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Non dobbiamo scegliere tra energia e clima

13m 36s

Non dobbiamo scegliere tra energia e clima

La trascrizione affronta il tema dell’energia in un contesto di guerra in Medio Oriente, evidenziando l’incertezza sulla durata del conflitto e le sue ripercussioni sui prezzi e sulla disponibilità energetica. L’autore sottolinea che, anche se la guerra finisse oggi, l’Europa e l’Italia dovrebbero affrontare problemi energetici per mesi, a causa della loro dipendenza strutturale dalle importazioni di gas e petrolio (rispettivamente 90% e oltre). Per questo, propone di aumentare la produzione energetica locale, concetto definito “sovranismo energetico”, che non è in conflitto con la lotta al cambiamento climatico, anzi la supporta: produrre più energia pulita (rinnovabili e nucleare) riduce sia la dipendenza estera sia le emissioni. Intervistato, lo scienziato Giacomo Grassi dell’IPCC conferma che la decarbonizzazione e l’autonomia energetica vanno di pari passo, e che la transizione è iniziata, con segnali positivi come il boom del solare e il calo dei costi delle rinnovabili. Tuttavia, il riscaldamento globale è già evidente (a Milano la temperatura è aumentata di 2,5°C in 50 anni), e la velocità della transizione è ancora insufficiente per raggiungere l’obiettivo di emissioni nette zero, che richiede anche tecnologie di rimozione della CO₂. Grassi invita a non sottovalutare il ruolo dell’Europa, nonostante la sua quota ridotta di emissioni globali (6%), perché può fungere da modello. Infine, l’autore promuove l’abbonamento al giornale “Il Post” per sostenere un’informazione di qualità, senza paywall, finanziata dai lettori.

