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MODA NA CULTURA E EXPRESSÃO

19m 44s

MODA NA CULTURA E EXPRESSÃO

La trascrizione traccia una critica approfondita al ruolo della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo (DNAA). Nata come super procura per coordinare la lotta alla mafia, la sua istituzione si inserisce in un contesto storico di colonizzazione interna del Sud Italia, dove il sottosviluppo e il controllo mafioso del territorio sono stati funzionali al potere settentrionale. La DNA, dopo la morte di Falcone, consolida un potere giudiziario e simbolico forte. A partire dagli anni 2000, con il mutare delle forme della criminalità organizzata e in risposta al contesto internazionale post-11 settembre, la DNA estende il suo mandato al contrasto del terrorismo. Questo nuovo ruolo diventa uno strumento flessibile per costruire emergenze e nemici, prima criminalizzando i migranti (attraverso l'equazione migrazione-criminalità organizzata) e successivamente i movimenti di lotta sociale e anarchici. L'accusa di associazione con finalità di terrorismo (art. 270 bis) viene applicata in modo estensivo, giustificando un apparato repressivo preventivo, sorveglianza di massa e l'uso di strumenti eccezionali come il carcere duro (41 bis), come nel caso di Alfredo Cospito. In conclusione, la DNAA è presentata come un dispositivo chiave per mantenere l'ordine, colpire il dissenso, gestire le "emergenze" e perpetuare la sua stessa macchina burocratica, in continuità con logiche di controllo sociale e di potere storico-strutturali.

