S2 01 Napoleone Bonaparte - Il profumo dell'ossessione
20m 46s
Napoleone Bonaparte, durante un viaggio a Milano nel 1796, incontra per la prima volta l'acqua di Colonia in un negozio e ne acquista una bottiglia come regalo per la sua moglie Josephine. Questo evento segna l'inizio di un'abitudine quotidiana: ogni giorno utilizzava l'acqua di Colonia per profumarsi, lavarsi e, in alcuni casi, ingerirla per calmare il mal di testa e i pensieri prima delle battaglie. Il profumo, con le sue note di agrumi, rosmarino e cedro, diventa per lui un ponte emotivo con la sua infanzia a Corsica, ricordi di felicità e tranquillità. Studio di un medico del 2021 indica che Napoleone consumava mediamente due bottiglie al giorno e potrebbe essere stato esposto a dosi croniche di oli essenziali, influenzando la sua salute. Anche in esilio a San Elena, Napoleone desidera il profumo, e i suoi servitori riescono a ricreare una versione della fragranza con ingredienti di base, ora conservata negli archivi storici di Versailles. Il podcast "Il Profumo del Destino" racconta come odori specifici possano connettere emozioni, ricordi e identità, dimostrando che un profumo può essere un vero e proprio catalizzatore di memorie e sentimenti, capace di andare oltre le parole e di toccare profondamente il cuore. L'esperienza di Napoleone indica che i profumi possono essere più che oggetti: possono essere simboli di un passato felice, di un luogo amato e di una persona che ci è stata vicina.
Siamo a Milano, in piazza del Duomo, è una bella giornata di maggio del 1796, un generale in alta uniforme
e c'è dal palassor ciducale, in cui dal quuni giorni ha stabilito la sua residenza e si dirige a piedi dall'altra parte della piazza.
C'è un lungo porticato, è lì sotto un famoso caffè, è un bazzare che vende articoli di lusso. Il generale entra nel negozio, sta cercando un regalo per la sua ultima mante, una celebre cantante elirica che lo consola dalla nostalgia per la moglie lontana.
Lui è Napoleone e buona parte, ma oltre al costoso caduo, sta per trovare qualcosa che cambierà la sua vita in modo sorprendente.
Sì, ha indovinato, anche questa volta, si tratta di un profumo.
I profumi fanno solo finta di passare attraverso il naso, ma in realtà vanno diretti al cuore.
Ci sono profumi che ci seducono, profumi che ci ossessionano, profumi che ci conquistano e silenziosamente ci trasformano.
Io sono Roberta degli Ana, e questo è il profumo del destino, un podcast che era contastore di persone, a cui un odore o un profumo ha cambiato la vita.
Napoleone nasce in corsica da una famiglia di piccola nobiltà italiana, appena una no dopo l'accessione dell'isola alla Francia da parte di Genovesi.
È un bambino impazziente, aggressivo, litigioso, sembra non aver paura di nessuno, e gli altri lo temono.
È anche molto intelligente, fa continua domande e di vora a libri, soprattutto di storia.
Quando non legge e non litiga, ma vaga bondare per le campagne profumate di macchia mediterranei e di eranci.
Ma la sua infanzia non dura molto. Assoli nove anni lascia l'isola per studiare la cademia militare di Brianna e Shatu.
Passeranno anni prima che possa rivedere la madre. Il padre invece morirà prima.
Ma nonostante l'assolitudine, il freddo, gli scherni e dei comeditoni per il suo essere straniero, Napoleone ha una scesa fulminante.
A 16 anni è sottotenente d'artiglieria. A 27 è comandante dell'eserrito francese nella campagna d'Italia, che conquista in meno di un anno.
A 30 anni il rovesce il Governo del Direttore e ridita della rivoluzione francese e con un colpo di stato diventa a primo console della Francia.
Cinque anni dopo si proclama imperatore dei francesi, auto-incorronandosi nella catedrale di Notre Dame, a Parigi, in 2 dicembre del 1804.