Transcription

2006 Words, 12704 Characters

Italian
Non sappiamo quando finirà la guerra in mediouriente, soprattutto non sappiamo come finirà e quindi quanto durerà questa fase di instabilità globale. Non sappiamo quanto dureranno quindi le conseguenze sui prezzi dell'energia, sulla disponibilità di energia, e sappiamo l'unica cosa che sappiamo che anche se la guerra finisse oggi dovremmo fare i conti per almeno qualche mese con grossi problemi legati all'energia, più grossi di quelli che stiamo già vedendo. Perché? Certo, perché la guerra in Iran sta bloccando lo stretto di Ormus ormai da quasi due mesi, ma il vero perché? Perché siamo dipendenti da quella energia, perché ne produciamo molta di meno di quella che utilizziamo e la compriamo quella che ci serve quasi tutta dall'estero. Siamo partiti proprio da questa constatazione, quando un paio di settimana fa vi raccontavo di come l'energia non sia soltanto una questione ambientale o economica, ma una questione di potere. Di discevo in estremasi, si se volete in quella puntata di lui settimana fa, trovate l'argomento espresso interamente che per questo motivo in Europa e in Italia abbiamo bisogno di produrre molta più energia, perché se non controlli la tua energia non controlli il tuo futuro, il tuo presente, perché chi non produce energia non ha una politica energetica, si limita al massimo affinanziare e pagare la politica energetica degli altri che decidono gli altri senza poterci mettere il becco e si ritrova esposto a quello che stiamo vedendo per esempio in questi giorni. In quella puntata di argomentavo che avremmo bisogno di più soveranismo energetico. E dicevo di come esistano tanti buoni argomenti per volere più energia prodotta in Europa sia argomenti di destra che argomenti di sinistra. A punto, se non avete ascoltato quella puntata e volete ascoltare questi argomenti la trovate scorrendo gli episodi un po' all'indietro, si intitolava un appello ai dielettori tipo. In quella puntata vi promettevo che saremmo tornati su questo tema e lo facciamo innanzitutto oggi, lo faremmo poi anche altre volte, perché questo discorso sull'energia, su quante energie compriamo dall'estero e con quale conseguenze, su quante energie non produciamo e potremmo e dovremmo produrre, si intreccia evidentemente con un'altra storia, che è la storia della riduzione delle emissioni inquinanti, la storia della lotta al cambiamento climatico, e quindi la domanda a cui oggi cercheremo una risposta e questa. Queste due cose, questi due obiettivi, la sovranità energetica, il dover produrre molta più energia di oggi, e l'obiettivo di ridurre le emissioni e proteggere il clima. Soro in contradizione, dobbiamo scegliere se fare l'una o l'altra, dobbiamo trovare un compromesso oppure l'idea di produrre più energia in Europa, e compatibile o anzi serve anche a ridurre le emissioni. Quante mai enorme che apre moltissime domande, per esempio, a che puntosiamo oggi effettivamente con il cambiamento climatico e gli obiettivi che ci siamo dati? C'è il rischio di liberarci della dipendenza dal gas e dal petroleo e diventare dipendenti dai pannelli solari e dalle batterie della scina. Il Green Deal Europeo, questa iniziativa della Commissione Europea di cui si parla moltissimo e di cui sappiamo pochissimo, che cosa prevede effettivamente? E poi domanda a cui è necessario avere una risposta. A senso che l'Europa faccia sforzi e sacrifici per ridurre le emissioni dal momento che pesa per una quota minuscola delle emissioni globali, e paesi come cina e staccioniti pesano molto di più, fanno molto meno, e anche in questo modo tentano di mangiarsi pezzi delle nostre industrie e della nostra economia. Non te mette perché non sarò io a rispondere a tutte queste domande in questa puntata, dopo la sigla parleremo di queste cose con giacomo grassi, che è uno scienziato italiano e fa parte di quell'ente delle nazioni unite, noto con l'acronimo IPCC, IPCC, e il principale organismo scientifico internazionale sul cambiamento climatico. Il più importante, il più autorevole, grassi fa proprio parte del gruppo di scienziati che, periodicamente, redigge i rapporti più importanti e più attesi al mondo sullo stato del climat, lavora in somma all'incrosso, fra l'ascensa e la politica, all'interfaccia che fa comunicare, l'ascensa e la politica. Sentiamo cosa ne pensa. [Musica] Giacomo grassi, benvenuto, grazie. Grazie, grazie mille per l'invito e buongiorna tutti gli ascoltatori. Dunque, io dicevo qualche puntata fa che se l'Europa vuole essere più autonoma nelle sue scelte politiche e anche nelle sue scelte di politica energetica, deve produrre più energia. La prima cosa che vorrei chiederle è se questo obiettivo è in tensione, in contraddizione con l'obiettivo della riduzione delle missioni inquinanti. Se esiste un trade-off anche tra la sicurezza energetica e la decarbonizzazione verso la quale dobbiamo necessariamente andare. In Europa, autonomie energetica e decarbonizzazione dell'economia sono obiettivi che vanno decisamente, d'accordo, il motivo è semplice. Da un lato l'Europa oggi importa circa il 90% del gas e del petrolio che utilizza. In Italia questa percentuale è ancora maggiore. Pradiamo di oltre 400 miliardi di euro all'anno in Europa, quasi 50 in Italia. E' una ripendenza strutturale, perché di gas e petrolio ne abbiamo da perapoco. Dall'altro circa 3/4 delle missioni di gas ed effetto sera che caso in un crescaldamento climatico provengono l'alluso delle combustibili fossili, quindi gas, petrolio e carbone. A frontare il problema climatico che chiede quindi l'abbandono di queste fonti fossili in modo necessariamente graduale a più rapido e completo