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Novi Ligure, 21 febbraio 2001 - Seconda parte

from Indagini

48m 39s

Novi Ligure, 21 febbraio 2001 - Seconda parte

Il caso di Novi Ligure, nel 2001, coinvolge Erika Denardo e Mauro Favaro, due minori accusati di omicidio della madre e del fratello. I due danno versioni diametralmente diverse, ma le indagini scientifiche e forensi rivelano una partecipazione condivisa al delitto, con tracce di sangue, impronte e prove materiali che collegano entrambi alla scena del crimine. I periti psichiatrici valutano che entrambi sono maturi e capace di intendere e volere, anche se presentano disturbi di personalità (narcisismo e dipendenza), che non annullano la responsabilità penale. Il processo segue un approccio educativo e pedagogico previsto dal decreto 488/1988, con il giudice che spiega alle vittime il processo e le motivazioni delle decisioni, evitando un'approccio paternalistico. La sentenza condena Erika a 16 anni e Mauro a 14, basandosi sulle differenze di comportamento e contributo durante l'indagine. Dopo la condanna, entrambi intraprendono percorsi di reinserimento sociale: Erika si laurea in filosofia e si avvale di un'istituzione di recupero, mentre Mauro ottiene un indulto e torna libero. Anche se i media e la società tendono a semplificare il caso, la giustizia minorile mostra un'attenzione profonda alla complessità emotiva e psicologica dei giovani, offrendo un modello di riforma sociale e pedagogica. Il caso diventa un esempio di come la verità, non la semplice colpa, sia necessaria per comprendere il comportamento dei giovani e per costruire una giustizia più umana e responsabile.

