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Podcast 188: Can we make a 4-day week work?

37m 23s

Podcast 188: Can we make a 4-day week work?

Il podcast esplora il pragmatismo, una filosofia americana nata negli Stati Uniti intorno al 1870, in un periodo di crescita e industrializzazione. A differenza dell'idealismo tedesco, i pragmatisti come Charles Peirce, William James e John Dewey rifiutano le conoscenze a priori e le verità astratte, concentrandosi invece sull'azione e l'efficacia pratica. Peirce, considerato il fondatore, definisce la credenza come un'abitudine all'azione: di fronte a un dubbio, cerchiamo una soluzione che diventa una regola pratica, e la verità è solo un'approssimazione raggiunta attraverso il metodo scientifico, dove l'errore è fondamentale per il progresso. Introduce anche l'abduzione, un ragionamento ipotetico, e una teoria semiotica in cui i segni sono interpretati in base a convenzioni sociali variabili. William James, invece, applica il pragmatismo alla psicologia e all'etica. Propone un empirismo radicale in cui mente e natura sono unite in un flusso continuo di esperienze, e difende la "volontà di credere": le credenze personali, anche senza prove scientifiche, sono legittime se danno senso alla vita e non sono contraddette dai fatti. Mentre Peirce si concentra sulla scienza, James enfatizza le scelte individuali e l'impegno emotivo. In sintesi, il pragmatismo valuta le idee in base alla loro utilità concreta e alla capacità di risolvere problemi, rendendo la filosofia più vicina alla vita reale.

