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Rinnovabili, perché non copiamo il modello Spagna?

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Rinnovabili, perché non copiamo il modello Spagna?

Italia e Spagna condividono clima, cultura e dieta mediterranea, ma divergono in economia: la Spagna è cresciuta in media del 2% nell’ultimo decennio, superando l’Italia, e mantiene una crescita sostenuta nonostante la crisi energetica legata alla guerra in Iran. Il motivo principale risiede nelle scelte strategiche sulle rinnovabili. Dal 2019, Madrid ha investito in modo più efficiente i fondi del Recovery Plan e ottenuto linee di credito dalla Banca Europea degli Investimenti, portando oggi il 56% dell’elettricità da fonti pulite contro il 41% italiano. Ciò ha ridotto la dipendenza dal gas, abbassato i prezzi dell’energia e favorito la Borsa di Madrid (+93% in tre anni contro +73% di Milano), mentre lo spread italiano si è allargato. Stefano Ciafani di Legambiente spiega che l’Italia è rimasta indietro per norme nazionali che non semplificano gli iter autorizzativi, ostacoli regionali (come la Sardegna, che blocca le rinnovabili pur producendo il 70% di elettricità dal carbone), conflitti locali e mancanza di volontà politica. Esempi virtuosi come la Campania mostrano che un’organizzazione efficiente può accelerare le autorizzazioni. Per colmare il gap, servono semplificazioni, repowering degli impianti e una maggiore responsabilità dei territori, puntando a 85 GW aggiuntivi entro il 2030 per ridurre la dipendenza energetica e le bollette.