Transcription

6147 Words, 37714 Characters

Italian
Da Regista di Tremar i Festi a Ebbing, Missuri, Martin McDonagh. L'esola di Pasqua, un mamma. Che cosa ci facciamo qui? Consem Rockwell? Non dire qualcosa, o fare qualcosa, che riveli qualcosa che non vogliamo riverare. E già un malco vicino. Siamo venuti qui per destabilizzare la vostra democrazia. Che ti avevo detto prima, Chris? Wild or Snime, dal 5 novembre al cinema. Erika Denardo è nell'istituto penale per minorelli beccaria di Milano. Mauro Favaro, chiamato da tutti Omar. E al ferranti a porti di Torino. A tutti e due è stato detto che sono stati registrati all'interno della caserma di novi licore. Ci sono i video che gli hanno ripresi mentre mimano gli umicidi. E ci sono gli audio. Tra loro si sono chiamati affettuosamente. Assassina e Assassino. Interrogati raccontano storie molto diverse l'una dall'altro. Ma sono storie in vero simili, incongro. Lei dice "ha fatto tutto lui". E Mauro Favaro invece. Io non c'erano neanche. Il ragazzo ha raccontato che quella sera, verso le 20 e 30, ha ricevuto su suo cellulario una chiamata di Erika Denardo che gli ha chiesto di raggiungere la subito in via Don Beniamino da Catra 12. Lo ha trovato ali fuori, dice Favaro. Mi ha raccontato tutto, di come aveva ucciso la madre e il fratello. A Milano interrogata nell'instituto penale minorile Beccaria. Erika Denardo racconta tutta un'altra storia. Dice alla pubblico ministero gli vialocci che la interroga. È stato Mauro, lo giuro, è stato lui a uccidere mia mamma e poi Gianluca. Dopo mi ha chiesto di aiutarlo a fasparire le prove. Mauro ha colpito mia madre, poi mi ha chiuso nel bagno ed è salito al piano di sopra per uccidere mio fratello che ha tentato di scappare. Mauro mi diceva, dobbiamo vivere la nostra vita. I tuoi ci fanno solo menate, ci devono lasciare liberi. Poi, dicere cadenardo, quando ha finito, mi ha liberato e mi ha chiesto di coprirlo. Ma come ribate la PM? Perché tu lo avresti fatto? Perché coprirlo? Perché non volevo perderlo? E per questo che anche in caserma quando ci avete registrato, li dicevo di non preoccuparsi che non lo avrai tradito. Detremo, dicere a pubblico ministero chiudendo il verbale. Novi licure, intanto, è diventato il centro d'Italia. La storia è di una famiglia e la storia è di un paese, di una società, dell'idea stessa di nucleo famigliare. Da i titoli sui giornali che dicevano "caccia le belve di novi licure" si è passati a titoli come "erica" e affetta da una malattia nuova. I giornali segueranno poi mesi dopo, il nuovo presunto fidanzamento di erica denardo in carcere. Nel 2006 è una canzone di Fabri Fibra che parla di 97 coltellate per uccidere tu a madre, su citerale indignazione generale. Ma ciò che accade novi licure finia anche in canzone dei subsonica, del Club Dogo, di Marrakesh. Erica denardo comparve anche nel numero 392 del 2002, del fumetto Allan Ford. Nel fumetto, erica faceva la Shogurl e vini vanno inciata come la supererica che cantera una canzone dedicata alla mamma. La ragazza era disegnata con un coltello in mano. Molti lettori non gradirono e protestarono. Tornò però nel numero 404 del 2003, ma, stavolta, con un nuovo nome, si intitolava "enrica colpisce ancora, in ricca con la capa". Da poco in carcere, erica denardo e un marfavaro. Forse ancora non del tutto consapevoli di cosa li aspetta. Si divinco la nodale loro responsabilità nell'unico modo che conoscono, dando la colpa all'altro. Però non è così facile, anzi, non è possibile. Perché le indagini scientifici ricostruiscono esattamente quello che è successo. Poi entra in scena la giustezia minorile che a principi, metodi e conclusioni diverse che andranno spiegate. Quando arrivarono le condanne, in molti, nelle trasmissioni televisive nei commenti sui giornali, fecerò la domanda, ma come? Solo? Io mi chiamo Stefano Anzi, faccio il giornalista da tanti anni, e nel corso della mia cariera mi sono occupato di tante storie come questa. Quelle che nel tempo vi sono diventate familiari e altre che potreste non avere mai sentito nominare. Storie di cronaca, di cronaca nera, di cronaca giudiziaria. Il podcast che state ascoltando sentito la indagini e del prodotto dal post. Vera con teroni mesi, una volta al mese, una di queste storie. Tentando di mostrare non tanto il fatto di cronaca in sé, il delito in sé. Ben situto quello che è successo dopo, il modo in cui si è cercato di ricostruire la verità. Le indagini giudiziare e processi con le loro iniziative, le loro intuizioni e le loro errori. In modo in cui le indagini hanno influenzato la reazione dei media e della società, e in modo in cui media la società hanno influenzato le indagini. Il primo a cambiare versione, anche se non bel tutto, è Mauro Favaro, Omar. Lentamente inizia a fare alcune ammissioni. Continua però ad attribuire la responsabilità e ricchadenardo. Dice che laisi voleva sentire libera. Queste parole, libera, liberi, libertà, torneranno spesso nelle dichiarazioni dei due ragazzi. Favaro dice che nella settimana precedente all'omincipio, è ricchadenardo richiedeva, ammazzi restimi e genitori per me. Dice che li proponeva un patto di sangue, che poi si sarebbero sposati, che avrebbero fatto un figlio. Le ne trasmissioni televisive e sui giornali. Molti commentatori "paragonano", come ha ricordato il sociologo Gianfranco Bettini, ciò che ha appena caduto a Novi Ligore, con ciò che è successa a Montecchia di Crosara, in Provincia di Verona. Il 17 aprile 1991, quando Pietro Maso, 19 anni, aiutato da 3 amici, 12 ottennian, 17 anni, uccise i propri genitori. Dice Gianfranco Bettini, autore del libro Eredi. Ci sono delle analogie, ma anche delle differenze e per certi versi delle oposizioni. Da un lato, c'è una figlia, in questo caso, con un complice che uccide la madre e il fratello. Due appartenenti, ve lo stesso nukelo familiare, dall'altro c'è, ovviamente, un'incisione da parte di Maso e dei suoi tre complici dei due genitori. La differenza sta, se vogliamo semplificarla, ma con una certa congruità, diciamo, Maso uccide per avere la roba, l'eretà. Erika, con il suo complice Omar, uccide per essere. Lei dice, io voglio essere libera, voglio eliminare lo staccolo che sono i miei genitori, che è mio fratello, il preferito della madre, secondo lei. Maso, vedete, nei