Transcription

2931 Words, 19134 Characters

Italian
Ciao! Stai per ascoltare un'era di opillo la informativa. Verso il corteo del 18 aprile in solidarità ad Alfredo Cospito, a cui entro i primi di maggio potrebbe essere riconfermato il regime di 41 bisso. La direzione nazionale Antimafia e antiterrorismo, D.N.A.A. La direzione nazionale Antimafia è una procura al di sopra di quelleggi assistenti regionali che ha come obiettivo il contrasto alla mafia. Nace durante il governo Andreotti è con il ministro alla giustizia Martelli, che attua alla prima legge che norma la presenza delle persone migrate in Italia. Proposta da Falcone, questa super procura, ha come obiettivo il contrasto alla mafia e sta orando un potere al di sopra delle varie procure territoriali, con un super procuratore scelto dal corpo giudiziario, che a quindi forti influenze politiche era porti con i servizi segreti. Ne confronti di Falcone la sua proposta era notate mosse però molte critiche perché questo super procuratore era visto come una figura che voleva confondere le linee di separazione tra i poteri, una sorta di brio trauma agistrato e un superpolizio. Queste critiche svaniscono con la morte di Falcone. Buonasera siamo in grado di darvi le prime immagini del spaventoso attentato nel quale aperso la vita. Il giudice Giovanni Falcone è almeno tre uomini della scorta, venti le persone che sono rimaste ferite l'attentato avvenuto nel tardo come riggio sulla tostrada che collega Palermo a Trappani. Collegamento subito con Palermo. Viene dunque istituito dalla DNA, direzione nazionale Antimafia, un molo cronotentissimo con un potere non solo di mobilitazione fisica di controllo sui corpi, di controllo delle forze dell'ordine ma anche con un potere fortissimo di mobilitazione simbolica, quella del bene contro il male. Nascene nel 1991, ha seguito di una stabilizzazione del quadro politico italiano, rifuluse delle lotte degli anni 70 e della ristrutturazione economica. Questa direzione ha imposto la necessità di individuare altri nemici, non più soltanto l'organizzazione dell'individualità rivolzionaria, da gettare imposto all'opinione pubblica. Ecco allora che dagli anni 90, el nemico per eccellenza diventa la mafia. Prima le carceri speciali, poi il 40 nobbi, sono gli strumenti a terri e prima le organizzazioni mafioze. In base ad un sistema repressivo carcerario per cui il carceri d'uro può essere mitigato solo dalla delazione. Chi collabora, chi si pente, può accedere ad un circuito meno duro, essere messo sotto protezione e acquistare la libertà. Ogni decisione merito a carceri duro, premialità e a completa discorzione della DNA, ha inambito giuditi aiutori e del daffrono di partimento della ministrazione e fa un trim'area inambito carcerario. Instituzioni creati ad hoc, all'isoobra e spesso in contrasto rispetto a qualsiasi organo della magistratura, ad ogni dettame costituzionale, ha colunco il criterio di giustizia. Ma da cosa nasce il fenomeno mafioso e come maneregi mi speciali di alta sicurezza 41 bis, la percentuale di persone meridionali e quasi assoluta? Questa storia viene da molto lontano, dall'unità d'Italia, quella che viene celebriata sull'ibri di storia, altro non è che un processo di colonizzazione interna, operato da quello che un tempo era il reno del Piemonte. Con lo scopo di mantenere in una condizione di sotto sviluppo permanente, le regioni meridionali, ha beneficio delle regioni più ricche settentriionali. E qui che si inserisce fenomeno mafioso, quelle che erano le classi dominanti nel meridione di allora, soprattutto i grandi proprietari terrieri e anche una parte della burghesiente letuale, vengono utilizzate lo scopo di controllare la popolazione meridionale, per la maggioranza in grande povertà. Soppratutto in un primo tempo, fino agli anni '70, la mafia acqua adio va allo stato nella repressione delle rivolte, specie nelle rivolte contadine, ma in generale tutte le rivolte sociali. Per i governi settentrionali, per la ricchezza nordindustriale, è per ipotere con giunto i dallo statunitense, che in quell'anni inizia dalla sua ingerenza politica, economica e militaria in Italia, ricordiamo che l'Italia è pena di basi militari statunitenziennato, era necessario che il sud rimanesse in una condizione di sotto sviluppo, che non ha scessere industri e fabbiche, tipite economiche per cui il sud Italia potesse manciarsi dal settentrione. Questo fenomeno, unito a quello del controllo del territorio, garantito anche dalle organizzazioni mafiose, non ha lasciato molta scienza alla popolazione meridionale, rispetto ad una possibile mancipazione, perché questa poteva "ho essere sfruttata nelle campagne, nei cantieri, nelle poche fabbiche che c'erano, quasi tutte messi allì per conto terzo dei proprietari settentrionali, o