State of Mind - Il Rimuginio - Ep. 5/5 - Gli scopi del rimuginio
24m 30s
Il podcast, quinto e ultimo episodio di una serie dedicata al rimuginio, esplora il legame tra questo processo mentale e gli "scopi di regolazione degli stati interni". Questi si riferiscono alla tendenza a considerare emozioni e pensieri negativi come minacce da sopprimere per ottenere un controllo assoluto sulla propria esperienza interiore. Tali scopi, come voler essere sempre felici o non provare mai ansia, sono irrealistici e portano a una costante frustrazione. Questa frustrazione, a sua volta, facilita l'emergere di quei pensieri e sensazioni negativi che innescano il rimuginio, creando un circolo vizioso. Vengono forniti esempi concreti, come l'ansia sociale o l'intolleranza verso i dubbi, mostrando come la soppressione paradossalmente intensifichi ciò che si vuole evitare. L'alternativa proposta è accettare che disagio e pensieri negativi siano parte della normale fluttuazione umana. Considerandoli non come pericoli, ma come informazioni sul proprio temperamento e sulla propria storia, si riduce la loro carica minacciosa. La libertà risiede nel poter decidere quanto peso dare a queste informazioni, senza esserne schiavi, interrompendo così il circolo del rimuginio e orientandosi verso un maggiore benessere psicologico.
Benvenuti a tutti, io sono Gabriel E. Cazelli, quello che è stato ascoltando è "El Podcast di State of Mind", il web giorno l'italiano di psicologia che potete seguire leggere su www.stateofmind.it. Questo è il quinto episodio della nostra serie di trasmissioni, tratte dal manuale di Cazelli, ruggiero e sassaroli, rimuginio, teorietta, rapia del pensiero ripetitivo, ed d'oraffello, cortina editore. Benvenuti, questa è la nostra quinta e ultima trasmissione che chiude la rassegna dedicata a rimuginio e voleva apprilla ringraziando tutti coloro che hanno scelto di seguirci e di dedicare un po' di tempo da scoltare le mie parole nella speranza che possa avervidato qualche spunto di riflessione interessante, qualche informazione utile anche dal punto di vista concreto per riconoscere maneggiare il proprio rimuginio. Negli episodi precedenti abbiamo descritto questo costruto, questo processo mentale, le sue varie facce e forme, abbiamo esplorato come mai per alcune persone diventa qualcosa di incontrollabile o quali sono le ragioni o le motivazioni che spingono le persone a continuare a rimuginare nonostante i costi che determinano. Oggi vorrei ampliare leggermente lo sguardo su un tema che è strettamente intrecciato a rimuginio e che gioco forza l'influenza ma che ha uno spettrodazione molto più ampio del rimuginio stesso. Parlo degli scopi di regolazione degli stati interni, un nome tecnico particolarmente immediato, ma che in buona sostanza si riferisce alla tendenza di alcune persone a considerare le emozioni e pensere negativi come esce stessi fonte di minaccia e a mantenere uno scopo implicito orientato a sopprimere i nostri stati interni negativi e ad acquisire una forma di controllo assoluto su ciò che proviene dal nostro corpo e dalla nostra meda. Essendo che uno scopo di questo tipo risulta nei fatti il realistico, in raggiungibile, è chiaro che il tentativo di governo completo di ciò che ci succede dentro non può che portarci a vivere e sperire una costante stato o un frequente stato nella migliora delle ipotesi, un frequente stato di frustrazione. E come sappiamo quando ci sentiamo frustrati o in condizione di disagio, siamo maggiormente pesati da quegli stati interni e da quei pensere negativi che diventano gli elementi d'attivazione del rimuginio, in questo senso, si aggancia al tema del rimuginio. Inoltre il fatto stesso di considerare problematici in nostri stati interni e le nostre emozioni negative come qualcosa che deve essere soppresso nel minortempo possibile non fa altro che facilitare nella nostra coscienza l'emersione di pensere negativi e delle sensazioni di disagio. Perché è questo? Perché è chiaro che naturalmente sono maggiormente spinto a