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S1E3: "Anglicismi gratuiti"

15m 38s

S1E3: "Anglicismi gratuiti"

L'italiano contemporaneo è profondamente influenzato dall'inglese, grazie a fenomeni di prestito linguistico che si sono diffusi attraverso l'istruzione, i media e l'uso digitale. I prestiti si classificano in quelli di necessità, come "computer" per descrivere un dispositivo, e quelli di lusso, come "weekend", che evocano un'immagine di modernità e prestigio. Alcune parole vengono adattate alla struttura italiana (es. "bistecca"), mentre altre sono tradotte in modo letterale o semantico, come "stella" che ora indica una persona famosa. Si verificano anche italianizzazioni ibride, come "schillato" o "brifare", che dimostrano un'evoluzione spontanea e naturale della lingua. L'analisi dei termini come "smart working" evidenzia che molti anglicismi sono falso o inadatti, e il loro uso non è universale. La percentuale reale di parole straniere è bassa, circa lo 0,3%, e molti di questi termini saranno presto dimenticati. Il dibattito su anglicismi è spesso esagerato e alimentato da emozioni e media, piuttosto che da dati oggettivi. La lingua non deve essere difesa né rigidamente lucidata, ma evolvere naturalmente in risposta al contesto sociale e tecnologico. La responsabilità del parlante è quindi quella di scegliere con consapevolezza, considerando il contesto e il significato, piuttosto che imporre regole dogmatiche.

