La parola "labirinto" deriva dal greco e si riferisce a strutture complesse come la tomba di Knossi, dove l'architettura crea confusione e intrigo. Il mito del minotauro e di Dedalo alimenta la visione del labirinto come simbolo di perplessità e perdita di orientamento. Nel poema *Orlando Furioso*, Ariosto crea un vero labirinto letterario: tanti personaggi, storie interconnesse e piani temporali che si sovrappongono, generano un'esperienza di lettura complessa e misteriosa. Il personaggio di Angelica, una donna con autonomia e decisione, rappresenta un passo avanti nella letteratura italiana, diventando la prima protagonista femminile autonoma. L'opera, inoltre, è un'esperienza di suspense e ironia che riflette il mutamento del Rinascimento, dove le gesta epiche si trasformano in desideri concreti, come l'amore e la ricerca personale, invece che in obiettivi trascendentali. L'evoluzione dell'eroe Orlando, che abbandona il suo mantello simbolico per cercare Angelica, mostra un uomo che cambia interiormente, perdendo un pezzo di sé. Il labirinto del poema non è solo strutturale, ma anche umano: ogni cavaliere si impegna in un percorso di ricerca, ma Angelica si nasconde e si sposta, creando tensione e desiderio. L'opera si distingue per un uso sofisticato del linguaggio, delle contraddizioni e dei nomi simili, che confondono il lettore e lo costringono a navigare in un mondo complesso. Questo approccio, ironico e moderno, riflette la complessità del mondo rinascimentale e il passaggio da un'epica puritana a un'emozione personale, rendendo *Orlando Furioso* un'opera non solo letteraria, ma sociale e profondamente umana.
L'abirinto è una parola complessa che ha tanti significati. Il vocabolario Treccani
ne individua ben sei che spaziano dalla anatomia allenigmistica, dai modi di dire all'artefigurativa.
L'etimo della parola è in certo, sicuramente proviene dal greco, l'abirintos, in termine
che viene usato sia da erodoto che la dopera per indicare una complessa tomba fara onica
in vicinanza delle piramidi, sia daplinio il vecchio, nella sua storia naturale, ci dice
che nel mondo antico e l'abirinti fossero addirittura quattro, uno dei quali si trovava
nei pressi di "chiusi". Oggi provincia di Siena ed è la tomba del re e trusco porsenna,
costruita, dice lo storico, come il famoso l'abirinto. Già. Perché tantoplinio, che erodoto,
quando ad opera una spressione l'abirintos, hanno in mente un altro l'abirinto, quello famoso,
che non stava neinegitto, ne ne truria. Ben sì, sugliso la dichreta, ne dinto ne di knosso.
Secondo la leggenda era stato costruito dal mitologico architetto "dedalo", perché potesse
imprigionare l'altrettanto mitologico minotauro, un essere metà uomo e metattoro, frutto
di una maledizione che il dio poseidone scaglio contro il reddichreta, minosse. Il monarca,
infatti, si era rifiutato di sacrificare al dio del mare un bellissimo toro bianco,
e allora poseidone, indispectito, fece innamorare perdutamente dell'animale la moglie di minosse,
la quale si unica arnalmente alla vestia e generò una creatura abominéevole, appunto il minotauro.
A la base del mito c'è probabilmente l'effetto che il parazzo di knosso doveva sucitare
in chi lo visitava. Analizzando gli scavi, infatti, ci siamo
resi conto che la reggia cretese era un intrigato ammasto di sale, corridoi, porticati,
escale, cortili, immaginiamo quindi che perderci si dentro nel tentativo di cercare una via riuscita
fosse un'esperienza abbastanza comune, tra l'altro uno dei simboli del reddichreta era
lasciavipenn, che nelle lingue di quella zona si chiama Labrus. Il termine labirinto, quindi,
indicherebbe letteralmente la reggia, il palazzo delle Labrus, dato che a knosso che fossero
a pese o dipinte sui muri, lascevi penni, ne abbiamo trovate acquintali. Quale che sia
le timologia, il labirinto rappresenta comunque un concetto molto ben definito nella nostra
lingua, un qualcosa di intrigato, spaccettato, che si annoda sul stesso e ci intrapola. Una
struttura che non sembra seguire un filologico e all'interno della quale perdiamo l'orientamento.
