Il 27 aprile 2022, la Corte d'Assise di Brescia ordinò un esperimento giudiziario in una fonderia: un maiale di 13 chili, chiamato "Cuore", fu bruciato in un forno a oltre 900°C e immerso in metallo fuso per verificare se fosse possibile far sparire un corpo umano senza lasciare tracce. L'esperimento si rese necessario per le indagini sulla scomparsa di Mario Bazzoli, imprenditore di Marcheno (Brescia), avvenuta l'8 ottobre 2015 all'interno della sua azienda metallurgica, la Bazzoli Srl. Dopo aver finito di lavorare, Bazzoli non raggiunse la famiglia e il suo cellulare divenne irraggiungibile. In azienda furono trovate solo la sua auto e i vestiti nello spogliatoio. Le indagini, ostacolate da telecamere di sicurezza manomesse quella sera, esclusero rapidamente l'ipotesi di allontanamento volontario o suicidio. Si concentrarono quindi sull'ipotesi dell'omicidio e della dispersione del corpo nel grande forno fusorio dell'azienda, attivo quella notte. Le ricerche con cani poliziotto e luminol non diedero risultati conclusivi, emerse solo una macchia del sangue di Bazzoli sui suoi pantaloni puliti. Le indagini coinvolsero i familiari e i dipendenti, rivelando tensioni tra i due rami della famiglia Bazzoli. Il caso, caratterizzato dall'assenza del corpo e dell'arma del delitto, portò a un lungo processo, alimentando un forte clamore mediatico e un "rumore di fondo" di pettegolezzi e congetture nella comunità locale.
Il maialino che fu oggettato nel forno pesava 13 chiedi e due atti. La avevano chiamato cuore. Era stato scelto tra gli animali deciduti per cause naturali così venne dichiarato, che ogni giorno vengono inviati all'istetuto zooprofilattico per lo smaltimento. Quello che si stava svolgendo il primo pomeriggio del 27 aprile 2022 all'interno di una fonderia di provaglio di zeo in provincia di Brescia era un esperimento giudizziale richiesto dalla corte d'assise del tribunale. Prima di essere messo nel forno, cuore era stata volto in asciugamani di cotone, per simulare gli abiti di un uomo. Ad assistere c'erano pubblici misteri con sull'entitemici di parte avvocati, fuori dallo stabilimento una con diecina di animali, Urlava, Vergonia. All'inizio si era pensato di scegliere un'animale di circa 80-90 kg, simile al peso di una persona o meglio di una persona in particolare, ma poi si era deciso di effettuare l'esperimento in scala. Il maiale era stato prima inserito nel forno a oltre 900 gradi e poi immerso in un bagno di metallofuso, finché non era rimasto praticamente più mull, c'era stata una fumata bianca, non visibile però dall'esterno in maniera evidente. Dentro invece la fumata era stata consistente, l'odore era digrigliata e peli bruciati di se qualcuno tra i presenti. Dopo un'ora il forno era stato spento, poi c'era avoluto tempo per il raffreddamento, in fine si era proceduto alla cosiddetta scorificazione, cioè alla raccolta di eventuali resti e delle scorie, tutto era stato messo in una cariola. C'era in alcuni piccoli pezzi di ossa del maialino mescolati con pezzi di metallo, talmente friabili da sbricciolarsi con la semplice pressione dell'edita. Poi se ne erano andati tutti, avvocati magistrati consulenti, erano andati via anche gli animalisti, esperimento giudiziale, concluso. Erano passati più di sette anni della scomparsa di Mario Botsoli, un imprenditore 50 m di Marquea e no in Valtrompia, a 30 km di Abrescia. L'esperimento serviva a capire se fosse vero simile, li potre sì che l'uomo fosse stato ucciso, poi gettato nel forno più grande del suo stabilimento, o forse gettato nel forno, ancora vivo. Questa è la storia di un uomo scomparsa e di un uomicidio senza corpo, di banconote da 500 euro stampate dalla banca centrale austriaca e di una fattura di oltre 43.000 euro. Di un suicidio con un esca per animali fuori commercio da molti anni, di una fuga stramba conclusa sotto un letto matrimoniale di un condizionatore acceso, di una famiglia divisa, di possibili complicità mai accertate, di lumino inservibile, di un maialine, di un esperimento. E la storia di un azienda solida, la Botsoli e SRL, che aveva fino al 2015 un fattorato annuale medio di 40 milioni di euro, e per la quale nel 2016, venne annominato un liquidatore che tentò di far proseguire le attività, ma si trova di fronte attenzione, rambi, accuse, rà due rami della stessa famiglia. C'è un uomo scomparsa, un uomicidio, così accertificato la giustizia. E moltissime domande ha con investigatori giudice e consulenti tecnici hanno tentato di dare risposte, che cosa rimane di un essere umanogettato in un forno di fusione, a poco meno di mili le gradi? Que il corpo provo con esplosione? Ancora, perché un operario di quella azienda si suicida, dopo chi giorni dopo la scomparsa del suo datore di lavoro? Perché la sera della scomparsa di Mario Botsoli, un auto Porsche Cayenne, usci da quella azienda per poi