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Non c’è un “allarme” per il bisfenolo A (BPA)

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Non c’è un “allarme” per il bisfenolo A (BPA)

La puntata inizia ringraziando gli ascoltatori, inclusa un'insegnante belga che utilizza il podcast per lezioni di italiano. Si affronta poi il tema del Bisfenolo A (BPA), spiegando il suo uso in materiali a contatto con gli alimenti e i rischi per la salute legati alla sua interferenza con il sistema ormonale. Viene descritto l'iter normativo europeo, che ha portato a restrizioni progressive e alla recente, drastica riduzione della soglia di sicurezza giornaliera da parte dell'EFSA. Sebbene l'esposizione media superi questa nuova soglia, si sottolinea che non c'è un allarme improvviso, poiché il BPA è monitorato da decenni e la Commissione Europea sta valutando un divieto per il 2024. La discussione si sposta quindi sulla polemica che coinvolge il Ministro della Salute Orazio Schillaci, accusato di aver firmato centinaia di pubblicazioni scientifiche contenenti immagini duplicate o manipolate durante il suo incarico accademico. Questo caso offre lo spunto per riflettere sulle pressioni del sistema accademico ("publish or perish") che possono portare a pratiche scorrette, sperperando risorse pubbliche e danneggiando la credibilità della scienza. Infine, si parla di un farmaco comune per il naso chiuso a base di fenilefrina. Una commissione della FDA ne ha recentemente dichiarato l'inefficacia, mettendo in discussione un prodotto commercializzato da quasi vent'anni e sollevando interrogativi sui processi di autorizzazione e vendita dei medicinali.

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5488 Words, 34035 Characters

