State of Mind - Il Rimuginio - Ep. 4/5 - Paura di abbandonare il rimuginio
28m 18s
Il podcast, quarto episodio di una serie sul rimuginio, esplora le convinzioni inconsce che rendono difficile abbandonare questa attività mentale, anche quando si è consapevoli di poterla interrompere. Vengono analizzate diverse convinzioni comuni: che il rimuginio aiuti a risolvere problemi, a prepararsi al peggio riducendo la sofferenza futura (ipotesi dello "scudo emozionale"), a motivare all'azione, a comprendere se stessi e a essere persone profonde o responsabili. L'analisi mostra come queste credenze siano spesso fallaci. Il rimuginio consuma risorse cognitive, lasciando più stanchi e meno performanti; la sua capacità predittiva è scarsa, poiché la maggior parte degli scenari catastrofici immaginati non si realizza; può paralizzare l'azione invece di motivarla; e non favorisce una vera comprensione o creatività, che invece emergono quando la mente è libera. Infine, l'associazione tra rimuginio e valore personale o sicurezza è problematica, poiché lega l'autostima a un'attività mentalmente costosa. Il messaggio chiave è che abbandonare il rimuginio richiede di mettere in discussione queste convinzioni e di avere fiducia nelle proprie capacità cognitive naturali.
Benvenuti a tutti, io sono Gabriel e Caselli e quello che state of mind. Il web journal italiano di psicologia che potete seguire leggere su www.stateofmind.it. Questo è il quarto episodio della serie di trasmissioni dedicati a rimoginio e tra dal manual di Caselli, Ruggero Sassaroli, rimoginio, teorieterapia del pensiero ripetitivo ed è dito darà faello cortina editore. Oggi parliamo della paura di abbandonare rimoginio. Nelle trasmissioni precedenti abbiamo descritto alcuni elementi che sembrano ridurre la capacità dell'individo di controllare e interrompere il rimoginio. Tuttavia scoprire che è possibile controllare interrompere il rimoginio spesso non basta per aiutare le persone a smettere di rimoginare. Questo accade principalmente perché altri fattori intervengono alcune convinzioni di cui non si è pienamente consapevole riguardo la necessità o l'utilità di continuare rimoginare. Oppure la paura oltimore di quello che succede alla nostra mente e alla nostra vita, qualora scegliessimo di abbandonare questa attività mentale. Vale la pena conoscere di esplorare alcune di queste regole o convinzioni che sostengono la tendenza rimuginare anche per le persone che sanno di poterla controllare interrompere quando desiderano. Le presenteremo le discuteremo una a una. Considereremo solo le principali in questa trasmissione, nel libro che ho scritto a sema Giovanni Ruggiero e Sandra Sassaroli ne sono l'incate diverse. Ma diciamo che vengono alcune particolarmente frequenti. Irmuginio aiuta ad affrontare e risolvere problemi. Questa è una convinzione particolarmente interessante. Molte persone sono abituata a usare la preoccupazione rimuginio per anticipare cosa può cadere di negativo, comprendere che cosa ha caduto di negativo, e quindi entrare nella nallisi dettagliata di un problema ipotetico o un problema ha caduto con l'idea che questa forma di analisi di occupazione possa aiutare a risolvere a trovare una soluzione. Mi preoccupo, dicio che può capitare di negativo perché così sono in grado di anticiparlo e di metterlo in atto delle strategie, onde prevenirlo e divitarlo oppure. Mi preoccupo in anticipo perché così posso già costruire mentalmente un piano in diazione e qualora li potesi negativa dove se capitare veramente. Questa anticipazione del negativo ha una serie di costi che abbiamo visto nelle trasmissioni precedenti. Questo è un aspetto importante perché come se per risolvere una situazione noi ci mettesse in un'acondizione in cui le risorse cognitive sono consumate dall'attività mentale stessa. Quindi siamo più stanchi e nel momento in cui siamo più stanchi estressati dal nostro rimmuginio, la nostra prestazione è anche mentale di fronte a qualsiasi evento, per esempio tenere un discorso davanti a un pubblico di studenti. Ecco, preoccuparsi di come tenerlo in modo eccessivo ci può portare a esporcia questa situazione particolarmente stanchi o stressati. Inoltre questa convenzione è anche almeno un paio di altre punti dei voli, per esempio, come facciamo essere sicuri che ci stiamo preoccupando della cosa giusta. Qui vale la pena estender un attimo il discorso alla capacità predativa del rimmuginio della preoccupazione. Quante volte ci siamo preoccupati di cosa negative? O che cosa negative sarebbero potete capitare in condizioni di incertezza? Milioni. Quante di queste milioni di previsione negative si sono effettivamente realizzate nella nostra vita. Una minima parte solitamente. 