L'ennui est en train de te sauver la vie (et tu ne le vois pas encore)
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Dopo l'unificazione nel 1861, il Regno d'Italia si trovò di fronte alla monumentale sfida di creare una nazione coesa partendo da una popolazione estremamente eterogenea. La famosa frase di D'Azeglio, "Fatta l'Italia, bisogna fare gli italiani", coglieva l'essenza del problema: unire persone divise da lingue dialettali (solo il 10% parlava italiano), economie regionali disparate e leggi differenti. I primi governi, guidati dalla Destra Storica, estesero forzatamente il modello piemontese a tutta la penisola, imponendo tasse onerose e la coscrizione obbligatoria. Queste politiche, unitamente alla persistente povertà e allo sfruttamento contadino, specialmente nel Sud, scatenarono rivolte e il brigantaggio, repressi con durezza dall'esercito. Anche le successive conquiste territoriali (Veneto nel 1866, Roma nel 1870) non risolsero le criticità interne. Dal 1876, la Sinistra al potere attuò riforme moderate, come l'estensione del suffragio e le leggi scolastiche, ma la pratica del "trasformismo" – l'alleanza tra moderati di destra e sinistra – di fatto escluse le classi popolari e le nuove forze socialiste dal processo decisionale, lasciando irrisolti i nodi fondamentali della povertà e della disuguaglianza.
Greco, matematica, inglese, filosofia, italiano fisica, chiam, secreco matematica, inglese. Uhuh ma tu radio. Ma tu radio. Ma tu radio. Ma? Ma tu radio. Podcast di storia per lesame di maturità. L'esfide del reno d'Italia. Fatta l'Italia, bisogna fare gli italiani. Questa è forse una delle frasi più celebre e più adatte per cominciare il nostro racconto sul periodo successivo all'unificazione nazionale, venuta nel 1861. Diciamo in tato che questa frase, pronunciata da Massimo Dazzeglio, che era uno degli uomini politici più montesi, più importante di quelliani, contiene in sé molte delle questioni che affronteremo. Come spesso a cade la frase non era stata detta proprio in questo modo è stata un po' abreviata, resa un po' più neutra. In questa forma infatti non si capisce chiaramente se sia una frase ottimista o pessimista. Può sembrare semplicemente uno dei punti di un programma, cioè abbiamo raggiunto una unità politica, ora dobbiamo lavorare tutti assieme oppure si potrebbe intendere in un altro modo. Fare l'Italia è stato facile e ora viene la parte più complicata. Dobbiamo creare una popolazione che possa dirsi italiana, perché legata a un comune sensualnazione. Come dicevamo, la frase non è stata detta proprio con queste parole. Ma è la rielaborazione di un pensiero espresso da Massimo Dazzeglio nel suo libro i miei ricordi. Dazzeglio stava esplicitando alcune sue idee, ripensando a certe iniziative precedenti all'unità d'Italia, quindi la frase in questione fatta l'Italia, bisogna fare gli italiani, aveva un tono molto propositivo. Sì, ma era stata detta quando l'unità d'Italia si doveva ancora fare. Vediamo cosa dice esattamente Dazzeglio nei suoi ricordi. Io pensavo, come ancora lo penso, che del carattere nazionale bisogna occuparsi. Che bisogna fare gli italiani se si vuole avere l'Italia e che una volta fatti davvero all'ora l'Italia si farà da se. Come capita da soli. Detta così la frase appare decisamente romisciata indica che bisogna fare gli italiani per poter fare l'Italia. Il senso è notevolmente diverso. Fare i italiani è un requisito indispensabile per fare l'Italia. Non si può creare l'Italia senza che ci siamo un sentimento comune da partenenza. Un carattere nazionale, direbbe, Dazzeglio. La frase che abbiamo detto all'inizio fatta l'Italia, bisogna fare i italiani, invece da l'impressione che la creazione di questo carattere nazionale, di questi cittadini italiani debba calare dall'alto e essere imposto, anche perché ora, nel 1881, c'è uno stato il regno d'Italia, in grado di imporlo davvero. La frase ha avuto successo in questa forma, forse è quello che ha venuto. Il primo grande problema italiano è che la classe dirigente che ha unificato la penisola italiana si trova di fronte a una popolazione estremamente variegata per lingua, usi, costumi, economia, nord, sud, siciliani che parlano sono il loro dialetto, piemontesi che parlano francese, gente che fino al giorno prima faceva parte dell'esercito dei borboni o del papa, persone che nella maggior parte dei casi non sapevano nemmeno come fosse fatta l'Italia. E oggi parliamo proprio di questo. Di come il neonato regno d'Italia