Napoleone ha uno sguardo freddo e modi decisi, e Magro, molto più alto di quanto pensiamo, ed è una persona estremamente attenta l'igiene.
In un epoca in cui non è scontato si lava ogni giorno, e persino sui campi di battaglia si prende il tempo di scegliere quanti e l'uzioni profumate.
E anche un uomo dallo il fatto molto sensibile. Fammi indovinare? Stai che forse pensando a quella famosa frase? Quelle in cui, di ritorno da una battaglia, scrive alla sua consorte, l'imperatrice Josephine.
"Torno a casa tra tre giorni, non lavarti."
Mi piacerebbe dirti che vera, e magari aggiungere qualche dettaglio interessante.
Ma nonostanti molti, tra cui per dire, anche un perto ecco, citino questa frase di questa benedetta lettera non si trova traccia.
Nessi trovano riferimenti antecedenti al 1960.
Ma sappiamo invece che quando conosce Josephine, Napoleone scrive della sua pelle e bruna e profumata.
Sappiamo della passione di lei per i profumi alla rose, alla vaniglia, ricordo quest'ultimo della sua terra natale e la martinica.
E per quelli più intensi come il muschio.
Sappiamo che la sua stanza era così intensamente profumata, che Napoleone riusciva a starci solo per pochi minuti.
Sappiamo anche che Napoleone detestava gli odori troppo forti, e che c'era un profumo che amava follemente.
Chi arriva oggi in piatta del domo? Vede un panorama un po' diverso da quello che si presentava Napoleone con giorno.
L'allora palazzo archiducale, dove Napoleone aveva preso di mora, oggi è palazzo reale e ci fanno mostra bellissime.
L'indove è grosso modo c'è la viola di palme e piantesotiche, c'era un palazzo con un lungo porticato, il coperto dei figgini.
L'assotto, al numero 4.075, c'era il caffè o monimo, e a fianco il manini, chi incagliere e bingiottiere.
Cosa succede dunque quel giorno di maggio del 1796? Napoleone sia appena stabilito a Milano.
Il Josephine, sua moglie, è ancora parigi e non si decide a raggiungerlo.
Lo essi consola con la bella contralto Giuseppina Grassini.
La vediate altro, ne rimane molto colpito e comincia a frequentarla.
Con giorno infatti è in cerca di un regalo per lei.
Esce dal palazzo archiducale, attraversa a piazza duomo ed entra dal manini.
Tra i bottoni, i ventagli, le tabacchiere, gli orologi, le calze, le spade, le pistole,
e le altre merci di lusso, il commerciante gli mostra con l'aneornamenti.
Poi, gli fa sentirà la novità di Gran Moda in tutta Europa, l'acqua di Colonia.
Napoleone esce dal negozio con 120 totolire di regalo, e probabilmente la sua prima acqua di Colonia.
E amore a primo naso, non se ne separerà più per tutta la vita.
E quando dicò amore, ma anche quando dicò per tutta la vita, non sto esagerando.
Dalle fatture del suo fornitore, Gervesha Arden, profumire ufficiale di Sua Maestà Imperiale,
sappiamo che sui ordini viaggiano attorno alle 60 bottiglie per mese, con punte anche di 70.
Ma d'amore dei Ramusa, d'amore di compagnia dell'imperatrice Giusefine,
nonché intellettuale scrittrice francese, nelle sue memuare conferma.
Come profumo, usava solo acqua di Colonia, ne faceva un uso straordinario,
e arrivava a consumare sino a 60 bottiglie al mese.
Ora convento che fosse estremamente salutare.
Sembra tanto, certo, ma non se consideriamo la sua toilette quotidiana.
Ogni giorno il suo cameriere gli versava addosso almeno una bottiglia di acqua di Colonia
che frizionava vigorosamente, suppetto, braccio e schiena, ma non solo.
Napoleone la aggiungeva l'acqua del bagno, ni beveva qualche goccia diluita nell'acqua
prima di ogni battaglia perché gli eschiarriva i pensieri, e sicurava il maldistomaco
con una zolletta di zucchero intinta nell'acqua di Colonia.
