Il relatore riflette sul mistero dell’Ascensione, sottolineando che non si tratta di un addio, ma di un cambiamento di presenza: Gesù è sottratto ai nostri occhi, non scomparso, e questo offre speranza, perché chi muore non è lontano, ma solo invisibile. L’Ascensione restituisce all’uomo la consapevolezza di avere una meta: il cielo, il Regno di Dio. Senza questa destinazione, la vita rischia di essere senza senso, come un viaggio cancellato. I discepoli stessi dubitarono, e questo ci autorizza a dubitare: la fede diventa vera proprio nella fatica e nelle prove. Oggi la Chiesa, piccola e ferita, ha l’occasione unica di testimoniare non con la perfezione, ma con la speranza, come Sant’Antonio che, con la sua piccolezza, sapeva indicare il cielo. Il compito è semplice: andare e dire agli altri che non siamo qui per caso, ma amati e attesi. Gesù promette di essere con noi tutti i giorni, anche quando non lo vediamo o sentiamo, e questa promessa basta per riprendere il viaggio verso la meta che ci attende.
[Musica] Di rivolgo un saluto e cominciò col dire che sono felice anche io di essere qui e di essere accolto dai miei fratelli di Padova, molti dei quali sono cari amici oppure ex studenti perché negli anni precedenti ero anch'io nella formazione quindi impegnato nella formazione dei giovani frati. E sono felice di essere qui a condividere questa festa molto bella, anche un po' difficile, quella dell'ascensione è uno dei misteri della vita di Cristo belli ma che ci lasciano sempre qualcosa di difficile da comprendere, perché quando qualcuno se ne va da noi c'è sempre un po' di amaro, c'è sempre un po' di dolore, la separazione, l'abbandono per cui noi siamo contenti che Cristo sia alla destra del padre, si asceso al cielo. Per una parte di noi potrebbe sempre dire "A non poteva rimanere qui con noi, non poteva rimanere qui in una forma più visibile, ai più concreta, più tangibile, tanta che nella storia della chiesa, tanti, spesso guardano il cielo, ho cercando qualche segno, qualche conferma di quello che crediamo, perché difficile a volte non a credere a tutto quello che il signore c'ha detto e c'ha date. Allora dobbiamo sempre ogni volta durante l'ascensione e no fare la fatica di giuire pienamente di qualcosa che un po' capiamo e un po' ci sfugge. Infatti, nei testi che abbiamo ascoltato si dice "Noche Gesù prima di ascendere al cielo è apparso con molti segni ai suoi discepoli". Quando io leggo queste parole mi viene in mente quello che fanno i genitori prima di uscire di casa quando i figli sono ancora un po' piccoli. I raccomando fate questo, quest'altro, spegnete la luce, chiudete il gas, quando i grandi no si allontano lasciano tutte le raccomandazioni perché i piccoli non facciano disastre, non facciano danni. Credo che Gesù abbia fatto un po' questo con noi. Non è sceso al cielo immediatamente, ha voluto spiegare bene ai discepoli che poi lo hanno raccontato a noi, che lui stava per andarsene, ma noi non dovevamo avere paura. Potete fare la, a reggere questa sua assenza. Anche perché c'è un particolare me la racconto che ora ve lo faccio riascoltare, che ci deve dare una certa speranza perché si dice così, mentre lo guardavano fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Questo è un modo per capire la censione molto semplice. Gesù non è partito in alto come un razzo, quelli che noi mandiamo sulla luna e sui pianeti a vedere come stanno le cose da quelle parti. Gesù è stato elevato in alto che vuol dire tante cose, è quello che successo anche sulla crocena, una nube lo ha sottrato ai nostri occhi. Quindi non è che sene andato, è che noi non lo vediamo più come lo potevano vedere le persone di 2000 anni fa. Quindi lui è ancora presente. Lo dobbiamo partire da qui per capire la censione. Non è Gesù che sene andato, è Gesù che si è messo come un po' dietro le quinte. Per mettere a noi di cogliere una presenza sua, diversa, da quella storica, concreta che gli ha posto di anno invece sperimentato. Questo guardate è un modo di entrare, non nel mistero di tutte le persone che sono andate via dalla nostra vita, molto