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Italiano | Italo Svevo

35m 24s

Italiano | Italo Svevo

Italo Svevo, il cui vero nome è Aaron Ettore Schmitz, è uno dei più importanti scrittori italiani del Novecento. Nato a Trieste nel 1861, città multiculturale e crocevia di influenze italiane, tedesche e slave, Svevo adotta uno pseudonimo che riflette le sue due identità culturali. Dopo una formazione commerciale, lavora prima in banca e poi nell'industria del suocero, viaggiando in Europa. Nonostante la sua vita apparentemente ordinaria, Svevo coltiva segretamente la passione per la scrittura. Pubblica a sue spese "Una vita" e "Senilità", entrambi ignorati dal pubblico ottocentesco, abituato a una narrativa più tradizionale e lineare. I suoi romanzi, infatti, introducono innovazioni come la focalizzazione interna, il monologo interiore e personaggi "inetti", incapaci di vivere appieno la realtà. L'incontro con James Joyce lo spinge a non abbandonare la scrittura. Dopo un lungo silenzio letterario, nel 1923 pubblica "La coscienza di Zeno", capolavoro che rivoluziona la narrativa del Novecento. Il romanzo, con il suo tempo della coscienza e la struttura non lineare, riflette la crisi dell'io moderno. Inizialmente osteggiato in Italia, viene acclamato all'estero grazie a Joyce e poi rivalutato da Eugenio Montale. Svevo muore nel 1928, lasciando un'eredità letteraria che ha profondamente innovato la tradizione narrativa.

