Il podcast, condotto da Isabelle Giangregorio con la psicoterapeuta Serena Barbieri, esplora la natura complessa della paura. Viene descritta come un'emozione primaria e un algoritmo biologico inscritto nel nostro codice genetico, il cui scopo fondamentale è la sopravvivenza. Si attiva di fronte a stimoli interni (sensazione di vulnerabilità) o esterni (percezione di un pericolo) e predispone a risposte difensive arcaiche e rapide: fuga, attacco o la risposta di "freezing" (finta morte). Con l'evoluzione e la vita sociale, si è aggiunta una quarta risposta: la richiesta di aiuto. Tuttavia, per gli adulti, chiedere aiuto può generare vergogna e il timore del giudizio sociale, creando un conflitto interiore che spesso porta a regressioni impulsive e aggressive, mascherando la paura sottostante.
La gestione della paura, specialmente quando intensa, non è efficace attraverso il tentativo di ragionarci sopra, poiché l'intensità emotiva "spegne" le aree corticali superiori del cervello. La regolazione emotiva richiede invece interventi "bottom-up" che partano dal corpo. Una tecnica semplice ed efficace è concentrarsi sull'espirazione prolungata, che riduce l'ossigenazione legata alla risposta di allarme, abbassa la tensione muscolare e invia segnali rassicuranti al cervello, creando uno spazio mentale per una valutazione più ponderata della reale minaccia. La conversazione distingue inoltre tra paura (reazione a un pericolo presente e percepito) e ansia (anticipazione di una minaccia futura o potenziale), sottolineando come entrambe siano state amplificate negli ultimi anni da eventi globali come la pandemia e la guerra, che hanno esposto le persone a pericoli sia tangibili che psicologici e sociali.
Il nuovo marzo del 2020, l'ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte, dichiarò il primo lock da Un'Italia, ed ali la storia la sappiamo. Il 24 febbraio del 2022, il presidente Russo, Vladimir Putin, ha nonce la tacco militare in Ukraine, e anche qui purtroppo la storia la sappiamo. Devo fare tempo magari qualcuno di voi a perso il lavoro e ha avuto paura rimattersi in gioco, oppure ha avuto paura di perderlo. Altri hanno avuto paura di firmare un mutuo. Altri ancora hanno avuto paura che l'isolamento forzato durante Lockdown potesse compromettere in qualche modo la propria relazione sentimentale. Qualcun'altro di voi avrà avuto paura di perder una persona carada dopo un litigio un po' acceso. Altri convivono tutti i giorni con la paura di non essere accettati. I pericoli a cui siamo esposti tutti i giorni sono tanti e diversi. Puoi prendere avanti per tutta la durata di questa puntata a delle encarli, e già solo questo deline alla natura, molti forme di questa emozione. La paura. E se sono tante le sue forme, sono anche diversi in nostri modi di accoglierla e agire. Tagliare la comunicazione e chiudereci noi stessi per esempio. Oppure diventare un pelo più intransigente da aggressivi? Sì, quella roba lì di avere voglia di mandare a quel paese qualcuno. Un'ichasi migliori chiedere aiuto. Oggi le vediamo tutte, una a una e vediamo anche come provare a gestire questa emozione. Io sono Isabelle Giangitano, host e autrice di questo podcast. Vivo a Milano, faccio cose nella comunicazione e sono entrata da poco nei fatti di c 30. Le basi permette a tante cose. La parte di me che non conoscevo fino a quando è iniziato un percorso di psicopia, per esempio. Tutte le domanda qui ancora non ho risposta e alcune riflessioni nati dentro e fuori le ore di uno studio che prova a