0,001%, quindi una grossa fetta delle preoccupazioni che abbiamo non si realizzeranno mai. Per preoccuparsi eccessivamente in anticipo significa sforzarsi di immaginare una serie di scenari negativi, la maggior parte dei quali non accadramai, e mentre svolgiamo questa attività preparatoria consumiamo una serie di energie mentali, di risorse cognitive e soffriamo di stress. Se è così scarca la darezza alla realtà della nostra preoccupazione, come possiamo considerarla utile ad affrontare e risolvere i potetici problemi in futuro? Quindi uno degli aspetti fondamentali è che non possiamo essere certi di collere l'imprevisto corretto e che la maggior parte degli scenari che emergono dalla nostra attività immuginante non si realizzeranno mai hanno una scarca aderenza alla realtà proprio perché estremizzati in un versante catastrofico altamente improbabile e che quindi usare questa strategia non ci permette di avere una previsione accurata della realtà. Ma tende a distorcerla in una prospettiva catastrofica e se non ha una visione accurata della realtà, potrebbe non essere la modalità migliore per preparare i risolveri problemi che ci porrà la realtà. Inoltre questa convinzione che rimuginio aiuti ad affrontare e risolvere i problemi ci rende c'è che anche rispetto a un altro tipo di esperienza, quante volte sono capitati degli imprevisti dei quali non ci ramamo preoccupati precedentemente. E quando sono capitati fermatevi un attimo a pensarlo, vi ho mai capitato qualcosa di imprevisto e di improvviso che non avevate anticipato. Quando è successo come avete reagito, penso le persone, osservando questa prospettiva, possono collere che di fronte all'imprevisto o ha una situazione improvvisa difficile, riescono immediatamente da sole a risolvere un problema con le loro risorse senza averlo anticipato. Quindi è possibile non solo che sia scaramente accurato, ma anche che sia fondamentalmente superfluo perché forse la nostra mente e la nostra abilità rappresentano già un repertório sufficiente ad affrontare la maggior parte degli imprevisti che vero simile mente potrebbero capitarci in una situazione di insciottezza. Seconda, convincione, rimuginare aiuta a prepararsi al peggio a soffrire meno. La cosiddetta ipotesi dello scude emozionale, se io mi sono preoccupato delle cose negative e le cose negative effettivamente capitano, io ne soffrirò emotivamente meno. Prima di tutto questa convincione non considera minimamente il costo emotivo dell'essersi preoccupato in anticipo. Se anche fosse così, l'abilancia di quanto soffru meno andrebbe quanto meno confrontata con la sofferenza che io mi sono indotto o indotta per tutto il periodo di rimuginio antice dentro all'evento. E allora forse l'abilancia del costo non sarebbe così tanto a favore del rimuginio. Ma poi questa idea dello scude emozionale vera, per i dati che abbiamo potremmo dire "ni", nel senso che è comprensibile che le persone percepiscano questa sorta di distorto, vantaggio, ma non è esattamente come lo considerano. Mi spiego meglio. Inizio a preoccuparmi di quello che potrebbe capitare di negative a una festa, a cui sono stato invitato, in cui ci sono un sacco di persone che non conosco. Mi preoccupo, per esempio, di fare una gaff, di rovesharmi, un bicchiere di bibita sul vestito e di provare quindi imbarazzo. Mi preoccupato al punto da stressarmi in modo particolarmente disturbante. Se anche ciò dove se accadere, è vero che da un certo punto di vista sarei pronto avendo rimmaginato a lungo. Probabilmente la percezione che avrei in questa situazione sarebbe di una variazione abbastanza minima. Mi spiego meglio, facendo referimento a una ricerca piuttosto interessante in cui ha due gruppi di persone restato chiesto di "o preoccuparsi" o "non preoccuparsi", dell'occorrenza di un forte rumore in proviso che a un certo punto lo sperimentatore avrebbe sottoposto loro. Le persone a cui restato chiesto di "non preoccuparsi" erano state semplicemente sottoposte a un compito distraente, unire i puntini, rilassarsi. Quello che successo misurando anche il livello di tensione corpore è che le persone che si preoccupavano tendevano ad entrare in uno stato di ansia anche prima dell'occorrenza di questo rumore. quando questo rumore capitava, il livello di ansio
