Il vangelo di questa domenica, nel tempo pasquale, affronta il turbamento dei discepoli di fronte alla partenza di Gesù. Egli li rassicura: non sia turbato il vostro cuore, perché la sua assenza non è abbandono, ma preparazione di un posto per ciascuno nella casa del Padre. Gesù si presenta come la via, la verità e la vita: non un algoritmo da eseguire, ma una relazione viva da incarnare. I discepoli sono chiamati a diventare adulti nella fede, a camminare creativamente, senza attendere istruzioni minute, ma fidandosi del Vangelo come bussola. La Chiesa, come mostra la prima lettura con l’istituzione dei diaconi, è capace di inventare nuovi servizi sotto la guida dello Spirito. Siamo “pietre vive”, non tessere fisse di un mosaico: la vita cristiana è dinamica, fatta di scelte libere e responsabili, anche nella difficoltà. Gesù promette che chi crede in lui compirà opere più grandi delle sue, perché la nostra vita, sebbene complessa, è piena di sfide che possiamo vivere con amore e intelligenza. La speranza è che, nonostante curve e frane, la strada sia bella perché ci permette di diventare pienamente noi stessi, con un posto preparato per noi nel cielo.
Il vangelo di questa domenica è uno di quelli che non manifesta il tema in modo chiaro e immediato come in altre domeniche. In alcune domeniche c'è la buon pastor e la vigna, c'è l'on delle immagini initi, no? Questa volta un sacco di parole di Gesù che vanno in direzioni apparentemente un po' discordanti o dispersive tra di loro. C'è l'immagine di questo posto che lui ci va a preparare, c'è il turbamento del cuore, c'è questa immagine del padre, la via, la verità, la vita, non sappiamo dove come credete a me, io sono il padre, il padre e me, tante parole. Quindi dobbiamo cercare di trovare dei centri e dei fuocchi in questo vangelo. Può essere ci di aiuto il fatto che Gesù inizia a parlare dicendo non sia turbato il vostro cuore. E alla fine dice credete a me, la temireta che è meglio. Quindi Gesù solleci da una paura che forse abbiamo, cerca di direce alcune cose riguarda questa paura e poi alla fine ci dice di fidarci. Questo potrebbe essere un po' il senso di questa domenica che ricordiamoci, è una domenica del tempo di Pasco, quindi viviamo queste domeniche nella memoria che il signore risorto tra un po' però lo vedremo a scendere al cielo e donarci lo spirito. Quindi un tempo no che ci prepara anche alla responsabilità della risurrezione, che è una cosa meravigliosa, il centro della nostra fede, ma richiede che noi diventiamo adulti nella fede. Quindi che capiamo che cosa implica per noi che il signore sia risorto. Ora Gesù dice ai discepoli, appena prima di morire, non abbiamo a te paura. Tarampon non mi vedrete più, ma questa non è una brutta notizia. Ora già quando uno ti dice non avere paura, non turbarti o come quando uno inizia a parlarti dicendo calmati, iniziamo alissimo, perché vuol dire che quello che si intravede viene sottolineato non sia turbato il vostro cuore è evidente che noi ci abbiamo delle paure e dobbiamo forse guardare all'infaccio. E' il primo richiamo di questa domenica. Dio ha fatto una cosa meravigliosa, ha fatto sui figli, ha detto che è il nostro padre, ha creato la chiesa, meravigliosa, ma c'ha anche creato un grande turbamento. Perché è venuto come uno che viene, ti dà una braccio, fa una cosa bellissima apertare e poi se ne va, e tu rimani fra stornato, perché quella esperienza bella che hai vissuto quando lui c'era da componno non c'è più, è rimanito solo. Questo è il turbamento per cui Gesù prende la parola. Quell' senso di Abbandono che lui sa genera in noi la sua figura, la sua relazione con noi. Si umbrano tutti dei traumi di Abbandono e il peccato originale potrebbe forse essere descritto così, come noi che pur nascendo in un pianeta pieno di altre persone ci sentiamo incredibilmente soli. Abbandonati senza soprattutto un posto verso cui siamo in diretti, un posto sicuro. Questa è la nostra disparazione quotidiana. Non sappiamo chi siamo da dove veniamo e soprattutto dove stiamo andando. Questo è vero anche più profondamente nelle esperienze a difede che abbiamo fatto finora con Dio. Dio si ha avvicinato a noi tante volte, ci ha parlato, ci ha fatto vivere delle esperienze. Quante volte però poi noi ci siamo sentiti soli con la complessità della vita. Poi ne scegli che le dovamo fare noi. Gesù grande amico, Dio, nostro padre, lo spirito santo, una meraviglia. Però poi nelle facende della vita eravamo noi ad aver capire se andavamo a destra, sinimiamo un passo avanti, un passi indietro. E quante volte