La trascrizione analizza la poetica di Luigi Pirandello, incentrata sulla crisi d'identità e la fragilità delle certezze umane. Attraverso la celebre metafora dello "strappo nel cielo di carta" (dal romanzo *Il fu Mattia Pascal*), l'autore descrive il passaggio dalla tragedia antica—dove i personaggi agivano con sicurezza—a quella moderna, dominata dal dubbio e dall'incertezza, come Amleto. Pirandello vede la società borghese come una trappola: famiglia, matrimonio e lavoro impongono maschere e ruoli fissi, soffocando l'individuo. L'identità non è stabile, ma un costrutto dipendente dallo sguardo altrui, mentre sotto ogni maschera scorre un flusso vitale informe e privo di un "io" autentico. L'umorismo pirandelliano va oltre il comico: mentre il comico coglie il ridicolo esteriore, l'umorismo ne rivela la sofferenza nascosta. La filosofia dei "lanternoni" illustra il crollo degli ideali collettivi (patria, fede, religione), lasciando gli individui senza punti di riferimento e in balia dello smarrimento. Nel romanzo *Il fu Mattia Pascal*, il protagonista tenta di liberarsi dalla propria maschera fuggendo e creando una nuova identità, ma scopre che vivere senza maschera è impossibile: alla fine, sconfitto, torna alla sua vecchia vita, portando fiori sulla propria tomba. Pirandello, influenzato da Schopenhauer e dalla sua esperienza personale (la follia della moglie, la rovina economica), rappresenta così la condizione umana come una prigione di finzioni, da cui non si può fuggire se non a costo dell'isolamento o della follia.
Credo, matematica, inglese, filosofia, italiano fisica, senso, crepo matematica, inglese. Hoho, ma tu radio, ma tu. Mati radio, ma tu. Ma tu, mati radio, ma tu. Non l'esse più su fiasate, ma tu radio, ma tu radio. Podcast italiano per lesame di maturità, letto dall'Uizia Mirloni, Ruigi Pirandello. Immaginate una situazione del genere. È il giorno dell'esame di Stato. E vi siete appena seduti. Davanti a voi, c'è la cattedra e di altro ci sono sei professori più un commissario esterno. Siete nervosi, sudate. Sembra un'in cubo, ma non lo è. Sapete come vi chiamate cosa ci si aspetta da voi e cosa dovete fare. Ma proprio in quel momento la parete dietro i prof si strappa e un uomo cade nella stanza. L'uomo è un camera man. E cadendo a distrutto la scenografia. Pensavate di starfacione del vostro esame e invece recitavate solo una parte senza saperlo. Per un attimo vi sembra un sogno. Ma allora non devo fare le same. Poi però vi prende l'angoscia perché vi accorgete che tutto ciò che credevate reale si sta brilliciolando. Ma se non sono uno studente, allora chi sono. Quelli che mi aspetono fuori sono veramente mie amici o solo altri attori. Cosa devo fare adesso? Da quanti anni vava anticoesta farsa? Siete talmente tra volte da dubbi e domande che alla fine vi chiedete anche. Non era forse meglio non sapere. Ecco, Luigi Pirandello. L'autore di cui ci occupiamo oggi vi avrebbe risposto di sì, meglio non sapere. E infatti questa situazione angosciante che abbiamo chiesto di immaginare se la inventa da lui. Più di un secolo prima che la ritrovassimo in un film come The Truman Show o in serie di stoppichi tipo Black Mirror. Si tratta della scena più celebre di un suo romanzo del 1904, il fu Mattia Pascal. Il protagonista del romanzo Mattia Pascal sta chiachierando con un conoscente di nome paleari che adora fare il ragionamento filosofici. Paleari è colpito da un manifesto pubblicitario di uno spettacolo di marionette tratto da una tragedia greca, le lettra di sofocle. N'abbiamo parlato nel podcast su sofocle. Comunque, la protagonista, Clite Mnestra, ha sassinato il marito Agamènone insieme al suo manteggisto e ora il figlio reste deve vendicare suo padre, anche se questo significa uccidre sua madre e la mante. Allora, paleari chiede a Mattia Pascal. Cosa cadrebbe? Se nel momento culminante proprio quando la marionetta che rappresanto reste sta per vendicare la morte del padre, si facessi uno strappo nel cielo di carta del teadrino. Ora este porterebbe comunque a termine la vendetta? Oppure la consapevolezza improvvisa che la sua vita è una recita e che lui è una marionetta, li farrebbe cascare le braccia trasformandolo in un personaggio incerto indeciso? Forse lui è oreste solo perché gli altri lo vedono così. Forse non ha nessuno intenzione di uccidere sua madre a solo la parte che gli hanno dato. Secondo paleari, dopo lo strappo, oreste, diventerrebbe a mleto quello di Shakespeare, quello di