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7. Religio

7m 35s

7. Religio

Il podcast, scritto e letto da Maurizio Bettini, esplora il concetto di "religio" nel mondo romano. L'etimologia è dibattuta: potrebbe derivare da "religare" (creare un legame con il divino) o da "releggere" (essere scrupolosi nei riti). La parola poteva anche assumere un'accezione negativa, indicando superstizione o eccessivo scrupolo. Il nucleo della riflessione contesta l'idea uniforme di religione. Il monoteismo (cristiano, islamico) è per sua natura esclusivo, affermando un unico dio vero. Al contrario, il politeismo greco-romano era fondamentalmente inclusivo: gli dei altrui non erano considerati falsi, ma potevano essere identificati con le divinità locali o addirittura importati nel proprio pantheon. Questa apertura e questa pratica di "traduzione" culturale resero inconcepibili le guerre di religione nell'antichità, a differenza dei sanguinosi conflitti che hanno segnato la storia successiva dell'Occidente in nome della fede. La religione antica era quindi un sistema aperto e dialogico, dove la tolleranza era un fatto pratico, non un principio da rivendicare.

Transcription

935 Words, 5757 Characters

Italian
la religione, quello che noi chiamiamo "religione" è qualcosa che mi lega alla divinità, perché sentite che dentro del religione c'è qualcosa che rimanda a legare oppure una pratica nella quali occorre essere molto di "illigenti", "reilligenti", qui direte che c'entra questo con la religione, per l'appunto sono queste le due etimologie che i romani davano della parola religio. Questo è parole che raccontano un podcast di Sanoma realizzato con Coramidia. Questa puntata è scritta e letta da Maurizio Bettini. La prima etimologia da "religare" significa sentirsi legati da bincoli religiosi. Invece l'altra dal verbo "releggere" che vuol dire essere "deligente" significa essere "deligente" nella ministrazione dei culti e dei sacrifici. I romani stessi in realtà, come si vede, non sapevano qual è la vera etimologia di "religio". Però una cosa va detta. Per "religio" poteva avere anche un significato negativo, lo scrupolo religioso, l'eccesso di religiosità quando qualcuno si fa paralizzare dal rispetto e dal timore della divinità dell'entità superiori. Poteva addirittura indicare la superstizione. Per "religio", quindi vedete che parola con un blessa che è, no? Tere se è facile passare, come sappiamo, anche per trage che esperienze dirette, dalla "ulto religioso" ha un uso della religione profondamente infelice, profondamente dannoso per gli altri. Un grande personaggio romano si chiamava "anigidio figulo", era un personaggio affascinante, perché era un dotto, però era anche un astrologo, uno che si diceva "maneggiasse" anche un po' di magia, diceva, è opportuno essere "religenza", ma non è opportuno essere religiosos, cioè è opportuno essere attento ai culti, attento alle ceremome sacre, ma non essere subestizioso. Parlando di religione, qual è l'erore più grave che si può commettere? Pensare che la parola religione indichi, dobunque, e per tutto la stessa cosa. C'è che ci sia questa cosa chiano la religione che vale per i regreci, per i romani, per i cristiani, per i musulmani? No, ogni religione è diversa dall'altra. Noi, tanto per cominciare, abbiamo una formamentis che, fortemente cristiana, anche se cristiani non lo siamo più, non lo siamo, però per noi l'immagine della religione, è quella che ci viene dal cristianesimo, ossia, rapporto con un dio unico, si apure intrepersone, rapporto con un dio esclusivo. Tutti gli altri idei, tutti gli altri diviniti, non sono buoni, cioè quello vero è quello mio. Che poi la stessa cosa anche che vale per i regioni come gli slambano, se uno è un adoratore, un fedele di alla, dovrà dire per forza che tutte le altri divinità sono divinità false, perché quello vero è quello suo, questo è calateristico, del monoteismo. Ecco, per i regreci, per i romani, era tutto un'altra cosa. Perché i regreci i romani, prima di tutta avevano tanti dei, non lo solo, come abbiamo noi nemonoteismi, quelle braico, quelle cristiano, le slamico, ma soprattutto queste divinità non escludevano niente, cioè io sono romano e adoro venero delle divinità romane, non per questo dico che le divinità dell'ecizianio dei germani sono false, per nulla, sono divinità buone, sono divinità a tutti gli effetti anche loro, tante vero che io posso, tranquillamente, identificare fra loro divinità a miei, con divinità degli altri, cioè posso dire un certo punto, che mio Jupiter, il mio jove, la stessa cosa del Greco Zeus, che la mia "Iuno", la mia "Gionone" è la stessa cosa della Greca era, ma posso anche dire che il mio mercurius è la stessa cosa del votan dei germani e così via. È posso fare anche di peggio, se lo scherzandono naturalmente, c'è posso importare nella mia religione un dio degli altri, qui mi posso accogliere come lo fatti romani, la mia matera da pezzinonte dall'Asia Minore, è farne una mia divinità, divitante della mia città, oppure posso prendere il Greco a Schlepios e farne il mio dito della medicina e lo chiamo Esculapius, ecco, tutte queste cose, ma non sono nemmelo pensabili nel campo dei monoteismi, e nessun cristiano si sognerebbe mai di dire sì ma io voglio, honorare anche un po' la, voglio honorare anche un po' una divinità della polinesia assolutamente. Sono una religione esclusive, mentre per i romani questa dell'importazione, delle divinità altrui e della traduzione delle mia divinità delle divinità degli altri e viceversa, è una pratica normale. Tutto questo ha fatto sì che nel corso dei secoli, gli antichi, non hanno mai fatto guerre di religione. Pensi sono mai uccisi per dire tu non crede nel mio dito e quindi io ti ammazzo. I Greco i romani non hanno fatto mai, non hanno mai combattuto guerre di religione, mentre pur troppo, nel corso dei secoli passati pensare sull'allecorrosciate, alle guerre di religione che ci furono poi successivamente nei secoli, anche l'Occidente, è stato insanguinato da guerre appunto di religione, guerre combattute in nome di Dio e pur troppo ancora oggi, ancora oggi, si uccide si muore in nome di Dio. Cosa gravissima? E che la Roma a ingresce non sarebbe a caluta mai. Nel mondo antico non ci sarebbe stato, nelmeno bisogno di parlare di tolleranza, tolleranza religiosa, come facciamo noi, perché questo era semplicemente oggettivo, erano i fatti, e la tolleranza era nel fatto che si potevano accoglierli di Vinice Altruio, tradurre le miniativenità e di Vinice Altruio. La religionantica era una regione aperta, era una religione di dialogo. Parole che raccontano fa parte di ascoltando simpara, la serie di podcast di dattici realizzati da Sanoma in collaborazione con Coramidia. Parole che raccontano è scritto da Maurizio Bettini e Mario Lentano per i loro corsi di storia pubblicati da Sanoma. L'ideazione è di già comombrosi e Andrea Rizzotti, la produzione è di Coramidia, la voce è di Maurizio Bettini.