ricorrere all'illegalità, il più delle volte al libro paga dei mafiosi, lavorare per le forze repressive diventando per abbinere poliziotto oppure maiderare al nord". In conclusione possiamo dire che, per la propaganda politico repressiva, la mafia rappresenta il soggetto perfetto su cui costruire la figura del nemico. Soppratutto perché la condizione permanente di sotto sviluppo del meridione garantisce un serbatoio inissauribile, diveri oppresunti boss, picciotti o donne uomini donore. E così che una rapina se commessa al nord, nell'indagine resta oreato di rapina, che commessa sud, gli inquirenti indaggeranno inserendole in un contesto associativo mafioso. In sostanza però resta nintatti rapporti di collaborazione tra stituzioni e mafia. È ancora attuale e dutile per lo stato delegare all'organizzazione mafioso il controllo dei territori, di trafici di merci, di forza lavoro. La surde questo sono gli stessi che ora hanno in mano l'organizzazione repressiva, rispetto al meridione, ha da aver creato le condizioni affinché queste situazioni prosperassero e andassero avanti potessero fare la terza di accedere. Ma per gli arostranno ad un tindere città ad un nifra, son nipare, al lecco, ordolmammata. Sei prendendo la caccusa di nera ad un nida, quando ti clamo se affinio ad un nida. Ma per gli arostranno ad un tindere città ad un nuzra va che soffessore, di un tindere semmaschi, come il gato ho. Seccuto di ci, binkam, ki lo i faria. Casi a caccuso non viss'pacce con agli debi, questi da re calumpa va, sa no sema il controllo va va. Abbiamo visto come la DNA, con una sola, nascca con il compito di coordinare in ambito nazionale, le indagine relative alla criminalità organizzata. A inizi anni 2000 ci si rende conto che la mafia ha cambiato volto il strategie, non è più plateale e sanguinaria violenta, ma gisce sotto traccia, dove girano un grosse sommedi denaro nei settori dell'alta finanza e sempre più internamente alla politica. Allora ci si chiede che fare con la DNA un'enorme macchina burocratica da tenere in vita e un dispositivo che produce carriere politiche importanti. Nella prile del 2015 viene aggiunta la seconda, quella dell'antiterrorismo. La super procura acquista da quel momento il compito della trattazione di procedimenti, i materia di terrorismo anche internazionali. Come si arriva da aggiungere questo nuovo ruolo, quello appunto di antiterrorismo? Facciamo un passo indietro e analizziamo il contesto nazionale e internazionale in quegli anni. A partire dall'undici settembre 2001 in Italia, come in quasi tutto il resto del mondo, vengono attivati tutta una serie di dispositivi che serviranno ad individuare, controllare e neutralizzare la minaccia terroristica. La persona emigrata, ancora di più se musulmana, diventa il nemico numero uno. L'Italia vara una serie di pacchetti sicurezza e decreti che si ussegono negli anni, a partire dal decreto Pisanun nel 2005, che mette in campo pratiche di controllo capillare della vita quotidiana delle persone emigrate e introduce il prelievo del DNA al decreto maroni del 2009, che istituisce il reato di grandestinità e militarizza alle città con l'operazione strade sicure. Sempre in quegli anni nel 2007, il governo vara la riforma degli intelligence, che mette appunto nuove forme di contrasto al terrorismo e aumenta significativamente l'influenza e la collaborazione tra servizi segreti e super procura. Insomma, un periodo in cui si assiste a cambiamenti e vocali, a un fiorire di lotte rivolte effettive potenziali anche in questo paese. A partire dal 2011-2012, la feroccia e crisi economico finanziaria che ha colpito l'economia di tutto il mondo, a partire dal crollo di quella statunitense, si fa sentire anche in Italia, sono anni di grandi tensioni e sconvolgimenti internazionali. Nel 2011 assistiamo a una serie importantissima di rivolte, dall'altro lato del Mediterraneo, che questa parte di mondo bianche occidentale europea ha chiamato prima a avere arabe. Nello stesso anno l'anato bombarla la Libia, tattinando la reazione di GEDAFI contro l'Europa. Tutto questo, ha come conseguenza un significativo aumento delle persone che migrano verso l'Europa, attraverso la rosta balkanica e attraverso il Mediterraneo, che diventa teatro di numerose stragi. C'è neona che scuote particolarmente l'opinione pubblica, quella di lampe d'usa del 3 ottobre 2013. In cui perdono la vita quasi 370 persone. A partire da questa strage, viene cavalcata la teoria del filorosso che unisce migrazione a crimina vita organizzata. E nel 2013, l'allora direttore della DNA Franco Roberti, taro amico e di scepolo di Falcone, ha un'idea brillante. Tutti quegli estunumenti che fin ad ora erano stati utilizzati per individuare e contrastare i mafiosi verranno applicati nel controllare e