Transcription

2251 Words, 14124 Characters

Italian
[Musica] Italia e Spagna hanno tanto in comune, il clima mite, la dieta mediterranea, la storia, la cultura e ci sono però delle differenze importanti. E non sto parlando di calcio, su cui sarebbe da pire una dolorosa parentesi ma parlo di economia. Dei l'utilità di 10 anni la Spagna è cresciuta in media del 2% facendo decisamente meglio dell'Italia e secondo le utile proiezioni del fonda monetario internazzarale manterrà una crescita sostenuta anche quest'anno nonostante lo shock energetico legato alla guerra in Iran. Perché per rispondere a questa domanda bisogna proprio partire da qui dall'energia, perché se la Spagna risentira meno di noi, dei rincari, e per via delle scelte strategiche in tema di rinnovabili, facciamo un passo inietro. Anno 2019, Italia e Spagna sono sostanzialmente all'appari, quanto ha potenza di installata, ma poi dal Covid-in poi c'è uno stacco clamoroso. Questo è perché Madrid investe in maniera più efficiente di noi sicuramente i soldi del recovery pen, ed è anche in grado di ottenere importanti linee di credito dalla banca europea degli investimenti. E' risultato oggi il 56% delle electricità prodotta, in Spagna arriva da fonti pulite contro circa 41% dell'Italia. La Spagna è stata in grado di ridurre drasticamente la dipendenza dal gas, di cui prezzo a differenza di Italia, e quasi in influente sulla formazione del prezzo ammega vattora. Perché il bello dell'erino va bene per questo, non fanno bene solo all'ambiente, ma costano anche decisamente meno, specie di questi tempi. Tutto ciò ha avuto anche delle conseguenze finanziare e piuttosto evidenti. Dei ultimi anni sappiamo benissimo che la Borsa di Milano ha andata molto forte, ma la Borsa di Madrid ha andata molto meglio. Più 93% il realso gli ultimi tre anni affronte di un più 73% dell'indicente della Borsa italiana. E poi ci sono in titolo di stato, lo spread tra i bonus e i BTP italiani in particolare in quest'estimane di guerra sia allargato clamorosamente. I titoli di stato spagnoli sono stati tra i pochi in qualche modo risparmiati dall'ondata di vendite che abbiamo visto per via, delle aspettative, sull'inflazione, e questo chiaramente è un elemento di vantaggio in più. Ma perché l'Italia è rimasta indietro cosa si può fare per colmare il gap di questo parliamo nella puntata di oggi, io sono Andrea Franceschi, bentornati a Markenburg. Per parlare di rinnovabile di questo gap tra Italia e Spagna, particolarmente doloroso in questa fase di crisi energetica ho chiamato Stefano Occefani che esitono i presidenti di legambiente. - Buongiorno Stefano. - Buongiorno voi. Allora Stefano, partiamo dal punto perché la Spagna oggi vola oltre 50% di rinnovabile l'Italia ancora indietro pure essendo noi un paese comunque non certamente indietro sul fronte delle rinnovabili. Però spiegheci un po perché si è creato questo gap. La Spagna ha fatto negli ultimi anni una scelta di campo molto chiara, affronte dei problemi climati, ci che riguardano tutti i paesi del mondo. E affronte di una serie di problemi che riguardano ovviamente il continente europeo, pensiamo a tutto quello che abbiamo dovuto in qualche modo fare quando nel 2022 la Russia decide di invadere militariamente l'Ukraine. Quello che siamo costretti a fare negli ultimi anni come continente europeo per gestire anche tutta la serie di sollicitazioni dall'estero, basta pensare nel ultimo anno le grandi pressioni che ha fatto la ministrazione Trump per far comprare alle Europa, che il gas da scisto quindi lo scegli gas è stato unitense. La Spagna ha detto in maniera chiara molto evidente una scelta nel cercare di ridurre l'impatto sull'economia spagnola della dipendenza dall'estero. C'è un solo modo per affrontare questo problema perché si può cambiare fornitore di gas. Abbiamo una serie di ai russi, abbiamo aumentato quella dell'Algeria, di Ristrat Uniti, del Catara, della Zerbaigiana, della Libia, ma siamo sempre dipendenti dall'estero nel nostro Paese. Nella Spagna ha deciso di continuare lungo la strada che rende quel paese più indipendente. Quindi, grandi investimenti sulle rete e sulle accumoli con un evidente risultato non solo in aumento della produzione di energiallettica da fonti inomabili, ma su un costo del kilowattora agli utenti finali, famiglie e imprese che in Spagna è molto più basso rispetto a quello del nostro Paese. Quindi, affronte di un problema, si è analizzata quella che è la Terapia per risolvere quella malattia del Paese Spagnolo e questa Terapia sa sorterne i due effetti. Purtroppo, non è quello che ha fatto l'Italia che sconta ritardi, lunga aggini, tutta una serie di problemi che denunciamo da anni, ma che facciamo fatica a