La trascrizione racconta l'inizio della famosa vicenda della "Bestia del Gévaudan", che terrorizzò la Francia meridionale a partire dal giugno 1764. La prima vittima accertata fu la quattordicenne Jeanne Boulet, trovata orribilmente mutilata. Ne seguirono decine di altri attacchi mortali, principalmente contro pastori e bambini. Le descrizioni dei sopravvissuti parlavano di una creatura enorme, atipica, con caratteristiche miste tra vari animali. La gravità degli eventi spinse il re Luigi XV a inviare sul posto prima i dragoni del capitano Duhamel e poi famosi cacciatori di lupi, come i de Neval e infine François Antoine, il gran lupicida del regno. Nonostante battute di caccia imponenti, che coinvolgevano migliaia di uomini, tutti gli sforzi risultarono vani. La bestia sembrava inafferrabile, cambiando zona e sfuggendo sistematicamente agli inseguitori. La vicenda, documentata da atti ufficiali, lettere e giornali dell'epoca, generò un panico nazionale e un mistero che, per la sua persistenza e la natura inspiegabile degli attacchi, fece persino ipotizzare origini soprannaturali o esotiche della creatura, senza che una soluzione definitiva fosse trovata in questa fase iniziale della storia.
30 giugno 1764 siamo a gevaudan, un piccolo paesino della Francia meridionale.
In mezzo a un campo viene trovata morta la ragazzina quattordicenne, Jean Boudet, Orribilmente sfigurata.
Ma questa sarà solo la prima di una lunga serie di morti violente, più di un centinaio per tre anni.
Un mostro terrorizzò gli abitanti di gevaudan, sfuggendo inspiegabilmente ad una caccia senza precedenti.
I fatti.
Erano talmente gravi che addirittura Re Luigi quindicesimo inviò le sue truppe per stanare il responsabile di quelle morti.
Sforzi inutili, forse perché quegli uomini non sapevano nemmeno chi o cosa cercare.
Una bestia feroce, un serial killer?
Oppure è il diavolo in persone casi come questi appartengono a un passato solo apparentemente lontano.
Di loro e dei loro responsabili esistono ancora tracce e testimonianze che sono a nostra disposizione.
Antichi libri, giornali, resoconti di polizia, punti su carta, ingiallita, sembrano antiche biblioteche del crimine.
Vi metterò a disposizione testimonianze storiche, libri e documenti che rappresentano le fonti dirette dei casi che ascolterete, così da fornirvi il materiale non solo per una maggior comprensione dei fatti, ma anche chi sa per una loro nuova interpretazione.
Prima di cominciare, mi raccomando, seguite il canale e attivate la campanellina così da essere informati non appena verranno pubblicati i video che ogni settimana si aggiungeranno ai Criminal Archives.
Io sono Luca cena e sto per aprirvi le porte dei Criminal Archives.
Su un antico atto di sepoltura conservato nell'archive d'apartments de l'ardèche si legge una nota manoscritta che dice.
L'anno 1764, il 1 luglio, è stata interrata a Jean Boule, senza sacramenti, uccisa dalla bestia feroce, testimoni vigé e rebaud.
E la prima testimonianza accertata della storia che sconvolse la Francia nel diciottesimo secolo.
Jean Boule fu la prima vittima e dopo di lei se ne conteranno altre 113.
Sono venuto a conoscenza di questa storia quasi per caso.
Sfogliando quello che è stato per molti anni la rivista per ragazzi più popolari in Italia, il Corriere dei piccoli, sul numero 27 del 6 luglio 1969 appare la storia a fumetti intitolata La bestia di Giovedan.
Nonostante sia un fumetto per ragazzi, le vicende narrate mi sono immediatamente sembrate inquietanti.
Mi sono incuriosito e ho scoperto la storia della bestia.
Gli scritti prodotti negli ultimi anni su questa vicenda sono moltissimi.
Ma tutti si basano su una sola fonte.
Il primo ampio studio storico fu quello dell'abate Pierre Courchet, gli spar de Labete du jovedan, pubblicato la prima volta nel 1889.
L'autore ha ricercato e copiato tutti i documenti trovati nei registri pubblici.