filosimieglasori, in particolare quelli provenienti dalla Libia. Inizia quindi un controllo stringente nelle operazioni di salvataggio come mare Nostrum, in cui si cerca mentre si presta succorso a Inaufragi, di approfittare dell'empatia che si crea con i soccorritori per spingere alla delazione, facendo si indicare il presunto traficante che guidava la nave e lo scafista. La figura del traficante internazionale viene individuate in maniera pretestosa in che gui del timone o distribuisce l'acqua. Ti pensi a quanto successo nel 2023 a Maria Aljamali e Maison Mejidi, arrivati in Italia su un barcone e incarcerate con questa cusa. Senza contare, ovviamente, veri traficanti non rischiano la vita nelle barche verso l'Europa. Quindi, l'Italia si trova nella possibilità di intervenire in acqua internazionali perché si riconoscono i traficanti, come parte i derganizzazioni criminali di respiro internazionale terroristi. L'ultimo fatto di cronaca ci racconta di migranti costretti a tufarsi in mare a colpi di cingiate. Erano 250 contro sette scafisti individuati e finiti in cella. Per sulle sensasi scrupoli che in questo caso potrebbero rispondere di omicidio volontario aggravato perché ci sono state 13 vittime. E qui arriviamo all'aggiunta della nostra seconda nel 2015. La DNA a trova nel terrorista una categoria molto versatile che permette di costruire di volte in volta una nuova emergenza e un nemico che è responsabile. Si ha esso un individuo che viene da fuori a minacciare la sicurezza nazionale o una minaccia eversiva dall'interno. Osservando anche le relazioni dell'intelligence, si nota chiaramente come l'immigrazione, sia uno di cui temi da sempre attenzionato, il centro di numerosi interventi, così come i territori da cui provengono buona parte delle persone che arrivano in Italia. Anche se in questo paese, al contrario di molti paesi europei, non si sono verificati attacchi terroristici per mano di musulmani radicalizzati. Il nemico viene individuato all'interno delle cosiddette comunità di immigrati, in particolare tra coloro che provengono dal nord-Africa, dalla secentro meridionale o dai barcani. Terrorista e quindi potenzialmente chiunque arrivi da una certa parte del mondo, chiunque abbia una certa federligiosa. Proliferano le indagine nei confronti di persone immigrate e si giustificano controlli, retate, chiusure di mosche e luoghi di ritrovo in tutto il paese. Questa criminalizzazione è andata crescendo negli anni, in un continuo trasversale alla partenenza e politica, passando per numerosi altri decreti che hanno sempre più reso evidente come la repersione per chi lotta. Andasse di pari passo con la guerra alle persone immigrate, punendo in particolare chi lottava da immigrato e chi portava solidarietà. Arriviamo ai giorni nostri in cui l'essere immigrato e difede musulmana, si intreccia con l'essere palestinese o dimostrare solidarietà alla resistenza di quel popolo. Anche grazie alla complicità dell'Italia con lo stato seionista, la cusa di terrorismo è immediata. Ricordiamo i casi semplari di Anaghi Aish, Ahmed Salam, Muhammad Hanun, contro cui lo Stato italiano si ha canito utilizzando a cuse che hanno a che fare con il terrorismo, per il fatto di aver resistito o un'occupazione illegittima o anche semplicemente solidarizzato con questa resistenza. A traverso alla pratica dell'antiterrorismo, la DNAA continua a rafforza il mandato coloniale dell'Ostato. Quello che appartire dall'Unità di Italia, come abbiamo visto, si esplicita con un'occomazione delle regioni del Sud, sfruttando il Sud all'izio con la mafia. Continuò fino ad oggi attraverso la militarizzazione di strade quartieri, controllando chi vi abita, creando di volta in volta nuove emergenze da combattere, attraverso l'utilizzo di mezzo del strategio speciali, attraverso la propaganda e con la ri definizione dello spazio urbano, creando campi, zoni rosse e attraverso la gentrificazione. Il meccanismo è semplice, una volta dichiarata l'emergenza, una volta sensibilizzata e allarmata alla popolazione, lo Stato si autoproclama come unica soluzione. E così si giustificano sperimentazioni sul campo in materia di contenimento e controllo, succede con il fenomeno migratorio, ma anche con le catastrofie naturali nel nostro paese, pensi al terremoto dell'acqua. Ma in emergenza a boc vengono creati anche rispetto a quello che si muove nel paese alle lotte sociali e veniamo ora all'altro lato della storia, la costruzione del terrorista, come nemico interno. Come si costruisce la figura del terrorista nostranno? Come nel caso del terrorista emigrato, il nemico principale dello Stato diventa quindi un'intera categoria, quella proletaria, soprattutto se non accetta la vita che li viene prospettata e si organizza per lottare. L'Italia per la storia ha avuto