Quando ci sembra di stare seguendo una strada, all'improvviso cambia ogni cosa e ci troviamo
da tutta altra parte senza che abbiamo ben chiaro come questo sia avvenuto. Piani che
si affastellano, gli uni sugli altri si confondono, si mescolano in uno schema apparentemente casuale,
ma che in realtà nella testa di chi l'ha progettato segue una precisa architettura. Ci sono
labirinti effigiati sulle monete, altri labirinti sono mosaici che adorna noi pavimenti delle
chiese, altri ancora sono giardini, e poi c'è un labirinto che è un libro, un poema
cavallerisco, che racconta le gesta di Orlando Signore di Anglante, il cavolavoro in versi di
messerlo dubbico ad Oslo. Io sono già comorosa, faccio l'insegnante e una volta al mese, per tutto l'anno
scolastico, vi parvelo di un cavolavoro della nostra letteratura, cercando di raccontarvi
oltre al significato letterale, il contesto, i collegamenti, le divagazioni. Questo è cavolavori,
un po' tasto di caso 0 media. Lo so. Può sembrare diolento ma è necessario
aprire alla puntata con una divagazione, così debbotto. Ma un senso c'è, perché per capire
l'orlando furioso, c'è bisogno di fare una premessa. Per capire questa premessa, dobbiamo
tornare con la mente a qualche anno fa, ai primi 15 anni del 2000, in quella che i massimi
ideologi hanno etichettato come la terza Golden Age della televisione, quella delle grandi
serie TV. In un mondo occidentale che scampato al millenio un bug, ma non al crollo del
Tori GML e che vede la rivoluzione digitale che inizia a approfilarse all'orizzonte, la
popolazione si incioda ogni settimana davanti alla televisione, per seguire le grandi storie
che li vengono raccontate. Il soprano, l'oste, greisanato, un breaking bed, poi arriverà
a nos off-cards, il trono di spade, don'tonebby, the walking dead, è tutto un proliferare
di racconti, di recensioni, di attese, di famiglie intere che alteri mi negli ogni stagione
iniziano ossessivamente a contare il tempo che le separa dall'inizio di quella successiva.
Immaginate di essere una di quelle famiglie. Già appena stato il finale di stagione della
serie del momento, quella di cui tutti parlano, avvincente, intrigante, personaggi ben
costruiti, dialogi freschi e soprattutto una saspenscontinua che ogni volta che finisce
un episodio ti fa solo di ne voglio ancora, è appena finita l'ultima puntata che ovviamente
ha creato un sacco di interrogativi, i social esplodono di reazioni, commenti, opinioni e
arriva la notizia. Lo sceneggiatore è morto, non ci sarà una nuova stagione. Lo ha presa
larga, me ne rendo conto. Ma questo è esattamente quello che accade nel ducano di Ferrara, alla
fine del 1400. C'è un poema che ha valere sco che fa impazzire la popolazione, si chiama
orlando innamorato e la scritto Matteo Maria Bojardo Conte di Scandiano su invito del
Signore di Ferrara, il potentissimo ercole primo deste. In realtà sarebbe corretto
dire lo sta scrivendo il Conte Matteo Maria Bojardo perché finora sono usciti solo i primi
due libri che però si sono rivelati un successo di pubblico straordinario, tutta la popolazione
di Ferrara se li è bevuti e non vede l'ora di leggere il terzo.
Il troppo però il 19 december del 1494 arriva la notizia che il Conte è morto di gotta e del terzo
attesissimo libro rimangono solo 8 canti in mezzo.
I interrogativi rimasti aperti però erano talmente tanti e l'interesse del pubblico talmente
alto che un decennio dopo la morte del Conte il cardinale ipolito deste in carica l'udovico
a riosto definire l'offera lasciate in compiuta la Bojardo. Nessere l'udovico quindi riprende
in mano il materiale e ricomincia a scrivere un nuovo poema che inizia esattamente dove
si era interrotto l'orlando innamorato.
Lo stile è un po' diverso già dal titolo le cose cambiano orlando non è più innamorato
ma furioso, il respiro è più ampio, la sensibilità è mutata nelle riscripture successive
anche la lingua cambierà ma gli elementi ristintivi dell'opera di Bojardo mi avevano
determinato il successo ci sono tutti e infatti quando l'orlando furioso vedrà la
luce nella prima edizione di 1516 sarà anche un successo clamoroso ma quali sono? Questi
elementi che tanto piacciono e ferraresi, uno è sicuramente la suspense. La trama di questi
due poemi è intrecciatissima, i personaggi in gioco sono in numerevoli, ci sono tre grandi
filoni narrativi indipendenti e almeno altre quattro trame secondario. La genialata di Bojardo
prima e di Ariosto Poi sarà quella di raccontarli contemporaneamente seguendo uno schema
prevedidivo ma efficissimo. Prendo un personaggio, per esempio, Ruggiero, per racconto le sue
avventure. Ruggiero sta esplorando un castello sconosciuto dove potrebbe nascondersi un
emico che lui sta cercando bramosamente. A un certo punto inserisco un elemento di tensione
che genera curiosità. Mentre sta esplorando il castello, Ruggiero sente un rumore da dietro
una porta chiusa. Ci si avvicina, appoggia la mano sull'enno e un istante prima di risolvere
l'attenzione interrompo bruscamente la narrazione. Ma adesso parliamo di Orlando che sta vagami
in un bosco. In quel momento, appellettore di Orlando, non tre può fregare di meno, ma
continui comunque a leggere perché vuoi sapere che cosa è successo a Ruggiero. Il guayo
è che mentre scorrono i versi, la passione anche alla ricetta di Orlando è che l'altra
grandezza di questi poemi e che personaggi sono costruiti veramente, ma veramente bene.