Ha raccolto tutta la tradizione orale, all'epoca ancora ricca, dato che il suo libro è stato pubblicato solo un centinaio di anni dopo i fatti.
Questo libro è consultabile gratuitamente.
E così, come per tutte le altre fonti che mi hanno aiutato per questa ricerca, troverete il link nella descrizione.
Il libro dell'abate comincia così, comporre la storia della bestia del Jovedan in modo accurato non è stato facile.
In primo luogo, la sua natura è rimasta pressoché sconosciuta.
E se ha vissuto il che è probabile.
Solo di omicidi e carneficine.
La sua astuzia e agilità, favorite da circostanze sfortunate, hanno così tanto servito la sua ferocia che è impossibile seguirle in tutte le sue devastazioni.
Ha persino saputo nasconderne un grandissimo numero, facendosi accompagnare nelle sue avventure, ed è molto probabile che i suoi compagni abbiano spesso pagato con la morte.
Per lei la sua ferocia aveva la particolarità di gettare sul suo passaggio una costernazione, un terrore tali.
Che è impossibile negare che non fosse altro che un flagello di Dio.
Il mondo intero si è occupato di lei e ha sempre ignorato cosa fosse e quale fosse l'estensione e l'immensità delle sue carneficine.
Così l'abate introduce l'immenso lavoro che ha fatto per la ricostruzione della storia che sto per raccontarvi e che comincia il 30 giugno 1764 vicino al piccolo villaggio di le Zubac, nei pressi di langogne, sud della Francia.
Jean Bouler era una ragazzina di 14 anni.
Ogni giorno Jean portava alcune mucche al pascolo nella zona montuosa del vivere.
La bambina trascorreva lassù le sue giornate, contribuendo al sostentamento quindi della sua famiglia poverissima, così come tanti altri figli di allevatori.
L'allevamento era un'attività fondamentale che favoriva un indotto enorme, dalle classi più povere a quelle più agiate dei proprietari terrieri.
Quella sera d'estate del 1764 i genitori.
Non videro rincasare la propria figlia, passarono l'intera notte a cercarla fra i pascoli insieme a conoscenti e amici.
La trovarono il giorno dopo.
Il corpo della ragazzina riportava ferite talmente profonde da renderla difficile da identificare e di lei mancavano alcune parti.
Quando la notizia si sparse, tutti pensarono a chi potesse essere l'assassino.
Le ipotesi furono immediatamente 2 1, spietato e crudele killer oppure un feroce animale dei boschi.
Alcuni abitanti del piccolo paese si ricordavano che poco tempo prima una ragazza era stata attaccata in una località proprio a nord di Saint Etienne.
Una pastorella di 8 anni che aveva portato il pascolo le mucche nella foresta di San Fleur de Merquat, era stata aggredita da una grossa belva sbucata all'improvviso dal bosco.
Fortunatamente le mucche che stava conducendo al pascolo contrattaccarono difendendo se stesse e la loro padrona che venne istintivamente considerata in quel frangente.
Alla pari di un vitello che le mucche avrebbero difeso a costo della loro vita.
La pastorella raccontò sotto shock l'episodio, precisando di essere stata assalita non da un animale qualsiasi, ma da un'enorme belva dal pelo molto folto e rossiccio e dalle zampe dotate di lunghi artigli.
Disse che la belva era grande come una vacca, con un torace molto largo, la testa enorme, orecchie di vite e Corte.
Il muso lungo la coda era lunga e insolitamente sottile.
Sulla groppa aveva una striscia nera che andava dalla cima della testa fino alla punta della coda.
Quella bambina era viva per miracolo e forse quella belva era la stessa che in meno di un mese dopo uccise e divorò Jean Baulais.
Il 6 agosto ci fu la seconda vittima accertata, marien hebral.
L'attacco avvenne in pieno giorno, appena fuori dall'abitato, ma nessuno si accorse di nulla.
I resti della bambina furono sepolti il giorno dopo.
E l'atto di morte stilato dal curato Dufayet dice, l'anno 1764, il 7 agosto davanti a noi è stata inumata mariane Lebard di Collier che ieri ebbe la disgrazia di essere strangolata e divorata in parte da una bestia feroce che si è stabilita e che circola nel paese da alcuni mesi.