condividere qui con voi a traverso questo podcast. Ora che il tema della salute mentale è diventato un argomento di interesse allargato. È importante che qualcuno provi a spiegare le cose bene. Nel mio piccolo, con questo podcast vi prometto che farò del mio meglio portandomi il vissuto di chi sul tema più domande che risposte. Propro come voi. E' un punto di vista di chi forse le risposte alle nostre domande le ha. La doctoressa e psicoterapeuta serena barbieri. Del centro clinico, spazio e formamentis di Milano. Anche oggi ci accompagnano le parole della doctoressa barbieri e come al solito iniziamo dalle basi. Che cos'è la paura e soprattutto che azionici predispone e da dove viene? È un motione primaria e come tutte le emozioni l'abbiamo già detto più volte è un algoritmo, una regola, una specie di programma inscriuta nel nostro codice genetico che predispone nel caso poi della paura per una serie non solo per un tipo di comportamento, una serie di comportamenti, di azioni che vengono attivate e viene attivata da uno stimolo interno e uno stimolo esterno tra poco vediamo quali. Il cui fine, come per tutte le emozioni, è garantire la sopravvivenza. I trigger interno e il trigger esterno, gli stimoli che attivano la paura sono la sensazione subjetiva di sentirsi vulnerabili deboli e in particolare modale esterno la percezione della presenza di un pericolo, una minaccia, ecco perché estretamente correllata la sopravvivenza. Probabilmente perché si attiva di fronte alla percezione di un pericolo estrettamente correllata a dei meccanismi non necessariamente di tipo emotivo che sono un pochino più alti, ma a dei meccanismi appunto cosiddetti di difesa dal pericolo e quando ci si trova di fronte ai pericoli è necessario che queste difese siano molto rapide quindi contengano poco pensiero quindi le difese si ritrovano anche negli animali che non hanno un cervello particolarmente voluto, in particolarumodosi negretti. Sono delle risposte, le difese di fronte pericoli che devono essere molto molto rapide poco valutative, noi diremo dal punto di vista del nostro essere sapiens molto impulsive. In realtà è spesso la paura quando è molto intensa corrella con delle risposte di cui poi ci si pente. Vediamo quali sono i mandati generali della paura che hanno queste radici in queste risposte difensive molto più antiche. Allora le azioni che vengono più facilmente stimolate dalla percezione di pericolo di minaccia sono la prima, la più semplice, la più economica, la fuga, se c'è una stanza di pericolo fu G o metiti a ripar. Il problema quale è che non sempre è questo possibile. E allora la paura codifica anche per altre risposte che si possono avere nel nostro archivio di possibilità per la sopravvivenza, qualora ci fosse un pericolo ma non ci fosse la possibilità di una via di fuga. Uditete udite l'altra risposta possibile è che se non puoi scappare attacca. Cioè difenditi attaccando il tuo aggressore e qui la famosa confusione tra questa risposta che è una risposta di tipo aggressivo mat stimolata dalla percezione di una minaccia e la rabbia che non centra assolutamente niente con questo. Quindi la aggressività, la greedire, è parte della risposta di difesa e di paura. Qualora anche questa risposta non funzionasse di nuovo la paura ha in archivo un'altra risorsa possibile. Un altro tipo di risposta comportamentale è dirittura in questo caso più che comportamentale una risposta di tipo fisiologico, neurofisiologico e anche questa è molto ancestrale come risposta. Di fronte, è una situazione