possibili. Quando parliamo di produrre più energia in Europa, come ti erivite, intediamo soprattutto a aumentare la quota di energia pulita prodotta localmente, cioè i nuovi ricano un grande potenziale di crescita e potenzialmente anche nucleare anche se è molto di battuto. Quindi questa energia pulita contribuisce sia agli obiettivi di maggiore sequerze energetica che a quelli climatici attraverso la decarbonizzazione dell'economia. Per questo punto di vista oggi come siamo messi nella decarbonizzazione, nella lotta alle emissioni che alterano il clima. Nel senso che noi stiamo parlando oggi di energia soprattutto in un modo legato alle bollette, ai costi o allo scenario geopolitico. Ma a che punto siamo effettivamente le emissioni globali stanno ancora crescendo, l'obiettivo di arrivare ai missioni zero e ancora considerato realistico, cosa significa concretamente. Vieni a una dei tre anni più caldi, meragistrati e pure il tema del cambiamento climatico è sempre meno presente nei mass media. La temperatura globale è già aumentata di quasi un grado e mezzo rispetto ai livelli per industriali e se un grado e mezzo vi sembra poco, ricordiamoci che una media globale iorceani si scaldano lentamente mentre le terre merse molto di più. Per esempio semplificando un po' a Milano la temperatura media nuova aumentata di circa due gradi e mezzo negli ultimi 50 anni, raggiungendo quella che aveva Roma allora, nel frattento Roma raggiunto le temperature mediche Catania aveva 50 anni fa. E come se il clima si fosse spostato di centinaia di chilometri verso sud, è un cambiamento enorme che continuera, dobbiamo prepararci e la velocità con cui questo rescaldamento proseguirà dependerà in gran parte dalle nostra scelte energetiche. Pesso questo ci sono anche signali positivi. Le visioni globali dopo anni di forte crescita stanno entrando in una fase di stabilizzazione e questo sta venendo perché il sistema energetico finalmente è iniziato a cambiare. nel 2004 per ogni euro investito in combustibili fossili più di due sono stati investiti in energi opulite, c'è per tutto le traficazioni, le consumi, renavabili e batteria. gli ultimi dati usciti pochi giorni fa da Amber un gruppo di studi sulle energie sono ancora più chiave ed espliciti. dal 2025 per la prima volta la crescita della domanda elettrica global è stata sebbisfattamente da fonti pulite, tra innate dal boom del sonario. il motivo è semplici, le renavabili sono ormai la fonte di produzione, di energia meno costosa al mondo e come dice la genzia internazionale dell'energia, siamo entrando nell'era delle elettricità. la transizione è iniziata ed è considerata irreversibile. Di conseguenza oggi di scenare climatici peggior per fine secolo sono meno probabili di quanto fossi rottici e mi fa. detto questo nonostante questi segnali coraggianti la velocità della transizione resti insufficente per aggiungere gli accodili parici, cioè mantenere al aumento di temperatura globale ben al disotto dei due gradi a fine secolo rispetto all'epoca per il busteral. quello che rende cambiamento climatico maledettamente complicato da frontare è che per fermarlo non basta ridurre la mission. dobbiamo arrivare il cosiddetto neziro a cui faccio di rifiere ben, in pratica si tratta di raggiungere missioni nette di CO2 e CO2, e ridurre anche gli altri gasseri come il metano. è molto difficile ma è necessario prima ci riusciamo meno saranno di impatte climatici più difficilità gestire. in questo contesto il termine emissioni nette significa che l'emissioni residue quelle che non si popranno a zerare e ci ne saranno in alcuni settori. dovranno essere compensate rimuovendo CO2 dall'atmosfera e poi magazzinando in modo duratura. oltre alle forresti che già assorbono molta CO2 ci sono vari tecnologie che vanno in questa direzioni. sono meccanismi costosi e un po' complessi qualcuno di paragolare mettere il dentifricio nel tubetto dopo che è uscito. Quanto questo è tecno. probabilmente offriranno solo un aiuto relativamente piccolo rispetto alle missioni attuali. Saranno comunque necessari per aggiungere il famoso nézio. Per questo l'IPC, il gruppo interregorio nativo sui cambiamenti climatici di cui faccio parte, sta sviluppando un metodologia per estimare, comptabilizzare questi assorbimenti di ciò l'ue, nebbilanci nazionali di Casser. Ci sono molte altre cose che vorrei chiedere, gioco molti grazie, non solo di raccontarci a che punto siamo in Europa, in Italia specificamente, con la transizione energetica, che cos'è il Green Deal di cui si parla molto e quanto sono fondate le critiche questa iniziativa europea per ridurre le missioni, vorrei chiedere, gli senevane la pena dal momento che l'Europa apesa per il 6% delle missioni globali e dobbiamo fare mille sacrifici mentre stati uniti e cina che in cui non ho molto più di noi, vanno o sembrano andare anche questo, gli vorrei chiedere in altre direzioni. La buona notizia è che tutte queste cose effettivamente gli alleochieste e grassi mi è risposto, metato anche delle risposte, non scontate e non banali. Per esempio dicendo che è una buona notizia che il riscaldamento globale sia stato causato dagli esseri umani, spiazzante lo so, ma ci sono dei buoni argomenti e diverse altre cose non scontate per come siamo abituati a sentire parlare di solito, di energia e di climà. Per ascoltare l'intera nostra conversazione e per ascoltare le intere puntate di Wilson del presente, del passato e del futuro, c'è da fare una cosa semplicissima, e cioè abbonarsi al poste e lo so che abbonarsi a un giornale non è proprio una scelta invoga nel nostro periodo storico. 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Podcast Summary