Questo incidente fu onesto all'umanità, arrivò in pieno giorno, alle porte del villaggio.
Non passò nemmeno un giorno che ci fu la terza vittima accertata.
L'otto agosto una ragazza di 15 anni fu attaccata intorno alle 05:00 PM mentre si trovava con le sue pecore sul pendio erboso di un Vallone.
Il gregge scappò e venne notato da tre taglialegna che si trovavano poco più in là, sul versante opposto.
Questi accorsero subito e alla loro vista la belva scappò.
In quegli stessi giorni squadre di gendarmi e contadini si misero alla ricerca dell'animale, ma senza risultati.
Nel frattempo i sindaci e la gendarmeria dei paesi attorno ai luoghi degli attacchi cominciarono ad allertare ufficialmente la popolazione, esortandola quindi a una maggior cautela, si vietò di mandare bambini e ragazze da soli al pascolo con gli armamenti e si raccomandò ai cacciatori autorizzati di cercare di abbattere la belva, certi di ottenere dalle autorità una lauta ricompensa.
Il 25 agosto dello stesso anno vi fu la quarta vittima.
Un quindicenne, anche lui pastore, venne sbranato da una bestia mentre portava le vacche al pascolo.
L'attacco avvenne nella stessa zona.
L'animale si stava stanziando.
Le drammatiche testimonianze raccolte fino a quel momento dall'autorità facevano pensare a un unico e ben determinato esemplare.
Bisognava intervenire drasticamente.
Arrivarono quindi i Dragoni di Duhamel.
Intuendo la gravità dei fatti, il governatore ordinò al trentaquattrenne capitano maggiore Jean Duhamel, comandante dei Dragoni dei volontari di Clermont, di intervenire.
I Dragoni al suo comando erano truppe leggere, appartenenti alla fanteria, si muovevano a cavallo e combattevano a piedi.
Erano composti da quattro compagnie per un totale di 110 uomini.
Johamel iniziò a dare la caccia alla belva, ma fu subito evidente un problema.
La divisione era quartierata nella caserma di Langogne e quindi distante 40 50 km dalla zona in cui agiva la bestia.
I tempi di intervento quindi erano eccessivi, così come la possibilità di efficienti perlustrazioni.
Nel settembre del 1764 la situazione era ormai grave.
Lo notiamo da una lettera scritta il 27 settembre dalla rappresentante del territorio e inviata all'Intendente della Lang Doc da più di sei mesi.
Una bestia feroce che vaga nelle nostre montagne del vivere vicine a quelle dello Jordan ha fatto provare gli abitanti di questo Cantone.
L'effetto della sua voracità sono appena stato informato da lettere che mi annunciano che in breve tempo 9 persone sono state divorate da questo animale terribile.
Si impone.
Di far pubblicare l'avviso che si daranno 200 Fr di gratifica a colui che ucciderà e riporterà il corpo di questo animale terribile e che per questo motivo si chiede un permesso generale per gli abitanti di questo Cantone di potersi riunire in armi per cacciare questa bestia.
Da questa lettera sappiamo che a fine settembre del 1764 le vittime erano ormai 9.
Quando lo stesso Re Luigi, quindicesimo, dichiarò pubblicamente che la vicenda doveva essere risolta e al più presto anche i nobili e i proprietari terrieri si resero disponibili ad occuparsi della faccenda, uno di loro, in particolare, il Conte Moranger, si occupò di ingaggiare un gruppo di spietati cacciatori provenienti da mend.
In una lettera che il Conte invia il 25 ottobre al responsabile territoriale si legge, il signor Mercier è arrivato qui ieri sera.
Con la sua truppa di cacciatori.
Non dovete dubitare che non faccia tutto il possibile per liberare il paese dal mostro che l'affligge.
Se la saggezza, l'intelligenza e l'attività delle precauzioni che prendete non riusciranno a far uccidere questo pericoloso animale, o almeno a cacciarlo da questo paese, credo che i signori Commissari saranno alla fine obbligati a chiedere delle truppe per distruggerlo. 200 uomini basterebbero.
E certo che in un mese, o forse fin dalla prima caccia che farebbero queste truppe, si sarebbe distrutto questo mostro.
