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Niente Teste Di Cazzo - James Kerr #107

14m 33s

Niente Teste Di Cazzo - James Kerr #107

EPISODIO 107- NIENTE TESTE DI CAZZO -JAMES KERR SITO: ⁠⁠⁠⁠⁠⁠⁠www.libriperilsuccesso.com⁠⁠⁠⁠⁠⁠⁠ COACHING: ⁠⁠⁠⁠⁠⁠⁠https://libriperilsuccesso.com/migliora/⁠⁠⁠⁠⁠⁠⁠ 7 COLPI DI MACHETE ⁠⁠⁠⁠⁠⁠⁠https://www.amazon.it/Sette-colpi-di-machete/dp/B0CN8HYRT3/⁠⁠⁠⁠⁠⁠⁠  ottieni subito il corso di linguaggio del corpo iscrivendoti alla newsletter del sito Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

Transcription

2089 Words, 12537 Characters

Cambiamo dodi ascoltare, passa a streamo, anni 80, 90, 2.000, minima interruzioni, massime emozioni, con 80 festival, energia 90, fortissimi, musica maestro e i tante altre playlist selezionate e curate per te, scarica streamo, e senti la differenza. Immagina di trovarti davanti a 15 energumeni, con gli occhi inietrati di sangue, la divisa nera tesa sui muscoli, i piedi battono all'unisono e urlano parole incomprensibili. Ti fissano, come se volessero strapparti il cuore poi mangiarselo, la terra trema, è orrituale, una danza tribale, loro la chiamano "acca". I maori credono che trascini l'ora antenati sulla terra, li evoca, li chiamo a sostenere la squadra nel momento dello sforzo. Di fronte a te non ci sono solo 15 giocatori di rugby, c'è un popolo intero che ti viene addosso, una cultura che grida "queste casa nostra" da qui non passi. La partita finisce, anzi, la guerra, perché questo che è una battaglia ferocie, placaggi, sangue, fango, vunque, lo stadio e splode, i giornalisti preparano gli articoli, la vittoria ancora una volta è stata raggiunta. La gente c'è da dispalti, dispogliatoi, cominciano svotarsi, restano solo loro, di All Blacks. La nazionale di rugby neozellandese, invece di aspettarti grida di festeggiamento urla birra, telefonini, succede una cosa strana. Il capitano prende in mano una scopa, un veterano lo imita, e in silenzio, cominciano a ramazzare il pavimento, a raccogliere le bende sporche, in nastro ad esivo e pezzi di fango. Spazzano via il caos che hanno lasciato, nessuno li applaude, nessuno posta il video su Instagram, nessuno li vede. Loro lo chiamano "Swip the Sheds", spazzare gli spogliatovi. I stasi uomini chietiano quasi fatto a pezzi in campo, ora stanno pulendo il pavimento. Ed è da questa prima lezione che parte il libro "Niente testedicazzo" di Jane Scher, un libro che parla degli All Blacks. La traduzione italiana è molto diversa da quella inglese, e vero c'è un capitolo che parla di questo, ma il titolo originale è legasi, che vuol dire eredità, lascido, e se leggete il libro capite subito che quel titolo è più azzeccato. Benvenuti al Libri per i successo, crescita personale da strada, episodio 107, un podcast di Davide Master Simone. Se volete un video corso sull'inguaggio del corpo basta iscriver via la newsletter, sul sito www.libriperi successo.com. Trovate tutti gli episodi, la informazione sui percorsi personali e formativi, e il mio libro "Sette Colpi di Macete". La squadra di rugby dall'altra parte del mondo dovrebbe interessarti. Cosa fanno gli All Blacks, che le altre squadre non fanno, perché loro ha un tasso di vittoria del 86%, è un dato pazzesco. Gli All Blacks non sono semplicemente una squadra di rugby. Sono un laboratorio vivente di leadership, cultura e trasformazione personale. E molte delle loro scoperte possono essere applicate alla tua vita. Il libro è un viaggio tra 15 principi e concetti, questo è un testo che parla di una squadra, di ossisteva, e alcuni di questi concetti sono relazionati con un gruppo di persone che è uno scopo comune. Tuttavia trovo che alcuni di essi siano più interessanti di altri per noi come individui. Le squadre rivali quando si trovano davanti a gli All Blacks, durante l'acca, reagiscono in modi diversi. Alcuni provano a ignorarla, conscarsi i risultati. Altri avanzano verso di loro, contono di sfida, sanno di trovarsi davanti a qualcosa di più di un gruppo di giocatori, e spesso quando l'acca raggiunge su apice hanno già perso. Nello sport, nella vita, nella carriera, le partite si giocano prima di tutto nella testa. E nella testa di All Blacks succedono molte cose. La prima è questa. Si sentono parte di qualcosa di più grande di loro. L'ego, il protagonismo personale, l'individualità si mettono da parte, conta la missione, conta la maglia. Per