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Novi Ligure, 21 febbraio 2001 - Prima parte

from Indagini

40m 13s

Novi Ligure, 21 febbraio 2001 - Prima parte

La storia del delitto a Novi Ligure del 21 febbraio 2001 riguarda l'uccisione di madre e fratello da parte di due adolescenti, Erika Denardo e Mauro Favaro, entrambi di 16 anni. La scena del crimine è caratterizzata da un'aggressività estrema, con centinaia di coltellate e segni di forza e violenza inaspettati. Tuttavia, le indagini rivelano una complessità psicologica e sociale che sfugge ai media e alla società, che tendono a attribuire il delitto a "stranieri" o a "bande di Slavi" per semplice convenienza politica. In realtà, la relazione tra i due ragazzi mostra un'evoluzione dall'amore alla violenza, alimentata da conflitti familiari, tensioni con i genitori e un'attrazione emotiva estrema. Anche il ruolo dei minori è problematico: la loro capacità di intendere e volere è soggetta a dubbi, e il processo non riesce a definire chiaramente la responsabilità. Durante l'interrogatorio, i due adolescenti si attribuiscono la colpa l'uno dell'altro, dimostrando un bisogno di minimizzare il proprio ruolo. La società, invece, ha rapidamente trasformato Erika in un simbolo di male assoluto, ignorando il contesto di una relazione distorcita e di una crescita emotiva anomala. Nonostante l'analisi delle prove e la ricostruzione dei fatti, la causa profonda del delitto rimane misteriosa, e la ricerca di verità viene soffocata da pregiudizi, distorsioni mediatiche e una visione semplicistica del crimine. Il caso evidenzia come la reazione collettiva possa travalicare la realtà e trasformare una tragedia in un'immagine di violenza esterna, senza comprendere le dinamiche interne.

