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In principio era una lupa (riassunto anni 32 AC-305 AD) - Ep. 0

22m 24s

In principio era una lupa (riassunto anni 32 AC-305 AD) - Ep. 0

Il podcast intende narrare la storia d’Italia a partire dalla caduta dell’Impero romano d’Occidente, scelta motivata dal fatto che l’identità italiana odierna non è più romana, ma ne è erede. L’autore sottolinea come Roma, pur essendo stata una civiltà mediterranea, abbia forgiato le basi dell’identità italiana, che si è consolidata solo con il Risorgimento. Si analizza quindi la transizione dal principato al dominato: durante il principato (da Augusto ai Severi), l’Impero era un sistema costituzionale in cui l’imperatore era formalmente un “primo cittadino”, con poteri bilanciati da Senato, esercito e popolo. Tuttavia, la crisi del III secolo – segnata dalla peste antonina, dalle pressioni barbariche e persiane, e dall’instabilità politica – portò al caos. Gli imperatori illirici, come Aureliano e Diocleziano, salvarono l’Impero con riforme radicali: Diocleziano introdusse la tetrarchia, divise l’Impero in due parti, centralizzò l’economia e rafforzò il potere monarchico, trasformando i cittadini in sudditi. Nonostante i tentativi di ordinare la successione, il sistema fallì, aprendo la strada a nuove guerre civili e all’ascesa di Costantino, che sarà protagonista del prossimo episodio. Il testo evidenzia come le riforme dioclezianee abbiano anticipato il Medioevo, legando i contadini alla terra e militarizzando la società.