Transcription

1900 Words, 12375 Characters

Italian
Quelleramo dell'ago di Como sud costoranted, tra due cattene non stop, di monti, tutte curvi. A seconda dell'appdown di quelli, divenquasi ha un tratto small size e a prendere un look da fume, tromperomontorio adestra e un ampia costiera oversight e il ponte che evi link alle due rive, parcherendo ancora più friendly all'occhio questo effetto double face e senti lo stop dell'ago e lo restart dell'ada, fino al remake dell'ago dove le rive è sempre più extra large lasciano lo spread dell'acqua ralentarsi in un relax di nuovi golfi curvi. Ebbene sì, questi sono i promessi sposi nella rivisitazione decisamente provocatoria di Antonio Zoppetti, tratta dal suo libro di Ciamolo in italiano, uscito nel 2017. Ma ora, sigla! Questo è questioni di lingua, il nuovo podcast di Treccani dedicato la lingua italiana e io sono Beatrice Cristalli, linguista e formatrice. Risate a parte, l'italiano contemporaneo è sempre più caratterizzato dalla presenza di anglicismi come lo sappiamo attraverso le parole. Vi dicono nulla, itanglese, itagliese, itanglese, itangliano, facciamo un salto nel tempo. Già negli anni '60 si parlava di itagliese, un termine che inizialmente indicava un italiano sgrammaticato, ma che ben presto cominciò a riferirse all'italiano d'uso contaminato dall'inglese. Le cose non si sono fermate qui. N 1977, come riporta il vocabulary treccani, gioco Moelliot conio il termine itangliano nella sua monografia per Rizzoli, appunto intitulata, parliamo itangliano, dove raccolse in modo anedotico i casi più lampanti di mescolanza tra italiano inglese, specialmente nel contestaziendale, dove questi pastici, linguistici erano particolarmente evidenti. Atualissimo direi, per più di 30 anni il panorama linguistico italiano ha poi subito una trasformazione significativa che non possiamo ignorare. L'influenza dell'inglese si è estesa raggiungendo un pubblico sempre più vasto, sia tra chi lo utilizza attivamente, sia tra chi lo assorbe passivamente. E questo è venuto per diverse ragioni. L'inglese è diventato una presenza costante nell'istruzione, nei viaggi, nelle relazioni sociali, soprattutto attraverso internet. Ogni settore ha contribuito insomma ad arricchire il nostro vocabolario con termine inglesi, riflettendo i cambiamenti sociali e le dinamiche del prestito linguistico. Eccoci a un punto centrale. Per giustificare questo nuovo italiano o encore peggio, per far finta di niente, ci appelliamo molti alibi. Il primo è quello dei cosiddetti prestiti di necessità. A dirittura c'è qualcuno che ha proposto di chiamarli doni, visto che le parole stragnere di solito non si restituiscono. Insomma mi riferisco alle parole mancanti, gli intraduccibili. Su tre cani leggemo che il prestito linguistico, o forestierismo, è una parola, una locuzione o una costruzione sintattica di una lingua stragnera che entra nell'essico di un'altra lingua. Film, bar, sport, match, solo per fare esempi dall'inglese. Ma troviamo anche francesismi, come cabare, per esempio o iberismi come paella. A dirittura i latinismi possono essere considerati a tutti gli effetti dei prestiti. Semplici è semplice. E invece no, mica tutti i prestiti sono uguali. Abbiamo i prestiti per necessità, i prestiti di lusso, secondo la distinzione di Paolo da Kille. La differenza è che il primo è una parola che colma un vuoto, come il termine caffè. Quando arrivati in Italia non avevamo una parola per descriverlo, così abbiamo preso in prestito il termine turco che a sua volta è derivato dall'arabo quava, cioè vino, bevanda e cittante. Lo stesso vale è per molte parole legate alla tecnologia, come computer o internet. Il secondo, il prestito di lusso, ha diciamo un fine stilistico di posa, serve a evocare una civiltà, una cultura, un modo di vita, considerati prestigiosi. Un esempio classico, weekend, invece di fine settimana, ma anche speaker al posto di relatore o relatrice. Sono tutti quei termini che prendiamo in prestito, anche quando non ce ne sarebbe bisogno, perché abbiamo già parole italiane, perfettamente funzionanti. Se vogliamo essere precisi, la parola computer è un prestito non integrato o non adattato, perché è presa nella sua forma originaria, caso diverso per bistecca dall'inglese Bifstick, che è adattato alla morfologia e alla phonologia dell'italiano. Poi c'è il calco linguistico, e anche qui dobbiamo fare una distinzione. Il primo consiste nel tradurre letteralmente una parola o una frase straniera in italiano, in questo caso si parla di calco formale. Un esempio classico è schiaccianoci, che deriva dal tedesco no snacker, o libro tascabile che riprende l'inglese pocketbook. In questi casi traducciamo sì la struttura della parola straniera, ma la rendiamo perfettamente compressibile nella nostra lingua. Il secondo tipo è il calco semantico, ed è qui che le cose si fanno davvero interessanti. Prendiamo una parola italiana che già esiste e le diamo un nuovo significato, basato su quello che ha la sua controparte straniera. Ad esempio, la parola stella in italiano ha sempre significato l'astroneccello, ma con l'influenza dell'inglese store, ha assunto anche il significato di famosa attore o famosa trice. Sembra un piccolo cambiamento, ma un impatto enorme sul nostro modo di esprimerci. Non dimentichiamoci poi delle italianizzazioni, questi hybridismi o semi-adattamenti, non compaiono solo nell'ingwagiotecnico per esempio informatico. Si trovano nel lavoro, pensiamo a schillato, schillare o brifare, customizzare, brandizzare, nello sport, baschettista o dribbolare nella musica, gezzista, roquetaro. Per poi finire nell'ingwagiocomune, anche della stampa, scioccare, zoomare, filmare e ovviamente nello slang Giovanni Le, che è una delle varietà dell'italiano, ma proprio su questo ci torneremo. Tutto questo spiegone linguistico mi serve per farvi capire che il problema e le relative polemiche non nasce esclusivamente per la presenza quantitativa di termini inglesi, ma per la molteplicità di processi che avvengono nella nostra lingua, processi che spesso in noi sono automatici. Un po' per pigrizia, un po' per posa, un po' perché non si conoscono alternative o perché non siano gli strumenti per