Transcription

4146 Words, 25915 Characters

Italian
Credo, matematica, inglese, filosofia, italiano fisica, senso, crepo matematica, inglese. Hoho, ma tu radio, ma tu. Mati radio, ma tu. Ma tu, mati radio, ma tu. Non l'esse più su fiascare, ma tu radio, ma tu radio. Podcast di italiano per le zame di maturità, letto da veronica cruciani, itallo svevo. Quando il vostre zame di maturità sarà terminato, vi faranno un'ultima domanda che potete individuare fin da adesso. Che cosa farete dopo il diploma? Alcuni di voi avranno la risposta pronta. Altri rimarranno sul vago. Altri diciamo lo pure. Mentiranno. O perché ancora non lo sanno? O perché se lo vogliono tenere per sé? Nella storia della letteratura italiana del 900, c'è un autore che hanno scosto la sua vira vocazione per anni. Siamo parlando di Italo svevo, il protagonista di questo Podcast. Ithalo svevo, in una lettera del 1926, all'amico e poeta e ugenio montale, riassume la sua vita così. Naquì a Trieste nel 1861, a 12 anni fu imandato in un villaggio presso Weitzbuck in Baviera, in una scuola commerciale, overi masi fino a 17 anni. Poi frequentai per due anni la scuola superiore commerciale, rivoltella di Trieste. Indi entra in una banca, overi masi fino a 38 anni. Ne usci dopo il fiasco di senilità per lavorare in una industria che mi fece soggiornare per vari mesi all'anno all'ondra. Visita è spesso per affari la Germania, la Francia e l'Irlanda. Ecco tutto. I rapporti di amicizia con montale e il riferimento a senilità, il suo secondo romanzo. Certo, lasciano intendere qualcosa sulla sua vita autoriale, ma la scarna descrizione della sua vita strutturata in quelle lhenco di attività molto lontane dal mondo letterario, lasciano immaginare un'esistenza che a poco a che fare con la scrittura. Ma questa vita che, a sentire il diretto interessato, si può riassumere in una decina di righe, a invece molti aspetti interessanti. Cerchiamo di entrare più nel dettaglio. Innanzitutto il nome. Italo Svevo è un obsiodonimo, cioè un nickname, un nome d'arte. Il suo vero nome è Aaron Ettresmit. Lo scrittore usa l'obsiodonimo di Italo Svevo già per firmare il suo primo romanzo, una vita del 1892. Perché proprio Italo Svevo? Perché questo nome fa riferimento a quelle che lui ritiene le sue due identità, la sua duplice origine e formazione culturale, quell'etagiana e quella tedesca? Questo mix culturale trova terrenofertile oltretutto nella sua città natale Trieste, Porto Franco dal 1719. Cosa significa Porto Franco? Significa che la città gode di particolare benefici per quanto riguarda lo scambio di merci e di conseguenza questo consente anche più facili scambi culturali. Trieste diventa presto, infatti, soprattutto per la sua posizione geografica, un crocevia tra diverse realtà etnice e culturali, quella italiana, quella tedesca austriaca, quella sllava. Quindi abbiamo una città molto stimolante ricca di differenti influci culturali, cui si deve aggiungere la formazione privata di Svevo. Il piccolo "Etare" o "Italo" come preferite? Nasi a Trieste il 19 dicembre 1861. Il padre Francesco è un aggiato commerciante di vetrami di origine tedesca. La madre, all'egra Moravia, è di origine friulana. La famiglia appartiene alla burguesia ebraica e così ettore frequenta la scuola isdrailitica e lamentare. Proseguo i po' gli studi, presso il colleggio tedesco di "Signitz" in Baviera, fino al 1876. Tornato a Trieste si scrive, come abbiamo letto nella sua lettera poco fa, a un istituto commerciale, ma in questi anni che inizia a interessarsi di letteratura e di musica, suonando il violino in un quartetto. Quando l'attività del padre fallisce, però, Svevo, deve interromper gli studi. Trova lavoro nel 1880, nella Sede Treestina della Union Bank di Vienna, dove svolge varie mansioni, fino al 1899. In questo periodo tuttavia non abbandona la scrittura, ma la esercita scrivendo articoli per l'indipendente, la nazione e altre riviste, spesso con un altro pseudonimo, "ettore samigli". A quanto pare, non gli interessava proprio pubblicare scritti con il suo nome anagrafico, scrive anche alcuni saggi pubblicati postumi e comedi, come leire di Giuliano, il ladro in casa e terzetto spezzato. Questi testi, anche se meno conosciuti, sono importanti per ricostruire la cultura e il pensiero di Svevo. Tornando alla vita privata, nel 