monitorare o a rilevare la presenza di elementi che sono considerati implicitamenti importanti per me. Se io penso che uno stato di disagio sia in qualche modo pericoloso diventa più facile che lo notti. Immaginatevi un attimo di porre in questo momento tutta la vostra attenzione alle sensazioni che provengono dalle vostre mani. Noterete che se vi concentrate la quantità di sensazioni che siete in grado di percepire aumenta e si intensifica. E sono sensazioni che da un certo punto di vista probabilmente stavano lì nelle vostre mani, già da prima, prima che vi ci di orientaste. In qualche modo le sentivate già, ma non le stavate ascoltando con attenzione. Ecco che se la mia priorità assoluta è che il mio organismo non presenti segnali, diminacia, intermini di ansia, attivazione, battito cardiaco, calore o anche sono un senso di confusione mentale o pensere negativi ecco che implicitamente lirendo in qualche misura più frequente. In che modo si innesca con i rimugini, abbiamo detto che rimugini, o di fatto, è una strategia che le persone mettoni natto per cercare di risolvere, anticipare, comprendere, ciò che considerano un problema o un disaggio. E quindi nel momento in cui io vivo con lo scopo prioritario di non provare mai alcun disaggio di avere controllo assoluto sui miei stati interni. Di non vivere emozioni o pensieri negativi non faccio altro che facilitari le emersioni di questi e facilitare tutti quegli stimoli che poi il rimugini ho cerca di comprendere analizzare risolvere. E in oltre, essendo questo scopo in qualche modo è realistico, come direbbe, di Giuseppe sono obiettivi da uomo morto, quelli di non provare alcuni emozioni, ciò obiettivi che un uomo morto può raggiungere molto più facilmente di un uomo vivo. Ed essendo sostanzialmente il realistice realizzabili da uomo vivo, il fatto stesso che attivino il processo di rimugini o che questo processo di rimugini non si possa interromper, perché il segnale di stop sostanzialmente realizzabile mette le persone in una sorta di circuito, di gatto che si mordela con in cui per cercare di non provare più emozioni negative, utilizzo rimugini o che però non solo fumenta le emozioni negative gli stati di stress, ma di fatto non può raggiungere l'obiettivo che lo interromperrebbe, perché l'obiettivo che lo interromperrebbe non è di fatto umanamente realizzabile. Quindi la ricerca di eliminare i propri stati interni non solo li rende più rilevanti quando sono negativi, ma anche rischia di porci in una condizione di costante frustrazione. Facciamo alcuni esempi concreti per calarlo in quelle che possono essere le realtà quotidiane. Devo sempre sentirmi felice o carico di energia, o lo scopo di essere sempre soddisfatti, di sentirmi sempre uforico. Vada se è che ogni forma di quiete diventa problematica, ogni stato negativo diventa problematico, qualcosa da risolvere immediatamente da sopprime rene in meno tempo possibile. C'è un'idea di normalità come felicità. La maggior parte della vita è consumata a cercare di raggiungere uno stato di felicità che a quel punto diverrebbe bene male costante la ricerca della felicità. Mentre la felicità in senso stretto è una condizione anormale della mente, come lo è anche lo stato di profonda depressione o lo stato di attivazione ansiosa. Sono condizioni anormali in un processo di costante fluttuazione, impositivo e negativo, tutto sommato moderata. E' chiaro che cercare di mantenere o pensare di stare bene se solo se si è pienamente felici ci mette nella condizione di percepire in modo più significativo tutto ciò che si discosta da una assoluta felicità. E considerando che la normale è una moderata fluttuazione siamo ovviamente sovresposti a condizioni di in qualche modo discrepanza rispetto a uno scopo per noi rilevante. E quindi mantenere questo scopo nella mente ci facilita, non solo la ricerca di una condizione che di fatto è anormale, ma anche il mantenimento di uno stato presente di più frequente e facile insoddisfazione e di rimoginio su questa insoddisfazione. Anche