benietti. Eccoci. In una delle puntate scorsi abbiamo detto che siamo stati assegnati come compito delle vacanze a diverse classi e ci ha scritto Maria dal Belgio dicendo che ha un posto riso quando ci ha sentiti raccontare questa storia perché lei che insegna italiano per stranieri proprio in belgio ci usa come esercizio di comprensione orale e stimolo alla discussione. Che bella responsabilità che abbiamo. È sì, ha detto che hanno ascoltato il discurso e le nostre puntate sulle farine di insetti e sulla carne sintetica generando parecchie discussioni e dice anche, ecito letteralmente, secondo i miei studenti menetti e più ostico da capire, mautino più chiara. Ai capito? A me perché devo spiegare le cose più complicate di te? E certo, certo. Ringraziamo Maria e salutiamo al suo classe di tagliano per stranieri in belgio in generale insomma chiunque ci ascolti per compito o esercizio. In tanto oggi parliamo di bisfenolo a i di alimenti, di ministri dalla firma un po' facile, di medicinali contro il naso chiuso che non funzionano e di giallo. Io sono i manuele menetti. E io sono ovetrici e moltino e questo podcast del post si chiama a ci ole una scienza. Nei giorni scorsi vi sarà capitato di vedere circolare un alarme per una sostanza il bisfenolo a OBPA, che ha fatto preoccupare molte persone. Alcune fonti parlano di milioni di persone a rischio, altre di prodotti contaminati e abbiamo ricevuto anche noi diverse richieste di parlarne alla casella, ci uguale una scienza che hociò dal post.it. E tutto è nato dalla pubblicazione di un briefing dell'agenzia europea dell'ambiente che andata a vedere lo stato dell'arte. Possiamo dire così del BPA, ribadendo dei rischi che ranno già stati segnalati appena qualche mese fa dall'autorità europea per la sicurezza alimentare. Il rapporte è stato rapidamente ripreso dai giornali come spesso accade e quindi secrata un po' di confusione. E quindi eccoci qui in uno dei nostri esercizi preferiti il tufo triplo carpiato nella normativa europea. E tra l'altro per due che non sanno notare proprio ideolo. A certo. Giusto, ricordiamolo, vero. Ma partiamo dall'inizio. Il bisfenolo a OBPA, come dicevi, è una sostanza che viene utilizzata in ambiti molto diversi. In genere associata alle plastiche, alle resine di variotipo come, per esempio, il carbonato che è utilizzato in ambito alimentare per produrre bottiglie, storia di plastiche e contenitore per la conservazione del cibo. Il BPA è non utilizzato dai produttori anche per alcune particolari resine, come quelle dei rivestimenti delle lattine di alluminio che servono per evitare che gli alimenti entri non direttamente in contatto con il metallo. Poi spesso, su tutti questi contenitori, c'è anche l'indicazione, se sono presenti o non presenti BPA e adesso capiremo anche perché è visto che ci troviamo in un campo particolare che quello dei materiali che sono a contatto con il cibo e che quindi possono rilasciare in alcune circostanze delle piccole quantità di bisfenolo a che finiscono quindi nel nostro organismo, e questo può diventare un bel problema. E sì, perché sappiamo ormai da molto tempo che il BPA, come altre sostanze chimiche, può interferire con il sistema endocrino, che è poi a quello che riguarda gli ormoni per intenderci. Il bisfenolo a può, per esempio, imitare gli estrogeni che sono gli ormoni essuali femminili con riparcusioni sull'affertilità che possono essere dovute allo sbilanciamento ormonale. Proprio per questo motivo l'Unione Europea ha definito il BPA, come sostanza estremamente preoccupante o high-concern, spesso la trovate anche con questa di cittura in inglese, che significa che viene guardato un po' a vista e viene valutato attentamente l'utilizzo. La legizzazione su l'impiego del BPA è cambiata molto negli ultimi 15 anni, ma mano che il tema diventava di maggior rilevanza per la salute pubblica e aumentavano anche poi le ricerche scientifiche a supporto di queste preoccupazioni. Vi l'enchiamo alcuni dei passaggi fondamentali che sono stati fatti. Nel 2011, la Commissione Europea ha avietato l'uso del BPA nella produzione dei Biberon in policarbonato per ridurre i rischi di passaggio del BPA nell'atte, quindi può insomma andare a interferire nello sviluppo dei bambini. A febbraio del 2018, l'Unione Europea ha stabilito regole ancora più severe per la produzione di materiali i plastici che poi entrano in contatto con gli alimenti, seguendo un principio di precauzione in attesa che le ricerche facessero maggiore chiarezza sugli eventuali rischi del BPA. E queste ricerche sono manmano arrivate, hanno permesso nella prille di quest'anno all'autorità europea per la sicurezza alimentare, cioè lefs, di pubblicare una nuova valutazione della sicurezza del BPA, riducendo ancora la soglia di assunzione giornalieratollerabile, che è definita DGT, che era stata stabilita nella sua precedente valutazione del 2015. E qui anche opportuno ricordare che all'epoca quella soglia era stata stabilita su base temporani ha visto che gli scienziati dell'efs, avevano riscontrato una serie di lacune e incertezze nei dati e si erano detti che avrebbero potuto rivedere quella soglia sulla base poi di nuovi dati che sarebbero immersi in seguito. Questi dati alla fine sono appunto arrivati anche grazie all'impegno delle stituzioni europee e statunitensi e quindi gli esperti dell'efs hanno rivisto quella soglia e l'hanno bassata anche di tanto ben 20.000 volte. Se la soglia temporania era di 4 microgrammi al giorno, per chi logrammo di peso corporeo, l'efs ha messo la nuova soglia a 0,2 nanogrammi e qui ricordiamo che è un microgrammo e un milionesimo di grammo, mentre invece un nanogrammo è