genitori, lo staccola da avere subito la roba, l'eretà, cosa ne volevano fare di questa cosa, l'eretà uno e la libertà dal controllo, familiare, l'altra o gli altri. La stessa meschina, mediocre, per certi versi miserabile, dita che falcevano prima. L'uno, senza lavorare, è avendo pereritato i beni e quindi la discoteca, il bar del paese, le chiacchere, lo sembruffone, la macchina, e lei, tolti di mezzo e gli ostacoli, stare nella casetta di nuovi vibure, che è da quella famiglia, senza il controllo dei genitori. Per certi versi il delitto di Erika e Omar è prodirgolette più essenziale, più puro, diciamo così, più ancestrale, se vogliamo, quello di maso è più arcaico, più legato alla propriazione di beni primitivi, sulla roba, appunto, certo convergono nel fatto che gli manca l'idea di una vita diversa. Erika De Nardo continua nella sua versione. Scrive una amica di nuovi vibure e ripete ancora, io non c'entro a niente. L'atto novembre, Omar ci siamo messi insieme, si è enamorato da matti, anche io era enamorata, ma poi lui è diventato geloso e ogni volta che salutavo un altro ragazzo mi piccchiava, io lo perdonavo perché era enamorata. Poi merco le diventono febbra, io voleva ammazzare i miei genitori perché non l'accettavano, è stato bruttissimo, io non ci credevo a quello che vedevo, ma non voglio farti soffrire, volevo solo dirti che sono innocente e che uscirò e che estaremo di nuovo insieme, per sempre e nessuno potrà mai dividerci. Continua ad ascoltare la nostra canzone, let me be the one, the Sasha, e non dimenticarti mai di me. Tramposeremo di nuovo insieme. L'ananasi della scena dei crimine è stata affidata come avviene per tutti i delitti su quindagani carabinieri, un rissa di parma, i reparti in vesticazioni scientifiche competente per i nord Italia. Vengono rilevate tracce, schizzi, orme. Come iscriza nel suo libro "delitti in perfetti", la loro accomandante di arrissa, lo ciano garofano. Al piano inferiori c'era sangue dappertutto. Secondo la ricostezione, Susi Cassini, entrò in casa tornò alle 8 di sera, che in luca corse di sopra e, come gli aveva detto di fare la madre, apri l'acqua per riempire la vasca da bagno. Susi Cassini, fece in tempo a togliarsi capotte, venne colpita di sorpresa, nel disimpegno che metteva in cucina. I risi potizzarono che fosse stato un maurofavaro farlo. La vittima quel punto si sposto in cucine e si difese. Intanto Gianluca De Nardo aveva sentito la madre gridare e derasceso. La ricostezione è fatta da risi, accurata, racconta tutto istante e dopo istante. Non la riportiamo qui, sarebbe inutile, ed dura e crudelle. L'indizi che poi di vennero prove, contro i due ragazzi erano molti e inelutibili. I tecnici di arrisa trovarono sulle scale anche della polvere celeste. Dalle analisi risultò essere raccumin, un topicida. Venne ricostruito che probabilmente i due ragazzi non avevano coraggio di usare coltello anche contro il fratello di erica e avevano così pensato di utilizzare un veleno. Era stato versato in un bicchiere, ma la sostanza non è solo guile in acqua. Probabilmente correndo sulle scale, uerica De Nardo, Mauro Fabaro, avevano in manne bicchiere e facendo un movimento brusco, la avevano rovesciato. Il raccumin rimase sulle scale. Dice la cronista, le Sandra Gavazzi. Saranno i riso a mettere in chiaro che le responsabilità sono paretetiche. In quel disastro completo, in quello scelvio che è la scena del diritto, che è la viletta nella quale aventavano i De Nardo, i riso troveranno tali tante parole che le curtellate e summaliazioni unci di aree sono state messenato alla pari dei due ragazzi. E che quindi le responsabilità sono alla pari. Nel secondo hiperrogatorio, Mauro Fabaro ammette di essere entrato in casa dei De Nardo dopo che il padre è riuscito. Erika, dice Mauro Fabaro nell'interrogatorio, li parlo di una prova d'amore e l'impose di uccidere sua madre. Li diede dei guanti di gomma, di quelli per la vari piatti e un coltello. Lui però sempre secondo il suo racconto, si è rarifitato. A quel punto la ragazza lo aveva fatto nascondere in bagno. Quando Susi Cassini era arrivata a casa, la figlia la madre avevano iniziato a litigare. Poi Erika aveva colpito con il coltello. Quindi aveva fatto usciere Mauro dal bagno, minacciandolo e insultandolo. Ti aveva detto colpisci l'anche tu. E lui aveva fatto, ma disse, lo colpito una volta sola. Poi era sceso Gianluca de Nardo, il fratello di Erika. Lui lui aveva accompagnato di sopra. Poi era nuovamente scesa. Aveva messettopicida nel bicchiere, ma salendo il scale, lui aveva rovesciato. Quello che successe dopo, come già detto, è inutile descriverlo. Mauro Fabaro, racconta che Erika avrebbe voluto aspettare il padre per ucciderlo. Allui si era rifiutato. No, questa volta me ne vado, aveva detto. Erika l'idea di un sacchetto di plastica con dentro uno dei due coltello usati, quanti di gomma e la confezione di toppicida dicendoli, nascondelo. Lui lo aveva gestato in un campo, di sei carabinieri dove trovarlo. Ecco, questo era raccolto di Mauro Fabaro. All'instituto beccaria di Milano, Erika de Nardo continua raccontare la sua storia. Dice ancora che Mauro l'accusa in bagno e che poi ha ucciso sua madre il fratello. Sarrebbe poi stato lui a insistere per aspettare il ritorno del padre, per ammazzare anche lui. Nel luogo indicato da Fabaro viene ritrovati il sacchetto con i guanti di gomma, il toppicida e un coltello con la lama di 15,3 cm. L'altro coltello, quello ritrovato in casa, alla lama di 19,7 cm. Analizzando i guanti di gomma, fatti a ritrovare da Fabaro, vengono scoperte tracce di sangue di lo stesso Fabaro e tracce a riconducibili a susi cassini e a Gianluca de Nardo. E la prova, secondo irrisdi Parma, che Mauro Fabaro ha partecipato a entrambi deletti. La partecipazione di Erika de Nardo è provata dalle schizzi di sangue della madre presenti nella parte superiore dei suoi jeans. Le impronte dei piedi sporchi di sangue di Erika sono al canto al corpo di Gianluca de Nardo. Le tracce che costitueranno poi prove sono vunque e sono molte. Le perizie non riusceranno però risponderà la domanda su chi dei due abbia colpito di più. Se la mano sinistra di Erika de Nardo o quella destra, di Mauro Fabaro. Luciano Garofano, comandante del riso, dirà che dei risultati delle perizie