Transcription

5033 Words, 30571 Characters

Italian
C'è una frase che racconta questa storia. La pronuncia è una ragazza di 16 anni, è ferma, è piedi di una scala che porta al piano di sopra della casa dove vive con i genitori e con il fratello. Attorno a lei c'è molto sangue, gli oggetti sono interla, c'è un tavolo sfondato. Di sopra, in bagno, l'acqua continua scorrere, sta riempiendo la vasca, ma il rumore non si sente perché c'è musica al massimo volume e suono copretutto. C'è un'altra persona in piedi, a pochi metri da lei, è un ragazzo, è poco più grande, ma a meno di 18 anni. Stannando verso la porta di casa velocemente, è a quel punto che lei pronuncia la frase. Il ragazzo racconterà poi che quelle parole furono dette corrabbia. Ma che fate, ne vai? E mio padre, non lo ammaziamo. Ci sono storie che non riusciremo mai a capire. Sapremo il nome dell'autore di quel determinato delitto. Conosceremo come ha colpito con quale arma che il movimento ha fatto. L'analisi delle tracce sulla scena del crimine ci potrà raccontare ogni singolo movimento. Le macchie di sangue, la loro forme grandezza, ci spiegaranno come una persona è stata uccisa, a che altezza era il braccio che sparava o che colpiva con un colpello. Sapremo anche la strada fatta per fuggire, da che parte andato chi ha commesso quel delitto. Potremmo ricorso di avere tutto dal primo estante all'ultimo. Ma ciò che non capiremo mai è perché sia successo. Che cosa c'è stato prima di quell'istante? Quanto è durato il prima? Che cosa non abbiamo capito, visto, ascoltato? Sui giornali leggeremo magari di un rapto sono in cida. Ma parlare di il rapto sono in cida significa poco, anzi non significa nulla. Sono parole che usano i media, che usiamo noi normalmente, non l'ipzichiatri e l'ipzichorgi. Il DSM, cioè il manuale di agnostico e statistico dei disturbi mentali, reddato dalla associazione americana di psichiatria, contempla circa 370 disturbi, 370 psicopatologia. Ma il termine Rattus non esiste. È una parola che in qualche modo di responsabilizza, come se l'azione fosse separata dall'individuo. Oppure istintivamente, meccanicamente, cercaremo le responsabilità lontane da noi, estranee. In questa storia, il procuratore della repubblica arrivò sulla scena di crimine disse, io non credevo che potesse esistere tanta crudertà. E dicendolo, pensavo a uomini ferocci, dell'inquenti abituali venuti chissada dove, escapati chissada dove. Dierà la professore "Sai Isabella Merzagora", docente di criminologia che per anni ha lavorato nelle calcere. I cattivi esistono, mi chiasano tutti matti, esistono e come. Non capiremo mai la storia del delitto di novi legore. Non capiremo che cosa abbia spinto due dorecienti, Erika Denardo e Mauro Favaro, chiamato da tutti omar, a colpire con decine di colterlate la madre fratello di lei. Erika Denardo aveva 16 anni, Mauro Favaro, ne aveva 16. Di loro hanno parlato per mesi, anni, le trasmissioni televisive. I periti hanno stilato centinaia di pagine di relazioni psicologiche, hanno scritto che quella dei due ragazzi era una macchina d'amore trasformata si in una macchina di morte, in quanto essendo si ammalata per sopravvivere a concluto un gesto estremo. L'unico che avrebbe potuto garantirle una sorta di eternità. I giudici descrisero il rapporto entre due ragazzi come "passionale, mortoso e omnipotente". Adesso la pubblico ministero li vialòci, che indagò su quel delitto. I motivi più profondi di quanto accadevano cercati nel rapporto che Erika aveva con i propri genitori e soprattutto con sua madre. C'erano già campanelli dall'arme che non sono stati raccolti perché le relazioni erano molto orizzontali. Non c'erano a comunicazione autentica. C'erano dei tentativi da parte di questa mamma di aprirò un dialogo che però riuscivano inadeguati allo scopo. Per esempio, sul diario di scola di Erika abbiamo trovato delle frasi che la mamma aveva scritto per la figlia, erano tratte dalla blipia. Nera difficile che questi due mondesi toccassero. L'articolo 98 del codice penale dice "E' imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, aveva compiuto i 14 anni, ma non ancora il 18. Se aveva capacità di intendere e di volere". Per i minori la capacità di intendere e di volere in relazione ha reato compiuto deve essere sempre accertata mentre per gli adulti imputati di orreato è presunta. È il presupposto indispensabile allo svolgimento di un processo che riguarda i minori di 18 anni. Prima bisogna rispondere alla domanda. Quella 16 anni, quelli 17 anni, erano in grado di intendere di volere, erano maturi, solo se a questa domanda viene risposto sì il minore di 18 anni sarà processato. Ma questa storia ci stieganche come sia difficile stabilire confine tra immaturità e maturità. Al termine del processo, dopo aver letto la sentenza, il giudice si rivolse a Erika de Nardo e a Mauro Favaro. Disse, ricordatevi, la vostra vita non finisce oggi. Prima di arrivare a quella sentenza, a quelle parole. Bisogna però tornare al 21 febbraio 2001. È inverno e buio e in una strada di novi ligure. C'è una ragazza con i piedi nudi, sporchi di