Il testo commenta il Vangelo di Giovanni, sottolineando che i “segni” di Gesù – come la risurrezione di Lazzaro – non sono semplici miracoli, ma rivelazioni profonde. Il vero significato non è il ritorno alla vita fisica di Lazzaro, ma l’invito a riconoscere che Gesù è la risurrezione e la vita già nel presente. I veri “morti” sono coloro che, pur credendo, vivono nella paura della morte e non confidano nella compassione di Dio. La differenza tra immortalità (cercare di prolungare la vita) ed eternità (vivere ogni istante come dono divino) è fondamentale. Esperienze come la confessione mostrano come Dio “apra i sepolcri” interiori, liberando dalla paura e donando vita nuova. Lo Spirito Santo abita in noi e ci permette di vivere già ora nella vita eterna, amando e compiendo scelte coraggiose, nonostante il limite della morte. La fede in Gesù ci trasforma da “morti di domani” a “viventi in Cristo”, capaci di affrontare ogni limite con fiducia.
In queste ultime domeniche di Coresima ci stanno aiutando i segni del Vangelo di Giovanni e come abbiamo credo già detto in qualche altra occasione, Giovanni scrive un quarto vangelo chiamando i gesti forti di Gesù segni non miracoli, perché crede che sia importante lasciare alla chiesa un'altra versione dei fatti, un po' più profonda, utile ai cristiani di tutti i tempi stata una grande esperazione di ridurre i gesti e le parole di Gesù a qualcosa di molto bello che però non provoca la nostra vita, perché diciamo la versione è arrivata all'orecchi di tutti, basic di questa cosa che Gesù è fatto è Gesù riuscita ai morti, a clauso, a scena aperta, bravo lui, beato Lazaro e noi, molte volte noi il purtroppo il confronto con Gesù finisce qui Gesù è una bravissima persona, faceva cose pazzesche, risuscitava i morti, ridava la vista i cèchi, amava i peccatori e qualcuno è riuscito da profitare di questa svendita di compazione, però noi, noi diciamo, magari in qualche modo che rancca noi, ecco, Giovanni scrive questi episodi che tutti conoscevano già per svelare un altro significato che questi gesti di Gesù avevano, in modo che chi li ascoltava, si rendesse conto che Gesù, quando faceva alcune cose, voleva in realtà atirare l'attenzione su qualcosa di tutto, non su quello che noi sembra il cuore del racconto, hanno i sembra che la cosa più importante non sia quando dice "A Lazaro viene fuori e Lazaro viene fuori", ma fermiamo ci un attimo, è un miracolo così speciale che dio faccia esistere delle cose, guardate che mi raccolo c'è qui, non dovremmo fermarci un attimo sorprenderci che siamo vivi, che siamo dei corpi che siamo in un pianeta, in un sistema solare, in un universo incredibile, ci l'abbiamo già davanti ai gli occhi, no questo segno che dio dalla vita, a ciò che la vita non c'è la, e continua a darlo e continua a farlo. Il vero miracolo, il vero segno non è tanto che Lazaro si è tornato alla vita, anche perché, a posteriori, questo era riuscito a finire il suo tragito in questo mondo, stava entrando nel paradiso. Gesulo, per ende dice, non lo aspetta un attimo, devi ancora farti un po' di anni prima di andare in pensione. Non è che gli abbia fatto proprio questo grande regalo, se lo ha fatto, lo ha fatto per dire qualcosa a tutti quelli che erano li attorno a lui. Fatte sentite la perghiera che Gesù fa "Crima di chiamare Lazaro", "Padre, ti rendo grazie perché mi dai ascolto, lo ho detto e lo sto per fare per la gente che mi sta attorno, perché credano". Capite il segno, non era tanto per Lazaro, il quale entra nella tomba eisce con una grande naturalezza. E anche noi un giorno moriremo e risorgeremo. Il vero problema è che noi che siamo quelli che non sono ancora morti, pure avendo un'opinione di Gesù, una relazione con lui. Facciamo fatica a credere quello che lui cerca di dire a Marta Maria, tutti gli altri, che lui è la risurrezione la vita. Adesso? Non dopo. In altre parole, il segno voleva dire che il vero morto non era Lazaro, ma erano tutti quelli attorno, che pensavano di essere vivi. È la stessa cosa del segno del seco. E ricordate? Rida la vista del seco scoppia una grande discussione e poi quelli che vanno da Gesù, ma tu stai dicendo quindi che noi siamo ceki? Gesù gli dice, "se foste capaci di mettere che siete ceki, sareste già illuminati, ma si come dite noi vediamo il vostro arpeccato