essere o non essere. Anche a mleto dovrebbe vendicare la morte del padre, ma differenza di oreste è pieno di dubbi esitazioni. Perché a mleto è un personaggio moderno? Chi non può contare su nessuna certezza non ha un sistema di valori stabile come quello di un eroe greco. Ammleto sa già che la vita è una rappresentazione per lui, il cielo di carta si è già strappato. E per questo fa fatica da derire al proprio ruolo. Guarda se stesso, dallontano, si guarda da fuori. È perplesso non coincide con la propria vita. Questa, dice Paleari, cioè Pirandello, è la differenza tra la tragedia di antica e la moderna, uno strappo nel cielo di carta. Allora Pascal risponde a Paleari. Beate le marionette sulle equilteste di legno e il finto cielo si conserva senza strappi, in pratica, beato chi non sa la verità, perché così può vivere la sua vita, tranquillamente. Questo strappo nel cielo di carta rappresenta simbolicamente la condizione dell'uomo moderno secondo Pirandello, condannato a vivere nel caos e nel dubbi. Vediamo chi era Pirandello, che si faceva tutti questi trippi. Pirandello nel caos ci ha rannato. Infatti nasce nel 1867 nelle campagne di Agrigento in Sicilia, un posto che gli abitanti della zona chiamavano in dialetto "cavusu", cioè caos per la punto. Il padre aveva partecipato al risorgimento, era stato uno dei mille di garibaldi e ora era un ricco commerciante di Zolf. Per cui, Pirandello cresce in una situazione economica super fortunata, ma assorbe anche la forte delusione dei suoi genitori, che vedevano la situazione dell'Italia post-unitaria, come un tradimento degli ideali del risorgimento. Pirandello, però, vuole fare lo scrittore a tutti i costi. Così sfidando l'ira del padre che voleva fargli fare gli studi commerciali, Pirandello frequente, l'iccea classico e poi si scrive alla facultà di lettere di Roma, che nel 1871 era diventata a capitale d'Italia. Nel 1889, quando escono maestro donge sualdo di verga e il piacere di d'annunzio, Pirandello si trasferisce a Bonn in Germania, dove si laurea nel 1891. L'esperienza tedesca è importante. Pirandello conosce gli autori romantici e i filoso fideschi che avranno una forte influenza sulla sua opera, soprattutto Arthur Schopenhauer. Lo ricordate, il filoso fu allegro. Tranquilli, c'è un po' casso su di lui per ripassare. Dopo la laurea, Pirandello si stabilisce a Roma per dedicarsi alla letteratura, qui conosce Luigi Capuana, amico di verga e deroberto. A Roma Pirandello viene mantenuto dagli assegni del padre, il quale, però, gli combina, un matrimonio di convenienza, con Antonietta Portulano, figlia unica di un ricco commerciante siciliano. Per entrambi non sarà una vita facile, ne felice. Antonietta hanno una passioni artistiche e si ritrova a Roma con un uomo che non conosce e che è concentrato su cose che lei non capisce. Pirandello accette ruolo burgese del marito fedelle e del padre di famiglia, ma non ha ma sua moglie, il loro ha un amore senza amore. Infatti, sentite i titoli del primo romanzo e della sua prima raccolta di novele. L'esclusa nel 1893 e Amori senza amore nel 1894. Pirandello inizia a insegnare all'iceo, gli nascono tre figli e continua a pubblicare e finché nel 1903, mentre d'annuncio pubblica le laudi, una catastrophe economica travolge la famiglia. Crowlla, una miniera di Zolfo, in cui era investito l'intero patrimonio familiare, compresa la note di Antonietta. La donna accusa duramente il colpo. È un vero proprio trauma che compromette per sempre il suo delicato equilibrio psichico. Prima, resta all'attopermesi, più o meno paralizzata, poi sviluppa un delirio paranoico e ossessiona marito e figli con scenate di gerosie continua e inverossimili. Inoltre, Pirandello si ritrova senza rendita e per la prima volta in vita sua è costretto a lavorare per mantenere la famiglia. Così inizia a scrivere una novela dopo l'altra, fa lezioni private di latino e tedesco, accetta in cariche di insegnamento aggiuntivi e lavorà anche nella nascente industria cinematografica, scrivendo soggetti per film. Nel 1904, mentre Pascoli, Pubblica, I poemi con Viviali, Pirandello Pubblica, Il Fumattia Pascal e nel 1908, mentre prezolini fonda la rivista alla voce, Pirandello Pubblica un saggio molto importante chiamato l'umorismo. Ma dato che ha bisogno di soldi per campare, Pirandello inizia a scrivere anche operati attrali. Intanto scoppia la prima guerra mondiale e la salute mentale della moglie peggiora. Così Pirandello decide di internarla in umanicomio.