in cui non c'è via di fuga e non c'è possibilità di attacco, tradotto ti senti completamente impotente e senza possibilità per la sopravvivenza, il cervello ha disposizione una risposta estremarassio. Produce lo spignimento, ci mette in una condizione che in natura viene definita di finta morte è la risposta che mettono in atto appunto gli animali quando esposti all'attacco di un carnivoro che ormai sta per portare a termine la sua conquista e non c'è più via di scampo. L'obiettivo, come dire, ripeto estremo estremarassio, è quello di su adere il carnivoro che in realtà è attratto da animali in movimento e a sangue caldo. In qualche modo dovrebbe mollare la preda pensando che si tratti di un cadavere. C'è anche un altro vantaggio in questo tipo di risposta che quando stai per ricevere l'attacco mortale, che probabilmente ti potrebbe fare male sentire dolore, lo spignimento disattiva anche la percezione del dolore e quindi in qualche modo far rilassare il colpo e a volte questo può essere vantaggioso perché non resistere un attacco talvolta in alcune situazioni può essere utile riducele la cerazione e la percezione doloreifica. Quindi mi ha visto che la paura ha delle origini molto arcaiche, che servono soprattutto per la difesa del territorio e la difesa di reti. Però poi con l'evoluzione è arrivato appunto il sistema limbico che ha messo un' evidenza che forse tutti questi pericoli ambientali non fossero così frequenti e nel momento in cui si è costituita la possibilità per gli animali sociali, ti raccolpa, si in gruppi e formare queste piccole società, si è creata la necessità di avere un ulteriore possibilità comportamentale, forse anche più utile a quel tipo di contesto in cui non sei esposto sempre appericoli per la vita, per il suo probabilmente, in saba magari ai degli altri tipi di pericoli. Una delle risposte comportamentali più tipiche dell'animalale sociale, di paura, è il Cry for help, la richiesta da aiuto, che in realtà appunto dovrebbe essere la risposta comportamentale più cuorente con l'emozione dei mammiferi sociali, chiedere aiuto. Quanto si trova in pericolo che è di aiuto molto più semplice che scappare, molto più semplice che attaccare c'è qualcuno che magari ti può dare una mano. Fantastico, questo vale molto e funziona molto bene per le componenti sociali più vulnerabili che sono i bambini, ne bambini e lecito il Cry for help e funziona bambini piangono che non aiuto qualcuno, forse, ti va aiutare. Il problema si manifesta con gli adulti, che continuano a mantenere questo mandato biologico, no? Per cui ti trovi in pericolo ti senti debole, preso i due trigger, e teoricamente nell'ambito di un contesto sociali dovresti chiedere aiuto. Ma qui si crea un problema che in qualità di animali sociali, l'essere deboli e chiedere aiuto in un adulto non viene considerato qualcosa di frabbi argolette lecito. Quindi mentre io sento questa spinta, c'è un pericolo, mi sento debole, ho voglia di chiedere aiuto, mi accorgo di questa emozione, se ne sono scrive un'altra mi vergogno, perché sento che sentirsi in questo modo e comportarsi in questo modo a livello sociale in qualità di adulto potrebbe provocare il giudizio degli altri e l'espulsione sociale. Quindi mi trovo come catturato dei due pericoli in conflitto. Ho bisogno di sentire il mio protetto, ma se chiedo aiuto vero espulso perché inadeguato come adulto. E qui si crea un problema tale per cui, a volte il nostro cervello fa un po' tilt. Si spegne e perdiamo la capacità di usare le risposte comportamentale.
