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La pesca in laguna

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La pesca in laguna

La mostra "La pesca in Laguna", ospitata al Centro Culturale Candiani di Mestre fino al 19 aprile 2020, nasce per valorizzare e far riscoprire il vasto patrimonio culturale, linguistico e artigianale legato alla tradizione della pesca nella Laguna di Venezia. Cuore dell'esposizione è la collezione storica di modellini Nini-Morella, restaurata dal Museo di Storia Naturale di Venezia. Questa collezione, voluta nel 1880 dal Ministero dell'Agricoltura, comprende circa 184 modelli di barche e attrezzi da pesca, realizzati dall'artigiano Angelo Morella, e offre una rappresentazione scientifica e socio-economica delle tecniche di pesca nell'area lagunare e nell'Alto Adriatico alla fine del XIX secolo. L'esposizione, come spiegato dalla responsabile del museo Luca Mizzan e dall'esperto Luigi Divari, si propone come un viaggio nella memoria per recuperare conoscenze ormai quasi dimenticate. Illustra l'evoluzione della pesca, da attività di sussistenza basata su una profonda conoscenza dell'ecosistema a pratica semi-industriale, evidenziando la complessità delle tecniche, la costruzione artigianale degli attrezzi e il rapporto simbiotico tra le comunità e l'ambiente lagunare. La mostra sottolinea come gran parte di questo patrimonio, inclusa una ricca terminologia specifica, sia andato perduto a partire dagli anni '60 del Novecento a causa di radicali cambiamenti economici e sociali, che hanno portato la pesca tradizionale in profonda crisi e ne hanno cancellato la memoria collettiva.