Transcription

5258 Words, 32850 Characters

Italian
Credo, matematica, inglese, filosofia, italiano fisica, senso, crepo matematica, inglese. Hoho, ma tu radio, ma tu. Mati radio, ma tu. Ma tu, mati radio, ma tu. Non l'esse più su fiasate, ma tu radio, ma tu radio. Potcas di filosofia per lesame di maturità, letto da Federica Fracasse e il pragmatismo. Se siete arrivati fino a qui, probabilmente avrete seguito gli altri potcas di filosofia di maturadio. Giusto? Ma anche se ne avete ascoltati solo un paio. Forse vi sarete chieste a cosa servono questi ragionamenti astrati, tutti questi concetti. Ecco, questo podcast si occupa del pragmatismo e quindi scoprirete che alcuni filosofi si erano fati questa domanda già prima di voi. Innanzitutto, il pragmatismo è una filosofia americana, 100% made in the United States of America, come Finuester, Rapp e Cisporger. Vi sembrava che la filosofia occidentale fosse tutta in mano agli europei, anzi per la maggior parte ai tedeschi e invece no. Perché gli Stati Uniti e in 800 era un paese giovane in cui tutto stavari cominciando da zero. E forse per questo i filosofi americani si sono fatto una domanda pratica. A cosa serve la filosofia? A cosa serve interrogarci sulla conoscenza, sulla verità? La prima risposta per i pragmatisti è che la conoscenza ha valore quando è legata all'azione. Quando ha un qualche impatto sulla realtà, la stessa parola pragmatismo viene dalla parola greca pragma che vuol dire appunto azione fatto. Quando diciamo che una persona ha un approccio pragmatico, in effetti stiamo dicendo che preferici fatte eragionamenti, le azioni alla teoria. Ma si dice anche che gli americani siano pragmatici, però dobbiamo fare molta attenzione ai termini. Perché in questo podcast di filosofia stiamo parlando di un movimento filosofico, non di un atteggiamento. Quindi la parola pragmatismo, come termine tecnico della filosofia, è una corrente filosofica molto precisa con i suoi autori, i suoi testi di riferimento, che si occupata in un certo modo di alcuni problemi. Quindi i filosofi di cui parliamo oggi sono definiti pragmatisti, non pragmatici. Sono sempre filosofi, quindi riflettono molto, scrivono sulla verità, le esperienze a tutti i problemi filosofici tradizionali su cui credono di avere idee nuove. Quindi attenzione, pragmatisti. Il pragmatismo, come movimento filosofico, è nato negli Stati Uniti intorno al 1870 e si è sviluppato per un periodo di circa 50 anni. Quando pensiamo alla grandezza degli Stati Uniti, al benessere del Paese, alla mentalità dei suoi abitanti, alla sua mitologia, al sogno americano, ecco dobbiamo tenere presente che il pragmatismo è cresciuto parallelamente a tutto questo. Il 800 americano non secolo di espansione di crescita di possibilità. All'inizio del secolo nelle colonie e statunitensi vivono appena 5 milioni di abitanti, ma in breve tempo da ogni angolo del mondo arrivano milioni di persone in cerca di fortuna. Questi nuovi americani portano con sé fiducia, speranza, volontà, il sogno americano appunto, la corsa al petrollo, l'industrializzazione e l'indipendenza. E la filosofia arriva negli Stati Uniti proprio in mezzo a tutto questo. Charles Perce. William James e John Dewey sono i filosofi più importanti del pragmatismo. Le analizzeremo uno alla volta. Intanto segnatevi loro nomi. William James facile, non ci sono accale iniziali, sono Budoppia e J, come Juventus. Il cognome di John Dewey si scrive "D" e "Vudoppia e "Ipsilon". Con Charles Perce fate attenzione dopo la "P" perché non è "I" ma "I" e se le scambiate le trasformate in "Pears", cioè "Pearsing" verbo bucare, ma non è quello. Per fare una breve storia del pragmatismo dovete sapere che nasce da un club universitario. Ne fanno parte appunto "Pears" James e altri giovani intellettuali. Lo chiamano metà "Physical Club", parlando di filosofia, di argomenti che studiano all'università. Non amano l'idealismo tedesco che nelle università invece va per la maggiore. Hanno molti critiche sulla filosofia di Kant e di Hegel, soprattutto perché non credono nelle conoscenze a priori, indipendenti dai fatti. Invece sono molto interessati a Darwin che studia l'uomo nel suo rapporto con l'ambiente naturale e sociale, partendo dalle basi reali, cioè la sopravvivenza. Ovviamente c'è un podcast su Darwin se volete approfondire. In generale il pragmatismo rifiuta all'idea che la funzione del pensiero sia descrivere ora a presentare la realtà. Per i pragmatisti invece è lo strumento per risolvere problemi e guidare l'azione. I pragmatisti sostengono che la maggior parte dei problemi della filosofia, come la natura della conoscenza, al funzionamento dell'inguaggio, le domande della federa religiosa, sarebbero molto più rilevanti se messi in relazione allora utilizzo pratico nella vita. Chiaro, cominciamo con Perse. Charles Perse è considerato il fondatore del pragmatismo perché è il primo a usare questo termine in un saggio filosofico intitolato come rendere chiare le nostre idee che viene pubblicato nel 1878. Nel 1905, uscirà un altro suo libro dal titolo pragmatismo, ma dobbiamo dire che in vita Perse non ha avuto un grande successo. Molti suoi scritti sono stati recuperati solo dopo la sua morte e pubblicati postumi. Il pragmatismo si sviluperà per altre strade che Perse non condivide come spesso succede, non tra padri e figli, prenderà le distanze da queste strade. Per definire il pragmatismo in modo breve di reto Perse lo presenta in questo modo. Considera