le più alte, più volute, e regrediamo di nuovo lo stato rettile, motivo per cui spesse volentieri, invece di chiedere aiuto, agrediamo l'altro, perché per esempio ci ha esposto lui a questa condizione di pericolo in che modo, non capendo da solo che avevamo bisogno di aiuto e non esonerandosi da questa cosa così brutta, che non percepiamo che è quella di chiedere aiuto. Quindi spesso volentieri quando ci sentiamo spaventati, regrediamo piccoli rettili e agrediamo e, più di nuovo, ci viene poi comunque rimandato un giudizio di quanto siamo aggressivi, invece siamo spaventati e confusi. Ho bisogno di sentire mi protetto, ma se chiedo aiuto, vero espulso, perché inadeguato come adulto. La avete notato? Anche qui esce fuori il conflitto tra i nostri bisogni individuali e i nostri bisogni sociali, chiamiamo lui così. Che avevamo già visto nel caso del disgusto e della gioia. Qui nel caso della paura, poi le cose sono ancora più complicate, perché la sensazione di pericolo è super soggettiva e quindi chi unque di noi può sentire simpericolo e quindi, in procento di fuggire o attaccare, anche in situazioni non proprio estreme. Parlo di quelle situazioni in cui, per esempio, abbiamo paura di perdere il nostro partner e paura di rimanere soli durante la discussione. Oppure quando abbiamo paura di essere rifiutati, quando abbiamo paura di essere inadeguati per qualche motivo. E allora chiedo alla doctoressa Serena Barbieri, hanno medi tutti noi, che almeno una volta nella vita, ci siamo sentiti in pericolo per motivi non così gravi e che magari abbiamo fatto aggire il piccolo orettile dentro di noi, come la gestiamo, sta paura? Qui si crea il problema della regolazione emozionale, ne sei so che le emozioni di per se poi racce fanno quello che dovranno fare, vengono attivate, determinate istimoli e codificano per determinate risposte. Ricordiamoci che le emozioni sono predisposizioni, all'azione non sono azioni, c'è l'atto di aggire l'emozione e qualcosa che viene dopo l'emozione. Allora noi dobbiamo tentare trovare dei modi per rendere i nostri emozioni un po' meno intense, perché quando sono troppo intense succede che purtroppo si spengono i livelli superiori della nostra mente, il cervello, la corteccia e a volte anche il limbico, e regrediamo lo statorellile. Appunto si può verificare questo fenomeno che è lo spenimento della nostra capacità di scegliere il modo in cui la espermiamo e appunto si possono avere degli aggiti di tipo impulsivo di cui più della volta e poi ci pentiamo. Come si può fare? Allora tipicamente tutti pensano che basta convincersi parlarsi, no? Dai dati una calmata, ma non c'è sto pericolo, ma non ti preoccupare, sono tutte cose che non funzionano assolutamente, perché e come si non è tentassimo di utilizzare la nostra corteccia, ma la nostra corteccia in quel momento tende a spegnersi, perché la corteccia si spegne quando le mozioni sono troppo intense, non si può partire dall'altro, allora se non possiamo partire dall'altro dobbiamo porare a partire dal basso. Cosa vuol dire? Usare quelli che noi chiamiamo interventi bottom up, cos'è il bottom, è il corpo. Allora si possono fare dei lavori per riuscire a percepire abbastanza per tempo l'arrivo della nostra emozione e intervenire prima che arrivi a soglia, non cercando di convincersi dell'insensatezza di quello che in qualche modo stiamo pensando, ma cercando a punto di regolare prima di tutto il nostro corpo, molto più facile a regolare il corpo che regolare la mente. Una cosa semplicissima che si può fare per esempio è espirare, buttare fuori l'aria. Svema la ciocchezza ma è uno del interventi più efficaci nella regolazione dell'intensità percepita della paura, perché? Allora se io a pola porte faccio entrare ad esso un leone nella nostra senza, qual è la prima cosa che facciamo? Buttiamo dentro aria ossigeno perché lo sigono è il carburante che serve allazione che tra poco dovremo metterinato, se c'è un pericolo prima cosa fare, puggiere, secondo la cosa fare, e eventualmente attaccare. Sono entrambe azioni che richiedono