Transcription

3123 Words, 19123 Characters

Italian
[Musica] Cosa sappiamo ancora della tradizione della pesca in Laguna? Cosa c'è rimasto di quel patrimonio culturale, linguistico e di arti e mestieri che attorno alla pesca si ha sviluppato nei secoli? Honestamente poco, molto poco. E da per questo per tentare di recuperare almeno in parte questa conoscenza che la fondazione musei civici di Venezia in occasione del Salone nautico, alle stito al centro culturale Candiani, la mostra la pesca in Laguna, la collezione storica di modellini nindi in Morella, che sarà visitabile fino al 19 aprile 2020. Per iniziare questa puntata di move in, ascoltiamo la voce delle responsabile del museo di storia naturale di Venezia, Lucamie Zan, che ci fa una breve presentazione della mostra la pesca in Laguna. La mostra sulla pesca in Laguna di Venezia, attualmente aperta al centro culturale Candiani di Maestre, nasce da un'idea di valorizzazione, di una collezione scientifica molto importante, la collezione scientifica storica di modellini, di bark, di attreziatura pesca, del contenini che questo museo ha restaurato recentemente e completamente preparato poi per questa nuova esposizione, appositamente con un allestimento museologico, museografico, credo molto accattivante. È una occasione per riscoprire, che è la prima occasione di questo tema in assoluto per riscoprire un patrimonio culturale, legato alle nostre tradizione, legato al nostro ambiente, legato alla specificità fra questa città e il suo ambiente unico che la Laguna, che non è mai stato affrontato prima, quindi una occasione credo importante per imparare soprattutto il nostro obiettivo, è quello di imparare, di vedere, di riscoprire però divertendosi, perché credo che sia un percorso che è per cui lo abbiamo visto, quello abbiamo pensato, quello abbiamo progettato sia un percorso divertente per tutta la età. La monstra è rivolta sicuramente a prima di tutto a chi questa ambiente, queste peculiarità, queste tradizioni, le aveva vissute o a pare in di genitori in ogni avrica, la vissuta, un percorso nella memoria, un percorso attraverso photostorica, attraverso mezzi, modellini che appartiene sicuramente alla memoria di molti di noi o dei nostri genitori e quindi nasce per questo, ma è fruibile da apprezzabile da chiunque. La monstra in italiano quindi non è pensata a un pubblico, diciamo, estero proprio perché nasce per un percorso di riscoperta culturale del nostro territorio e di chi abita il nostro territorio. Abbiamo un percorso di riscoperta di questa collezione, che è una collezione molto importante di cui poi c'erassi sicuramente in modo di panare e di esplorare la cosa migliora che era venire a vedere la monstra e scoprirla, perché era contarla a una altra cosa. Nasce da questo progetto da questa idea di valorizzare come è nato, cioè di raccontare la pesca in laguna, nell'810, attraverso quella che era allora l'unica metodica, quindi modelli, quindi pezzi, originali in scala, quindi fatti fare appositamente o proprio uno a uno. E attraverso una narrazione, una riscoperta, una valorizzazione e per quale abbiamo fatto degli studi o di ricerche, ma soprattutto ci siamo avvasi di collaboratori di consulenti che ci hanno aiutato moltissimo a costruire un percorso anche scientifico, per cost di riscoperta dell'uso di attrezzature, di materiali, di bark e di embarcazioni che sono nate, a volte addirittura con la stessa nome della reta e della trezzatura, perché nasceva l'insieme, l'attrezzo e la barca che lo dovevo usare, perché questa riscoperta, come tutte le attività del Museo, è una attività prima di tutto scientifica e quindi con una correttezza, con una attenzione che deve essere sempre data e contenuti, il catalogo che è stata realizzato mantiene gli stessi di belli. È stata uno studio, una fatta dell'equipment del Museo, ma dai collaboratori e il primo dei quali, i luigi di vari, credo che sia attualmente più grande esperto di pesca, che c'è nel territorio che ci ha aiutato moltissimo in questo percorso, insieme a uno staff del Museo, con Dr. Mauro Bonco-Lega, le dottoresse di San Pieri, Paolo Reggiani, un'implico preparatore che ci ha aiutato moltissimo il restario di questi materiali, di cola novarini, il tecnico che si è occupato per primo della catalogazione di questa collezione, quindi diciamo lo staff variegate compostito per arrivare a un prodotto che noi esperiamo sia di qualità e soprattutto che piaccia alla gente. Abbiamo citato questa collezione nini che è il nucleo fondamentale della mostra di cui stiamo parlando, ma che cos'è questa collezione? Quando nasce, dove nasce e con che proposito? C'è ne parlà Silvia e San Pieri che è esperta delle collezioni del Museo di Storia naturale. Questa collezione è nata su un impulso diretto da parte del