ha affrontato tutti quei problemi legati alla retraterizzata del paese o alle strema etereogenitade e suoi evitanti, ossia alla profonda diversità dei vari strati della popolazione italiana. Cominciamo dalla lingua. Allora, pensate che nel 1861 meno del 10% dei italiani parla la lingua italiana. Vuol dire che su 22 milioni di abitanti, cioè gli italiani sono tanti, sono quasi il paese più popoloso dell'Europa, su 22 milioni di abitanti, dicevo. C'è 20 milioni che non conoscono l'italiano e parla un indialetto dal tronde. L'italiano esisteva principalmente come lingua di cultura, usata dalle classi elevate, dalle intellettuali, dalle scrittori, ma quasi nessuno poi in realtà parlava l'italiano nella vita di tutti i giorni, nemmeno chi lo conosceva. Lo stesso cavur di cui abbiamo trattato nel podcast precedente e che possiamo considerare uno dei padri dell'Unità d'Italia. Parlava francese. In già, per fino a cavur l'italiano lo usava così piuttosto male e se non si fosse fissato con questa storia dell'Italia Unità, probabilmente non la avrebbe nemmeno mai parlata questa lingua, insomma. Una delle condizioni in generi ritenute essenziali per fare una nazione e la lingua comune che mancava. A rendere ancora più complicata l'Unità d'Italia c'è anche un altro problema. Manca una rite di comunicazione che colleghi tutta la penisola, le cosiddette infrastrutture. Molte zone del sud non hanno strade. O se ce l'anno, queste sono praticabili solo da pastori e cacciatori per non parlare della rete ferroviaria. E' presente praticamente solo in Piemonte e in Lombardia. È difficile governare uno stato se non si può raggiungere velocemente ogni luogo e difficile fare gli italiani, se per spostarsi da Roma a Perugia devi andare ad orsodasino oppure a piedi. Però, a differenza della lingua delle infrastrutture, l'italiano in comune qualcosa c'è l'anno. Si dedicano principalmente alla agricoltura e sono poveri. Da Nord a Sud, il 70% della popolazione è formata da Contadini. Ed è una agricoltura povera di subsistenza nei poteri si coltiva quello che serve per sé e per pagare chi possiede e affita la terra. E quando parliamo di pagare, intendiamo pagare in natura con i prodotti della terra. D'altraonde il baratto all'epoca è molto diffuso in Italia. La popolazione Contadini italiana quindi è per lo più molto povera. Ha una dieta composta principalmente da pane e prodotti agriicoli vive in baracche o in capanne a volte addirittura nelle grotte. Ma anche nella agricoltura, ci sono delle differenze molto accentuate tra le condizioni di lavoro al nord, al centro oppure al Sud. In piabonte lo Bardia ci sono molti aziende, bell'aziende agriicole moderne. In cui Contadini ricevono un salario, uno stipendio per il lavoro svolto. In piabonte il non Bardia i raccolti non servono solo a nutriere Contadini e padroni, ma avvengono rivenduti sul mercato in Italia, oppure all'estero. E quella che viene chiamata gestione capitalistica della agricoltura. È molto comune nel resto d'Europa. E un po' il modo in cui ancora oggi è organizzata la agricoltura. Saluteremo il signor padroni per il mali che c'è ha fatto che c'è sempre mal, tra c'è totino l'ultimo momento. Saluteremo il signor padroni con la sora, ma non è il signor padroni. Al centro Italia invece la situazione è un po' diversa. Il proprietario della Terra è il Contadino. Hanno un contratto che stabilisce che metà del raccolto va al proprietario e metà a chi coltiva la Terra. Questo ultimo viene definito mezzadro, proprio per il fatto che prende per se mezzo raccolto. L'accordo si chiama punto mezzadria, naturalmente un sistema del genere, non favorisce lo sviluppe economico, come invece a Viennall North, perché dopo aver contivato il necessario per la sua famiglia il suo padrone. Un mezzadro dovrebbe impegnarsi di più per poi regalare al padrone e raccolto necesso affinché lui lo venda. Per i mezzadro è sufficiente coltivare quel tanto che li basta per mantenere la sua famiglia e per pagare il proprietario terriero, sempre in natura. E al sud, come la situazione agricola, è ancora diversa. A differenza di quelli del centro Italia, che hanno per lo più proprietà di piccole e meķ dimensioni, al sud i proprietari hanno territori bastissimi da coltivare, chiamati latifondi. In questi latifondi i prodotti della terra vanno principalmente al proprietario terriero, che non si interessa molto di introdurre tecniche agricole più moderne, oppure del benessere di contadini. Al sud, lo sfruttamento di chi