luminoso, molto pieno di speranza. Perché noi no, quando qualcuno muore chi saddove ce lo immaginiamo, chi saddove andato. Pensare che chi se ne va non se poi ha allontanato così tanto da noi, solo coi noi non possiamo più vederlo. Credo che ci dà già una certa speranza, perché ci fa capire che fosse un grande limite che noi abbiamo è condizionare la nostra vita solo quello che vediamo, solo quello che capiamo. Ma ci sono così tante altre cose che non vediamo, che non capiamo e pure sono presenti. Quindi la censione è in anzitutto non la festa in cui Gesù seneva, ma in cui Gesù è sottrato ai nostri occhi, ma è ancora presente. Anzi è molto presente. Forse molto più presente come ci ricordava fra Marco all'inizio perché lui sene andato per un motivo ben preciso per inviarci il suo spirito. Capite il vantaggio dell'ascensione per noi? Sinchie Gesù era in questo mondo, potevano godere di lui solo quelli che gli stavano accanto. Fatti, vi ricordate quelli episodi in cui la madre e i suoi fratelli non lo vogliono andare a vedere e devono rimanere fuori dalla casa e gli eri con una c'è qui tua madre, ti vuole incontrare, lui dice "Ecco i miei fratelli e le mie sorelle, ecco mia madre". In i segesori manneva in questo mondo, capite, in pochi potevamo godere della sua presenza. Essendo se ne andato e avendoci donato il suo spirito, tutti possiamo farmi l'esperienza. Perché come se lui ora puoi raggiungere tutti, puoi entrare in ogni storia, in ogni cuore, in ogni corpo con il suo spirito. Vedete, mentre vi dico questa cosa, potremmo chiedereci no come ci sentiamo, è una bella notizia oppure non una notizia un po' a mare. Se schiccio "Abessi è vero, c'ha donato il suo spirito, questa è una bella cosa, però noi a volte lo spirito non lo sentiamo". E pure quanti cose del nostro corpo non sentiamo e pure ci sono. Rattisate un po' i nostri cuore, che adesso stanno semplicemente facendo il loro mestiere, no? E noi siamo vivi grazie al cuore che pompa il sangue, no? Ma lo sentite il cuore, no? E pure c'è, e fa il suo lavoro. E così è lo spirito di Cristo in noi, anche se non lo sentiamo tante volte. Lui c'è. La domanda allora è, ma quale lavoro fa lo spirito in noi? Cosa dobbiamo fare? Adesso che Gesù sene andato e noi abbiamo il suo spirito. Gesù andando se ne incelo è come se ci ha riaperto la destinazione del viaggio. Noi ora sappiamo, e non siamo qui come delle formichine, in mezzo all'universo, sparsi, no? In su questo pianeta, senza una metà. Sappiamo che c'è una metà del viaggio, il reno di Dio, la casa del padre, il paradiso. Ecco perché se ne andato capite? Perché il grande problema di noi, cua giù, è che pensiamo che sia tutto qui. Tutto il senso della nostra vita sia in questa specie di sall'vianticamera, dove stiamo per un po' di anni, e poi finisce tutto. Allora era necessario per noi che qualcuno ci restituisse la metà del viaggio. E' un po' come quando ti cancella non un treno o un aereo. Sose di me è capitato di stare in una stazione, noi ti hanno cancellato il treno. E tu sei lico le valigie e non sai più cosa fare quel punto, no? E' con gli uomini in questo mondo, sono un po' così, siamo tutti un po' così. Siamo persone che non si ricordano più dove stanno andando. Non sanno più se c'è un treno, una metà, una destinazione. Quando ruggiovani mi ricordo una canzone che diceva gente di mare, che se ne va, dove gli pare, dove non sa. Era la fotografia di una generazione smarrita, che però era diventato una bella canzone. E il mondo ha subito sempre di più a questo tipo di generazione che gode tanto delle cose di cuaggiù, ma ha smesso di ricordarsi che noi siamo fatti per altrove. Noi siamo avviandanti verso il cielo, verso il paradiso. E avevamo bisogno di un segno forte che ci lo ricordasse. Dio ci l'ha dato in che modo, venendo in mezzo a noi e poi andandose ne. E non tornando più. Ora quando uno se ne vada qualche parte e non torna, vu' dire che la si sta bene. E come quando vi di uno che entra in un buon ristorante e non esce subito, vu' dire che si mangià bene. Possiamo metterci in fila anche noi e aspettare di