e di attivazione percepito da entrambi gruppi era sostanzialmente il medesimo, ma c'era una differenza, il gruppo che sera preoccupato in anticipo aveva la percezione di un minore impatto di questo rumore, perché? Perché, perché il livello di attivazione che era indotto dalla preoccupazione antecedente, le aveva portati già un livello piuttosto elevato, quindi il delta, cioè la variazione tra livello danse generato dall'umore, le livello danse che avevano poco prima che si generasse rumore era di fatto inferiore. Quindi l'idea di soffrire meno non è una riduzione intermini assoluti, ma è la riduzione della percezione, del cambiamento, tal mio stato di ansia attuale e lo stato di ansia che io percepisco, di attivazione che percepiscono il momento in cui lo scenario negativo effettivamente si realizza, ma in termini di valora assoluto il tipo di attivazione non varia rispetto a coloro che non si sono preoccupati in anticipo con un'altra differenza che preoccuparmi in anticipo ha portato a un livello di sofferenza, di disagio per tutto il tempo in cui mi sono dedicato a questa attività. Quindi è vero, posso offrire meno, ma semplicemente perché mi ha fatto soffrire molto di più prima. Rimuginare mi mutiva ad agire. Questa è una convenzione interessante. Potremmo chiamarlo la convenzione dell'autotarrorismo psicologico. Molte persone condividono hanno imparato che possono riuscire ad agire a motivarsi a fare cose importanti per loro, per esempio, a studiare se solo se prima si sono massacrata a sufficienza attraverso il Rimuginio. C'è un esempio concreto nel libro che ora vi va a do leggere. All'esempio di Alberto, nome di Fantasia. Quando inizia a studiare cerco di motivarmi pensando che se non mi metto sotto e non finisco almeno che so 20 pagini di studio, allora potre non riuscire a preparare l'esame in tempo. Potrei essere boccato ancora. Dover affrontare i miei nuovamente arrabbiati, sentiremi in colpa e vedere gli altri che vanno avanti, mentre io rimango l'ultima ruota del carro. Devo avere ben chiaro cosa mi aspetta, ma fatico a concentrarmi, mi trovo a rileggere mille volte le stesse righe. Alla fine, ieri rotalmente nervoso e stanco che ho preso la moto e sono andato a fare un giro. Interessante, no? Io per motivarmi ad agire mi devo spaventare delle conseguenze negative che potrebbero capitare se io non mi attivassi. E per farlo, Rimugino, squeste. Ma Rimuginare su queste realtà, si chi emotivarmi ad agire mi spaventa, a tal punto e mi ostacola le mie capacità di concentrazioni a tal punto che mi trova non riuscire a studiare, nel caso di Alberto. A confondermi tra Rimuginio, le informazioni che sto leggendo sul libro, tanto che l'unica soluzione che mi rimane è staccare, staccare da Rimuginio e staccare dallo studio e andare a far un giro in moto. È importante distinguere studiare da rimuginare sullo studio, spesso le persone che hanno questa convinzione, rimuginaremi motiva ad agire, non utilizzano il Rimuginio come il segnale che è una azione deve essere intrapresa e cioè lasciare imperderi pensieri sullo studio e iniziare ad attivare lo studio. Ma viceversa entrano nel circuito del Rimuginio con l'idea che questo possa generare talmente tanta sofferenza da spingere la persona a uscire dal barile, perché è attoccato il fondo e in realtà potremmo trovarci in una buca, appunto, più che in un barile e quindi verosimilmente non avere mai un fondo. Tanto, a un certo punto, da perdere l'energie e le risorse necessarie per continuare a rimuginarci sopra. Rimuginare aiuta a capire e a prendere decisioni, a migliorare, a non commettere più gli stessi errori, a diventare una persona piùabile, a conoscerci meglio. In questa idea è interessante perché è come se avesse come presupposto il fatto che la riflessione mentale e lautanale si possa portare in realtà una forma di illuminazione. Questo è molto interessante in un caso che abbiamo presentato all'interno del libro. Ecco, il terpeuta chiese cosa succede rebbe? Se lei ignorasse questo pensiero di essere un fallito, di poter fallire senza