lavora la terra è davvero molto pesante, e, deforse per questo, che inizialmente la popolazione del sud accoglie così festosamente garibaldi. Il generale portava alla rivoluzione. Facciava immaginare la distribuzione delle terre ai braccianti, ma niente di tutto questo in realtà si verifica. Come vedremo, quello dello sfruttamento dei contadini soprattutto al sud è uno dei problemi principali del nuovo regno d'Italia. Nel 1861 non c'è una lingua comune, manca una rete nazionale di comunicazione. La maggior parte della popolazione vive in condizioni di povertà, la ricoltura, e la principale attività lavorativa. L'economia e rapporti di lavoro sono molto diversi da regione a regione. In poche parole, vi assumendo. L'Italia è arretrata rispetto al resto di Europa, e davvero poco uniforme al suo interno. Che fare? Nel primi 15 anni della storia italiana, dal 1861 al 1876, la cosiddetta destra storica, un gruppo parlamentare molto homogeneo, composto principalmente da proprietari terrieri e da nobili, provi nienti per lo più dalle regioni del nord. La destra storica è composta da gente benestante, la prima cosa che fa questa classe sociale e politica, è estendere le leggi del regno sabbaudo a tutte Italia. Il più importante è dire che questa estensione creano un pochi problemi. Il piemonte è la regione più progredita d'Italia. È chiaro che l'applicazione delle sue leggi in regioni molto più retrate non può funzionare presto e bene. Questo è un processo che potremmo chiamare di piemonte esizzazione e non da tutti ven accolto positivamente nelle altre regioni italiane. L'Italia ha bisogno di liquidità di soldi per pagare i costi della guerra, per realizzare le infrastrutture, le strade, le ferrovie, cercare di creare una qualche forma di sviluppo le tasse dei primi anni dell'unità sono quindi pesantissime. Aggiungiamo che una nazione nell'otocento per sopravvivere sente la necessità di avere un grande esercito e allora la coscrizione obbligatoria. La leva militare viene estesa in tutta Italia. Ogni ragazzo maggiorene è costretto a prestare servizio nell'esercito italiano. Questi provvedimenti moltissime realtà locali, soprattutto del sud, non mengono accolti con favore. Immaginate di essere un contadino della calabria che non possiede una propria terria che riesce a malapena sostenere se e la sua famiglia e apagare la fito al proprietario terriero. Nuovi governanti non solo non cambiano la tua situazione sociale come avevano promesso, non ti lasciano coltivare la terra, ma in più ti chiedono ulteriori soldi per le tasse e richiabano i tuoi figli a fare servizio militare magari dall'altra parte di Italia. Fili che normalmente danno una mano nel lavoro dei campi, inevitabile che tutto questo crei, forti spinte di ribegione. Nei primi anni dell'unità d'Italia le inserrezioni contadine esplodono un po' in tutto il centro sud. E cominciano a formarsi bande delle bande armate molto variegate, contadini, banditi, ex soldati o ufficiali dell'esercito borbonico. Insomma tutti gli insoddisfatti dell'unità d'Italia cominciano a metter afferro fuoco il sud, scontrandosi con le autorità, uccidendo i membri della ministrazione italiana presenti nel loro territorio e rifugiandosi tra le montagne che loro conoscono bene. E il fenomeno del brigantaggio. E a visto l'ubo è semmino paura, non sa bene. Non sava buona fare a verità, ovvero l'uva come annne creatura, che ovwie montesa che avvenma caccià. Che ovwie montesa che avvenma beccia. Non sava buona con la verità, il vero l'ubo che mange bambini è il pian Montesa che dobbiamo caccià. I pian Montesi. Vengono visti come veri e propri invasori con acquistatori, colonizzatori. La canzone è "brigante semore", ed è stata composta da "E un genio ben nato e Carlo d'angio", che uno uscineggiato televisivo della RAIA, le redità della priora, che parla proprio del brigantaggio. Tra il 1861 e il 1865 metà dell'esercito italiano è impiegato per la repressione di queste insurrezioni, 120.000 uomini. I italiani, contro i italiani, nella maggior parte delle provincia del sud, viene applicata la legge marziale. Processi veloci di fronte attribunali militario addirittura fucilazioni senza processo per chi oppone resistenza. Tra l'esercito e i briganti si contano migliaia di morti. Non ci sono numeri precisi, ma sono probabilmente più di tutti quelli delle guerre di nipendenza. Il bringattaggio alla fine viene sconfitto, dalle forze del nuovo regno. Non vengono invece risolte le cause del fenomeno. Le terre rimangono