Ministro da Agricoltura del Regno d'Italia, che nel 1980 ha dato un incarico, ha fatto una richiesta precisa al Conte a Lesandro Peri Clenini, che era un'autor naturalista veneziano, molto eclectico per gli ampiti di studi. Di creare una collezione che potessero presentare i vari momenti della pesca nell'ambito della laguna veneziana, a laguna in senso molto esteso, quindi laguna di venezia e alto adriatico, da portare al disposizione internazional di Berlino sempre appunto del 1980. Da questo primo input, è partita a tutta questa macchina collaborativa tra il Conte a Lesandro Peri Clenini, che è incaricato Angelo Morella, che era un abilissimo artigiano che ho giotto costruttore navale di modelli navali e in solo 24 giorni circa, se con un misterio ricordo male, in base degli scritti del Nini, è stato costituito questo primo nucleo di circa 60 pezzi di modelli che partivano, c'è che avevano come soggetto sia le embarcazioni che gli attrezzi della utilizzati dei pescatori dell'area lagunare. Ovviamente questa collezione poi è stata anche ampliata e nell'anno successivo è stata presentata un secondo lotto di materiali all'esposizione industriale di Milano, quindi nel 1881. Questa collezione è attualmente costituito all'incirca da 184 pezzi, che non sono sicuramente il numero originale di partenza, in quanto a parte appunti materiali costruiti per queste due esposizioni. Altri materiali si sono aggiunti successivamente, non c'è da escludere che alcuni dei materiali siano stati accorpati o in diorami o in pannelli che i mostrar sono molto presenti o addirittura siano stati donate all'instituzioni che hanno spittato sia l'esposizione internazionale di Berlino che l'esposizione industriale di Milano dell'888 e 81 rispettivamente, o che se non hanno anche andati persi durante il trasporto o danneggiati. Questa numero di modelli che non coincide appunto, come ho detto prima, con quello che dov'è essere il numero originale e i ninni, il contel, le sandroperi, i ninni, aveva stilato anche dei cataloghi che poi sono stati pubblicati ovviamente relativi i materiali costruiti dal Maré La per queste due esposizioni. E appunto abbiamo notato che c'è una discrepanza tra i numeri e i materiali riportati nei cataloghi pubblicati e la collezione attuale appunto per i motivi in precedenza. Altre cose che venivano accompagnavano i modelli sia delle barche che delle attrizature per la pesca erano dei preparati zoologici, quindi relativi appunto sempre all'ambito marino lagunare e quindi pesci moluschi, crostacei, preparati a secco, conservati a secco o in liquido, che attualmente sono conservati nei depositi del Museo di Historia Naturali e questo nell'intento del contenini era un modo per dare un panorama completo di quello che era fondamentale per le persone che appunto vivevano in laguna in tutte le stasioni, perché andava una pesca destate in autunno, in inverne primavera, quindi durante tutto l'anno e appunto il fatto di avere dei modelli di una fedeltà tale per cui potuto ricostruire anche, sono potuti ricostruire alcuni progetti di embarcazioni che ormai non sono più in uso e delle quali sono andate per se anche i appunto i plani costruttivi, accompagnati con gli organismi che venivano allevati o pescati, o addirittura anche con organismi che erano diretti concorrenti in qualche modo dei pescatori di avanti calatori, quindi predatori dei pesci locali, serviva appunto nell'idea del nini adare un panorama completo, sia dal punto di vista naturalistico, socio-economico ma anche culturale e diciamo che appunto questa è l'idea che noi avevamo, abbiamo voluto un po' ripercorrere appunto come diceva prima il dottor Mizzana, il fatto di richiamare una memoria storica delle persone che hanno vissuto, che sono legati in qualche modo alla digenezza o appunto a tutta la zona dell'altro adriatico. Lo scopo della costituzione di questa collezione era quello di rappresentare lo sviluppo dell'attività pescherecia dell'area veniziana fino a quel momento, cioè in quel momento storico, quindi era uno spaccato delle attività di quel momento, nell'ostile delle esposizione internazionali che si facevano a quell'epoca, e quindi era la rappresentazione dell'massimo sviluppo che amiamo l'industriale o semi-industriale di una attività, cominciava già una sorta di industrializzazione molto, molto veloce, e di conseguenza, andare a vedere qual era l'evoluzione del rapporto tra l'uomo e l'ambiente e queste attività che andavano sviluppandosi così velocemente. E questo era parte anche dei nostri intenti, nel senso che un museo di storia naturale è un po' un ponte tra il passato e il presente della zona che rappresenta. Questa collezione è una collezione che è fortemente legata delle radici profonde in ambito locale, di conseguenza è un po' come il