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8. Livia. Una ragazza nella Roma fascista

7m 9s

8. Livia. Una ragazza nella Roma fascista

La narrazione, ambientata nell'Italia fascista del dicembre 1935, segue le riflessioni di Lidia, una giovane romana di quattordici anni. Il regime, rafforzato dall'autarchia in risposta alle sanzioni economiche, permea ogni aspetto della vita: la scuola, le organizzazioni giovanili come i Balilla e le aspettative sulle donne, relegate al ruolo di madri e custodi del focolare. Lidia, pur partecipando alle attività imposte, nutre dubbi e sogna un futuro di studio e libertà personale. L'atmosfera è tesa: le difficoltà economiche gravano sulle famiglie, le notizie sono censurate e il regime esige sacrifici, come la donazione delle fedi nuziali nella "Giornata della Fede". Nonostante il controllo e la paura della guerra incombente, Lidia conserva la speranza, confidando nelle amicizie e fantasticando su avventure lontane. La sua storia personale diventa un simbolo della resistenza interiore e del desiderio di autodeterminazione in un'epoca di conformismo forzato, mostrando come gli ideali di libertà possano persistere anche nei contesti più oppressivi.

Transcription

902 Words, 5406 Characters

Italian
Siamo nel dicembre del 1935, e in Italia la ditatura fascista si fa sempre più primente. Le recenti sanzioni economiche hanno colpito il paese, portando Mussolini a proclamare l'autarchie economica, cioè l'idea che l'Italia sia autosufficente. Davanti a me sfilano delle piccole italiane, giovani donne rigorosamente indivisa. Una ragazza mi si abbicina, fa per po' girmila mano, poi con scarca convinzione, solleva il braccio con la mano tesa. Mi sorride, ma vede un ombra dentro i suoi occhi timidi. Buongiorno a lei, no anzi a voi, che confusione. Non sono nemmeno come salutarvi. I miei dicono però che meglio dare del voi. Anzi, prima o poi regime, ci vieterai lei, perché considerato decisamente poco virile. Sembra sempre di parlare una donna di con. Io una donna lo sono quasi, Michia Molivia e o quattor dici anni. Sono nata Roma, in una famiglia modesta ma, piena di sogni. Crescendo ho sentito il peso della dictatura su di noi. Finda piccola mi hanno ripetuto parole come onore, disciplina e sacrificio. A scuola le insegnanti ci parlano di quanto sia importante servire la patria. E io come tutte le ragazze della mia età, sono state incoraggiata a entrare nell'organizzazione dei femminidi, come l'opera nazionale Balilla. Sognò di diventare una brava italiana. Ma a volte mi sento perso in questo mondo. La storia è un viaggio fatto di storie. Storie grandi e storie piccole ma sempre straordinarie. Storie di persone comuni e allo stesso tempo uniche. Storie che vale la pena di raccontare. Io sono Luca Raina e questo è viaggio nel tempo un podcast di Sanoma. Oggi ascolteremo Lidia, una ragazza che cerca di trovare la sua strada in un'Italia pressa della dictatura. Scopriremo come Lidia Naviga tra le difficoltà della sua epoca portando con se esperanzi e sogni che brillano anche nei momenti pi buoni. Mentre i miei compagni si dedicano con entusiasmo alle attività di addestramento, io mi chiedo quale sarà il mio futuro. Le madre ci insegna un cucinare e ricamare, a prenderci cura della casa. E ciò che ci si aspetta da noi. Ma io sognò di avere una vita diversa, di poter studiare e magari un giorno lavorare. Mi rendo conto che l'opportunità per le donne sono limitate e questo mi spaventa. Con l'entrata invigore delle sanzioni economiche di novembre, l'atmosphere è cambiata. La gente è preoccupata per le difficoltà economiche. I miei genitori entrambi lavoratori hanno visto i loro stipendi ritorsi e ora l'autarchia rende tutto più complicato. Ogni giorno camminando per le strade di Roma vedo volti preoccupati. Le vetrine dei negozi sono vuote e i discorzi in famiglia sono pieni di ansia. La guerra sembra sempre più vicina e questo pensiero mi terrorizza. I miei genitori cercano di mantenermi serena. Ma ma dice sempre, Livia non possiamo permettere che la paura ci fermi. La vita va avanti. È una donna forte, ma so che anche lei non è tranquilla. Le restricioni sono ovunque. Non possiamo più leggere libri stranieri e le notizie sono sempre controllate. Ieri poi, 18 dicembre, ma ma era davvero sconvolta. Insieme a papà partecipata alla giornata della fede. I miei genitori hanno donato le loro fede inuziali allo stato, come moltissimi altre famiglie, perché il regime ha bisogno anche del nostro oro. Ora alla patria urlavano tutti. Mammam avrebbe voluto sentirse orgogliosa mentre consegnava la nello, ma il suo volto era pieno di tristezza. Quelle fede avevano un valore speciale per noi. Le hanno sostituiti con un nello di ferro simbolico, ma freddo e impersonale. Mi chiedo se tutto questo servirà davvero qualcosa. Il regime ci invita a essere attive, a partecipare alla vita pubblica. Le donne devono sostenere la patria e ci sono iniziative per promuovere la maternità e l'educazione dei bambini. Ma io penso quanto sarebbe bello avere più libertà, a come vorrei poter esprimere le mie opinioni senza paura di essere giudicata. A volte fantastico e miglato dei piccoli momenti di gioia. La mia migliora amica Clara e io ci perdiamo i racconti di avventure lontane, sognando di esplorare l'Africa Oriental italiana, le coloni in Somalia, in Eritrea e magari vivere la, nel posto al sole che ci aspetta. La vita aveva avanti e io continuo a studiare, a partecipare alle attività del regime. Ma in fondo al cuore sento che il mio sogno di libertà è più forte delle imposizioni che ci circondano. Vorrei poter vivere in un mondo in cui le persone possano essere se stesse senza paura di essere giudicate. E spero che un giorno il mio desiderio diventi realtà. Grazie, Livia, per averci condiviso i tuoi pensieri e le tue paure. La tua voce ci ricorda quanto possa essere difficile vivere sotto una dittatura. Ma anche quanto sia importante mantenere viva, la speranza. E proprio vero che ogni epoca o ogni luogo ci svella frammenti di un'esistenza che sebbene lontano nel tempo continua risonare nelle nostre vite di oggi. Ma ora di far scorrere di nuovo le lanciette da loro loggio. Chissà quali sorpresa ci revelerà il nostro viaggio nel tempo. Viaggio nel tempo fa parte di Mahipodcast, una serie di podcast di dattici realizzati da Sanoma. Questo episodio è scritto dall'Ukara Rina, per i testi di storia per la scuola secondaria di primo grado pubblicati da Sanoma. Ideazione di Chiara Colonna e Elizabetha Cavallone. Redazione di Mariangela Venezia e Federica Zichiero. Produzione, Accura di Frigo Studio. Vocce di Luka Rina e Marta De Lorenzis. [Musica]