entrare lì. Ecco, Gesù ha fatto questo, entrando in cielo. Infatti nella seconda lettura di Paolo, sentite come tutto questo era molto forte nelle prime comunità cristianiche, nei primi testimonii dell'ascensione. Fratelli, dice Paolo, il Dio del Signore Gesù Cristo, il Padere della Galoria, viviamo uno spirito di sapienza e di riferazione per una profonda conoscenza di lui. Il lumi in i locchi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati. Quale tesoro di gloria racchiude la sua eredita fra i santi? Qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi che crediamo? Capite, i primi cristiani si dicevano queste parole. Fratelli, quale grande eredità, quale speranza, quale gioia ci ha dato di oscendo in cielo, che noi frampossaremo con lui, per sempre. Finiranno le guerre, le malattie, tutte le preoccupazioni di questa vita. Non ci saranno più. Avremo un luogo, un posto dove saremo amati e riconosciuti per sempre. Poi sentite che mentre io tento di fare San Paolo con
davanti a voi, entiti quanto è difficile per noi sostituire le gioie a cui siamo abituati con questa. La gioia che non è stato di un bel pranzo dominicale che, fra un po', immagino farete, con queste gioie ultime, che la nostra testa crede perché più avanti nella vita andiamo più, ci rendiamo conto che ho c'è qualcosa oppure è veramente una vale di lacrimi questa vita. Ma facciamo fatica ad appoggiare la nostra gioia lì. A immaginare che davvero siamo come in una stazione, non è riporto dove è apparso il nome paradiso, cielo, regno di dio, e non ci adammi il billetto in mano di quel volo, di quel viaggio. Questo è quello che facciamo ogni domenica venendo a messa. Ci strofiniamo gli occhi, cerchiamo di vedere Gesù nel pane, nel vino, e mangiando il suo corpo, riprendiamo in mano la nostra valigia, la valigia della nostra vita, vengo con te verso il paradiso. È difficile, non mi sembra di capirci molto, ma mi fido, mi fido di te. Guardate, dio da noi, non ha bisogno di una fede così forte come noi immaginiamo, guarda, ascoltate il vangelo cosa ci ha detto. Prima di ascendere al cielo, gli 11 andarono in Galilea, gli 11. Sv'vede che sono gli 11, 12 meno 1. Puol dire quelli che avevano provato a credere a Gesù meno quello che lo ha tradito e sei ucciso. Quindi capite, non è la famiglia del Murino Bianco, non è la comunità cristiana perfetta, è la comunità cristiana reale, ferita, mancante, con chi ha tradito, tra gli 11 c'è anche quello che ha rinnegato. Se ci ricordiamo bene, questi sono i testimoni della censione a cui Gesù da appuntamento. Gesù appare loro, lo videro si prostrarono e si però d'ubitarono. Non so se ci rendiamo conto, ci l'avevano davanti ai gli occhi, non come noi che ci abbiamo un pezzo di pane, loro ci avevano Gesù risorto, però d'ubitarono. Se d'ubitarono ma capite che i nostri dubbi sono più che legittimi, sono autorizzati, è giusto che d'ubitiamo, che sentiamo che è una cosa molto bella, tutto quello che la chiesa, la censione ci dice, ma facciamo fatica crederlo. È normale. Questo capite ci dice quanto o trebbe essere vero tutto quanto e quanto sarà bello quando poi la realtà si manifesterà. Perché le cose che facciamo fatica credere nella vita sono le più vere, pensateci. Quando proviamo ad amarci tra di noi, all'inventare con fratelli, marito e moglie, eccetera eccetera, quando è che le cose iniziano ad diventare vere, quando facciamo fatica voglio c'il bene. Quando cominciamo ad ubitare ma chi me la fatto fare di sposare questa persona, di embarcarmi con questi confrontelli, è lì che tutto cominci a diventare reale, vero. Quando i dubbi devono devolvere tornare indietro di ricominciare da un'altra parte, da solo, da capo, lì tutto sta diventando vero perché, perché vuol dire che la vita mi sta chiedendo di credere in modo libero, senza il torn racconto, in modo gratuito. Capite come sedio si ha inventato tutta questa cosa, ci voleva regalare la vita eterna, ma doveva verificare che lo volessimo davvero. Quindi ci ha messo in una prova, capite? La fatica che stiamo facendo nella vita è provare a credere che noi siamo chiamati a