gli effetti pratici delle cose che conosce. Bene, la tua conoscenza degli effetti di una cosa corrisponde alla tua intera conoscenza di quella cosa. Insomma, per capire una cosa, dobbiamo vedere che cosa fa quella cosa, senza starci troppo a impelagare in domande astrate. Per arrivare a capire meglio cosa vuol dire questa definizione, cominciamo dall'inizio della riflessione di Perse. Il concetto più importante da cui Perse parte è la credenza, cioè il credere qualcosa. La credenza è quella di cui hanno parlato molti filosofi e che è spesso stata messa in dubbio. Non so, esempio, siamo sicuri che l'arcobaleno sia reale, siamo sicuri che dio esista. E io esisto, ma Perse la credenza non è tanto un argomento di dibattito a strato, ma va semplicemente sempre considerata nella situazione concreta. Ed ecco come vanno le cose? Parti da una situazione di dubbio di incertezza in cui non sai come comportarti, devi prendere una decisione per uscire da questa incertezza. Per quanto possibile teamformi fa in una ricerca, valuti proi contro rifletti o almeno cerchi di vedere cosa fanno gli altri. Una volta che hai preso la tua decisione, quella decisione per te diventerà una abitudine. Exempi, il primo giorno di scuola devi capire qual è il modo migliore per arrivarsi da casa tua. A piedi, con l'autobus, in bicicletta troverai una soluzione dopo questi dubbi. E per tutto il resto dell'anno non dovrai più porti questa domanda, perché avrai ormai l'abitudine a risolvere il problema in quel modo. Detto in linguaggio filosofico, di fronte a un dubbio ti formi una credenza che per te diventa un abitudine, un habit, come diremo in inglese. L'abitudine è una regola d'azione. Quando ti trovi nell'incertezza, cerchi una credenza. Questa credenza quindi non è una verità stratta ma ha un senso pratico di risoluzione di un problema. Ecco perché per persa le credenze non si distinguono per essere vero false ma per funzionare o no. Se le credenze mi aiutano a prendere una decisione per sapere come comportarmi, scoprirò che alcune credenze sono moltiificaci, alte credenze meno. Puoi darsi che inizialmente tu abbia deciso di andare a scuola con l'autobus, ma piano piano ti rendi conto che certe mattine non passa mai. Poi scopri che tagliando per il parco in bicicletta ci metti sugo 10 minuti. Cosa è caduto? Se troviamo una nuova credenza più efficace, abbandoniamo quella vecchia, cioè cambieremo abitudine. Cioè è inutile considerate le credenze cercando critteri teorici di verità e validità come faceva l'idealismo. L'utilità pratica è molto più importante della verità e questa è la base del pragmatismo. Detto questo è comunque necessario rispondere alla domanda se ci sia qualche differenza tra il vero il falso tra una credenza vera e una falsa. Altrimenti non ci sarebbe alcuna differenza ad esempio trascendere. e fantascienza. Perciò, Perse, Helenga, quattro metodi, conquistabiliamo quella che per noi è la differenza tra conoscenza e valide. Il primo è il metodo della tenaccia. Quando quella credenza non la mettiamo mai in discussione. Il secondo è quello della autorità. Quando abbiamo deciso di credere a una religione, a loro osco, può a internet, ci haci fidiamo a scatola chiusa. Il terzo e quello della priorismo. Quando se sei un metafisico o un'idealista hai qualche argomento trascendentale e a priori per dimostrare che hai ragione. Il quarto, che è il preferito di Perse, è proprio il metodo della scienza. Perse è un grande sostenitore del metodo scientifico. Quello sperimentale introdotto da bacone Galilei e Newton. Ma Perse non si limita sostenerlo. Anche un contributo importante da portare. Infatti introduce l'idea che avrà molta fortuna nella filosofia della scienza successiva della fattibilità. Il metodo scientifico è importante quando dimostra che un'idea è vera, ma è ancora più importante quando sbaglia e poi è in grado di correggersi e di migliorare. Se infatti noi crediamo di non poterci sbagliare come gli ostinati creduloni e i metafisici sarà impossibile ricavare qualcosa dalle cose che diciamo. Se invece diciamo cose che possono essere messi alla prova, anche se queste risultano sbagliate, abbiamo comunque imparato qualcosa di nuovo. Che un'ipotesi è sbagliata e bisogna cercare un'altra migliore. Errore dopo errore quindi la scienza sia vicina sempre più alla verità. L'errore è un elemento fondamentale per il metodo scientifico. Di conseguenza la teoria della verità di Perse è una teoria probabilistica, cioè solo con il progresso delle conoscenze gradualmente ci avviciniamo alla verità. È sempre più probabile che le nostre credenze siano vere, ma man mano che andiamo avanti per semplicità diciamo è vero, mentre a rigore dovremmo dire è molto probabile che sia vero. Tutto questo serve rifiutare è l'idea che esistano conoscenze a priori che era stata introdotta da Kant e aveva un grande successo. In uno dei suoi primissimi lavori giovanilli Perse aveva messo in discussione le categorie di Kant e proposto una sua nuova lista di categorie. In pratica aveva fatto una critica alla critica della ragion pura. Perse si occupò anche di logica, in effetti raffidio di un importante matematico aveva studiato logica all'università per diversi anni. Il suo maggiore risulta in questo campo riguarda il concetto di abduzione, un concetto che esisteva già nella logica risto telica. A riscontere lo distingue sia dall'induzione che dalla deduzione. L'induzione è il metodo che va dal particolare all'universale. La