l'idea di essere sempre carichi di energia e ci fa percepire spesso anche dei problemi dove non ci sono o alimenta questi stessi problemi. Alla mattina mi alzo e mi sento stanco, non ho voglia di alzarmi, non sono carico di energia e cominciò a rimoginare su perché mi sento in questo modo, perché non ho più l'energia e perché non sono come dovrei essere, cioè carico come una molla e citato per affrontare la giornata. E più io mi focalizzo mi fisso su queste sensazioni, più tendo a farle perdurare nella mia giornata. La soluzione migliore, se quello che ci siamo dettifino ad oggi rispetto alla ruminazione,
è vero, in qualche modo affidabile, sarebbe dire, va bene, oggi è una giornata in cui mi alzo col piede storto, che potrebbe essere anche il segno di un periodo in cui non sono particolarmente carico di energia. Magari è importante considerare in senso più generale di avere un po' più di occasioni di riposo oppure cercare di svolgere delle attività che siano più energizzanti, ma in questo momento vale la pena alzarsi perché alzarsi, perché nel momento in cui io mattivo e scaldo un po' e mi muscoli di solito nel corso della giornata a livello di energetico sale. Questo è un'altra poi credenza che non centra molto sul tema di rimoginio, ma che vale la pena cittare, non è necessariamente detto che riposo aumenta il grado di energia che noi proviamo, spesso è esattamente il contrario. Il livello di energia aumenta nel momento in cui noi ci attiviamo. esempio numero 2, l'ansia è pericolosa. Per stare bene io non devo provare ansia, se provo ansia o se vivo in condizioni di incertezza io sono in pericolo. Nel momento in cui provo in condizioni di incertezza che possono essere generate da un dubbio che provo delle sensazioni fisiche di disagio. Allora la mia unica priorità di col momento è preoccuparme perché ovviamente è se l'ansia è pericolosa e se il mio scopo è vivere in una condizione di eterna qui che se vogliamo vado i paripasso con quello che dicevamo prima. Non parliamo di eterna felicità, ma parlamo di eterna qui e cioè la normalità è non essere disturbati. La meta è non sentirsi disturbati. Allora il momento in cui, essendo un esso romano, capita di provare delle minacce ed essendo una persona che è particolarmente sensibile alle minacce. Lo è perché ha come scopo prioritario quello di mantenere la quiete è chiaro che è più facile che percepisca degli stati minacciosi provenienti da dubbio che riguardano il mondo esterno provenienti da sensazioni di disagio che riguardano il mondo interno. E' ecco se queste sensazioni vengono percepite come particolarmente pericolose possono dare la ostimolare una forma di rimuginio di preoccupazione costante rispetto ad esser. Ci sono molti studi che mostrano come l'esperienza di panico, per esempio, può essere spesso associata a una malinterpretazione degli segnali di ansia naturali come qualcosa di catastrofico, problematico come il segnali di una catastrofemminente. Per esempio, l' ansia è pericolosa, può farmi perdere il controllo, oppure alcuni segnali, sintomi, fisici, associati all'ansia come la takicardi, vengono confusi come segnali, per esempio, di un infarto emminente. E quindi spaventano, attivano la preoccupazione per cui io possono essere preoccupato, cioè stare senza rimuginio, solo in condizione in cui non prova alcun sintomo, fisiologico, e quindi corpore, associato all'ansia, cosa per altro molto difficile nel computo di la vita di un esserumano, se non impossibile, il che mi rende più vulnerabile. Per esempio, una declinazione simile a quella del panico di questo tipo di scopo è legato all'ansia sociale. L'ansia sociale è quello stato di disagio che alcune persone provo, che provocano se esposta in contesti sociali, connessa alla percezione che la propianzia si manifesterà. In contesti sociali, il proprio imbarazzo, la propria vergogna, ci porterà adare delle prestazioni sociali ad apparire inadeguati e che quindi per potersi liberamente, serenamente, vivere delle relazioni dei contesti sociali