Ti appassione a Orlando? Segui le sue avventure che ovviamente arriveranno a loro volta a un
punto di tensione sul quale di nuovo la narrazione si interrompe. A quel punto inizia probabilmente
un terzo filone narrativo del quale non ti importa assolutamente nulla, ma al quale ovviamente
ti appassionerai, ma anche se si fosse tornati di nuovo a Ruggiero, tu lettore non saresti
stato comunque soddisfatto, perché a questo punto quello che ti preve maggiormente sapere
è ciò che accade a Orlando e così via, di canto in canto, il desiderio di leggere
si rinnova e si alimenta ogni volta che la storia si interrompe. Capite quindi l'oppsico
drama sociale quando arriva alla notizia della morte di Boyardo. Quante storie erano rimaste
a pese nel loro momento di massima tensione? Su tutte una, quella che da il titolo al poema,
riuscirà Orlando a conquistare la bella angelica? E questo è l'altro colpo di genio di Boyardo
che è riusco, segue pedisse qua mente, l'idea originaria, anzi meglio, l'esperimento originario.
Quando Boyardo inizia a scrivere rinnamorato infatti i poema e mica valori eschi vanno discretamente
di moda in tutta la penisola. La America non è ancora stata scoperta, l'Italia è il
paese più importante del mondo, ci sono micro scopici ducati che hanno quasi più soldi
della corona francese e è cortigiani di questi ducati, piace ascoltare storie che raccontino
gestare i cavalieri, di dame e di imprese gloriose.
questo non è certa un'invenzione dell'renashimento. La passione per i romanzi cavallereschi
era nata secoli prima in Francia, nelle regioni della cosiddetta Lang Doil, Bretagna, Loira, Normandia,
territori freddi, anche un po' lubri, dove nei castelli si trascorrevano le notti infernali
a torno al fuoco, a rostendo Carni, bevendo Alcol e ascoltando menestrelli che raccontavano
storie di cavalleri. Quest'ultime, grosso modo, si potevano raggruppare in due insieme. Le storie del
ciclo Carolinjo dove i protagonisti erano i paladini di Carlo Magno, quindi Orlando, Rinaldo, Gano,
e le storie del ciclo Bretone, che giravano a torno a rearti e ai suoi cavalleri della tavola rotonda,
come Tristano, Percival e ovviamente L'Ancillotto. Questi due gruppi di racconti, però,
il ciclo Carolinjo e il ciclo Bretone non differivano solo per le ambientazioni, ma proprio per la tipologia
delle storie. Le dicende dei paladini di Carlo Magno, infatti, trattando di personaggi realmente
esistiti e, di factire, almente accaduti, erano grosso modo dei racconti storici. Una musica piacevole,
parole preziosa, ma che, di fatto, raccontavano vicende di guerra dove i soldati cristiani devono
combattere i saraceni, perché altrimenti questi invadono la Francia. Si combatte per Carlo Magno,
quindi onore le altà dovere in una parola noia. La corte di rearti, invece, era molto più interessante.
Sì, perché c'era l'elemento fantastico e, quindi i nemici, diventavano draghi, strege, giganti,
arriva a comerlino, compagiono le pozioni, ma soprattutto perché c'è la dimensione romantica.
I cavalleri della tavola rotonda non sono dei soldati ligi al dovere che fanno ciò che devono in
nome della Francia, sono degli avventurieri che si sperticano in azioni eroiche solo per apparire
ganzi agli occhi della scuenza di cui sono innamorati. L'azione secondaria, ciò che conta
il sentimento, è infatti. Prendiamo l'anci in lotto, che è il più famoso di questi cavalleri,
vi sfido a dirmi un'impresa che lui ha compiuto. Niente, vero. Mentre invece penso che tutti
voi sappiate del suo sciagurato amore nei confronti della Regina Ginebra e, come l'anci in lotto,
tutti i cavalleri del ciclobretone sono esseri umani che si muovono animati dalle loro passioni.
Ed è questo che li rende più interessanti, perché paradossalmente loro, che sono personaggi immaginari,
ci sembra noveri, perché li sentiamo più simili a noi. I paladini di Francia, che invece
sarebbero quelli storicamente esistiti, con il loro essere degli ottimi soldati tutti di
due patria, sembrano finti, li sentiamo lontani e quindi ci appassiona no meno.