E poi si portava a questo profumo ovunque, anche grazie alle speciali bottiglie a forma di cilindro.
Dette govulu, che già mare i farina, aveva creato per lui, dalla dimensione perfetta,
per infilarsi nei suoi stivali da cavallerizzo.
Per Napoleone sui contemporanei, l'acqua di Colonia non era tanto un profumo,
quanto un prodotto curativo che si vendeva nelle farmacie dell'epoca, come anestetico, disinfettante e tonico.
Quelche medico ne prescriva persino l'iniezione.
Ancora in diverse edizionari medici nella fine dell'incianovesimo secolo,
era consigliata come rinfrescante contro il malditesta, contro la febbre, per l'enire i dolori.
Il nome significa, letteralmente, acqua della città di Colonia, città da cui partita la sua fama.
La paternità è attribuita a Giovanni Paolo Feminis, un commerciante l'ombardo
che nel 1695 creò l'acqua Mirabilis, ovvero l'acqua delle meraviglie,
un'acqua profumata dall'estrar ordinaria virtuocurative.
La ricetta arriva assina su un'ipote Gian Maria Farina, che si trasferisce a Colonia nel 1709,
migliora la fragranza e la chiama "acqua Mirabilis, tetà acqua di Colonia",
e poi solo acqua di Colonia, in onore della città.
Già che c'è traduce il suo nome in francese, personare più adeguato alla vendita di un prodotto di lusso
e diventa Jean-Marie Farina.
Succede poi che nel 1727, la Academia della Medicina di Colonia lo riconosce
come prodotto benifico per la salute.
E da qui parte un successo strepitoso.
L'acqua di Colonia diventa un profumo di moda in tutt'Europa, diventando un simbolo di eleganza e di raffina a tezza.
Con il successo, naturalmente arrivano anche limitazioni.
Farina e sui discindenti cercano di difendere il marchio.
Mai tutto inutile, non solo le copie si moltiplicano,
ma presto ogni profumiere cominci a proporre la sua personale versione dell'acqua di Colonia.
Per questo, ancora oggi, numerose case produtrici di acqua di Colonia
se ne contendono la autenticità, sostenendo di posse dare la ricetta originale.
Così, il Giomari Farina, in una lettera al fratello, descrive la sua creazione.
Il mio profumo è come un mattino italiano di primavera dopo la pioggia.
Ricorda le arancei, limoni, pompelmi, bergamotti, i cedri, i fiori e l'herberumatico della mia terra.
Mi rinfresca, estimo la sensi e fantasia.
E davvero? All'acqua di coloro?
in piacevole i terpudi o di note agrumate, arancio, limone, pompelmo, bercamotto, cedro,
oltre al nero il fiore dell'aranciomaro, tutte e note eluminose solari, dall'effetto
al tempo stesso rilassante e energizzante, a cui si aggiunge l'effetto rassere nante della lavanda,
è quello rinfrescante estimolante di rosmarino, timo e delle altre erbe aromatiche.
Spruzzandosi l'acqua di Colonia si viene avvolti da una strardinaria sensazione di freschezza.
In un'epoca sino dal loro adominata da profumi pesanti intensi, la sua delicata fragranza
fu una vera rivoluzione, il primo grande profumo di questo genere che apri la strada a numerose varianti.
Tra una frizione di acqua di Colonia e l'altra, Napoleone non si ferma, essere imperatore
non gli basta. Continua le sue campagne militari, sconfiggia la Prussia, la Austria, la Russia e
l'inghilterva. Nel suo momento di massima espansione del 1812, l'impero francese copriva un territorio
che andava dalla Spagna sino a Napolonia. Come noto, la sua parabola si è resta con la sfortunata
invasione della Russia, una debacle che culminerà nella sconfita di Lipsia e nel trattato di Fontenblee
del 1814, in cui viene costretto ad amplicare mentre Luigi di Ciottesimo Borbone viene restaurato
sul trono. Napoleone viene esiliato nell'isola Delta. Ma come nei classici clichè da Triller
americano, in cui il cattivo sembrava morto e ricompare proprio mentre tutti stavano cominciando
rilassarsi, Napoleone riesce a fuggere dall'elba e ritornà parigi per i suoi ultimi e leggendari
100 giorni. All'orizzonte lo attende però la clamorosa sconfita di Waterloo senza alcuna possibilità
di recupero e il soregno si polverizza in un istante. Stavolta Napoleone viene esiliato a Sant'Elena,
una remota isola largo dell'Africa, nel mezzo dell'ocèan Atlantico, nonostante le promesse di
un trasferimento in America dove contava di rifarsi una vita da libero cittadino.