rientrare poco dopo? Abbiamo detto una sola complessa, anche molto alle veloggiù di ziario. Coinvolge, due rami della stessa famiglia, tante persone colo stesso congnioni. Le indagini sono state lunghe, non c'è mai stato un corpo, mai un'arma del delitto. E il processo inizio, se anni dopo i fatti, furono sentite decine dei testimoni consulenti aperiti. E dopo quel primo processo c'è nel stato un altro e così detto "processo bissa", con un'altra persona coinvolta. In uno dei processi si parlo anche delle ruzioni di arcolano e pompeli. E' anche stato un indagine difficile per così detto rumore di fondo. Scrisa il giudici quando la fine dopo anni si arrivò una sentenza. Il clamore è successato dalla notizia della scomparsa di Mario Bozzoli nella ristretta comunità di riferimento e nella cerchia dei conoscenti. Ha alimentato una certa tendenza al sensacionalismo e connessa, il desiderio da parte di molti di ritagliarsi a variotitolo uno spazio di visibilità. In tal modo parte dello sforzo dell'inquerenza è stato spesso dissipato. Nella raccolta di elementi infruttosi che hanno dato vita un crogelo di materiale frammentario in cui sono confluiti chiacchiarici congetture, pur parla, stupidagini tranici, cattivi ricordi e rancori, verità susorrate a mezzavocce, rigurgiti di coscienza effetto ritardato, improbabili avvistamenti e a baglia acoustici. Io mi chiamo Stefano Nazzi, faccio il giornalista da tanti anni e nel corso della mia cariera mi sono occupato di tante storie come questa. Quelle che nel tempo vi sono diventate familiari e altri che potresti non aver mai sentito nominare. Storia di cronaca, di cronacanera, di cronaca giudiziale, il podcast che state ascoltando, sentito la indagini ed è prodotto dal post. Vi raconterò ogni mesi, una volta al mesi, una di queste storie, tentando di mostrare non tanto il fatto di cronaca in sé, il delitto in sé, ben si tutto quello che è successo dopo. Il modo in cui si è cercato di ricostruire la verità, le indagini giudiziare e i processi, con le loro iniziative, le loro intuizioni e le loro errori. Il modo in cui le indagini hanno influenzato la reazione dei media e della società e il modo in cui media e la società hanno influenzato le indagini. Questa storia inizi a l'Ottobre 2015, poco dopo le 19 in interno della Bozzo di SRL, in viangelo gitti, a Marqueno, in Valtrompia. Una zona che un tempo era chiamata la Viedre Ferro, per la sua tradizione mineraria e metallurgica. La Bozzo di produceva 6.000 lavorati in Ottone all'Uminio, Rame e Altri metalli. La azienda occupava una superficie di circa 30.000 m² con vari capannoni. C'erano tre forni per la fusione dei metalli, uno più grande, uno minore e uno inattivo. In tutto nel azienda lavoravano 15 persone oltre ai titolari, Mario Bozzo li 50 anni e sua fratello adeglio, più grande di 10. La Bozzo li lavoravano anche gialcomo e Alex, figli di Adelio, rispattivamente 30 e 37 anni alle poche dei fatti. Anche Mario aveva due figli, Claudio, allora 26 anni, o donto yatra e Giuseppe di 19 anni, studenti di economie con Mercia Brescia. L'Ottobre 2015 poco dopo le 19, Mario Bozzo li finisce di lavorare. E uno dei due capi dell'azienda, me e anche operativo, è sua alla supervisione della lavorazione. All'ed 1912 telefona casa risponde la moglie, i rei nézzubani. Mi cambio arrivo di celluomo. Lei li ricorda che per quella sera hanno prenotato un ristorante sull'ago di Garda e che ci sarà anche uno dei due figli, Claudio, poi più niente. Mario Bozzo li deve percorre le poche decine di mentre fino all'ispogliato, passando per il capanone dei rottami. In quel momento indossa ancora gli abiti da lavoro e le scarpe anti-infortunistiche. Habita, comoglie è figlio più piccolo, a meno di 3 km dell'ostabilimento. Il fratello Adelio vive a poca distanza e così la sorella dei due, vittoria. Ma in quel periodo la prima metà di Ottobre. Mario e la moglie sono in una casa sul Garda, solliano, sulla spondocidentale dell'ago. L'iano una casa per le vacanze. Si sono spostati ad agosto e non sono ancora ritornati stabilmente a Marcheno. Il tempo sull'ago è buone e poi come si scoprirà in seguito? C'è anche un'altra ragione per cui Mario e sua moglie hanno deciso di tratternersi a solliano, dove tra l'altro non ho comprato casi anche Adelio e Vittoria, fratella e sorella di Mario. Ad allo o stabilimento alla casa di Solliano ci sono circa 50 km di strada. Alla è evento un'e 30 Mario Bozzoli, ancora non è arrivato. La moglie provà a chiamarlo, ma il cellulare è risulterraggiungibile. Passa un'ora e renezzubani si preocop, che del figlio Claudio di andare alla fonderia. L'il padre non c'è, la sua auto è però regolarmente perché già tal interno dell'azienda. Dopo poco arriva anche renezzubani, vengano avvertiti adeglio e vittori. In quel momento in azienda ci sono due per ai del turno di notte. Oscar Maggi e Abu Agia