grande energia e l'energia, nel nostro caso, da l'ossigeno che poi verrà bruciato, dalle cellule per mettere il comportamento di fuga o di attacco. Quindi la prima cosa che ci fa fare la paura è i per ventilare, quindi fare scorta di ossigeno. Quello che noi possiamo fare, se ci rendiamo conto per tempo, che siamo in uno stato di paura, per evitare che arrivi a solla, possiamo subito cercare di contrastare questo automatismo, quindi invece che inspirare e espirare, concentrarci sul buttare fuori l'aria, prolungare le spiere azioni. Questa azione non è che noi buttiamo fuori l'ussigeno, però permette di ridurre la quantità di ossigeno che buttiamo dentro. Tutti ci dicono quando siamo molto agitati o inalansi, a fare un bel respiro assolutamente, no. Buttafuori l'aria perché si fa un bel respiro, stai andando in controtennenzio, stai aumentando il livello di ossigeno e rischi poi, appunto, di avere una reazione impulsiva. Così facendo, riducendo l'ossigeno nel sangue, si crea una sorta di piccolo inganno per il cervello. In qualche modo, come se non lasciando andare l'automatismo della paura, che ci dice, fa escorta, non facendo scorta, creiamo una sorta di piccolo inganno per il cervello che, in qualche modo, è portato a pensare che visto che non stiamo facendo scorta, forse non c'è così tanto pericolo. C'è non parte dall'alto, parte dall'albasso, dall'evidenza dei fatti. Non sto respirando così tanto, a allora vuol dire che non c'è così tanto pericolo. Una altra cosa che accade nella espirazione prolungata, fate una prova, si provate a espirare contando 1.0002.0003.0004.0005.0007.0008.0001.0002.0003. Vi accorgerete che si abbassano le spalle. L'abbassamento delle spalle è un altro segnale utila il cervello per capire che, forse, non siamo così tanto in pericolo, perché l'abbassamento delle spalle corrisponde alla attivazione di un circuito di disarmo. Disattiva l'assiputale a moi po' fisì e riduce la produzione di cortisolo nel nostro corpo. In qualche modo, mette il cervello, crea un piccolo microclima biologico per il cervello che favorisce appunto la possibilità di rendersi conto che il pericolo non è così grave e non è così incumbente. Quindi sono piccole azioni che, in qualche modo, aiutano a creare le basi per dissuadere il nostro cervello a credera che si tratti di un pericolo. Qui stiamo sottolineando il fatto e lo detto più di una volta che il cervello crede che ci siano dei pericoli, perché il grosso problema del sapiens è che spesso l'intieri si trova di fronte a delle cose, degli eventi e delle situazioni che vengono interpretate come pericolose, lette come pericolose, pensate. Quindi il cervello attribuisce, per esempio, un "no", il pericolo di non essere amato, di essere abbandonato. E quindi noi ci troviamo spesso volentieri a fare l'esperienza della paura di fronte a qualcosa che, forse visto da un altro punto di vista, potrebbe non essere considerato così pericoloso. Il problema è che la risposta è così rapida e così automatica che non abbiamo il tempo di fare questa valutazione. Allora, questi piccoli interventi corporei creano un spazietto, tale per cui, dato che riduciamo un po' l'intensità, riduciamo anche il rischio di impulsività e possiamo magari farci qualche domanda, ma è davvero così pericolosa questa cosa, a cui sto attrubendo questo significato. E' in questo spazietto appunto che ci sono i margini per poter permetterci di appunto regolare le nostre emozioni, per ti con la modola nostra paura. Quindi un po' perché i pericoli per così dire "sociali, psicologici sono tanti", un po' perché ci vergogniamo e di chiedere aiuto e un po' perché i mandati della paura sono diversi e le nostre risposte così impulsive, da non avere nemmeno il tempo di pensare a quello che potremmo fare. Mi sembra che la paura sia l'emozione che, se gestita male, possa provocare tantissimi danni a noi e alle nostre relazioni sociali. Torniamo sulla paura e sulle sue spacettature. Spacettature che secondo me abbiamo avuto modo di conoscere molto bene in questi due anni che davvero non ci