vincere serve talento, per ripetarsi ci vuole carattere, e gli uomini che fanno parte di questo gruppo di carattere ne hanno tanto. Ethos è la parola greca che significa a carattere. A la stessa radice di Etica, e non è un caso, indica l'insieme di convenzioni principi valori di una persona. È il modo in cui fai le cose, il modo in cui vivi, ed è molto più importante del talento. Di All Blacks si conoscono, sanno chi sono, sanno cosa fare, e cosa devono migliorare. Il loro vantaggio competitiveo non nasce dal numero dei giocatori a disposizione, l'inghilterra ne ha molti di più. Non nasce nemmeno dalla diversità etnica, il primo giocatore di etnia polinesiana fubrayan Williams nel 1970, e gli uombex erano già la squadra più forte del mondo. Il punto è un altro. Essere un uombex significa diventare l'araldo di una cultura. Il tuo compito è lasciare la maglia in un posto migliore di come l'è trovata. E questo accade solo se ti conosci. Gli allenatori degli uombex, invece di impartire lezioni, fanno domande. La loro è una cultura basata sulle domande, e ti porta a conosciarti, solo conosciendo a testo poi diventare un leader. Questo è il loro vantaggio competitiveo. Si fanno le domande giuste, hanno l'umiltà di farsele. L'umiltà è profondamente erradicata nella cultura maori, ergersi al di sopra degli altri, visto come un atteggiamento fastidioso, lo smargiasso, il prepotente, il cazzaro, l'arrogante, e in quella cultura non trova spazio. Chiedersi come posso fare meglio? È un atto di umiltà, ha molta che fare con il prendere la scopa dopo una vittoria e pulire lo spogliatoio. Non sentirti mai troppo grande per fare le cose piccole. Darwin disse, non è la specie più forte da sopra vivere, non è quella più intelligente, ma quella che reagisce meglio al cambiamento. La nostra esistenza è ciclica. Abbiamo una fase di apprendimento dove le performance non sono delle migliori, perché stiamo sperimentando. Poi cominciamo a interiorizzare e diventare ciò che impariamo, e cominci alla fase di crescita, arriva successo, le lodi, le lusing, e proprio in questo momento quando ci sentiamo arrivati, che inizia al declino. Il segreto è cambiare gioco quando sei sulla cresta dell'onda. Così ossili sempre tra apprendimento e crescita. Adattarsi non è una reazione, è un'azione continua pianificata che produce risposte, è una scelta. Poi sempre migliorare qualcosa, anche di minuscolo. Ti lascio con un esercizio presente nel capitolo dedicato a questo. Si chiama 10 cose in 100 giorni. Prendi un foglio, una penna. Escrivi 10 obiettivi o aspetti da migliorare nei prossimi 100 giorni. Trova aspetti del tuo carattere, del tuo lavoro, del tuo progetto, del tuo allenamento, della tua formazione. Aspetti apparentemente irri levanti, piccoli, e migliorali anche di poco di un 1%. Questo è un esercizio trascendentale. Si apre una porta sulla filosofia che gli olblex applicano da sempre per non precipitare nel baratro, e si riassume così. Quando sei in bantaggio, cambia gioco. Recellenza è un processo fatto di un apprendimento accumulativo, di miglioramento marginale. Tutti gli sportivi si allenano molto di più di quanto giocano. Tu pensa un centometrista. Si allena per 4 anni, tutti i giorni, ore aspettandono l'impiede per uno sprint di 9 secondi. Eppure l'allenamento non è una questione solo per chi fa sport. Tutti combattimenti si vincono o si perdono dietro le quinte, la capacità di padroneggiare qualsiasi attività si raggiunga allenandosi intensamente. Vi faccio un esempio personale. Io mi rendo conto, sono totalmente consapevole quando la mia preparazione non è sufficiente. Quando avrei potuto prepararmi meglio, è una sensazione strana e come giocare una partita per vincere o giocare una partita per non perdere. C'è una differenza sostanziale. Quando devo dedicarmi a un'attività e ho la mentalità di non perdere, faccio una preparazione diversa da quando invece ho il tempo, lo spazio, la volontà di prepararmi per vincere. Mi accorgo tra l'altro che quando dico le frasi dai, va bene così, è sufficiente, ci fermiamo qui, basta. Di solito è proprio in quel punto che poi crolla la performance. Che viene fuori qualcosa di mediocre, piuttosto che di eccellente. Se avessi spinto leggermente di più in quel punto avrei vinto. Io lo sento quando sono pronto, e sento anche quando non lo sono. E credo che la stessa cosa succede a voi. Sarve giusto un