a quasi, detto Abu. Questa è ricordo di vittoria Bozzoli, sorella di Mario alla trasmissione chi la visto. Mi chiama mia cognata la sera, ma notte si può dire verso mezza notte e 12, 10 sento l'upterefono a squillare. E il rene che mi chiama e mi dice che Mario l'aveva chiamata a sett' un quarto e non l'ha più sentito. Che lo chiamava, ma il telefono non spondiva il respento. Io detto è successo qualcosa perché Mario non è il tipo di non richiamare e non rispondere. C'è aperto il cancelone Giuseppe che aveva il telecomando e poi abbiamo trovato i portoni aperti della fonderia noi. Abbiamo guardato nelle docce se c'era Mario, forse sentito male o non c'era nessuno, abbiamo trovato lì la poltrona con sullo suo camicia pulite, sullo scarpe per terra, lineate come il risolito fare lui, tutto in ordine. Possiamo usciti da le docce, siamo andati verso la fonderia. Il suo alfono abbiamo trovato oscarmagi e l'operaggio di colore che adesso non so se si chiama Corence, se lo dico giusto. Abbiamo chiesto se avevano visto Mario. Il oscarmagi ci ha risposto che a sette 20 la salutato se mi è solo felpa sulle spalle che diceva che andava a casa. Abbiamo guardato le telecamese per vedere se Mario era uscito a piedi o con altre macchine e a guardiamo, abbiamo guardato le telecamere. Nell'arma dietro di Mario ci sono investiti, non si è cambiato. Quindi in dosce ancora gli ambiti da lavoro e le scarpe anti-infortunistiche. Pocchi minuti dopo l'una di notti familiari avvertono la centrale operativa dei carabinieri della Valtrompia. Arrivano due puntati a un mare sciallo. Nel verbale parleranno di presunto allontanamento. Scriveranno di non aver notato nulla di strano. A processo poi affermeranno anche di non aver avvertito nessun odore di carne bruciata. Viene inspezionata la zona esterna all'azienda, in particolare il percorso che da un piccolo cancello porta al fiume mella. Non ci sono segni di passaggio, né tanto minu di trascinamento, tra gli arbusti e l'herba abbastanza alta. I carabinieri annotano che al momento della scomparsa di Mario Bazzoli. All'interno dell'azienda c'erano i due fili di adeglio, già como Alex. L'operaio, a Boagie, a Quvasi, la detto al forno piccolo o schermaci e la detto al forno grande, Giuseppe Girardini. La autista graziano Bontacchio stava nefratempo finendo di caricare un canio. Quella stessa notte insieme a carabinieri familiari guardano infirmati delle videocamere di sorveglianza. È il figlio di adeglio Alex, capital interno dell'ostabilimento, ad avere i codici per accedere al server. Quei codici li anche il fratello, già como. Dal cancello principale dell'azienda Mario Bazzoli non è uscito e non sono uscito entrate e autoconosciute. C'è solo un auto che esce poi dopo una decina di minuti rientra e la Porsche Cayenne Bianca di Giacomo Bazzoli, il figlio minore di adeglio. Esce dall'azienda le 1933 e rientra le 1943. Lui dirà sentito dai carabinieri di essere arrivato all'altezza di Gardone Valtronpia e di essersi ricordato di dover dare alcune disposizioni relative alla lavorazione. Per questo aveva fatto in versione della rientrato. Quella notte, poco dopo la mezzanotte, era anche uscito un canyon che trasportava materiale di scardo. I renezzubani sentite subito per le sitte, sommari e informazioni testimoniali, dice che appena arrivata allo stabilimento sentito Oscar magia, detto a uno dei due forni, parla re ad adeglio bozzoli di una strana fumata. Tessualmente magia avrebbe detto, c'è stata una fumata qua, di se renezzubani, infatti zava come a dire che c'era stato molto fumo. Quella fumata, anomale che cosa l'abbia provocata saranno il centro dell'indagine. E poi c'è altro, se ne accorgeranno i carabinieri 5 giorni dopo il 3/18. Visionando tutte le telecamera interne all'azienda vedono che la telecamera numero 4, in quadra lo spogliato oio e il percorso per arrivarsi, mentre la notte dell'otto ottobre, inquadrata un piccolo cumulo di erottami. La telecamera 6 che di solito in quadre capannone dei forni, nella notte dell'otto ottobre era spostata sulla destra rispetto alla sua visuale con sueta. La telecamera 3, installata per controllare il piazza l'esterno, l'otto ottobre era puntata, su un cassone pieno di erottami. Insomma, quelle 3 telecamera e la sera dell'otto ottobre avevano inquadrato punti del tutti inutili e non le zone che invece avrebbero dovuto riprendere. Puvisto, per l'ultima volta, all'otto ottobre 2015 e le 19, diretto verso lo spogliatoio della zienda di famiglia, a Marqueno. Alle 19 18, si verificò una fumata strana nel forno grande della fonderia. L'automobile di Mario era nel parcheggio e nello spogliatoio c'erano ancora i suoi vestiti, mentre il cellulare era scomparzo, già dal giorno successivo, sinizio ai potizzare l'umicidio dell'uomo. I carabinieri, il 9 ottobre, e spezionano tutti gli spazi della zienda. Vengono fatte ricerche