La trascrizione analizza le potenziali conseguenze economiche globali del conflitto in Medio Oriente, concentrandosi sul rischio di una crisi energetica e, soprattutto, sulla minaccia alla sicurezza alimentare derivante da un'interruzione delle forniture di fertilizzanti. Lo Stretto di Hormuz è un collo di bottiglia cruciale per il commercio di gas naturale e dei fertilizzanti da esso derivati. Una sua chiusura potrebbe bloccare le esportazioni da Qatar ed Emirati Arabi, da cui molti paesi, inclusi India, Cina e diverse nazioni africane già vulnerabili, dipendono fortemente. Ciò causerebbe carenze di fertilizzanti, riducendo la produttività agricola e innescando una spirale di prezzi più alti e minore produzione. A differenza dello shock del 2022, legato ai prezzi dell'energia e ai cereali ucraini, l'attuale crisi colpisce direttamente un input produttivo fondamentale. Paradossalmente, l'Iran potrebbe trarre vantaggio dalla situazione, imponendo pedaggi per il transito nello stretto e ottenendo così ingenti risorse finanziarie, rafforzando il suo regime. L'incertezza economica è elevata, ma gli effetti a lungo termine di questa crisi potrebbero rivelarsi più profondi e destabilizzanti delle previsioni attuali.
E' una cosa che vi ho bisogno di averla direttamente di più costruzione di farmerze, per le costruire le carattiche, ho già faccizionato il carattore. Revoluzion. Il mondo cambia ogni giorno. Di Stefano Feltree, un podcast e un programma di RAERA di Utrecht. Prima è chiaro che da un'altra ampie non è una fonte affidabile per capire quali sono gli sviluppi che dobbiamo aspettarci in Iran. Ora promette distensione trattative e ora minaccia di colpire le infrastrature energetiche peggiorando la crisi in corso ora apponda la l'invasione di terra con migliaia di soldati che sarebbero comunque troppo pochi per un paese da 90 milioni di abitanti. Dunque è l'unica cosa che ha senso fare per ragionare su quanto ci attende a analizzare la dinamica della possibile evoluzione delle conseguenze economiche di una guerra che dopo tra settimane di combattimenti. Non possiamo più classificare come breve, anche se dovessi finire domani, comunque sarebbe una guerra già di una durata sufficiente a cambiare le cose in modo quasi permanente. La stima del loxe per il pirle l'Italia è di una crescita dello 0,4% del pirla con petroglio a 100$ e uno scioc sui prezzi che si riassorpe in 6 mesi. A chi sa se queste variabili sono cuorenti con quello che avremmo davanti con lo che succederano nei prossimi settimani. Non lo saveramente nessuno, in fact ogni istruito di previsione, ha risultati diversi perché basta cambiare una virgola in queste tante variabili, imprevedibili e il risultato finale cambia molto. Questi in congruente tra i previsori sono il sintomo dell'alta incertezza osserva l'economista Sergio Denardis nella newsletter in più. E' in effetti l'indicatore che misura l'incertezza sui mercati, il cosiddetto indice della Paura VIX, è sopre 30 punti, un drastico aumento, ma comunque molto lontano rispetto ai picchi di 60 circa 60 punti che raggiungeva nei giorni iniziali della guerra del 2022 con l'invasione dell'Ukraine. Ecco il parallelo con l'acrisi energetica di 5 anni fa serve sempre un po' a ridimensionare l'acrisi di oggi. E' in centra l'Europa, ha un indice dell'Energia che è una media ponderata di quelli di gas e petroleo e anche nell'ocinario peggiore tra quelle che l'ABC considerano nelle sue previsioni e con un aumento sostenuto duraturo del greggio e dei suoi derivati per la chiusura dell'ostretto di Ormuzaco, comunque quell'indice arriverrebbe a poco più della metà del livello del 2022. Secondo l'ABC è l'ocinario peggiore quello di una crisi relativamente rapida che è una implicazione duratura come quella dell'Ukraine, quando l'intera Europa si trovo praticamente una giornal all'altro dove il cambiare formidone del gas, ma ci sono dei potenziali problemi che possono derivare dai cosiddetti effetti non lineari di secondo grato, cioè rincari e scarcità di alcuni beni primari che possono creare dei colli di bottiglia nelle cattene di forritura che possono avere la lunga conseguenze