I cacciatori inviati nella zona dovevano essere tipi dai metodi poco raffinati e cominciarono maldestramente a spargere Bocconi di carne avvelenati con la stricnina.
Sicuramente uccisero un certo numero di Lupi, ma soprattutto cani alleati preziosissimi degli allevatori.
Giunsero reclami direttamente all'Intendente della Lang Doc.
E leggiamo in una sua lettera, ho approvato la generale precauzione che si è preso per moltiplicare il numero dei cacciatori nei boschi, ma ho biasimato la distribuzione che si era fatta in differenti luoghi, di pezzi di carne avvelenati con la noce vomitativa non solo a causa della mortalità che ne può risultare per i cani e di altri animali, ma a causa delle malattie pericolose che potrebbero derivare.
Ma nonostante gli sforzi, le battute di caccia continuavano a non portare risultati.
Oltre a ciò, si continuava a non avere un'idea precisa di che cosa fosse veramente la bestia, un nobile di marvewa.
In una lettera scritta il 2 novembre ad un'altro gentiluomo di Neem scrisse, La bestia selvatica che sparge da un mese e mezzo in tutto il giovedano.
Il più grande terrore è così leggera nella corsa che si mostra nella stessa giornata a distanze immense e riappare poi nel luogo da cui era partita, cosa che al principio ci ha fatto temere che ce ne fossero parecchie.
Questa bestia ha la testa larga.
Molto grossa, allungata come quella di un vitello e che finisce in un muso di levriere, il però rossastro rigato di nero sulla schiena.
Il petto è largo, le gambe davanti un poco basse, la coda estremamente larga, folta, lunga, insegue balzando con le orecchie dritte.
Quando caccia si corica sulla terra e striscia, la sua taglia è più alta di quella di un grande lupo.
Ridereste, sentendo tutto ciò che si dice su di essa che fiuta il tabacco, parla.
Diventa invisibile.
Ogni contadino, ogni donna, ogni uomo inventa la sua storia.
Quando arrivò l'inverno del 1764 le vittime erano già decine e le battute continuavano a non dare i frutti sperati.
Il problema principale era la neve e chi ne soffriva di più era proprio due ML con i suoi Dragoni.
Nel frattempo la bestia aveva cambiato area, allarmata dai cavalieri, dai cani in perlustrazione.
Spostandosi leggermente verso nord ovest i primi giorni di novembre, Laphone scrisse un rapporto ai suoi superiori.
Leggendo la pare evidente la situazione grave e sconfortante.
La popolazione della campagna è così spaventata che non osa mettersi in viaggio se non in gruppi.
Credo che sarà molto difficile eliminare la bestia se non si adopera il soccorso delle truppe.
Queste però sono alangogne molto lontane dai luoghi in cui si fa vedere.
Nel tragitto ci sono altre montagne dove le truppe si trovano bloccate dalle nevi.
La bestia è ben più grossa di un lupo al Muso, che si avvicina per forma e grandezza a quella di un vitello.
Il pelo è molto lungo, può darsi che la lunghezza del pelo sia un ostacolo ai colpi di fucile e che essi non vi penetrino che difficilmente agli inizi di novembre dohamel giunse a Saint Chélly dapche, dove avrebbero trasferito la propria base per favorire le operazioni.
Dal 20 al 27 novembre i Dragoni si organizzarono in 8 imponenti battute di caccia con l'appoggio delle autorità e dei nobili locali.
Il terreno venne studiato e gli uomini dispiegati come se si trattasse di una battaglia.
Un piano sicuramente ben studiato e molto ordinato, con l'intento di bonificare le zone battute e costringere l'animale in un angolo.
Ma quale angolo?
La strategia era data infatti ad un nemico numeroso e sedentario, l'esatto opposto della bestia che, solitaria, si spostava continuamente in base agli spostamenti dei suoi inseguitori.
Intanto le vittime aumentavano.
Il 25 novembre una donna, abitante del paesino di Buffreiet, a pochi chilometri da dove erano stanziati i Dragoni, venne ritrovata dilaniata dai Morsi dell'animale.
Duhamel nella sua relazione ai superiori scrive.
Il cranio, sia all'interno che all'esterno, è come se fosse stato tagliato con un attrezzo.