nella zona circostante. Quella mattina, due camion azendali, escono dal cancello principale. Dal piccolo cancello laterale fino al fiume mell, c'è come detto un passaggio stretto. Per farsi largo qualcuno avrebbe dovuto piegare le arbusti addirittura speciale, ma non sembra che nessuno sia passato di lì. L'indagine poi escluderà quella possibilità. Vieni spezionato anche il fiume mell, senza risultati. Chimdage esclude presto sia lì potesì di allontanamento volontario sia quella di un suo icilio. La situazione patrimoniale di Mario Bozzo li è solida. A una vita scandita dalla routine non vengono evidenziate frequentazioni che possano in qualche modo destare interesse. Casa lavoro, qualche coppia di amici vista insieme alla moglie, un ottimo rapporto con i figli che hanno scelto strade diverse da quella dell'avori in azienda. Mario Bozzo li non soffriva di depressione e di altre malattie. Tutti i testimoniani hanno riferito che nei giorni prima della scomparsa, così venne scritto nel verbale. Mario Bozzo li era sembrato come solito di buon umore all'egro sereno, tranquillissimo. Il giorno dopo la scomparsa, il 9 ottobre, avrebbe dovuto incontrare un geometra per la scelta del materiale e dile per la costruzione di uno studio dentistico che stava realizzando a mattzano. Per il figlio Claudio, da poco laureato. Nei giorni successivi alla scomparsa, la procura di breccia apre un indagine per sequestro di persona. Non è un ipotesi che viene considerata probabile. Bozzo li è ben estante, ma non certo ricchissimo. E poi non è arrivata nessuna richiesta di riscato. Ma la apertura dell'indagine consente alla autorità giudiziaria di effettuare sequestri per cuisizioni. Alla ricerca di prove. Pien escluso che Mario Bozzo li si sia suicidato, dove sarebbe il corpo in questo caso. O che si sia allontanato volontariamente. Non aveva con sé documenti, né denaro, il portafoglio era nell'auto, perché già tenazienda. Da cancello principale non è uscito, né dal cancelletto secondario che porta attraverso rovi arbusti al fiume mell. Quindi è la convenzione che si fanno presto l'inquarenti. E ha caduto qualcosa l'intennone dell'azienda. Nel raggio di poche decine di metri quelli che la sera dell'ottobre non erano coperti dalle videocamere di sorveglianza. Il riso dei carabinieri reparto in vesticazione scientifice, inspeziona tutti i locali, ma non viene trovato nulla. Le attenzioni si concentrano sul capannone dove si trovano i forni. Il forno maggiore è rimasto acceso per una settimana dopo la scomparsa di bozzoli. Vera spento solo il 15 ottobre in seguito alla richiesta delle galli della famiglia di Mario Bozzoli. Lo spenimento del forno fusore è un procedimento delicato che è meglio evitare il più possibile per non causare stress termici che danneggierebbero i materiali e refractari. E come un condato di fatto che il forno si è rimasto acceso allungo dopo la segnalazione della scomparsa. Per le ricerche vengono utilizzati anche due cani dell'unità cinofina. Il primo di nome Gandalf, partito dall'ultimo punto in cui era stato visto bozzoli e cioè nell'area verso gli sporgliatoi, si era infilato nel cosiddetto locale filtri, fermandosi davanti a una finestra aperta facciata sui forni, a una tezza di circa 3 metri rispetto alla pavimentazione dove si trovava in i macchinari. Il trocane Gringo aveva puntato direttamente al capannone dei forni e lì si era fermato. All'interno dell'ocale dei forni era anche stato utilizzato il luminal, alla ricerca di tracce di sangue o più precisamente di tracce di ferro contenuto nelle moglobbina. Ma in un locale dove vengono lavorati ferro e rame, altra sostanza che reagisce all'uminal, polveri e residui di questi materiali sono vunque. Dissai in maggiore dei carabinieri Nicolò Staiti. Non riusceva a ma guardarci in viso, poiché ricordo che l'aluminescenza era parecchio forte, in pratica la chemioluminescenza era ovunque. Lo stesso omareciallo Staiti aveva poi smosso con un ferro la superficie del forno ancora in funzione, sotto era incandescente di essere. Con una pale un piccone viene anche fatto una perquisizione per il momento sommaria degli enormi sacchi dove venivano raccolte le scorie dei triti. I sacchi erano colmi di fuolicine. Dissai un carabiniere che l'obiettivo era vedere se dai sacchi emerggeva un femore o una struttura omana. L'immeno queste ricerchiano esito così come nulla viene trovato nelle auto e nei camion presenti quella sera nella zienda dove viene anche utilizzato il luminor. Vengono perquisite le abitazioni degli operai che erano alla bozzo di al momento della scomparsa e quelle dei componenti delle due famiglie da parte di Mario e da parte di Adeglio. C'è una sola cosa realmente interessante che emerge durante sopra luoghi e perquisizioni. Una macchia di sangue, all'altezza di una delle due tasche sulla parte davanti sui pantaloni di