evento tragico coincide però con il successo. Il 9 maggio del 1921 va in scena al teatro Valle di Roma la prima di sei personaggi in cerca dautore. Si tratta di un'opera rivoluzionaria che rompe tutte le consuetudini teatrali dell'epoca mettendo a nudo davanti agli occhi degli spettatori i meccanismi e i segreti del teatro. Anche se la reazione del pubblico romano è ferose e pirandello deve addirittura fuggire dal teatro per evitare l'inchaggio, in pochi mesi l'opera lo consacra in tutto il mondo. Farrei coordin Cassia Parigi e Berlino e addirittura 136 repliche di fila a New York. Insomma, è la gloria. Da questo momento la vita di pirandello cambia radicalmente. Non deve più occuparsi della moglie e dei figlio ormai sposati, non ha più problemi di soldi ed è considerato in tutto il mondo il più grande drammaturgo vivente. Abbandona l'insegnamento e gli altri lavoretti e si idedica totalmente alla sua opera girando l'Europa e l'America per curare le rappresentazioni dei suoi drami. Continua anche a scrivere novele e pubblica altri due romanzi. Quaderni di serafino guubio operatore nel 1925, stesso an in cui ha sciossi di seppia di Montale e uno nessuno è 100.000 nel 1926, una delle sue opere più importanti. Mentre pirandello si gode il successo, il fascismo sale al potere e nel 1924, proprio dopo l'omicidio Matteotti. Pirandello compi un gesto clamoroso, scrive una lettera Mussolini e comunica la sua piena adesione al fascismo. Erresterà fascista fino alla fine. Pirandello era infatti un conservatore, vede per ciò nel regime una garanzia d'ordine. Pirandello era anche un po' anarchico o comunque un burgese che detestava le forme della vita burgese. E nel fascismo vede anche una forza in grado di spazzare via alle forme soffocanti e mediocri della vita sociale italiana. Ovviamente il conviene è anche sostenuto e finanziato dal regime fascista. Pirandello realizza per un breve periodo anche il suo ultimo sogno. Un teatro dovrebbe rappresentare le sue opere e una compagnia tutta sua alla quale affidare la messescena. Nel 1925 fonda quindi la compagna del teatro d'arte e conosce Marta Abba. Marta Abba è una giovane attrice di talento, diventa la musa di Pirandello lui se ne innamora. Se vi piace Pirandello e avete tempo leggete una volta allo i sulle lettera Marta Abba, sono meravigliose. Gli nescrisse 560 lei rispose 240 volte. Le sue lettere hanno un tono molto melanchonico. A volte di un romanticismo struggente ecco cosa le scriveva da Parigne e il Natale del 1930. Un bicchiere di champagne alla tua salute Marta mia. Lo berrò soltanto col pensiero e con tutto il cuore con tutta l'anima la notte di Natale che passerò qui solo, coi due ospiti inseparabili della mia menza. La tristezza e il silenzio. Alla fine Marta Abba se ne va in America. Pirandello ripi omba nella depressione più cuba, anche perché i costi eccessivi portano alla chiusura del suo teatro. Nelmeno vincere il premio Nobel nel 1934 riesce a tirarli sul morale. Finché una polmonite se lo porta via nel 1936. Nell' arco della sua carriera, Pirandello ha scritto 7 romanzi molto diversi tra loro per impostazione e trama, ma noi ci concentreremo solo sui due più importanti. Il fumatia pascal e uno nessuno è 100.000. Che cosanno in comune i romanzi di Pirandello? Cosa li lega? Prima di tutto una visione del mondo e della vita profondamente pessimista e in questo è stato molto influenzato dalla filosofia di Chopin Awer. La famiglia e la società burgese nei romanzi di Pirandello vengono rappresentati come delle trappole, degli incubi, delle gabbi che schiacciano l'individo e gli impediscono di essere quello che è, di fare ciocche vuole. Sono solo una farsa, fatta di regole, ruoli, bugee, ipocrisie, in cui ognuno deve recitare la parte che gli hanno affibbiato, dove ognuno deve portare la sua maschera, non c'è scelta. Il matrimonio burgese non è fondato su l'amore, ma sul dovere e sull'apparenza. In questo mondo gli affetti, l'amore, o sono impossibili, o sono finti, o sono passati e persi per sempre. Ma è la vita stessa per Pirandello essere un enorme gioco di ruolo in cui siamo imprigionati, in cui non possiamo scegliere che personaggio interpretare. L'individuo si sente catturato da ogni punto di vista gli mancalari, vuole vadere, ma la prigione in cui vive è come alcatraz. Non si può fuggire. Bisogna sopra vivere dentro al carcere, stare al gioco, recitare i vari ruoli che ci vengono dati a seconda dei contesti. Ascola lo sfigato, a casa la pecoranera, a ascola la secchiona, a casa la figlia perfetta che non