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2. Le donne nella lirica

22m 57s

2. Le donne nella lirica

La figura femminile nell'opera lirica, da Tosca a Carmen a Violetta, è spesso una ribelle che sfida il destino imposto dalla società maschilista, pagando frequentemente con la vita la sua ricerca di identità e libertà. Queste eroine, seppur create in epoche passate, incarnano temi di sorprendente attualità: relazioni amorose tossiche e possessive, stereotipi che dipingono la donna passionale come quasi meritevole di violenza, e il conflitto tra desiderio individuale e costrizioni sociali. La discussione, che coinvolge giornaliste e un'artista come Lisette Oropesa, evidenzia come, nonostante i clamorosi progressi sociali, permangano pregiudizi e "percorsi obbligati" per le donne, specialmente nel mondo professionale, dove è difficile conciliare affermazione, autenticità e aspettative esterne. Emerge, tuttavia, una nota di speranza nelle nuove generazioni, che mostrano maggiore consapevolezza nel definire sé stesse e le proprie relazioni, libere da condizionamenti. L'eroina moderna, quindi, non è definita da successo professionale o economico, ma dalla capacità di affermare con equilibrio i propri valori e la propria identità in ogni ambito della vita.

Transcription

2786 Words, 17222 Characters

Italian
La figura femminile è uno dei temi centrali e maggiormente ricorrenti nei libretti d'opera, almeno fino un secolo fa. Donne Bolitive animate da un grande desiderio di definire la propria identità, poco disposte ad adeguarsi alla volontà degli uomini che si tratti, di re, ducchi, padri o mariti. Lo schema sociale è predefinito, ma trimonio di convenienza o perdizione ha fatto da spondo numerose storie. Prendiamo per esempio l'uccia di Lammer mur costretta sposare Arturo Baklow, nozze strategiche per risollevere le sotti della casata degli Aston. Per quelle che non si adeguano, generalmente resta un'unica soluzione. La morte, quasi sempre per sui cidio, beffa a mare finale. Sui cidi spesso scenografici, le gendarie sono le cadute di Tosca, che nel finale dell'opera Pucciniana, si jetta dai bastioni di Castell Sant'Angelo dopo l'ucisione dell'amato Cavaradosi. Tosca è uno dei grandi successi della rena opera festival, nell'ultima edizione, la numero 100 dell'instituzione veronese. Il drama è stato proposto nello scenografico all'estimento di Hugo Deanna, che n'ha curato regia, scena e costumi e luci, con la direzione d'orchestra di Daniel Orren. Quella che è stata scoltando è invece l'aria Vissidarte nell'interpretazione di Daniela de Sì, il 4 luglio 1998 alla rena di Verona. Il gesto di Tosca costa una gambassara Bernard, la trice alla quale il dramaturgo Victorian Sardou aveva dedicato il drama. La caduta in fatti fece peggiorare una lussazione al ginocchio destro e seguirono cancrina e amputazione. Qualche volta le vite vere quelle dell'opera si incrociano. Bernare morta un secolo fa, il 26 marzo 1923, dopo una vita nella quale professora proprio in clinazione bissessuale, vi ha già in tutto il mondo. Fu di inspirazione grandi uomini. L'esempio vivente di una condizione, quella femminile, che se nella storia faceva grandi passi avanti, nella narrazione dell'opera lirica, persisteva in un destino triste e ineluttabile. Io sono Roberta Scorranese, questo è "Sullali Dorate", le grandi firme del giornalismo e le grandi voci della lirica raccontano l'eterno spettacolo dell'opera. Una serie podcast del corriere della sera e della fondazione a rena di Verona con il supporto di Unicredit. Molte cose sono cambiati dai tempi dell'eroine operistiche e, puri ancora oggi, queste donne sembrano incarnare temi di grandi attualità. Prendiamo Carmen una bellissima zingera per la quale per della testa Don Jose. Lascoltiamo nell'interpretazione del mezzo soprano Anita Rackveli-Spili al Carmen Galac Concert del 24 luglio 2015 alla rena di Verona. Il giovane brigadere prova per lei una passione ossessiva e malata. Il suo pensiero si fa morboso, non può nemmeno tollerare l'idea di non poter avere ciocche vuole. L'amore insomma si trasforma in qualcosa di tossico come definiamo oggi le relazioni sbagliate. E vero, nonostante con queste sociali e civili che naturalmente ci sono state clamorose e ancora difficile definire distante del tempo la vicenda di Carmen, che davvero potremmo avvicinare a uno degli episodi di violenza che purtroppo quasi tutti i giorni raccontiamo su un corriere della sera. Lei e Barbara Stefanelli che del corriere della sera è vice-diretrice e vicario e dell'anima della nostra festa festival tempo delle donne che ha compiuto 10 anni. Nella