per la maggior parte in mano a pochi proprietari terrieri, che si alleano con il governo nazionale. Il governo diventa l'unico garante della stabilità sociale e del mantenimento dei privilegi economici dei benestanti, ovvero della classe medio alta del paese. Ma, oltre ai problemi interni, l'Italia ancora molti problemi internazionali ad esempio il fatto che l'unità territoriale è tutt'altro che completata. Ma anche il Lazio, con Roma, quella che dovrebbe essere la capitale del nuovo regno, ma anche il Venito, con Venezia. Ma anche il Trentino, la Venezia Giulia, regioni abitate da popolazioni che si possono ritenere italiane. A un certo punto accade un evento in aspetato di importanza internazionale. E avviene grazie all'arscesa della Pruxia, che permette all'Italia di estendere ancora di più il suo territorio. Nel 1866, la Pruxia attacche in fatti laustria e chiede l'aiuto dell'Italia in quella che viene chiamata terza guerra di indipendenza, la guerra va malissimo per l'Italia. Ma la vittoria della Pruxia contro laustria è talmente schiacciante, che alla fine anche l'Italia ottiene qualcosa. Il Venito, l'opinione pubblica è delus e scoraggiata, perché mancarà ancora il Trentino e la Venezia Giulia. E proprio la aspirazione ha includere nel nostro confine geografico queste due regioni, porterà l'Italia cinquanta anni dopo nel 1915, a intervenire nella prima guerra mondiale, che alle volte viene considerata da l'istorici come la Quarta guerra di indipendenza. Ma ancora grazie alla Pruxia, il governo italiano tiene un altro successo, la presa di Roma, nel 1870. In quell'anno infatti scoppia la guerra Franco Prussiana, dove i francesi vengono sono veramente scoffiti e cade pure Napolione Terzo, a cui l'Italia aveva promesso di non toccare il Papa e lo stato pontificio. L'Italia, questo punto, è libera dal Patto, e il 27embre del 1870 occupa Roma, la città nel 1871 diventa capitale d'Italia. Ma il grado la difficoltà di tante sfide ancora aperte e difficili da frontare tra il 1860 e il 1870, anche in Italia a qualche progresso si comincia a vedere la rete ferroviaria, viene triplicata. E ora la giunge tutte le grandi città italiane vengono costruite strade e ponti, aumentano gli scambi commerciali e la agricoltura. Ora che è più facile trasportare i prodotti, la agricoltura beneficia di questo sviluppo commerciale. Sì a chiaro, ne? La maggior parte della popolazione ancora non vede cambiamenti di nessun tipo della propria situazione, che resta per lo più di profonda povertà. Inoltre la realizzazione delle infrastrutture e la terza guerra di dipendenza obbligano lo stato ad aumentare ancora le tasse, perché servono soldi per le ferrovi e soldi per la guerra. E insomma, nel 1868 viene addirittura introdotta una tassa sul macinato. Overo, sulla macinazione del fromento, cosa che finisce col diventare una tassa sul pane. Vi è netassato insomma il principale cibo degli italiani inutile dire che scoppiano rivolte un po' in tutti i italiani, anche in questo caso, però duramente represse dall'intervento dell'esercito. Quando la facendo fatta qui poteranno che s'arraccata e poi vieta la battitura e tutti corgano con una gran premura. Il primo frate che viene sulla ia salute capocce, pola massaglia e a sedere si metta il presco, lo vuole corano per sambra in cisco. Poi c'è capucine con quella barba che dice viene dopo l'alba padre di l'isie sangri gori, accata dell'anime purgatorio. Negli anni successive al 1870 e alla presa di Roma, avviene un importante cambiamento anche ai vertici del potere, cade il governo della destra storica, che come abbiamo detto governava dal 1861. È un verto primo, figlio del vittorio manoelle secondo e nuovo re, in carica Agostino de Pretis, l'ider della sinistra, di formare un nuovo governo. Siamo nel 1876. A l'epoca questa parte politica che va a prendere le redimi del paese con Agostino de Pretis si chiamava sinistra. Ma non era una formazione con idee politiche radicali, anzi c'è qualche ex garibaldino, come Francesco Crispi, qualche componente della vecchia sinistra storica, piovontese, come lo stesso di Pretis. Ma ci sono soprattutto tanti giovani politici, provenienti dalla classe burgese che poi non hanno partecipato al risorgimento e non sono interessati ai vecchi ideali democratici. Insomma la sinistra è fondamentalmente molto moderata e in fondo non è così differente dalla destra. Il programma è moderatamente progressista e ha come obiettivo quello di allargare un po' le basi del Stato, vero