vanta una lunga esperienza di gestione della minaccia terroristica. I regime di 41 bis viene usato a partire dagli anni e due mele anche per punire e isolare compagnie e compagnie rivoluzionari che hanno deciso di nocindere mai a compromessi con lo Stato. Persone additate come rimi dei rilucibili terroristi appunto, da tenere lontane separati dalla società. La stessa cosa avviene successivamente con compagnie e compagnie di arreanarchica. La macchina repressiva delle stituzioni si è inizialmente concentrata su quelle realtà, i soggetti che ritengono legittimo l'attacco a simboli responsabili dell'ordine di cosa attuale, ritenuti fautori di attacchi esplosivi, attacchi ingegliari, ferimenti a singoli individui. Possiamo sicuramente ricordare tra gli altri il processo scriptamannent iniziato nel 2016 che mirava a punire attaccare azioni di lotta che hanno avuto luogo in tutta Italia dal 2003 al 2007, processo necquale anche al Fredo Cospito è stato condannato. Negli ultimi 10 anni però si assiste a un cambiamento che gli stessi report dell'intelligence hanno confermato. Le accusa di terrorismo vengono rivolte ad una platea sempre più larga di persone e con un profilo diverso da quello di chi fino a quel momento n'erà stato colpito. Anche chi animato e partecipato a tutta una serie di lotte che le istifizioni e la magistratura hanno voluto denuminare i sociali diventa oggetto e target della cosa di terrorismo. Quindi chi lottava in lotta accanto alle persone immigrate, contro i cpr e la macchina delle espulsioni, contro la presenza alla costruzione di basi militari, contro le grandi opere che devassano il territorio, insoli da rietà a chi lotte in carcere e diventate in maniera differente rispetto al passato, oggetto di queste indagini. In particolare dal 2019 poi si assista a un susseguessi di operazioni delle procure che hanno utilizzato l'accusa di 270 bis associazione con finalità di terrorismo, con una recrudecenza della repressione soprattutto nei confronti di compagnie e compagnie di aree anarchita. Le accuse combinate nello specifico sono quelle di associazione con finalità di terrorismo, spesso insieme a reate di estigazione a dell'inquere, condotte con finalità di terrorismo o bandama armata, fino ad arrivare alla accusa di strage. Questa tipologia di reati contestati, distribuiti, quasi a pioggia nell'operazione e spesso fattica a dare. Sono necessari però a giustificare per lo stato la possibilità di operare e fare indagini con molti più mezz'estrumenti, senza limitazioni. Raccogli re dati, controllare una grandissima platea di persone, si pensa all'uso indiscriminato di intercettazioni per quisi cioni, del prelievo del DNA, del controllo di persone e dei contesti che queste persone frequentano. La narrazione che la DNA ha costruisce orienta quindi vari governi, avvarà i dispositivi di legge che si affinano per colpire intere categorie della popolazione e le lotta in corso. Si pensa gli ultimi decreti, il decreto nordio e decreti caivano e coutro fino al decreto sicurezza. Viene introdotto, per esempio, il reato di rivolte in carcere, nei cpr e nei centri d'accoglienza. Inasprite in maniera importante le pene per chi occupa stabili o case, per chi detiene i fondi materiali che incita inpedire la realizzazione di opere strategiche, per chi ha accusato di imbrattamento e detorpamento e si rafforza in maniera importante le pene per chi utilizza il picchetto come sorvente di lotta. La super procura crea il contesto di paura e percepita in sicurezza per cui si giustifica e si accetta all'utilizio di sorventi repressivi e dispositivi straordinari. In questo senso si nota chiaramente quale ruolo influenza abbia avuto anche nella visione di Alfredo Cospitto al 41 bis in conclusione e chiaro che l'utilizzo dell'accusa di terrorismo risulti funzionale alla costruzione in modo sempre più accurato e difficile da decostruire di una narazione per cui ci sono persone potenzialmente pericolose per tutta la società che vanno fermate e isolate. Più difficili da individuare perché coincerono con gli sfruttati, sono i poveri, le persone che vivono con noi nel quartieri, siamo noi stessi. L'utilizio di questo impianto repressivo diventa sempre più preventivo per spaventare e creare i divisioni, quindi da un lato per criminalizzare e fermare le lotte e dall'altro per attuare uno studio approfondito dei profili e dei potenziali socialmente pericolose o terroris. Non da ultimo per mantenere l'immensa macchina burogratica che è la DNAA e giustificare la sua stessa esistenza. Davanti a uno scenario del genere, la scelta di come agire resta nelle nostre mani, ricordandosi che la lotta ha otorganizzata e la solidarietà attiva. Sono strumenti potenti nelle mani di tutti gli sfruttati e le sfruttane e fanno tramare il potere.