A giudicare dai segni lasciati dai denti, questa belva deve avere mascelle terribili e denti molto forti, perché questa testa è stata divisa nello stesso modo in cui un uomo che schiaccia una nocciola tra i denti.
Il 16 novembre il Corrier d'Avignon, la testata che aveva sede più di 100 km di distanza, pubblicò il primo articolo riferito agli attacchi.
E lo stesso fece la Gazette de Cologne, ipotizzando tra l'altro che la bestia in verità fosse una iena fuggita dal serraglio del re di Sardegna e che quindi provenisse dall'Italia.
Anche la Chiesa non si sottraeva alla caccia, infatti, verso la fine di dicembre, l'arcivescovo di Narbon Indisse un'assemblea della diocesi proponendo di aumentare la taglia sull'animale, che quindi venne fissata a 1.000 Fr.
Una cifra enorme per l'epoca.
La bestia aveva ucciso, nei sei mesi successivi al primo caso accertato, 26 persone e non accennava a fermarsi.
Io invece mi fermo solo un attimo per ricordarvi di iscrivervi al canale, di attivare la campanellina per non perdere i prossimi video.
Il 1765 cominciò nel peggiore dei modi, la bestia non dava sosta.
A fine gennaio il conto delle vittime accertate erano 42.
La ricompensa per l'uccisione del lupo era salita a 9.400 Fr e considerate che un cavallo di pregio all'epoca costava circa 100 Fr.
La vita della bestia era valutata come 94 cavalli di razza.
Re Luigi quindicesimo decise di intervenire con maggior vigore nei primi giorni di Febbraio, l'intendente del Louvergn Bernard bellanvillier fece stampare e affiggere il seguente manifesto in tutto il territorio di sua competenza e lo stesso fecero gli intendenti di altre province interessate.
Vale la pena leggerlo.
Le crudeltà esercitate in diversi luoghi della provincia dell'Uerne da una bestia feroce che non smette di fare delle frequenti incursioni e di lasciare ovunque passi tracce insanguinate della sua voracità, ha commosso e toccato il cuore compassionevole della Sua Maestà.
Mi ha ordinato perciò di annunciare una gratifica di 6.000 Fr in favore di quello o di quelli che perverranno e distruggeranno questo crudele animale.
Crediamo non poter dispensarci dall'indicare i mezzi necessari per giungere alla sua distruzione.
Articolo 1 1.
Numero sufficiente di abitanti delle parrocchie saranno tenuti a portarsi nei luoghi che saranno indicati loro per dare aiuto nella caccia dell'animale.
Articolo due, questi abitanti saranno armati di baionette e fucili, altri di sciabole.
Articolo tre.
Ordiniamo che nei villaggi più esposti siano posti due uomini armati per combattere la bestia, l 11 Febbraio del 1765 fu organizzata la più imponente battuta di caccia mai vista fino ad allora.
L'operazione venne organizzata in stile militare, con l'intervento di esperti cacciatori di Lupi provenienti da diverse zone e con lo studio approfondito del territorio.
C'erano mute di cani, centinaia di cavalieri.
E 20.000 battitori a piedi.
Il risultato di quella lunga ed estenuante giornata fu sconfortante, un solo lupo venne intercettato e ucciso, e certamente non era quello che tutti stavano cercando.
I cacciatori cominciavano a perdere le speranze e tra le fila dei battitori lo scoraggiamento era evidente.
Verso metà Febbraio re Luigi quindicesimo, inviò nello giovedano un famoso cacciatore di Lupi, un vecchio gentiluomo normanno, Jean Charad de neval.
Accompagnato da suo figlio Jean Francois, militare di professione.
È probabile che all'arrivo dei deneval la popolazione trasse un sospiro di sollievo, vista la loro fama, ma è altrettanto probabile che due hamel e i Dragoni fossero tutt'altro che contenti.
L'invio da parte del re di un personaggio così noto all'epoca significava che il rapporto di fiducia con le truppe ed il loro comandante cominciava a indebolirsi.
Il piccolo esercito di Dragoni e la squadra.
Di nuovi cacciatori non riuscì a trovare il modo giusto per collaborare, al punto tale che il 2 Aprile venne ordinato a du Hommel e le sue truppe di rientrare in caserma in modo tale da lasciare libertà di manovra assoluta ai cacciatori di de Neval, ma anche loro non riuscirono nell'impresa.