deduzione è il sillogismo in cui le due premesse sono certe e ne discende una verità certa, quindi va dall'universale al particolare. Partono da due punti di vista opposti, induzione e deduzione. La abduzione, invece, sia quando una delle due premesse non è certa, ma solo probabile appunto. La conclusione in questo caso non può essere certa, ma è solo probabile a sua volta. La abduzione quindi è un ragionamento ipotetico, che non sarà mai definitivo, cerca di ricostruire le cause a partire dagli effetti, ma a bisogno di essere messo alla prova verificato. Detto in termini scientifici, a partire dall'osservazione dei fatti si può solo formulare un ipotesi che tenti di spiegarle. Facciamo degli esempi. Perché c'è un ragnio gigante sulla cattedra? I potesi 1 è entrato durante la ricreazione. I potesi 2, il prof si è trasformato in ragnio, caffca. I potesi 3 c'è la messo giorgio per creare il panico. Le ipotesi saranno più o meno efficaci ma possono sempre essere smentite con qualche indagine. E questo riguarda tanto le teorie scientifiche, quanto ogni decisione che ognuno si trova a prendere, basandosi sui potesi e credenze. Ricordiano che per Perse in quanto pragmatista, anche per la scienza e la filosofia è importante il rapporto con la società. In effetti la società ha un ruolo importante rispetto alla conoscenza. Le conoscenze vengono così condivise, si sviluppano all'interno di una società, quindi dipendono dai linguaggi e delle convenzioni comunicative di quella società. Un ultimo dato importante da sapere riguardo a Perse è che sviluppa anche una teoria semiotica legata alla conoscenza. Una teoria semiotica è una teoria dei segni. Gli esseri umani per comunicare utilizzano dei segni che possono essere suoni parole gesti o segni scritti. Tutta la comunicazione funziona contro elementi. Il segno che sta per un oggetto, l'oggetto che viene comunicato e l'interprete che interpreta il segno. Esempi via Francesco Totti scritto su Murò con delle lettere, lo interpretiamo come un segnale stradale che indica una strada intitolata all'ex capitano della Roma, ma non è finita qui. Secondo la teoria di Perse dobbiamo tenere conto di un passaggio. L'interprete che interpreta il segno lo fa tramite il pensiero, ma, e qui è il punto attenzione, il pensiero fa riferimento a un secondo livello di segni. In questo secondo livello i segni non indicano gli oggetti, ma le convenzioni sociali, cioè il modo di pensare che appartiene a quella società. Per esempio, se siamo in un paese in cui molti odiano i romanisti, all'improvviso ci rendiamo conto che via Francesco Totti scritto sul Murò potrebbe essere un invito ad andarsene scritto da qualche nemico di totti, come dire, "Vate, ne Francesco Totti". Il significato dei segni dipende interamente da una cultura e dai suoi codici di riferimento. Nessun significato è certo e invariabile. La teoria semiotica di Perse è interessante perché ci dice che anche le convenzioni sociali sono qualcosa che non è nevero, ne falsum, ma che funziona nel farci capire qualcosa altro. Chiaro? Quindi probabilità, approssimazione alla verità, importanza dell'errore. Passiamo ora a William James, che è un personaggio interessante già per la sua famiglia. È di origine i rlandesi, su padre era un teologo e su fratello Henry James, forse vi dice qualcosa, è uno scrittore, ha autore di tante opre importanti come giro di vite, ritrato di signora e anche suosorella escritrice. Se Perse era un logico, James invece ha studiato medicine psicologia e ha dato pura in Germania specializzarsi per ciò, anche se entrambi i filosofi condividono l'idea che il pensiero deve avere un ruolo pratico, il pragmatismo di James sarà diverso da quello del suo collega di club. Nel 1875 James, a 33 anni, fonda un laboratorio di psicologia sperimentale, il contributo importante di James è quello di portare il pragmatismo in psicologia. Per prima cosa questo vuol dire sbarazzarsi l'idea e metafisiche, come quelle di anima, ad esempio, e cercate di capire effettivamente come funziona la nostra vita interiore e la nostra vita sociale. Secondo James, ogni nuovo vive dentro di sé un continuo flusso di emozioni, di esperienza, di percezioni e di stati d'animo. Questo perché siamo sempre immersi in un ambiente che ci trasmette continuamente degli stimoli. Questi stimoli si riflettono nella nostra vita psychica che a sua volta reagisce all'ambiente. Come dire che la mente humana, la natura e la società sono direttamente profondamente legate, certo? In effetti per James noi abbiamo diversi io, diversimo di di essere, che si costruiscono a seconda che siamo riflettendo interiormente o facendo un discorso di fronte agli altri. Al tempo di James, la psicologia si basava sui demo molto diverse da queste. Il lavoro di Freud era ancora lontano, il lavoro sull'apsicalalizio doveva ancora prendere forma. E la teoria di James è una teoria di fatto di ruotura rispetto al passato. Per la maggioranza dei psicologi, il comportamento dipende da cause fisiche. Per esempio, se sta in male qualcosa non funziona nel tuo cervello. Quando James parla del rapporto tra mente natura invece non sta parlando di un rapporto di causa effetto, cioè di un rapporto deterministico. Per i pragmatisti ogni individuo reagisce a modo sulle circostanze. Mente e natura si influenzano reciprocamente e agiscono l'una sull'altra in modo sempre variabile. Anzi, secondo James mente corpo non sono due cose separate. Questo è quello che noi chiamiamo