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Lascia Perdere -Annie Duke #109

13m 35s

Lascia Perdere -Annie Duke #109

Il testo inizia con un aneddoto personale in cui il narratore, mal equipaggiato, insiste nell'ascensione di una montagna nonostante il parere contrario di una guida esperta, per puro orgoglio. Questa esperienza gli insegna, in retrospettiva, che la scelta responsabile era quella della guida, che conosceva le regole di sicurezza, come l'orario di rientro, cruciali per la sopravvivenza. Il racconto introduce il tema centrale: la differenza tra perseveranza cieca e la capacità strategica di "abbandonare". Viene presentato il libro "Lascia perdere" di Annie Duke, che paragona la vita a una partita di poker, dove i giocatori esperti sanno ritirarsi per tempo. Viene criticata la trappola dei "costi sommersi", ovvero il persistere in una scelta solo per gli investimenti già fatti (tempo, denaro, emozioni), che invece sono irrecuperabili. Si enfatizza la necessità di flessibilità decisionale, rivedendo le scelte al mutare delle condizioni, e l'utilità di definire criteri oggettivi di "uscita" prima di iniziare un progetto. Il messaggio finale è che smettere non è da perdenti, ma è un atto di lucidità che permette di preservare le proprie risorse per opportunità migliori e di proteggere il proprio benessere.

