La puntata inizia con un aggiornamento sulla situazione di stallo al CNR, dove le decisioni legislative bloccano le assunzioni, lasciando i ricercatori in grande incertezza. Il tema principale è poi la pseudoscienza della "memoria dell'acqua". Partendo dall'esperienza di un ascoltatore, Francesco, che ha assistito a un bizzarro "esperimento scientifico" nella scuola di suo figlio, i conduttori ricostruiscono l'origine di questo mito. Esso risale al 1988, quando il ricercatore Jacques Benvenista pubblicò su Nature uno studio secondo cui l'acqua, anche dopo diluizioni estreme che rimuovevano ogni traccia molecolare di una sostanza, ne conservava un "ricordo" biologico. La rivista, pur pubblicando il lavoro, espresse scetticismo e avviò un'indagine indipendente guidata da un team che includeva un prestigiatore, James Randi, per verificare la correttezza sperimentale. La teoria, priva di fondamento, fu successivamente strumentalizzata per tentare di dare una spiegazione all'omeopatia. La puntata sottolinea così i pericoli della diffusione di idee pseudoscientifiche, soprattutto quando presentate come verità in contesti educativi.
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1309 Words, 8168 Characters
Ma utino, iniziamo questa puntata di ciolo nascienza ringraziando le tante ricerca trice e tanti ricercatori del CNR che c'hanno sommersi di messaggi, mail, taggati sui social, storie, telegrammi, pichoni viaggiatori insomma per manifestare così si ha ringraziamento per avere parlato magari della loro situazione anche per avere fatto chiarezza su alcuni punti su questo stallo del CNR a causa delle decisioni che non vengono prese dalla tua legge. Stallo che come raccontavamo nella scorsa puntata poi ha delle conseguenze, leggiamo solo un messaggio tra i tanti che ci sono arrivati di una ricerca trice a tempo determinato che ci dice appena vinto un concorso a tempo indeterminato di cui però esiste solo una graduatoria, un risulta, vincitrice, un prendera servizio ma quando prendera servizio. C'è grande incertezza sotto i celli del CNR, ovviamente eviteremo aggiornate e aggiornati ma mano che ci saranno nuove notizie anche grazie all'informazione che ci danno le persone che poi all'interno del CNR ci lavorano e adesso occupiamoci della nuova puntata. E sì perché oggi parliamo di memoria dell'acqua di oceani acidi e di mikrofoni e reputazione, io sono Beatrice Mautino e io sono Manuel Emenetti e questo podcast si chiama ciolo nascienza. Esco per plesso dalla festa di fine anno di una quarta elementare, ci scrive Francesco un papake, ci racconta che durante la festa c'estata, come accade spesso, una specie di recita, tema la memoria dell'acqua. Continua Francesco, si inizia con una carrellata di riferimenti ascienziati per avvalorare quello che andremo a vedere, mi resta in mente, ci dice Francesco, il nome di un giapponese, masaru e moto. E subito dopo si presenta l'esperimento scientifico fatto proprio in classe ci sono dei vasetti con dentro una manciata di riso e dell'acqua, sui vasetti ci sono delle etiquette. Sul primo ci sono scritte delle parole dolci, amore, affetto, gioia, sul secondo delle parole cattive, rabbia, odio, tristezza, il terzo, udite, udite e il gruppo di controllo, non ha nessuna scritta. Che bello esperimento? Ci viene detto che l'acqua dei tre vasetti assunto dei colori diversi ambrata nel caso in cui non ci sono parole, più chiara nel caso delle parole dolci, rossastra nel caso delle parole cattive. Io attendo che arrivi una giustificazione di tipo emozionale, figurativa, una qualche altra spiegazione e invece niente si procede mostrando immagini che rappresentano come l'acqua congelata e sposta la musica di Mozart, formi cristalli diversi dall'acqua congelata ed esposta la musica di John Lennon. E già, Francesco ci ha detto di essere uscito abbastanza per plesso, per lo meno da cosa ha visto, però a casa poi parlando con i figli, ha capito che quello era un laboratorio di scienze e quindi ci dice ancora per quello che ne sapevano l'esperimento presentava una verità scientifica, se lo ha stato fatto in laboratorio. Quindi a questo punto, Francesco ha cercato online un po' di informazioni su quello che aveva visto e ha scoperto che la storia dell'acqua di Masaro e Motto circola in un certo ambiente che legato poi allo mio patia, ma addirittura la pagina della società multisservizia per tecipata che ci stisce l'acqua e doto della città in cui vive dedica un articolo a quel tema e sembra anche abbastanza seriamente. Quindi si chiede Francesco, ma sbaglio io, lo si cuoio Francesco. No, allora non sbaglia, Francesco, anzi lo ringraziamo per il racconto che ci permette di ripercorre la storia