risolvere probabilmente perché non c'è stata la stessa voglia che ha dimostrato il Paese Spagnolo di scioglieri inodi, indiduare quelli che sono i nodi che hanno ingessato il sistema energetico e produttivo della Spagna, arrivando a scioglierli. E noi, purtroppo, quindi abbiamo deciso di non scioglierli con la stessa velocità e, fatti, questo purtroppo si vede chiaramente anche da quanto pagiamo la retrocità in Italia rispetto al Paese Spagnolo. Senti, ma qual è il problema? È un problema politico di non volontà di investire in questo campo, è un problema burocratico, è un problema di nimbi, che è spesso blocca in particolare leolico, racconta il ciun po' meglio. I ritardi sono causati, ovviamente, da diverse motivazioni. Noi sono tre anni che pubbligiamo un rapporto anuale che sentito la scacco matta all'erino a bevi, proprio per far capire alle persone nel nostro Paese, per quale motivo scontiamo questi ritardi? Che l'Italia si è ritardo in rispetto ad altri Paesi, questo lo dicono tutti, ma perché siamo ritardo e sempre difficile da comprendere? E nel nostro rapporto anuale raccontiamo le storie di ordinaria folia del Paese. Allora, ci sono alcune macro categorie, da una parte le norme nazionali che non semplificano adeguatamente l'iter autorizzativi per la l'alitazione degli impianti. Faccio un esempio concreto, se io ho un impianto eolico, nel zato 20 anni fa che è arrivata fino a vita, che ha tante piccole pale, se oggi presento un progetto per togliere tutte quelle piccole pale e metterne poche più potenti, più alti, quindi riducendo del 80% l'impatto visivo, perché se riduce del 80% il numero di pale, l'iter autorizzativo è paragonabile a l'iter autorizzativo che dovrei seguire se quell'impianto eolico non esistesse. E invece se faccio un progetto di cosiddetto repowering, c'è sostituzione del vecchio impianto con un 90% con meno pale, più potenti che potete venire molto più energie allettri, inspetto a quello precedente con un minore impatto pesagistico, l'iter autorizzativo dovrebbe essere sempliciato. E qui, oggi purtroppo, non è previsto ad un'onumativa italiana. Ci sono gli ostacoli delle regioni, perché le regioni sono i soggetti che valutano e autorizzano in pià, soprattutto quelli, diciamo, d'Italia medio piccola, quelli più grandi, in comissione via nazionale, insomma, adesso il ministro dell'ambiente, ma insomma, l'iter autorizzativo finale compete sempre alle regioni, e ci sono regioni che hanno sostanzialmente fermato tutti ieter. E c'è il caso più che l'erano della regione sardegna, l'amministrazione todera, quando si è insediata, ha deciso di fare una guerra contro le rinnovabili, a tutto campo, nella regione, la sardegna, che produce il 70% di l'ettricità da carbone, perché la regione è sardegna, il tunica regionità è una non metaneizzata. E oggi questo sarebbe un plastre, perché permetterebbe alla sardegna di passare dall'erano del carbone, all'erano dell'erino, e la mobilità è una mobilità di passare per il gas. E invece purtroppo questo non sta ad menendo perché la manizzazione regionale sta facendo una guerra senza frontiere contro l'erino vabili. E poi però ci sono anche altri territori, in somma, altre regioni, vi chiamo meno ideologicamente contrari come la regione sardegna, ma che mettono la sarea di ostacoli, perché si procqua del impatto paese agistico, si improcco con le proteste che ci potrò essi sui territori e manca il coraggio delle amministrazioni regionali nel fare, una delle cose che si potrebbero fare e che si fanno, c'è un caso, in questo senso, esemplare che è un modello da seguire quello della regione campania. La regione campania da sempre viene ricordata per la regione dell'emergenza rifiuti, insomma, una serie di problemi che purtroppo conta di stiglione alla storia del colpeese. Non si dice o la stessa è in facevi che la campania nei ultimi anni sia organizzata, attraverso insomma un ufficio regionale che autorizza gli impianti. È una commissione via di valozione ambientale e pregionale che barro dagli impatti prima di arrivare l'autorizzazione finale, con personale, competenze, con una serie di ulteriori rafforzamenti delle solture precedenti che hanno permesso alla regione di non accumulare i progetti, del ragione che vogliono fare in pianti olici, fotovoltaici. E in quei le regione non sono non si accumulano i progetti, nelle stanzi della regione, ma i progetti ben fatti vengano autorizzati, i progetti fatti così così vengano autorizzati se vengano modificati e i progetti fatti male vengano bocciati. Come dovrebbero fare tutte le regioni, invece non è così in altre regioni, in altre regioni della nostra paese. E su questo la volontà politica degli amministratori regionali è fondamentale. Poi