pizzico di honesta contesto per capirlo. Gioll Blacks non puniscono chi sbaglia, puniscono chi non impara, chi non si allena. Ogni settimana fanno sessioni di confronti brutali, honesti, diretti, nessuno è troppo importante per non ricevere una critica, ne troppo fragile per non accettarla. Per sviluppare una cultura dell'apprendimento e dell'allenamento servono due fattori. La vulnérabilità e la disciplina. Vulnérabile per dire non so farlo, aiuta, mi spiegami, mostrami. E la disciplina per provare e riprovare correggere a giustare e migliorare. E la cultura dove ogni persona capisce che non conta quanto hai fatto fino a questo momento, ma quanto sei disposto a imparare ancora. Perché il tuo livello non riguarda l'evento o il momento che devi affrontare, ma molto più a che fare con la tua preparazione. Sei lì davanti a quell'istante importante della tua vita, e tutto quello che hai fatto impassato. O quello che rappresenti. Non è abbastanza per affrontare nel migliore dei modi la sfida che hai davanti. Quello che conta è come ti prepari. Ed è per questo che si allenano come se ogni seduta fosse una finale. Questa è la differenza tra chi cresce chi si ferma, tra chi evolve chi decade, tra chi migliore e chi inizia lentamente a spegnarsi senza corgersone. C'è un momento nella carriera di ogni olblac, in cui capisci davvero che cosa significa indossare quella maglia. E succede in una spogliatoio vuoto, protetto da occhi indiscreti. Uno dei giocatori veterani prende da parte il nuovo arrivato. Nì mette una mano sulla spalla e gli consegna per la prima volta la maglia nera. E lì dice una sola frase. Questa maglia non è tua, ti è stata affidata. In quell'istante cambia tutto. Perché capisci che non stai entrando in una squadra? Stai entrando in una storia, una storia di 100 anni, fatta di uomini che hanno sanguinato su quel campo, hanno sudato su quelle magliette, di famiglia che hanno pianto, di generazioni che hanno costruito un'identità. Tu non sei il proprietario della maglia, sei solo il custode momentaneo, il corpo che oggi l'endossa, ma soprattutto che domani la deve restituire e lasciare in un posto migliore di come la trovata. E questo cambia il modo in cui ti alleni, il modo in cui giochi, il modo in cui ti comporti e il modo in cui vivi. Quando sai che qualcosa non ti appartiene davvero, la tratti meglio, con più rispetto, con più attenzione, le redità, legasi, il titolo del libro, non è una victoria, non è un trofeo, non è una plauso, non è bincere il mondiale. E quello che lascio quando tenevai, è il modo in cui le persone parlano di te quando non sei nella stanza. È incredibile come questo principio valga per tutti, non solo per una squada di rugby. La tua relazione sentimentale è una maglia, il tuo lavoro è una maglia, il tuo corpo è una maglia, la tua giornata è una maglia, ti viene affidata e quando termina la devi restituire. E allora la domanda diventa semplice, brutale, inevitabile. La stai lasciando in un posto migliore di come la trovate o no. Perché il lasciato si costruisce tutti i giorni, nei dettagli invisibili, nei gesti piccoli, nel modo in cui parli, nel modo in cui asculti, nel modo in cui ti comporti quando nessuno guarda, nel modo in cui affronti una sconfitta, nel modo in cui celebri una victoria, e nel modo in cui ti rialzi ogni volta che cali. Inizia a piantare a alberi sotto cui non siederai mai. Fermati un secondo a riflettere, perché tutto quello che hai escoltato non riguarda il rugby, riguarda a te, gli albrexano la maglia nera, la acca, la storia, la pressione di un paese entero. Tu magari a una famiglia, una scrivania, un negozio, una palestra, un progetto che stai portando dietro da mesi o forse da anni. Le partite più importanti non si giocano quando ti guardano, si giocano quando potresti mollare e invece scegli di andare avanti, quando potresti fare il minimo sindacale, invece fai quel extra, quando potresti restare lo stesso, e invece deciditi cambiare il gioco proprio mentre sei in vantaggio. Ti voglio lasciare con tre domande, semplici ma scomode. Che cosa potresti migliorare anche di poco? Che tipo di persona stai diventando mentre insiegui tu obiettivi? Stai giocando per vincere o stai giocando per non perdere? Io vero in grazie per l'attenzione, vi auguro un meravigioso natale e un ottimo inizio di 2026. Grazie.

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