1892, Italo perde il padre. Nello stesso anno pubblica su espese il primo romanzo, una vita. Il libro verrà ignorato dalettori e critici. Nel 1896, sposa la Cugina, Livia Veneziani, di Fede Cattoliche, figlia di un ricco industriale. L'anno dopo, Svevo ci riprova pubblicando sulla rivista critica sociale, un racconto dal carattere politico, la Trebù e poco dopo, nel 1898, fa uscire il suo secondo romanzo, senilità. Tuttavia, il successo sperato non arriva. Questo lo porta a un lungo silenzio letterario. Svevo no smette di scrivere, ma decide di non pubblicare più. Cosa fare dunque a questo punto? Svevo la scella vor in banca e va a lavorare per il suo oscero, nell'industria di vernici navali, prima a Trieste e poi a Morano. È un impiego che lo porta a viaggiare molto tra Francia, Austria e England. E per ciò, spinto a migliorare l'inglese, fa quello che avremo fatto noi oggi, prendere i pettizioni da un giovane madrelingua che si chiama James Joyce. Quello che un po' di anni dopo diventerà uno dei più importanti scrittori a livello mondiale. Questo giovane irlandese, Esule da Dublino, per ragioni personali e politiche, trova in piego come insegnante nella Berlezz School di Trieste. Qui inizia una lunga e si inceram i cizia con Svevo, condividono molti interessi. Ed è Joyce che lo spingia continuara a scrivere, apprezzando molto il suo romanzo senilità. Con lo scoppio della prima guerra mondiale Svevo ha più tempo libero. Bisogli l'azienda con cui lavora viene requisita dal governo ostriaco e chiusa. Si inizia a interessare così alla psicanalisi, non solo traducendo uno scritto di Freud sul sogno, ma anche perché il cognato, malato di nevrosi, si sottopona una terapia con Freud e in persona avvienna. Alla fine della guerra, nel 1919 inizia la stesura della coscienza di Zeno, che pubblica come sempre a sua espese nel 1923 a Bologna presso le dittore cappelli. In Italia il romanzo non viene compreso e incontra molte hostilità dalla critica. Allo posto grazie alla mediazione di Joyce, critici stranieri come Balerie Larbo, Beniamé Cremio, rimangono totalmente entusiasti del romano. di dedicargli un numero speciale nel febbraio del 1926 sulla rivista Parigina, L'Unavir d'Argion. Tocca un giagno montale, il merito di aver compreso per primo in Italia il grande valore del romanzo di Svevo. Montale scrive nel 1925 un saggio sulla rivista Milanese, le zamene intitolato o maggio ad Italo Svevo. Finalmente, a 60 anni Svevo ottiene la cellibrità che rincorre la sempre. Continua allora a scriver racconti ad esempio una burla riuscita e cortoviaggio sentimentale, testiti atrali come la rigenerazione e la continuazione della coscienza, il vecchio. Si prefige di raccontare un odziano anziano perché vuole fare mergere come la scrittura rappresenti la vera vittoria e rivincita sulla degenerazione la morte. Purtroppo non riesce a concluderlo, il 10 settembre 1928, infatti, muore per complicazioni, in seguito un incidente automobilistico. Ecco tutto. Per riprendere le parole dello stesso autore, forse a ragione Italo Svevo, a ritenere che la propria vita fosse priva di eventi straordinari, specialmente si è paragonata a quella di un altro importante letterato suo contemporaneo, Gabriele d'annunzio, di soli due anni più giovane. Abbiamo accennato alla formazione culturale di Svevo. Riprendiamo quel discorso. Trieste che ricordiamo passa definitivamente all'Italia solo nel 1920. È una città che rappresenta in pieno la Mitte l'Europa. Si tratta di un termine usato per indicare i territori centrali dell'Europa, accominati dalla stessa tradizione culturale dovuta la dominazione asborgica, ormai al suo tramonto. Questa tradizione permette una conoscenza ravvicinata del mondo germanico, ma anche di quello anglosassone e la creazione di circoli che diffondono la cultura dell'Europa centrale. Svevo, attrieste, pot dunque leggere i classici della letteratura italiana, boccaccio, a riosto, macchiavelli, guicciardini, quanto quelli di altre tradizioni. Il più amato degli inglesi è Shakespeare, di cui impara memoria l'amleto, senza dimenticare che assiste a operi teatrali dei grandi del suo tempo tra cui Eric Ibsen. Chie sono però gli autori che hanno più influito su di lui. Senza dubbio, l'evolutionista Charles Darwin e il filosofo Arthur Schopenauer. Ci sono dei podcast di filosofia