abbiamo sbagliato. E Dio, dove era? Perché ci ha lasciato così soli? Perché ci ha disegnato qualcosa di così meraviglioso, no davanti agli occhi, il reno di bio, la casa del padre, lo spirito santo. Però poi noi siamo dentro una complessità di vita umana dove tante cose brutte accadono continuamente e non sembrano corrispondere a quello che lui c'ha detto. Il motivo per cui non dovremmo essere torbati a deta di Gesù è che lui, se ne andato perché ci sta preparando un posto. Quindi ne dobbiamo immaginare adesso Gesù che, nel reno dei celli, da quel giorno, sta mettendo targhette con i nostri nomi nelle stanzi del cielo, come qualcuno che ti prepara la stanza quando vai a trovare la casa sua. E questo è quello che Gesù ha dichiarato di fare e dice che redete a me è proprio così. Un modo per capire che io sono morto per voi, per ciascuno di voi, per tutti quelli che nasceranno nel mondo fino alla fine dei tempi è questo, che esiste un luogo che voi ancora non potete vedere dove c'è una attesa nei vostri confronti. Questo è il motivo per cui me ne devo andare, perché devo preparare le stanzi, devo mettere gli asciugamani sul letto, devo pulire i vetri, devo far sì che davanti al padre ci sia un posto per ciascuno di voi. Ora questa è una notizia che possiamo crederci, non crederci, fare fatica crederci, oppure no già ci da un senso, del perché lui si sia allontanato, perché sta creando spazio per noi, sta parlando al padre di noi. Entre noi tante volte siamo ancora li a piangere, no, per la storia della nostra vita, di io è davanti al padre, sta parlando bene di noi. Come un giurice che dice "No ma guarda, sì è vero ha fatto anche oggi qualche errore, ma vedrai che viene subene". Questo è Jesus davanti a dio per ciascuno di noi, capite qual è il suo lavoro, capite perché se ne è dovuto andare, come uno che ha un lavoro da fare. Però la cosa bella è che la chiesa, compreso che mentre Jesus sta facendo la sua parte, non è dovuto fare la nostra. Infatti dice "Io sono la via, la verità e la vita per correte questa strada, fate come me, vivete la vita che vi ho raccontato e i dicevole dicono "Sima, non sapiamo neanche dove vai, come facciamo a seguirti, io sono la via", di dice. Ma mostrareci il padre gli dicono. Ma io il padre è inne, è un po' come se Gesù prima di andar via, ha preso i discebuli e gli ha detto "Ora tocca voi, far diventare verità, vita, passi, tutto quello che avete imparato, sperimentato con me". Davanti a questo i discebuli hanno usato una grande paura, perché hanno detto "Ma quindi cioè non ci sei più tu, che fai un passo e noi lo copiamo, ne fai un altro e noi ti veniamo dietro". Lui dice "No, ora tocca voi, camminare". Nel primo lettura abbiamo sentito la chiesa che inventa i diacconi. Se ne conto che non tutti possono fare tutto, bisogna creare una categoria di persone che faccio un servizio specifico nella chiesa. Assistito dallo spirito santo, fa una cosa nuova, che fino a quel momento non c'era. Pensate quante volte la chiesa ha fatto così, ha inventato sotto la guida e l'aiuto dello spirito santo i passi per percorre la via di Gesù. E questo è quello che dobbiamo fare anche noi. Noi vorremmo un tipo di dio che ci dica in ogni istante quello che dobbiamo fare, che la mattina ci dia il foglettino, coschito allo roggi, fai queste 5 cose, vai a letto tranquillo e poi arrivi in paradiso e ci vediamo. Ma Gesù, prima di andare a letto, guarda, io sono la via. Segui mi adesso. Lo sai. Qual è la strada da percorre? Sono io. E ci verrebbe da chiedere. Sì, mai che senso, tu come? Quando mi trovo in quella situazione, cosa devo fare? Quando mi succede quella cosa? Come mi comporto? Tra due decisioni, qual è prendo? Io sono la via. Cioè il vangelo sarà la tua bussola. In ogni situazione tu dovrai comportarti come hai visto fare a me, come un figlio di dio, come uno che non si inginoccia davanti a nessuno, come uno che fa le cose in libertà, come uno che fa le cose in gratuità, come uno che dopo un po si accorgi che facendo così gli altri, non è che ti stendono sempre il tappito rosso, ma fa niente perché hai farai capito che quello parò il modo più bello di vivere, quindi andrei avanti. Questo è la via. La vita più bella e difficile, che avete visto fare in me, la potete fare anche voi. Senza per attendere di conoscere in ogni circostanza qual è il passo giusto da fare. Siate creativi. De la seconda lettura c'è un'immagine, un'altra immagine che è quella delle pietere. San Pietro, che di questo genere di articoli si intendeva bene, dice "carissimi avvicinando che al signore pietra viva".