Arriviamo all'ora all'esperimento di boiardo. Che succede? Se io prendo l'ambientazione del ciclo
carolingio, quindi Orlando, Carlo Magno, Isaracenica, Sediano Quadigi, e l'aracconto come se fosse
del ciclobretone. Che succede se alla storia aggiungo il fantastico? Se a questi paladini perfetti
aggiungo i sentimenti, che succede se a Orlando metto il dubbio che combattere per il proprio ore,
non sia esattamente la cosa più importante del mondo, ma che forse si può mettere da parte
la difesa di Farigi per rincorre le quell'altra cosa che move il sole e l'altra stelle
e tira più di un carro di voi. Succede che il risultato è una storia appassionante,
che la popolazione ferereza in pazisce e che quando boiardo muore l'esperimento è
riuscito talmente bene che a riuscito lo deve fortare avanti. Bene, direi quindi che questa
digressione è durata fin troppo, per tanto vediamo di entrare nel vivo della puntata facendo
le cose per bene e introducendo l'opera in maniera approfriata e accademica.
Orlando Furioso è un poema di argomento cavalleresco, scritto dall'odovico Ariosto durante la prima
metà del 500 e pubblicato in tre edizione differenti. La prima nel 1516, la seconda nel 1521,
la terza, che è quella che studiamo noi, nel 1532. Nella sua versione finale, il poema si
compone di 46 canti, ognuno dei quali è scritto in otta varima. Valerire che è diviso in strofe
di 8 versi, è in decasilla B, che seguono un preciso schema di rime. A-B-A-B-A-B-C-C.
Sempre così, tutti e 46 canti per un totale di 38.736 versi, quasi il triplo di tutt'ala
comedia di Dante Alighieri. I filoni principali dell'Atrama sono tre Carlo Magno, che deve capire
come resistere all'assegio di Parigi da parte dei Saraceni, orlando che deve capire come
fare a conquistare il cuore della bella Angelica. Ruggiero e Bradamante che devono capire come
fare coesistere il fatto che siano innamorati l'uno dell'altra, con l'incommeniente che lei
è una guerriera cristiana mentre lui combate prima sul Mali. Quest'ultimo filone, nella fatti
in specie, è quello che stava più a cuore e signori di Ferrara. Nella fintione del romanzo,
infatti, Ruggiero e Bradamante sono i due progenitori di quella che poi diventerà la casata
deste. Glorificare le loro gesta, per tanto, è un modo con cui il poema conferisce gloria
e il lustro al potente vitturno, in altre parole. Propaganda. Per il copiraitre di questa
prassi, si chieda al divino Ottaviano Giulio Cesare, detto Augusto, quando chiese a publio
Virgilio Marone, di mettere inversi la storia di Nena, fuggito da Troia, perché doveva fondare
Roma.
Abbiamo detto in apertura che questo poema è un labirinto. In esso i personaggi, le storie,
le vicende, gli spazi, tutto si intreccia. Per complicare ulteriormente l'assunto,
a riosto spesso si diverta a giocare anche con i piani temporali. Magari ci raccontano
il canto di esci, una vicenda che in realtà è antecedente a quello che ha raccontato nel
canto 5, ma non ci ne accorgiamo solo nel canto 12, perché a quel punto le due storie
alle provviso si riconjungono. E allora uno rimane a peso, perché si era convinto di
ristarseguendo un filo temporale che in realtà non portava da nessuna parte. Ma poi si
vede proprio che ci godi a incasinare la comprensione del lettore, in ogni canto aggiunge
nuove storie, nuovi personaggi, limitandoci solamente a quelli che compagliono in almeno
due capitoli diversi, l'orlando furioso conta la bellezza di 65 tra personaggi principali
e secondali, che poi si chiamano tutti uguale! Un esempio, nei primi capitoli uno degli antagonisti
è Arbante, Principe della Frisia che commette una serie di atrocità e finisce morto col capo
spasciato. Le capitoli dopo però, il lettore di attento rischia di mettere in dubbio questa
morte, perché c'è di nuovo una antagonista di nome atlante, che però ha differenza di
Arbante, non è un Principe, ma è un mago. Oppure è necessario stare molto attenti a
non confondere prada mante che abbiamo detto essere la progenitrice della casata veste
con Brandi Marte, che invece è un maschio ed è il protagonista di una storia d'amore
tragica con la sua enamorata fiordiligi che a sua volta non dobbiamo scambiare con fiordispina,
un'altra donna che anche saviva una storia d'amore, ma di tutto altro tenore, c'è
di mezzo uno scambio di persona, un mezzo amore safico, grazie visate. Se non altro al
meno questi nomi simili sono di personaggi che stanno dalla stessa parte. Arbante e atlante,
cattivi, prada mante, Brandi Marte, fiordiligi, fiordispina, buoni. All'università ho rischiato
seriamente di bocciare le same di lettratura del rinascimento perché stavo facendo confusione
tra Marsiglio, che è il capo dei Saracenni quindi uno dei cattivi più cattivi, e Marfisa,