l'empirismo radicale di James. L'esperienza è un tutto unico, un flusso di percezioni in cui siamo costantemente immersi. A seconda di come colleghiamo i dati definiamo gli oggetti fisici o oggettimentali. Per esempio, se guardo un telefono e lo considero come parte della natura fisica fatto di un certo materiale, è un oggetto fisico. Se lo considero come il mio modo di contattare una persona lontana che mi deve chiamare diventano un oggetto psicologico. Ma le percezioni del telefono i dati su cui costruisco questi due diversi oggetti sono gli stessi. Questo è in pierismo radicale si chiama anche monismo perché riduce la realtà a un unico tipo di elementi dal greco monos singolo. Ed è alternativo, monismo è alternativo al dualismo che distingue invece a realtà fisica dalla realtà mentale. James fonda il suo pragmatismo sull'idea che ogni credenza che ci formiamo deriva da questo scambio continuo con l'ambiente, cioè dal flusso dei condizionamenti esterni. La verità di una credenza dipende dalla capacità di quella credenza di sortire nell'individuo l'effetto che l'individuo si attende. È un criterio di efficacia pratica ancora una volta individuale. Se le teorie che ti sei formato in base all'osservazione producono gli effetti che ti aspettavi, allora per te quella teoria è vera e soprattutto continuerai a sceglierla. Fin qui il riscorso ha sommiglia a quello di Perse che avevamo riassunto prima, no? Ma mentre il riscorso di Perse sulle credenze riguardava soprattutto la conoscenza scientifica, il pragmatismo di James si rivolge di più allettica, la morale, cioè alle scelte dell'individuo. E qui troviamo la teoria più importante di William James. È una teoria della volontà che si trova nella sua opera la volontà di credere The Will To Believe, un opera del 1897. Per James l'uomo non può sempre avere una verifica impirica delle propria credenze e in realtà tra l'altro non sempre ne ha bisogno perché spesso l'uomo agisce sotto un impulse motivo o per una sua disposizione personale a credere che un'idea possa essere giusta anche se non alle prove che lo sia. Molte credenze ci servono per dar senso alla nostra vita semplicemente, dar senso alle nostre giornate, alle nostre relazioni, anche se non hanno base scientifice, però non possiamo fare a meno di queste credenze per la nostra vita. Se vuoi credere in qualcosa, quella credenza assume un valore, anche se non è provata. Quindi credere è legittimo. Certo, è importante desiderare che quella credenza si avvera e se i fatti la contraddicono non dovremmo ostinarci nella nostra credenza, non dobbiamo. James definisce due criteri perché sia possibile credere. Innanzitutto la tua credenza deve derivare da un'incertezza e contemporaneamente non deve essere immediatamente smentite dalle esperienze o dalla conoscenza. Esempio, puoi credere di poter vincere una maratona, ma non puoi credere di poter respirare sotto acqua. Chiarono? Se credi di poter vincere una maratona, non sei sicuro che vincereai, ma ti alleni, partecipi ad altregare, cerchi di migliorare, segui un'alimentazione corretta, ti alleni sempre di più quando credi di poter vincere le credenze e ti che vanno oltre l'esperienza o ltre l'ambito del vero falso. La volontà di credere per James ti permette di avvicinarti alla realizzazione di quello in cui credi perché credere ti porta in pegnarti con le tue energie e i tuoi comportamenti per questo obiettivo. Questo vuol dire che grazie alla volontà, quella credenza darà significato alla tua vita alle tue giornate e non solo ad alcune tue scelte, anche se alla fine la tua credenza magari sarà delusa. Questo discorso ricorda proprio la mitologia tipicamente americana della realizzazione, credete ai propri sogni, credere di poter realizzare la propria vita nel modo in cui la si sogna, ma per James vale per tutti. Spesso questo discorso di James viene riportato al caso della federe legiosa. Non puoi avere la prova che esista di io e l'immortalità dell'anima, ma se lo credi, puoi vivere una vita religiosa. Il tipo di vita che scegliamo di vivere quindi dipende non soltanto da quello che sappiamo, ma da quello che vogliamo. Le nostre vite sono diverse, ma per James alla vita è bella proprio per questo anche perché è varia, come si dice, ognuno sia libero di scegliere la sua vita. Ma noi andiamo avanti perché manca ancora l'ultimo dei tre pragmatisti di questa lezione. E cioè John Dewey, che era troppo giovane rispetto ai suoi colleggi per far parte del Metaphysical Club, nel 1871 aveva infatti appena 12 anni, ma diventerà poi molto importante tanto da essere considerato uno dei pensatori americani più influenti del 900. Di sicuro un personaggio dalle opinioni liberi interessanti. Per nominarne giusto un paio si schiera favore del voto alle donne, che non è assolutamente scontato in quel momento, e chiede un processo più giusto per sacque i vanzetti, i due immigrati italiani a Narcici condannati a morte negli Stati Uniti nel 1927. Dewey è allievo di Perse, infatti si occupa anche di logica, come Perse studia molto gli dialisti tedeschi. Per lui il discorso di James sulla volontà e troppo irrazionale, anche se riprenderà molti elementi del suo approccio psicologico, ma il suo lavoro porterà risultati importanti nel campo della pedagogia. Veniamo a suo pragmatismo. Anche per due, il pragmatismo ha che fare innanzitutto con l'esperienza, ma la sua concessione di esperienza originale rispetto ai due autori precedenti. Vediamo come. In generale l'idea