sangue, chi urla e chiede aiuto. Io mi chiamo Stefano Nancy, faccio giornalista da tanti anni e nel corso della mia cariera mi sono occupato di tante storie come questa. Quelle che nel tempo vi sono diventate familiari e altre che potreste non avere mai sentito nominare. Storie di cronaca, di cronaca nera, di cronaca giudiziaria. Il podcast che state ascoltando sentito la indagini ed è prodotto dal poste. Vi racconterò nei mesi una volta al mese, una di queste storie. Tentando di mostrare non tanto il fatto di cronaca in sé, il delito in sé. Ben situto quello che è successo dobbia, il modo in cui si è cercato di ricostruire la verità. Le indagini giudiziale e i processi con le loro iniziative, le loro intuizioni e le loro errore. In modo in cui le indagini hanno influenzato la reazione dei media e della società, e in modo in cui media la società hanno influenzato le indagini. Non dire qualcosa, o fare qualcosa che riveli qualcosa che non vogliamo riverare. E già malcovi ci. Siamo venuti qui per destabilizzare la vostra democrazia, che ti avevo detto prima, Chris? Wild orsnime, dal 5 novembre al cinema. Novi ligure è una cittadina più montese di 22.000 abitanti, una di quelle che vengono definite cittadine ricche del nord, con una solida tradizione industriale. Alessandra è distante una ventina di chilometri. La sera del 21 febbraio 2001, un mercoledì. Allora vicena c'è una ragazza che cammina ai lati di una strada e a piedi nudi. Agita le braccia per fermare le auto, ma queste proseguono, banno volte. Solo una macchina si ferma, scendono due donne, una madre, una figlia. La ragazza dice solo, hanno ammazzato mia mamma e mia fratello. Forse gli assassini sono ancora in casa. Lei si chiama Erika De Nardo, compierà 17 anni, il 28 aprile. Le due donne la fanno sedere in un bar poco distante e avverto nei carabinieri. Le continuo a dire, hanno ammazzato mia mamma e mia fratello. Lo ripete meccanicamente, poi dall'indirizzo via Don Beniamino da Catra 12 nel nuovo quartiere l'odolino. I carabinieri vanno intorno, c'è molto sangue. In cucina c'è il corpo di una donna e la madre di Erika De Nardo si chiama Susanna Cassini, la chiamano susi. Ci sono ormida per tutto. E tavolo da pranzo, come iscrise Luciano Garofano, allora capo de un riso, reparto in vesigazioni scientifiche dei carabinieri e collassato susi stesso. La donna è stata colpita da 40 colterlate. Al piano di sopra nella vasca da bagno colma d'acqua, c'è il corpo del fratello di erica de Nardo, Gianluca, 11 anni. Anche al piano di sopra ci sono impronte e segni dappertutto. Sulle scale i carabinieri notano qualcosa di strano. Sono grumi di una sostanza celeste, si scoprirà che evviene per topi. Gianluca de Nardo è stato colpito con 57 coltellane, sono informazioni difficili da ascoltare a similare, servono però far capire perché le indagini presero una direzione, perché nessuno, all'inizio capì, anche se poi a posteriori, tutto sembrava così evidente. Quando il procuratore capo di Alessandra, Carlo Carlesi, entrò nella casa, si senti male, all'uscita di se altigì uno queste parole. Sono trate dalla serie dell'itti di History Channel. È un commento duro di ciò che aveva appena visto, può essere difficile da ascoltare. La testimonianza del procuratore capo dura 30 secondi circa. Una cosa di una feroccia senza limiti, praticamente, senza sensi. Una dei episodi più ferocci che avevi visto in vita mia è più senza scopo. Non esiste taglio nella sparla e poi a diverse strane, un secchiatura come non parlo di seviti, ma insomma ci assomigiano molto. L'ha coltellato, e beh. Fori dalla villetta colorsa al monea due piani di viade Catradodici, iniziare ad un'arsi gente. Molti Urla hanno contro il sindaco che è arrivato, lo accusano di non occuparsi della sicurezza dei cittadini, di non fare nulla contro i delinquenti. In molti hanno già individuato i colpivoli, sono stranieri, non possono chessere loro, è una storia già sentita. La ditto anch'erica di Nardo, d'altra parte, dice che quella serie torranta a casa e dentro andò incrociato il padre Francesco, che stava uscendo per una partita di calcetto. Lui le dice, non appare chiare per me, ho già mangiato qualcosa. Poi sono tornate la madre fratello. Susi Cassini era in palestra e la stessa doveva la figlia fare kickboxing. La madre è passata a prendere il figlio piccolo Gianluca, che era giocare a basket. Erica dice che quando la madre fratello sono rientro di in casa, lei andata al piano di sopra, in camera sua, si è gettata sul letto e acceso l'ostereo ad altissima volume. Poi ho un certo punto a sentito qualcosa, hurla, due tompi, aperto la porta di camera a sentito e fratello gridare. Ecco il suo racconto! Eranendue, uno colabarba bianca corpulento sui cento chili, l'altro giovane sui 25 anni. E' questo ultimo che mi ha seguito giù per le scale, era invasato, aveva il coltello in mano. Mi stava per raggiungere quando lo colpito offerranno una bottiglia in vetro nella tavernetta, poi dali sono scappata in strada. Carabinieri e porcuratore pensano a una rapina non riuscita. Ancora Carlo Carlesi, a Tijuno, tratto dalla