museo stesso, un baule della memoria, un deposito della memoria di quello che era l'ambito naturalistico, quindi l'ambito ambientale, sto sui economi folcloristi, con anche sotto alcuni aspetti che sono messi in rilievo nella mostra, ma soprattutto sotto l'aspetto di relazione e evoluzione della relazione e in qualche caso anche degrato della relazione tra uomo e ambiente. All'ombra dell'ultimo solo sarà sopito un pescatore e aveva un soco lungo in riso come una specie di sorriso. Ma cosa ci racconta nel dettaglio questa mostra a proposito della tradizione della pesca lagunare? Lo scopriamo grazie all'intervento di Luigi di Vari, che è uno dei profondi conoscitori della laguna, della sua pesca e della sua navigazione. L'uomo della stada, quando si parla di pesca, ha idee molto vari, perché l'attività di pesca è una tività che si si volge lontana da terra, quindi da un punto di osservazione facile, quindi pochi hanno l'idea di cosa vuol dire andare a pesca a livello professionale. La gente immagina che i pescatori vanno in mare e buttano delle reti che non sanno bene come sono fatte, si impiglia un'ipesi e si portano i pesci a casa. L'attività di pesca è una tività stramente complessa, stramente articolata e qui nell'altodeatico e nell'alaguna veneta, nell'alaguna veneta, nell'altodeatico, abbiamo una storia lunghissima di questa tività che risale dai primordi da quando si è formata all'alaguna praticamente. L'alaguna è stata impassato una scuola enorme per i pescatori, perché il fatto di essere un ambiente percorribile con piccole balche, dove si può scendere e camminare con la bassa amarea, c'è una quantità di specie edibili, quindi mangiabili, il tosto elevata rispetto alle altre coste adreatiche. Questo ha fatto sì che già i veniti primi che venivano qua, quando veniva la bassa amarea potevano scendere in acqua e raccogliere, quindi la raccolta a mano, la pesca a mano, è ai primordi di questa attività di questa riaumida che è l'alaguna veneta. Le attività di pesca a l'alaguna è che sono rimaste dai secoli lontani, pensiamo per esempio la pesca con la fiocina, la pesca con la fiocina, possiamo dire che nasce la freccia al arco e la lancia e nasce anche la fiocina, ed è durata fino a 30 anni fa, quindi abbiamo tutto queste attività lunghissime di pesca che sono rimarsi in alterate fino i nostri giorni. Alla mostra poi abbiamo cercato di far vedere come dalla laguna, la pesca si espande sull'itorali, questo già in meglio, con barche e con retti adatte a catulari pesci di mare, non andando in mare all'argo, ma aspettando che i pesci vengano sotto costa. Questa è una attività che è durata per molti secoli, la pesca di pesci in mare con mezzi, navali, atti ad andare all'argo, è una cosa relativamente recente nella storia economica del mare, senso che cominciano nel 600 la pesca all'argo tanto da non vedere più la terra, prima si pescava solamente sulle spiagge e nelle lagune. La pesca è finalizzata ad alimentarsi, una alimentazione e poi c'è il commercio, perché la pesca è presopone anche la conservazione di certe specie per lungo tempo, tipo, non sollezicazione e la salagione e poi il commercio di queste cose, oppure il commercio del pesce fresco. E adesso, per tutta, una fonte proteica che nei secoli scorzi era estremamente gradita, perché il popolo povero che viveva attaccato all'acqua, perché mancando le cateine del freddo è una volta era difficile ci basi di pesce marino, lontano dalla riva del mare o dalle lagune, quindi era estretamente locale, però era una fonte proteica. La basso costo è apportata di mano per tutti, pensiamo che nelle isole della laguna i stessi ortolani contadini usavano la vanga, il badile e poi di sera usavano la fiozina con la stessa disivoltura, natività complementaria quella ricola. Alla di pescature non basta buttare le reti, bisogna conoscere, intanto tutto il giro meteo, i movimenti che fanno i pesci nel mare, le migrazioni quando entrano nelle lagune, quando escono, quando si avvicinano alle coste, in base alle lune, in base alla temperatura è l'acqua. Poi ci vogliono le reti, quindi bisogna sapere fare le reti. Adesso le reti si compranno praticamente vengono tessute i materiali sintetici, che durano milioni anni. Una volta bisognava comprare la canapa, filarla, poi fare il con il filo, darlo alle donne che a mano, facevono le reti e se le pensa le reti di maglia da pochi millimetri. L'unque centinaia di metri, per in cinquanto lavoro, manuale, c'era per fare una rete. Queste reti che erano costose e impegnative non è che si potevano andare a agettare in mare aperto dove potevi perdere. Le reti che venivano usati sulle spiagge non fatti in forme che non si potevano consumare facilmente e perdere facilmente. La pesca all'argo comincia con la navigazione, intanto bisogna