che invece la sorella di Ruggero uno dei buoni più buoni. E almeno in italiano ci saldiamo
perché i paladini principali si chiamano orlando e rinaldo, in francese sarebbero Roland
e Renault. Aguri, ecco, penso quindi che adesso possiate avere un'idea ragionevole
del Everest che mi si è parato di innanzi quando mentre scrivevo questa puntata ho accarizzato
l'ipotesi di raccontare la trama complessiva dell'opera. Ciò ho provato, non nego, ma
sono stato malamente respinto a perdite. Tutto questo per dire che cosa? Che noi,
ora in poi parleremo solo di uno dei filoni dell'opera, quello che le dà il titolo che racconta
dell'amore di Orlando per la bella Angerica. Personaggi in scena, lui, orlando d'anglante,
mi pote di Carlo Magno, il paladino per eccellenza. Nei po' ai micarolingi è il protagonista
della Sean Sounderland, la più famosa tra tutte le poesie che compongo nel cito, in cui
si racconta la sua épica morte, avvenuta nella cola di Ronci Svall, un luogo sui Piranèi
dove orlando si trovava per difendere la retroguardia dell'esercito francese che stava scappando
dai Saracenio. Intergerimo, guerriero straordinario, cristiano, perfetto. Devoto a Dio e al
Suore, aiuta ai deboli e uccide i cattili. Niente può sfuggire alla sua leggendaglia spada
Durllindana e al suo cavallo Briglia Doro. Il migliore dei guerrieri, senza ombra di dubbio,
casto, puro, invulnerabile alle passioni del cuore finché non incontra. Lei. Angelica, figlia
di Galafrone, principessa del cattai. Cosa intende assattamente a riusso con questo
termine? Non è chiarissimo. Tecnicamente il cattai sarebbe una regione della Cina confinante
condamongolia, quindi a nord, ma in tanti luoghi del furioso Angelica viene definita principessa
dell'India, quindi a sud, al solito agli ostoconfonde, intreccia e scombina. Stiamo su quello
che è certo. Asia. Che, per l'Europa ed il 500, vuol dire solo e soltanto quello che
è stato raccontato da Marco Polo nel suo milione? Un libro contenente il reso conto dei viaggi
mercantili che lui ha compiute in oriente che ha estregato e ammaliato l'Europa del 300
e dei secoli successivi. Skolpendo nellamente delle persone, un asia piena di luoghi esotici,
misteriosi, depositari di una civiltà diversa e diversamente sviluppata, sfugente per certi
versi.
comprensibile, Angelica, quindi non può che venire dall'I. Che, tra l'altro, se il
personaggio di Orlando è di matrice carolingia e a tutta una sua tradizione, di
storia precedente, altri in assimento, quello di Angelica è tutta farina del sacco
di Boyardo, un personaggio geniale, moderno, la prima vera protagonista della
storia della letteratura italiana, il primo personaggio femile che si stacca
alle due dimensioni e acquisisce profondità, senso e volontà definita, e che
però, per diventare tale, ha bisogno di Ludovico a Riosto, sì perché nell'innamorato,
non è che Angelica prenda chi sa quanto l'iniziativa e abbastanza vittima
degli eventi, in Europa c'erriva perché c'era spedisce il padre desideroso di
creare scompiglio nel campo cristiano. Finché vivo il fratello, l'erico
per il ruolo di soprammobile piacevole alla vista, scappa dal campo cristiano
vero ma solo perché altrimenti la stuprano, poi sì inizi a andare dietro a
Rinaldo, ma non per sua volontà, lo fa perché ha bevuto l'acqua di una
fonte che la fatta innamorare di lui, e allo stesso modo smetterà di amare
Rinaldo e inizierà a scuggirli quando verrà l'acqua della fonte opposta. L'innamorato
si interrompe con Orlando e Rinaldo, entrambi innamorati gli Angelica che la
portano da Carlo Magno come un pacco per far dirinere a lui la questione, e in
Rè decide che l'avrà in premio chi dei due sventrerà il maggior numero
di nemici, in tutta questa resta ferma, immobile, ad aspettare il risultato della
sfida, introfeo, un paesaggio, una bella bambolina come tappeggio tradizione
medievale. Quando arriosto prende in mano il materiale, decide che la sua Angelica
sarà un personaggio di tutt'altra caratura, basta con questo essere vittima
degli eventi. Angelica scegli, Angelica decide, Angelica, spesso e volentieri,
è quella che sbrogge alle bege in cui altrimenti sarebbero in pantanati i grandi
faladini francesi. Va detto che arriosto a un tocco particolarmente
capace quando si tratta di affrescare un personaggio femminine. Tutte le donne del
furioso infatti per un verso o per un altro mostrano caratteristiche che
mal si concigliano con gli stereotipi femmini invogalle e poca. Sono tutte
donne che si seotragono alle convenzioni. Il motivo probabilmente è autobiografico e si
chiama Alessandra Benucci, il grande amore della vita di Ariosto, una donna che
di convenzionale ha il monna sulla quale spendiamo due parole.