ci sono i conflitti sul territorio che sono causati da due sindromi. La sindromenimli è quella non nel mio giardino, sono magoni, comità di città di enigontro, in pianto che si deve l'alizzare, però c'è poi anche un'altra sindroma di uno di un zipala del stesso modo che è altrettanto importante ed ad debbi. l'area che lascindono in impo, cioè non nel mio mandato elettorale perché scontro sulle proteste con gli impianti affonti renovabili ci si costruiscono delle carriere politiche. Allora, noi dobbiamo mettere in campo un percorso che permetta alla semplificazione della normativa a livello nazional. La semplificazione degli iterrautorizzativi, soprattutto sulle cose ancora molto più semplici, penso a repavori negli impianti olici, ma questa vale per tutte le impianti affonti renovabili e poi una presa di responsabilità da parte dei territori che devono sapere che la tanantizione energetica e quindi l'ambandono del gas, il capone del praticamente non lo siamo più per energie elettica, ma, al suo malattro, soprattutto la produzione l'uso del gas contribuce per 50% della produzione del Tecita in Italia, affronte del 41% da rinnovabili che ha appunto di cervate voi. Se vogliamo ridurre fino ad azzerare possibilmente con 50% e gli impianti vanno fatti e vanno fatti su territorio nazionale e non è l'ambentarzi con tu l'inquinamento che ha preso alle centraili affonti fossili, se poi non si accompagna le revedazioni dei impianti affonti renovabili. Questo vale anche di territorio dove sono, ci sono delle evidenti contraddizioni, davanti alla costa della pulgia, della Sicilia, della Sardegno, dell'Azio, ci sono tienti progetti di impianti olici ammare, pianzi olici oscior. E su quella gossa ci si zellamenta della revedazione di quegli impianti per impatto paesagistico, in quel talitite gorsia, ci sono centrali termolettri che pensa a quella carbona di brindisi, pensa a quella ad arrivare il petrollo di gela nel sud della Sicilia, pensa a quella di portovasmine sul cissima in Sardegno, o quella di cidrevecchia nell'Altolazza, al confinato l'Altolazza. Evi sono centraili del moletti con ciminere alte 200 metri, quanto un grattacello di 70 piani, che non si vede più, ma che stanno ancora lì, quelle centraili e quelle ciminere, e poi si protesta con tre impianti olici che se realizzate a 20 chilomi della costa, al massimo allorizzo, non te si vede il brolti, un centimetro, allora credo che tutto questo ragionamento va ad affrontare in maniera spiusserie, come si è fatto fino ad oggi, perché altri nenti continueremo a andare troppo lentamente rispetto a quelli che sono le potenze aritare del paese. Non solo rispetto ai obbili che l'Europa ha dato anche all'Italia come gli altri 26 paesi membri, e che l'Italia ha fatto proprio con il piano nazional integrato in energia e chi, ma il pernietto, al 2030 dobbiamo fare 85 giga vattati aggiuntivi e dobbiamo farne a questo punto ormai 11 giga vattallanno fino al 2030. Lo scorso non abbiamo fatti 7, l'anno precedente a 7 metri, quindi siamo in indieso. Ma c'è un problema oggettivo di abbassamento della bolletta dell'energiatetrica. Per farlo, bisogna fare quegli investimenti velocemente per non essere più dipendenti dalle speculazioni sull'acquisto e il trasporto del gas che abbiamo rivisto per l'ennesima volta, ma non c'era bisogno di quest'ultire reconferma, con la guerra di statuniti e israeli in Iranna, che ha, ovviamente, causato il blocco dello stretto di Hornis, per evitare tutte queste speculazioni, questi impazzimenti delle bollette, l'energiacere dobbiamo produrre quanto più possibile da soli e per farlo, per fare investimenti sull'innovabili, accumoli e di l'uppernellere, per fare quello che concretamente in maniera assolutamente così di aver uscita fare alla spagna e noi non abbiamo fatto. Caro Stefano fa molto male sentire i tuoi racconti queste storie, in particolare, quelle della sardegna ha reggione tra l'aministata da un partito che era nato sui stanzi ambientaliste e dispinte in qualche modo delle innovabili e poi si vede come andata a finire, ma le storie ovviamente sono tante, se volete andare a leggere vi consiglio di consultare il rapporto scaccomato alle innovabili di legambi, intero trovate sul loro sito. Stefano, grazie mille, ovviamente, per la tua competenza, per essere stato con noi, grazie millevole che siete stati rascrotto di questa puntata di merca e nuova, io vi ricordo che dopo domani mercoledi 22 aprire saremo live con una puntata di marketing mover e crypto da stazione radio su una video martesana a Mirano a partire delle 19 se non lo avete fatto registrati, vi trovate il link nella descrizione di questo episodio di marketing mover e tutto ci sentiamo domani ciao! [Musica]