stare ad occuparse a rimuginarci sopra. E il paziente risponde non riuscirei mai a capire dove sbaglio, qual è il bandolo della matassa che mi tiene ancora qui, e come se potesse darmi un assorto di illuminazione. Da quanto tempo cerca di trovare questa illuminazione, ormai da parecchi mesi, forse anche di più impassato e ha trovato qualche illuminazione, no. Nessuno è illuminazione, infatti, sto cominciando a perdere l'esperanza. Rimugino per capire per trovare il bandolo della matassa. Rimugino da una vita per non commettere gli stessi errori interpersonali e mi trovo sempre nelle stesse storie con gli stessi problemi. Questa è un'idea che importante mettere in discussione, perché forse rimuginione una aiuta a capire. Magari si, pota alvolta portare qualche conclusione, ma occorre a tenere presente che quando noi rimuginiamo e elaboriamo continuamente lo stesso materiale. La ruminazione è la rimasticanza, non so se esiste in italiano, degli stessi contenuti, e costa emotivamente. E da difficile arrivare qualcosa di nuovo rimasticando gli stessi contenuti, c'è un idea di come noi apprendiamo o conosciamo molto particolare, perché è un idea estremamente auto referenziale di come avviene la conoscenza di un esser umano. L'apprendimento avviene per prove del rori. Agiscus faccio qualcosa, vedo le conseguenze, la mia mente impara, faccio pratica di un attività, la mia mente impara a metterle in atto sempre in modo più raffinato. Tutti noi ne abbiamo esperienza quando abbiamo imparato a guidare o ad andare in bicicletta, un altro modo in cui noi impariamo attraverso lo scambio di informazione. E quindi se mai, se proprio dobbiamo rimuginare su un tema, conviene non farlo all'interno della nostra mente, ma chiedere consiglio a qualcuno di esterno a noi, non necessariamente un esperto, un amico va benissimo, ma qualcuno che ci possa dare delle informazioni e delle prospettive diverse, da tenere all'interno del nostro sistema. Impariamo osservando quello che fanno gli altri. Una minima parte dell'apprendimento forse anche a se entra, realtà da un punto di vista scientifico, non lo sappiamo con precisione. Prassicuramente è ridotta la parte dell'apprendimento che avvena attraverso rimme scolamento verboso di certi concetti all'interno della nostra mente. La creatività e l'illuminazione esistono. Le libere associazioni tra due cose molto distanti che in fondo sono la mia personale definizione di genio e di creatività, susiste, è un esperienza comune a tutti noi, ma l'illuminazione non può essere cercata direttamente. Non certo attraverso rimuginio, che solidifica associazioni che sono già presenti nella testa delle persone piuttosto che crearne delle nuove. La nostra mente, quando viene lasciata impace può creare illuminazioni, le illuminazioni avvengono nel momento in cui noi non le stiamo cercando. Quando cerchiamo qualcosa che sentiamo di avere sulla punta della lingua e iniziamo a rimuginarci, non troveremo mai quelle informazioni. Quelle informazioni arriva nel momento in cui, mettiamo di rimuginarci sopra, passeggiamo e improvvisamente la nostra mente che alla strada ordinaria, capacità di tenere in background uno scopo per noi, importante, velo uno stimolo esterno che automaticamente associa a quell'informazione, sapendo per se stessa che quella informazione era qualcosa di rilevante per noi e ce la porta la coscienza. E a volte è così che noi associamo stimoli e si accende la lampadina della creatività. Quindi, discorso al attere. Se vogliamo stimolare la nostra creatività possiamo solo metterci nelle condizioni di essere recettivi a stimoli differenti e lasciare che la nostra mente li associi liberamente tra loro. Possiamo solo creare indirettamente il contesto più adatto perché l'illuminazione sorgha fertilizzando gli stimoli che colpiscono il nostro sistema sensoriale. Questo implica anche per le persone che sono abituate a usare rimuginio per conosciorsi di fare un piccolo esperimento di fiducia, perché infondo, cominciare a considerare che la mente possa aiutarci a conoscere le cose se la lasciamo in pace significa abbandonarsi a un atto di fiducia nei confronti della propiamente delle propie capacità cognitive, la fiducia che la nostra mente ci darà le soluzioni se noi la lasciamo lavorare in pace, senza ostacolare la naturale e elaborazione di informazioni associati.