Transcription

1971 Words, 11953 Characters

Italian
Se è appassionato di gialli e voi mettere alla prova le tue doti da detective, o il podcast che fa per te? Sono massimiliano pedone e nel podcast le memoria di Arthur Mopper racconto i casi del celebre detective esperanto. Ovviamente avrai la possibilità di risolvere i casi raccontati, ma soprattutto il dovere di scoprire quale pericolo minaccià la vita del protagonista. Tutti, già vedì, sulla tua piattaforma di podcast preferita. Anni fa, un caro amico, mi invitò a fare un'escuszione in montagna con un gruppo di persone che aveva cominciato a frequentare. L'obiettivo era raggiungere una vettia neanche troppo alta. Prima però era necessario arrivare presso il rifugio, prendere fiato e poi tentare di arrivare su un cima. Giunte al punto di incontro per mia sorpresa, vi trova ad davanti a un gruppo di esperti montanari, non di persone rilassate. Tutti attrezzatissimi. Giacche e pantaloni tecnici, scarponcini fiammanti, racchette per la neve bastoncini da trekking. I avevo un paio di jeans strappati sulle ginocchia, scarpe da tennis e una tutta dell'adidas, gialla, tra l'altro. A un certo punto sia vicino il capo spedizione, quella a cui tutti facevano domande. Emo ci la facciamo rivole su quanto ci mettiamo un baldo. E a questo è di cade locchio su di me. Mi guarda e dice "ue ma dovete vi andare tu così, lascio scorre". Si parte, arriviamo al rifugio, prima tappa del viaggio. E un baldo si rivolge al gruppo, chi vuole salire su. Solamente tre impavidi su quindici deciso di seguire il leader. Gli altri si piazzarono davanti al cammino con una birra e una salsiccia, cosa che avrei dovuto fare pure io. Ma volevo fargliere la vedere a questo. Quindi vado. L'issopra, però, non era più trekking, o una piacevole passeggiata in montagna. Dicera neve? Freddo? Ben to intenso? Lo remettono le racchette e io infiro le mie scarpe da tennis nella neve. A un certo punto baldo dice al gruppo basta. Torniamo indietro, non si può salire. E li scatta al mio capolavoro di intelligenza. Decido di proseguire da solo. Mi guardano come si guarda uno che sta per fare una cazzata. E io vado. A un certo punto ho la neve che mi arriva fino alle palle. Vento, Freddo, continuo da solo insisto persisto devo farcela. Volevo dimostrare quei fenomeni del cazzo che con un paio di jeans le air maxi io ci sarei arrivato. Come dice Maverick in Top Gun? Non è la Iriot, è il pilota. Arrivo alla vetta in condizioni pietose, scatta una foto per dimostrare di esserci arrivato anche se poi non interessava nessuno e inizia a sentidmi un collione. Menevato subito, a velocità spedita quasi correndo, riprendo il gruppo che stava scendendo che mi guarda ancora più schifato. Vestito come un tamarro li supero. Un puntino giallo nella neve. Arrivo a rifugio prima di loro. Mi fico quasi dentro il cammino, congelato bagnato tremolante. Ubaldo mi guarda con un'aria mista trastima e disprezzo. Ho vinto. Diodato una lezione. O forse. No imparata una. Sì è vero in fondo rosicavano. Ma la scelta giusta responsabile era quella di Ubaldo, non la mia. Per quello la gente seguiva lui. Sapeva, da esperto montanaro che ci sono delle regole e dei criteri per decidere se andaravanti o meno. A scielse di non portare sulla sua squadra. Pensate a quello che succede sul Montevrest. 8.848 metri la vetta più alta del pianeta. Non richiede solo forza resistenza, ben sì una buona dose di lucidità. E la lucidità a quelle cuote e la prima cosa che perdi. Per questo motivo esistono delle regole. Una di quelle è l'orario di rientro. In molte spedizioni se non arrivi alla cima intro un'orario stabilito, solitamente riduto il pomeriggio, devi fare dietro fronte, girità chietorni indietro, anche se la cima è lì, a pochi metri. La stai per toccare se quasi è arrivato senti di poterci raffare e forse c'era fresti anche. Ma il problema a quella altitudine non è arrivare su, il problema è scendere giuvivo. Una statistica sulle spedizioni mostra che tra gli alpinisti morti sopra gli 8000 metri, la cosiddetta zona della morte, oltre la metà purtroppo per della vita durante la discesa. La montagna ha un prezzo. E ci insegna qualcosa di molto importante, che spesso facciamo una fatica tremenda mettere in pratica. Qualcosa che un baldo sapeva benissimo, e che il tamaro di cor mano è imparato anni fa in quel giorno con la neve fino alle palle. Benvenuti a libri per il successo crescita personale da strada e episodio 109, un podcast di Davide Master Simone. Se volete ulteriori informazioni via sordo a visitare il mio sito www.libriperi successo.com, trovate un video corso su un linguaggio del corpo, accessibile inserendo la propria mey. Le informazioni sui percorsi personali, le formazioni e il libro, sette colpi di macete. Prendiamo spunto dal saggio di "Anni Duke", intitolato "Quit", versione in italiano "Lascia perdere". C'è una specie di fobia nel sentirsi dire o nel dire assestessi di abbandonare qualcosa. Che abbandone un perdente e uno che vale poco un codardo uno scanza fatiche e via dicendo. Abbiamo una tendenza culturale molto forte che ci porta a glorificare la perseveranza in maniera assoluta. Nella vitareale le cose sono un po' più complesse. Ci sono situazioni in cui insiste regiusto e altra in cui insiste peggiorare le cose, ci consuma. Eppure la capacità di abbandonare ciò che non va è un strumento potentissimo da aggiungere il nostro rassinale. Smettere non è fallire, smettere spesso e decidere bene. Per questo è utile cambiare la prospettiva, non pensare alla abbandona comuna reza ma come una scelta strategica. Petaglio importante, Annie Duke, l'auterice del libro, è una giocatrice professionista di poker. Per lei sa per abbandonare una delle strategie più importanti. In facti spiega come i giocatori nesperti tendano a restare dentro una mano troppo a lungo, perché si aggrappa una speranza legua alla voglia di recuperare. Quelli più bravi invece sanno foldare, sanno uscire, sanno lasciare una mano quando capiscono