Vedete qual'è il problema che Gesù è una pietra livea. Non è come qui pezzi del mosaico che alcuni noi fanno a volte nella vita quando c'è un po' di tempo. Io sicuramente in questo momento non ce lo ho, però sono cose belle, no? Tu fai un mosaico, c'è un mese qualche mese, poi lo appendi sul muro. Le tessere del mosaico stanno ferme, nota che le messene sono giuste quello è il mosaico. La vita nello spirito, la vita di Cristo in noi, è qualcosa di diverso. Tu metti in mattoncini, la mattina ti svegli, così si sono mossi. È tutto diverso dal giorno prima. Tu guardi tu amoglie, tuo figlio, il tuo lavoro, e ti chiede passi nuovi, non puoi rifare quello che hai fatto ieri. Infatti dice, stringendomi a lui, pietra viva, scelta e preziosa, anche voi siete pietre vive, costruite come edificio spirituale. Questa è la compressità della vita cristiana, che siamo pietre vive, cioè che dobbiamo vivere. Non possiamo contentarci di posizionarci nella casella giusta. Che questo spesso è la nostra massima spierazione, no? B4 ha fondato. Questo è la nostra immaginazione, c'è che, d'o noi voglia le coordinate giuste. Mi sposo, non mi sposo, faccio il frate, faccio questo e quest'altro. Come se la volontà di Diano fosse una specie di algoritmo da eseguire. Un'operazione da compere, un task, spunta. Quando Jesus è nallato adetto, guardate, non sia turbato il vostro cuore, ma felicemente fortuna, è molto più bella e complessa, la vita che vi lascio. È una vita libera. Se pensavate che io venissi qui, come dire, a creare dei robotini che mi seguisse, è una risposta che si è stato iniziata. E' un po' di risposta. Quando noi siamo su un sentiero in montagna, se cominciamo a dubitare che quel sentiero ci porta a rifugio e la fine. Se invece continuiamo a credere che quel sentiero ci faccia camminare, noi siamo in pace. Allora credo che si tratta solo di accettare la sfida che Gesù ci ha lasciato andandoseno. E lasciandoci tutta la complessità di una vita che noi abbiamo il compito di dicifrare. C'è una promessa in tutto questo discorso che se non c'è emozione un po' e non ci fa sentire la dignità di quello che siamo. Non credo di sapere aggiungere altre parole. Gesù dice "in verità io vi dico e quando inizia così bisogna appoggiare sei muri". Chi crede in me, cioè chi affiducia in questa formula di vita impegnativa ma bellissima, anche gli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi. Proviamo ad adormentarci questa sera con questa speranza. C'è lo dice Gesù che invece di guardare a tutte le cose difficili che ci sembra di non sapere fare nella vita, tutti tra guardi che ancora non abbiamo tagliato, pensate quante cose più grandi di quelle che ha fatto Gesù noi finora abbiamo già fatto. Gesù non ho dovuto vivere le sfide che noi stiamo vivendo. Noi sì, siccome siamo sempre in clini ad arci un brutto voto in paggella, ci sembra di non avere mai vissuto niente di bello niente di vero, ma io credo che io invece sia molto contento nel vedere tutte le volte che abbiamo usato vivere, magari anche sbagliare, ma cercare di fare le opere grandi che ora la storia, la vita ci chiede di compiere, dall'alzarcia alla mattina, dal fare famiglia, dal fare un lavoro, tutto quello che ci attende nella vita, cercare di farlo con amore, con intelligenza, con apertura gli altri. Vete che Gesù viveva una vita molto più semplice della nostra, la nostra bella complessa. Non ci rendiamo conto quanti opere grandi. Ogni giorno ci chiede di assumere e di provare a vivere. Ma credo che io lo sa. E penso