può sbagliare. I obbligi sociali, ma anche quelli affettivi e sentimentali, ci costringono essere di volta in volta a figli, all'unni, padri, madri, amanti, insegnanti, amici. Ciò scuuno di noi si comparte in base alla parte che ricopre, sfuggire alla parte assegnata impossibile. E se anche è possibile vuol dire con dannarsi all'isolamento totale o alla follia, senza nessun amico e senza amore. Famiglia e società a parte anche la cultura e la politica sono fonte di delusioni. La politica non rappresenta più valori ideali importanti e roici, ma è un mondo squallido dominato dalla media crità, dalla corruzione e dalla ambizione. La cultura ha dato il colpo di grazie, ha visto che sia incaricata di distruggere tutte le certeze e i punti di riferimento svelando all'essere umano la sua insignificanza nell'universo. Infatti, nelle pagine iniziali del romanzo, Mattia Pascal esclama. No, le detto sia copernico. Copernico era quello scienziato che aveva teorizzato il sistema eliocentrico, cioè il fatto che i pianeti non ruota a nottornola terra, ma tornano sole. Ne parliamo bene nel podcast sulla rivoluzione scientifica. Copernico per pira andello diventa il simbolo delle colpe della scienza, che è arrivato che è l'assero mano. Non è al centro del mondo, non è un essere speciale, ma solo un essere vivente piccolo e mortale su un pianeta tra tantissimi altri. Una vera propria crisi. Davanti a questa consapevolezza, niente a più senso, nemmeno l'arte, la scrittura, ma a purtroppo o per fortuna, l'essere umano si distreifacilmente. Si l'ude, direbbero pardi, non pensa tutto il tempo a queste grandi verità e si occupa della sua vita, dei suoi piccoli e insignificanti problemi, e magari li racconta. Nell'opera di pira andello poi c'è il grande tema dell'identità, un tema che attraversa alle opere di tanti scrittori del tempo, e che rispecchia la crisi sociale e ideologica più grande che l'Europa stava attraversando. L'identità. Non è qualcosa di certo e stabile. Prima di tutto dipende dagli altri, da come ci vedono, da cosa pensano di noi, da quale ruolo ricopriamo nelle loro vite. Si come siamo una persona diversa con ognuno, a seconda delle situazioni e dei contesti, ognuno di noi non ha un solo volto, ma c'entomila volti, perché tutti gli altri lo vedono in maniera differente, ognuno a suo modo. Ma anche a prescindere dagli altri, il tentativo di trovare un'identità fissa, stabile e certa, è fallimentare, perché sotto tutte le maschere c'è solo flussovitale, continuo e indifferenziato. Per pirandello la vita è un flusso continuo, ogni individuo, quando non ha se si stacca da questo flusso, e assume una forma precisa, un DNA, un aspetto fisico. Ma anche la forma, il corpo, la vita stessa è una gabbia rispetto a flussovitale che continua a scorgere dentro di noi. Quindi, già solo per essere nati, siamo ingabbiati in qualcosa. L'identità stessa è un'altra maschera, un'altra prigione inventata dall'essere umano per consolarsi, per sopra vivere. Infatti, i personaggi di pirandello scoprono che dietro la maschera in posta dalla società. Non c'è il vero io, non c'è nessuna identità autentica da liberare. Un disastro, insomma, ma la vita umana non è solo tragica. Infatti, tutti i romanzi di pirandello sono accumulati da
una fortironia e dal mescolamento di tragico, eccomico o un moristico. Pirendello spiega che cos'è l'umorismo nel suo saggio del 1998, il racconta. Se vedo una vecchia signora, quei capelli tinti, tutta truccata e vestita come se avessi vent'anni, mi metto a ridere, perché avverto che quella vecchia signora è il contrario di ciò che una vecchia rispettabile signora dovrebbe essere. Il comico è appunto un avvertimento del contrario. Ma se poi mi metto a riflettere, magari penso che quella vecchia signora non affelisce e divestirsi così e forse ne soffre. E lo fa soltanto perché pensa che non ascondendo le rughe e i capelli bianchi suomarito la continui a damare. Allora, non riesco più a ridere come prima, perché la riflessione ha trasformato l'avvertimento del contrario in un vero proprio sentimento del contrario. Ed è tutta qui la differenza tra il comico e l'umoristico. Il comico è quando percepisco che qualcosa è ridicolo, mentre l'umorismo è quando la percezione si trasforma in un sentimento più profondo, che oltre a ridicolo, vede anche la sofferenza. Se il comico si ferma sull'aspetto esteriore della vecchia signora, l'umorista va oltre, essente la disparazione che si nasconde dietro e ridicolo. Ma l'umorista è anche quello che ha capace di smontare meccanismi