un miliardesimo di grammo. E qui arriviamo un altro punto abbastanza fondamentale, cioè quello dell'esposizione e ci dobbiamo fare la domanda, ma il BPA che noi assumiamo attraverso gli alimenti e superiore o inferiore a questa nuova soglia sappiamo che era inferiore alla soglia precedente, quella dei 4 microgrammi, ma qui parliamo di una soglia di 20.000 volte più bassa e i fatti dati di un altro studio che è stato effettuato sulla popolazione europea hanno mostrato che la nostra esposizione supera la soglia indicata dall'efs in tutte le fasce di età. E quindi che si fa? Eh questa è una bella domanda che per chi è realtà al lavoro dell'efs ha formalmente finisce. Qui l'autorità è un organo scientifico e fa le valutazioni del rischio, però la gestione poi e delle decisioni è in carico alla commissione europea che invece un organo politico ed deve punto prendere queste decisioni mediando con le varie parti interessate e la commissione non può però ovviamente ignorare il parere dell'efs, però è compito della commissione stessa, stabilire poi le regole. La commissione europea ha recentemente dichiarato di valer propore al Parlamento un divieto sull'uso intenzionale del BPN in materiale ha contatto con gli alimenti, entro la primavera del 2024, quindi questo diciamo è l'orientamento attuale. Questa restrizione dovrebbe tra l'altro risolvere abbastanza il problema, perché ha differenza di molte altre sostanze preoccupanti, come i pass di cui abbiamo parlato diverse volte, il BPN non persiste nell'ambiente, non si biocumula in maniera, insomma significativa negli organismi viventi e quindi una volta è eliminato l'uso del BPN dovrebbe ridursi di conseguenza anche l'esposizione umana e farlo anche intempire relativamente brevi. Alla fine di questo lungo racconto che vi abbiamo fatto tra microgrammi, nanogrammi, legizzazione, normative europee dovrebbero essere chiare alcune cose. La prima è che il BPN è tenuto sotto controllo dalla autorità sanitaria europee e la seconda è che in questo contesto, che è così controllato, è difficile che ci sia davvero un pericolo imminente, non siamo di fronte a una sostanza nuova dagli effetti inaspettati. E quindi parlare di allarme come hanno fatto diversi attestate i giornali sti che fa pensare a qualcosa di prepentino, un po' come l'allarme antincendio che scatta quando viene rilevata la presenza di fumo, pure ciò allarme per la popolazione data dell'esplosione di una fabbrica di reagenti chimici, questo genere qui di avvisi. Nel caso del bisfenolo non parliamo di nulla, di inaspettato o di veloce di repentino, perché il bisfenolo è sotto osservazione costante da decenni, non abbiamo appena visto, e la commissione non sta lavorando in una condizione di emergenza, sta valutando se come gestire le nuove valutazioni del rischio fornite dell'EVSA e dagli altri enti, scientifici all'emergere di nuovi dati, quindi non c'è nessun allarme, questo è bene chiarirlo, si tratta soltanto dell'ennesimo caso di un processo che magari può sembrare anche molto noioso da raccontare e pieno di burocrazia, ma che in fondo garantisce poi la nostra sicurezza. - Menietti, menietti, parliamo di un ministro. - Sì, però c'è povero l'olobricita fa bene parlarne di. - No, no, no, non parliamo di lui, per una volta, ma del ministro della salute orazio schillaci, che è un medico, già preside della facoltà di medicina dell'università torvergata, poi rettore proprio, della tenea oromano ed è al centro di una bufera politica e mediatica, in seguito on in chiesta pubblicata nei giorni scorsi sul manifesto, condotta dal giornalista scientifico Andrea Capocci, questo in chiesta è stata poi ripresa dalla maggior parte dei media nazionali e ha raggiunto anche qualche testata internazionale, come El País, ma anche la prestigiosa rivista scientifica Science. - Comunque bufera rientrava in tutti gli trendi dell'ultima settimana. - Scusa, e vero mi sto allargando, devo rientrare all'interno del recinto del post. Ma torniamo a schillaci, perché il manifesto ha utilizzato un software che è in grado di confrontare un'immagine con una banca data di decine di milioni di immagini utilizzate nella letteratura scientifica, e che serve per identificare eventuali duplicati oppure dei ritocchi digitali che sono stati effettuati, quindi può essere molto utile, per esempio se qualcuno non sta facendo le cose come dovrebbe in una ricerca scientifica, proprio per questo un software sempre più utilizzato nella valutazione delle pubblicazioni scientifiche e, affianca, ormai quelli più classici di tipo testuale per vedere invece se ci sono stati dei plagi oltre alle normali citazioni. - Il risponso dell'analisi porta una decina di pubblicazioni contenenti immagini definite problemati, che relative al periodo 2018-2022 facciamo alcuni esempi di questi problemi. In uno studio del 2021 viene presentato un immagine relativa a cellule di tumore alla prostata, che però era già stato usata in un'altra pubblicazione del 2019, riferita però a cellule di tumore al seno, sono due cose un po' diverse. Ma anche questo studio riciclava un'immagine al microscopio di cellule osse appartenenti, secondo quanto dichiarato nella lidascalia a metassa si generate da tumore al seno. Questi immagine però era stata prelevata da uno studio sulle ossa che con il tumore al seno non aveva niente a che fare. - E poi c'erano altri casi sospetti, in cui la stessa immagine era utilizzata due volte, nello stesso studio, per illustrare fenomeni diversi dopo una opportuna modifica grafica. Gli esperti che si occupano di fare queste verifiche, sulle immagini hanno spiegato che non ci sono dubbi sul fatto che si tratti di duplicazioni, anche