serie di storia di Cannel. Il cavo di rapinare ha visto poi da ragente magari non fatta spauriti. Ci sono anche che da ragente corrodere in quella maniera riano mondale. Certamente ci sono due molti, la casa sembra un matato io pieno vi sa anche. La madre è se presa subito la cortelata in pazza e ha detto la figlia scappa. La figlia è scappata per tutta la casa e c'era fatta. Tra la folla fuori dalla villetta e arrivato anche in scooter ma urofavaro. Dera poi di essere stato chiamato al telefono da Erika. Vieni ti prego bisogno di te avrebbe detto lei. Erika in caserma è arrivato il padre, lei racconda. Dice che sicura i due assassini sono albanesi. Le credono, da tra parte non avrebbero motivo di non farla perché dovrebbe mentire. Lo stesso procuratore ha parlato di gente ferocere. Le persone assiepate fuori dalla casa, non hanno dubbi. Erika di Nardo vengono anche mostrate alcune fotografie. Le riconosciano una persona e un ragazzo di origini albanesi ha il permesso di soggiorno regolare, si chiama Arben, a qualche piccolo precedente. I carabinieri lo vanno a prendere, lo portano in caserma. Nel racconto Erika de Nardo ha detto di averlo colpito in faccia con una bottiglia di whisky, ma Arben non ha nessun segno sul volto. E poi ha un alibi, in quell'ore era giocare al bullying di nuovi, lo hanno visto in tanti. Ricorda la cronista, Bianca Giammanco. Senz'altro, in un primo momento, investicatori credono ad Erika che appare come l'unica testimone di quanto accaduto. Nell'ore è successiva il delito. I inquietenti definiscono il racconto della ragazza preciso, lineare, cuarente, cuarente a tal punto che è il ridovanissimo al banesi, che è stato riconosciuto da Erika, come uno di gli assassini, viene prelevato dalla sua abitazione, portato in caserma e messo sotto torcchio. Per sua fortuna alla fine, il ragazzo riesce a dimostrare di avere un'ali di inattacabile. Il giorno dopo, giornali e telegiornali raccontano quello che viene dato, come un fatto acquisito. Inaudita feroccia, madre figlio di 12 anni ma sacrata in casa, nuovi ligure, caccia aperta gli assassini, sarebbero due estranieri. Si cerca una banda di Slavi, mentre cresce la rabbia dell'intero paese. Il 22 febbraio, i politici fanno agarà per rilasciare dichiarazioni. Marco Zacchera, di Allianza nazionale, dice. Non si tratta di delinquenti che occidono con un colpo di pistola realizzando una rapina. Sono assassini sanguinari della peggior specie. Non pensino le istituzioni che cittadini, convinti quasi certamente a ragione che si tratti della solita banda di Slavi, storicamente geniticamente avezzi a tale feratezza. Possano continuare a mantenere la calma aspettando l'intervento dello stato. Alcuni giornali riportano alle dichiarazioni dei vicini di casa dei denardo. Una donna dice, quei seri risultato del Governo, del Governo Italiano, ci ammazzano noi altri nelle case e lo stato dice che dobbiamo fare entrare altri estranieri. Nelle trasmissioni televisive del giorno dopo vanno in onda interviste come questa. Sì, mettere i latte a bezzermonamento, le garli, e poi tutti i giorni una volta ciascuna, andiamo a dare una coltellata. S'angente che si si prende, ma tagliassero a testo. Un carabiniere, però, inizia di era al suo capo. C'è qualcosa che non mi torna. Perché mai due uomini grandi grossi, forti, non sarebbero riusciti a cidero un bambino e avrebbero dovuto tirarli oltre cinquanta coltellate, e in più a fogarlo nella vasca da bagno. La scena presenta quello che viene chiamato "overkilling", e cioè in criminologia, un'azione criminale che va oltre l'uci della vittima, che fa di più di peggio, come se chi sta uccidendo non riuscessi a fermarsi. Ma poi perché i ladre una volta scoperdi, invece di scappare hanno ammazzato su sana Cassini e Gianluca de Nardo. E poi serano così forti ed determinati. Come ha fatto Erika fuggire? Dice la cronista le Sandra Galazze, che allora segui il caso. Inizialmente gli inquirenti si concentrano sulle fera tezza del delitto, convincendosi che solo degli adulti possono aver fatto uno scento del genere. In realtà, si capisce quasi immediatamente che non ci sono segni di fraccione. Dalla casa mi è costato portatuvia nulla, e che i coltelli utilizzati sono stati presi dal set della cucina della visione. Di conseguenza è subito chiaro che qualcuno forcremiterò il gato alle vittime. Ma se non è stato una banda di Albanesi, chi è stato? La risposta è estentiva. Non certo quella ragazzina di 16 anni, non ha senso, è un ipotesi che va voltere all'immaginabile. In tanti giornali raccontano della famiglia Nardo. Francesca ingegnere, responsabile dell'ostabilimento di un'azienda che produce cioccolato a nove ilicure. La moglie Susanna si occupa dei figli, è molto religiosa e impegnata nel volontariato. Erika a scuola non va molto bene. Frequenta un istituto privato, il San Giorgio, terza ragionieri. Prima è stata escritta alle ciò scientifico sattale. L'itica con la madre perché se messa con un ragazzo Mauro Favaro, figlio del titulare di un bar di novi ilicure. A la madre, per ragazzo non piace. Le hanno detto che lo hanno