Mario bozzoli, quelli che avrebbe dovuto indossare per tornare a casa. Quei sangue diranno le analisi e di Mario bozzoli. Già, ma quando risale quella macchia? La moglie dice che il marito non sarebbe mai andato in giro con i pantaloni sporchi in maniera evidente e quindi quella macchia secondo la donna deve risalire al giorno. La potenza che era fatta più avanti e che la sassina abbia cercato con la mano sporca della sangue della vittima, qualcosa nelle tasche di quei pantaloni. Ma i soluni potenti come ce ne saranno molto in questa storia. La perquisizione da parte di arrisse dura giorni. Non si trova nulla di utile. La propria è una persona che si ascomparsa all'interno della zienda e c'è un modo per fasparire una persona all'interno di una fonderia, fondere corpo. Ma è possibile senza lasciare nessuna traccia e poi è possibile che nessuna abbia visto qualcosa di anomalo l'otto ottobre. Sono le domande che accompagneranno i molti anni di questa storia. Il forno grande della zienda si parlerà nel corso di tutte le indagini, che sia stato utilizzato quel forno per fasparire il corpo sarà una delle prime ipotesi dell'inquirendi. Poi quelli ipotesi verrà scartata ma tornerà di nuovo, più avanti negli anni. E dalle sitle sommari e informazioni testimoniali, che emerge qualcosa. La tutta da quelle rilasciate dai reine zubani, moglie di Mario Botsori, che subito dopo presenta poi denuncia di scomparsa. La donna dice che la mattina del 9/8, bre aveva sentito dire una frase strana da Giuseppe Girardini, uno degli operai presenti nella zienda, al momento della scomparsa del marito. Si era messo a parlare con un vittoria mia cognata e aveva detto "Guarda li volevo bene". Anche se Mario mi ha avessedato uno schiafo, io non mi sarei arrabbiata. La stessa vittoria Botsoli poi arraggonerà di quel collocchio con parole però in parte diverse. Girardini avrebbe detto "Io non ho fatto del male al Mario". Anche se lui mi da uno schiafo io non ho niente, dopo siamo amici come prima, non mi è mai mancato, ne ha anche un tolino. In brecciano i tolini, sono i soldi. I rei mezzubani dice che già nella notte dell'8 ottobre aveva avuto quella che definisce una brutta sensazione. Era stato quando aveva visto il filmato dell'auto di Jack, come i miei potenti, uscire ad entrare dalla zienda nel giro di 10 minuti. È stato un pensiero fulminio, una sensazione nonrazionale. Quando vi sono la macchina di Jack, come io ho avuto un tuful cuore. Mi ho marito non si trovava, già la minaccia, già il fatto che li ti gasero. E' clima non era buono, lo pensato sì, non è che magari mi ho marito a detto qualcosa, già come ha reagito, c'è stata una litra. Dice Andrea Cittadini, giornalista di tele tutto, l'emittente del giornale di Brecia. Nella prima giornata non era scartata di potesi della fuga volontaria di botteli. Quello che ha cambiato le carte in tavola praticamente nel giro di 24 ore era stata la denuncia di scomparsa, che era stata presentata dalla moglie di Mario Bostoli che più che una denuncia di scomparsa era una denuncia di omicidio. E' una infatti la mia infatti era stata di fatto di quello che succede venazienda, delle tensioni che c'erano e addirittura una frase, ricordo che l'etta poi con il senale di poi fa un certo effetto perché lei fieci mettere a verbale. Mi è marito a volte e torna a casa e dice un giorno non riusciro più ad entrare inazienda. Le passo per entrare inazienda e invece lui da quella zenda non è più ufficito. Quando il renezzubani parla di una minaccia si riferisce a una litra e tra il marito e il nipote giacomo. Quest'ultima aveva detto che avrebbe fatto male al figlio di Mario. Claudio. I contrasti erano iniziati secondo il renezzubani nel 2007 in concomitanza con l'ingresso alla Bostoli di giacomo, il secondo genito di Adelio. In ad allora Mario si occupava della produzione mentre Adelio della parte administrative e commerciale, o ruolo in cui era stato poi affiancato dal figlio Alex. Già come inizio occuparsi prevalentemente dei rapporti con i fornitori, anche all'estero. Negli anni le discussioni tra Mario giacomo si erano sempre più intensificate. Imotivo era il secondo i renezzubani che giacomo tendeva da bassare la qualità dei prodotti per incassare di più. Il mio conto tenneva molto al nome alla reputazione de Nazend. Un testimone, domenico Pini, capo fiscina di una fonderia di lumezzane, racconterai carabinieri che un giorno giacomo Bostoli, gli avevo offerto una bancronota da 50 euro, com'è anticipo perché testuale, chiudesse un occhio quando loro avrebbero consegnato tone di scarca qualità. Tra Mario giacomo Bostoli c'era uno stato diverse leiti, poi due aveva iniziata non parlarsi più, e le tiggerano proseguiti per interposta persona c'è tra Mario e Fratello Della. Un giorno Mario era tornata a casa con un labrogonfi, aveva detto alla moglie, ho litigato con Adelia. La