sia necessaria in qualche modo trovare la modalità per non provare alcuno stato d'ansia, alcuno stato d'agitazione. Ovviamente lo stesso discorso, un po' più focalizzato rispetto al panico, ma è chiaro che, in condizioni sociali, il livello di attenzione che le persone, con questo scopo prestano ai propri segnali di ansia è molto più elevato, questo fa sì che la ansia o tutti i segnali corpore e associate all'ansia vengono precipiti in modo più intenso, che facilita l'idea di essere in una condizione di minaccia e facilita l'attivazione di un processo di preoccupazione, ma essendo che, in condizioni sociali, un po' tutti noi, soprattutto se sono sconosciuta, abbiamo delle reazioni physiologiche di imbarazzo, di ansia e di agitazione. E' chiaro che diventa problemati con e momento in cui io l'aspetativo, lo scopo di potermi esporre in condizioni senza provare alcun che intermini di attivazione physiologica. Terzo esempio, un terzo scopo realistico è, nella mia mente, non ci devono essere dubbi o pensieri disturbanti. E' chiaro che mantenere uno scopo di questo tipo attivo nella propiamente ci spinge a considerare tutti i pensieri, anziché essere impulsi, anziché come impulsi neurochimici, come una possibile minaccia. E quando parliamo di pensieri disturbanti, ci riferiamo sia adubbi di cosa che potrebbero capitare in condizioni di ingertezza, sia rispetto a pensieri che, moralmente, possono essere considerati come inacettabili o sostanzialmente al di fuori del nostro contesto morale. Per esempio, pensieri che hanno a che fare con la blasfemia o pensieri di natura sessuale o pensieri che sono in qualche misura connessi al danno per noi stessi o per gli altri. Ecco, impulsi di questo tipo anche si sono sostanzialmente un'esperienza normale, ci sono molti studi a partire dagli anni 80 che hanno mostrato come pensieri negativi di questa natura, siano tutto sommato frequenti anche in persone che non presentano alcun disturbo psicologico. Ma per una restretta gamma di persone avere pensieri di questa natura risulta essere particolarmente disturbante e problematico, perché è segnale che uno scorco prioritario per loro è fondamentalmente danneggiato. C'è l'idea che una mente che funzioni in modo normale non dovrebbe avere mai dei pensieri di questo tipo. Questo fomenta una propensione a due processi che risultano fomentatori di vulnerabilità alla sofferenza psicologica. Il primo, la tendenza naturale, a monitorare l'occorrenza di questi pensieri, è chiaro che in qualche misura, se io monitoro la mia mente alla ricerca di un pensiero di disturbante, o anche solo per osservare se un pensiero di disturbante in qualche modo non è presente, tendo a chiamarlo a facilitare nell'immersione in coscienza. La seconda strategia, il secondo problema è che posso arrivare a preoccuparmi molto dei miei pensieri, cercando in qualche modo di sopprimeri, neutralizzarli, scacciarli dalla mia mente, attraverso anche il rimuginio con il risultato finale, in realtà di renderli più frequenti di quanto io non desideri. Il tema dell'effetto paradosso della soppressione dei pensieri è particolarmente descritto bene dal famoso esempio del orso bianco, più cerco di non pensare un orso bianco, più l'immagine del orso bianco emergerà nella mia mente. Perché avviene questo? Semplicemente, perché per essere certo di non avere un pensiero in mente io devo scannerizzare la mia mente per valutar o osservare se questo pensiero non è merso, ma scannerizzando la mia mente non faccio altro che andare in cerca di quel pensiero facilitando nell'immersione. Tutti questi esempi ci dicono una cosa importante, che in qualche misura dobbiamo convivere con un'amente e una normalità che è caratterizzata da pensere negativi e sensazioni di disagio, e che mantenere uno scopo orientato a non avere mai pensieri di sorbanti o mantenere una condizione interna di costante qui e o costante felicità è e sosteso un elemento di vulnerabilità per lo sviluppo della frustrazione o di stati di disagio psicologico. E' chiaro che