se non è chiaro se sono state intenzionali. Di questi argomenti si occupata anche la rivista scientifica Saiens, ha intervistato uno degli esperti che si occupano di integrità delle immagini che si chiama Elizabeth Bick che ha dato questa spiegazione e la citiamo testualmente. Potrebbe essere trascuratezza nel tenere traccia di ogni immagine o intenzionalità, perché le immagini si adattano sempre la narrazione dello studio. In ogni caso questo mette in dubbio la curatezza di altri risultati experimentali di questo laboratorio e qui il laboratorio inteso, ovviamente, quello che ha fatto gli studi che poi ha validato anche schillaci. Queste pratiche purtroppo sono sempre più diffuse nelle pubblicazioni scientifice e questo al netto della polemica politica merita qualche riflessione. Gli studi scientifici quelli pubblicati sulle riviste di settore hanno sempre un titolo e poi al di sotto del titolo sono elencati gli autori che possono essere uno o più a seconda dei casi. Ci sono studi, per esempio, di tipo teorico che possono avere un solo autore e invece studi molto ampi che di autori ne possono avere decine se non centinaia. Un esempio classico di questo tipo è quello degli esperimenti del cerno di Ginevra ai quali lavorano moltissime persone. Secondo le regole della comunità scientifica ogni autore è responsabile di quello che viene scritto, nello studio, a prescindere che abbia fatto quella parte di di lavoro e a prescindere anche dal suo ruolo. Ovviamente però è chiaro che se si tratta di ricercatore più alto in carica e lui che al compito in qualche modo di dettare la linea e farsi che i suoi collaboratori siano rigorosi. Queste regole hanno, ovviamente, l'obiettivo di responsabilizzare chi firma una ricerca scientifica, magari anche se non ha contribuito direttamente come capita spesso nei baronati universitari per citarre letteralmente cosa scritto capocci sul manifesto. E chi quindi torniamo per un attimo a schillaci perché il suo caso descrive bene anche questo fenomeno cioè stando i conti fatti dal manifesto da science, schillaci ha firmato 44 pubblicazioni scientifica nel 2019 che l'hanno in cui è diventato rettore, ha firmato poi altre 40 ricerca nel 2020, 30 nel 2021, 40 nel 2022 e una Trentina almeno finora nel 2023 che poi l'anno che ha interrommenti trascorso al governo. In media possiamo quindi calcolare che ha firmato una ricerca ogni nove giorni ferie consigli dei ministri inclusi per un totale di oltre 400 pubblicazioni scientifica nel suo invidiabile corricolum scrive sempre capocci sul manifesto. Numeri di questo tipo ci dicono che è improbabile che schillaci abbia seguito davvero tutte le ricerche, sia per la frequenza davvero troppo alta di studi pubblicati, sia perché darò mai diversi anni il suo lavoro vero e un altro fa un'altra cosa. Prima faceva il preside poi ha fatto rettore e adesso il ministro tra altro il ministro di uno dei ministeri più importanti impegnativiti ci sono e quindi sono tutti in cariche che richiedono un impegno davvero notevole. Science Paragon ha questa storia a quella caduta poco tempo fa al neuro scienziato e rettore dell'università di Stanford, Mark Tessiela Vign, che ha dovuto rassegnare le dimissioni a causa di quattro ricerche anche in questo caso che coinvolgevano delle immagini trucate e realizzate dal suo team probabilmente a sua insaputa. I direttore di Science Holden Torp ha commentato le dimissioni di Tessiela Vign denunciando la tendenza di molti scienziati a mantenere la loro attività di ricerca anche dopo aver assunto posizioni di responsabilità in un altro ambito, amministrativo, politico eccetera. Lo fanno per non vedere calare la loro produttività scientifica che si esprime con degli indicatori che dipendono da quanto sia pubblicato e da dove lo sia fatto. Si tratta di metri che sono molto discusse all'interno della comunità scientifica ma che possono ovviamente avere la loro utilità hanno però l'effetto collaterale di drogare un po' il sistema e spingere alla corsa alla pubblicazione. Questo vale sia pridocenti universitarica non a lunghissima carriera alle loro spalle quindi hanno costruito una certa reputazione un certo potere ma vale anche per le tante persone giovani che iniziano la loro carriera nella ricerca. Questo andamento, questo fenomeno è chiamato spesso "publish or parish" cioè "pubblica oppure moi" ed è un fenomeno che spinge a cercare scorciato io pur di allongare la lista di pubblicazioni di studi firmati o tenendo una nuova borsa di studio o magari un finanziamento insomma avendo visibilità nel settore in cui si fa ricerca le scorciatoi possono passare per il riciclaggio di immagini da usare più volte proteginizzare lavoro per esempio oppure alla pubblicazione su riviste che pubblicano un po' la polunque basta che si paghi. Quindi a prescindere da come finirà il caso schilacchi che forse non ha ricevuto federal le giuste attenzioni questa storia che stata trovata e messe in evidenza da Andrea Capocci avuto il pregio di portare in evidenza un problema che la comunità scientifica conosce bene e che non è ancora riuscita a risolvere. Però questa storia ci insegna anche un'altra cosa motino direi. Sì, si è arrivato il mio momento Gabi Bomenietto perché gli scienziati lavorano per la collettività i loro studi servono ovviamente a far progredire la conoscenza però servono anche a fornire strumenti, magari soluzioni per risolvere dei problemi. Questo vale soprattutto se si parla di discipline come la medicina che hanno delle ricadute immediate sulle vite delle persone e che ottengono molti finanziamenti proprio in virtù di questo. I finanziamenti arrivano dalle istituzioni pubbliche