situazione era peggiorata da quando Adelia e figlia avevano avviato un'attività a bedizzole, una fonderia alla iffib SRL. La cattura di un'attività era un gioco di bostoli, ma la sicurazione lo scopio di un forno all'interno dell'azienda, scopio in realtà mai avvenuto, e per quello scopio erano stati commissionati dei lavori di ripristino, a una ditta la tecno elettrica lombardi, solo che quel lavori erano stati effettuati nell'azienda di Adeglio e dei suoi figli a Bedizole, e non in quella di Marqueno. Mario Bozzo li aveva chiesta la moglie, anche lei impiegata a part-time in azienda, e fare una verifica e lei aveva trovato il documento relativa a quei lavori. quel documento era stato poi rinvenuto nell'auto di Mario Bozzo, li dopo la sua scomparsa. Si tratta della fattura, 1.364 del 31 a 2.15, di 43.933,86 euro, con causale, ripristino, al seguito di danno all'oscopio forno di fusione e format. Solo che appunto la Bozzo li non era venuto nessuno scopio. i lavori erano stati fatti alla e-fit di Bedizole, ma fatti pagare alla Bozzo li di Marqueno. Questa è la moglie di Mario Bozzo li, era in ezzubani, intervistata durante il programma la vita in diretta. i problemi patrimoniali legati alla costruzione del nuovo stabilimento del nuovo peficio, di Adeglio e dei suoi figli. Le sierre la resa conto di qualcosa, si raccorta di qualcosa lavorando magari di fatture che venivano pagate e che appartenevano la dittà di Mario, delle Bozoli. Questo era sospetto di mio marito e un sospetto che poi è diventato una certezza, perché lui ha avuto conferma di queste fatture di lavori e fedituati a Bedizole e ad evitati alla Bozzo li di Marqueno. La trasmissione chi l'ha visto intervisto un artigiano di Marqueno vuole essere ripreso. Ecco cosa dice. Anche dipendenti interrogati risponno su Climena Ziend. Non ho parlato di freddezza tra i due in un club familiari. Ti amba i e indiai e dice che nessuno sapeva bene cosa fare perché c'era rischio di scontentare uno dei due proprietari. Le onnelloranza descrive una litte furiosa, ramaria adeglio a causa dei comportamenti di giacomo. L'operaio Bogdan, un goreano, dice te su Almente. I parenti errubamano e dopo vendevano quello che erubamano. La merce non era quella buona. L'oror rrubavano tanto di tutto quello che c'era lei. Fiorella e Michela Galbiati, di una zienda della zona attiva nel settore dei metalli, racconteranno ai carabinieri ma solo nel 2008, c'è due anni dopo i fatti, che durante una cena nel 2013, giacomo Bogzo li aveva parlato dell'ozio con insofferenza e aveva detto di voler separare destine aziendali delle due famiglie. Michela Galbiati dirà attestualmente ai carabinieri, così come messa verbale. Bogzo li giacomo proseguiva nell'illustracci la sua zienda e le future attività che aveva intenzione di avviane, specificando che anche l'eventuale, commercializzazione di profilati di alluminio di cui si era parlato sommariamente, avrebbe riguardato solo la nuova zienda e non la bozzo gli SRL. Perché alla bozzoli vieno un suo zio, che lui in quel frangente definiva autuso e con la mentalità da operario, precisando che questo suo zio lo stacolava in tutte le sue proposte. Ricordo anche che Bogzo li giacomo, ci ha detto attestualmente che solo aguardare questo suo zio li vieniva da vomitare e che comunque la situazione non sarebbe perdurata, in quanto sapeva già come eliminare il problema. Prima di parlare con i carabinieri, Michela Galbiati, fece queste rivelazioni alla trannissione chi la visto. La testimonianza delle due donne poi si arricchirà né, corso dei vari interrogatori, tanto che giudici del processo anni dopo, diranno che nessuna varenza probatoria, potrà pertanto essere attribuita rispetto al supposto animus necchanti di giacomo, alle testimonianze delle sorelle Galbiati, la cui attendibilità sul punto pare di abilmente compromessa, da risentimento nutrito verso l'imputato, nonché da un vaco desiderio di visibilità. I giudici parleranno di eccessi narrativi e di verità frazionata. Dice Andrea Cittadini. Ha fatto di un punto che il processo è iniziato diversi anni dopo rispetto alla vicenda, quindi lì, non mi ha stato più possibilità di viagir di vedere fatti realmente sapputi e fatti invece con usciuti tramite giornali, tramite televisioni, tramite trasmissioni. È diventato tutt'un grande film e lì nessuno più riuscito a capire quanto i testimoni si appesso realmente, quanto invece vessero appreso dall'altra e fonti oltre al fatto che pade un certo punto. Ovviamente parliamo di marchino che un piccolo paese dove tutti si conoscono, anche progno, questa necessità non dico di coprire si lungo l'altro, ma quanto meno di noscoprire si troppo. Quando lì viene chieso dei contrasti collozzio, già con un bozzo li dice che sì, effetti dei contrasti ci erano stati, ma assolutamente normali. I carabinieri li fanno notare che sulla rubrica