questo non significa che non abbiamo controllo sulle nostre reazioni. Infondo è anche vero che tutto ciò che accade dentro di noi non incide sulla nostra capacità di scegliere liberamente come reagirvi e di muoverci nel mondo considerando queste informazioni senza esserne schiavi. Anzi è in qualche misura proprio il desiderio e lo scopo di volerli sopprimere o eliminarle che ci rende schiavi di queste sensazioni, perché è fassi che il nostro agire nel mondo sia in qualche modo dipendente o sotto messo a una necessità di ordine superiore che è quella di sopprimere certi stati di disagio, a quel punto queste l'unica priorità che guida le nostre scelte, senza renderci ne conto facciamo dipendere le nostre scelte da questa unica priorità. E questo fassi che ogni altro scopo che potrebbe paradossalmente facilitare le versioni di sensazioni piacevoli viene in qualche modo posto in secondo piano.
Quali sono le alternative che abbiamo in mano? Beh, innanzitutto, cominciare a considerare le emozioni e i pensieri anche quando sono negativi per ciò che sono, vale ad dire, informazioni che ci dicono qualcosa di noi, ci dicono qualcosa del nostro temperamento o della nostra natura di esseri umani o dei condizionamenti della nostra storia o una miscella di tutti i tre questi aspetti, infondo il fatto di avere delle reazioni automatic in termini di emozioni e di pensieri è qualcosa di estremamente racionale in termini evolutivi. Cosa c'è di più razionale che cercare di leggere il mondo e la nostra esperienza o anche il nostro futuro sulla base di quello che è il nostro temperamento e ciò che la linea evolutiva ha determinato nei cambiamenti della nostra specie oppure in base a ciò che la nostra storia in qualche misura ci è insegnato. Certo noi abbiamo la capacità di andare oltre ciò che la nostra storia è insegnato e questa capacità di andare oltre ci è concessa dal fatto che noi possiamo considerare questi pensieri e queste sensazioni non tanto come dati di fatto, ma come è informazione di considerare nel computo delle opzioni che abbiamo a disposizione. Non sono le uniche, non ne siamo schiavi, ma possiamo considerarle come un elemento informativo. Volendo fare una sintesi, uno dei modi che noi abbiamo per ridurre il rimuginio, la necessità di concentrarci in modo stessante costoso per la nostra mente sui problemi che incontriamo nella nostra vita e quello di sviluppare e alimentare una certa disponibilità a navigare nel mare mosso delle emozioni, delle sensazioni corpore dei pensieri negativi. Considerandoli non come pericolosi, cercando di mettere in discussione lo scopo di volerli assolutamente eliminare o la pretesa di vivere in un contesto di totale felicità o di soddisfazione dei propri bisogni anche interpersonali e considerare le emozioni e le sensazioni di disagio non come un pericolo ma come una informazione spiacevole ma che può essere considerata nel computo del processo di presa di decisione. Insomma, il fatto di essere degli esseri umani di avere un certo temperamento, di avere una certa storia che ci ha condizionato, influenza al modo in cui la nostra mente ci propone dei contenuti piacevoli o anche spiacevoli. La nostra libertà risiede anche forse nella possibilità di considerare quanto peso dare a queste informazioni, quando seguirele, quando decidere di muoverci nel mondo indipendentemente da S. E qui su questa riflessione che può spingerci in una direzione più filosofica e meno psicologica e può aprire le porte di una discussioni infinita attorno al tema del liberarbittrio che mi piace chiudere questa rassegna in modo tale che possa saltarvi con un ulteriorestimolo per le vostre riflessioni e per la ricerca, se non della costante felicità almeno del preferibile gradiente di libertà nella organizzazione e nel movimento dei vostri passi nella vita che vi attende. Grazie per essere stati con me, ci saranno forse delle altre occasioni e delle nuove rassegne, quindi sarà possibile che ci risentiamo, però però è tutto dal podcast de State of Mine. Grazie!