visto fumare, probabilmente non solo sigarette, e le hanno pure suggerito di stare attenta perché si dice in giro che nel gruppo frequentato da Erika ogni tanto giri la cocaina. Loro 2 Erika e Mauro il gruppo lo frequentano però sempre meno, stanno da soli, come isolati in una bolla. Disse uno degli avvocati di Favaro, Vittorio Gatti, era una relazione fin troppo morbosa, qualsiasi genitore, avrebbe tentato di osteggiarla, scriverai giudice nella sentenza dopo il processo. La madre cercava di salvare Erika, se in termini concreti, anche dalla droga, che in termini di immagine. Entramvi genitori erano attentissimi al profilo scolastico preoccupandosi del passaggio di Erika dalla scola pubblica al colleggio San Giorgio, eccurando pontigliosamente i rapporti con i nuovi insegnanti. Su suo diario Erika Scrisse, parlando della madre del fratello. Anche oggi quel bambino mi ha fatto arrabbiare e l'ho picchiato. Mammina, naturalmente la difesa, guardano solo a lui, come bravo Gianluca, come bello, per fortuna che c'è Omar. La mamma non capisce niente, mi impedisce di vederlo. Ho tardato solo 5 minuti e sei incazzata, questa storia deve finire. In un'altra padina, però scrive del fratello, vorrei andare me ne scappare, prendere Gianluca e andare via con lui. Sarai ben utile e presuntuoso cercare di capire questa storia da poche frasi. Scrisse il giudice nella sentenza. Erika cortivava la propria diversità, rimuginando estranità nei confronti del padre, odio amore nei confronti della madre, che era invidiata nella riuscita come donna moglie a madre per la sua forza bellezza e fiscenza fisica, e odio amore nei confronti della fratellino, constatando le maggiori gratificazioni che dava ai genitori quel bambino solare che peraltro stravedeva per la sorella. Nel racconto che la ragazza fa i carabinieri, ci sono elementi che proprio non hanno senso. Quali erapinatori programma non erapina l'ora di cena, quando tutti sono in casa e ancora la domanda, come sono entrati? Erika Denardo viene ricchiamata in caserma, conferma la sua versione, meniziano a esserci alcune contraddizione. Il giorno dopo, mezzo giorno, viene portata nella casa. I giornalisti la vengono a scendere dall'auto dei carabinieri insieme a un ragazzo, anche lui entra in caso, sono stupiti. Tutti i tagli è convinta che gli assassi iniziano due latri albanesi, perché hanno portato gli due ragazzi. Ecco il tigio uno. Insieme alla ragazza è una notizia. È arrivata abbastanza sorpreso e è arrivato anche un ragazzo dove essere preso in bilmente omare il suo fidanzatino. Erika Denardo, accompagnata dei carabinieri, entra in tutte le stanze, ripercorri movimenti che dice di aver fatto, racconta tutto da capo. Mauro Favaro resta seduto su un divano. Poi due escono dalla casa, e l'ultima immagine di loro insieme. Salgono son auto dei carabinieri e vengono portati in caserma. Lì dicono che dovranno solo firmare le deposizioni. Ormai l'inquirente un'idea se la sono fatta. È stato difficile per mettere a quelli potesi di rompere qualsiasi pregiudizio, qualsiasi convinzione, perché chiunque ha pensato di sedetto. Non è possibile che una 16 anni abbia ucciso. La propria madre è il proprio fratello di 11 anni. No, non è contemplato. Eppure quelli potesi adesso c'è, appreso forza. Erika Denardo e Mauro Favaro vengono fatti sedere in una stanza. E lì lasciati soli. C'è un micròfono che li ascorta, una videocamera che li riprende. Sono inghenui e non hanno il minimo sospetto di essere visti e ascoltati. Chi lo serva poi dirà, sembravano due bambini. Favaro dice, "Minchia, quando è che andiamo fuori?" Erika Denardo risponde come se parla se trasse. Non hanno prove che siamo stati noi, non lo possono dire. E poi, se il tuo DNA si mischia con quello di mio fratello, viene fuori un altro DNA. Dopo un po' parla ancora lui. Stommale, dice. Le luarde risponde. Se ti fanno il processo io sono l'unica testimone. Lo dice come se lei in questa storia non c'entra se nulla. Ancora Favaro, se mi fanno il processo tutta nuovi. E lei io dirò sempre che non sei stato tu. Vuoi mettere in quella cazzo di testa. E poi sei tranquillo, non ci prenderanno, va tutto benissimo. Non sono scema e neanche in genua. Io ti dico che va tutto bene. Poi aggiunge questa frase. Ti voglio. E adesso che tutti sanno di noi potremo girare finalmente a testa alta in paese, come una coppia ufficiale. E una frase assurda. Immaginate di sentirla dire da una 16, 11 a 17, da una che sembra una bambina, a uno che sembra un bambino. Potremo girare finalmente a testa alta in paese, come una coppia ufficiale. Poi erica denardo chiede al ragazzo. Quante regine ai dati? E mi ma il gesto di una coltellata. Lui risponde. Lo colpito così tuo fratello, quando si è totto la scioglia mano. Tuo fratello è riuscita a ribellarsi diverse volte. Erika denardo continua. Mi amadretti diceva, io ti perdono omare, io voglio vivere. E a me Erika, perché mi fa questo? Mauro Favaro, quel punto prenderica per un braccio, affettuoso e dice, "vieni qui assassina?" Le risponde. Assassino sarei tu. Ecco, se lo sono detti tra l'ore, l'hanno detto