della vita sociale, di vedere quanto siano ridicoli quelli che perandello chiama i lanternoni. Cioè, le ideologie, i grandi ideali, i grandi valori del passato che per secoli hanno guidato l'essere umano nel suo cammino, tipo l'amore per la patria e la federe leggiosa. Ma che oggi hanno perso la loro credibilità e non sono più un punto di riferimento per nessuno. Maggiano il suo romanzo di quattro anni prima, Pirandello aveva descritto con una metà fora complessa, quasi una allegoria, questa crisi epocale, questo stato di smarrimento e di confusione della sua epoca. Nel fuma chiappascal, Pirandello usa il personaggio minore anzielmo paleari per esporre la sua persona alle concezioni filosofica, alla quale ha dato il nome di "l'anternino soffia", cioè filosofia dell'anternini. Pirandello usa la metà fora della lanterna per indicare la cossienza individuale di ogni essere umano. L'unione di tante lanterne fa nascere i lanternoni, cioè quegli ideali collettivi, che guidano tutti i lanternini, la fede, le ideologie politiche e religiose, i grandi ideali come patria, virtù, bellezza, valormilitare. A volte questi lanternoni, rimancoracesi anche quando il sentimento collettivo non c'è più. Nessuno li segue più per convinzione ma solo per abitudine, o perché non può farne meno, perché tutti gli uomini hanno bisogno di qualcosa in cui credere, ed è meglio il luder sì che rimanere senza punti di riferimento. Altre volte, i lanternoni vengono spazzativi a da grandi rivoluzioni, che ne fanno saltare per aria alle ideologie vigenti e ne impongono di nuove. In questi momenti di transizione i singoli lanternini si agirano spertuti e smarriti, senza sapere bene che direzione prendere. Magari, il ludendosi di poter seguir ancora i lanternoni ormai spenti. Alla crisi dell'anternoni si aggiunge anche la crisi dell'anternini, cioè delle ambizioni e delle aspirazioni individuali. Amori e passioni di ogni tipo, legami effettivi e familiari, progetti, vocazione artistica e lavorative, tutto appare vuoto, essenzia senso. Ma vediamo più da vicino questo romanzo del 1904, il fumati a Pascal. Mattia Pascal viene costretto a sposare una ragazza di nome rumilda e si ritrava con vivere con la sua oscera che lo disprezza. La vita familiare è un inferno e anche il suo lavoro in biblioteca gli fa schifo. Così Mattia decide di fuggire per cambiare vita, va a Monte Carlo e vince un enorme soma di denaro. Poi per caso legge su un giornale che è stato trovato morto Mattia Pascal. Questo è qui poco, il fatto che tutti pensano che lui sia morto è l'occasione per cambiare vita. Cambia il suo nome in Adriano Mace e Varroma a casa del signor Paleari, dove si innamora di sua figlia Adriano. Ma si rende conto che non può sposarla perché non ha i documenti. Per lo stato lui non esiste. Allora, architetta un finto sui cidio per poter riprendere la vecchie identità. Torna a casa dopo due anni, ma nessuno lo riconosce. La moglie si è risposata e ha avuto una bambina dal nuovo marito. Così solo, sconfitto e senza speranza, torna a lavorare in biblioteca e ogni tanto porta dei fiori sulla sua tomba. In pratica Mattia è un personaggio che prova a togliersi la maschera, mascopre dolorosamente che senza maschera è impossibile vivere. Una volta aggiunto a questa consapevolezza, gli rimangono solo due alternative. O continuare a indostare la maschera in maniera critica, guardando con scetticismo e di stacco il gioco delle parti? O rifiutare qualsiasi maschere in manere quindi senza ai identità individuale, in una condizione di vita in consapevole simile a quella degli animali o delle piante come farà. Il protagonista di "1" nessuno è centomila pubblicato, 22 anni dopo il fumatea Pascal nel 1926. Il protagonista di "1" nessuno è centomila, "vitangelo" Moscarda è un uomo benestante. Una mattina sua moglie dida gli dice che il sonaso prende leggermente a destra. Una osservazione apparentemente insignificante, ma che lo fa sfrofondare in una profonda crisi esistenziale. Perché si accorge che lui pensava di conoscersi e di sapere che fosse, ma non è così, gli altri vedono il lui una multitudine di difetti e di caratteristiche di cui lui non è a conoscenza. Lui non è "1" come credeva di essere, ma è centomila, ogni persona con cui entra in contatto lo vede in modo diverso. Il suo io è frammentato in un'infinità di maschere in cui non si riconosce, come tanti pezzi di uno specchio che ha andato in frontumi. Allora, "vitangelo" prova di sfarzi della sua maschera. Si come tutti pensano che sia un usurai egoiste senza cuore, allora "vitangelo" regala una casa un po' veraccio. Ma in risultato non è quello atteso, la maschera non cade davvero, finisce anzi che tutti lo considerano semplicemente pazzo. Così, la moglie il suo osgero pensano di chiudrelo in manicomio. Sì nonché Anna Rosa, una mica della moglie, lo avverte del piano. "vitangelo" per ringraziare Anna Rosa le confi da ciò che ha capito della vita. Lai però, spaventata per lo shock, gli spara. Ora, tra l'altro, sono tutti convinti che "vitangelo" abbia avuto una relazione illegittima con Anna Rosa cosa non vera. "Avitangelo" non resta che abbandonare tutto. Dona i suoi avveri e costruisce uno spizio per i poveri, dove lui stesso va a vivere. Solo, povero, creduto pazzo da tutti. "vitangelo" almeno non è più costretto essere qualcuno. Finalmente può essere nessuno. Rifiutare ogni identità e rinnegare il suo stesso nome, abbandonarsi allo scorre, puro del flusso vitale, disgregarsi nella natura. Vivendo attimo per attimo, senza cristallizzarsi in nessuna maschera. Ora, è una nuvola. Ora, evento. Ora, albero. "vitangelo" insomma rinuncia tutto, persino al suo nome. Per immergersi completamente nel flusso vitale, cancellando ogni consapevolezza di sé. In questa conclusione molti critici hanno visto il passaggio dalla poetica humorista al vitalismo irrazionale. Se l'umorista è caratterizzato da un eccesso di razzionalità, "vitangelo" ha un atteggiamento opposto, rinuncia alla ragione e alla coscienza, vuole smarrire il suo io, identificandosi con tutto ciò che lo circonda, l'erba, gli alberi il cielo, gli animali. La natura diventa un'alternativa alla vita associata alla città, alla civiltà. Oltre, ai romanzi Piramdallo scrive 243 novelle l'ultima nel 1936. Nel 1922, Piramdallo inizia al progetto delle novelle per un anno, pensando all'inizio a un singolo volume, poi su suggerimento dell'editore, ha 24 volumetti, di cui solo 15 vedranno la pubblicazione. Tra le novelle di Piramdallo, ci sono alcune strafamose che spesso vi sarà capitato di leggere a scuola, come il treno affischiato, ciao la scopre la luna, la giara, la patente, la marzina stretta. Le novelle di Piramdallo hanno alcuni tratti comuni e ricorrenti. La narrazione inizia sempre quando tutta.
è già venuto e si concentra su un avvenimento o su un'azione di per sé in significante. Gli avvenimenti che potremmo considerare decisivi, quelli che hanno determinato il destino dei personaggi sono già passati e a volte accennati con dei flashback. Proprio, come aveva detto nelle ultime pagine del saggio, l'umorismo, all'umorista, non interessa raccogliere gli Zechini d'Oro, cioè quelli vicende cruciali, decisive, in cui si decide tutta la vita di una persona, no? L'umorista raccoglie il fango della vita, cioè tutti quegli avvenimenti apparentemente insignificanti che però diventano simbolici del senso della vita, anzi del non senso della vita. Una seconda caratteristica riguarda i protagonisti delle novelle. La prima cosa che colpisce è la straordinaria varietà di ambientazione geografica e collocazione sociale. Si va dall'alta burguesia ai contadini e ai minatori siciliani, dalle umile maestrine ai professionisti e agli artisti di spicco dalla sicilia alla Germania. Eppure, tutti questi personaggi sono allo stesso tempo molto simili, a prescindere dal sesso, dalle condizioni sociali, dalle partenze geografica, sono tutti degli sconfitti. Tutti hanno un destino già compiuto alle spalle e non possono fare più nulla per cambiarlo. La loro tragedia è ormai definitiva. Per pirandello, la vita dell'essere umano è sempre tragica se vista nel suo insieme, mentre se ho servata attraverso i dettagli a sempre unché di comedia. I suoi personaggi non sono come i protagonisti delle tragedie greche, ma sono solo dei tagliaci sconfitti, dei buffoni tristi. E ora veniamo al teatro di pirandello la sua grande passione. Sentite come descrive nel 1887 a vent'anni cosa gli succede quando entra in un teatro. Io non posso penetrarvi senza provare una viva emozione, senza provare una sensazione strana, un eccitamento del sangue per tutte le vene. Quella ria pesante che visi respira mobriaca. E sempre, a metà della rappresentazione, io mi sento preso dalla febbre e brucio. Quanta passione? Ma quali sono le caratteristiche del teatro pirandelliano? Allora, prima di tutto, pirandello riprende alcuni generi teatrali tradizionali come il drama "Borghese" e la comedia dell'arte per riusarli, smontarli, esesperando le loro caratteristiche. E fa la stessa cosa con le trame. Riprende quelle del teatro "Borghese" ma