di aumentare il numero di persone coinvolte nella vita politica. In altre parole la sinistra sembra per lo meno voler fare quegli italiani di cui parlavamo all'inizio, costruire dei nuovi cittadini. La prima legge importante è quella sulla scuola. La cosiddetta legge coppino dal nome del ministro che la propone. L'obbligoscolastico viene aumentato a nove anni detà e vengono introdotte sanzioni per le famiglie che non rispettano l'obbligo. Ma è una riforma che non sortisce grandi effetti, vista l'impossibilità di far rispettare l'obbligoscolastico e vista la mancanza di fondi per la scuola. Nel 1881 il tasso di analfabetismo è del 63% il che vuol dire che le persone che ancora non sanno leggere scrivere sono quasi due su tre. Oltre alla scuola viene anche aumentato il numero di elettori. Nel 1882 infatti viene approvata una nuova legge elettorale per l'ampliamento del suffrage, ovvero della possibilità di votare alle elezioni. Ora può votare chi ha compiuto 21 anni detà e maschio e non è analfabeta. Anche gli analfabeti possono votare ma devono aver pagato una certa quantità di tasse, 20 lire durante l'anno. L'elettorato italiano aumenta dal 2% al 7%. Poco più di 2 milioni di persone su una popolazione di quasi 30 milioni, ma all'epoca era normale in tutta Europa. Avere un corpo elettorare ridotto. L'idea era anche quella che se permettivi di votare altro pagente si rischiava all'instaabilità politica, perché aumentando il numero di elettori aumenta anche il numero di poveri che votano. E i poveri probabilmente voteranno per quei partiti politici che più promettono di fare i loro interessi, come ad esempio i socialisti. Un voto quindi pericoloso per le classi privilegiate. Non è un caso che proprio nelle elezioni del 1882 entri in Parlamento Andrea Costa, il primo deputato socialista. Ma dei socialisti parlerimo tra poco. Intanto vi consiglio di ascoltare il podcast su Marx, Karl Marx, per approfondire le idee sul socialismo. L'allargamento del suffragio e le mergeri in Parlamento di alcuni deputati di idee diverse, come ad esempio i socialisti, produce però un altro effetto. La sinistra, per lo più moderata, è ve cercare sempre di più un appoggio dalla destra, per uscire a mantenere la maggioranza all'interno del Parlamento. E il fenomeno chiamato "transformismo". Avrete sentito parlare anche in tempo e crescenti. I moderati di destra e di sinistra governano assieme per anni, tramite compromessi e accordi e descludono gli schieramenti più estremisti, come ad esempio i democratici più radicali e poi successivamente anche i socialisti. Acca di così che la maggior parte della popolazione italiana povera non ha rappresentanti in Parlamento. E anche quando riesce a farne leggere qualcuno, beh, questo è comunque escluso dall'attività del Governo. Bisogna cambiare tutto per non cambiare nulla, scrive lo scrittore Giuseppe Thomasi di Lampedusa, nel romanzo "Il Gatto Pardo", uscito nel 1958. Ma è un romanzo strordinario su tutti i nodi i risolti del Sud dopo l'unificazione nazionale. Principe anche se lei non ci crede, questo stato di cose non durerà. La nostra efficiente moderna agili a ministrazione cambierà ogni cosa. Non dovrebbe poter durare, ma durerà sempre. Il sempre umano, certo? Uno o due secoli. E dopo, forse tutto sarà diverso. Ma sarà peggiore. A rivederci carracivere. Rivederci, la ringrazia di tutto, principale. Noi fumo i Gatto Pardi, i leoni. Che ci sostituirà saranno gli sciacchandeli, leiene. E tutti quanti, Gatto Pardi, leone, sciacchali e pegore. Continueremo a crederci sale dalla terra. Credo di non aver capito bene. Come ha detto? Niente, niente. Scusi, come ha detto? Non ho sentito. Ma in so, ma chi ci pensa ai poveri? E soprattutto i poveri. Sanno di essere poveri? Quanto sono consapevoli, del loro diritti. Riescono a condurre un'azione politica, una lotta che non si riduca soltanto a qualche rivolta di tanto ed tanto. Proprio tra gli anni '80 e '90 si cominci a d'assistera qualche piccolo cambiamento anche su questo fronte. In altri paesi europei si era sviluppata una coscienza di classe, principalmente tra gli operai. L'idea era, facciamo lo stesso lavoro. Guadagniamo gli stessi soldi, viviamo alla stessa maniera e dunque uniamoci, visto che apparteniamo, a una stessa classe sociale. Nascono i primi movimenti operai, che porteranno poi alla nascita dei partiti socialisti in tutta Europa. L'Italia anche in questo resta inietro. I operai sono ancora pochi, a causa del lento sviluppo industriale, ma