davanti a chi li stava scortando. Da quel momento in poi, non si sfioreranno più. Dissemeo Ponte, giornalista di Repubblica. In quel dialogo nella caserma, c'era una persona che aveva paura, omare, e un'altra Erika ancora determinata, convinta probabilmente di aver fatto l'unica cosa che fosse possibile fare. Viene interrogato il parri di Erika, Francesco Denardo, parla di una famiglia priva di particolari tensioni. Se non peria risultati scolassici di Erika e per via di quel ragazzo, omare. Erika Denardo viene fatta salire su un auto e portata nell'instituto penale per minorelli beccaria di Milano. Lì continuerà l'interrogatoria. Mauro Favaro resta da solo nella stanza della caserma, poi compare davanti alla pubblico ministero. Hanno fatto arrivare a padre. Un carabinere ha andato a chiamarlo. Gli ha detto, le cose sono un po' complicate. L'articolo 12 del decreto del Presidente della Repubblica, numero 488 del 1988, cioè la disposizione del processo penale a carico di imputati minorelli, dice. La assistenza affettiva e psicologica all'imputato minorelli è assicurata in ogni stato grado del procedimento, dalla presenza dei genitori o di altra persona idonia indicata dal minorelli e al messa dall'autorità giudiziaria che procede. In ogni caso, al minorelli ha assicurata l'assistenza dei servizi sociali. Il pubblico ministero i giudice possono procedere al compimento di atti per i quali richiesta la partecipazione del minorelli senza la presenza delle persone su indicate nell'interesse del minorene o quando subsistono inderogabili esigenze processuali. Mauro Favaro parla la presenza del padre, anche con erica denardo c'era il padre. Si parlerà molto nei mesi e negli anni a seguire, del fatto che Francesco denardo non abbia mai abbandonato la figlia, abbia accompagnata e seguita in tutto il suo percorso processuale e poi di detenzione. Come se fosse una cosa impossibile da comprendere, è come un confatto solo intimo e privato, non ne parleremo ulteriormente. La notizia di fermo di erica denardo e Mauro Favaro si sparge in fretta. Per quella sera, a novi ligure, la lega nord ha indetto una fiacolata di protesta contro l'invasione degli extra comunitari. La fiacolata viene annullata in tutta fretta. Il giorno dopo sui giornali la banda di Slari è sostituita dai fidanzatini assassini. Vengono chiamati così. Dilei dicono che Carabinieri la che amano ghiaccio. Il sociologo Gianfranco Bitti. autore di un libro eredi che tratta anche di ciò che avvenne a novi licore, ricorda che, a parte le forti pressioni di propaganda politica, ci fa un'altra ragione che portò un'intera comunità a convincersi di un delitto con messo da stranieri. Quasi impossibilità di credere che una cosa del genere la faccia profilio, o tua madre perché la stessa incredulità vennene nel caso di Cogni, perché tra l'altro abbastanza parallelo a questo, ed era già caduta per la ricetta di Pietro Maso, 10 anni prima, aprono e chiudono il decennio, l'ultimo decennio, il primo decennio del vecchio, del nuovo secolo, questi due delittino, quello di Monte Fia di Crosala di Pietro Maso, dei suoi giovani complice, che ucciserò i geritori di Madre, nel 91 e nel 2001 quello di Ieri Caromart. Quindi c'è una spinta a inventarsi delle spiegazioni come dire che sono nell'aria, no? E in quel caso montate anche da una campagna politica i due albanese. Rattro c'è da dire che in principale iniziato dopo le accuse di Erika fu scagionato per fortuna dalla parola di un testimone italiano, una ragazza italiana, che era con lui altrimenti lui disse se fosse stato scagionato da un mio connazionale, probabilmente ci avrebbero le stati du T2. Con la cessa rapidità, con cui la gente di nuovi licore, ma più in generale l'italiani, avevano circondato di affetto, comprensione, solidarietà, Erika de Nardo, se ne allontanano, lei diventa il male assoluto, e chi prima stazionava davanti a casa di Nardo, ora va fuori dalla caserma dei carabinieri, il coppione si ripete come già avvenuto in altre storie, vogliono vedere Erika, anche se lei in realtà, e già Milano. La gente ripete non ci credo, non è possibile, il quotidiano la stampa il giorno dopo intervista un sermo Zanalda, neuropsychiatra e consulente del Tribunale di Torino, dice, mi sembra di capire che la ragazza stia traversando quella fase di totale immaturità, in cui freno e desiderio si confondono facilmente, e non è facile distinguere fra un'azione e le sue conseguenze, ma perché è successo, richiedono, adesso è impossibile dare una risposta sensata di Cezanalda, saranno i giudici e soprattutto i medici a ricostruire la psicologia di questa ragazza finne in inini dettagli, bisognerà valutare tutto con molta attenzione, le sue inquietudini, le liti con i genitori, eventuali gelosiene e confronti dei fratello, ogni tassello può avere avuto un ruolo, il procuratore capo Carlo Carlesi dice, il caso è chiuso, ma non sono contento, e vero ricostruito la verità individuato gli assassini, ma quel uomo a Francesco Denardo, ho spalancato nuova inferno. Tanti genitori si fanno la demanda, ma è possibile davvero che succede a questo? È