veramente molto serie. Un conto infatti è pagare un po' di più l'energia, la benzina, il gasolio, un altro è trovarsi completamente spruvvisti di prodotti essenziali qualunque sia il prezzo che siamo disposti a pagare. Il settore in cui potrebbero materializzarsi questi effetti non lineari è quello dei fertilizzanti. Ne ha scritto direcente anche l'economista preme Nobel Paul Krugman, che nella sua newsletter scrive questo. Il motivo per cui stiamo importando fertilizzanti soprattutto dal Qatar e che questi fertilizzanti in particolare l'Urea e altri prodotti sono realizzati a partire dal gas naturale. Il gas naturale può essere sportato, infatti lo è, in grandi quantità, dal colfo persico, o almeno lo era prima dell'inizio di questa guerra. Si tratta però di un processo costoso, il gas deve essere super raffreddato, li que fatto e trasportato tramine terminal e navi specializzate. Certo, una procedura fattibile ed è diventata accruciale per una larga parte del mondo scrive Paul Krugman. Ma c'è anche un'altra possibilità. Il gas naturale disponibile nell'area del colfo può essere trasformato direttamente infertirizzanti, che sono molto più facili ad trasportare. Per questo una quota rilevante di fertilizzanti globali proviene proprio la quella regione in condizio in normali, viene sperita attraverso lo stretto di hormones. La primavera è in molte parti del clobo la stagione della semina, soprattutto nelle misferonorde. Dopo la semina serve a avere i fertilizzanti e se questi non ci sono, gli agricoltori di solito si cautela in una delle oscillazioni di prezzo con acquistia lungo termine e contratti derivati che sterilizzano appunto le fluttuazioni, quindi sono abbastanza sicuri di potersi permettere di comprarli e hanno dei contratti che li protegcono. Ma se quando arriva al momento di eseguire il contrato, il fertilizzante non c'è perché non è partito da hormones, beh il contrato serve molto poco. Se i fertilizzanti poi arrivano anche con solo 3 mesi di ritardo, il danno può essere gigantesco perché la matura non si ferma, le stagioni passano e quindi se il ciclo vitale della pianta richiede che il terreno venca fertilizzato, per esempio, immagio e fertilizzante arriva a ottobre, beh non serve più a niente. Quindi la produttività sarà molto più bassa e al momento del raccolto ci sarà meno produzione. Il Chiel Institute, che è un zin-tech che si occupa di economia geopolitica, scrive che alcuni prodotti semplicemente non hanno alternative possibili, quindi se sono bloccati a hormones non c'è molto che si può fare. La produzione petroclimica del Qatar scrive il Chiel Institute richiede decenni di investimenti infrastrutturali. Il ruolo degli Emirati Arabi Uniti come AB per il commercio di diamanti e oro si basa su eccosistemi regolatori e logistici che non possono essere replicati da loggi al domani. Si alliran che il Qatar poi appunto ospita alcuni tra i principali siti al mondo per la trasformazione di gas naturale, infertilizzanti, per ottenere a punti prodotti che servono a rendere più produttivo il terreno e a sfamare miliardi di persone. Anche per quanto riguarda i fertilizanti il confronto col 2022 può portare a conclusioni sbagliate. Quattro anni fa lo shock sulla agricoltura era arrivato dai prezze dell'energia in Europa e dalla mancanza delle esportazioni di Mice, Flumento e Oli, di Giro Sole, che di solito arrivano dall'Ukraine, che è così importante per i cereali da essere stata nota per secoli come il garnaglio di Europa. Oggi l'impatto della crisi è molto diverso, i ricchi paesi del golf sono importatori importanti di prodotti agricoli che non riescono a coltivare per le temperature e per le condizioni del suolo, ma sono esportatori cruciali di fertilizzanti che ha staturale di quefatto o alterche di petrolio. E quindi come osserva la FAO, che è l'agensia dell'ONU che si occupa di Cibo, l'attuale conflito nella regione del golfo sta generando uno shock di entità simile a quella del 2022, forse per fino maggiore sia sui mercati dell'energia che sono quelle dei fertilizzanti, suttavia le dinamiche del mercato alimentare risultano invertite. Paesi agricoli di