scientifici. Probabilmente Fabaro aveva avuto un ruolo maggiore nell'umicidio di susi cassini, mentre la responsabilità della sassinia de Fratella era ad attribuire in maniera paritalia e entrambi. I minori di 18 anni per essere processati devono essere giudicati imputabili. C'è considerati capaci di intendere di volere. La capacità di intendere di volere viene infatti presunta dalla legge solo con il compimento del 18 anno di età e viene solitamente individuata nel concetto di maturità. Lo spiega la professore sa Isabella Merzagora, specializzata in psicologia clinica. La dottrina della letteratura scientifica e la giurispludenza fa non referimento al termine di maturità, quindi non che ci sia una diare, non si maciasi o non ci sia questa maturità. Termina per la verità un po' vago, perché capisce bene che può essere interpretato. Almeno quel che certo è che si dice che la maturità deve essere parametrata al fatto. C'è a dire, non so, non mi veno un esempio un po' improbable, ma potersi che il ragazzino che prende la macchina di papà e magari viola l'enorme della strada non sia così la maturità da capire che questa appunto è una violazione. Allora il problema viene per i considerati infradiccioteni. Cioè fra i quattorsi c'è 18 e dice l'articolo 98 del codice penale. E' imputabile chi nel momento in cui ha commesso il fatto aveva compiuto i quattorsi c'ani, ma non ancora il 18, se aveva capacità di intendere di volere, ma la pena è diminuita. Quindi mentre nel 1889 per gli adulti non è imputabile chi a momento in cui ha commesso il fatto era per infermità in tale stato di mente, qui non si parla di infermità. Certo senso c'è un po' un'inversione perché negli adulti si dice imputabile chi tranne che abbia l'inferenza. Nel minore si dice è imputabile se a la capacità. Quindi come se avessimo una presunzione di capacità per l'aduto e una quasi presunzione di incapacità per il infradicciotene che è imputabile se a la capacità di intendere di volere. I minori di quattorsi c'ani non sono invece mai considerati imputabile. Secondo una sentenza della corte di cassazione, il giudice per analizzare la capacità di intendere e di volere del minore non è tenuto a disporre a posita perizia, potendo ricavare gli elementi necessari a giudizia sulla maturità del minore dagli atti del procedimento, non queda suo comportamento processuale. Nel caso di nuovo iligure le difese dei due imputati sostengono l'incapacità di intendere di volere. Bennero nominati periti da parte del giudice per l'indagine per eliminare e degli avvocati defensori. Il giudice per l'indagine per eliminare è quello che garantisce la legalità delle indagini nella fase dell'indagine. Contrò la ladurata dell'indagine stesse e può accogliere o respingere la richiesta di archiviazione da parte del pubblico ministero. Quello delle perizie psicologiche sono imputato di delitti e un lavoro difficile, sempre. Lui ho ancora di più quando si ha che fare con ragazzi di 16 e 17 anni. aspettati di un delitto gravissimo, di cento nella pomilla, psicologa clinica e forenze. Le tà in cui è avvenuto il fatto, le tà che avevano Erika Omer quando è avvenuto il fatto e comunque già proprio per definizione un età molto complessa, no? Abbengono tanti cambiamenti sul piano psychofilisi, cuemotivo, cambiamenti che dovrebbero portare in qualche modo ad una crescita cronologica che corrisponda ad un allontanamento, dall'infanzia che è un età in cui si è ancora molto protetti, è a forza di adaptamenti con l'ambiente di confronti, con gli altri, alla cuisizione di tutta una serie di abilità interpersonali, di sensibilità e di empatia, che già di per senso ma sono complesse. Quindi si direi che è più complicato con soggetti in giovaneità, in età do le scienziale per come erano loro e in quelli che poi in oggi si chiamano giovani ad ulti. I due ragazzi furono sottoposte una serie di test. Il primo fu il test di Aroshak, è più famoso, visto in decine di film e la cui attentibilità è stata messa in dubbio. Si tratta di 10 tavole su cui sono riportate macchie di inchiostro, cinque monochromatiche, due bicolori e tre colorate su una sfondo bianco, a seconda delle risposte date, cioè di quello che la persona sottoposa al testa vede nelle immagini, viene fatto una valutazione che riguarda la sfera dell'intelligenza, dell'affettività, dei rapporti sociali. Un'altra test a cui furono sottoposti è il tat, tematic a perception test, uno dei più utilizzati nella psicologia clinica. È un test così detto proiettivo, cioè come quello di Aroshak, è un strumento di indagine della personalità effettuato attraverso stimoli visivi. Il tat, è costituito da 31 tavole con figure di persone in bianco e nero che svolgono attività ambicue, cioè non così nette da definire. Questo per dare la possibilità che è sottoposto al testa di proiettare i propri stati emotivi. Il terzo test, cui furono sottoposti due ragazzi, è il Vice, Dexler Adult Intelligence Scale. Si tratta di un test di intelligenza, ideata da un psicologo del Bellevue Psychiatric Hospital di New York, che inizio dagli anni 30 con questo testa a valutare il cuocente intellettivo ma anche a ricavare informazioni sulla personalità e sulle modalità di ragionamento. Il test è stato poi modificato e aggiornato negli anni. Sono ovviamente descrizioni veloci di questi test, non certo esoriente, ma servono a far capire con quali strumenti consulenti e si fecero un'idea della situazione psicologica di Erika De Nardo e Mauro Favaro. Naturalmente poi ci furono i colloqui, tanti e approfonditi, la parte essenziale delle perizie. Il risultato fu che i consulenti sostemnero in sintesi che i due ragazzi fossero del tutto maturi. Se con il test di Vice, Erika De Nardo aveva un cuocente intellettivo decisamente superiore a quello di Mauro Favaro. Entrambi, riportare in consulenti, avevano mentito in maniera plateale. Lei aveva accusato il padre di arragazzo di essere uno spacciatore di droga e di fornire lui la cocaina lo stesso omare. Lui invece aveva insinuato di aver raccotto vuolci su un rapporto morboso tra Erika e il padre. Seconde consulenti, queste menzogne non credibili, facciano parte delle esigenze di difendersi dall'altro, che ognuno dei due aveva attivato. Inoltre, seconde consulenti, da soli due non avrebbero mai