quindi dalle nostre tasse, ma anche dalle donazioni che sono raccolte dalle associazioni di pazienti per esempio uno studio quindi che non sia estremamente rigoroso e che sfruttire le scorciatorie per pubblicare più in fretta è uno studio buttato perché quei risultati di non possono avere la garanzia di essere in qualche modo significativi e quindi utili. E quindi uno studio buttato sono speranza buttate e sono anche soldi buttati. In Bieber il digitale è al servizio delle persone, basta un taci per aggiungerci. E ovunque tu sia troverai sempre una persona pronta ad ascoltarti, con Bieber la dimensione umana e al centro dell'evoluzione digitale. Messaggio pubblicitario per info e condizioni vai subi per puntuite. E rimaniamo in ambito medico sanitario però per raccontare una storia che hauta a far su un'idea delle complessità e delle implicazioni che ci sono spesso dietro lo sviluppo alla autorizzazione e poi alla messa in vendita di un farmaco. E badate che qua parliamo di un farmaco da banco di quelli che potete acquistare liberamenti in farmacia per esempio per alleviare i sintomi di un raffreddore o di un influenza sono piuttosto gestonati questi tipi di farmacio medicinali. E questa volta partiamo belli diretti dalla notizia. E sì, perché pochi giorni fa una commissione della Food and Drug Administration, la FDA, l'agenzia governativa, statunitense che si occupa anche di farmaci, ha definito inefficaci i farmaci orali che contengono finile frina, cioè quelli che sono venduti da quasi 20 anni come una soluzione per alleviare la congestione nasale e quindi imparole povere quello che chiamiamo naso chiuso. La notizia ha fatto ovviamente un po' di scalpore anche perché alcune di quelle soluzioni che promettono di tornare a respirare sono molto pubblicizzate soprattutto a partire da questo periodo in avanti. Di spesso consloga ne altre formulazioni che sono abbastanza categori che sui risultati che si possono ottenere anche solo con una bustina di prodotto nelle pubblicità in genera partono un po' moribondi e dopo una bustina balla non ho. Poi avevamo i corsi di cucina, che sono anche contagiosi però vanno tranquilli. Non è un bel messaggio. Le conclusioni sulla inefficacia della finile frina non sono vincolanti per le FDA, questo è da chiarire perché si dovre sprimere proprio la genzia sulla questione formalizzando o meno novere con le pratica a ricevuto un parere. I interessi economici del resto sono anche enormi considerato che secondo le stime più attendibili i farmaci di questo tipo generano negli stati uniti ogni anno vendite per 1,7 miliardi di dollari. N'Italia i numeri sono ovviamente più contenuti ma direi relativamente più contenuti, si stima che nel 2022 si hanno stati venduti 3,4 milioni di confezioni di farmaci orali con fenni e le frina indicati proprio come décongestionanti. A questo punto però vi starete magari chiedendo da un pochino ma come è possibile che per decenni ci abbiano venduto prodotti che non facevano quello che promettevano. Prometiamo non c'è un altro momento che bibo ma vi raccontiamo come è perché pirlo dovevo fare un salto indietro di quasi 50 anni ma cercheremo di farlo brevemente. Siamo a metà degli anni 70 e questo oltre a farci male personamente per i 50 anni comunque la FDA ha approvato la finile frina sulla base di alcuni studi che ne segnalano l'utilità come décongestionante appunto si assunta per via orale. La molecole inizialmente non ha un gran successo e si fa notare solo dopo il 2000 quando iniziano i wiper un principio attivo che le faceva con correnza, diciamo così. La concorrente è l'appseudo e fedrina che è una molecola che ha una provata e fichaccia nel ridur la congestione nasale ma anche il piccolo problema di essere sempre più utilizzata in maniera illegale per produrre metà un fetamine, stile brech in bed. L'appseudo e fedrina viene prima limitata in alcuni stati e in seguito a livello federale rendendo più difficile la vendita negli stati uniti dei prodotti che la contengono. Le case farmacelti che decidono allora di passare alla finile frina anche se erano già circolati dei dubbi sulla sua efficacia per i prodotti per usorale mentre invece le efficacia della molecola negli sprain azali è dibattuta ancora oggi. E quindi va a finire che negli stati uniti iniziano a essere disponibili in farmacia sempre più prodotti con fieni e le frina e diversi clienti segnalano poi loro medici di non trovare giovamento da quel tipo di farmaci, uno di questi medici e rendi hatton che oggi fa il professore di farmacia all'università della florida. Hatton si incuriosisce e fa una richiesta la FDA per visionare i documenti della provazione della finile frina che era venuta negli anni 70. Fà le sue analisi e saltafori che la FDA si era basata su 14 studi e che cinque di quelli che indicavano i migliori esiti erano stati effettuati tutti dallo stesso centro di ricerca. E se si escludevano quei cinque studi la finile frina per usorale i dosaggi indicati non sembrava essere un descongestionante particolarmente efficace. Hatton è quindi settico però gli manca la prova Regina come direbbe se fanno nazi per fare interrompre l'uso di questa molecola e quindi nel 2007 insieme ad alcuni colleghi in viola a petizione la FDA chiedendo però soltanto di rivedere la dose di finile frina. Così che si arrivi ondo saggiotale da sortire qualche effetto a messo che questo sia poi possibile. La FDA si attiva con un nuovo gruppo di lavoro con l'obiettivo di fare il punto sulla situazione e su di sviluppi intorno alla finile frina. Vengono esaminati i dati raccolti da un azienda farmaceltica che voleva sviluppare un nuovo prodotto controlle. Allergie