che continuare non conviene. E non lo fanno perché sono deboli, ma perché sanno che la partita vera si gioca nel lungo periodo. Questo è il punto. Quello che vale in una mano di poker, vale anche nella vita, in una relazione, in un lavoro, in un progetto, in una collaborazione. E quindi rinjoco una delle trappole più insidiosi del nostro pensiero. I costi sommersi. Insoldoni, quello che ci succede è persistere in una scelta solo perché ci abbiamo già investito tanto. Tempo soldi, energia, fatica, aspettative, emozioni. Pensiamo che fermarci significa perdere tutto quello che abbiamo già investito. Ma la realtà è che spesso quel costo è già stato pagato. Non è più recuperabile. Continuare sem mai rischia solo di aumentare il danno. Questo è evidente degli investimenti economici perché poi quantificarli in soldi, ma vale ancora di più nelle scelte personali, dove il costo è emotivo. È molto difficile da misurare. Pensa una relazione che da tempo non funziona più ma che continua a tenere in piedi solo perché ci ha investito anni della tua vita. Pensa un lavoro che ti sta consumando che ti loggera la salute mentale e fisica ma che non riesce a lasciare perché hai timore di quello che potrebbe succedere dopo. In questi casi non stai proteggendo il tuo futuro. Spesso stai solo cercando di giustificare le scelte del passato. I problema dei costi sommersi è proprio questo. Sposta la tua attenzione da ciò che poi ancora costruire, a ciò che hai già perso e così ti vincula. Ti fa prendere decisioni per difendere l'investimento già fatto, invece che scegliere una direzione migliore da qui in avanti. Per tale la regione fondamentale allenarsi a spostare lo sguardo verso le opportunità future e ogni volta che resti bloccati in una strada che non funziona. Non stai solo subendo il costo di quella strada. Pempo, energia, attenzioni sono risorse, limitate. Se retiene imprigionate in qualcosa che non produce più valore, le stai togliendo a ciò che potrebbe funzionare meglio. Un altro principio importante del libro, la flessibilità decisionale. Io questo lo vedo da per tutto. Spesso viviamo una decisione presa come qualcosa di irrevocabile, come se diresti una volta ci obbligassa diresti per sempre. Ma una decisione, soprattutto nella vita reale, è sempre legata alle condizioni del momento in questa tapresa. Se le condizioni cambiano, e sanno riconsiderarla. Questo non significa essere incoerenti o inaffidabili. Significa essere attenti. Tu puoi prendere una decisione corretta oggi sulla base di certe variabili e trovarti tra un mese o due mesi o un anno con variabili completamente diversi. In quel caso, rivedere la scelta non è un segno di debolezza. È un segno di maturità e allenare questa flessibilità è difficile, perché tocca il nostro bisogno di apparire coerenti di non dell'udere di fare per la figura. Potrebbe essere un ottimo esercizio per sviluppare una maggiore lucida in tempo, tenere un diario delle decisioni. L'idea è questa. Quando ti trovi davanti a una scelta importante, ha noti che decisione stai prendendo, perché la stai prendendo? Quali fattori stanno influenzando il tuo ragionamento? È un esercizio di grande valore perché ti aiuta a capire tu eschemimentali. Provava a ricordare le scelte importanti del tuo passato. Perché hai scelto quella facoltà? Perché hai scelto quel lavoro? Perché hai insistito in quella relazione che cosa ti aspinto davvero? Ambizione, paura, bisogno di approvazione? Non si tratta di giudicarsi? Si tratta di capirsi meglio? Per decidere, meglio, da qui in avanti. Arriviamo così a uno degli aspetti più pratici e più utili tutto il discorso. E l'ultimo principio del libro che voglio condividere con voi. Creare un piano dell'avvandolo, prima di iniziare. Attenti a questo particolare. Si fa prima, non durante. Si fa quando non sei ancora coinvolto e intossicato dai costi sommersi. Sembra contro intuitivo, ma è un principio molto intelligente. Quando inizi a un progetto, un percorso, una collaborazione, una nuova avventura, non dovresti solo chiederti come faccio a farla funzionare. Ma anche quali sono i criteri che mi diranno, che è il momento di fermarmi, di cambiare strategia, o di uscirme nemmeno. Questo ti protegge dal continuare perché sei convolto, stanco, arrabbiato orgoglioso e non riesce più a valutare bene ti si annepi a vista. Oppure ti trascini e non scegli davvero di continuare semplicemente rimani dentro per inerzia. Avere dei criteri chiari invece ti restituisce l'ucidità, ti permette di dire, "Se entro un certo periodo, non vedo questi segnali, riconsidero la mia posizione". Ricordate le Everest. Se non arrivo in cima, entro le due del pomeriggio, torno indietro. Non importa che punto sono. Io conosciuto persone di grande spessore, inambiti molto diversi. C'è una cosa che le raccomuna. La capacità di cambiare strada senza vivere quel cambio come una sconfitta. Saperabandonare non significa diventare una persona rendevole. Significa diventare una persona più lucida. Significa smettere di misurare il valore di una scelta solo in base a quello che ci hai già investito. E iniziare a valutarla in base a dove ti sta portando. Non sto cercando di dirvi, di mollare di più, ma di mollare meglio. De riconoscere quando insistere crescere, e quando invece una forma elegante di autosabotaggio. Sapete perché così difficile abbandonare qualcosa? Perché spesso quel qualcosa è parte di noi? Abbandonarlo significa uccidere un pezzettino della tua identità. Tuttavia persisteri in situazioni che non funzionano non è un atto eroico, non vi rende forti, vi stanca, vi spegne, vi allontana da voi stessi. Se continui a percorre quella strada solo perché ne hai già fatta tanta, fermati, respira, guardati intorno, ci sono altre strade, altri panorami, altre possibilità. Non tutto quello che hai iniziato merita di essere finito. Ma tu meriti di stare bene e serve un pizzico di coraggio. E a volte il coraggio non è stringere i denti. Ben sì, abbandonare e cambiare direzione. Grazie.