le riusa per far vedere la falsità che si nasconde dietro quella facciata per bene, dietro quelle apparenze. Il teatro di pirandello è un teatro dove si parla, non c'è azione, ma tantissimi dialogi e riflessioni filosofiche sui suoi termi preferiti. Il contrasto tra la vita come flusso e la formafissa, le maschere i ruoli sociali imposti, i relativismo per cui non ci sono certeze punti di riferimento, verità oggettive e reali per tutti. Pirandello non mette solo in scena le sue operetetetrali, ma le pubblica. Nel 1935 esce l'edizione completa che comprendeva 39 drami dal titolo "Maschere Nude". Il titolo è un ossimoro, cioè un costamento di due termini opposti. Le maschere che servono a coprire, la nudità del viso, non possono essere allora volta nude. Ma è un titolo fedele alla poetico humoristica, capace di vedere l'ambivalenza dell'esistenza humana. Siamo nudi, quindi indifesi, sconfitti. Ma, al tempo stesso portiamo delle maschere che ci hanno imposto e che non possiamo toglierci, perché ci sono rimaste solo le maschere a cui aggrapparci in un'esistenza senza senso. La produzione teatrale Pirandelliana viene di solito di viso in quattro fasi. La prima fase è il teatro grottesco, le cui trame si fondano sul triangolo amoroso, sul tradimento e sulla critica dei valori e della morale burgese. La seconda fase è quella del metateatro, della più famosa, metateatro significa teatro che parla di se stesso. Opera, in cui personaggi strappano il cielo di carta, e iniziano a riflettere sul significato del teatro, su ruolo degli attori, su rapporto tra autore e personaggi. Il capo lavoro di Pirandello è sicuramente sei personaggi in cerca da autore, messo in scena per la prima volta nel 1921, e che in augura è rappresenta la fase metateatrale. Dicè parla questa opera. Mentre alcuni attori stanno facendo le prove di un'altra opera di Pirandello, il gioco delle parti, all'improvviso compagliano sei personaggi la madre, il padre, il figlio, la figliastra, il giovinetto e la bambina, che si fanno avanti con una proposta stranissima. Chiedono agliattori di rappresentare la loro triste storia. Anche se, all'inizio alla reazione degli attori, è di meraviglia e di diffidenza, apaco per volta, il racconto dei seii personaggi sull'alloro attenzione. Questi seii personaggi sono vivi, sono reali, proprio come qualsiasi altro essere esistente in natura, ma a differenza degli altri esseri, una volta nati dalla fantasia dell'autore, non moiono più, sono destinati a vivere in eterno. Ma per loro sfortuna sono rimasti senza autore, perché chi gli ha creati non gli ha poi messi in un' opera. Per questo sono alla ricerca dell'orautore, di un copione con cui dare senso alla propria vita. La terza fase è definita teatro della folia e era presentata il meglio dall'opere il ricocuarto Messescendo per la prima volta nel 1922. Il protagonista di cui non si conosce il nome è Pazzo, e vive in una villa da ventanica un vinto di essere il ricocuarto, imperatore del sacro romano impero. Un giorno arrivano i suoi amici, la sua fidanzata è un'opsichiatra per cercare di farlo rincavire. Ma il protagonista non è per niente Pazzo, sta fingendo di esserlo, per essere libero, ma anche perché conviene a tutti. I Pazzi, infatti, sono pericolosi, perché mostrano ciò che gli altri non vogliono vedere e dicono ciò che nessuno vuole sentire. I Pazzi fanno paura perché dicono la verità. In quest'opera, tirandello analizza come tutta la vita, sia una messa in scena, e quindi il confine tra funzione in realtà non c'è. Ma soprattutto, se lo chied Pazzo, si finge Pazzo, può essere libero dalle maschere per cui anche il confine tra foglia e sanitamentale viene abbattuto. La quarta fase è quella dei miti e dall'ultima fase di pirandello, composta da tre opereti attrali che si svolgono in uno spazio e in un tempo indeterminato e propongono eventi meravigliosi, come cataclysmi, resurrezioni, fenomeni magici e misteriosi. L'ultima opera cui pirandello lavora prima di morire sentitola "I giganti della montagna" ed è rimasta in computer. In questo opera, pirandello, ci lascia una sorta di testamento spirituale. Anche se nella società l'arte è disprezzata e marginata come cosa inutile o strana, il dovere del vero artista è continuare a proporla, nonostante tutto, anche a costo della vita. Un progetto di podcast di dati c'è la maturità promosso dal Ministero dell'estruzione con la collaborazione di Radio 3 e 3 Cani. Supervisione di dati c'è a cura di Loudness, ideazione di Christian Raimo. La sigla di maturadio è di Teoteardo.