ucciso. Invece, dopo loro incontro, iniziarono a chiudersi in un mondo progressivamente sempre più angusto. C'è scono dei due, dava spazio e amplificava gli aspetti di sfruttivi dell'altro. Secondo gli aspetti, i motivi che gli avevano spinte a delitto andavano ricercati in una dimensione visionaria nella quale loro si vedevano come una coppia assoluta e turna. Era un sogno, la famiglia con le sue regole, era uno stalacolo. Disereca adenardo, parlando con i consulenti del Gip. Perlavamo sempre di avere più libertà, avevamo anche pensato di scappare, ma omare era rimasto colpito dalla storia di un amico che era scappato e gli erandata male. A questo punto c'è venuto in mente di farli fuori per stare in coda. Nel corso dell'ultimo colloquio con i consulenti psichiatrici, venire detto Erika, tutti pensano che odiasi tua mamma. Le rispose odiare no, era in differenza, perché dovevo odiare mia mamma. Mi amadre era bellissima, non era un mostro, appunto di se l'ho psichiatra. Erika, ma io preso da lei, anche quando andava in giro, ci scambiavano persorelle e lei era felice come una pasqua. Poi l'ho psichiatra chiese, racconto c'è un episodio per il quale avete litigato. Per esempio la messa di sposa Erika si offendeva, ma non litigavamo, veniva svegliarmi al mattino, dicevo non vengo, la insisteva dai vieni, poi io mi arrabbiavo e rispondevo male. L'itigavamo per la musica, perché tennevo il volume alto e lei arrivava e diceva "ma che musica scolti?" e la musica dei trocati. I consulenti della difesa cercano di dimostrare l'annompunibilità dei due ragazzi. Per Erika parlarono tra l'altro di l'uso rietà e fallaccia delle gamne con il primario oggetto d'amore e cioè la madre, ricordando una frase detta dalla stessa ragazza. Tutto quello che ho imparato, l'ho imparato da mia madre. Mentre padre era emotivamente distante. Scrisse il giudice nella sentenza, riassumendo uno dei passaggi delle teisi della difesa. I nerica si sarebbe sviluppata una personalità schissa, vi sarebbe stata una Erika di facciata, apparentemente datata la realtà familiare sociale che la circondava, e una Erika vera, gravemente patologica e animata da forti dominanti pulsioni distruttive. La giovane sarebbe stata costretta trattandosi di pulsioni incontrollabili ad agire così per essere finalmente autentica, autenticità beninteso, patologica e per liberarsi della parte schissa, falsa e per benistica. Omar è, in questo quadro, la persona che ha tirato fuori dallei la sua autenticità purtroppo patologica, nel contesto di una coppia criminale fusa symbioticamente e animata da una progettualità delirante. Anche per favaro venne sostenuta dai consolenti della difesa, l'immaturità, e venne a rilevato un disturbo di personalità dipendente, derivato dallì per protettività della madre, e dalle rilevanza della figura paterna. Il fatto che i consolenti nominati dal G, e poi da tribunale, abbiano giudicato Erika de Nardo e Mauro Favaro, imputabili, non significa che non soffriscero di disturbi. La ragazza, secondo la perizia, aveva un disturbo narcisistico di personalità. Bene scritto nella sentenza, ha un segran dioso, molto egoistico, assolutamente in capace di identificarsi con il dolore degli altri, in totale anestesia etica. Lo stile relazionale di Erika è fondato, di serconsolenti, sulla manipolazione della relazione, in vista del perseguimento del suo fine, sul quale lei, allungamente meditato. Questo disturbo ha indubiamente inciso sulla determinazione delettuosa, ma non è inciso sulla capacità di intendere di volere dell'inputata. Riassunse il giornalista meoponte. In sostanza, Erika de Nardo era una sedutrice e una manipola trece. Per quanto riguarda Mauro Favaro, Bene scritto che presentava i sintomi di un disturbo della personalità di tipo C, disturbo dipendente di personalità. I disturbi della personalità sono dieci, raggruppabili intregruppi. Quelli di tipo A sono i disturbi di personalità di tipo paranoide, cioè diffidenza e sospettosità, schizzoide, cioè disinteresse negli altri e schizotipico, con idee e comportamenti eccentrici. Nella categoria B, ci sono quattro specifici disturbi della personalità, che sono il disturbo antisociale, il disturbo istrionico, con ricerca di attenzioni e demotività eccessiva, quello borderline con vacuita interiore e relazione instabili, e infine il disturbo narcisistico. La categoria C comprende il disturbo di personalità ossessivo compulsivo, contraddistinto da perfezionismo e ostinazione. Il disturbo di personalità evitante, contraddistinto dalla tendenza evitare i rapporti interpersonali per un senso di inadeguatezza, e il disurbo di personalità dipendente. distinto dalla dipendenza nei confronti degli altri e dalla rendevolezza. Il comportamento di Mauro Favaro era sottomesso e di dipendenza. Ma anche questo secondo i consulenti psichiatrici non ha diminuito la capacità di intendere di volere al momento del fatto. Il quattro psicologico, insomma, non ha influito in alcun modo sulle possibilità di sottrarsi dal prendere parte al deletto. Il 16 novembre 2001 si svolge nel tribunale dei minori di Torino l'udienza preliminare. Viene accolta la richiesta dei difensori di procedere corritto abbreviato, rinunciando cioè al dibattimento, accorciando notevolmente i tempi del processo che si svolge così in una o due odienze e accedendo in caso di condanna a uno sconto di pena di un terzo. Uno dei difensori di Mauro Favaro, bittore o gatti, disse, "erica de Nardo era la Regina, aveva bisogno dei suoi militari e uno dei militari si chiamava Omar. La perizia definisce Omar e il braccio armato di Erica. Il processo si tiene avanti al gupp giudice per l'udienza preliminare e il giudice che decide durante l'udienza preliminare sulla richiesta dei pubblico ministero in merito a rinvio a giudizio dell'indagato. E anche il giudice che, in alcuni casi, decide nel merito se il processo è corritto abbreviato. Il processo a porte chiuse, come dobbligo per i minoremmi, fuori c'è però comunque tanta gente, giornalisti, ma anche molti curiosi". Il 28 novembre, Erica de Nardo e Mauro Favaro si trovano uno di fronte all'altra. Le lì dice "Vorrei che ti liberassi la coscienza e ti prendessi le tue responsabilità". Lui risponde " Io sto posto con la coscienza perché dico la verità, non voglio più mentire per