hanno dato tre gua. La mia conversazione con la dottoressa Barbieri riparte proprio da qui, pensando alla tua l'ità, a quello che è successo, quella pandemia e a quello che negli ultimi mesi ci attivato a livello e motivo la guerra in Ukraine. Sì, sono stati anni, forse lo saranno ancora per un po' di grande paura e grande paura in tutte le sue forme e in tutta la sua complessità che abbiamo già cominciato a vi pingere con queste osservazioni rispetto ai mandati comportamentali, le azioni che possono essere codificate nella paura, ma ancora più complesso perché come abbiamo visto la paura nel sappi, in particolar modo, è regolata non solo dalla presenza o senza di pericoli ambientali,
anche da quanto noi ci sentiamo più o meno in pericolo e la complessità della paura dipende tantissimo anche dalla complessità dei significati che noi attribuiamo a tutta la serie di situazioni intermini di pericolo, giusto per dare un piccolo assaggio perché il discoso sarebbe lunghissimo. Durante la pandemia abbiamo sperimentato diverse forme di paura, per esempio, la paura più mediata, più u più facilmente identificare di prenderci il virus quindi di ammarche di morire. Però se guardiamo bene in realtà questa paura che c'è stata sicuramente, però chiusi nelle nostre belle casette, era lontano, era lì davanti a noi, la vedevamo nel teleg giornale, sentivamo, ne sentivamo parlare, l'amico dell'amico, magari qualche parente, però non è sempre stata davanti a noi questa minaccia. Sapevamo che c'era ma non la vedevamo, tuttora c'è, e non la vediamo, il virus non si vede, c'è, ma non sappiamo dove, non sappiamo quando e se ci toccera. Quindi è uno straro tipo di pericolo perché non è sempre nel nostro presente, non è davanti a noi. Il più delle volte la malattia stessa è potenziale, potrebbe arrivare, potrebbe toccarci, potrebbe contagiarci. Quindi sarebbe più corretto dire che in questo periodo storico, oltre avrebbe sperimentato effettivamente, la paura abbiamo anche sperimentato tantissimo un'emozione che la contiene, ma assume poi una forma diversa che l'ansia, che difensa c'è tra anze paura. La paura si manifesta quando io vedo, sento, percepisco, il pericolo davanti a me, infatti codifica per la fuga dal pericolo o l'attacco. Mentre l'ansia, se ci pensiamo il pericolo, non è mai davanti a noi. Pericolo potrebbe essere, c'è sempre, di in una dimensione del futuro, del potenziale, è un pericolo per lo più previsto o immaginato. Quindi la caratteristica appunto dell'ansia è che il pericolo è nel futuro. L'ansia potrebbe essere appunto che potrei prendere della malattia, ma anche qui si sono creati altri livelli di pericolo. Per esempio non solo potrei prendere della malattia e morire, ma potrei prendere della malattia e essere scusso socialmente perché perdono la meribertà. Vengo quarantenato. Molti di noi forse la maggior parte rapidamente hanno smesso di avere paura o l'ansia per il virus di per sé è molta più paura per i limiti, le limitazioni che il fatto di essere stati contagiati può provocare. Per esempio, dover rimanere chiusi in casa, non poter uscire. Molti sempre sono sviluppato se visto un incremento di disturbi come la claustrofobia, l'angoscia di essere chiusi dentro oppure l'ansia di essere isolati. Se poi creata anche un ulteriore paura che correla con un'altra emozione che abbiamo già citato, la paura di essere contagiati non è appunto solo la paura di morire o la paura di perdere la paura libertà, ma anche la paura di essere considerati degli unitori sociali, di essere quindi sclusi. E questa altra paura correla con la vergogna, quindi paura della morte e della matia, per paura vera. Paura di poterla prendere la matia insia. Paura di poter perdere la libertà di nuovo paura di diventare degli unitori per gli altri vergogna. Paura di essere giudicati qualcosa di sgradito e di essere allontanati. Calcoliamo che per il sapiens l'essere allontanati abbandonati dagli altri e in qualità gli animali sociali la paura principale. Quindi abbiamo fatto grandi bagni di paura di nateguatezza, quindi di