informazioni tenendo d'ancorata in una serie di ragionamenti faticoosi quali sono rimugini. Veniamo alle due convincioni più delicate, devo rimuginare per giudicarmi una persona profonda o responsabile o aposto o di valore. Qualsì e sì, sia il giudizio, l'idea di fondo è che chi rimugina è una brava persona, è una persona importante, è una persona profonda, chi non lo fa è un menefreghista, è uno che non ha valori, è uno sciocco superficiale stupido. Questa associazione tra rimuginio e valore personale è una associazione cancherogena trasmessa culturalmente da molti anni in cui l'idea, che l'intelletto, l'intellettualizzazione, l'iperconceptualizzazione verbosa sia sinonimo di intelligenza e di profondità, rappresenta una regola problematica che molte persone possono avere acquisito nel corso degli anni o per trasmissione culturale o anche per insegnamenti educativi nelle propria famiglie. Questo implica che le persone che hanno questa idea si sono abituate a sperimentare dei giudizi negativi su di sé, nel momento in cui provano, sceglgono o abbandonano il rimuginio. Nicola mi diceva, dottore, per me questo analizzarmi è importante direi fondamentale, trascorro molto tempo ad analizzare mi stesso, compi lo pagine, pagine di diario, o interi libri, perché mi aiuta da avere una conoscenza più profonda, non sono uno stupido, come tutti gli altri, che non si fermano a pensare a come funzionano. A volte rappresenta quasi una forma di punizione, almeno me ne sono occupato, mentalmente, almeno me sono martorriato attraverso rimuginio e quindi posso dire di essere apposto con me stesso anche se il problema persiste, perché quanto meno non sono un benefragista. Il suo genere di convenzione, a volte, è estremamente radicata che diventa difficile metterla in discussione. Pré importante aver consapevolezza o acquisire consapevolezza che questo genere di idee sostengono un'attività che ha una quantità di costi da pagare. E quanto meno cominciare a ragionarci a torno, quanto rimuginio ci vuole per giudicarsi positivamente? Quanto a lungo dobbiamo rimuginare, autocriticarci, autonalizzarci per riusci di averlo fatto abbastanza sufficienza da essere una persona profonda. E secondo passaggio è quindi quanti costi dobbiamo pagare per darci questo premio di coccarda di persona profonda. Ed essendo questo aspetto, una componente che è che fare in fondo con il rapporto che le persone hanno con se stessi, e che nessuno vorrebbe giudicarsi negativamente e quindi se ho l'idea che per giudicarmi positivamente o debba rimuginare un sacco, tendero a mettere in atto questa strategia mentale per poter avere un'immagine positiva di me stesso. A quel punto però, visto che spesso rimuginio mi distrugge da un punto di vista emotivo e distresa, vale la pena fermarsi e chiedersi, posso decidere di giudicarmi positivamente anche se non dedico così tanto tempo rimuginio. Rimuginare mi tiene al sicuro. Questa è una convenzione molto interessante, anche molto delicata nella storia clinica di molti pazienti che incontriamo. Ne parlava qualche anno fa Sandra Sassrolli, quando diceva che molto spesso alcuni pazienti o alcune persone iniziano a ruminare, sin dalla tenereità, incontesti di alta incertezza, di paura, di chaos in cui non si sentivano da bambini, sicuri nel contesto di provenienza. E in quel ambito rimuginare e quindi fermare a pensarsi ad analizzare la situazione, ad analizzare se stesse aveva, quaiso una funzione di protezione, di organizzazione della realtà, si trasformava e si trasforma e viene trascinata anche inità adulta come una sorta di zona di confort mentale. Sono abituato a organizzare il mio mondo traverso rimuginio per sentirmi in qualche misura, di avere controllo su di me e su ciò che mi sta intorno. In questa convenzione emerge la forma più radicata di paura di abbandono del rimuginio, perché in questo senso, scegliere, di non rimuginare quindi di esercitare questa forma di controllo significa sentirsi buttate improvvisamente in un mondo caottico, sia interno di pensieri e demozioni, ma anche di scarso controllo di quello che potrebbe capitare fuori da noi, perché come trovarse immediatamente vulnerabili e privi di armi, ciò che accade, è da normale che questa sensazione faccia paura. In fondo un mondo senza rimuginio quando questa convenzione radicate, quando rimuginio usato da tanto tempo in questa direzione, significa