anche nel nostro paese, seppur lentamente, cominciano a diffondersi quelle idee rivoluzionali che già circolavano nel resto di Europa, soprattutto quelle anarchiche di Bacconin. Chi è questo Bacconin? È un anarchico. E cosa vuol dire essere anarchico? Vuol dire che ha differenza di quanto pensasse Marx per Bacconin, lo staccolo principale alla fermazione e al raggiungimento della libertà. È lo stato, ma attenzione, non uno stato particolare, governato magari dare nobili o burghesi, monarchia o repubblica. Quella contestata da Bacconin è proprio l'idea dell'esistenza di una qualunque forma di stato. Lo stato, in qualunque modo sia organizzato. Resta comunque lo strumento attraverso qui, una classe dominante, può opprimere tutte le altre classi, soprattutto quelle su valterne. Secondo gli anarchici. Non è possibile alcun compromesso, quindi l'unica soluzione è la lotta armata per abbattere qualunque sistema di governo. I anarchici di Bacconin non fanno troppa distinzione tra operai o contadini e entrambe queste categorie sono masse disfottati. Per questo, l'idea è anarchica che si diffondono in Italia prima ancora che arrivi il socialismo di Marx. Anche se il Marxismo è un pensiero molto più articolato e più vicino alle rivendicazioni della classe operaria. Atti o l'ugano bella o dolce terra pia, scarciati senza colpa di anarchici i bambia. E partono cantando con l'esperanza in cuo. E dei per voi sfruttati, per voi lavoratori che siamo ammanettati al per dei malfattori. E pur la nostra idea è solo l'idea d'amore. Le rivolte contadine, così frequenti in Italia, cominciano a essere organizzate. E guidate da socialisti anarchici come Andrea Costa e Rico Malattesta. Ma in nessun caso queste rivolte ottengono qualche risultato consistente, così sempre vengono represse militariamente. Con lo sviluppo industriale cominciano però a formarsi anche circoli operai e associazioni con i primi tentativi di organizzazione di Chopri. E con la ricerca quasi da subito di Urla Allianza con i contadini, soprattutto nella Pianola Padana. Cominciano così anche in Italia a circolare le idee di Marx e del socialismo. Proppi a Milano la città più sviluppata in Italia si afferma il primo leader socialista italiano. Filippo Turati. Per Filippo Turati in Italia si sta sviluppando. E bisogna abbandonare il metodo delle insurrezioni anarchiche. L'obiettivo principale deve essere la lotta economica e politica per arrivare a mettere in comune i mezzi di produzione. Insomma l'obiettivo è che le fabbriche siano possedute direttamente dagli operai. Senza per forza a batteri rostato come volevano fare gli anarchici. Nel 1892 la presentanti di operai e contadini si incontrano e fondano quello che qualche anno dopo sarebbe stato chiamato partito socialista italiano. Il suo obiettivo è si arrivare alla messa in comune dei mezzi di produzione ma anche cercare di ottenere miglioramenti immediati per la vita degli operai. Il movimento perario cominci a far paura anche in Italia per questo la sinistra al governo diventa sempre più autoritaria. Inche se cominci a ottenere il movimento perario e la minaccia delle rivolte e decide di usare la forza per reprimerlo. Il presidente del Cossilio nel 1887 è intato diventato Francesco Crispi, un altro leader della sinistra. A cui abbiamo accennato varia volte, principalmente perché è stato tra gli organizzatori della spedizione di 1000. Francesco Crispi è un ex garibaldino ma è sempre più attrato dall'immagine dell'uomo forte al potere, un uomo autoritario, capace di guidare la nazione da sei come il cancegliere prussiano Otto Fombi Smart, ha bille stratega diplomatico di cui Crispi è un grande ammiratore. Crispi vuole governare senza intromissioni di altre forze sociali come operai o contadini e se da un lato prende provvedimenti anche molto progressisti come la volizione della pena di morte nel 1880. Dall'altro si dedica a comparticolare decisione alla repressione di movimenti come quello operario. Le grida strazianti e dolenti di una folla che panno mandava, i ferocce monarchi cobava, gli affamati col più un bosfamo. Furon mille i caduti nocenti sotto il fuoco degli armati caini e al furor dei soldati assassini, martedini la plebe grido. Con una nuova legge di pubblica sicurezza la polizia può ad esempio mettere agli arresti domiciliari qualsiasi soggetto ritenuto pericoloso senza il parere di nessun tribunale o di giudice, la politica repressiva di Crispi, un líder della sinistra ricordiamolo. Diventa via più dura, anche