pragmatista di esperienza non è quella degli empiristi. Non parliamo di singole esperienze isolate che l'uomo acquisisce con i sensi e tramite cui acquisisce conoscenza di qualcosa. Il pragmatismo parla di esperienza, partendo dai concetti di organismo ambiente. L'organismo è sempre immerso in un ambiente. La sua esperienza è sempre un sentire che determina un agire. Sentiamo un pericolo e scappiamo, fiotiamo il cibo e ci avviciniamo, eccetera. Ogni nostro comportamento, anche il più complesso, è determinato dagli stimoli che riceviamo, da quello che percepiamo intorno a noi. Fì qui sembra già tutto chiaro, giusto? Ma ecco dove? Due, arriva ad approfondire questa visione. Intanto, l'ambiente non è qualcosa di generico. Non dobbiamo immaginare da una parte l'individu e dall'altra tutto il resto. L'ambiente sono le relazioni, le situazioni, incluse quelle della società. Un secondo concetto originale è quello di interazione. Due, non si limita a dire che c'è un rapporto tra organismo e ambiente, tra soggetto e oggetto, ma definisce esattamente che tipo di rapporto è un rapporto di interazione, di scambio continuo. Due usa anche il termine di transazione. L'ambiente influisce sull'individuo e lo porta a comportarsi in un certo modo. Ma a sua volta l'individuo cerca di trasformare l'ambiente per renderlo più adatto alla sua vita. La realtà è in continuo di venire. Nelle esperienza tutto è in certo e variabile, perché c'è continua interazione tra organismo e ambiente. La nostra interazione con l'ambiente dice due, porta anche inevitabilmente a passare attraverso errori e momenti difficili. Qui due parla di un disagio che ha tutti i capiti di provare. È impossibile, infatti, che l'esperienza di un organismo nel suo ambiente sia sempre armonica. Ci sarà prima un momento di ruotura, di difficoltà e incertezza. Quello può essere il momento in cui scendiamo in strada a protestare, il momento in cui abbiamo fame o caldo, sonno, e ci agitiamo per trovare una soluzione, ma anche il momento in cui una persona, a cui vogliamo bene, non ci capisce, il momento in cui dobbiamo accettare un lavoro in cui siamo sfruttatice, qualsiasi momento in cui i nostri bisogni non vanno d'accordo con l'ambiente in cui ci troviamo. Dui, a questo punto, serve una cosa importante. Per quanto la situazione difficile che ci troviamo a vivere può essere capitata anche a qualcun altro, ognuno di noi reagisce a modo suo, ognuno trova il proprio modo di affrontare i problemi, il proprio modo di superarli e di ricreare l'armonia con l'ambiente. Dui, allora, definisce due dimensioni dell'esperienza, avere le cose e conoscere le cose. Avere le cose vuol dire, comprenderle la relazione dell'ambiente, farne esperienza. E da così che ci rendiamo conto che va tutto bene o che abbiamo un problema e qualcosa non va. Avere le cose. Per due per risolvere una difficoltà ci servono altre conoscenze. Quando prendiamo coscienza di un problema ci mettiamo in cerca delle nuove conoscenze di cui abbiamo bisogno. La conoscenza per due ha la funzione di intervenire in questi momenti di difficoltà per offrirci delle soluzioni. Quindi per due conoscere le cose, la conoscenza non è semplicemente un accumulo di esperienze, come per gli empiristi classici. La conoscenza è piuttosto la ricerca di soluzioni che ci permettono di superare le difficoltà. Quindi ricapitolando la conoscenza dell'esperienza di due, la realtà è un continuo di venire. E l'organismo è in un rapporto di interazione reciproca con l'ambiente. Quando c'è una ruotura nelle cui libro della nostra esperienza e prendiamo coscienza di un problema, in quel momento interviene la nostra conoscenza che ha la funzione di farci superare i disaggi e le incertezze. Tutte le altre teorie più importanti di due arrivano da questa conoscenza di esperienze conoscenza. Iniziamo dalla teoria dell'indagine, per esempio. Come Perse anche Giui da molta importanza la conoscenza scientifica alla logica e al metodo. Nel 1938 pubblica un libro intitolato "Logica" che ha perso tittolo "Teoria dell'indagine". Contiene la sua filosofia della scienza. La logica e l'indagine scientifica per due, fanno sempre parte del nostro modo di risolvere i problemi posti dall'ambiente. tutto il sapere è ratico. per ciò anche il processo che ci porta al sapere un processo pratico. Torniamo per un attimo all'esempio che abbiamo fatto l'inizio di questa lezione. Dobbiamo scegliere che strada a fare per andare a scuola. Partiamo da una situazione di dubbio e ci servono delle conoscenze. Due ci fa notare una cosa. Questa situazione di carattere pratico in tutti i suoi aspetti non c'è niente di astrato e generale. Non c'essura nemmeno per un istante il pensiero che il nostro problema sia che non conosciamo perfettamente tutte le strade delle nostra città metro per metro e i tempi di percorrenza esatti di tutti i percorsi. È ovvio che non li conosciamo, ma non è questo il problema. A noi interessa solo capire qual è il percorso miglio e per arrivare a scuola. Anzi, non fosse stato per la scuola avremo volentieri fatto a meno di prenderci questo disturbo. Tutto il sapere scientifico per due va inquadrato da questo punto di vista pratico. Due descrive l'indagine scientifica distinguendo cinque momenti. Primo, la situazione problemantica di partenza. Secondo, li potesi su come potremmo risolvere il problema con le nostre conoscenze. Terzo, l'esperimento mettiamo alla prova le nostre ipotesi per vedere se funzionano. Quarto, il