vivere per sempre, le lacrimi che abbiamo versato, i dolori che abbiamo attraversato, le ferite, tutto quello che abbiamo accumulato nel viaggio della vita è stata la storia attraverso qui lui abbiamo imparato a credere. Quindi oggi, per lo meno, dobbiamo risfoliare velocemente il libro della nostra vita e darci un bel 10 lode, qualsiasi cosa abbiamo fatto, qualsiasi cosa non siamo riusciti a fare, non guardarci con commiserazione, con disprezzo, con ramarico, questi siamo noi, questi sono i figli che dio sia scelti noi ed è a noi che parla come ha parlato quel giorno agli undici. E sapete cosa gli ha detto, quegli undici feriti che avevano sbagliato che avevano fallito, li poteva dire. Allora, la prima volta è andata così, adesso però cerchiamo ad iradrizziare un po le corsie, cercate di filare dritti, e dice, "Ame è stato dato ogni potere, lo do a voi, cioè voi che pensate di non valere più tanto, che vi sentite un po scoraggiati, spenti, voi poteva essere miei testimoni nel mondo". Tanti dicono che questo è un momento difficile per la chiesa, siamo un po' in pochi, stiamo diminuendo, i numeri continuo a diminuire, guardate che penso che non c'è mai stato un tempo più favorevole di questo per noi cristiani, provo perché siamo così, forse un po' meno gloriosi di un tempo, è un po' meno in ascesa, provo perché siamo un greggie, un po' spento, un po' ferito, un po' decimato, è la più grande occasione che abbiamo di essere testimoni di Gesù, cioè di non piangereci ad osso, di smetere, di parlare, di crisi e di cose del genere, evitirà fuori, se ce l'abbiamo, un po' di quella speranza che il signore ci dà. Quando ci parla la domenica, quando ci dona il suo spirito, quando ci dà il suo corpo, anche perché guardate il compito nostro, è anche abbastanza semplice, Gesù dice "andate e fate discepoli tutti i popoli". Non dice "andate dagli altri e spiegati in di come si vive, andate a fare la lezione a destra sinistra, no, andate e fate discepoli", sapete che è il discepolo, è con lui che impara, è con lui che sbaglia, cade e si rialza. Gesù sta dicendo "andate dagli altri e dite che Dio non ha bisogno di figli perfetti". Dio è contento dei figli che ha. L'importante è che continuo a camminare verso di lui, perché lui li aspetta nella sua casa, andate a dirlo all'alte, andate a dire all'alte che in questo mondo non ci siamo per caso, ma ci siamo perché siamo amati, siamo attesi, siamo scelti, dite lo agli altri, perché gli altri non solo ricordano più. Inica pide che oggi la testimonianza Christiane è semplicissima, basta che la gente veda in noi, qualcuno con la valigia in mano, con le ferite un po' riconciliate, no, dalla misericordia di Dio che guarda il cielo e dice "estò andando in cielo". "Sò andando verso la vita eterna". E mi emuziono un po' a dirvelo qui con di fianco la statua di Salle Poldo, ma soprattutto il suo corpo qui accanto. Quante volte Salle Poldo ha fatto questo in questa chiesa. Quando le persone andavano da lui, no, ammaccate, piangendo, ferite dalla vita, quei loro peccati, e lui cosa faceva? Li faceva tornare di cepoli. Il diceva "rialzati e cammina", "i signori ti vol bene", "ricominci a camminare verso il cielo". Quanto "quanta scienzione Salle Poldo ha generato con la sua piccola vita alta un metore 35", prima sono non da vedere dove era la sua altezza, era un piccolo uomo, ma transmitiva la grandezza del cielo, la grandezza di Dio. E questo possiamo essere anche noi. Piccoli, semplici ordinari come tutte le altre persone, che pure pieni di questa speranza, che dove è andato il signore trampò saremo anche noi. Non abbiamo la forza per fare tutto questo, però il signore se ne va dal mondo dicendoci questa parola che ci può bastare. Ecco, io sono con voi, tutti i giorni, fino alla fine del mondo, anche quando non venne accorgete, anche quando non mi vedete, anche quando non mi sentite, io sono con voi. Per te le sorrelle riprendiamo il nostro viaggio difficile, ma molto bello verso questa meta che tra poco tanto scoprivemo quanto è grande, quanto è accogliente, quanto è vera e quanto è il destino di tutti.