vero simile? Tra chi discute nei bari in piazza nelle trasmissioni televisive, la domanda poi è chi dei due ha influenzato l'altro, e la risposta, e quasi sempre lei è stata lei. Dice la psicologa clinica e forenze antonella pomilla, diciamo che per i casi criminologici è non soltanto del panorama nazionale, con in questo caso, ma anche del panorama internazionale, quando ci sono coppie con misidiarie, quindi nel caso dei piti o misidiari, spesso c'è la presenza di una persona, uno dei due della coppia, che è, come dire, un maggiore peso da un punto di vista in diativo dell'evento e di controllo anche sul companion, il partner, e un altro che è, ovviamente, un po' più renessivo, magari è maggiormente attuativo nell'omicidio, del caso, però è meno mentalmente, diciamo, presente. Dengono intervissati gli amici, i compagni di scuola, ma anche le amiche della madre. Una ragazza racconta, in pizzeria una volta che si è mandato, io ho visto che era lei e scegliere anche per lui, e lei attirare tra i due, però anche lui non scherzava, mi hanno detto che lui ha fatto a botte per lei e che lei ha apprezzato. Un ragazzo dice, "finite la di cercare un solo colpevole, lei era la Regina, ma lui era il primatore. Ne carciere biccharia di Milano è ricadenardo non viene accolta bene da detenute e detenuti, ma insultano, la minaciano. Uccidere la propria madre, non è una cosa che possono capire o accettare. Nelle settimane successive, invece, da fuori, dall'esterno, le arriveranno centinaia di lettere di ammiratori. Intanto, l'interrogatori vanno avanti. Ricorda Bianca Gianmanco". Molto presto, una volta condotti in carcere, divisi incelle, separate, erica e omare che iniziano ad addossarsi a vicenda la responsabilità del Grine. Da quel momento in poe, in pazzi sarà impossibile ricostruire un'unica versazione di quanto ha caduto, un'unica verità, perché entrambi provveranno a minimizzare proprio ruolo, a discapito della posizione dell'altro. Acca è spesso che gli autori di un regato si attribuiscano l'un'altro colpe responsabilità. In questo caso, erica denardo e Mauro Favaro lo fanno in maniera quasi infantile, come se dando la colpa all'altro, può essere uscire in denni da quella storia. Favaro dice, è stata lei, io non sono mai entrato in quella villetta, le mi ha chiamato e mi ha chiesto di raggiungerla, l'ho trovata fuori dalla porta, io non avevo niente contro i suoi genitori. Uno di suoi avvocati l'orenzo repetti, dice, "E mio cliente estraneo ai fatti che rivedgono contestati, ritengo che suo racconto si è credibile". Amilano, erica denardo spiega, è stato Mauro, Gielo Giuro, è stato lui oci della mia mamma e poi Gianluca. Dopo mi ha chiesto di aiutarla, fa sparire le prove, e io l'ho fatto, perché non volevo perderla, perché ne avevo paura. Il caso non è chiuso, per niente, ma non attribuite le responsabilità personali. Ma capito, cosa realmente sia successo e come? In una relazione dei periti del pubblico ministero, verrà scritto. La vita dei cogni di denardo si snota lungo un percorso che, visto dall'esterno, rimanda i messaggi contenuti in quelli spot pubblicitari che rappresentano famiglie serene, perché benestanti, perché armoni che non conflittuali all'ora interna, perché non preoccupate dell'incertezza del futuro. Mauro Favaro viene portato nell'istituto penale per minorelli ferrante a porti di Torino, erica denardo resa al Beccaria di Milano. L'anno scorso in Italia, nell'istituto per minorelli, c'era una presenza media giornaliera di 382 minori o Giovanni adulti, il 50% era straniero. A metà di cembre, le ragazze erano solo dieci e il numero più basso degli ultimi anni. All'inizio degli anni 2000, la media giornaliera era tra le 400 e 450 persone. Nell'istituti per minorelli non ci sono solo ragazzi che non hanno compito ancora 18 anni. Chi viene condannato, senza aver compiuto la maggiorità, resta comunque nell'istituto fino al compimento dei 25 anni. Per questo, per esempio, a fine 2022, i minorelli erano la metà dei ragazzi recluse. Quando avete il delitto di Novi Ligore, per ai minorelli condannati, restavano nel carcere minorile solo fino al compimento dei 21 anni, quindi venivano trasferiti in un istituto per adulti. In carcere, a Milano, erica denardo riceve la visita di due consiglieri regionali piemontesi. La trovano che sta giocando scala 40 con una poliziotta. Dice così il tempo passa più in fretta, aspetto solo che venga notte. Le chiedono se vuole qualche libro, ma lei dice che no, non importa, grazie. Poi le chiedono di Omar. Le risponde, non mi interessa più. Tutto quello che avevo da dire su di noi, l'ho già detto. Quando escono dall'istituto minorile Beccaria, la consigliera regionale Rosa Anna Costa dice, "Me ancora una bambina." Avete ascoltato la prima parte della nuova storia di Indagini, sul delitto di Novi Ligore del 21 febbraio 2001. Trovate già la seconda parte sul lap del poste e su tutte le principali piattaforme di podcast. Indagini è un podcast del poste, scritto ho raccontato la stai fannonazza, e volesse scrivere in dare. può farla all'indirizzo, indagini, chiocela il post.t.