Podcast Summary

Key Points:

  1. L'etimologia di "religio" è incerta, con due interpretazioni romane
  2. Per i Romani, la "religio" poteva avere una connotazione negativa, indicando scrupolo eccessivo o superstizione.
  3. L'errore più grave è pensare che "religione" significhi la stessa cosa in tutte le culture; il monoteismo (cristiano, islamico) è esclusivo, mentre il politeismo greco-romano era inclusivo e aperto all'identificazione o importazione di divinità straniere.
  4. Questa apertura ha impedito guerre di religione nel mondo antico, a differenza della storia successiva dell'Occidente, segnata da conflitti in nome di Dio.

Summary:

Il podcast, scritto e letto da Maurizio Bettini, esplora il concetto di "religio" nel mondo romano. L'etimologia è dibattuta: potrebbe derivare da "religare" (creare un legame con il divino) o da "releggere" (essere scrupolosi nei riti). La parola poteva anche assumere un'accezione negativa, indicando superstizione o eccessivo scrupolo.

Il nucleo della riflessione contesta l'idea uniforme di religione. Il monoteismo (cristiano, islamico) è per sua natura esclusivo, affermando un unico dio vero. Al contrario, il politeismo greco-romano era fondamentalmente inclusivo: gli dei altrui non erano considerati falsi, ma potevano essere identificati con le divinità locali o addirittura importati nel proprio pantheon.

Questa apertura e questa pratica di "traduzione" culturale resero inconcepibili le guerre di religione nell'antichità, a differenza dei sanguinosi conflitti che hanno segnato la storia successiva dell'Occidente in nome della fede. La religione antica era quindi un sistema aperto e dialogico, dove la tolleranza era un fatto pratico, non un principio da rivendicare.

FAQs

La prima deriva da 'religare', che significa sentirsi legati da vincoli religiosi. La seconda deriva da 'releggere', che indica l'essere diligenti nella ministrazione dei culti e dei sacrifici.

Poteva indicare uno scrupolo religioso eccessivo, che paralizza per il timore della divinità, fino a sfociare nella superstizione. Rappresentava quindi un uso dannoso della religiosità.

Pensare che la parola 'religione' indichi sempre la stessa cosa in tutte le culture. In realtà, ogni religione è diversa, specialmente nel confronto tra politeismo e monoteismo.

Greci e Romani erano politeisti e non escludevano le divinità altrui, anzi le importavano o le identificavano con le proprie. Nei monoteismi, invece, la religione è esclusiva e non ammette altri dei.

Perché le religioni antiche erano aperte al dialogo e all'importazione di divinità straniere, rendendo naturale la coesistenza. La tolleranza era un fatto oggettivo, non un concetto da teorizzare.

Era un dotto romano, anche astrologo, che consigliava di essere 'religenti' (attenti ai culti) ma non 'religiosi' nel senso superstizioso, evitando così un eccesso di scrupolo religioso.

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