In uno studio del 2021, l'occienziatobio medico Parves Harris, nell'Università del Lester,
ha observato un fatto interessante. Dal 1796, fino al 1821, hanno della sua morte, Napoleone
è usato in media due bottiglie di acqua di colonia al giorno per lavarsi e profumarsi e a volte anche
ingiorendola. Hanno dopo anno, Napoleone si sarebbe avvelenato con gli ole essenziali del suo
amato profumo, con l'esposizione quotidiana, a quantità che altri avrebbero raggiunto in un anno.
Dana parte, l'acqua di colonia potrebbe averlo protetto da batterie virus durante le sue campagne
in Siria e in Egitto. Dall'altra, la prolungata sovresposizione a questi oli essenziali spiegarebbe
il rapido deterioramento della sua salute degli ultimi anni. La sua passion è smodata per
questo profumo, insomma, gli allentamente cambiato la vita, consumandola. Del uso tradito,
abbandornato nell'isola di Santelena in una grande casa umide faticente, la sofferenza maggiore per
lui è la mancanza della sua matacqua di colonia. I due fedeli servitori, Ali e lui Marsha hanno
traffugato qualche bottiglia della fragranza nel loro bagagli, ma le loro scorte non durano allungo.
Disperato, Napoleone prega Ali di ricrearla in qualche modo. Questi riesce a farsi spedire una
formula dal profumiere fargiorno e con gli ingredienti che recupera sul liso, la come limone e cedro
bergamotto e rosmarino, ricrea una sua versione dell'acqua di colonia. La formula è stata poi
ritrovata nel 1992 ed è attualmente costodita lo Smotech, lo straordinario archivio di profumi
storici, con sede a Versaille, dove è possibile sentirla ancora oggi. Ma anche se l'acqua di
colonia porta un po' di piacere nella vita di Napoleone, il suo morale è distrutto e la sua salute
continua a peggiorare velocemente. Morina e Nesilio, nel giro di 6 anni, il 5 maggio 1821.
Napoleone è una di quelle figure storie che è talmente importanti da dare il proprio nome
a un epoca. Geniale e spietato, tiranno e salvatore, fu tante cose diverse per molti, manzoni
di dedica il 5 maggio, e questo c'è del senso del calamore che la sua morte doveva verso
citato. Foscolo, prima lo saluta come liberatore, poi come traditore. Tolstò i lori di kulizia
in guerra e pace. Standallo definisce il luomo più grande apparso al mondo dopo cesare, nessuno
rimane indiferente. La propaganda satirica l'ori trasse, ridicolizzandolo, come un nanerottolo
di spettoso, tante che siamo tutti un po' convinti che fosse basso. Ma la verità è che il suo
genio strategico, la sensazione che fosse invincibile, dovete fare molta paura al tempo.
Tuttavia, della sua forse in nata ambizione fu un uomo molto solo. Per questo, l'acqua di
Colonia era molto più che un profumo, era molto più di un tonico dalla fraganza deliziosa.
I profumi degli agrumi, i rosmarino, il timo, avevano un potere calmante su di lui. Anche durante
la preparazione della battaglia gli generavano un senso di benessere, perché erano gli odori della
sua corsica, gli odori della sua infancia, gli odori degli anni in cui era stato veramente felice.