Podcast Summary

Key Points:

  1. Contesto storico dell'Italia fascista nel 1935, con sanzioni economiche e autarchia.
  2. Esperienza personale di Lidia, una giovane che cresce sotto la dittatura, tra adesione forzata e sogni di libertà.
  3. Impatto delle restrizioni sulla vita quotidiana
  4. Tensioni familiari e personali di fronte alle richieste del regime, come la donazione degli oggetti d'oro.
  5. Desiderio di emancipazione femminile e speranza per un futuro diverso nonostante l'oppressione.

Summary:

La narrazione, ambientata nell'Italia fascista del dicembre 1935, segue le riflessioni di Lidia, una giovane romana di quattordici anni. Il regime, rafforzato dall'autarchia in risposta alle sanzioni economiche, permea ogni aspetto della vita: la scuola, le organizzazioni giovanili come i Balilla e le aspettative sulle donne, relegate al ruolo di madri e custodi del focolare. Lidia, pur partecipando alle attività imposte, nutre dubbi e sogna un futuro di studio e libertà personale.

L'atmosfera è tesa: le difficoltà economiche gravano sulle famiglie, le notizie sono censurate e il regime esige sacrifici, come la donazione delle fedi nuziali nella "Giornata della Fede". Nonostante il controllo e la paura della guerra incombente, Lidia conserva la speranza, confidando nelle amicizie e fantasticando su avventure lontane. La sua storia personale diventa un simbolo della resistenza interiore e del desiderio di autodeterminazione in un'epoca di conformismo forzato, mostrando come gli ideali di libertà possano persistere anche nei contesti più oppressivi.

FAQs

L'autarchia economica era la politica fascista che promuoveva l'autosufficienza dell'Italia, particolarmente accentuata dopo le sanzioni economiche del 1935 per ridurre la dipendenza dalle importazioni straniere.

Le ragazze venivano incoraggiate a entrare in organizzazioni come l'Opera Nazionale Balilla, imparavano a cucinare e ricamare, e ci si aspettava che si dedicassero alla casa e alla maternità per servire la patria.

Erano sanzioni internazionali imposte all'Italia dopo l'invasione dell'Etiopia, che causarono difficoltà economiche, riduzione degli stipendi e spinsero il regime verso politiche autarchiche.

Era un'iniziativa del regime fascista dove gli italiani donavano le loro fedi nuziali d'oro allo stato, ricevendo in cambio anelli di ferro simbolici, per contribuire allo sforzo economico nazionale.

Le opportunità per le donne erano limitate: poche possibilità di studio o lavoro, aspettative sociali concentrate sulla casa e sulla maternità, e restrizioni nell'espressione delle proprie opinioni.

C'erano divieti sulla lettura di libri stranieri, controllo delle notizie, vuoti nei negozi a causa delle difficoltà economiche, e un'atmosfera generale di preoccupazione e ansia tra la popolazione.

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