Carmen, per esempio, c'è una ria famosa che sentito la Mia Tussai, Alma d'annata. Proviamo a isolare il termine Mia, fino a quando il concetto di proprietà di possesso verrà associato ai rapporti umani, sentimentali, non saremo tanto di stanti dall'opera di bise. Facciamo fatica dall'ontanarci, dall'osteriotipo che vuole la donna bellissima preda. Forse anche perché c'è un immaginario fertile che continuamente viene reactivato, viene alimentato dalla comunicazione. In fondo è una strada narrativa facile che si presta benissimo, il cacciatore la preda, il conquistatore la conquistata. C'è proprio questa falsa idea di amore, di amore romantico, l'amore incontrollabile che ancora diffusa, almeno direi nelle generazioni più adulte. Ma anche le generazioni più giovani hanno lo stesso sguardo? A me sembra che nei giovanissimi e nelle giovanissime ci sia una maggiore consapevolezza, almeno c'è decisamente un tentativo di fare ricerca su sé stessi e su sé stesse, anche nel voler definire e vivere la propria identità. Pensiamo, non so, ad artisti come eriete che hanno fatto senza cercare clamore, camming out semplicemente cantando la bellezza della propria libertà sessuale. Negli anni scorzi per restare nei mondi dell'ospettacolo si sono affermate voci molto forti. Penso ai lavori di l'Itadanham, all'attivismo di Emma Watson, oppure all'ironia di rompente di Phoebe Wallerbridge. Carmen è irriducibile, passionale, spavalta. Skernisce Don José, lo sfida, lo umiglia davanti a tutti, introducendo così un light motif di un certo modo maschilista di concepire i rapporti tra i sessi. Lei lo ha provocato all'uomo è concesso e anzi questo atteggiamento è un'espressione di verilità alla donna no. Carmen oggi rienterebbe in un clichè che è tanto spaventoso quanto difficile da smontare. Quello della donna emotiva, la donna istintiva che è quasi destinata alla violenza a causa della propria passionalità. Se le cercata è una frase ormai storica ma non lasciata la storia e della giustificazione che continuiamo ad ascoltare quando ci troviamo di fronte a un abuso e questo non solo nel sentire comune, persino nella scrittura delle sentenze giudiziari e si trova un concetto che è somiglia questa idea del lei se le cercata, lei si emessa a rischio. Perché il punto di vista dominante non è ancora quello di chi subisce la violenza, il punto di vista dominante è ancora quello che vuole la violenza sempre scritta dentro certi codici. Per esempio la vittima è veramente vittima, soltanto se viene definita sobria oppure vestita in un modo che di nuovo viene definito impeccabile, meglio ancora se questa donna vittima di violenza è taciturna, dimessa, ogni comportamento che invece esce da questa strada stretta, come appunto può essere il carattere passionale di Carmen, diventa qualche cosa che giustifica la violenza, che ci mette in una condizione di attesa dell'atto violento perché se tu esci da questa strada finirai per fare un incidente. Vittima dei pregiudizi della società borghese parigina di metà 800 violetta valeri, protagonista di traviata e un'altra figura femminile che tenta di ribellarsi al destino a cui le convenzioni sociali l'anno condannata. Il melodrama di Giuseppe Verdi sull'ibretto di Francesco Maria Piave e ispirato a romanzo la damo Camellia di Alexandre di Mà. La cortigiana violetta ama al Fredo Germon, la cui famiglia il tuo borghese si oppone alla storia che manqua a dirlo a un finale tragico. Verdi era perfettamente consapevole dei contorni scandalosi del soggetto, ma non è be' alcuna remora e anzi scrisse, un altro non lo avrebbe fatto per mille goffi scrupoli. Io invece lo faccio con tutto il piacere. Si trattava di una pera scritta per Venezia e la censura ha molto tollerante con il compositore di Bussetto stranamente rifiuto il titolo "Amore e morte" per il ben più esplicito traviata. Ma in pose di retro datare l'ambientazione al diciottesimo secolo, introppi rischiamano infatti di riconosciersi nel crime libertino dell'alta borghesea 800esca. Una delle maggiori interpreti viventi di traviata e non solo e l'isett europeza soppranossa tunitense. La cui voce è incantato questa centesima edizione della rena opera Festival Averona, qui le ha state ascoltando nell'aria Amami Alfredo, il primo agosto 2019, diretta dal maestro Marco Armiliato. È inevitabile quindi chiederle chi è violetta secondo lei, quali aspetti del personaggio trova più vicini a noi. Quando io ho letto il libro, io ho studiato un po' il personaggio, lei era una persona che evitava l'amore, anche lei parla di questo nella primaria che lei sta evitando un po' l'amore per poter vivere del suo modo senza