giudizio. A seconda di come hanno funzionato le nostre ipotesi decidiamo se tenere l'ho scartarle. Quinto, ultima verifica, mettiamo in pratica la nostra ipotesi, a questo punto dovrebbe funzionare. Ecco, in queste cinque mosse questa è per due l'indagine scientifica. Un processo pratico in cui si arriva al momento della verifica, ma che non è mai una verifica definitiva e non ci assicura mai una verità assoluta. La conoscenza è un divenire continuo, quindi dobbiamo fare a meno di verità assoluta. Possiamo arrivare a delle conclusioni empiriche, per esempio. Fai così e così funziona e ci dobbiamo contentare sapendo già che anche se ci sembra non funzionare bene è possibile che un giorno in una nuova situazione si possano rivelare inefficaci. Ma beh, pazienza, saremo costretti ad abbandonarle a mettere da parte. Quindi per due possiamo parlare di verità solo a condizione di tenere presente tutto questo quadro di operazioni. Riprendendo un concetto di Perse, due parla di "a seribilità garantita". La seribilità garantita è una concessione della verità come un limite ideale. Un limite ideale, pensate a cui la scienza può solo tendere senza mai raggiungerlo davvero. Secondo questa concessione, una proposizione è vera nella misura in cui permette di risolvere il problema a cui è connessa. Ci da qualche garanzia diciamo, diciamo, questo è vero ma potremmo sempre essere smentiti. Il pragmatismo di "dui" è anche conosciuto come uno strumentalismo. Cosa vuol dire questa parola strumentalismo? Vuol dire che la conoscenza esiste e ha valore in quanto strumento per risolvere i problemi? Non è una descrizione vera della realtà. Ogni conoscenza deriva dal bisogno di cambiare il nostro ambiente è un regolo ad azione che ci dice cosa fare. La verità di cui hanno tanto parlato i filosofi è un ideale difficilmente raggiungibile. Manca un ultimo aspetto del pensiero di "dui" prima di poter finire. Il suo lavoro su la pedagogia. La pedagogia come sapete la scienza dell'educazione. La pedagogia tradizionale era basata sul nozionismo, per se ecoli si era pensato che gli studenti dovessero ascoltare a memoria delle nozioni. Il modello dello studio era come quello di un spettacolo. I bambini assistono, ascoltando legendo e così devono imparare. Un'insieme di nozioni imparate a memoria. "Dui sostiene?" Che no? Così non si può imparare. Se il sapere qualcosa di pratico, questo vuol dire che si imparra facendo. Questa concezione che deriva dal suo concetto di esperienza cambiara per sempre la storia della pedagogia. Nessun'insegnante al mondo dopo "dui" ha più potuto ignorare il valore della partecipazione attiva della sperimentazione di tutte quelle attività che attraverso le quale si impara, provando sbagliando in prima persona, non semplicemente imparando a memoria qualcosa che si studia passivamente. Ricordiamo che il processo conosciativo, dopo tutto quello che abbiamo detto, è un processo di soluzione di problemi, problem solving, avete sentito questa definizione in inglese. Nell'ambito dell'insegnamento, questo vuol dire "porre gli studenti di fronte a delle sfide da superare, a dei problemi da risolvere". Ma "dui" sottoline anche un altro punto fondamentale. Abbiamo visto che in una stessa situazione di disagio, due persone possono avere reazioni differenti e comportarsi ogni umano, ad ossuo, a seconda della sua personalità, del contesto che qui si trova, del suo stato d'animo, delle sue esperienze, questo vuol dire "che, nell'apprendimento, succederà la stessa cosa". Non tutti ricavano le stesse cose dall'insegnamento. La pedagoggiere di due è importantissima, perché, va date bene, per la prima volta, si fonda sulla diversità delle personalità, delle capacità pei talenti, educare non vuol dire in porre dei contenuti e punire gli errori di chi non li riproduce esattamente. Le educatori devono fornire un metodo che permetta a ognuno di imparare a suo modo, di prendere coscienza dei propri errori e di superarli. Non esiste un metodo di insegnamento che va da bene per tutti. Ognuno è fatto a modo suoi alle propria passioni e sviluppa le propria capacità. Qualcuno bravissimo di segnare, ma come mettete piede in palestra, si nasconde in un angolo. Un altro imparale lingue facilmente, ma fa fatica scrivere in cursivo o qualcun altro non riesce a risolvere i problemi di fisica, ma dopo aver ascoltato i podcast di maturadio non deve neanche aprire un libro di filosofia. Per farla breve, l'apprendimento è un processo individuale, come tutta la conoscenza. E l'insegnante deve tenerni conto. Per diù, in generale, dobbiamo rispettare la diversità di ognuno e di conoscere che non esistono valori assoluti. E questo è un grande insegnamento, anche nell'ambito dei valori, infatti, ci rendiamo conto che tutto deriva dall'interazione dell'individuo con il suo ambiente. Non esiste qualcosa che è un'iversalmente oggettivamente più giusto, più bello, ma tutto dipende dal contesto. I filosofi, quando parlano di morale e valori, devono tenere conto di come queste cose si sviluppano concretamente nelle esperienze, di ciascuno. Perciò, anche in questo caso, studiando i pragmatisti e la filosofia di tui, ognuno di voi, avrà imparato qualcosa di diverso. Il valore della diversità. Maturadio è un progetto di podcast di datici per la maturità promosso dal Ministero dell'istruzione con la collaborazione di Radio 3 e 3 Cani. Supervisione di dati cacura di Loudness, ideazione di Christian Raimo. La sigla di Maturadio è di Teote Ardo.