o rimano. Si, siete voi veri ceki." L'apite del segno funziona al contrario? Non vuole dire che Lazaro è risorto, ma che noi dobbiamo chiedersi davanti a Gesù che è la resurrezione la vita. Noi chi siamo, i morti di domani o i viventi di oggi. C'è siamo quelli che vivono in Cristo e quindi sanno che la vita arriva da lui. Oggi, domani, dopo domani il giorno della nostra morte, il giorno dopo la nostra morte è sempre. E ha motivo di questo vivono in un certo modo? Non più dominati dalla paura di morire? Oppure no. Capite cosa vuol dire il segno? Fateci caso, Marte e Mariano, tutte due carucce, affettose, amiche di Gesù, le amava, sentite come parla no a Gesù? Gesù, se tu fossi stato qui, le cose sarebbero andate in po' diversamente. Non è il canto che c'è nel nostro cuore da sempre. Cioè noi in fondo, in fondo siamo amici di Gesù, li vogliamo bene, veniamo alla domenica messa, però se si fosse dato una svegliata in alcuni momenti della nostra vita, sarebbe andata meglio. E ci abbiamo capite questo risentimento nascosto, sottterraneo, sottovoci, che è esattamente il motivo per cui siamo morti. Cioè abbiamo ancora paura di morire. Porché, credendo in Gesù, non abbiamo fiducia che lui ci darà sempre la vita. E quindi quando la morte ci ha sfiorato, ci ha tolto un pezzo di vita, ci ha fatto scomparire una relazione, ha fatto venire meno un amore, un parente, un amico, noi ci siamo terrorizzati, perché adesso è toccato a lui, domani tocca me e poi tochiamo ferro, speriamo che succede a qualcosa. Ma vuol dire che siamo i morti di domani? E per questo che tutti leggiamo con grande curiosità le notizie di Chroma Canera, perché non è ancora toccato a noi, nella grande forma di rassicurazione, è molto qualcun altro, noi siamo ancora vivi. Siamo ancora vivi o siamo già dei viventi in Cristo. Ci stiamo approfittando dell'essere legati a qualcuno che ogni domenica ci da il suo corpo, il suo sangue, che sta in cielo, sta nell'eternità, ci fa una trasfusione di eternità, oppure stiamo rincorrendo il mito dell'immortalità, perché c'è una grande differenza tra l'immortalità e l'eternità. Nui cristiani, forse nel tempo abbiamo creduto che Dio ci dà se l'immortalità, mentre Dio ci dà solo l'eternità, cioè ci permette di vivere le cose di questo mondo, come fosse un sero eterne, quindi non ha tolto la morte, la morte rimane, ma ne possiamo già fare esperienza di eternità. Guardate, è un po' questo quello che in realtà vuole dire la prima lettura. Con queste immagine, no del profeta che dice "Ecco io apro i vostri sepolchri, li faccio sciere dalle vostre tombe o popolo mio e vi riconduco nella terra di Israel e riconoscere che io sono il signore quando aprirò le vostre tombe". Saprete che io sono il signore? Cosa vuol dire credere che Gesù si ha già in questo mondo la vita eterna? Fare esperienza di questo. Che nei luoghi dove noi siamo ancora sepolti, cioè quelle cose che abbiamo ancora paura di fare, di accettare, di manifestare, ci lasciamo a pire il sepolcro dal signore, ci lasciamo venire a trovare lì, in fondo la versione più semplice di questa esperienza è, per esempio, quando andiamo a confessarci, ci sono pezzettini brutti della nostra vita, che vorremmo cancellare, che non vorremmo ripetere, che vorremmo che nessuno li guardasse. Emv'ese, abbiamo gli occhi, li bisbigliamo nel l'orecchio di Dio e lui cosa fa, fa quello che ha fatto davanti alla tomba di Laza, piange, ci fa sentire la sua compazione e quindi ne sentiamo, ma quindi mi voi bene, quindi anche in quel momento mi hai amato e allora viene da piangere anche a noi saltiamo fuori dal confessionale e ricominciamo a livello. Questo è l'esperienza più semplice di risurrezione che possiamo già fare in questo mondo. In cui mettiamo la mano dentro la bocca della verità di Dio e sentiamo che non ci morde, anzi, c'ha carezza. Perché vedete in quel segno è come se nessuno capisce nulla in quel momento, anche quando Jesus irvicina al sepolcro, io dicono, ma no, basta, sono già quattro giorni, e Jesus copie in pianto e mostra la sua compazione, quello dovevano vedere gli altri. Capite il segno, voleva dire due cose che noi siamo morti perché non crediamo che Dio piange per noi, che ha così tanta compazione nel suo cuore per noi, che quando noi stiamo male, quando noi viviamo di meno, vivene da piangere.