avere in pegni delle relazioni. Perché lei sa che la sua vita sarà molto corta e lei sa che la sua vita per farla più facile e più comoda, diciamo, non ha delle scelte per fare qualsiasi cosa. Se ammesso un po' nella vita del lavoro che lei sta facendo, ma non è innamorata e non è anche dire felice, lei si trova felice quando passa tempo con Alfredo. Quindi questo vuol dire che il personaggio è molto pratico, una persona che cerca di fare il più grande della vita possibile senza mettersi in difficoltà, quando le relazioni diciamo con gli uomini, con gli amanti, che lei ne ha tanti e lei evita un po' l'amore. La musica di Giuseppe Verdi è piena di sentimento, descrive la bellezza di una donna innamorata e di una città che vive di gioia e di amore. Però quando sentiamo la musica e noi sentiamo l'amore, noi sentiamo la bellezza di una donna che si sente innamorata e sentiamo la bellezza delle feste, di parigi, del suo mondo. Però per lei non è un mondo bello, un mondo molto difficile, ne deve quasi forzarsi per fare questa vita e quindi è difficile fare uscire questo conflitto del personaggio, senza far si sentire troppo triste e troppo vittima. Perché sì è una vittima della malattia, della tisis, le sac che stav' orendo sac che non avrà una vita lunga sac che forse non potrebbe essere felici. Quindi c'è questa tristezza, ma io non voglio che lei diventa un personaggio che è un po' patetico. Violetta è una dell'eroine più celebri dell'operalirica e non solo perché risponde allo stereotipo delle figure femminili tratteggiate da autori uomini, in tempo in cui la parità di genere, le mancipazioni femminile non erano all'ordine del giorno. È una vittima perché esce dallo schema e dal destino che è stato disegnato per lei. Esistono ancora per molte donne per corsi obligati di vita e di carriera? Io rimane un po' questi idee che le donne sono sempre giudicate da certe cose. Anche lo abbiamo oggi, direi che una donna non può essere totalmente libera con un uomo. Ci sono delle cose che forse la società ancora aspetta di una donna, che deve fare le cose sue però, anche deve rimanere sempre bella, deve rimanere sempre gentile e non può diventar una donna che sia troppo forte. Ah no, diventa un inglese, diventa "shrill", diventa troppo squillante e vuol dire più o meno "shrill". Che vuol dire no, lei è troppo bassi, è troppo bassi, lei di bassi. Forse oggi è molto più leggero di prima, certo? Perché prima c'erano delle regole che non si potevano rompe, oggi ci sono meno regole. Però c'è sempre in società. In traviata c'è anche un inaspettato cenno all'assorellanza femminile. C'è il momento in cui dioletta dice a Giorgio Giorma, di te la giovine, si bella e pura che ci sarà una vittima di questa situazione, vuol dire che io mi sacrifico per lei, per la giovane pura, per la ragazza del futuro. Lei non si sta sacrificando in questo momento per Alfredo. Io penso che davvero lei dioletta dice ok, vado via, lascio al Fredo, torno alla mia vita orrenda. Per anche fare la vita dell'assorella di Alfredo più facile. Perché io so che neanche lei ha delle scelte nella sua vita. Dal 1994, accanto alla rena di Verona Opera Festival, c'è il sostenio di Unicredit, la cui responsabile del marketing e della comunicazione per il gruppo Erric Carable. Origini danesi è una grande esperienza nel panorama economico finanziario. Quanto è difficile ancora oggi per una donna come tempi di dioletta, affermare il proprio talento le propi capacità, apprescindere dal genere, cui appartiene, soprattutto nel mondo del lavoro? È difficile sì, ma penso che la chiave sia mantenere i propri valori e con questo anche la proprio feminità. Affermare il proprio talento importante e far leva sulle propria qualità. Noi non dobbiamo replicare, atteggiamenti, pensieri altrui, altrimenti finiamo di non essere autentici e credibile. Fare invece il soro delle proprie caratteristiche del proprio talento, e nel caso delle donne, al esempio la propria feminità, è realtà un valore aggiunto per ogni ambiente in cui ci troviamo. In quanto credo fermamente che la differenza crei valore, e nel mio, lo vi do chiaramente e quotientamente. Bisogna quindi essere fedeli alla propria natura, trovare il giusto equilibrio personale e con ambiente circostante, e comunicare chiaramente i propri obiettivi, ad iniziare desistessi. Un altro aspetto discriminatorio, oltre a quello sulla sensibilità femminile percepita ancora come un valore negativo, riguarda il numero di donne che raggiungono posizioni manageriali. Lei che ha capo del settore marketing di una delle più importanti banche europee, e quindi ha uno servatorio privilegiato