un po' pazerella di come si è pensato che l'acqua potesse avere e conservare una memoria. E' tutta origine nel 1988 da un biochimico Francesco che si chiamava Jacques Banvenista, che era uno di quegli scienziati con un ottimo curriculum, era direttore di una sezione dell'inzerma, che è una delle maggiori istituzioni scientifiche e della Francia. E in quel anno, quindi nel 1988, Benvenista aveva pubblicato sulla rivista Nature, che lo ricordiamo, è una delle riviste scientifiche più prestigioso dal mondo, ve la citiamo anche spesso, aveva pubblicato uno studio che si intitolava in questo modo. De granulazione dei basofi gli umani indotta da una soluzione altamente diluita dell'anti-corpo anti-IG e pensa che roba. In questo studio, l'ho scienzato francese, partiva da una soluzione di anticorpi di spersina. Acqua prendeva un pochino di questa soluzione e la metteva in una nuova fialetta, aggiungeva dell'acqua pura e agitava. Poi prendeva un po' di questa soluzione già diluita, la trasferiva in una nuova fialetta, aggiungeva acqua pura e agitava. Ha fatto questo passaggio talmente tante volte da arrivare alla fine ad avere una fialetta di acqua pura, non c'era più neanche un anticorpo li dentro. Questa acqua che ricordiamo era solo acqua, somministrata ai basofili che sono un tipo di globuli bianchi generava comunque una reazione, come se gli anticorpi ci fossero ancora. Questa tesi, un po' di lacca, di bianvenist era che l'acqua avesse conservato una certa memoria di quello che aveva incontrato in precedenza. Era una scoperta abbastanza sconvolgente che riuscita poi a superare anche le barriere della cosiddetta più review, cioè la revisione tra pari dei lavori scientifici che è quel processo appunto che viene fatto prima della pubblicazione di uno studio quando viene valutato da altri scienziati. Ma proprio perché era così sconvolgente il direttore della rivista John Medox, che era un volpone e quindi non voleva far si scappare una cosa potenzialmente rivoluzionaria, ma non voleva nemmeno giocarsi la faccia, aveva aggiunto una nota in fondo alla pagina dove era stato pubblicato l'articolo dicendo basi scientifici per spiegare questo fenomeno non ce ne sono, ma in accordo con il professor bianvenist abbiamo avviato un indagine indipendente e andremo a osservare gli esperimenti direttamente nel suo laboratorio leggere e tabreve i risultati. Quindi l'idea iniziamo a pubblicare perché una cosa pazienza e poi andiamo a vedere se vero diciamo che forse adesso si farebbe un po' meno. Sì, probabilmente sì, però nel dubio che poi invece Science della Rubidici, la pubblico io, a questo punto iniziata la parte di storia che sembra un po' un film perché John Medox si ha portato dietro due personaggi, il biochimico ed esperto di fro di scientifici Walter Stewart e il prestigiatore James Rendy, fondatore dell'associazione sciettica americana che poi ha dato l'idea proprio in quell'anni tra l'altro a Piero Angela per la fondazione del Cicap, quindi il comitato italiano per il controllo dell'affermazione sulle pseudocenze fondata a punto da Piero Angela. Il senso dell'operazione era quello di provare a replicare gli esperimenti fatti dal gruppo di bianvenist però tenendo un occhio attento e quello dei prestigiatori. Ovviamente lo è agli eventuali maneggi che abbiamo ricosi. E nel frattempo bianvenist, che probabilmente si immaginava agli esiti poi di quell'indagine, ha cercato di mettere qualche puntello aggiuntivo e quindi se n'erandata a Strasburgo in Francia a un convenio di Omeopathy, ad annunciare che la sua scoperta finalmente spiegava il funzionamento molecolare dell'Omeopathy che è legato poi non questa cosa della memoria. Lo ricordiamo, i prodotti Omeopathy ci sono prodotti dichiaratamente, talmente, di lui ti da non avere più neanche una molecola di principi attivo, proprio come quelle fialette di bianvenist. Motivo per cui la comunità scientifica è stata fin da subito molto sciettica sulla sua efficacia dal tronde, se non c'è niente, come fa funzionare, e beh bianvenista detto ecco, ve lo spiego io come funziona con la memoria dell'acqua. Magari di Omeopathy ne parliamo un'altra volta. Dagen Nyeo, le puntate di ci vuole una scienza fanno parte dell'offerta per le persone abbonate al post che comprende anche i podcast globo, amare parole, tienimi bordone e morning. Trovate il resto di questa puntata sull'app del post e su www.ilpost.it. E se non avete ancora un abbonamento, beh potete attivarlo andando su abbonati.post.it, così non perderete nemmeno una puntata di ci vuole una scienza e soprattutto daretona mano al post a esistere e a fare molte altre cose per informare meglio. Ci sentiamo di là e come sempre, grazie!