Il re esasperato decise di giocarsi un'ultima Carta, diede ordine di andare ad occuparsi della faccenda a Francois Antoine, grande Luvettier del Regno.
Quindi il maggior rappresentante della louvetier, l'organizzazione creata secoli prima proprio per dar la caccia ai Lupi.
Il re gli ordinò di scegliere i migliori cacciatori di Francia e di andare nel Zhovedan insieme a 14 guardiacaccia reali e a eliminare la belva una volta per tutte.
François thuan, una volta arrivato sul terreno di caccia, collaborò con i deneval cercando in tutti i modi, anche i più fantasiosi, per catturare la bestia.
Ma inutile dirlo.
I risultati non arrivavano e Francois de Neval, il vecchio cacciatore normanno, si dichiarò sconfitto per poi essere sollevato dal suo incarico.
Leggiamo nelle lettere che indirizzò gli intendenti di uvernia e della Langdoc, abbiamo appena ricevuto l'ordine di tornare nella nostra patria.
Partiamo con le lacrime agli occhi per non essere riusciti, con i nostri sforzi, a liberarvi dal crudele flagello che affligge la vostra provincia.
Vi posso assicurare.
Che abbiamo fatto a questo riguardo?
Tutto quanto è possibile umanamente.
Antoine invece, rimase convinto che sarebbe prima o poi arrivato a catturare il lupo, che ormai era diventato la sua ossessione.
Il 20 settembre 1765, in seguito alla segnalazione di Lupi che devastavano i boschi dell'abbazia reale di Chase, François Antoine organizzò una battuta di caccia mentre era posizionato in attesa.
Venne attaccato da un'enorme lupo.
L'esperto cacciatore riuscì a colpirlo con un colpo di fucile di grosso calibro caricato con almeno 180 grammi di piombo.
L'animale crollò a terra, ma poi si rialzò dirigendosi verso il cacciatore.
In quel momento intervenne un'altro cacciatore che fece nuovamente fuoco sull'animale.
Il lupo crollò il giorno successivo.
Il corpo venne esaminato e sottoposto a testimoni reduci di vari attacchi, alcuni dei quali non tutti affermarono che quella era la bestia.
L'animale venne imbalsamato e presentato al re prima di essere esposto agli abitanti di Parigi, durante un'esposizione organizzata nei pressi del ponn.
Il macabro trofeo, però, destò qualche perplessità.
Due studiosi inglesi, William Cohle e Horace walpole, dopo averlo visto e osservato, scrissero in una lettera che la bestia non era più grande di un mastino.
Insomma, le dimensioni non sembravano colossali, eppure l'animale catturato era stato pesato.
E risultava pesare quasi 75 chili.
Considerate che un normale lupo europeo, maschio e adulto pesa intorno ai 35 40 chili.
Ma né il re né i rappresentanti territoriali volevano in nessun modo saperne di riaprire il caso e lo stesso Re Luigi quindicesimo ordinò che le sue autorità non facessero più niente e che i giornali non pubblicassero alcuna notizia in merito.
Il caso doveva considerarsi chiuso. la Francia, d'altronde.
Stava attraversando un periodo delicatissimo dal punto di vista politico e sociale.
Sebbene la rivoluzione francese sarebbe iniziata ufficialmente nel 1789, molti dei fattori che la scatenarono erano già presenti negli anni 60 del 700.
La partecipazione costosa della Francia alla guerra dei 7 anni e la perdita di territori coloniali indebolirono l'economia e aumentarono il malcontento popolare.
Allo stesso tempo, le idee illuministiche alimentavano il desiderio di riforme politiche e sociali, creando un clima di tensione che sarebbe culminato nella rivoluzione.
Il messaggio era chiaro ufficialmente, l'inviato del re aveva sconfitto la bestia che aveva terrorizzato il sud della Francia.
Ma non era vero.
Nei due anni successivi si registrarono ancora attacchi, più di quanti immaginiate.
Fino al 18 giugno del 1767 la bestia uccise ufficialmente 131 persone.