Podcast Summary

Key Points:

  1. La Spagna ha superato l’Italia nella crescita economica (+2% medio annuo) e nella produzione di energia da fonti rinnovabili (56% contro 41%).
  2. Il gap energetico è dovuto a investimenti più efficienti spagnoli nel post-Covid, con minore dipendenza dal gas e costi energetici più bassi per famiglie e imprese.
  3. La Borsa di Madrid ha performato meglio di Milano (+93% contro +73% in tre anni) e lo spread spagnolo è stato più contenuto.
  4. In Italia, i ritardi sono causati da norme nazionali complesse, ostacoli regionali (es. Sardegna), burocrazia, conflitti locali e mancanza di volontà politica.
  5. Legambiente propone semplificazioni autorizzative, repowering degli impianti e una maggiore responsabilità dei territori per raggiungere gli obiettivi al 2030.

Summary:

Italia e Spagna condividono clima, cultura e dieta mediterranea, ma divergono in economia: la Spagna è cresciuta in media del 2% nell’ultimo decennio, superando l’Italia, e mantiene una crescita sostenuta nonostante la crisi energetica legata alla guerra in Iran. Il motivo principale risiede nelle scelte strategiche sulle rinnovabili. Dal 2019, Madrid ha investito in modo più efficiente i fondi del Recovery Plan e ottenuto linee di credito dalla Banca Europea degli Investimenti, portando oggi il 56% dell’elettricità da fonti pulite contro il 41% italiano.

Ciò ha ridotto la dipendenza dal gas, abbassato i prezzi dell’energia e favorito la Borsa di Madrid (+93% in tre anni contro +73% di Milano), mentre lo spread italiano si è allargato. Stefano Ciafani di Legambiente spiega che l’Italia è rimasta indietro per norme nazionali che non semplificano gli iter autorizzativi, ostacoli regionali (come la Sardegna, che blocca le rinnovabili pur producendo il 70% di elettricità dal carbone), conflitti locali e mancanza di volontà politica. Esempi virtuosi come la Campania mostrano che un’organizzazione efficiente può accelerare le autorizzazioni.

Per colmare il gap, servono semplificazioni, repowering degli impianti e una maggiore responsabilità dei territori, puntando a 85 GW aggiuntivi entro il 2030 per ridurre la dipendenza energetica e le bollette.

FAQs

La Spagna ha investito massicciamente nelle rinnovabili, riducendo la dipendenza dal gas e abbassando i costi energetici, mentre l'Italia è rimasta indietro a causa di ritardi burocratici e mancanza di volontà politica.

In Spagna, il 56% dell'elettricità proviene da fonti pulite, contro circa il 41% in Italia, grazie a investimenti più efficienti e scelte strategiche.

La Spagna ha ridotto drasticamente la dipendenza dal gas, rendendo il prezzo del gas quasi irrilevante nella formazione del prezzo dell'elettricità, a differenza dell'Italia.

I ritardi sono dovuti a norme nazionali poco semplificate, ostacoli regionali, conflitti territoriali e mancanza di volontà politica, come nel caso della Sardegna.

Serve semplificare gli iter autorizzativi, promuovere il repowering degli impianti esistenti e una maggiore responsabilità dei territori per accelerare la transizione energetica.

La burocrazia ha rallentato gli investimenti, ad esempio per il repowering degli impianti eolici, che richiede iter complessi nonostante riduca l'impatto visivo.

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