Key Points:

  1. La durata e le conseguenze della guerra in Medio Oriente sono incerte, ma l’impatto sui prezzi e sulla disponibilità energetica sarà prolungato anche dopo la fine del conflitto.
  2. L’Europa e l’Italia dipendono fortemente dalle importazioni di gas e petrolio (circa 90% e oltre), con costi annui di 400 miliardi di euro per l’UE e 50 miliardi per l’Italia.
  3. La sovranità energetica e la decarbonizzazione non sono in contraddizione
  4. Il cambiamento climatico è in atto
  5. Segnali positivi
  6. Per raggiungere l’obiettivo di emissioni nette zero entro fine secolo, è necessario non solo ridurre le emissioni, ma anche rimuovere CO₂ dall’atmosfera (es. foreste e tecnologie di cattura).
  7. L’Europa, pur pesando solo il 6% delle emissioni globali, può guidare la transizione, ma la velocità attuale è insufficiente per rispettare gli accordi di Parigi.

Summary:

La trascrizione affronta il tema dell’energia in un contesto di guerra in Medio Oriente, evidenziando l’incertezza sulla durata del conflitto e le sue ripercussioni sui prezzi e sulla disponibilità energetica. L’autore sottolinea che, anche se la guerra finisse oggi, l’Europa e l’Italia dovrebbero affrontare problemi energetici per mesi, a causa della loro dipendenza strutturale dalle importazioni di gas e petrolio (rispettivamente 90% e oltre). Per questo, propone di aumentare la produzione energetica locale, concetto definito “sovranismo energetico”, che non è in conflitto con la lotta al cambiamento climatico, anzi la supporta: produrre più energia pulita (rinnovabili e nucleare) riduce sia la dipendenza estera sia le emissioni.

Intervistato, lo scienziato Giacomo Grassi dell’IPCC conferma che la decarbonizzazione e l’autonomia energetica vanno di pari passo, e che la transizione è iniziata, con segnali positivi come il boom del solare e il calo dei costi delle rinnovabili. Tuttavia, il riscaldamento globale è già evidente (a Milano la temperatura è aumentata di 2,5°C in 50 anni), e la velocità della transizione è ancora insufficiente per raggiungere l’obiettivo di emissioni nette zero, che richiede anche tecnologie di rimozione della CO₂. Grassi invita a non sottovalutare il ruolo dell’Europa, nonostante la sua quota ridotta di emissioni globali (6%), perché può fungere da modello.

Infine, l’autore promuove l’abbonamento al giornale “Il Post” per sostenere un’informazione di qualità, senza paywall, finanziata dai lettori.

FAQs

In Europa, autonomia energetica e decarbonizzazione vanno d'accordo, perché ridurre la dipendenza da gas e petrolio importati (circa il 90%) e aumentare l'energia pulita locale contribuisce sia alla sicurezza energetica che alla riduzione delle emissioni.

Le emissioni globali si stanno stabilizzando grazie alla crescita delle rinnovabili, ma la velocità della transizione è ancora insufficiente per raggiungere gli obiettivi climatici. È necessario arrivare a emissioni nette zero, compensando le emissioni residue con rimozione di CO2.

Significa che le emissioni residue, che non possono essere eliminate, devono essere compensate rimuovendo CO2 dall'atmosfera e immagazzinandolo in modo duraturo, ad esempio con tecnologie o foreste.

Sì, perché la transizione energetica è irreversibile e le rinnovabili sono la fonte più economica. L'Europa può guidare il cambiamento, ma la sfida è globale e richiede sforzi da tutti i paesi.

Sì, aumentando la quota di energia pulita come solare, eolico e potenzialmente nucleare, che riducono le emissioni e la dipendenza dalle importazioni di fossili.

A Milano la temperatura media è aumentata di circa 2,5 gradi negli ultimi 50 anni, raggiungendo quella di Roma, mentre Roma ora ha temperature simili a quelle di Catania 50 anni fa. Il clima si è spostato centinaia di chilometri verso sud.

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