rilevanza globale come il brasilio oggi si ritrovano con una eccedenza di Cibo da esportare, perché la domanda è diminuita a causa della guerra. Ma hanno anche rischio di una carenza di fertilizzanti, decisivi per i prossimi raccolti, due fattori che potrebbero spingere la ridore la produzione, con ripercussioni per tutti il resto del mondo. India e China dipenda un dal golfo per circa 20% della loro fabilizione di fertilizzanti e il Pakistan attinge praticamente tutto il gastro naturale di quefatto che consuma dal catar e degli Emirati Arabi. Poi ci sono paesi africani che già sono poveri e tormentati, privilio in economie industriale, praticamente vicine alla subsistenza che sono completamente dipendenti dal golfo per i fertilizzanti, il Sudan che già hanno aguario a civile sanguinosa, importa 54% dei sui fertilizzanti dal golf, il Kenya il 40% e a sua volta il Kenya importa anche il 90% del grano che consuma, dunque è sposto sia dalato dei fertilizzanti, quindi sia dalato della materia prima sia dalato del prodotto finito e negli cultura. E questi non sono neppure paesi più arischio, secondo l'analisi della fa, è il Bangladesh, paesi critico un paese che ha appunto una poverta gigantesca e che dipende per il 53,3% dei suoi fertilizzanti dal golfo e che usa ben 170 kg di azoto per ettero, quindi porta molti fertilizzanti dal golfo e abuso in di tanto fertilizzante per le sue coltivazioni. Anche la Thailandia usa molti fertilizzanti, 120 kg di azoto per ettero e dipende dal golfo per il 35% quello che può succedere insomma a verte la fa, è che paesi già molto poveri si trovano da avere costi dell'energia più alti e non avere i fertilizzanti necessari quando serve per sostenere la produttività dei terreni, il risultato che gli agricoltori si impoveriranno produrano meno e dovranno vendere a prezzi più alti, anche perché ovviamente su un mercato ci sono pochi fertilizzanti, chi ricomplerea mai ovviamente i paesi ricchi. L'unica speranza sembra essere che la guerra finisca presto che tutto torni alla normalità, ma quale normalità? Perché più passano i giorni, più diventa evidente che le cose non torneranno exattamente come erano il 27 febbraio prima dell'attacco di Stati Uniti israeli all'Iran, perché come osserva Gideon Rakhman sul Financial Times è già chiaro che l'Iran potrebbe addirittura uscita rafforzato al conflitto, ha dimostrato che può attuare la minaccia di soffocare l'economia mondiale chiudendo lo stretto di Hormuz, e che può anche aprirlo quando serve a seconda della convenienza politica ed economica. Infatti, a quanto risulta il momento di ranchiede due milioni di dollari di pedaggio, ciascuna nave che attraversa lo stretto, ovviamente è navi solo di paesi amici, come per esempio quelle dell'India, po' ne ha omaggiate, diciamo alcune agli Stati Uniti come segno di disponibilità alternativa. E' sobba si fa presto fare il calcolo se sono due milioni di pedaggio al giorno, però ogni nave con 50 navi che passano ogni giorno per 30 giorni al Mese in Media, potenzialmente fanno 3 miliardi di dollari al Mese di Entrat, 36 miliardi, all'anno una cifra gigantesca per un Paese come l'Iran,
che ha un jetito fiscale di 14 miliardi di dollari all'anno pagati per altre una valuta che tende a svalutarsi molto come il real. Insomma, come la crisi del 2022, meno nel breve periodo, ha riempito le casse della Russia, grazie allaumento del prezzo di gas e petroolio, così l'attacco degli Stati Uniti israeli al Iran potrebbe tradursi una fonte rigecito imprevista per la gonizzante regime, tegli aiato all'assero, si riuscira a survivere abbastanza lungo. Un jetito che deriva da una tassa sull'economia globale, particolare a punto su petroolio, gas e fertilizzanti che da uno per forza transitare da Ormots. I sommedagni a lungo termine dell'attacco di trampe, delle premie israeliano Benjamin Netanyau, potrebbero rivelarsi molto maggiore di quanto oggi viene previsto estimato. Scriveteci sempre a Revolution, che ho ciò a Rai.it e nei prossimi giorni parleremo delle vostre mail. Revolution è un podcast e un programma di Rai Radio 3. Seguiteci su Rai Play Sound e sulle altre piattaforme.