vergogna. O ansia da vergogna, la paura di sperimentare questa emozione, la vergogna. Quindi la pandemia ci è sposto e la guerra ancora di più ha una quantità di occasioni per sperimentare la paura in tutte le sue forme e in tutta la sua complessità. Con la guerra di nuovo, abbiamo tantissimo a che fare con l'ansia. Non sappiamo quando non sappiamo come, non sappiamo se. E dobbiamo continuare a lavorare. Non sappiamo cosa, e bombardamenti, latomica oppure anche baralmente, veramente le conseguenze economiche, la perdita di nuovo della nostra libertà, la perdita del nostro status economico, la perdita delle nostre abitudini della nostra civiltà. Ci siamo di fronte a un sacco di elementi ansiogeni. Paura che si potrebbero manifestare nel futuro mentre le vediamo che si manifestano in altri paesi, ma non l'estiamo sperimentando indiretta. E poi di nuovo la fantomatica vergogna, perché in questo momento storico, per esempio, molto delle nostre abitudini possono essere connotate di nuovo da una forma di pericolo sociale. Per esempio, divertirsi gioire, avere voglia di proseguire nei nostri mandati consumisti, ci può esportci a sentirci sbagliati rispetto alle popolazioni più svantaggiate. In questo momento è sbagliato fra virgoletto, viene percepito tale, ovviamente, quindi pericoloso provare qualche forma di gioia. Quindi di nuovo torna e ci accompagnerà, per un bel po' l'esperienza della vergogna. A volte è anche pericoloso parlare di questo argomento, come è pericoloso non parlare. È pericoloso avere un opinione in un senso, pericoloso avere un opinione in un altro senso. Queste sono tutte le forme di pericolo, no? Quindi ci sentiamo esposti quotidianamente che assumono appunto la forma dell'ansia o della vergogna. In questo momento forse meno la paura, perché non abbiamo a che fare con questo pericolo nell'immediato. È tutto molto potenziale, il che però ci spone a un'altra esperienza tipica della paura, che è la sensazione continua dell'impotenza. Perché, di fronte al fatto che il pericolo non è presente, non possiamo fare un gran che possiamo solo aspettare un po' inermino. E questo fa ulteriormente aumentare i livelli di ansia e purtroppo anche un po' di dissociazione, di spenimento. Lo dicevamo all'inizio, no? Quando ti senti senza via di fuga, tra le varie risposte dell'ansia c'è fuga, la tacco, ma se nessuno delle due cose possono essere messenato, ci spenne e quando siamo bombardati di acquisitanti pericoli e non sono neanche visibili e non possiamo mettere in atto niente, spesso ci sentiamo un po' spenti ed istruciati e non è detto che questo sia depressiono ma potrebbe essere proprio un'altra delle risposte della paura. In soma quella che avete appena sentito è la storia di nemozione primaria, che era dici profonde, archaiche, che ci ha permesso nei secoli di mettere in salvo dai pericoli preservando la nostra specie. Oggi come sapiens non sempre la sappiamo padroneggiare così bene e per questa volta facciamo quelle cose che chiamiamo dimpulso, di cui poi ci pentiamo, anche se la realtà se usata bene sarebbe un ottimo strumento di comunicazione. Negli ultimi due anni abbiamo vissuto sulla nostra pelle ed era lì anche nella vergogna, ma soprattutto nell'ansia. Sì, tutte le volte che Madonna che Anzia, lì dietro, infondo, c'era anche lei la paura. Ha veta scoltato la quarta puntata di le basi, un podcast del post. I testi e la voce sono i miei Isabelle Gangitano e io ringrazio la dottoresse psico della peuta a sere da Barbieri del centro clinico spazio foro mentesi di Milano per aver preso parte a questo progetto.
Podcast Summary
Key Points:
La paura è un'emozione primaria con radici evolutive, progettata per garantire la sopravvivenza attivando risposte difensive automatiche come fuga, attacco o freezing (finta morte).
Negli esseri umani, la complessità sociale ha introdotto una quarta risposta comportamentale: la richiesta di aiuto. Tuttavia, negli adulti, questa può generare vergogna e conflitto tra bisogni individuali e sociali, portando spesso a regressioni impulsive e aggressive.