Nata a Barletta, da genitori Fiorentini, si sposa giovanissima con tito di Leonardo
Strozi, membro della famosa famiglia di vanchieri, ma di un ramo cadetto, quindi
non abitano a Firenze, ma a Ferrara. Quala Benucci ha modo di entrare in contatto
con la famiglia degli estensi e di far parte del gruppo stabile delle dame di
Corte? Nel frattempo il marito fa carriera, divengono assegnati in carico
importanti, la coppia a sei figli, e quindi facilmente immaginabile che la bea si
go da la vita aggata alle bellezze di Corte, la famiglia e i soldi del marito.
Ad via un commercio clandestino con diebrei di Ferrara, i parenti Fiorentini le mandano
oro di scarto, lei lo fonde, lo ricama, e coi soldi che fa vendendolo si assicura un'entrata
parallela, della quale il marito non sa niente e che, per adesso, le serve per todersi qualche
spizio. Dico, per adesso, perché in torno al 1513, il bon tito Strozi muore all'improvviso
senza aver fatto testamento. In questi casi, di solito, la povera vedova, non avendo
alcun tipo di sostentamento economico, o tornava dai genitori, o era costretta sposare
un parente del defunto per mantenere il possesso della sua ereditati, certo, la povera
vedova, non all'estandra benucci. Pulsa agli amici brei, si fa prestare dei soldi,
li aggiunge sui risparmi clandestini, a solda un abvocato, e grazie a un regolare
processo, si vede riconoscere l'usufrutto del patrimonio del marito, fin tanto che
non si risposa. Ad io, sto a conosce più o meno in quegli anni.
È affirenze, ha seguito del cardinale ipolito teste, e rimane folgorato da questa nobildonna.
Ciò che lo colpisce, soprattutto, è il modo in cui l'eri esce a tenere gli testa e
a non cascare fra le sue braccia. Per strano che possa sembrare, infatti, le fonti
ci raccontano di un lovico arriosto, autentico, tomberto e fan. Capace di irritire, piegare
al suo volere ogni singola donna di cui avessere desiderio, e in numerosi figli legittimi
che sievi in attralle milia e la garfagnana sembrano confermare questa dichiaria. Ogni donna
cadeva i suoi piedi. Non avessandra benucci.
Non che le fosse in difrente, è su visce il fascino del poeta, ma lo sa tenere a bada.
Sincontrano segretamente, ma lei ha decidere il cuando e il come. E anche alla morte del
marito stronca immediatamente sul nascere ogni tipo di verlità matrimoniale, ma stiamo
scherzando. Se ci sposassimo, io perderai l'usufrutto delle redità dello strozi, e tu
ho i benefici d'accherico. Continuiamo così, vogliamoci del bene, ognuno dorme a casa
propria, e poi, io non ho bisogno di un'anello al dito per sapere che ti amo. Tu per caso
sì, difficile contro vattere. Quando però subodora il rischio di rimanere doppiamente
vedova, un matrimonio segreto lo celebra comunque. Così almeno quando arriosto, effettivamente
morirà nel 1533, lei avrà un contratto da sventolare infaccia a chi voleva intestarsi
la redità del poeta. Suttuti e figliastro virginio principale biografo del padre che infatti
ci dipingerà le sandra venuti come una donna spreciudiata, arrivista ed egoista, quando in
realtà forse era solo una donna indipendente.
È chiaro quindi che ogni volta che ha riosto scrivengerica in realtà è a le sandra che
è in testa. Lo dice a chiare lettere nella seconda ottava del poema. Io vi racconterò di
come orlando sia impazzito, se con lei che mi ha reso quasi uguale a lui mi lascerà
un po' di razziocinio per riuscire a scriverlo a modo. Ovviamente farà frasato, ma il significato
è quello. Il paragone è evidente. Angelica è a le sandra. C'è la vedereste voi, la donna
che ho descritto prima a ferma nella tenda di recarlo a fare la bella statuina in attesa
di sapere chi la vincera in premio. Assolutamente no, infatti scappato.