Poi il 19 giugno dello stesso anno, durante una battuta di caccia organizzata dal Marchese da pchet, un nobile diciannovenne dello Jeuvet Dan che aveva partecipato più di due anni prima alle battute di caccia di du Hamel, ha visto.
Un lupo enorme e con lui un animale più piccolo, forse la sua compagna.
Il Marchese scatenò i cani all'inseguimento.
A sparare però fu un contadino, Jean Shastelle, e il lupo morì in quel momento sulle sue montagne.
I battitori increduli Notarono subito che quell'animale non era uno dei soliti Lupi che durante quegli anni avevano cacciato e abbattuto nella zona.
Il giorno successivo il corpo dell'animale fu esaminato da un chirurgo.
È un notaio locale di nome rochetienmmaren che scrisse un rapporto molto dettagliato, citando anche 26 testimoni che affermarono che era lei la bestia del Giovedano si legge nel rapporto.
Il suo collo è ricoperto di un pelo, molto spesso di un grigio rossastro attraversato da alcune bande nere e sul petto una grande macchia bianca a forma di cuore.
Le sue zampe hanno quattro dita armate di grosse unghie che si allungano molto più di quelle dei Lupi ordinari, così come le sue gambe sono molto grosse, soprattutto quelle del davanti, e il colore è quello del capriolo.
Le proporzioni che abbiamo fatto prendere di questo animale sono, lunghezza della radice della coda fino all'inizio della testa, 97 cm, lunghezza della coda 54 cm, diametro della coda 9, larghezza orizzontale del collo 22, larghezza delle spalle 29.
Altezza al Garrese, 76,8 cm.
Abbiamo notato tanto internamente che esternamente una ferita di tre linee all'articolazione inferiore e tre grani di piombo.
C'è stato assicurato che questa ferita doveva essere quella che gli fece un cavallerizzo con un colpo di fucile intorno a due anni fa, più un'altra vecchia ferita alla coscia sinistra vicino all'articolazione, +1 vecchia ferita al di sotto la palpebra dell'occhio sinistro.
Che sembra essere stata fatta da uno strumento tagliente.
Infine questo animale ha ricevuto il colpo mortale per un colpo di fucile che gli ha bucato il collo, tagliato la trachea e l'arteria e rotto la spalla sinistra.
Dal rapporto emergono, oltre alle dimensioni colossali del lupo, anche quelle ferite che, grazie a documenti e testimonianze, corrispondevano a quelle che nei tre anni precedenti, cacciatori, soldati e contadini avevano inferto all'animale nel tentativo di ucciderlo.
Era lui.
Da quel giorno, infatti, non si verificarono più uccisioni.
All'inizio di luglio marine scrisse una lettera che proclamava ufficialmente il mostro di Giovedan, non esiste più, ma quella che ho chiamato.
Fino ad ora bestia.
In verità sapete cos'era un lupo, uno degli ultimi animali considerati veramente selvaggi e liberi.
Fino a questo momento vi ho raccontato di fatti accaduti e documentati.
Ora però permettetemi una riflessione personale, ma spero oggettiva.
Nel vasto teatro della Natura il lupo emerge come un simbolo di selvaggia purezza, una creatura forgiata da millenni per vivere in armonia con le leggi ancestrali della terra.
In questo grandioso affresco, l'uomo dotato di ragione e ambizione.
Ha spesso travisato il ruolo del lupo, vedendo in esso una minaccia anziché un compagno di viaggio nell'Odissea dell'esistenza.
In verità, in nel 99% dei casi il lupo non ha mai rivolto la sua fame verso l'uomo, né ha mostrato aggressività nei suoi confronti.
Al contrario, è l'uomo che, armato di paura e ignoranza, ha scatenato una caccia implacabile, sterminando milioni di Lupi, la cui unica colpa era esistere il lupo.
Elusivo e schivo, riconosce nell'uomo una minaccia da cui allontanarsi rapidamente, evitando il confronto.
Eppure l'uomo, nel suo desiderio di dominare la natura, ha spesso frainteso questo comportamento, interpretandolo come un'astuzia malevola anziché un semplice istinto di sopravvivenza.
Nel corso dei secoli il lupo ha subito una persecuzione incessante, alimentata da miti e leggende che lo dipingevano come un demone assetato di sangue.