cercare. C'è da dire poi che l'italiano ha una natura quasi camaleontica, si camuffa e lo fate almente bene che spesso non ce ne accorgiamo. Uno degli esempi più comuni è quello che accade con i verbi, che grazie al doppiaggio cinematografico alle traduzioni di libri e alla nostra esposizione continua l'inglese tecnologico hanno cambiato significato nel tempo. Pensiamo ad esempio alla parola salvare. Tradizionalmente in italiano significava mettere in salvo o proteggere, ma oggi quando diciamo salvare un file stiamo in realtà usando un doppio prestito dall'inglese. Non solo utilizziamo la parola file invece di documento, ma anche il verbo salvare ha acquisito il significato di archiviare ricalcando l'inglese to save. Un altro esempio prendiamo la baby pensione. In italiano tradizionale avremo detto pensione anticipata per giovani, ma la struttura della frase è stata ribaltata mettendo prima la qualifica esattamente come si fa in inglese. Usare termine in inglesi sarà pure figo per non dire Q, ma rischia di farci fare anche notevo il figuraccio. Non è tutto qualche entra nell'italiano necessario, soprattutto quando hai inesatto. Preniamo smart working che secondo il vocabolario treccani è un obsseudo anglicismo o falso anglicismo, composto dall'aggettivo inglese smart, intelligente e da working lavoro o occupazione. Seudo anglicismo vuol dire che si tratta di una parola espressione che contiene elementi inglesi o che sembra un inglesi, ma in realtà nella inglese non esistono. Si dice pseudo-anglicismo anche di parola o l'ucuzione esistente. di inglese, ma che in quella lingua ha un significato differente. Ebbene sì, il significato letterale di smart working allude più che altro alla flessibilità dei processi lavorativi nell'ambito delle nuove tecnologie che rendono lavoro più intelligente, per questo smart. In realtà, quello che in Italia intendiamo per lavoro agile, lavoro da casa e in inghilterra si chiama diversamente, abbiamo infatti working from home oppure remote working. In insomma, l'italiano non è solo una questione di parole rese in prestito, ma staremo davvero subendone invasione, ci dobbiamo preoccupare per quanto a miri e stimile persone che si fanno delle domande sul futuro dell'italiano, non posso dire altrettanto di chi sfoga le proprie ossessioni con alarmismi e pensieri nostalgici nei confronti di Arrigo Castellani e della sua profezia, probabilmente avverata sul Morbus Anglicus, come pubblico in un articolo del 1987. E per quanto nel tempo, Tulio de Mauro e Luca Seriani gli abbiano in un certo senso dato ragione, direi che oggi abbiamo a che fare con un scenario molto diverso, per cui per piacere appoggiamo scudi e forconi, perché la lingua non è una cosa da difendere, e nemmeno da lucidare poi mettere in bella vista come sopramabile in casa. La lingua si evolve in base con testi in cui vive, ed è chiaro che in ogni paese si porta dietro una storia diversa. Senza dimenticare la velocità esponenziale con cui le lingue oggi si mischiano grazie alla rette, è risaputo che in Francia esiste da anni una legislazione protezionistica che impone l'uso di termini tradotti, come lo zisiel per software e telecopi per fax. Forse meno conosciuto il fatto che in Spagna, alla real Academy Spagnola, interviene direttamente su gli Anglicismi, filtrandoli già alla fonte. Per esempio, durante la ricezione dei comunicati delle agenzie di stampi internazionali, l'academia propone adattamenti e traduzioni limitando nell'inclusione nei dizonari ufficiali. E in Italia, tra gli esperti e l'esperte di lingua, prevale l'idea che non sia necessario intervenire, che a fare la lingua non sono i linguisti e le linguiste che insomma non si possono imporre soluzioni a tavolino di questo tipo. Ma questo atteggiamento al Parlante Comune non sta bene e lo testimoniano le tante letteri giornali su questo tema che è una sorta di patata bollente, un argomento che indigna e scatena fiume di parole nelle piattaforme social. Diciamo che è naturale chiedersi se non stiamo esagerando. Nel 2020, Giuseppe Antonelli scriveva nella prefazione al saggio di Riccardo Gualdo gli Anglicismi che questi nei principali di zonari italiani rappresentano una percentuale complessiva inferiore al tre percento, quindi come mai ne siamo così ossessionati. Certo, di espressioni inglesi ne sentiamo molte, dalla radio, dalla tv, dai giornalisti, dai politici, ma ci chiediamo abbastanza quante ne usiamo davvero nel nostro parlato quotidiano, immaginate di camminare per strada in una calda giornata, destate, il termometro segna trenta gradi, ma voi ne percepite almeno trentacinque a causa dell'umidità opprimente. Ecco questo è un po' quello che succede con la nostra lingua e gli Anglicismi, quello che vediamo sentiamo non sempre corrisponde alla realtà oggettiva, ma è piuttosto una temperatura percepita. Ecco perché Antonelli parla di italiano percepito per descrivere la nostra idea di lingua, influenzata da paure, emozioni e da un continuo bombardamento mediatico. Poi c'è da chiedersi quanti di questi Anglicismi rimarranno nell'uso. La maggior parte degli Anglicismi per Antonelli è molto probabilmente destinata a scomparire, in quanto vittime del nostro consumismo linguistico, proprio come avviene per molti neologismi in generale, che come diceva seriani, sono e filmeri come girini di cui solo pochi riusciranno a diventare rane adulte. Ammesso che l'italiano percepito non sempre rifletta la realtà linguistica, rimane un dubbio, ma che ci facciamo con questi Anglicismi nella pratica, li dobbiamo censurare sempre quando è preferibile usare quelli italiani. Io non ve la voglio dare la soddisfazione dei tre consigli per usare bene gli Anglicismi, anche perché significa rebesminuir un intera ricerca ancora in corso. Diciamo che sostituire è possibile e non è affatto roba da puristi, ma esige con sapevolezza, oca e motività, studio, capacità di mettere in dubbio le proprie idee e anche rispetto per il contesto in cui si parla e si scrive. Questa è la responsabilità del Parlante. Questioni di lingua è un podcast treccani con biotrici cristalli, prodotto e post prodotto dai dugli ad alzapere treccani. Trovate tutti gli episodi sulle principali piattaforme.