come essere buttati nel mare senza salvagente. Quando rimuginio rappresenta un elemento rassicuratore così forte e così radicato, abbandonarlo significa esplorare un territorio nuovo, conosciuto e spaventoso. La scommessa è quella di esplorarlo per piccoli passi molto gradualmente, cercando di scoprire, magari con l'aiuto di qualcuno, che cosa succede a questo caos mentale, a questo stato di allarme, a queste sensazioni di voto, se noi lasciamo che facciano il loro corso, cercando di galleggiare nell'acqua mossa, piuttosto che affannarci per acquisire una visione più concreta. Insintesi, ci sono tante ragioni per cui le persone puravendo controllo del proprio rimuginio, scelgono implicitamente o esplicitamente, più o meno consapevolmente di continuare a usare questa attività mentale con i costi che ha. Spesso, questo legato alla paura di abbandonarlo, paura che possa succedere loro qualcosa di brutto, paura di essere considerati o di considerarsi negativamente, come persone scaramente profonde superficiali, menefregiste, o la paura di perder un'arma importante perché sono convinti che rimuginare in qualche modo abbia una serie di utilità, importanti per stare bene e raggiungere scoppi significativi della propria esistenza. Vale la pena, riconoscere e desplorare a che scopo noi rimuginiamo per ottenere cosa e quanto meno ritagliarsi uno spazio per mettere in discussione se effettivamente è così efficace o così necessario a fronte di costi che abbiamo descritto per ottenere ciò che desideriamo. Anche la trasmissione di oggi è finita, grazie per essere stati con me, un saluto a tutti, da caprile casali.
Podcast Summary
Key Points:
Il rimuginio è spesso sostenuto da convinzioni inconsce sulla sua utilità, nonostante la capacità di controllarlo.
Le principali convinzioni analizzate includono
Queste convinzioni sono in gran parte illusorie
Summary:
Il podcast, quarto episodio di una serie sul rimuginio, esplora le convinzioni inconsce che rendono difficile abbandonare questa attività mentale, anche quando si è consapevoli di poterla interrompere. Vengono analizzate diverse convinzioni comuni: che il rimuginio aiuti a risolvere problemi, a prepararsi al peggio riducendo la sofferenza futura (ipotesi dello "scudo emozionale"), a motivare all'azione, a comprendere se stessi e a essere persone profonde o responsabili. L'analisi mostra come queste credenze siano spesso fallaci.
Il rimuginio consuma risorse cognitive, lasciando più stanchi e meno performanti; la sua capacità predittiva è scarsa, poiché la maggior parte degli scenari catastrofici immaginati non si realizza; può paralizzare l'azione invece di motivarla; e non favorisce una vera comprensione o creatività, che invece emergono quando la mente è libera. Infine, l'associazione tra rimuginio e valore personale o sicurezza è problematica, poiché lega l'autostima a un'attività mentalmente costosa. Il messaggio chiave è che abbandonare il rimuginio richiede di mettere in discussione queste convinzioni e di avere fiducia nelle proprie capacità cognitive naturali.
FAQs
No, il rimuginio consuma risorse cognitive, causando stress e stanchezza, e spesso si concentra su scenari catastrofici improbabili, distorcendo la realtà invece di fornire soluzioni efficaci.
No, l'idea dello 'scudo emozionale' è fuorviante: il rimuginio anticipatorio causa sofferenza prolungata e, anche se può attenuare la percezione del cambiamento emotivo al momento dell'evento, il disagio complessivo è maggiore.
No, spesso il rimuginio, come 'autoterrorismo psicologico', genera ansia e confusione, ostacolando la concentrazione e l'azione effettiva, portando invece a evitare o procrastinare i compiti.
No, il rimuginio tende a ruminare gli stessi contenuti senza produrre nuove intuizioni; l'apprendimento e la creatività avvengono meglio attraverso l'esperienza pratica, lo scambio con altri o lasciando libera la mente.
No, associare il rimuginio al valore personale è un'idea problematica: giudicarsi positivamente non dipende dal tempo dedicato a rimuginare, e questa attività spesso causa costi emotivi senza reali benefici.
No, sebbene in passato possa aver dato un senso di controllo in contesti incerti, in età adulta diventa una zona di comfort mentale che limita la crescita e mantiene la paura di abbandonare schemi disfunzionali.
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