perché la lotto per aia e contadina si fa sempre più intensa. Approvitando di alcune rivolte scoppiate in Sicilia e nel nord della Tuscana, che vengono anche in questi casi represse con esercito, Crispi fa approvare in Parlamento altre leggi che limitano la libertà di associazione, di riunione e di stampa, fino ad arrivare a mettere fuori legge il neonato partito socialista. Ma il partito socialista nato nel 1892 è già abbastanza forte da reggere il colpo anzi. Proprio queste leggi l'ora forzano, visto che riesce a guadagnarsi la solidarietà e il sostegno di molti telectuali. Tra questi ci sono grandi scrittoria come "et mondo dei amici", oppure Giovanni Pascoli. Il partito socialista è sempre più costretto a cercare alleati proprio in quelle forze parlamentari burguesiche che in teoria non la prezza molto, come ad esempio i repubblicani e tutti quei parlamentari di sinistra che non partecipano al gioco del trasformismo e sono fuori dal governo. Insomma anche il partito socialista è costretto ad entrare nel logiche del gioco politico e delle strategie parlamentari. E nel 1895 riesce a fare leggere ben 12 deputati. Francesco Crispy è sempre più tebole. Le leggi contro i socialisti non hanno avuto fettiparticolare e lui stesso è coinvolto in alcuni scandali di cui parlerremo nel podcast sull'Italia di Gioletti, ma il colpo definitivo al suo potere arriva inaspettatamente da tutta altra parte del mondo, dall'etioppia. Allora l'Italia negli anni del governo della sinistra storica si è infatti anche mossa a livello internazionale per rafforzare la sua posizione. Nel 1882 si è alleata con Germania e Austria in quella che viene definita la triplice alleanza. Nel suo pot sembravi strana questa alleanza, soprattutto per via dell'Austria che vola si chiama Austria-Hungaria. Infatti la alleanza non piace molto all'opinione pubblica, ma in un gioco diplomatico internazionale in cui conta sempre più partecipare a un blocco di potere, allearsi con la Germania e con l'Austria e una scelta quasi obbligata per Italia. Tanto più che anche il nostro paese vorrebbe espandersi e fare come tutte le potenze europee che hanno conquistato i territori in giro per il mondo. L'isfruttano e ne ricavano enormi riccheze. E il fenomeno che viene definito colonialismo. L'Italia, naturalmente, non ha nemmeno una colonia, visto che è nata da poco. Ma i territori rimasti da conquistare sono pochi. Uno di questi è la zona del corno d'Africa, davvero poco utile all'Italia, ad un punto di vista economico, si decide comunque di tentarne l'occupazione. Un problema rilevante del corno d'Africa è che ospita il più grande e potente stato del continente, l'impero etiopico, chiamato anche etiopia o abissigna. Dal 1882 fino al fascismo, l'impero etiopico sarà allo stato con cui l'Italia si scontra erà di più, in ogni caso. Ci sonnerà a aspettare a punto più di 50 anni prima di vedere una vittoria per l'Italia. Nella seconda metà dell'Ottocento, l'Italia otiene solo pesanti sconfitte, soprattutto nel 1896, quando crispi messo in difficoltà dalla fermazione lenta, ma progressiva del socialismo e dali scandali in cui rimanico involto, decide di attaccare l'etiopia con un'azione militare. L'esito è disastroso. Ad adua, l'esercito italiano viene agnientato da quello etiopico e uno dei realissimi casi, forse il più ecla tante, in cui uno stato europeo viene sconfitto militariamente dalle popolazioni che vuole assoggettare. L'opinione pubblica si infiama, manifestazioni, copiano in tutta Italia, Francesco Crispi è costretto adivetersi e a abandonare definitivamente la scena politica italiana. I tempi sono cambiati. La lotta politica interna diventa sempre più organizzata, e anche complessa. Ma come aveva avvendi mostrato il fallimento della politica di Christi, la soluzione non può essere la repressione. Altri politici più a stuti di lui si stanno affermando sulla scena, uno di questi è Giovanni Gioritti, a cui mi fermo. Suggerendovi di ascoltare il prossimo podcast dedicato alla storia dell'età Gioritiana. Maturadio è un progetto di podcast di dattici per la maturità, promosso dal ministero dell'istruzione con la collaborazione dell'attreccani e di radio 3. I deazione di Cristian Raimo, supervisione di Federica Barozzi per Radio 3. Questo podcast è stato scritto da Fabio Poroli. La voce che avete ascoltato è di Graziano Piazza, regia di Antonio Audino. La sigla di Maturadio è di Theo Teardo. Tutti i podcast sono scaricabili sul sito radio3.rae.it, miur.gov.it e 3ccani.it.