su entrambi. Di Darwin, Svevo condivide le idee principali, tra cui la lotta per la sopravvivenza e l'influenza dell'ambiente sull'uomo, ma non crede, all'evolutione come progresso. Come vedremo, Svevo è sempre solo dalla parte dei vinti, mai dei vincitori. Legge anche il realismo francese, per esempio, le opera di Balsac e Flober. Allo stesso modo, pur apprezzando molto il pensiero di Niche, soprattutto per quello che riguarda la complessità e la pluralità del Leo, non c'è un filosofo che stimi più di Schopenauer, l'unico a suo dire, che è riuscito a vedere con maggiore lucidità nel mistero dell'uomo. Ultimo, ma non meno importante, maestro di Svevo, è Freud. Già abbiamo visto che, per una serie di vicende personale, lo scrittore entra indirettamente in contatto con il medico ostriaco. Inizia anche a leggere sui saggi, dedicati all'apsico patologia e i sogni, ma se di preciso non sappiamo quali opera abbia conosciuto. Sicuramente Svevo è incuriosito dalla scoperta della psicanalisi, dell'inconso, dei sogni, degli atti mancati, dell'auto inganno e delle fantasie allucinatore. Tutti campi di indagine esplorati da Freud, anche su Freud, ovviamente, c'è un podcast dedicato tra quelli di filosofia. Svevo, però, nutre anche molti dubbi sulle teorie froidiane, come emerge, soprattutto dal suo capolavoro, la coscienza di Zeno. Infondo, Svevo, sembra convinto che non esista una veracura per sanare la coscienza. Il personaggio di Zeno nella rappresentazione più sarcastica. Svevo insomma, ama leggere. Sappiamo che trascorre ore interne la biblioteca civica, appena finito di lavorare. Da ogni autore, poi, trae una sua interpretazione, come spiega in una pagina del diario, soggiorno londinese. Noi romanzieri usiamo baloccarci con grandi filosofie e non siamo certo atti a chiarerle. Le falsificiamo, ma le umanizziamo. Più chiaro di così, certo, quell'noi romanzieri suono un po' strano scritto da lui. Svevo che nella vita fa tutt'altro e cerca di eliminare come scrive lui stesso al trove, quella ridicola ed annosa cosa che si chiama letteratura. Svevo che però non riesce mai a dalle un tanarsi dalla scrittura. Come mai non viene apprezzato? La colpa non è solo di una lingua che mescola l'italiano con termini tedeschi e degli aletto tristino. Vediamo cosa altro c'è di difficile. Una vita è il suo primo romanzo e forse nella sua mente persino l'ultimo. Svevo infatti scrive nella penna di uno scrittore c'è posto per un solo romanzo. Abbiamo capito però che non va preso sempre alla lettera. Il titolo del primo romanzo in origine doveva essere un inetto, ma le dittore lo convinse a cambiarlo perché nessuno lo avrebbe capito. Effettivamente è una parola insolita e indica una persona in adatta in capace. Purtroppo anche con un titolo nuovo e un editori che accetta di pubblicarlo, la sorte è la stessa. Forse allora non era solo il titolo iniziale il problema, ma qual è la storia raccontata nel primo romanzo di sbevo? Ecco la imbreve. Al centro della vicenda abbiamo il giovane alfonso nitti che dalla campagna si trasferisce in città, proprio attrieste, per fare carriera. Trova lavoro presso la banca ma è inadatto a quel grigio lavoro. Inetto appunto, a causa della sua personalità accolta esensibile, in più la mancanza di amicizie lo fa presto sentire un disadattato, sempre un inetto in soma. Solo quando conosce la figlia del suo capo, annetta, la monotonia sembra rompersi. Alfonso si mette in testa, sostenuto dal cugino di lei, macario, di conquistare la ragazza che pure ha un carattere molto diverso dal suo, è capricciose superficiale, ma ambizioni letterarie. Quando finalmente riesce a conquistare annetta, però alfonso scappa. Torna al suo paese di origine con la scusa della madre malata. Arrivato la scopre che la madre è davvero malata e che presto morirà. Trascorso del tempo alfonso torna a Trieste, questa volta senza alcuna aspirazione lavorative e sentimentale. Tuttavia scopre che annetta si è fidanzata con macario. In più, è abitima di una serie di delusioni e fra intendimenti, a quel punto non gli resta altro da fare che togliersi la vita. La vicenda è abbastanza chiara, nulla di troppo arzi goglato, non è tanto la trama, quindi ad essere indigeribile al pubblico, quanto il modo in cui viene raccontata. Il pubblico tocentesco era ancora abituato per lo più a