te". Il processo penale è i minori, all'estesse fasi di un processo penale normale, è regolato però dal decreto del Presidente della Repubblica 488, del 1988 e si spiera dal cuni principi fondamentali. Il primo è il principio di adeguatezza. Dice cioè che le misure, nei confronti di un minore, devono essere applicate in modo adeguato alla personalità e all'esigenza educative del minoremme. Si tratta di mettere in pratica le modalità più adatte, in modo da non danneggiare l'evoluzione psicologica del minoremme coinvolto. Per esempio, come dice l'articolo 12 del decreto, tutte le fasi processuali devono svolgersi alla presenza dei genitori o di altra persona idonia indicata dal minoremme e ammessa dall'autorità judiziaria. Questo non vuol dire però che il giudice debba rischiare di essere troppo indulgente o paternalistico. Lo spiegano, queste parole, del giurista glauco giostra. Usare il processo come stumento pedagogico di recupero psico-sociale del minoremme sarebbe più serio vull'us proprio all'obiettivo che si intende perseguire. L'imputato innocente non potrebbe che percipirla come un giusto entolerabile ruzione dello stato nel suo percorso evolutivo. L'imputato colpevole ne riceverebbe un diseducativo messaggio di paternalistico indulgenzialismo. Il coma 2 del articolo 1 del decreto dice poi, il giudice illustra all'imputato e significato delle attività processuali che si svolgono in sua presenza, non che il contenuto e le ragioni anche etico sociali delle decisioni. Questo vuol dire che il giudice deve spiegare all'imputato minore di 18 anni, tutto quello che sta succedendo. Spiega ancora glauco giostra. Per arginare, le sempre incombenti vocazioni paternalistiche poi, particolare cautela deve essere posta nel dare attuazione alla parte della norma che impone al giudice di illustrare l'interessato il contenuto e le ragioni etico sociali delle decisioni. Espressione fa talmente gravita di ambiguità, se del processo si smarrisce senso e scopo. Il giudice dovrebbe limitarsi ad esporre all'imputato le ragioni dell'ordinamento la base della propria decisione e non le propria convinzioni. I propri pregiudizi, le propria speranze, talvolta accompagnate da pateti che ramanzine moraleggianti. Insomma, speriamo proprio che non si debba mai ripetere quanto capitati in un tribunale per i minorelli, il cui Presidente pronunciò il dispositivo, assolto per non aver commesse il fatto e poi, rivolto al minore, ma non lo fare più. Quello di nuovo il libro era un caso difficile, un caso al limite, non perché fosse difficile individuare colpeoli, non per via delle indagini, ma perché essere giudicati erano due ragazzini, piccoli, 16-17 anni, che avevano compiuto però un atto impensabile, un crimine da adulti e adulti ferocci. Durante tutto il processo, eri cadenardo e Mauro Favaro non cambiarono mai le loro versioni. La sentenza, dememessa il 14 dicembre 2001. Il giudice per l'udienza preliminare, visti gli articoli 442 e 533 del codice di procedura penale e respinta quanto al Favaro, la richiesta di suspensione del processo commessa la prova dell'imputato di Chiara, Denardo Erika e Favaro Omar colpevoli di reati a loro ascritti. Ritenuti uniti dal vinculo della continuazione e applicata entrambi la diminuente della minorità con cesse le attenuanti generiche, valutate diminuente e attenuante sulle agravanti, valutato reato base ai fini della continuazione l'omicidio di Cassini Susi e applicata la diminuente per il giudizio abbreviato condanna Denardo Erika alla pena di anni 16 di reclusione e Favaro Omar alla pena di anni 14 di reclusione. Il vinculo della continuazione c'è quando una persona commette più reati che però fanno parte dello stesso disegno criminoso. La diminuente della minorità è prevista dall'articolo 98 del codice penale e prevede che nel decidere la pena si tenga conto appunto della minorità in misura non eccedente di un terzo, quindi la pena non può essere diminuita di più di un terzo. Inoltre in questo caso c'è anche la diminuzione della pena prevista dal rito abbreviato. Erika e Omar entrambi condannati 16 anni a lei 14 a lui ritenuti capaci di intendere e di volere, resteranno così in carcere. Il trattamento differente, cioè 16 anni a Erika Denardo e 14 a Mauro Favaro, ben ne deciso in base all'atteggiamento differente, in sostanza, a diverso contributo dato durante l'indagine. Il giudice, dopo aver letto la sentenza di se, oggi è così, questo è il conto per quanto avete fatto. Ora sta voi dimostrare che potete di nuovo inserirvi nella società. La vostra vita non finisce oggi. Mauro Favaro, alla lettura della sentenza, sembra quasi intontito, senza reazione, poi si dispera, disse suavvocato vittorio gatti. Rimase di stucco ma la sentenza ben ne letta con la frase del Presidente "Non vi lasciamo soli". Da quel momento, inizierai il percorso per farli uscire ad accarcere come persone che sono completamente erinate e ricadenardo attacca gli avvocati, Urla e gli agredisce, di seggionalista me oponte. Io al processo capito forse la vera Erika, per mesi, aveva cercato di mostrare afflizione al momento della sentenza esplosa, agredito gli avvocati. Ecco cosa dice il sociologo Gianfranco Bettine di quel processo? Io penso che nel caso, in particolare di Erika e Omar, il lavoro della giustizia minorile sia stato molto apprezzabile, sia stato molto consapevole e responsabile. Non ha fatto sconti, leggi alla mano intendo, e nemmeno ha fatto sconti sui percorsi da seguire. Purtro considerando che si trattava di ragazzi molto giovani e ha avviato su strade costrutive, formative o riformative per così dire i due ragazzi. Direi che sono due casi o ogni caso nel suo insieme in cui la giustizia ha fatto degli sports importanti per essere all'altezza di una storia di cui è veramente molto difficile essere all'altezza. Dopo la lettura della sentenza Erika de Nardo torna nell'instituto beccaria di Milano, Mauro Favaro, né ferrante a porti di Torino. Il 3 dicembre del 2001, un telegionale delle reti media set, aveva annunciato con la infasi che Erika de Nardo aveva dimenticato Tomar e aveva un nuovo amore, è un ragazzo di 24 anni. Ovviamente due non si sono mai visti, ma un ragazzo è uno dei tanti tantissimi che hanno scritto lettere a Erika. Il 24 tre ne compare apporta porta e a domenica