che consigli si sentirebbe di dare su questo argomento. Posso raccontare la mia esperienza, e con questo mettere a fuoco quello che penso io, che siano i passaggi importanti che a me hanno dato molto un aiuto nel percorso. Conosciti bene in primis, ed è qualcosa che si connette a quando dicevo prima, i propri valori, chiarire i propri obiettivi e iniziare desistessi. È un po' come tuttarsi di una stella polare, che ci aiuta a capire il direzione in cui vogliamo andare. Prendesi dei momenti di riflessione anche molto importante, per imparare dalle propi esperienze, e perché non a capire come migliorare quanto fatto, mettessi discusione. E magari, attraverso il confronto che co persone di cui si farete, sia tonne che uomini, trovare un mentor durante il proprio percorso, può essere un grande aiuto, per me lo è sicuramente stato. E poi la passione, la passione è una forza che può muover montagne, ma soprattutto le persone. Parlavo qualche giorni fa con un collega che mi raccontava del numerose volte in cui ha cambiato casa, città abitudine. Mostri solo da persone di quello che fa. Avete determinazione delle propria persone può portare lontano. Io sono finita migliaia di chilometre da casa, per esempio. Solo con la morte, le stremo sacrificio, Carmen e Violetta, che state ascoltando nell'aria adio del passato interpretata dal soprano Alexandra Curza, che il 21 giugno 2019 alla rena di Verona, possono restare fedegli a sé stesse. Affirmare la propria identità, essere veramente libere. Quelli sono secondo voi l'eroine di oggi, per quali valori e quali ideali si battono. E qual è la risposta della società che le circonda? Cominciamo da Barbara Sefanelli. Non so se si è giusto definir l'eroine, perché se attribuiamo loro dell'eroismo subito le spostiamo da le nostre giornate, quindi dalle cose che dovrebbero essere possibili per tutte. Però penso a quelle giovani donne sono tantissime delle generazioni z e millenial, che si stanno scavando un nuovo territorio di relazioni con le altre persone e con se stesse. Lo fanno nelle famiglie di origine e in quelle di approdo, lo fanno sul lavoro e speriamo lo fanno e lo faranno sempre di più nella vita pubblica. Sono territori nuovi, basati sulla scelta di essere libere, da condizionamenti, da previsioni, da pregiudizi. Il mondo del lavoro è una storia nella storia, perché quando arrivano a cercarsi un posto di lavoro, come si è sempre detto, chiedono non solo di gritti ed equità, chiedono di poter individuare uno spazio dove potranno esprimersi mettendo al centro loro stesse. E loro stessi, perché mi viene da dire che fanno così le giovani donne, ma anche i giovani uomini e si sumigliano moltissimo tra di loro. Il problema è che in alto trovano capi che appartengono ad altre generazioni che spesso non capiscono, forse perché sono spaventati, sono terrorizzati, siamo terrorizzati a volte, dalla spinta di rompente che queste generazioni nuove portano nei nostri mondi che sono molto codificati e regolati. Però, da qui, che probabilmente insieme potremmo generare il futuro. Per me un'irurina una donna che capisce e metta fuoco la propria agenda, con vive con gli aspettativi della società, si è il livello professionale che privato. L'equilibrio è la chiave, la donna che trovi un proprio equilibrio di qualsiasi natura esossia e non ne faccio un discorso professionale e per me un'irurina. Io ammiro una donna che è deciso di far una scelta professionale completamente diverso della mia, anche di non avere un'avito professionale comunemente intensa, ma che l'ha piaffatto con la consapevolezza di partà. Ecco, cos'è per me un'irurina di oggi? Non è un discorso di affermazione professionale, ne è un discorso economico, ma è un discorso di una persona che è riuscita ad affermali i propri valori sia personali che no. Grazie a Ricca e Rabuelle, Barbara Stefanelli e Lisetto Ropesa. Nel prossimo episodio vi parlerò dell'importanza della lingua italiana, nell'operallirica. Sulla l'idorate è un podcast condotto da Roberta Scorranese, una serie in otto episodi del corriere della sera e della fondazione Arena di Verona con il supporto di Unicreddit. Coordinamento editoriale di Tom Maso Pellizzari, in redazione Francesco Giambertone, con solenza di Elmut Failoni ed Enrico Girardi, produzione di Carlo Annese per Piano P, editing audio di Giulia Pacchiarini, montaggio di Jacomovagi. Nella pagina dedicata a questo podcast su Corriere.it, potrete trovare le indicazioni sui brani delle opere che avete ascoltato nell'episodio e non dimenticate di iscrivervi alla serie per ricevere la notifica dell'uscita delle nuove puntate ogni giovedì. [Applausi]