romanzo tradizionale e lineare, svevo a immentegli esempi di scrittura realistica dei francesi, Zola ed Emo Passan. E l'iniziazione sociale di alfonso nitti, il protagonista di una vita, somiglia quella tipica del romanzo di formazione. Tuttavia, sono presenta alcune novità significative, c'è un arrauto esterno che racconta in terza persona, ma la focalizzazione è interna. In che senso? Nel senso che il punto di vista, essendo esterno, dovrebbe sembrare oggettivo, diciamo, e invece è filtrato dalla soggettività, dalla coscienza, dai sentimenti del protagonista. Il arrauto reno lascia ma è totalmente libero. il protagonista, ogni tanto interviene, mostrando gli che è bittima di false illusioni, è il sovraffolarsi dei pensieri di Alfonso però che rende il racconto contraddittorio. Dicerto, il linea con l'attengiamento nevrotico del protagonista ma contorto per chi legge critici compresi. Ecco spiegato, forse, l'insucesso del romanzo. Svevo però, non si scoraggia e nel 1898 pubblica il secondo romanzo, sinilità. Anche in questo caso il titolo originale viene modificato, avrebbe dovuto essere il carnevale di Emilio. Anche in questo caso viene quasi ignorato da critica e pubblico. Ascoltiamo anche la storia del secondo romanzo, sinilità. Emilio Brentani è un impiegato con aspirazioni letterarie. Vi sono a familiare? Eggia. Svevo, metto un po' di sé in ciascuno dei suoi protagonisti. Dunque Emilio Brentani conduce una vita consapevolmente monotona, vive con una sorella molto introverza a Malia e ha come unico amico lo scultore Stefano Balli, suo opposto e stroverso, accattivante. Quando Emilio conosce Angelina Zarrri una ragazza del popolo, le cose iniziano a cambiare. All'inizio e miglio pensa di intrattenere con lei solo una relazione casuale, ma se ne innamora davvero, da qui svevo, ci racconto una serie di tormenti di Emilio, legati alla gelusia alla scoperta del vero carattere di Angelina, che ha relazione con altri uomini. La situazione si complica quando contemporaneamente Balli inizia a interessarsi ad a Malia, la timida sorella di Emilio. A Balli in realtà a Malia interessa più come in modella che altro, ma lei invece inizia ad innamorarsi. Emilio scopre i sentimenti della sorella per caso sentendo la parlare nel sonno e decide di allontanare l'amico dalla loro casa. A Malia, in franto il suo sogno d'amore, si dà alcol, che peggiora le sue condizioni di salute fino a quando si ammala di pulmonite. A la morte della sorella si aggiunge la ruuttura definitiva con Angelina. Emilio torna allora alla sua condizione iniziale, a quella qui è tesistenziale, in cui ricordi delle donne che ha amato, si fondono nell'immagine di un'unica donna idealizzata, che accompagnerà la sua esistenza ormai sempre più distaccata dal resto del mondo e simile a quella di un anziano. Insenilità svevo, da spazio ancora maggiore all'interuspezione del personaggio principale, ed è questo il punto da tenere a mente. La senilità del titolo che vuol dire vecchiaia non è legata all'età del protagonista, ma allo stato esistenziale, suo e della sorella. La vicenda infatti mente in contraposizione due coppie, quella di Emilio e di Amalia, non a caso non i simili, che rappresentano l'immobilismo e l'incapacità di vivere, l'inettitudine appunto, è quella di balli e angiolina che sono invece l'incarnazione della vitalità, insomma i vecchi tra virgolette da una parte e i giovani dall'altra. Come si traduce questo interminitecnici? Per alcuni aspetti romanzo è ancora vicino a quello tradizionale, con una sintassi lineare, uno stile impersonale. Tuttavia il tempo e lo spazio non sono più descritti intermini naturalistici. Quando ci vengono rappresentate le strade di Trieste, è evidente che non si tratta di una semplice descrizione, ma se rappresentano lo specchio di quello che prova il protagonista, anche qui però, sentiamo la voce del narratore, che si intromette a riprendere il protagonista un meglio come scrives bevo, il Brentani accentuando così il distacco, nei momenti in cui sembra confondere la realtà con la fantasia. Il tempo d'altra parte, sebbene non si ancora quello della coscienza, sembra scorre la vuoto e senza un senso. In fondo se nilità è un romanzo senza una vera conclusione. La reazione, al secondo in successo, come abbiamo detto, è un lungo silenzio letterario. Svevo