in. Si parlo come sempre in questi casi, di un compenso, e ci furono le nesime polemiche. Il ragazzo spiego anche il contenuto delle lettere che l'inviava Erika, lettere d'adolescente. Ciao amore, sto ascoltando la morto giur di Gigi da Costino. Poi anche di quel ragazzo si scordarono tutti. Mori seti anni pittardi, in un'incidente stradale. Il 30 maggio 2002 la sentenza viene confermata in appello. Il nove aprile 2003, la conferma la corte di cassazione. Il 15 maggio 2004, Mauro Favaro compì 21 anni. Dovete lasciare il istituto minorele? Entro, nel carcere di asti. I genitori si trasferirono nella città piemontese per starli vicino. Il 28 aprile 2005 fu Erika de Nardo a compire 21 anni. La sciolbe carè di Milano per entrare nella sezione femminine della casa di reclusione Braiscia Verziano. Un reparto così detto ha trattamento avanzato, dove si dà molto spazio allo studio alla formazione. Ricadenardo chiese lo stesso anno di essere trasferite in una comunità di recupero. La richiesta viene a respinda, perché questa è la motivazione. Non era evidente il requisito del raviidimento, inteso come conclusione del processo di adattamento sociale. In pratica, Erika ve ne detto, non siamo sicuri, che tu si ha realmente cambiata. Può che se ti manne più tardi, foto i video la mostrarono durante una partita di Pallavolo organizzata dalla USP, unione italiana sport per tutti, giocata all'oratorio Buffalora di Braiscia. Quattro anni più tardi, 23 apri del 2009, Erika de Nardo si laureò in filosofia, davanti ai professori dell'Università Cattolica di Braiscia, prese 110 l'ode con una tesi sul pensiero socratico. Nel gennaio del 2010, Mauro Favaro ottene la semi di Dertà, due mesi dopo, grazie all'indulto, che cancella tre anni di pena, torna a essere un uomo libero. O ottobre del 2011, Erika de Nardo lascia il carcine, viene accolta dalla comunità Exodus, fondata nel 1984, al parco lambro di Milano, da Don Antonio Marzi, balasete di l'onato, provincia di Braiscia. Il 5 ottobre 2011, Mauro Favaro è ospite della trasmissione Matrix, parlando di Erika, dice, "mi chiedo se era amore, forse era paura, paura di rimanere solo, come se lei fosse l'unica persona, capace di farmi sentire uomo". Nello stesso mese, Mauro Favaro viene visto nel cimitero di Novi Licore, si fa indicare da un custodio della cappella dove ci sono le tombe di Susi Cassini e Gianluca de Nardo. I giornali riportano la notizia. La reazione di Erika de Nardo è dura, scrive una lettera. Si vede chiaramente quanto sei vici dal senza dignità, usare mia madre, mio fratello per farti popolarità, per farti dei soldi ti sei fatto fotografare al cimitero da loro, non ti vergogni, hai reso un sacco di dichiarazione false, ma non mi subisce da umbile come te, ma ricarti al cimitero e farti fotografare una cosa da indegno quale sei tu. Ti chiedo per l'ultima volta di smetterla di speculare sulla mia famiglia, di certo così non trovi il lavoro, sempre che tu non voglia fare il grande fratello. Adesso basta, spero che tu abbia capito che devi vivere senza continuare alle carte alla mia famiglia, ma come ho Mauro Favaro. E ora che tu spengue riflettore su di noi. Il 5 dicembre 2011 anche la ragazza finisce di scontare la pena, resta lungo a collaborare con la comunità di Dommazzi. La storia di ciò che accade a Novi Ligore rimasta nella memoria di tutti coloro che allora erano già abbastanza grandi da poter ascoltare, capire, interessarsi. Sicuramente ha segnato tutti coloro che dovete ricercare di ricostruire e di capire. Disse la pubblico ministero Livia L'Occi, 20 anni dopo l'Omicidio, in un'intervista a settimanale Vanity Fair. Alcol e droga non c'entrano purtroppo. Occupandomi di minori avevo uno sguardo privilegiato sugli autori del reato. C'erano tante complessità da affrontare. La più importante era riuscire in qualche modo a comprendere no solo quello che è il muovente giudiziario, ma anche che cosa le avesse massi da un puto di vista più personale. C'era una sedio mediatico e c'era la necessità di tutelare due minori dalle telecamere, ma allo stesso tempo c'era la necessità di capire quale fosse la vera ragione delle loro azioni. Furono nominati treperiti che hanno cercato di andare molto in profondità e sono riusciti a restituire una relazione molto articolata, dettagliata, cauta, senza sposare una tesi. In fondo questi sono quei casi in cui di a tutti farebbe comodo sposare una tesi, perché ci mette a riparo da quelle che sono le nostre paure. Dire che una persona ha agito perché è malata di mente ci rende più facile a accettare qualcosa di così tragico. Così come anche dire che sia agito sotto il effetto di sostanze, ma non è vero e noi non dovevamo cercare risposte che ci rassicurassero, ma la verità. Personalmente per me è cominciato un percorso che credo stia ancora andando avanti, un lavoro di riflessione. Quello che poteva essere vissuto da me come un grosso fardello, una ferita, perché non si può entrare in una vicenda così senza restarne in qualche modo toccati. Si è poi rivelata una possibilità di arricchimento professionale e soprattutto personale. Quando vi intervistato a Matrix, Mauro Favardisse, io non sono più quel ragazzo. Ora la sua cosa è giusto e cosa è sbagliato. Ho lavorato molto su me stesso e chiede la possibilità di tornare a vivere. Nel novembre del 2019 da Antonio Manzia ha detto durante un intervista. E' ricadenardo sia esposata, ha maturato la giusta consapevolezza sulla tragedia, quella che permette di continuare a vivere. Il padre è stato molto importante in questo percorso. E' ricadenardo e Mauro Favaro vivono il lavoro ad una qualche parte, ogni tanto i giornali danno indicazioni. Lea in quel luogo, lui invece è andato a vivere in quel altro posto. Il marito di lei fa questo, la compagna di lui fa quest'altro. Sapere dove sono e cosa fanno non serve a nulla e a nessuno. E riportarle queste informazioni, non sarebbe nemmeno giusto. Avete ascoltato la nuova storia di indagini sul delito di Novi Ligure, il 21 febbraio 2001. Trovate la prima parte e tutte le altre storie sull'app del posto e su tutte le principali piattaforme di podcast. Indagini è un podcast del posto, scritto e raccontato da Seifano Nancy. Chi volesse iscrivere indagini può farlo all'indirizzo indagini che occio il posto. Tonto i T.