Podcast Summary
Key Points:
La celebre frase "Fatta l'Italia, bisogna fare gli italiani" di Massimo D'Azeglio sintetizza la sfida principale post-unificazione: creare un'identità nazionale comune in una popolazione profondamente divisa per lingua, economia e cultura.
Il neonato Regno d'Italia (1861) affronta enormi difficoltà
I governi della Destra Storica (1861-1876) attuano una "piemontesizzazione" forzata, imponendo tasse pesanti e la leva obbligatoria, provocando malcontento e il fenomeno del brigantaggio nel Sud, represso militarmente.
Nonostante alcune conquiste territoriali (Veneto, Roma) e progressi nelle infrastrutture, le condizioni di vita per la maggioranza povera non migliorano. Il successivo governo della Sinistra moderata (dal 1876) attua riforme limitate (scuola, suffragio) ma pratica il "trasformismo", escludendo le istanze popolari e socialiste dalla reale governance.
Summary:
Dopo l'unificazione nel 1861, il Regno d'Italia si trovò di fronte alla monumentale sfida di creare una nazione coesa partendo da una popolazione estremamente eterogenea. La famosa frase di D'Azeglio, "Fatta l'Italia, bisogna fare gli italiani", coglieva l'essenza del problema: unire persone divise da lingue dialettali (solo il 10% parlava italiano), economie regionali disparate e leggi differenti. I primi governi, guidati dalla Destra Storica, estesero forzatamente il modello piemontese a tutta la penisola, imponendo tasse onerose e la coscrizione obbligatoria.
Queste politiche, unitamente alla persistente povertà e allo sfruttamento contadino, specialmente nel Sud, scatenarono rivolte e il brigantaggio, repressi con durezza dall'esercito. Anche le successive conquiste territoriali (Veneto nel 1866, Roma nel 1870) non risolsero le criticità interne. Dal 1876, la Sinistra al potere attuò riforme moderate, come l'estensione del suffragio e le leggi scolastiche, ma la pratica del "trasformismo" – l'alleanza tra moderati di destra e sinistra – di fatto escluse le classi popolari e le nuove forze socialiste dal processo decisionale, lasciando irrisolti i nodi fondamentali della povertà e della disuguaglianza.
FAQs
La frase è attribuita a Massimo D'Azeglio, ma è una rielaborazione del suo pensiero. Originalmente significava che per creare l'Italia bisognava prima formare un sentimento nazionale comune tra la popolazione.
I problemi principali includevano la mancanza di una lingua comune (solo il 10% parlava italiano), l'assenza di infrastrutture di trasporto adeguate, la povertà diffusa e profonde differenze economiche e sociali tra Nord e Sud.
Il brigantaggio fu un fenomeno di insurrezione armata nel Centro-Sud, composto da contadini, ex soldati borbonici e insoddisfatti. Si sviluppò a causa delle tasse elevate, della leva obbligatoria e della mancata redistribuzione delle terre promessa.
Nel Nord prevaleva l'agricoltura capitalistica con salariati; nel Centro il sistema mezzadrile (metà raccolto al proprietario); nel Sud i latifondi con grave sfruttamento dei braccianti, che ricevevano pochissimo del loro lavoro.
La Sinistra storica introdusse la legge Coppino che alzò l'obbligo scolastico a 9 anni e una riforma elettorale nel 1882 che ampliò il suffragio (dal 2% al 7% della popolazione), pur mantenendo restrizioni per analfabeti e poveri.
Il trasformismo fu la pratica per cui moderati di destra e sinistra governavano insieme tramite compromessi, escludendo le forze più estremiste. Ciò stabilizzò il governo ma marginalizzò le istanze delle classi popolari.
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