continuo a scrivere, ma lo fa per sé. La pubblicazione sembra un capitolo chiuso. Non sappiamo perché, nel 1923, cambia idea, ma pubblica la coscienza di Zeno. Forse gioi se montale che lo sostengono da anni, lo spingono a non mollare per fortuna, possiamo dire. Visto che oggi la coscienza è considerato il capolavoro di Svevo e il romanzo che innova la tradizione narrativa del 900. È il primo romanzo moderno, con al centro non più l'io solido e sicuro di sedere a conti 800 eschi, ma una personalità frammentata in cerca di contiunere sposte, che rispecchia in pieno la crisi del nuovo secolo. Certo, ci sono ancora molte resistenze, ma ora, al 900 inoltrato Svevo, ha più possibilità di essere accolto. Ciao non toglie che riassumere la coscienza di Zeno sia complicato anche per noi. La storia è realtà e la presa di coscienza della malattia da parte del protagonista, che racconta per ciò soli fatti salienti della sua vita, così come riaffiorano alla memoria. Non c'è un procedimento lineare, gli eventi non seguono un ordine cronologico e si uscilla continuamente tra presente e passato il tempo in questo romanzo è quello della coscienza. Una specie di labbirinto interiore, fatto di associazioni e ricchiami spesso imprevedibile e poco chiari. Ma prima di perderci anche noi, proviamo a ricostruire in qualche modo la trama. Zeno cosini e figlio di ricco commerciante con cui ha un rapporto conflittuale e passa la sua vita nell'ozio senza seguire una strada precisa, cambia continuamente in dirizio di studi, anche come segno di ribellione nei confronti dell'autorità paterna. La ribellione è rappresentata anche simbolicamente dal vizio del fumo. Quando il padre muore, Zeno, trova un sostituto del genitore in un uomo da fari, Giovanni malfenti, di cui sposa una delle figlie, Augusta, l'unica che non lo rifiuta. Sebbene sia la meno attrente e sappia di non essere amata, Zeno, un certo punto si fa anche una mante, Carla, che se ne serve solo per ottenere i soldi per la sua dose, decide anche di entrare in società, con il marito di Ada, una delle sue cognate di cui era innamorato, guido a mala bella vita e cerca di spassarsela a spese della famiglia della moglie, finché non muore vittima di un inganno, da lui stesso architettato. Zeno sbaglia funerale, si inserisce nel corteofunebre di un'altra persona mostrando come avrebbe detto Freud, il suo odio inconcio per il socio, rimasto solo in affari, prende il controllo della dittà e salda tutti i debiti famiglia. Bene, così sembra abbastanza lineare come narrazione, sembra. Il romanzo però rimesco la molto la trama, all'inizio del libro infatti noi facciamo la conoscenza di Zeno vecchio industriale che per cercare di liberarsi dal vizio del fumo chiede consiglio a un'opsica analista, il dottor S e su consiglio di quest'ultimo inizia scriveno un diario. È in questo modo attraverso il diario che mam mano ci vengono presentati vari episodi, divisi in capitoli, il fumo, la morte di mio padre, la storia del mio matrimonio, la moglie e la mante, storia di una associazione commerciale, psicoanalisi. Quindi, dalla morte del padre fino a quella di guido, si procede e episodio per episodio, tutto avvenuto nel passato, ma non come un flashback. Seppur passati questi episodi sono sempre presenti nella mente di Zeno perché mentre gli scrive cerca di capire se in essi erra chiusa la spiegazione della sua malattia. L'inizio del romanzo, poi, cioè le prime pagine, sono presentate come una prefazione in cui l'opsica analista di ghiara di voler pubblicare il mano scritto per vendicarsi del paziente che ha interrotto la cura. Subito dopo, in un preambolo al diario, Zeno di ghiara il sociaticismo sulla terapia. Cominciamo quindi a leggere questo diario fino all'ultimo capitolo che si colloca nei siemi si dopo. Quando, finita la prima guerra mondiale, Zeno capisce di essere guarito e di non avere più bisogno dell'opsica analista. Ha addirittura una space di rivelazione apocalittica nel finale. Nel suo male, Zeno, sembra vedere quello di tutto il mondo. In queste pagine famosissime, Zeno, ipotizza addirittura che presto la terra sarà liberata da questo male. Grazie a un ordigno. Qualche studiozo ci ha letto quasi una profetica rappresentazione delle nuove armi che dagli a qualche decennio avrebbero terrorizzato l'intera spasimana, le bombe