Quello odore era rimastone i suoi ricordi e se era portato a presso da quando era partito, da solo,
ancora bambino per la sua grande avventora. Le sue ultimi giorni a Santelena, ricordando gli odori
dell'isona Latia a Scrisse, in corsica tutto e migliore, persino lo odore della terra, anche vendato,
potrei riconoscerla solo del suo profumo. Sul suoletto di morte si dice che abbia chiesto di
prucciare alcune pastiglie del suo amato profumo. E quindi mi chiedo, si può essere sessionati
dall'ossesso profumo per tutta la vita. Si può continuare a portare un profumo per vivere un
luogo, un posto cui abbiamo associato la parte felice della nostra vita, anche sin ad avvenenarsi.
Si può rimanere legati a un profumo, solo perché ci ricorda la parte più felice della nostra vita.
Ho girato la domanda a una persona che di profumi strardinari ne sa moltissimo. Luca Maffei,
naso e creatore di profumi, escio di ateli e fraganze milano. Sì, si può essere sessionati
dall'ossesso profumo per tutta la vita. Ho conosciuto persone che non possono fare a meno di
indossare il proprio profumo tutti i giorni, tutto l'anno, perché spesso il profumo è espressione
di noi stessi e del nostro carattere. Proviamo piacere, proviamo ben essere, a indossare quella
determinata fraganza che ci fa sentire completi. Al tempo stesso possiamo portare un profumo
per rivivere la sensazione provata in un luogo. Mi ha capitato tante volte di realizzare
fraganze per marchi dove il direttore creativo mi chiedeva di trasformare in un profumo l'esperienza
vissuta in un viaggio. Posso svelare anche un dietro le quinte? C'è un profumo di un brand
che si chiama laboratorio olfattivo, Balli Flora, che non è stato realizzato da me, ma
dai Gianclodena. Al quale però ha lavorato anch'io? E la cosa fascinante è che doveva richiamare
esattamente un viaggio che Roberto Drago, il direttore creativo del brand, ha fatto a balli
tanti anni fa, dove però portava ancora con se nella sua memoria olfattiva esattamente
tutte quelle fotografie e tutti quei ricordi legate agli odori. Quindi si ricordava l'alba
su un agip cabrio, con la foresta, con l'incenso bruciato, con la brezza del mare, con la frutta
esotica. Io ha lavorato parecchio su questo progetto e non sono arrivato a scattare esattamente
quella fotografia, mentre c'è arrivato un altro naso. Ma la cosa particolare è che da lì
da quel profumo che ho creato, ne è nato un altro, che è sacreste, che ha un incenso
sempre dello stesso marchio. E questo dimostra come quello che ci fa rivivare un luogo è
la potenza della nostra memoria olfattiva. È assolutamente provato che noi riusciamo
nell'arco di una vita a ricordare l'un percento di quello che tocchiamo, quindi quasi nulla,
possiamo arrivare al 5-7% di quello che vediamo e noi siamo convinti che la nostra vita
è guidata dal senso della vista, ma in realtà è qualcosa di molto sfogente, ma possiamo
arrivare a oltre il 15-20% di quello che non usiamo. Un ricordo è talmente legato a un odore
che poi quello odore è quello al quale riusciamo ad associare la felicità, la tristezza, la
gioia, la rabbia, legato a una fragranza, come diceva Suschid nel suo libro, chi controlle
guida gli odori, guida il cuore delle persone. Una delle cose più incredibili che mia successa
legato al mondo dei ricordi e dei profumi è stata una persona che non mi ha risposto,
mi piace, non mi piace, buono, cattivo, poi ma li ho fatto sentire una fragranza, se me
sta piangere. Perché era riuscito a toccare quella corda emotiva di un ricordo estremamente
che ha scatenato questa genere di emozione e credo sia di una potenza incredibile,
cioè quando si dice "va oltre le parole" il profumo in grado di andare oltre ogni cosa.
Il profumo del destino è un podcast scritto raccontato da Roberta Deiana,
Sound Design di David Sardo.
Si ringrazia a Laura Gaetano e David Sardo per aver prestato la voce per questo podcast.