Podcast Summary
Key Points:
Il podcast inizia aggiornando sullo stallo contrattuale al CNR, evidenziando l'incertezza dei ricercatori, incluso un caso di vincitrice di concorso che non può assumere servizio.
L'episodio principale affronta il tema pseudoscientifico della "memoria dell'acqua", partendo dal racconto di un ascoltatore su un esperimento fuorviante in una scuola elementare.
Viene ricostruita l'origine della teoria, attribuita allo scienziato Jacques Benvenista nel 1988, e il successivo scrutinio da parte della rivista Nature, che coinvolse anche un prestigiatore per smascherare eventuali frodi.
Si spiega come questa teoria sia stata erroneamente utilizzata per giustificare l'omeopatia, nonostante la mancanza di basi scientifiche.
Summary:
La puntata inizia con un aggiornamento sulla situazione di stallo al CNR, dove le decisioni legislative bloccano le assunzioni, lasciando i ricercatori in grande incertezza. Il tema principale è poi la pseudoscienza della "memoria dell'acqua". Partendo dall'esperienza di un ascoltatore, Francesco, che ha assistito a un bizzarro "esperimento scientifico" nella scuola di suo figlio, i conduttori ricostruiscono l'origine di questo mito.
Esso risale al 1988, quando il ricercatore Jacques Benvenista pubblicò su Nature uno studio secondo cui l'acqua, anche dopo diluizioni estreme che rimuovevano ogni traccia molecolare di una sostanza, ne conservava un "ricordo" biologico. La rivista, pur pubblicando il lavoro, espresse scetticismo e avviò un'indagine indipendente guidata da un team che includeva un prestigiatore, James Randi, per verificare la correttezza sperimentale. La teoria, priva di fondamento, fu successivamente strumentalizzata per tentare di dare una spiegazione all'omeopatia.
La puntata sottolinea così i pericoli della diffusione di idee pseudoscientifiche, soprattutto quando presentate come verità in contesti educativi.
FAQs
C'è uno stallo al CNR a causa di decisioni non prese, con conseguenze come incertezza per i ricercatori che hanno vinto concorsi ma non sanno quando potranno prendere servizio.
È l'idea che l'acqua possa conservare una memoria di sostanze con cui è entrata in contatto. L'origine risale al 1988 con lo scienziato Jacques Benvenista, che pubblicò uno studio su Nature su soluzioni altamente diluite.
Partendo da una soluzione di anticorpi, Benvenista la diluì ripetutamente in acqua pura fino a non avere più anticorpi. L'acqua pura risultante generava comunque una reazione nei globuli bianchi, come se gli anticorpi fossero ancora presenti.
Il direttore di Nature, John Maddox, pubblicò l'articolo ma con una nota che segnalava l'assenza di basi scientifiche per il fenomeno. Avviò poi un'indagine indipendente con esperti, incluso un prestigiatore, per verificare gli esperimenti.
Benvenista sostenne che la sua scoperta spiegasse il funzionamento dell'omeopatia, poiché i prodotti omeopatici sono altamente diluiti, spesso senza molecole attive, e la 'memoria' dell'acqua giustificherebbe la loro efficacia.
Viene presentato come verità scientifica, ad esempio in laboratori scolastici, dove si mostrano effetti su riso o cristalli di ghiaccio esposti a parole o musica, senza spiegazioni scientifiche valide.
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