Podcast Summary

Key Points:

  1. Un'esperienza personale in montagna illustra l'importanza di riconoscere i propri limiti e seguire regole prudenti, anziché perseverare con testardaggine.
  2. Il libro "Lascia perdere" di Annie Duke propone che saper abbandonare progetti, relazioni o situazioni non funzionali sia una scelta strategica e non un fallimento.
  3. Principi chiave includono

Summary:

Il testo inizia con un aneddoto personale in cui il narratore, mal equipaggiato, insiste nell'ascensione di una montagna nonostante il parere contrario di una guida esperta, per puro orgoglio. Questa esperienza gli insegna, in retrospettiva, che la scelta responsabile era quella della guida, che conosceva le regole di sicurezza, come l'orario di rientro, cruciali per la sopravvivenza. Il racconto introduce il tema centrale: la differenza tra perseveranza cieca e la capacità strategica di "abbandonare".

Viene presentato il libro "Lascia perdere" di Annie Duke, che paragona la vita a una partita di poker, dove i giocatori esperti sanno ritirarsi per tempo. Viene criticata la trappola dei "costi sommersi", ovvero il persistere in una scelta solo per gli investimenti già fatti (tempo, denaro, emozioni), che invece sono irrecuperabili. Si enfatizza la necessità di flessibilità decisionale, rivedendo le scelte al mutare delle condizioni, e l'utilità di definire criteri oggettivi di "uscita" prima di iniziare un progetto.

Il messaggio finale è che smettere non è da perdenti, ma è un atto di lucidità che permette di preservare le proprie risorse per opportunità migliori e di proteggere il proprio benessere.

FAQs

Il podcast racconta i casi del celebre detective esperanto Arthur Mopper, dando agli ascoltatori la possibilità di risolverli e scoprire i pericoli che minacciano il protagonista.

La lezione è che a volte è più saggio e responsabile rinunciare a un obiettivo, seguendo regole e criteri di sicurezza, piuttosto che insistere per orgoglio mettendo a rischio se stessi.

Il libro insegna che saper abbandonare una situazione non è un fallimento, ma una scelta strategica per evitare di peggiorare le cose e preservare risorse per opportunità future.

I costi sommersi sono gli investimenti già fatti (tempo, denaro, emozioni) che ci spingono a persistere in scelte sbagliate, rischiando di aumentare i danni invece di proteggere il futuro.

La flessibilità decisionale è la capacità di rivedere una scelta quando cambiano le condizioni, senza vederla come incoerenza, ma come segno di maturità e adattamento alla realtà.

Un piano dell'abbandono definisce i criteri per fermarsi o cambiare strategia in un progetto, e va creato prima di iniziare, quando si è ancora lucidi e non influenzati dai costi sommersi.

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