Eppure, nonostante la brutalità umana, il lupo ha continuato a sopravvivere, simbolo resiliente di una natura che rifiuta di essere domata.
Oggi, mentre l'uomo riflette sul suo ruolo nel mondo naturale, forse emerge una nuova consapevolezza, quella di una coesistenza possibile, in cui il lupo non è più visto come nemico, ma come parte di un ecosistema equilibrato.
E riconoscere il suo diritto a esistere significa abbracciare.
Una visione del mondo in cui tutte le creature hanno un posto e un valore e in questo rinnovato rispetto l'uomo può finalmente trovare la sua vera grandezza, non come dominatore, ma come custode della vita in tutte le sue forme.
Se vi è piaciuto il video mi raccomando iscrivetevi al canale ma soprattutto attivate la campanellina così da essere subito avvisati non appena uscirà il prossimo video.
Io sono Luca cena e questi sono i Criminal archive.
Podcast Summary
Key Points:
Nel 1764, nella regione francese del Gévaudan, inizia una serie di attacchi mortali attribuiti a una "bestia", causando oltre 100 vittime in tre anni.
Le autorità, incluso il re Luigi XV, organizzano numerose e massicce battute di caccia con soldati e cacciatori esperti, ma tutti i tentativi falliscono nel catturare o identificare chiaramente l'animale.
Le descrizioni dei testimoni dipingono una creatura atipica, diversa da un lupo comune, alimentando il panico e teorie soprannaturali o esotiche (come una iena fuggita).
La vicenda diventa un caso nazionale e mediatico, con documenti ufficiali, articoli di giornali e ricompense sempre più alte, riflettendo la profonda paura e l'impotenza delle autorità dell'epoca.
Summary:
La trascrizione racconta l'inizio della famosa vicenda della "Bestia del Gévaudan", che terrorizzò la Francia meridionale a partire dal giugno 1764. La prima vittima accertata fu la quattordicenne Jeanne Boulet, trovata orribilmente mutilata. Ne seguirono decine di altri attacchi mortali, principalmente contro pastori e bambini.
Le descrizioni dei sopravvissuti parlavano di una creatura enorme, atipica, con caratteristiche miste tra vari animali. La gravità degli eventi spinse il re Luigi XV a inviare sul posto prima i dragoni del capitano Duhamel e poi famosi cacciatori di lupi, come i de Neval e infine François Antoine, il gran lupicida del regno. Nonostante battute di caccia imponenti, che coinvolgevano migliaia di uomini, tutti gli sforzi risultarono vani.
La bestia sembrava inafferrabile, cambiando zona e sfuggendo sistematicamente agli inseguitori. La vicenda, documentata da atti ufficiali, lettere e giornali dell'epoca, generò un panico nazionale e un mistero che, per la sua persistenza e la natura inspiegabile degli attacchi, fece persino ipotizzare origini soprannaturali o esotiche della creatura, senza che una soluzione definitiva fosse trovata in questa fase iniziale della storia.
FAQs
La prima vittima accertata fu Jeanne Boulet, una ragazzina di 14 anni trovata morta il 30 giugno 1764 vicino al villaggio di Les Hubacs, nel sud della Francia.
Le ipotesi iniziali furono due: un crudele serial killer umano o una feroce bestia selvatica, come un lupo di dimensioni insolite.
Il re Luigi XV inviò prima i Dragoni del capitano Duhamel e, in seguito, cacciatori esperti come i de Neval e François Antoine, offrendo anche ricompense in denaro per l'uccisione della bestia.
Secondo le testimonianze, la bestia era grande come una vacca, con pelo folto e rossiccio, una striscia nera sulla schiena, testa enorme, torace largo e una coda lunga e sottile.
Le battute fallirono per la vastità del territorio, la mobilità e l'astuzia della bestia, le difficoltà climatiche come la neve e la mancanza di coordinazione tra i diversi gruppi di cacciatori.
Nei tre anni di attacchi, le vittime accertate furono oltre un centinaio, con almeno 26 morti nei primi sei mesi e 42 alla fine di gennaio 1765.
Chat with AI
Loading...
Pro features
Go deeper with this episode
Unlock creator-grade tools that turn any transcript into show notes and subtitle files.