Ho immaginate se soltanto riuscissima credere in questo. Queste notte possiamo morire in pace. Così noi le varevano a prendermi, se veramente esisti, piangi per me, hai compazione per me ma, boh, dammi 20, 30, 40 anni ma incontriamoci più presto possibile perché ti sa che cose belle mi aspetta. Faccio degli esempi per cercare di infilare il dito nelle nostre mente nei nostri cori e chiederci. Ma noi, perché siamo quest'anni? Quanto stiamo investendo nella risurrezione di Gesù? E quindi nella nostra, cioè, quanto ci sentiamo risollevati dal rapporto con lui? Anche perché pensateci un attimo, settanto la risurrezione è qualcosa soltanto che accade dopo la morte. Ma perché facciamo ogni anno tutta questa cuoresima e la pasqua? Cioè perché noi celebriamo la risurrezione di Gesù? Giriamo il mondo annunciando, la facendo fuori d'artificio. Perché la risurrezione di Gesù è importante per noi adesso. Credere che lui è la vita e della vita eterna ci serve per vivere al meglio, al massimo delle nostre possibilità. Osare passi di vita nuova già ora. Attrimenti ci fa paura sempre di più il limite che si avvicima ogni giorno ripiù. E viviamo sempre un po' di meno. Amiamo sempre un po' di meno. Facciamo sempre un po' meno scelte. E la priera iniziale abbiamo detto così, "Dio dei viventi, non dei vivi". E' manifestato la tua compazione nel pianto di Gesù per l'amicolazzo. Ascolta il genito della tua chiesa e chiama "avvita nuova" coloro che stanno nelle tenebre e nell'ombra di morte. Acabite questo vol fare il segno. Chiamarci "avvita nuova" noi che stiamo ancora in pò nelle tenebre, nell'ombra di morti, che stiamo ancora a rimuginare, a pensare, a dubitare. E noi ci rendiamo conto che invece siamo già dentro la vita eterna. Quindi possiamo fare dei gesti belli, coraggiosi che sfidano un po' la morte. Perché chiaro che tutte le cose belle che facciamo nella vita ci mandano un po' in contro la morte. Se tu vuoi amare, se tu vuoi essere fedele, se tu vuoi fare delle cose che non riguardano soltanto te, è ovviamente che ci smeni è basta. Ma in perdita, poi vai a morire. Perché l'amore così. Null esserumano più funzionante della storia, Gesù è finito malissimo. Perché se tu foi bene agli altri, se tu ami in un mondo pieno di bombe, di guerre e di violenza, cosa ti può succedere? Questo. Quindi è chiaro che se vuoi amare poco o tanto ti serve tantissimo credere nella vita eterna. Perché se non ti conviene. Se non ti fai un po' agli affari tuoi e i spiccioli che escono, valito i taschi, li da qualcun'altro, ma sostanzialmente nella vita pensiate a te e pensi a vivere il più lungo possibile. Cosa vuoi fare? Quando cominciano l'emergenza e mediche iniziala fase, ho spedalizzazione della tua vita, certi di prolungare all'infinito l'ultimo tratto di vita, finché un medico ti dirà, non possiamo lui far niente perché la vita non è immortale, ma capite che non può essere solo questo e vivere in questo mondo. Gio s'ho fatto dei segni per dirci, ma vivete, ma fate le cose più belle del mondo, ma scrivete le pagine di storia più meravigliose. Hai paura di fare una scelta? Dimelo, vengo ad aprire il Sepolcro. Ti senti ancora scarso, scoppiato, debole perché ti è successo a questa cosa. Dimelo, ti rimetto in piedi? Basta che vivi, basta che ricominci a vivere, che non passi la giornata a scorrere delle lenco dei motivi per cui non vari più tanto la pena investire nella vita negli altri, nella realtà. Pami aprire questo Sepolcro. Parque questo credo che sia il senso esatto della seconda retura. Voi, dice Paolo, non siete sotto il dominio della carne. Che cosa vuol dire il dominio della carne? Il dominio dell'Egoisimo, del pensare solo a noi. Ma siete sotto il dominio dello spirito? Da il momento che lo spirito di dio, Abita in voi. Ora, se Cristo è in voi, il nostro corpo è morto per il peccato, ma lo spirito