Podcast Summary
Key Points:
Pirandello utilizza la metafora dello "strappo nel cielo di carta" per rappresentare la crisi dell'uomo moderno, che perde ogni certezza e vive nel dubbio.
La vita è descritta come una prigione di maschere imposte dalla società borghese, dalla famiglia e dal matrimonio, in cui l'individuo recita ruoli senza autenticità.
L'identità è instabile e dipende dagli altri; sotto le maschere non c'è un "vero io", ma solo un flusso vitale continuo e indifferenziato.
L'umorismo pirandelliano distingue tra comico (risata superficiale) e umorismo (comprensione della sofferenza dietro il ridicolo).
La filosofia dei "lanternoni" spiega come ideali collettivi (patria, fede) siano crollati, lasciando gli individui smarriti.
Ne *Il fu Mattia Pascal*, il protagonista tenta di fuggire dalla propria maschera, ma scopre che senza di essa è impossibile vivere.
Summary:
La trascrizione analizza la poetica di Luigi Pirandello, incentrata sulla crisi d'identità e la fragilità delle certezze umane. Attraverso la celebre metafora dello "strappo nel cielo di carta" (dal romanzo *Il fu Mattia Pascal*), l'autore descrive il passaggio dalla tragedia antica—dove i personaggi agivano con sicurezza—a quella moderna, dominata dal dubbio e dall'incertezza, come Amleto. Pirandello vede la società borghese come una trappola: famiglia, matrimonio e lavoro impongono maschere e ruoli fissi, soffocando l'individuo.
L'identità non è stabile, ma un costrutto dipendente dallo sguardo altrui, mentre sotto ogni maschera scorre un flusso vitale informe e privo di un "io" autentico. L'umorismo pirandelliano va oltre il comico: mentre il comico coglie il ridicolo esteriore, l'umorismo ne rivela la sofferenza nascosta. La filosofia dei "lanternoni" illustra il crollo degli ideali collettivi (patria, fede, religione), lasciando gli individui senza punti di riferimento e in balia dello smarrimento.
Nel romanzo *Il fu Mattia Pascal*, il protagonista tenta di liberarsi dalla propria maschera fuggendo e creando una nuova identità, ma scopre che vivere senza maschera è impossibile: alla fine, sconfitto, torna alla sua vecchia vita, portando fiori sulla propria tomba. Pirandello, influenzato da Schopenhauer e dalla sua esperienza personale (la follia della moglie, la rovina economica), rappresenta così la condizione umana come una prigione di finzioni, da cui non si può fuggire se non a costo dell'isolamento o della follia.
FAQs
Rappresenta la condizione dell'uomo moderno, che perde ogni certezza e si ritrova in un mondo di dubbi e caos, come Amleto rispetto a Oreste.
Mattia Pascal è il protagonista del romanzo 'Il fu Mattia Pascal'. Fugge dalla sua vita infelice, vince una somma di denaro, finge la propria morte e tenta di crearsi una nuova identità, ma scopre che senza maschera è impossibile vivere.
Il comico è un 'avvertimento del contrario', mentre l'umorismo è un 'sentimento del contrario' che va oltre il ridicolo e coglie la sofferenza nascosta.
I lanternoni sono ideali collettivi come la patria, la fede o i valori morali, che un tempo guidavano le persone ma ora sono spenti o in crisi, lasciando gli individui smarriti.
Pirandello era un conservatore che vedeva nel fascismo una garanzia d'ordine e una forza capace di spazzare via le forme soffocanti della vita borghese, oltre a ricevere sostegno economico dal regime.
Il tema centrale è la crisi dell'identità: l'individuo è intrappolato in maschere sociali e familiari, senza un vero io autentico, in un mondo dominato da trappole e delusioni.
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