Podcast Summary

Key Points:

  1. Il pragmatismo è una corrente filosofica americana nata intorno al 1870, che lega la conoscenza all'azione pratica.
  2. Charles Peirce, fondatore del pragmatismo, sostiene che le credenze sono regole d'azione basate sull'efficacia, non sulla verità astratta, e promuove il metodo scientifico con l'abduzione.
  3. Peirce sviluppa una teoria semiotica in cui i segni dipendono da convenzioni sociali e culturali, senza significati fissi.
  4. William James, psicologo e filosofo, propone un empirismo radicale che unisce mente e natura in un flusso continuo di esperienze.
  5. James difende la "volontà di credere"
  6. Il pragmatismo rifiuta l'idealismo tedesco e le conoscenze a priori, enfatizzando l'utilità pratica e l'errore come parte del progresso scientifico.

Summary:

Il podcast esplora il pragmatismo, una filosofia americana nata negli Stati Uniti intorno al 1870, in un periodo di crescita e industrializzazione. A differenza dell'idealismo tedesco, i pragmatisti come Charles Peirce, William James e John Dewey rifiutano le conoscenze a priori e le verità astratte, concentrandosi invece sull'azione e l'efficacia pratica. Peirce, considerato il fondatore, definisce la credenza come un'abitudine all'azione: di fronte a un dubbio, cerchiamo una soluzione che diventa una regola pratica, e la verità è solo un'approssimazione raggiunta attraverso il metodo scientifico, dove l'errore è fondamentale per il progresso.

Introduce anche l'abduzione, un ragionamento ipotetico, e una teoria semiotica in cui i segni sono interpretati in base a convenzioni sociali variabili. William James, invece, applica il pragmatismo alla psicologia e all'etica. Propone un empirismo radicale in cui mente e natura sono unite in un flusso continuo di esperienze, e difende la "volontà di credere": le credenze personali, anche senza prove scientifiche, sono legittime se danno senso alla vita e non sono contraddette dai fatti.

Mentre Peirce si concentra sulla scienza, James enfatizza le scelte individuali e l'impegno emotivo. In sintesi, il pragmatismo valuta le idee in base alla loro utilità concreta e alla capacità di risolvere problemi, rendendo la filosofia più vicina alla vita reale.

FAQs

Il pragmatismo è una corrente filosofica americana nata intorno al 1870 che sostiene che la conoscenza ha valore quando è legata all'azione e all'utilità pratica.

I principali filosofi del pragmatismo sono Charles Peirce, William James e John Dewey.

'Pragmatista' si riferisce a un movimento filosofico preciso con autori e testi di riferimento, mentre 'pragmatico' è un atteggiamento pratico nella vita quotidiana.

Per Peirce, una credenza è un'abitudine all'azione che si forma per risolvere un dubbio o un'incertezza pratica, e non è giudicata come vera o falsa ma come efficace o meno.

Peirce preferisce il metodo scientifico, che si basa sulla sperimentazione e sulla correzione degli errori, avvicinandosi gradualmente alla verità probabilistica.

L'abduzione è un ragionamento ipotetico che cerca di spiegare le cause a partire dagli effetti, formulando ipotesi probabili da verificare con l'esperienza.

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