Podcast Summary
Key Points:
Napoleone, durante un viaggio a Milano nel 1796, scopre l'acqua di Colonia in un negozio e ne acquisisce una bottiglia come regalo per la sua moglie, Josephine.
L'acqua di Colonia diventa un'abitudine quotidiana per Napoleone, consumata in media due volte al giorno e spesso ingerita prima delle battaglie per calmare i pensieri e il mal di stomaco.
Per Napoleone, il profumo è un'esplicita connessione emotiva con la sua infanzia a Corsica, dove gli odori di agrumi, rosmarino e cedro evocano ricordi di felicità e tranquillità.
L'acqua di Colonia, originariamente creata da Giovanni Paolo Feminis e migliorata da Jean-Marie Farina, è un prodotto curativo che diventa simbolo di eleganza e rivoluzione nell'uso dei profumi.
Studi moderni suggeriscono che l'esposizione cronica all'acqua di Colonia possa aver influenzato sia la salute di Napoleone che il suo morale, contribuendo anche a un deterioramento prematuro.
Anche in esilio a San Elena, Napoleone desidera il profumo, e i suoi servitori riescono a ricreare una versione della fragranza con ingredienti di base, ora conservata negli archivi storici.
Il profumo è descritto come un ponte tra memoria, identità e emozione, capace di rievocare luoghi e momenti felici e di influenzare profondamente la vita e il benessere.
Il podcast "Il Profumo del Destino" esplora come odori specifici possano trasformare la vita di persone, collegando emozioni, ricordi e identità attraverso il profumo.
Summary:
Napoleone Bonaparte, durante un viaggio a Milano nel 1796, incontra per la prima volta l'acqua di Colonia in un negozio e ne acquista una bottiglia come regalo per la sua moglie Josephine. Questo evento segna l'inizio di un'abitudine quotidiana: ogni giorno utilizzava l'acqua di Colonia per profumarsi, lavarsi e, in alcuni casi, ingerirla per calmare il mal di testa e i pensieri prima delle battaglie. Il profumo, con le sue note di agrumi, rosmarino e cedro, diventa per lui un ponte emotivo con la sua infanzia a Corsica, ricordi di felicità e tranquillità.
Studio di un medico del 2021 indica che Napoleone consumava mediamente due bottiglie al giorno e potrebbe essere stato esposto a dosi croniche di oli essenziali, influenzando la sua salute. Anche in esilio a San Elena, Napoleone desidera il profumo, e i suoi servitori riescono a ricreare una versione della fragranza con ingredienti di base, ora conservata negli archivi storici di Versailles. Il podcast "Il Profumo del Destino" racconta come odori specifici possano connettere emozioni, ricordi e identità, dimostrando che un profumo può essere un vero e proprio catalizzatore di memorie e sentimenti, capace di andare oltre le parole e di toccare profondamente il cuore.
L'esperienza di Napoleone indica che i profumi possono essere più che oggetti: possono essere simboli di un passato felice, di un luogo amato e di una persona che ci è stata vicina.
FAQs
Sì, Napoleone amava profondamente l'acqua di Colonia, che usava quotidianamente per lavarsi e per calmarsi, fino a consumarne fino a 60 bottiglie al mese.
Era un profumo che gli ricordava la sua infanzia in Corsica e gli dava un senso di benessere e calma, legato ai ricordi più felici della sua vita.
Sì, è un profumo naturale ottenuto con estratti di agrumi, rosmarino, timo e altre erbe aromatiche, che erano molto comuni in Italia e in Europa all'epoca.
La creazione viene attribuita a Giovanni Paolo Feminis, che nel 1695 creò l'acqua Mirabilis, poi migliorata da Gian Maria Farina, che la chiamò acqua di Colonia.
Sì, ne beveva gocce diluite prima delle battaglie per calmare i pensieri e regolare il mal di stomaco, e la usava anche per profumarsi durante i viaggi.
Non c’è prova diretta, ma si ritiene che l’esposizione cronica agli oli essenziali possa aver contribuito al deterioramento della sua salute negli anni finali.
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