Podcast Summary

Key Points:

  1. La Direzione Nazionale Antimafia (DNA), nata su proposta di Giovanni Falcone, coordina a livello nazionale le indagini sulla criminalità organizzata, acquisendo nel 2015 anche il mandato antiterrorismo (DNAA).
  2. L'analisi storica collega il fenomeno mafioso al sottosviluppo strutturale del Mezzogiorno, strumentalizzato dai governi post-unitari per il controllo sociale, e ne evidenzia la persistente utilità per lo Stato.
  3. A partire dagli anni 2000, la "minaccia terroristica" diventa un dispositivo versatile per criminalizzare intere categorie, prima i migranti e poi i movimenti di lotta sociale e anarchici, giustificando un apparato repressivo sempre più invasivo e preventivo.
  4. L'accusa di terrorismo e strumenti come il 41 bis vengono utilizzati per colpire un'ampia platea di dissidenti, rafforzare il controllo statale e legittimare l'esistenza stessa della super procura.

Summary:

La trascrizione traccia una critica approfondita al ruolo della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo (DNAA). Nata come super procura per coordinare la lotta alla mafia, la sua istituzione si inserisce in un contesto storico di colonizzazione interna del Sud Italia, dove il sottosviluppo e il controllo mafioso del territorio sono stati funzionali al potere settentrionale. La DNA, dopo la morte di Falcone, consolida un potere giudiziario e simbolico forte.

A partire dagli anni 2000, con il mutare delle forme della criminalità organizzata e in risposta al contesto internazionale post-11 settembre, la DNA estende il suo mandato al contrasto del terrorismo. Questo nuovo ruolo diventa uno strumento flessibile per costruire emergenze e nemici, prima criminalizzando i migranti (attraverso l'equazione migrazione-criminalità organizzata) e successivamente i movimenti di lotta sociale e anarchici. L'accusa di associazione con finalità di terrorismo (art. 270 bis) viene applicata in modo estensivo, giustificando un apparato repressivo preventivo, sorveglianza di massa e l'uso di strumenti eccezionali come il carcere duro (41 bis), come nel caso di Alfredo Cospito. In conclusione, la DNAA è presentata come un dispositivo chiave per mantenere l'ordine, colpire il dissenso, gestire le "emergenze" e perpetuare la sua stessa macchina burocratica, in continuità con logiche di controllo sociale e di potere storico-strutturali.

FAQs

La DNAA è una super procura istituita per coordinare a livello nazionale le indagini sulla criminalità organizzata e, dal 2015, anche sul terrorismo. Opera al di sopra delle procure territoriali con un super procuratore scelto dal corpo giudiziario.

La mafia è stata storicamente utilizzata dalle classi dominanti e dallo stato per controllare la popolazione meridionale e reprimere le rivolte sociali, mantenendo il Sud in una condizione di sottosviluppo a beneficio delle regioni settentrionali.

La mafia ha cambiato strategia, agendo in modo meno plateale e violento e infiltrandosi invece nell'alta finanza e nella politica, muovendo grosse somme di denaro in modo più sottile e internazionale.

È stata aggiunta per trattare procedimenti di terrorismo, anche internazionale, sfruttando gli strumenti già usati contro la mafia. Ciò ha permesso di individuare un nuovo 'nemico' versatile e di giustificare dispositivi di controllo straordinari.

La figura viene costruita criminalizzando le comunità di immigrati, in particolare musulmani o provenienti da Nord Africa e Medio Oriente, attraverso leggi speciali, controlli capillari e l'applicazione di accuse pretestuose, come quella di trafficante.

Il 41 bis è un regime di carcere duro di alta sicurezza. Inizialmente usato per mafiosi, viene esteso per isolare e punire anche militanti rivoluzionari, anarchici e chiunque sia accusato di terrorismo, come nel caso di Alfredo Cospito.

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