i dati sono molto deludenti perché il gruppo di ricerca ha scoperto che buona parte della finile frina in gerita viene disgregata nell'apparato digerente con piccolissime percentuali di principi attivo che finiscono poi effettivamente nel sangue. La quantità di finile frina che raggiunge le mucose nazali è trascurabile e non interviene nel ridurre la congestione. Il gruppo di lavoro dell' FDA valuta anche altri studi dai quali emerge che la finile frina per usorale non è meglio di un placebo, cioè di una sostanza che non fa nulla per definizione. Gli elementi che suggerivano di abbandonare la finile frina per quelli in piego ovviamente non mancano già solo questi basterebbero, ma il gruppo di lavoro dell' FDA preferisce andarci cauto e segnala la necessità di fare nuovi studi per capire sei dosi maggiori della molecola possano portare a qualche beneficio. Vengono effettuati due test clinici e qui risultati sono pubblicati nel 2015 e nel 2016, dei quali emerge che anche aumentando molto i dosaggi fino a quattro volte non ci sono miglioramenti nel ridurre la congestione nazale con fennide frina per via orale. E a questo punto ritroviamo nella storia il Bonhatton, che era quello dell'appetizione del 2007, che insieme ad altri colleghi presenta una nuova richiesta al FDA che attiva quindi un processo che infineci porta poi ai giorni nostri con le conclusioni della scorza settimana sull'inefficacia della finile frina. Tutti i 16 componenti del nuovo gruppo di lavoro hanno votato a favore del parere non vincolante sull'inutilità di questo principio attivo nei farmaci a usorale contro la congestione nazale. L'FDA deve decidere che cosa fare, perché a punto questo gruppo è un gruppo consultivo, le pressioni ovviamente non mancano gli interessi economici pure, abbiamo visto i volumi divenditi negli stati uniti di questi prodotti, però sarebbe difficile da motivare una decisione diversa da una revisione di quella che era stata assulta a metà degli anni '70 su questa molecola. Una decisione dell'FDA, che possiamo dirlo, fa la decisione scientifica e poi anche quella politica, potrebbe avere conseguenza anche qui nell'Unione Europea, dove la responsabilità sui farmaci affidata dal punto di vista scientifico, diciamo così. All'agenzia europea per i medicinali, cioè lemma, che poi va dalla Commissione Europea porta quello che ha scoperto e delipo e la Commissione, che fa la sua decisione politica, quindi due compiti scientifico e politico sono distincti rispetto invece a cosa succede negli stati uniti. In Europa sono del resto venduti diversi prodotti dei congestionanti che oltre alla fine elefrina, comprendono anche altri principi attivi, come per esempio il Paracetamolo o altri anti-infiammatori, che possono avere di per sé un blando effetto de congestionante legato la loro capacità di ridurre l'infiammazione, perché per la fine il naso chiuso deriva anche da un'infiammazione. Stando agli studi, anche poi ai ultimi sviluppi che abbiamo visto, possiamo dire che quel minimo risultato che si ottiene e legato molto probabilmente agli altri principi attivi contenuti in questi farmaci e non alla fine elefrina. Quindi se magari ne avete qualcuno in casa potete andare a leggere quali altri principi attivi ci sono oltre alla fine elefrina. Nell'unione europea e quindi anche in Italia sono reperibili più facilmente i farmaci che invece della fine elefrina contengono l'appseudo e fedrina, quindi quella che negli stati uniti era stata limitata per il suo uso nella produzione di metà fetamine. La sua capacità dei congestionante è nota da tempo e la molecola è presente in diversi prodotti da banco in Italia che fanno registrare il doppio delle vendite rispetto ai farmaci con fine elefrina per viorale e perché effettivamente funziona. Il fatto che stiano prodotti da banco non deve farci dimenticare che parliamo di farmaci di medicinali che quindi devono essere assunti con le giuste cauteleri, ricordandosi in oltre che spesso i prodotti dei congestionanti possono creare una certa dipendenza. L'effetto è più marcato con gli spray nasali, il cui uso è più pratico, anche immediato ti liberano il naso, quasi immediatamente sembrano anche un po' più innocuisto che il farmaco viene inalato e non ingerito. In realtà non è così perché il passaggio di principi attivi per vianasale è uno tra i più efficaci. Come diciamo all'inizio, questa storia da un lato ci mostra quale sia la complessità poi dietro i processi che portano ad avere sul banco della farmacia certi prodotti e invece non averli più dopo un certo periodo di tempo. Però dall'altro, come anche un pochino, in caso di schillaci, ci ricordano come rigore e a corratezza, nello svolgere le ricerche, soprattutto poi ne riconoscere i dati che vengono portati più infretta possibile, se non passaggio fondamentale non solo per garantire la sicurezza delle persone che poi assumono quei farmaci. Questo vale per qualsiasi medicinale, anche per uno che ci sembra banale come un farmaco che ci toglie il naso chiuso. E poi dall'altra sono anche importanti per evitare che ci siano semplicemente degli sprechi di risorse che spesso sono pubblica, visto che queste ricerche oppure i farmaci stessi sono poi subvenzionati con i soldi di tutti noi. E anche tu hai avuto il tuo momento, Gabibo. Oggi la così se. Quando un fatto non è ancora completamente chiaro, pure sembrava esserlo e poi all'improviso non lo è più o vai a sapere, i giornali se la cavano spesso con un titolo che buono per tutte le stagioni. E' giallo. E' comeietti che parte con una delle sue inventive sul cattivo giornalismo. No, guarda, ci potrebbe stare però abbiamo poco tempo e dire che possiamo