Podcast Summary

Key Points:

  1. Il caso di Novi Ligure coinvolge due ragazzi, Erika Denardo e Mauro Favaro, accusati di aver ucciso la madre e il fratello, con versioni contrastanti e prove scientifiche che indicano una partecipazione condivisa.
  2. Le indagini rivelano che i due si sono avvicinati in un rapporto di dipendenza emotiva e di controllo, attribuendo la colpa all'altro, anche se le prove scientifiche mostrano una responsabilità paritaria.
  3. I periti psichiatrici valutano che entrambi sono maturi e capace di intendere e volere, e individuano disturbi di personalità (narcisismo e dipendenza) che non annullano la responsabilità penale.
  4. Il processo segue le norme del decreto 488/1988, che privilegia un approccio educativo e pedagogico, con la necessità di spiegare al minore le fasi del processo e le ragioni delle decisioni.
  5. La sentenza condena entrambi, con Erika a 16 anni e Mauro a 14, a causa di un diverso contributo durante l'indagine, non di un'analisi giuridica diversa.
  6. Dopo la condanna, entrambi vivono processi di reinserimento sociale, con Erika che si laurea in filosofia e Mauro che torna libero grazie a un indulto.
  7. La storia diventa un simbolo della complessità della giustizia minorile, che cerca di ricostruire la verità senza scontare, valorizzando il percorso di crescita dei giovani.
  8. I media e le reazioni pubbliche riflettono le paure e i stereotipi sulla malattia mentale, ma il vero valore del caso è nella sua capacità di stimolare riflessione su responsabilità, maturità e giustizia.

Summary:

Il caso di Novi Ligure, nel 2001, coinvolge Erika Denardo e Mauro Favaro, due minori accusati di omicidio della madre e del fratello. I due danno versioni diametralmente diverse, ma le indagini scientifiche e forensi rivelano una partecipazione condivisa al delitto, con tracce di sangue, impronte e prove materiali che collegano entrambi alla scena del crimine. I periti psichiatrici valutano che entrambi sono maturi e capace di intendere e volere, anche se presentano disturbi di personalità (narcisismo e dipendenza), che non annullano la responsabilità penale.

Il processo segue un approccio educativo e pedagogico previsto dal decreto 488/1988, con il giudice che spiega alle vittime il processo e le motivazioni delle decisioni, evitando un'approccio paternalistico. La sentenza condena Erika a 16 anni e Mauro a 14, basandosi sulle differenze di comportamento e contributo durante l'indagine. Dopo la condanna, entrambi intraprendono percorsi di reinserimento sociale: Erika si laurea in filosofia e si avvale di un'istituzione di recupero, mentre Mauro ottiene un indulto e torna libero.

Anche se i media e la società tendono a semplificare il caso, la giustizia minorile mostra un'attenzione profonda alla complessità emotiva e psicologica dei giovani, offrendo un modello di riforma sociale e pedagogica. Il caso diventa un esempio di come la verità, non la semplice colpa, sia necessaria per comprendere il comportamento dei giovani e per costruire una giustizia più umana e responsabile.

FAQs

Il caso di Novi Ligure riguarda l'omicidio di Susi Cassini e del fratello Gianluca De Nardo, commessi nel 2001 da Erika De Nardo e Mauro Favaro, entrambi minorenni all'epoca del delitto.

Erika De Nardo affermava che Mauro l'avesse uccisa e il fratello, mentre Mauro sosteneva che Erika avesse ordinato l'omicidio e che lui fosse stato coinvolti in un piano di fuga per ottenere libertà.

Non c'è un accordo: le dichiarazioni dei due sono contrastanti, ma entrambi affermano di essere stati vittime di una situazione di conflitto familiare e di voler ottenere libertà.

Sono state trovate tracce di sangue, impronte, schizzi e tracce di polvere celeste, che hanno permesso di ricostruire in modo dettagliato la sequenza dei fatti e di attribuire una responsabilità paritaria ai due giovani.

Hanno ricevuto condanne per aver dimostrato capacità di intendere e volere, anche se minorenni, e sono stati considerati responsabili in quanto hanno partecipato attivamente ai delitti, nonostante la presunzione di immaturità.

I consulenti psichiatrici hanno ritenuto che entrambi fossero maturi in termini di capacità di intendere e volere, anche se Erika ha mostrato sintomi di disturbo narcisistico e Mauro di disturbo dipendente.

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