Podcast Summary

Key Points:

  1. Le eroine dell'opera lirica, come Tosca, Carmen e Violetta, incarnano donne ribelli che sfidano le convenzioni sociali per affermare la propria identità, spesso incontrano un tragico destino.
  2. I loro drammi riflettono temi ancora attuali
  3. Nonostante i progressi sociali, persistono pressioni e pregiudizi sulle donne, specialmente nel mondo del lavoro, dove è difficile conciliare affermazione professionale, autenticità e aspettative sociali.
  4. Le nuove generazioni mostrano una maggiore consapevolezza nel definire la propria identità e relazioni, cercando libertà dai condizionamenti, ma incontrano resistenze da strutture sociali codificate.
  5. L'eroina contemporanea è vista come una persona che, con equilibrio e consapevolezza, afferma i propri valori e la propria autenticità in tutti gli ambiti della vita, superando gli stereotipi.

Summary:

La figura femminile nell'opera lirica, da Tosca a Carmen a Violetta, è spesso una ribelle che sfida il destino imposto dalla società maschilista, pagando frequentemente con la vita la sua ricerca di identità e libertà. Queste eroine, seppur create in epoche passate, incarnano temi di sorprendente attualità: relazioni amorose tossiche e possessive, stereotipi che dipingono la donna passionale come quasi meritevole di violenza, e il conflitto tra desiderio individuale e costrizioni sociali. La discussione, che coinvolge giornaliste e un'artista come Lisette Oropesa, evidenzia come, nonostante i clamorosi progressi sociali, permangano pregiudizi e "percorsi obbligati" per le donne, specialmente nel mondo professionale, dove è difficile conciliare affermazione, autenticità e aspettative esterne.

Emerge, tuttavia, una nota di speranza nelle nuove generazioni, che mostrano maggiore consapevolezza nel definire sé stesse e le proprie relazioni, libere da condizionamenti. L'eroina moderna, quindi, non è definita da successo professionale o economico, ma dalla capacità di affermare con equilibrio i propri valori e la propria identità in ogni ambito della vita.

FAQs

Le eroine operistiche spesso lottano per definire la propria identità contro schemi sociali predefiniti, sfidando l'autorità maschile. Molte storie si concludono tragicamente con la morte, spesso per suicidio, come simbolo di ribellione estrema.

Carmen rappresenta una relazione tossica e possessiva, dove l'amore si trasforma in ossessione violenta. La narrazione riflette stereotipi pericolosi che giustificano la violenza attribuendola al carattere 'passionale' della donna.

Violetta tenta di ribellarsi al destino imposto dalla società borghese dell'800, che condanna le sue scelte sentimentali. È una vittima che esce dallo schema prestabilito, sacrificandosi per proteggere gli altri.

Le donne devono spesso bilanciare aspettative sociali contrastanti, tra forza professionale e stereotipi di femminilità. È importante mantenere i propri valori e caratteristiche autentiche, trasformando la diversità in un valore aggiunto.

Le eroine moderne sono giovani donne (e uomini) che costruiscono relazioni basate sulla libertà da pregiudizi, sia nella vita privata che professionale. Cercano spazi dove esprimere sé stessi mettendo al centro la propria identità.

È fondamentale conoscere sé stesse, chiarire i propri obiettivi e trovare mentori durante il percorso professionale. La passione e la determinazione personale sono forze che possono superare gli ostacoli.

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