dedicarlo a qualcosa che è giallo veramente. Giusto, restiamo scientifici. Ecco, scientifici e artistici, perché parliamo del giallo di cadmio che i tra colori preferiti da molti artisti, da ormai quasi due secoli, come suggerisce il nome, il giallo di cadmio deriva ovviamente dal cadmio che è un metallo e dall'ozolfo. Più precisamente da un composto di questi due elementi, cioè il solfuro di cadmio, fomessa in vendita alla fine della prima metà dell'800 e poi nei decenni successivi, divenne molto utilizzato dagli artisti che apprezzavano la sua tinta brillante e luminosa rispetto ai gialli che potevano utilizzare prima. Secondo il pittore sul realista catalano, Joan Miro, il giallo di cadmio era magnifico e, in una caso, compari molte delle sue opere. Miro utilizzava in particolare il giallo di cadmio prodotto, dalla società parigina Lucienne Lefebbrefone. Nei sui due studi sull'isola di Mallorca, questi prodotti non mancavano mai e ci sono vari attestimo nianze sul fatto che Miro fosse particolarmente affezionato a quel marchio ed è qui che la storia si tinge di giallo. Altro gioco di parole va bene. Nel 2020 la restauratrice Margommess Lobon aveva iniziato a studiare i materiali utilizzati da Miro per dipingere a partire più o meno dagli anni 50, quando l'artista si era ormai stabilito sull'isola di Mallorca. Aveva fatto le sue ricerche, soprattutto presso la fondazione Miro, che è il museo dedicato al pittore sull'isola e lì le avevano raccontato che una ventina di quadri realizzati da Miro negli anni 70 mostrava un giallo un poco spento, che era diverso da come era in origine. Da quella osservazione quindi anche dalla curiosità di capire che cosa stesse succedendo i quadri era appenata un'interessante ricerca, i cui risultati sono stati da poco pubblicati sulla rivista Heritage Science. Il gruppo di ricerca ha prelevato delle microscopi che scaglie di colore da 3 quadri di Mirole analizzate scoprendo la presenza come prevedibile di cadmi o di zolfo di tracce di zinco. Una seconda analizzia riguardato tracce di colore per elevate da un paio di tavolozze e da un tubetto sempre usate da Miro. Tutti e sei campioni hanno mostrato di avere una bassa cristallinità, cioè una struttura cristallina a poco definita, potremmo dire un po disordinata ai cristalli tendono invece ad avere un loro ordine interno. Questa condizione influenza la stabilità del colore che col tempo può quindi deteriorarsi come è successo effettivamente ai quadri di Miro. E qualche suspecti intorno a quel particolare giallo di cadmio in realtà era già emerso e impassato perché seranno scolorite alcune opere di Matis, Picasso e altri artisti che erano state analizzate prima di quelle di Miro. La nuova ricerca sembra confermare che il problema continua esserci e che non fu affrontato dal produttore, nonostante fosse molto rinomato e utilizzato da importanti artisti. Scoprire la composizione dei colori e a olio di vernici, tempere di altri materiali per dipingere è importante non solo per ricostruire le abitudini nelle tecniche di alcuni grandi artisti del passato o per vedere come dovevano essere i colori in origine, ma anche per comprendere quali tecniche adottare per restaurare e conservare le loro opere per le generazioni in futura. Senza con la perdita di colori diventi un giallo? Ecco. Siamo arrivati alla fine della puntata, venietti e magari qualcuno si accorto dei cambiamenti nelle nostre voci nelle ultime settimane perché abbiamo registrato le due puntate precedenti in studio, in presenza, fuori dai nostri armadi, mentre oggi siamo tornati all'interno dei nostri armadi. E vi raccontiamo spesso questa cosa degli armadi, qualcuno pensa anche che sia uno scherzo. Non è infatti, lo facciamo sul serio ed è però avere una qualità dell'audio migliore perché c'è meno rinbombo dentro da armadi, rispetto a una stanza. E sì, questo è uno dei tanti retro scena di ci vuole una scienza in generale della produzione di un podcast, però sono a chi ci ascolta potrebbe anche essere interessato qualche retro scena nella produzione del post, che è giornale che produce tra le tantissime cose anche ci vuole una scienza. E quindi se siete interessati e interessati, abbiamo pronto per voi un nuovo podcast che si chiama "Per fare il post", lo conduce Matteo Caccia e consiste in un intervista a una o più persone appuntata tra quelle che proprio fanno il post. E un podcast aperto a tutte le persone abbonate, ma anche a chi si registra lasciando un email e quelle già uscite sono la prima con il direttore del post. Ovviamente non potevamo che in partire da lì, quindi con Luca Soffri, la seconde con la vice-diretrice del post che Elena Zacchetti, è una terza appuntata che racconta invece delle cose su come funziona il post sui social network, ed è con Giulia Balducci e Alicia Nicolin, che proprio si occupano di queste cose. E poi naturalmente non poteva mancare Stefano Nazzi con una puntata per scoprire come fa indagini. È un'opportunità per vedere quanto lavoro c'è dietro alla produzione del post, ma anche visto che oggi mi ha parlato molto di soldi per vedere come i soldi delle persone abbonate vengono spesi e investiti per fare prodotti di qualità. Vi ricordiamo quindi che se volete sostenere il nostro podcast e tutte le altre attività del post potete farlo abbonandovi andando su abbonati.ipost.it. Per curiosità richieste e segnalazioni ci potete invece scrivere la sciuola una scienza che hociato al post.it, vi ricordiamo che questa e tutte le altre puntate di sciuola una scienza sono disponibili sulle principali piattaforme di podcast e naturalmente anche sull'app del post. E come sempre ci sentiamo venerdì prossimo. Ciao!