che il mare si liberi dai pericoli che fino a 6-700 erano abbastanza frequenti, tipo quelli dell'apilateria, che qui l'hai torriatico era pieno di gente malintensionata. Quindi andare in mare per la pesca all'argo, voleva dire anche andare in conto a pericoli. E poi bisognava sapere che tipo di fondarice erano per oggettare le reti, quindi conoscenze della fotografia dei luoghi. E poi ci volevano i mercati, perché se tu vai a pescare nel mezzo del mare poi devi andare a vendere nel mercato pivicino e quindi bisogna organizzare una rete di vendita. Quando i chioggiotti vanno a pescare in guardaro e iniste, non è che vanno a pescare così per caso, vanno perché c'è la città di film, la città di pola che sono regno a ostongarico, che acquistano un gran parte del prodotto, che è un'occasione di guadagno, superiore a quella che c'era pescando e vendendo a Venezia. La mostra è tutta basata su un percorso, cominci a la visione della laguna, come era ai tempi della mostra più o meno, come era anche prima. Tra mette una cartografia che ci viene da varie fronti, anche da da chilo di stato, tanto perché quando si è paladilaguna, uno pensa a quello che vede quando vena a Venezia, intorno alla città, in realtà sono 60 chilometri, sono 54 milaetari di acqua. Poi si vedono le illustrazioni di quasi tutte le specie iti che lagunari, le illustrazioni delle reti e anche i modellini alti nel 800, delle reti per catturarli e delle barche. Poi c'è una sala dedicata per esempio solo all'attività della pesca dei granchi, il granchio comune di laguna, che in origine era importante per la pesca delle saldine, poi si sono accorti che si potevano allevare per ottenere le moleche, quindi c'è tutta una dimostrazione sulle attività dei moleccanti, abbiamo trovato anche dei vieri, originali di quelli che si usavano nel 800, poi si passa ad altre specie iti che lagunari molto comuni e molto consumate in un tempo e anche molto allevate nelle valli, che adesso sono cadute in disgrazia come i cefali, perché una volta erano molto quotati come cibo, e adesso nessuno più di vuole, perché gli usi alimentari con il tempo cambiano, e poi c'è la pesca con gli ami, che anche quella lie è una pesca profissionale con gli ami, che nasce quando l'industria metallurica riesce a fare gli ami a poco prezzo, perché se l'hai pensato un amo è una cosa banalissima oggi, no si va in negozio, si compranno 100 o 1000 ami, una volta bisognava fargli ad uno ad uno, e non c'è un lavoro complicato, gli ami erano molto costosi. Poi abbiamo una sala che mostra la navigazione, quindi le difficoltà di affrontare il mare con le barche da pesca che dovendo di entrare nei porti lagunari e nelle foci di quale della costa, perché dove serviva avere il fondo piatto erano fatte con i fondi piatti, ma andavano a pescare a 20, 30, 40 mili all'argo, e quindi gli attifizi usati dai pescatori per sopportare le burasche con barche non costruite esattamente per sopportare, ma leggiate grosse. C'è tutto l'ambiente, sempre però in forma sintetica, perché altrimenti la mostra deve essere 5-6 volte più ampia di questa tradizione, abbiamo perso praticamente tutto. Quello che si ve di mostra era tutto attuale o quasi attuale fino alla fine degli anni 60. Non era cambiato quasi niente dalla fine del 800, tra le alcune barche erano motorizzate e cominciavano a usarsi le retti podieste di nylon. Dopo gli anni 60, il giro di un decennio è cambiato tutto, molti attività sono completamente cessate, perché non remunerative, perché lo sviluppo economico faceva vedere che certi mestieri non erano più in caso di seguirli. E adesso la pesca in profonda crisi. A livello linguistico c'è tutta una nomenclatura che al mai non la usono anche più i pescatori, perché le retti sono cambiate. Le retti di un tempo erano lavori di alto alti cianato e avevano tutta una composizione che adesso con le retti moderne si tende a semplificare tutto. Anche molti alti a trezzi che venivano usati in concomitanza alle retti, alla vita di bordo ormai sono scomparsi e quindi c'è tutta una terminologia pescherezza che appartiene al passato completamente e che è stata anche poco la colta e poco studiata per non parlare le toponomastiche lagunari, che adesso i pescatori giovani che vanno in giro non sanno niente spiegati dove sono, mentre che tempo ogni punta di barena, ogni laguna, ogni lago, ogni canale e tonichevo avevano suonome sono stati tutti quanti di menticati. Una è visitabile a mestra il centro culturale Candiani, lo ricordiamo ancora una volta fino al 19 aprile 2020. I billetti sono di 5 euro per l'intero e di 3 euro per il redotto. Per informazioni sulle riduzioni, gli orari ed eventuali altri iniziative come per esempio le visite guidate gratuite e le attività educative vi rimandiamo al sito visitmove.it [Musica]