E questo è esattamente ciò che farà per l'intera durata della sua presenza nel poema. Angelica
scapperà, si sottrarrà, diventando da oggetto tangibile, oggetto di desiderio. A ben
guardare Angelica è il primo motore di tutto quello che accade nel furioso. Lo schema
è sempre lo stesso, a riprova del fatto che a noi sembra un labirinto, ma nella testa
di areosto ogni cosa è lineare. Angelica è da sola, poi incontro un cavaliere, riesce
a sfuggirli, ritorna da sola, incontro un altro cavaliere e così via. E a ognuno di loro
lascia addosso solo e solamente una gigantesca voglia di ritrovarla. Ragion per la quale
ogni singolo cavaliere si è esso cristiano o pagano, non importa, abbandona la sedio di
Farigi perché vuole trovare Angelica e vuole conquistarla. Questo è uno di quegli aspetti
nei quali si manifesta la grande ironia a riuscesca, che per me ha tutto il poema. L'idea
dei cavalieri che si dannano l'anima per trovare qualcosa non è di certo un parto della
mente di areosto. Anzi, il cosiddetto tema della cerca era l'elemento alla base di tutti
i romanzi del ciclobretone, la cui trama classica possiamo serenamente riassumere con un cavaliere
parte per la ricerca del Santo Graal, non lo trova, ma nel frattempo, compiazioni calmorosi.
La novità di areosto sta semplicemente nella sostituzione dell'oggetto della cerca. Quei
cavalieri cercava nel Santo Graal, la coppa dove Gesù aveva bevuto nell'ultima scena.
Questi cavalieri cercano Angelica, la principessa asiatica che ha fatto innamorare tutti quanti.
Ecco quindi l'ironia. Prima si cercava di io, la salvezza dell'anima, la vita eterna,
ora si cerca cosa, un bacio, una notte d'amore, ma anche fosse una spoda, lui mettere con
le termità. La posta in gioco sia impoveriva, i tempi sono cambiati. Anche le geste epiche hanno
perso l'orizzonte della trascendenza, ormai è tutto qui e ora, concreto, tangibile, terreno.
Colombo ci ha mostrato l'America, l'utero ha affistato le 95 tesi, basta aspettare un secolo e
Galileo ci mostrerà anche il cielo. Quell'epoca del mondo in cui forse sapevamo che i draghi
non esistevano, ma ci vuole vamo credere lo stesso, è finita. Lo spazio dei sogni si sta
riducendo, le corti ormai sono luoghi dove si fanno calcoli, dove tutto si pesa sulla base
del ritorno economico. Ariosto ha capito che se vuole interessare il pubblico, deve raccontar loro
qualcosa che possano capire, non qualcosa che debbano immaginare. E a lui va bene così? Ci
live sopra, ci scherza, si prende in giro e nel farlo, prende in giro tutta la società di cui fa
apparto. Con la marezza di distacco, l'ironia, di chi ha capito che il mondo è cambiato, che
non gli piace, ma le regole del gioco sono diverse. E quindi ottia datti e abbracci la nuova logica
del mondo, oppure rimane ancora la sua vecchia logica, ma allora quello che abbracci è per forza
di cose la pazia. È chiaro vero dove sto andando a parare. Quello che non si adatta è Orlando,
insi. Orlando è quello che proprio non si è accorto dei cambiamenti del mondo. E infatti fino al
canto otto lui in mania parigi. Angelica è scappata, è ingannato gente ne assalvata a altra, è stata
catturata e offerta in pasta a un orca. Rinaldo sta duellando con la qualunque perché ha perso il
cavallo e quindi non riesce a raggiungere Angelica. Ruggiero è caduto nell'inganno di una maga e
è scappato a preso un ipoglifo, assalvato Angelica, orlando nella sua tenda a parigi attende di
sapere il risultato della gara fra lui e rinaldo. Ma non è che si assema. Anzi è un uomo di una
cultura nettamente sopra la media e che quelle sono le regole che lui è imparato e gli hanno insegnato
che le regole si rispettano.
a una certa però non c'è la fa più nemmeno lui. Dopo l'ennesima notte passata in bianco a girarsi,
a regirarsi nel letto e a pensare dove sia e con chi sia la sua donna amata decide di andare a
cercare. Si alza in nostra l'armatura, ma invece del solito mantello bianco e rosso se ne
mette un onero che ha preso un nemico ucciso. Ufficialmente lo fa perché così almeno può passare
attraverso il campo saraceno senza essere riconosciuto, ma la potenza simbolica del gesto è troppo
per lasciarci indiferenti. Il mantello è da sempre uno dei principali simboli di un cavaliere,
è una parte di lui, è come la sua spada, il suo pennacchio, l'armatura, facendo di lasciare il
mantello, a riosto ci sta dicendo fra le righe che orlando ha già perso per strada un pezzetto di
sé che sta cambiando perché il paladino orlando non avrebbe mai abbandonato Carlo Magno in mezzo alla
battaglia, ma questo cambiamento di toglia è qualche cosa, è un po' meno lui. Ben inteso, questo
non gli impedisce una volta a uscito da parigi di compiere azioni straordinarie, è sempre più forte
di tutti, nel frattempo che cerca Angerica, salva fanculle, libera popoli, rivalta tirani,
uccide i mostri e ogni volta che compio un'impresa gloriosa, è come se aggiungesse un bollino alla
sua raccolta punti, nella sua testa, quando la testera sarà completa, Angerica finalmente sarà sua.