Podcast Summary

Key Points:

  1. Il Bisfenolo A (BPA) è una sostanza chimica utilizzata in plastiche e rivestimenti a contatto con gli alimenti, sotto osservazione per i suoi potenziali effetti interferenti sul sistema endocrino.
  2. L'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha recentemente abbassato drasticamente la soglia di assunzione giornaliera tollerabile di BPA, e l'esposizione media della popolazione europea supera questa nuova soglia.
  3. Il Ministro della Salute italiano, Orazio Schillaci, è al centro di polemiche per presunte irregolarità in alcune pubblicazioni scientifiche a suo nome, evidenziando il problema sistemico del "publish or perish" nella ricerca.
  4. Una commissione della FDA statunitense ha giudicato inefficaci i farmaci orali a base di fenilefrina per la congestione nasale, sollevando dubbi su un prodotto venduto da decenni.

Summary:

La puntata inizia ringraziando gli ascoltatori, inclusa un'insegnante belga che utilizza il podcast per lezioni di italiano. Si affronta poi il tema del Bisfenolo A (BPA), spiegando il suo uso in materiali a contatto con gli alimenti e i rischi per la salute legati alla sua interferenza con il sistema ormonale. Viene descritto l'iter normativo europeo, che ha portato a restrizioni progressive e alla recente, drastica riduzione della soglia di sicurezza giornaliera da parte dell'EFSA. Sebbene l'esposizione media superi questa nuova soglia, si sottolinea che non c'è un allarme improvviso, poiché il BPA è monitorato da decenni e la Commissione Europea sta valutando un divieto per il 2024.

La discussione si sposta quindi sulla polemica che coinvolge il Ministro della Salute Orazio Schillaci, accusato di aver firmato centinaia di pubblicazioni scientifiche contenenti immagini duplicate o manipolate durante il suo incarico accademico. Questo caso offre lo spunto per riflettere sulle pressioni del sistema accademico ("publish or perish") che possono portare a pratiche scorrette, sperperando risorse pubbliche e danneggiando la credibilità della scienza.

Infine, si parla di un farmaco comune per il naso chiuso a base di fenilefrina. Una commissione della FDA ne ha recentemente dichiarato l'inefficacia, mettendo in discussione un prodotto commercializzato da quasi vent'anni e sollevando interrogativi sui processi di autorizzazione e vendita dei medicinali.

FAQs

Il Bisfenolo A è una sostanza chimica utilizzata nella produzione di plastiche e resine, spesso impiegata in contenitori alimentari come bottiglie, lattine rivestite e altri materiali a contatto con il cibo.

Il BPA può interferire con il sistema endocrino, imitando gli estrogeni e potenzialmente causando squilibri ormonali con ripercussioni sulla fertilità. Per questo l'UE lo classifica come sostanza estremamente preoccupante.

Nel 2011 l'UE ha vietato il BPA nei biberon. Nel 2018 ha stabilito regole più severe per i materiali plastici a contatto con alimenti, e la Commissione Europea propone un divieto completo entro la primavera 2024.

Secondo studi recenti, l'esposizione della popolazione europea al BPA supera la nuova soglia giornaliera tollerabile stabilita dall'EFSA, che è stata ridotta di 20.000 volte rispetto al precedente limite.

Un'inchiesta ha rilevato che alcune pubblicazioni scientifiche firmate dal ministro Schillaci contenevano immagini duplicate o ritoccate, sollevando dubbi sulla curatezza della ricerca prodotta dal suo laboratorio.

È la pressione a pubblicare frequentemente per ottenere finanziamenti e avanzamenti di carriera, che può spingere i ricercatori a utilizzare scorciatoie come il riciclo di immagini o la pubblicazione su riviste poco rigorose.

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