dei suoi cellulare, il numero dell'ozio non è associato a nome, ma alla parola merda. Lui risponde dicendo che quella era stata solo una bambinata. E Fratello Alex dice che rapporti tra giaco e Mario erano buoni, di rispetto, mentre padre Adelio dice che di cattiveri e nazienda non c'enerano mai state. Anche la compagna di giacomo, antonella colossi, nega a qualsiasi il risentimento del marito nei confronti dell'ozio. Dice assolutamente no anzie, ha sempre ringraziato sia suo padre che l'ozio per la ditta, ma non ha mai detto nulla di negativo. Quando chiedono a giacomo secondo lui cosa può essere successo, lui risponde "ma, magari andato via con una mante". C'è però altro che merso dal cellulare di giacomo bozzoli, se è quest'ato dei carabinieri. Lo sfiego al mare sciallo rena a tua tra buco. Possiamo dire che tutto quello che c'è stato tra l'ottotobre ritroso fino al 30 maggio è stato tutto cancellato. Tutti messaggi le catele SMS di quel cellulare sono stati cancellati, subito dopo la scomparsa di Mario Bozzoli. Giacomo Bozzoli sentito dai carabinieri anche detto che rapporti la sua ozio Mario e gli operani non erano fatto buoni. Sopra tutti i rapporti erano tesi con Giuseppe Girardini, uno degli operani che erano presenti la sera della scomparsa di Mario Bozzoli. Giacomo dice che l'ozio Mario umigliava Girardini dicendo e sono parole testuali di giacomo, che era un lazarone, un cornuto, un incapace che gli era scappata la moglie. Secondo Giacomo Bozzoli, su ozio Mario li tigava anche con un altro operario. Ti amba iè. Quello che mergia comunque un clima all'interno della azienda, tutt'altro che sereno. Ma era a contide i due rami della famiglia sono opposti, descrivono situazioni molto diverse. Il quattro di ciottobre, sei giorni dopo la scomparsa di Mario Bozzoli. I carabini erivano a casa di Giuseppe Girardini. E già stato sentito, ma l'inquarenti vogliono ascoltarlo di nuovo. Girardini non c'è uscito, ha detto alle sorelle che alcuni amici lo aspettano per una battuta di caccia. I carabini rilasciano la convocazione. Girardini per ragiono dopo non si presenta. La sera del 15 ottobre, le sorelle denunciano la scomparsa e le ricerche iniziano la mattina dopo il 16 ottobre. E la seconda persona della fonderia Bozzoli, scomparsa negiro di 6 giorni. In realtà il quattro di ciottobre era davvero prevista una battuta di caccia, poi annullata per in mal tempo. Da i tabulati del cellulare, risulta che il telefono di Girardini ha gancciato per l'ultima volta una cella telefonicaborno in Valkamonica alle 14 di a 14 ottobre. Le ricerche si concentrano presso il passo croce domini che collega Valsabbia, Valtrompia e Valkamonica. Sono impegnante 100 persone. La sera del 16 ottobre viene trovata all'auto di Girardini, una suzzucchività ramarrone. E in una località che si chiama tonalino nei presi del passo detonale. Due giorni dopo viene trovato il corpo dell'uomo da dove era l'auto. Due indagini paralleli per cercare di risolvere il giallo di Mario Boczoli, l'imprenditore scomparso nel nulla giovettiotto ottobre a Marqueno in Valkrompia nel Bresciano. Per l'inquirenti, al momento dagli elementi raccolti dopo giorni di indagini, c'è solo una mezza verità ovvero Boczoli non sarebbe mai uscido dalla fabbrica, ha detto ieri il procuratori di Bresciato e un masobbonanno. Le risposte le tante domande degli investigatori, probabilmente sono all'interno della ziana di famiglia in quel cappanone dove c'è il forno e ancora. Nel ospoio a Toio, che arabbignari quella sera, allora arrivo a trovare nogli abiti, le chiavi dell'auto e di casa, ma non il telefonino che l'uomo portava sempre nella tasca della tuta. Ieri in fabbrica sono tornati gli uomini del Risse, alla ricerca di tracce biologiche. Poi ci sono i due fascicoli aperti della procura, il primo è sulla scomparza dell'imprenditore con gli poesiti sequestro di persona, l'altro invece riguarda la morte di Giuseppe Ghiardini, l'operaio della Boczoli SRL ha detto i forni, il parzo mercole di scorso, nel giorno in cui carabbignari dovevano sentirlo e trovato morto domenica nei pressi di ponte di legno, ha oltre 300 km di da casa. Li potessi direate quella distigazione al suo decidio, deprimiri debamenti la sua non sembra essere stata una morte violenta, ma bisogna risultare il risultato dell'autopsia, attesi per oggi, per quelito psicologici, invece ci vorrà ancora qualche giorno. Ghiardini era uno dei tre operai presenti in fabbrica a essere in cui l'imprendito di scomparve, per l'ultima a vederlo, dona parte dei ricerchi dall'alta si scava fondo tra le abitudini e la vita familiare di Mario Boczoli sul crimano nel Diego con il fratello per via di quei presunti contrasti sulla gestione e la conduzione dell'azienda. Anche il legale della famiglia per il SRL veritiene che quel forno possa svelare verità importanti. Giuseppe Ghiardini viene trovata