che sia giusto che sa sera a pregare e ricevere il corpo di Cristo e andare a casa a dormentarci in pace, come ci è insegnato tra l'altro Gesù, dicendo quello che potevamo fare lo abbiamo fatto, e dormire, e domani, rikimmenciare a camminare nella via del Signore. Filosciosi che il suo spirito anche quando non ci accorgiamo, guidarà i nostri passi e le nostre intelligenze. C'è un posto preparato per noi. Non sappiamo quanto sarà lunga la strada, quanti curve, quanti acquazzoni, quanti frane dovremmo incontrare. Ma possiamo continuare a credere con tutte le nostre forze che la strada non sia semplice, ma sia bella, perché quella in cui rischiamo di diventare davvero fino in fondo noi stessi. [Musica]
Podcast Summary
Key Points:
Gesù esorta a non lasciarsi turbare, riconoscendo la paura dell’abbandono e della solitudine.
La sua partenza è necessaria per preparare un posto per ciascuno nel cielo, come atto di amore personale.
I discepoli sono chiamati a diventare adulti nella fede, seguendo la via, la verità e la vita che è Gesù stesso.
La vita cristiana è dinamica
La Chiesa, guidata dallo Spirito, inventa nuove forme di servizio (es. diaconi) per percorrere la via di Gesù.
La promessa finale
Summary:
Il vangelo di questa domenica, nel tempo pasquale, affronta il turbamento dei discepoli di fronte alla partenza di Gesù. Egli li rassicura: non sia turbato il vostro cuore, perché la sua assenza non è abbandono, ma preparazione di un posto per ciascuno nella casa del Padre. Gesù si presenta come la via, la verità e la vita: non un algoritmo da eseguire, ma una relazione viva da incarnare.
I discepoli sono chiamati a diventare adulti nella fede, a camminare creativamente, senza attendere istruzioni minute, ma fidandosi del Vangelo come bussola. La Chiesa, come mostra la prima lettura con l’istituzione dei diaconi, è capace di inventare nuovi servizi sotto la guida dello Spirito. Siamo “pietre vive”, non tessere fisse di un mosaico: la vita cristiana è dinamica, fatta di scelte libere e responsabili, anche nella difficoltà.
Gesù promette che chi crede in lui compirà opere più grandi delle sue, perché la nostra vita, sebbene complessa, è piena di sfide che possiamo vivere con amore e intelligenza. La speranza è che, nonostante curve e frane, la strada sia bella perché ci permette di diventare pienamente noi stessi, con un posto preparato per noi nel cielo.
FAQs
Gesù dice così perché sa che i discepoli provano paura e senso di abbandono per la sua partenza. Li rassicura che se ne va per preparare un posto per loro nella casa del Padre.
Significa che Gesù, nel regno dei cieli, sta preparando una stanza per ciascuno di noi, come chi accoglie un ospite. Questo dà senso alla sua partenza e ci assicura che siamo attesi.
Gesù è il modello da seguire: il Vangelo è la bussola per ogni decisione. Non dobbiamo aspettare istruzioni precise, ma vivere come lui, con libertà e amore, affrontando le sfide con creatività.
Fidandoci che Gesù intercede per noi davanti al Padre e che la vita cristiana è dinamica: siamo 'pietre vive' chiamate a crescere e adattarci, non a stare fermi in schemi fissi.
Per rispondere alle necessità della comunità, creando un servizio specifico. Questo mostra che la chiesa, guidata dallo Spirito Santo, innova per percorrere la via di Gesù.
Significa che, pur nella complessità della vita moderna, possiamo compiere atti di amore e servizio che Gesù non ha vissuto direttamente, ma che Lui apprezza e sostiene.
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