Podcast Summary
Key Points:
L’Ascensione è un mistero difficile perché parla di separazione, ma non è un abbandono: Gesù è stato sottratto agli occhi, non è andato via.
Gesù, come un genitore prima di uscire, ha lasciato raccomandazioni e promesso lo Spirito, che permette a tutti di fare esperienza di Lui, non solo a pochi.
L’Ascensione ridona la meta del viaggio
I discepoli dubitarono anche vedendo Gesù risorto
La Chiesa ferita e in crisi è la più grande occasione per testimoniare la speranza: non serve essere perfetti, ma camminare verso il cielo con la valigia in mano.
Come Sant’Antonio, anche noi, piccoli e ordinari, possiamo trasmettere la grandezza di Dio, fidandoci della Sua presenza quotidiana.
Summary:
Il relatore riflette sul mistero dell’Ascensione, sottolineando che non si tratta di un addio, ma di un cambiamento di presenza: Gesù è sottratto ai nostri occhi, non scomparso, e questo offre speranza, perché chi muore non è lontano, ma solo invisibile. L’Ascensione restituisce all’uomo la consapevolezza di avere una meta: il cielo, il Regno di Dio. Senza questa destinazione, la vita rischia di essere senza senso, come un viaggio cancellato.
I discepoli stessi dubitarono, e questo ci autorizza a dubitare: la fede diventa vera proprio nella fatica e nelle prove. Oggi la Chiesa, piccola e ferita, ha l’occasione unica di testimoniare non con la perfezione, ma con la speranza, come Sant’Antonio che, con la sua piccolezza, sapeva indicare il cielo. Il compito è semplice: andare e dire agli altri che non siamo qui per caso, ma amati e attesi.
Gesù promette di essere con noi tutti i giorni, anche quando non lo vediamo o sentiamo, e questa promessa basta per riprendere il viaggio verso la meta che ci attende.
FAQs
L'Ascensione non è la partenza di Gesù, ma il suo essere sottratto ai nostri occhi, restando comunque presente in modo spirituale. Ci ricorda che la nostra vita ha una meta: il Regno di Dio.
Gesù è asceso per donarci il suo Spirito, così da poter raggiungere tutti i cuori e le storie. Inoltre, ci ha restituito la destinazione del nostro viaggio, ricordandoci che siamo fatti per il paradiso.
Lo Spirito è presente anche se non lo sentiamo, come il cuore che pompa sangue senza che ce ne accorgiamo. Fa il suo lavoro in noi, donandoci speranza e guida.
I discepoli dubitarono perché è normale avere dubdi di fronte a cose grandi e vere. I dubbi sono legittimi e aiutano a credere in modo libero e autentico.
I cristiani sono chiamati a essere testimoni semplici, mostrando agli altri che siamo amati e attesi da Dio. Non serve essere perfetti, ma camminare verso il cielo con speranza.
Fare discepoli significa invitare gli altri a imparare da Dio, che non richiede figli perfetti, ma li accoglie con amore mentre camminano verso di Lui.
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