Podcast Summary

Key Points:

  1. La storia del delitto a Novi Ligure del 21 febbraio 2001 coinvolge due adolescenti, Erika Denardo e Mauro Favaro, di 16 anni, che uccidono madre e fratello con decine di coltellate.
  2. L'analisi delle tracce e il racconto della vittima suggeriscono una dinamica di criminale estrema, ma le cause profonde rimangono misteriose e difficili da capire.
  3. I media e la società tendono a attribuire il delitto a "stranieri" o a "bande di Slavi", ma questa interpretazione è influenzata da pressioni politiche e pregiudizi, non da prove concrete.
  4. I periti e gli esperti ritengono che la relazione tra i due giovani sia passionale e distorta, trasformata da un rapporto d'amore in una macchina di violenza.
  5. Il caso evidenzia una difficoltà nel determinare se i minori di 18 anni possano essere considerati responsabili, poiché la capacità di intendere e volere è soggetta a dubbi.
  6. Durante l'interrogatorio, i due protagonisti si attribuiscono la colpa l'uno dell'altro, dimostrando una profonda disarmonia emotiva e una volontà di minimizzare il proprio ruolo.
  7. L'intera comunità si è infatuata di una versione pubblica del delitto, trasformando Erika in un simbolo di "malvagità" e negando il contesto psicologico reale della situazione.
  8. Non si conosce con certezza il perché e come sia avvenuto il delitto, anche se si conoscono i dettagli del crimine, manca una spiegazione profonda della motivazione.

Summary:

La storia del delitto a Novi Ligure del 21 febbraio 2001 riguarda l'uccisione di madre e fratello da parte di due adolescenti, Erika Denardo e Mauro Favaro, entrambi di 16 anni. La scena del crimine è caratterizzata da un'aggressività estrema, con centinaia di coltellate e segni di forza e violenza inaspettati. Tuttavia, le indagini rivelano una complessità psicologica e sociale che sfugge ai media e alla società, che tendono a attribuire il delitto a "stranieri" o a "bande di Slavi" per semplice convenienza politica.

In realtà, la relazione tra i due ragazzi mostra un'evoluzione dall'amore alla violenza, alimentata da conflitti familiari, tensioni con i genitori e un'attrazione emotiva estrema. Anche il ruolo dei minori è problematico: la loro capacità di intendere e volere è soggetta a dubbi, e il processo non riesce a definire chiaramente la responsabilità. Durante l'interrogatorio, i due adolescenti si attribuiscono la colpa l'uno dell'altro, dimostrando un bisogno di minimizzare il proprio ruolo.

La società, invece, ha rapidamente trasformato Erika in un simbolo di male assoluto, ignorando il contesto di una relazione distorcita e di una crescita emotiva anomala. Nonostante l'analisi delle prove e la ricostruzione dei fatti, la causa profonda del delitto rimane misteriosa, e la ricerca di verità viene soffocata da pregiudizi, distorsioni mediatiche e una visione semplicistica del crimine. Il caso evidenzia come la reazione collettiva possa travalicare la realtà e trasformare una tragedia in un'immagine di violenza esterna, senza comprendere le dinamiche interne.

FAQs

In una notte di inverno, una ragazza di 16 anni, Erika Denardo, trova la madre e il fratello di 11 anni uccisi dentro la loro casa. I due fratelli sono stati colpiti con decine di coltellate. La ragazza dichiara di aver visto due persone, un ragazzo di 16 anni, Mauro Favaro, e un uomo con barba bianca, che hanno commesso il delitto.

La pubblicità e le dichiarazioni dei media contribuirono a diffondere l'idea che i delinquenti fossero stranieri. La testimonianza di Erika, che riconobbe un ragazzo di origine albanese, e la reazione popolare, alimentarono questa ipotesi, anche se non ci fu prova diretta.

Non ci sono prove concrete che dimostrino l'implicazione diretta dei due ragazzi nel delitto. Arben, il ragazzo albanese, ha un alibi e non mostra segni di colpi sul volto. Inoltre, i coltelli usati erano presi dal cucinino della casa.

La criminologia parla di 'overkilling', ovvero un'azione che va oltre la necessità della vittima. Questo suggerisce che i colpevoli potessero non avere un motivo immediato, ma agissero in modo estremo, forse per un conflitto emotivo profondo.

I due ragazzi si attribuirono la colpa a vicenda durante l'interrogatorio, minimizzando il proprio ruolo. La loro relazione, caratterizzata da passionalità e conflitto, rende difficile ricostruire un unico e chiaro percorso di azione.

I periti hanno osservato che la relazione tra Erika e Mauro era una 'macchina d'amore' trasformata in una 'macchina di morte'. Si è rilevato un forte conflitto emotivo, con Erika che si sentiva invidiata dalla madre e odiosa nei confronti del fratello.

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