Podcast Summary

Key Points:

  1. La mostra "La pesca in Laguna" al Centro Culturale Candiani di Mestre valorizza la collezione storica di modellini Nini-Morella, restaurata dal Museo di Storia Naturale di Venezia, per riscoprire il patrimonio culturale e ambientale legato alla pesca tradizionale.
  2. La collezione, nata nel 1880 per volere del Ministero dell'Agricoltura, comprende circa 184 modelli di barche e attrezzi da pesca, offrendo uno spaccato scientifico e socio-economico dell'attività nella laguna veneta e nell'Alto Adriatico fino alla fine dell'80
  3. L'esposizione evidenzia la complessità e l'evoluzione della pesca, da pratica di sussistenza a attività semi-industriale, sottolineando la profonda conoscenza dell'ambiente, le tecniche artigianali e il rapporto uomo-ambiente, oggi in gran parte perduti a causa dei cambiamenti socio-economici dal secondo dopoguerra.

Summary:

La mostra "La pesca in Laguna", ospitata al Centro Culturale Candiani di Mestre fino al 19 aprile 2020, nasce per valorizzare e far riscoprire il vasto patrimonio culturale, linguistico e artigianale legato alla tradizione della pesca nella Laguna di Venezia. Cuore dell'esposizione è la collezione storica di modellini Nini-Morella, restaurata dal Museo di Storia Naturale di Venezia. Questa collezione, voluta nel 1880 dal Ministero dell'Agricoltura, comprende circa 184 modelli di barche e attrezzi da pesca, realizzati dall'artigiano Angelo Morella, e offre una rappresentazione scientifica e socio-economica delle tecniche di pesca nell'area lagunare e nell'Alto Adriatico alla fine del XIX secolo.

L'esposizione, come spiegato dalla responsabile del museo Luca Mizzan e dall'esperto Luigi Divari, si propone come un viaggio nella memoria per recuperare conoscenze ormai quasi dimenticate. Illustra l'evoluzione della pesca, da attività di sussistenza basata su una profonda conoscenza dell'ecosistema a pratica semi-industriale, evidenziando la complessità delle tecniche, la costruzione artigianale degli attrezzi e il rapporto simbiotico tra le comunità e l'ambiente lagunare. La mostra sottolinea come gran parte di questo patrimonio, inclusa una ricca terminologia specifica, sia andato perduto a partire dagli anni '60 del Novecento a causa di radicali cambiamenti economici e sociali, che hanno portato la pesca tradizionale in profonda crisi e ne hanno cancellato la memoria collettiva.

FAQs

La mostra mira a recuperare e valorizzare il patrimonio culturale, storico e naturalistico legato alla tradizione della pesca nella laguna di Venezia, attraverso la collezione storica di modellini Nini-Morella.

La mostra è allestita al Centro Culturale Candiani di Mestre e rimarrà visitabile fino al 19 aprile 2020.

È una collezione scientifica storica di modellini di barche e attrezzi da pesca, realizzata nel 1880 per l'Esposizione Internazionale di Berlino, che documenta le tecniche e le imbarcazioni tradizionali lagunari.

Dagli anni '60 molte attività di pesca tradizionali sono cessate per mancanza di redditività, portando alla perdita di conoscenze, tecniche e della terminologia specifica legata a questo patrimonio.

Il percorso include cartografie storiche, illustrazioni di specie ittiche, modellini di reti e barche, sale tematiche su attività specifiche come la pesca dei granchi, e approfondimenti sulla navigazione e gli attrezzi tradizionali.

La mostra sottolinea il legame tra uomo e ambiente lagunare, l'evoluzione delle tecniche di pesca, le tradizioni socio-economiche e la perdita di un intero patrimonio linguistico e toponomastico legato a questo mondo.

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