atomiche. Insomma, la trama viene presentata in modo molto contorto. Vari piani temporali si sovrappongoro. Il punto di vista è continuamente sfumato e ambiguo. In più, fin dall'inizio è difficile capire quali cosi raccontate se hanno vere qualino. Zeno sembra raccontarsi e giudicarsi con una certa objectività, mettendo il risalto anche alcune delle sue debolezze, ma il Dr. S. all'inizio ci dice che quel diario è solo un cumulo di budgie. In effetti certi episodi e certi affermazioni del personaggio sembrano in queerenti tra loro e sembrano ironicamente comunicare la tendenza di Zeno a mentire all'interno del diario personale, quindi in pratica a mentire al proprio analista e forse anche a se stesso. L'unico modo per provare a venire in a capo è analizzare i vari aspetti del personaggio Zeno Cosini. In tanto, è un nome parlante. Il nome rimanda al termine greco Xenos, che significa straniero, e qui sta a sottolineare la diversità del protagonista, non conforme alla società di appartenenza. Zeno, oltre tutto, ha una certa assonanza con zero, no? Cosini rimanda le piccole cose e sembra suggerire che Zeno sia un personaggio mediocre, privo di qualità, ciò nonostante sembra ottenere dei risultati, a differenza degli altri protagonisti dei romanzi di sbevo. Certo, sono risultati dovute avvare a coincidenze, scegli Augusta come sposa solo perché le sue sorelle rifutano, ma sarà la sua fortuna perché lei li garantirà una solida pace familiare, risolleva le sorti della famiglia perché guido muore e per un improbiso realso della borsa. Alla fine, danti eroi, sembra trasformarsi nelle eroi che bince contra i nemici e le avversità della sorte. Ma è proprio così? Il vero nemico di Zeno è la sua coscienza. Zeno si dichiarà più volte malato, ma di cosa esattamente non è dato sapere? Inizia a zoppicare dopo che un amico zoppo gli parla dei cinquattacuattromuscoli coinvolti nella deambulazione e provassoglievo quando li viene diagnosticata una vera malattia o vero gli diabete? Non possiamo credere che la sua malattia sia qualcosa di fisico, svevoci fa capire che c'è dell'altro sotto, deve essere un male psicologico. Quando alla fine del romanzo Zeno dice di essere guarito, svevoci fa capire in cosa consiste la guarigione. Il protagonista sia adeguato allo stile di vita comune, è diventato un burgese che nasconde dietro al perbenismo la sua ipocrisia, ha indossato la maschera dell'uomo sano, come i suoi moglie e come gli altri, ha nascosto la polvere sotto al tappeto, potremmo dire. Italo svevo racconta in modo ironico o auto ironico se accettiamo come punto di vista quello di Zeno, creando un distacco tra quello che viene detto e la realtà attuale, costringendoci a riflettere ogni volta su quanto viene affermato. In più usa la tecnica del monologo interiore, continuamente, la narrazione si interrompe per dare spazio a riflessioni e pensieri, che però mantengono un'aloro rationalità e logica, a differenza del flusso di coscienza, altro metodo narrativo molto più libero. Svevo quindi, non ci abbandona del tutto nella scoperta di questo personaggio e ci guida nelle esplorazione della sua tormentata coscienza facendoci vivere i suoi stati d'animo. In particolar modo, l'incapacità di raggiungere un'isistenza serena e felice. Alfonso e miglio e Zeno i protagonissi dei tre romanzi di svevo sono tutti accumulati dall'incapacità di realizzarsi nella vita, dall'inititudine, cioè c'è molto in questi personaggi della vita di svevo stesso, ma sarebbe sbagliato ad raccercare punto per punto le corrispondenze con la sua esperienza privata. C'è la detto proprio lui, no? Che i romanzieri tendono a falsificare e allora l'insegnamento è che bisogna arrendersi a queste inititudine? Svevonoci da resposte, ci dice solo di essere dalla parte di chi si sente così, perché sapene cosa significa essere diversi e condurre una vita non conforme alle propi aspirazioni, dalla vita di svevo, però si può imparare a perseverare nelle propi passioni, anche quando non si viene capiti, ricordatevelo, qualunque strada prenderete dopo il diploma. Maturadio è un progetto di podcast dei dati cipere la maturità promosso dal Ministero dell'estruzione con la collaborazione di Radio 3 e 3cc, supervisione di dati cacura di Loudness, ideazione di Christi and Rhymo, la sigla di Maturadio e di Teo Teardo. [Musica]