è vita. E se lo spirito di dio quello che ha risuscitato Gesù dai morti, Abita in voi, con lui che ha risuscitato Cristo dai morti, darà la vita anche i vostri corpi mortali. La traccia sicura di quello che stiamo dicendo è lo spirito. Credere che Gesù è la vita eterna significa avere fiducia in questo spirito che è quello che quando parliamo di Gesù, quando celebriamo, ci fa sentire un'emozione bella, preziosa. Ci fa credere che è vero quello che stiamo dicendo e celebrando. È come se dobbiamo imparare a vivere appoggiando i piedi sullo spirito. Anche se a volte ci sembra così deboli, così invisibile da non sentirli. Ma è quella la forza interiore che bionessi in noi. Li credere che vivremo oggi e vivremo sempre. Solo prumotivo, perché siamo amati, perché dio tanta compassione di noi. Chiediamo il signore di provare a credere e di prepararci così in queste ultime due settimane di cuorezima che Gesù è davvero la vita eterna, ma lui è adesso e noi in lui possiamo cominciare a Bifert.
Podcast Summary
Key Points:
Giovanni chiama i gesti di Gesù “segni” e non “miracoli”, perché rivelano un significato più profondo oltre l’evento straordinario.
Il vero segno della risurrezione di Lazzaro non è il ritorno alla vita fisica, ma l’invito a riconoscere che Gesù è la risurrezione e la vita già oggi.
I veri “morti” sono coloro che, pur credendo in Gesù, vivono nella paura della morte e non confidano nella sua compassione.
La differenza tra immortalità (prolungare la vita) ed eternità (vivere ogni cosa come dono di Dio) è cruciale per la fede cristiana.
Esperienze come la confessione mostrano come Dio “apra i sepolcri” interiori, donando vita nuova e liberazione dalla paura.
Lo Spirito Santo è la forza che permette di vivere già ora nella vita eterna, amando e osando scelte coraggiose nonostante il limite della morte.
Summary:
Il testo commenta il Vangelo di Giovanni, sottolineando che i “segni” di Gesù – come la risurrezione di Lazzaro – non sono semplici miracoli, ma rivelazioni profonde. Il vero significato non è il ritorno alla vita fisica di Lazzaro, ma l’invito a riconoscere che Gesù è la risurrezione e la vita già nel presente. I veri “morti” sono coloro che, pur credendo, vivono nella paura della morte e non confidano nella compassione di Dio.
La differenza tra immortalità (cercare di prolungare la vita) ed eternità (vivere ogni istante come dono divino) è fondamentale. Esperienze come la confessione mostrano come Dio “apra i sepolcri” interiori, liberando dalla paura e donando vita nuova. Lo Spirito Santo abita in noi e ci permette di vivere già ora nella vita eterna, amando e compiendo scelte coraggiose, nonostante il limite della morte.
La fede in Gesù ci trasforma da “morti di domani” a “viventi in Cristo”, capaci di affrontare ogni limite con fiducia.
FAQs
Giovanni chiama i gesti forti di Gesù 'segni' e non miracoli per svelare un significato più profondo, utile ai cristiani di tutti i tempi, non solo per stupire.
Il segno non è tanto che Lazzaro è tornato alla vita, ma che noi, come Marta e Maria, siamo 'morti' se non crediamo che Gesù è la risurrezione e la vita già ora.
Significa che, se non abbiamo fiducia in Gesù come vita eterna, viviamo nella paura della morte, come se fossimo già morti, invece di essere viventi in Cristo oggi.
L'immortalità è vivere per sempre in questo mondo, mentre l'eternità è vivere le cose di questo mondo come se fossero eterne, già in comunione con Dio.
Un esempio è la confessione: quando portiamo i nostri peccati a Dio, lui piange con noi e ci fa sentire la sua compassione, risollevandoci e dandoci vita nuova.
Credere che Gesù è la vita eterna ci permette di osare gesti belli e coraggiosi, come amare e servire, anche se questo porta a perdite e morte, perché abbiamo fiducia in una vita oltre.
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