa spesso fu necessaria la Prima Guerra Mondiale per rompere barriere di genere.
In Italia, il percorso fu ostacolato da leggi discriminatorie e dal regime fascista, che relegò la donna a "angelo del focolare". Dopo la Resistenza, nel 1946 le italiane ottennero il voto e contribuirono a scrivere la Costituzione, che sancì parità di diritti (art. 3, 37, 51).
Tuttavia, nel dopoguerra persistette una cultura che incoraggiava il modello domestico, sebbene molte donne, come Tina Anselmi, continuassero l'impegno politico. La lotta per i diritti civili e politici si rivelò dunque lunga e complessa, segnata da conquiste graduali e continue resistenze.
FAQs
Il podcast sulle filosofie femministe analizza le teorie e il pensiero femminista, mentre quello sulle lotte politiche si concentra sulle battaglie storiche per i diritti e le libertà delle donne, come il diritto di voto e l'accesso all'istruzione.
Olympe de Gouges fu un'attivista francese che nel 1791 scrisse la 'Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina', proclamando l'uguaglianza tra uomini e donne. Venne ghigliottinata nel 1793 per aver 'dimenticato le virtù del suo sesso'.
Le suffragette furono attiviste che lottarono per il diritto di voto femminile tra '800 e '900. Utilizzarono metodi come incatenarsi in luoghi pubblici, incendiare cassette postali, scioperi della fame e manifestazioni, affrontando spesso arresti e alimentazione forzata in carcere.
Le donne italiane ottennero il diritto di voto nel 1946. Nelle elezioni per l'Assemblea Costituente furono elette 21 donne, tra cui Filomena Delli Castelli e Teresa Mattei, che contribuirono a inserire principi di parità nella Costituzione italiana.
Gli articoli 3, 37 e 51 della Costituzione italiana garantiscono pari dignità, uguaglianza davanti alla legge, parità di retribuzione e accesso agli uffici pubblici senza distinzione di sesso.
Il fascismo impose il modello della donna come 'angelo del focolare', dimezzò i salari femminili, raddoppiò le tasse scolastiche per le studentesse e introdusse il 'delitto d'onore'. Limitò inoltre l'accesso delle donne all'istruzione superiore e alle professioni.
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