Il problema è che nel frattempo Angerica ha trovato un fante saraceno, in fintività di nome
Medoro, lo ha salvato, se ne è enamorata e ha deciso di tornarsi nella casa con lui, o dio,
non è che sia un problema di per sé, il problema è quando e soprattutto come orlandolo verrassa per lui.
Avete appena ascoltato la prima parte di Capo Lavori, la seconda parte la potete già trovare
sulla piattaforma di podcast che state adoperando. Capo Lavori è un podcast di caso zero media scritto
interpretato da me, già comorosa. La registrazione e il sound design sono di Andrea Casagni, il progetto
grafico e di Giacomo Castaldini, media e comunicazione, alle Sandra Palazzo e Beatrice Sada.
Podcast Summary
Key Points:
La parola "labirinto" ha origini greche e si riferisce a strutture complesse, come la tomba di Knossi, dove l'architettura intriga e confonde chi vi si perde.
Il mito del minotauro e di Dedalo spiega la dimensione simbolica del labirinto, dove l'incertezza e la perdita di orientamento rappresentano un'esperienza umana profonda.
Il poema *Orlando Furioso* è un esempio di "labirinto letterario", con storie, personaggi e tempi che si intrecciano in modo complesso e irregolare.
Ariosto trasforma il mito cavalleresco aggiungendo elementi di fantasia e sentimenti, creando personaggi come Angelica, la prima donna con autonomia e volontà definita nella letteratura italiana.
Il successo del poema deriva dalla sua capacità di combinare suspense, molteplicità di trame e un'ironia che riflette il cambiamento del mondo nel Rinascimento.
Il personaggio di Orlando, in virtù del suo impegno a ricercare Angelica, simboleggia una ricerca umana personale e concreta, distante dalla spiritualità tradizionale.
L'oscurità del testo si riflette nella confusione dei nomi e delle identità, un gioco che espone il lettore all'incertezza tipica del labirinto.
L'opera è anche un'opera di propaganda per il potere dei De' Medici, utilizzando storie di gloria per valorizzare la famiglia e il governo locale.
Summary:
La parola "labirinto" deriva dal greco e si riferisce a strutture complesse come la tomba di Knossi, dove l'architettura crea confusione e intrigo. Il mito del minotauro e di Dedalo alimenta la visione del labirinto come simbolo di perplessità e perdita di orientamento. Nel poema *Orlando Furioso*, Ariosto crea un vero labirinto letterario: tanti personaggi, storie interconnesse e piani temporali che si sovrappongono, generano un'esperienza di lettura complessa e misteriosa.
Il personaggio di Angelica, una donna con autonomia e decisione, rappresenta un passo avanti nella letteratura italiana, diventando la prima protagonista femminile autonoma. L'opera, inoltre, è un'esperienza di suspense e ironia che riflette il mutamento del Rinascimento, dove le gesta epiche si trasformano in desideri concreti, come l'amore e la ricerca personale, invece che in obiettivi trascendentali. L'evoluzione dell'eroe Orlando, che abbandona il suo mantello simbolico per cercare Angelica, mostra un uomo che cambia interiormente, perdendo un pezzo di sé.
Il labirinto del poema non è solo strutturale, ma anche umano: ogni cavaliere si impegna in un percorso di ricerca, ma Angelica si nasconde e si sposta, creando tensione e desiderio. L'opera si distingue per un uso sofisticato del linguaggio, delle contraddizioni e dei nomi simili, che confondono il lettore e lo costringono a navigare in un mondo complesso. Questo approccio, ironico e moderno, riflette la complessità del mondo rinascimentale e il passaggio da un'epica puritana a un'emozione personale, rendendo *Orlando Furioso* un'opera non solo letteraria, ma sociale e profondamente umana.
FAQs
La parola 'labirinto' indica una struttura complessa, intrico e confusa, in cui si perde l'orientamento e si ha difficoltà a trovare un percorso chiaro.
La parola deriva dal greco 'abirintos', usata per descrivere tombe complesse, come quelle vicine alle piramidi, e in seguito si riferisce a strutture intriganti e difficili da navigare.
È legato al mito di Dedalo, che costruì un labirinto per imprigionare il minotauro, un essere metà uomo metà toro, nato da una maledizione di Poseidone.
Il minotauro è stato creato quando Poseidone, indispettito per il rifiuto di un sacrificio, innamorò la moglie di Minosse, che poi generò una creatura abominevole.
La reggia di Knossi era un edificio complesso, ricco di corridoi e sale, che faceva perdere l'orientamento, e i resti di uccelli (labrus) trovati sugli muri indicano il suo legame con il termine 'labirinto'.
Nel poema, il labirinto si manifesta attraverso l'interconnessione di storie, personaggi e tempi, creando un'esperienza complessa e intricata per il lettore.
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