Podcast Summary
Key Points:
Il rimuginio è un processo mentale ripetitivo e incontrollabile, spesso attivato dalla percezione delle emozioni negative come minacce.
Perseguire scopi irrealistici, come sopprimere completamente stati interni spiacevoli o raggiungere una felicità costante, aumenta frustrazione e disagio, alimentando il rimuginio.
Considerare emozioni e pensieri negativi come informazioni utili, anziché pericoli da eliminare, permette una maggiore libertà di scelta e riduce la vulnerabilità psicologica.
Summary:
Il podcast, quinto e ultimo episodio di una serie dedicata al rimuginio, esplora il legame tra questo processo mentale e gli "scopi di regolazione degli stati interni". Questi si riferiscono alla tendenza a considerare emozioni e pensieri negativi come minacce da sopprimere per ottenere un controllo assoluto sulla propria esperienza interiore. Tali scopi, come voler essere sempre felici o non provare mai ansia, sono irrealistici e portano a una costante frustrazione.
Questa frustrazione, a sua volta, facilita l'emergere di quei pensieri e sensazioni negativi che innescano il rimuginio, creando un circolo vizioso. Vengono forniti esempi concreti, come l'ansia sociale o l'intolleranza verso i dubbi, mostrando come la soppressione paradossalmente intensifichi ciò che si vuole evitare. L'alternativa proposta è accettare che disagio e pensieri negativi siano parte della normale fluttuazione umana.
Considerandoli non come pericoli, ma come informazioni sul proprio temperamento e sulla propria storia, si riduce la loro carica minacciosa. La libertà risiede nel poter decidere quanto peso dare a queste informazioni, senza esserne schiavi, interrompendo così il circolo del rimuginio e orientandosi verso un maggiore benessere psicologico.
FAQs
Il rimuginio è un processo mentale caratterizzato da pensieri ripetitivi e incontrollabili, spesso focalizzati su problemi o disagi. Si manifesta come una strategia per cercare di anticipare, comprendere o risolvere situazioni percepite come minacciose o spiacevoli.
Gli scopi di regolazione degli stati interni si riferiscono alla tendenza a considerare emozioni e pensieri negativi come minacce da sopprimere. Questo obiettivo, spesso irrealistico, può portare a frustrazione e aumentare la vulnerabilità al rimuginio.
Cercare di sopprimere le emozioni negative le rende più salienti nella coscienza, facilitandone l'emersione. Inoltre, poiché è impossibile eliminarle completamente, questo approccio genera frustrazione e alimenta il circolo vizioso del rimuginio.
L'ansia, se percepita come pericolosa, attiva il rimuginio come tentativo di controllo. Interpretare i segnali ansiosi come catastrofici (es. tachicardia come infarto) intensifica la preoccupazione, rendendo più difficile interrompere il processo.
I pensieri disturbanti includono dubbi, impulsi o contenuti moralmente inaccettabili. Tentare di sopprimerli (effetto paradosso) li rende più frequenti; è più utile considerarli come informazioni neutre, non come minacce da eliminare.
Ridurre il rimuginio implica accettare emozioni e pensieri negativi come informazioni, non come pericoli. Sviluppare la capacità di navigare questi stati senza pretese di felicità costante aiuta a diminuire la necessità di controllo assoluto.
Chat with AI
Loading...
Pro features
Go deeper with this episode
Unlock creator-grade tools that turn any transcript into show notes and subtitle files.