Podcast Summary

Key Points:

  1. L'italiano contemporaneo è fortemente influenzato da anglicismi, che si sono diffusi grazie all'istruzione, ai viaggi e all'uso del web.
  2. Esistono diversi tipi di prestiti linguistici
  3. Il fenomeno dei prestiti non è uniforme
  4. Si verificano anche italianizzazioni ibride, come "schillato", "brifare" o "gezzista", che mostrano come la lingua si evolva in modo automatico e spontaneo.
  5. Il termine "smart working" è un falso anglicismo, poiché non esiste in inglese, e il suo significato è diverso da quello che viene comunemente attribuito.
  6. L'italiano non deve essere difeso o lucidato, ma evolvere naturalmente in risposta al contesto sociale e tecnologico.
  7. Le polemiche su anglicismi sono spesso esagerate
  8. La responsabilità del parlante consiste nel scegliere con consapevolezza, non nel censurare in modo rigido, rispettando il contesto e il significato.

Summary:

L'italiano contemporaneo è profondamente influenzato dall'inglese, grazie a fenomeni di prestito linguistico che si sono diffusi attraverso l'istruzione, i media e l'uso digitale. I prestiti si classificano in quelli di necessità, come "computer" per descrivere un dispositivo, e quelli di lusso, come "weekend", che evocano un'immagine di modernità e prestigio. Alcune parole vengono adattate alla struttura italiana (es.

"bistecca"), mentre altre sono tradotte in modo letterale o semantico, come "stella" che ora indica una persona famosa. Si verificano anche italianizzazioni ibride, come "schillato" o "brifare", che dimostrano un'evoluzione spontanea e naturale della lingua. L'analisi dei termini come "smart working" evidenzia che molti anglicismi sono falso o inadatti, e il loro uso non è universale.

La percentuale reale di parole straniere è bassa, circa lo 0,3%, e molti di questi termini saranno presto dimenticati. Il dibattito su anglicismi è spesso esagerato e alimentato da emozioni e media, piuttosto che da dati oggettivi. La lingua non deve essere difesa né rigidamente lucidata, ma evolvere naturalmente in risposta al contesto sociale e tecnologico.

La responsabilità del parlante è quindi quella di scegliere con consapevolezza, considerando il contesto e il significato, piuttosto che imporre regole dogmatiche.

FAQs

Sono parole o espressioni prese in prestito dall'inglese e integrate nell'italiano, come 'computer', 'weekend' o 'smart working'.

Perché l'inglese è presente nell'istruzione, nei viaggi, nelle relazioni sociali e soprattutto attraverso internet e i media.

Il prestito di necessità colma un vuoto lessicale, come 'caffè'. Il prestito di lusso ha un valore stilistico, come 'speaker' o 'weekend'.

È il processo di tradurre letteralmente una parola straniera in italiano, sia in forma formale (es. 'schiaccianoci') che semantica (es. 'stella' come famosa).

Sì, molte parole come 'smart working' sono superflue perché esistono già sinonimi italiani, ma sono usate per effetto di stile o posa.

È un termine nostalgico che indica una presunta minaccia all'italiano causata dall'influenza inglese, ma oggi è visto come un esempio di alarmismo linguistico.

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