Podcast Summary
Key Points:
Il conflitto in Medio Oriente rischia di provocare una crisi economica globale, con particolare impatto sui mercati energetici e dei fertilizzanti.
La chiusura dello Stretto di Hormuz potrebbe interrompere le catene di approvvigionamento dei fertilizzanti, essenziali per l'agricoltura mondiale, con effetti non lineari e potenzialmente devastanti sui raccolti, specialmente nei paesi più poveri.
L'Iran potrebbe uscire rafforzato dal conflitto, trasformando il controllo dello stretto in una fonte di ingenti entrate economiche e leva geopolitica.
Le previsioni economiche sono altamente incerte e le dinamiche attuali differiscono dalla crisi del 2022, con possibili ripercussioni più gravi e durature.
Summary:
La trascrizione analizza le potenziali conseguenze economiche globali del conflitto in Medio Oriente, concentrandosi sul rischio di una crisi energetica e, soprattutto, sulla minaccia alla sicurezza alimentare derivante da un'interruzione delle forniture di fertilizzanti. Lo Stretto di Hormuz è un collo di bottiglia cruciale per il commercio di gas naturale e dei fertilizzanti da esso derivati. Una sua chiusura potrebbe bloccare le esportazioni da Qatar ed Emirati Arabi, da cui molti paesi, inclusi India, Cina e diverse nazioni africane già vulnerabili, dipendono fortemente.
Ciò causerebbe carenze di fertilizzanti, riducendo la produttività agricola e innescando una spirale di prezzi più alti e minore produzione. A differenza dello shock del 2022, legato ai prezzi dell'energia e ai cereali ucraini, l'attuale crisi colpisce direttamente un input produttivo fondamentale. Paradossalmente, l'Iran potrebbe trarre vantaggio dalla situazione, imponendo pedaggi per il transito nello stretto e ottenendo così ingenti risorse finanziarie, rafforzando il suo regime.
L'incertezza economica è elevata, ma gli effetti a lungo termine di questa crisi potrebbero rivelarsi più profondi e destabilizzanti delle previsioni attuali.
FAQs
La guerra potrebbe causare una crescita limitata del PIL italiano (0,4% con petrolio a 100$), inflazione temporanea e incertezza sui mercati, con effetti duraturi anche se il conflitto terminasse rapidamente.
L'incertezza è misurata dall'indice VIX, noto come 'indice della paura', che attualmente supera i 30 punti, un aumento drastico ma inferiore ai picchi di 60 punti raggiunti durante l'invasione dell'Ucraina nel 2022.
La chiusura dello stretto di Hormuz potrebbe bloccare le esportazioni di fertilizzanti dal Golfo, essenziali per l'agricoltura globale, causando carenze, ritardi nella semina e riduzione della produttività dei raccolti.
Paesi come Sudan, Kenya, Bangladesh e Thailandia dipendono fortemente dal Golfo per i fertilizzanti, rischiando crisi agricole e aumento della povertà a causa di costi energetici più alti e scarsità di input essenziali.
Secondo l'ABC, anche nello scenario peggiore, l'indice europeo dell'energia raggiungerebbe circa la metà del livello del 2022, ma gli effetti non lineari (come carenze di beni primari) potrebbero essere più gravi e duraturi.
L'Iran potrebbe rafforzarsi economicamente imponendo pedaggi fino a 2 milioni di dollari per nave che attraversa lo stretto di Hormuz, generando entrate significative e dimostrando la capacità di influenzare l'economia globale.
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