cacciato, abbracciata un albero. In doso una jack-and-per-meabile leggera. Non ci sono segni di violenza, ma sono piccolissimi tagli sulle fananji. A canto all'uomo ci sono una bottiglia vuota di "Getter Raid", moziconi di sigarette e cartine di caramel. Durante un secondo sopra luogo, a pochissima distanza da dove è stato trovato il corpo. Pengono rinvenuti alcuni piccoli frammenti di velo. Nello stomaco di Gerardine, durante l'autopsia il medico legale, trova quello che definisce nella relazione un fuso di 3 cm di lunghezza e un centimetro di larghezza nella parte più ampia. È un esca per animali di cui è proibita la commercializzazione da anni. Quell'fuso contiene acido cianidrico e c'è cianuro. Il fuso è integral, non si erotto. Ghiardini è rangerito ma senza che quella capsula ne provocasse la morte. Eppure luomo così stabilisce la perezza e morto proprio per avvellenamento da cianuro. Questo spiegherébbe le ferite sulle falanghi, la presenza di piccoli frammenti di veito accanto al corpo e di residui di cianuro nella bottiglia di Gatorade. Gerardini aveva a quindi, secondo la ricossozione che poi faranno l'inquirenti, due eschè con veleno, ha ingoiato la prima che però non si erotta e non ha fatto effetto. Avrebbe così deciso di romperla la seconda, e veleno nella bottiglia ingerirlo. Il cianuro inizia a fare effetto dopo pochi secondi. Avete ascoltato la prima parte di indagini sullo vicidio di Mario Bozzarino. Trovate la seconda parte tutte le altre storie sull'uptere post, su tutte le principali piattaforme di potcas e su YouTube. Indagini o un podcast del post scritto era contato da Stefano Nazino.
Podcast Summary
Key Points:
Esperimento giudiziario con un maiale per simulare la scomparsa di Mario Bazzoli, gettato in un forno di fonderia.
Indagini complesse su un omicidio senza corpo, con sospetti all'interno dell'azienda familiare e circostanze misteriose.
Tracce investigative frammentarie, tra cui telecamere manomesse, una macchia di sangue e dichiarazioni ambigue.
Contesto di una solida azienda metallurgica e di una famiglia divisa, con un lungo processo giudiziario seguito da ampio clamore mediatico.
Summary:
Il 27 aprile 2022, la Corte d'Assise di Brescia ordinò un esperimento giudiziario in una fonderia: un maiale di 13 chili, chiamato "Cuore", fu bruciato in un forno a oltre 900°C e immerso in metallo fuso per verificare se fosse possibile far sparire un corpo umano senza lasciare tracce. L'esperimento si rese necessario per le indagini sulla scomparsa di Mario Bazzoli, imprenditore di Marcheno (Brescia), avvenuta l'8 ottobre 2015 all'interno della sua azienda metallurgica, la Bazzoli Srl. Dopo aver finito di lavorare, Bazzoli non raggiunse la famiglia e il suo cellulare divenne irraggiungibile.
In azienda furono trovate solo la sua auto e i vestiti nello spogliatoio. Le indagini, ostacolate da telecamere di sicurezza manomesse quella sera, esclusero rapidamente l'ipotesi di allontanamento volontario o suicidio. Si concentrarono quindi sull'ipotesi dell'omicidio e della dispersione del corpo nel grande forno fusorio dell'azienda, attivo quella notte.
Le ricerche con cani poliziotto e luminol non diedero risultati conclusivi, emerse solo una macchia del sangue di Bazzoli sui suoi pantaloni puliti. Le indagini coinvolsero i familiari e i dipendenti, rivelando tensioni tra i due rami della famiglia Bazzoli. Il caso, caratterizzato dall'assenza del corpo e dell'arma del delitto, portò a un lungo processo, alimentando un forte clamore mediatico e un "rumore di fondo" di pettegolezzi e congetture nella comunità locale.
FAQs
L'esperimento serviva a verificare se fosse possibile far sparire un corpo umano in un forno fusorio, per indagare sulla scomparsa di Mario Bozzoli, imprenditore scomparso nel 2015.
Mario Bozzoli, dopo aver finito di lavorare, si è diretto verso lo spogliatoio della sua azienda a Marcheno e da quel momento è scomparso. La sua auto era nel parcheggio e i vestiti nello spogliatoio, ma lui non è mai arrivato a casa.
La scomparsa improvvisa, l'assenza di movimenti volontari, la strana fumata nel forno grande quella sera e il ritrovamento di una macchia di sangue sui suoi pantaloni hanno fatto ipotizzare un omicidio.
Perché era un modo plausibile per far sparire un corpo senza lasciare tracce. I cani poliziotto si sono fermati nella zona dei forni e c'è stata una fumata anomala la sera della scomparsa.
Tre telecamere quella sera inquadravano punti inutili invece delle zone chiave: una puntava su un cumulo di rottami, un'altra era spostata e la terza riprendeva un cassone, tutte aree non rilevanti per il controllo.
Sono state escluse l'ipotesi di allontanamento volontario (non aveva documenti o denaro), il suicidio (nessun corpo trovato) e il sequestro di persona (nessuna richiesta di riscatto).
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