Podcast Summary

Key Points:

  1. Italo Svevo, pseudonimo di Aaron Ettore Schmitz, nasce a Trieste nel 1861 da famiglia ebraica di origini italiane e tedesche.
  2. Dopo studi commerciali in Baviera e a Trieste, lavora in banca e poi nell'industria di vernici del suocero, viaggiando molto in Europa.
  3. Pubblica a proprie spese i romanzi "Una vita" (1892) e "Senilità" (1898), entrambi ignorati da critica e pubblico.
  4. L'incontro con James Joyce, suo insegnante d'inglese, lo incoraggia a continuare a scrivere.
  5. Nel 1923 pubblica "La coscienza di Zeno", inizialmente osteggiato in Italia ma acclamato all'estero grazie a Joyce; Montale lo rivaluta in Italia.
  6. La sua scrittura innova la narrativa
  7. Muore nel 1928 per complicazioni dopo un incidente automobilistico.
  8. Le sue influenze principali sono Darwin, Schopenhauer e Freud, ma con un approccio critico e personale.

Summary:

Italo Svevo, il cui vero nome è Aaron Ettore Schmitz, è uno dei più importanti scrittori italiani del Novecento. Nato a Trieste nel 1861, città multiculturale e crocevia di influenze italiane, tedesche e slave, Svevo adotta uno pseudonimo che riflette le sue due identità culturali. Dopo una formazione commerciale, lavora prima in banca e poi nell'industria del suocero, viaggiando in Europa.

Nonostante la sua vita apparentemente ordinaria, Svevo coltiva segretamente la passione per la scrittura. Pubblica a sue spese "Una vita" e "Senilità", entrambi ignorati dal pubblico ottocentesco, abituato a una narrativa più tradizionale e lineare. I suoi romanzi, infatti, introducono innovazioni come la focalizzazione interna, il monologo interiore e personaggi "inetti", incapaci di vivere appieno la realtà.

L'incontro con James Joyce lo spinge a non abbandonare la scrittura. Dopo un lungo silenzio letterario, nel 1923 pubblica "La coscienza di Zeno", capolavoro che rivoluziona la narrativa del Novecento. Il romanzo, con il suo tempo della coscienza e la struttura non lineare, riflette la crisi dell'io moderno.

Inizialmente osteggiato in Italia, viene acclamato all'estero grazie a Joyce e poi rivalutato da Eugenio Montale. Svevo muore nel 1928, lasciando un'eredità letteraria che ha profondamente innovato la tradizione narrativa.

FAQs

Italo Svevo era lo pseudonimo di Aaron Ettore Schmitz, uno scrittore italiano del Novecento nato a Trieste nel 1861.

Il nome 'Italo Svevo' riflette le sue due identità culturali: quella italiana e quella tedesca, unendo 'Italo' all'aggettivo 'Svevo' che richiama le origini germaniche.

I suoi romanzi principali sono 'Una vita' (1892), 'Senilità' (1898) e il capolavoro 'La coscienza di Zeno' (1923).

Furono ignorati perché la narrazione era innovativa: usava una focalizzazione interna che rendeva la storia contraddittoria e complessa, lontana dal romanzo tradizionale lineare dell'epoca.

Joyce fu il suo insegnante di inglese a Trieste e lo incoraggiò a continuare a scrivere, aiutandolo a ottenere riconoscimenti internazionali per 'La coscienza di Zeno'.

Il romanzo non segue una trama lineare ma il tempo della coscienza, con una personalità frammentata e un protagonista nevrotico, riflettendo la crisi del Novecento.

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