La regolazione emotiva della paura, specialmente quando intensa, non funziona attraverso il ragionamento (approccio top-down), ma richiede interventi corporei (bottom-up), come una espirazione prolungata, per ridurre l'intensità fisiologica e creare uno spazio mentale per una valutazione più razionale.
Si distingue tra paura (reazione a un pericolo immediato e percepito) e ansia (preoccupazione per una minaccia futura o potenziale), entrambe esacerbate in contesti moderni come la pandemia o i conflitti geopolitici.
Summary:
Il podcast, condotto da Isabelle Giangregorio con la psicoterapeuta Serena Barbieri, esplora la natura complessa della paura. Viene descritta come un'emozione primaria e un algoritmo biologico inscritto nel nostro codice genetico, il cui scopo fondamentale è la sopravvivenza. Si attiva di fronte a stimoli interni (sensazione di vulnerabilità) o esterni (percezione di un pericolo) e predispone a risposte difensive arcaiche e rapide: fuga, attacco o la risposta di "freezing" (finta morte). Con l'evoluzione e la vita sociale, si è aggiunta una quarta risposta: la richiesta di aiuto. Tuttavia, per gli adulti, chiedere aiuto può generare vergogna e il timore del giudizio sociale, creando un conflitto interiore che spesso porta a regressioni impulsive e aggressive, mascherando la paura sottostante.
La gestione della paura, specialmente quando intensa, non è efficace attraverso il tentativo di ragionarci sopra, poiché l'intensità emotiva "spegne" le aree corticali superiori del cervello. La regolazione emotiva richiede invece interventi "bottom-up" che partano dal corpo. Una tecnica semplice ed efficace è concentrarsi sull'espirazione prolungata, che riduce l'ossigenazione legata alla risposta di allarme, abbassa la tensione muscolare e invia segnali rassicuranti al cervello, creando uno spazio mentale per una valutazione più ponderata della reale minaccia. La conversazione distingue inoltre tra paura (reazione a un pericolo presente e percepito) e ansia (anticipazione di una minaccia futura o potenziale), sottolineando come entrambe siano state amplificate negli ultimi anni da eventi globali come la pandemia e la guerra, che hanno esposto le persone a pericoli sia tangibili che psicologici e sociali.
FAQs
La paura è un'emozione primaria, un algoritmo genetico che predispone a comportamenti di difesa. Il suo scopo è garantire la sopravvivenza attivando risposte a stimoli interni (sensazione di vulnerabilità) o esterni (percezione di un pericolo).
Le risposte principali sono: fuga (allontanarsi dal pericolo), attacco (difendersi aggredendo) e freezing (immobilizzazione o 'finta morte'). Queste risposte sono rapide e poco valutative, originate da meccanismi difensivi ancestrali.
Negli adulti, chiedere aiuto può generare vergogna per il timore di essere giudicati inadeguati. Questo conflitto tra bisogno di protezione e paura del giudizio sociale può far 'regredire' il cervello a risposte più primitive, come l'aggressività, spegnendo le capacità di scelta più evolute.
La paura si attiva di fronte a un pericolo percepito come presente e immediato, predisponendo a fuga o attacco. L'ansia, invece, riguarda pericoli potenziali o immaginati, collocati nel futuro, come la preoccupazione di ammalarsi o di subire limitazioni.
Invece di cercare di razionalizzare (cosa difficile quando la corteccia cerebrale si 'spegne'), è efficace usare interventi 'bottom-up' partendo dal corpo. Un metodo semplice è concentrarsi sull'espirazione prolungata: buttare fuori l'aria riduce l'ossigeno nel sangue e invia segnali di calmamento al cervello, abbassando l'intensità emotiva.
Perché la minaccia del virus era spesso potenziale e futura (potrei ammalarmi), non sempre presente e visibile. Inoltre, si sono aggiunte paure 'sociali', come la paura delle limitazioni alla libertà o dell'isolamento, tipiche dell'ansia che riguarda scenari immaginati.
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