Transcription

2785 Words, 17874 Characters

Italian
Eccoci, è ora di iniziare davvero. Mi sono messo in testa che avrei voglia di narrarvi la storia d'Italia. Perché la storia d'Italia? Perché abbiamo una storia lunga, complessa, attrati dramatica e attrati arroica. Ma il problema è che è una storia lunga, complessa, dramatica e difficile da ricordare, raccontare o riassumere. Non sono uno storico, ma ha un appassionato di storia, come voi penso. Con questo podcast intendo avvicinare il più possibile la storia d'altere appassionati, o a semplici curiosi, che vogliono capire il percorso che lega l'Italia post-imperiale ai comuni, il rinascimento, le dominazioni straniere, il risorgimento e l'Italia moderne contemporanea. Vorrei fosse un percorso per quanto possibile divertente, di dattico senza essere di da scalico. L'ultima domande è perché io, la risposta è semplice. Ho cercato un podcast sull'ostro d'Italia per poterlo ascoltare e sono rimasto stupito di non trovare non le in italiano, mi paro una mancanza qui porre rimedio e mi sono chiesto perché non tentarci. Vorrei dedicare questo podcast a tutti i conazionali che un giorno non sognato, anche per una sola volta, di vivere in un altro tempo. Per quanto mi riguarda, vorrei anche fermarmi un giorno ad un passaggio a livello e ritrovarmi affrittole nel 400. Quasi 500 ha fatto di avere il bieto di ritorno, se intende. Episodio 1. In principio, fu una lupa. Dove iniziare con la storia d'Italia? Mi sono posto questa domanda molto volte. Potresti dire che la risposta è facile. Dall'inizio. E certamente si potrebbe iniziare dall'Italia per la romana, quando l'Italia ancora non si chiamava così. Per poi passare attraverso gli epici secoli della storia romana, una storia così grande e appassionante che nutre da secoli fiumi di inchiostro e chilometri di pellicole. Ma, e questa è una mia decisione, vorrei iniziare dove la storia di Roma si interrompe o almeno parelo faccia. Vi potrei stichiedere perché pare una scelta arbitraria, ma prova a difenderla. Roma è qualcosa di più grande dell'Italia. Roma è la storia di una civiltà che abbraccia l'intero mediterraneo. Ma c'è di più. Oggi noi italiani non ci consideriamo romani. Abbiamo smesso di farlo da secoli. Ci sentiamo e vero eredì dei romani. Molti di noi sono anche abbastanza fieri, degli illustri antenati. Ma siamo ben consapevoli che la nostra identità è diversa. Non siamo romani. Siamo i loro successori. L'identità italiana è intimamente legata alla conquista romana, che ha forgiato per la prima volta tal identità. Una identità confermata poi nel sangue durante la guerra sociale del primo secolo avanti Cristo. Ma dopo la caduta dell'impero, ad un certo punto abbiamo smesso di considerarci romani. Vedremo di comprendere nel corso di questa storia, come questo passaggio si ha venuto. Spoiler alert non si è trattato di un passaggio improvviso, ma come per la maggior parte dei grandi eventi storici di un movimento graduale, fluido e impercettibile e contemporanei. Per certi versi il processo di costruzione di una nuova identità è culminato solo con il risorgimento. Forse è un processo tuttore in corso. Quindi la nostra storia avrà davvero inizio con la caduta dell'impero romano, la cui fine nell'ibri di storia è di solito considerata essere il 476 dopo Cristo. Ma prima di parlare di Odoacre e di Romolo Augustolo, occorre capire come si è arrivato l'impero occidente al suo ultimo capitolo. Per farlo dovremo ripercorre in modo del tutto non esostivo i suoi ultimi secoli, con una particolare attenzione al periodo che va da costantino alla caduta dell'impero. Questo sommario non ha assolutamente l'intenzione di essere completo, sarà una cava cata veloce, ma dobbiamo posare alcune basi indispensabili per il futuro della narrazione. Nella storia ci sono stati molti imperi, alcuni più vasti, altri più popolosi, altri per fino più duratori di quello romano. Eppure l'impero romano è unico nel suo genere, e questo non solo perché a fondarlo sono stati nostri antenati. Per capire come il mondo romano passi attraverso una transizione che porta a Carlo Magno, al feudalesimo e alla civiltà occidentale, dobbiamo capire in anzitutto le caratteristiche uniche della civiltà romana, siano la sua versione repubblicana che è imperiale. Per capire queste caratteristiche facciamo un breve assunto. Roma nella sua versione repubblicana è una repubblica basata su un ordine costituzionale scritto e su delle conziutudini con potere costituzionale. Il potere è condiviso all'interno di un elit senatoriale in forte competizione interna. Ma per quanto potenti, ed erano potenti, i senatori non sono di gran lunga gli unici attori politici dello Stato. Il potere del Senato è bilanciato anche da diverse istituzioni con il compito di rappresentare il popolo, come i tribuni della plebe e le assemblé popolari. La repubblica è anche un impero. Nel senso che conquista e lega se popoli prima nella penisola, poi delle regioni limitrofe, infine dell'interro bacino mediterraneo. Una volta distrutto in inimico esterno, la repubblica entra in crisi. E so che sto davvero massacrando la sterea romana con la brevità con cui la riassumo. La competizione fra fazioni e potenti signori della guerra si fa via via più intensa, fino a trascinare Roma in mezzo secolo quasi in interrotto di guerra civili. Quando il polverone si dirà ada, i romani sono sosti. Dei cenni di guerra gli hanno convinti che sia necessario avere una guida forte e stabile al centro della loro costituzione. Augusto, eliminati in modo ferroce, il suo avversario all'inizio della sua carriera politica, si erge a binevolo di tatore. A Primo Sinterpares, primo cittadino della repubblica, si atteggia quasi a garante della costituzione repubblicana, arrivando a dire di non averla modificata affatto. Il suo potere sostera Augusto sarà più basato sul suo personale carisma che alcuna reale modifica della costituzione. E qui cito Augusto, parafrasandolo un po'. Tutti sovrastai per la mia autorità personale, ma potere non ebbì più ampio di quello delle magistrature a me affilate. Augusto sostiene sostanzialmente di aver ricevuto il magistro di pontefice o console, come sotto la repubblica, ma di essere stato ascoltato un po' più degli altri senatori, in quanto persona dotata di nottevole carisma e capacità personale. Ora, come tante altre cose prodotte al tempo di Augusto, questa è in gran parte propaganda. Augusto era certamente dotato di carisma e capacità politiche indiscutibili, ma aveva anche il vantaggio di comandare personalmente qualche dozzina di legioni, armate fin evidenti. Ma ogni costituzione che si è scritto materiale si appoggia anche sulle funzioni. I romani credevano che i discendenti di cesare fossero il loro comandanti, ma avevano ben chiaro che gli imperatori non erano tali in quanto figli dell'imperatore precedente, o almeno non solo, beh, comunque aiutava. L'imperatori erano il vertice dello stato romano, sostanzialmente dei magistrati della repubblica con poteri più ampi e a differenza dei consoli non restretti nel tempo. La sovranità, anche allora, spettava al popolo romano, è questo un punto chiave da comprendere. Il faraone è un dio interra ed è indefinitiva il proprietario dell'intero ijitto con tutti i suoi abitanti. Il resole, Luigi I. 14, è il re della Francia per grazie divina. Non certo il re dei Francesi. Lo ricine del diritto governare del faraone, o di Luigi I. 14, è in dio nella divinità. La sovranità per il re europei dell'assolutismo e un emanazione divina non certo ruolo affidato gli dal loro popolo. Anzi non esiste neanche un popolo francese, esiste la Francia. Una entità geografica, non un popolo, come direbbe Meternic. Non è così a Roma. Un impero che così chiaramente erede di una repubblica. I imperatori sono imperatori dei Romani. In questo, per fare un esempio più vicino a noi, sono più simili a Napoleone. I imperatore dei Francesi e lui stesso erede imperiala di una repubblica che era discesa nella narchia. L'impero romano dei primi secoli non era quindi uno stato monolitico al quivertice, che c'era un'imperatore con poteri assoluti. Era quasi è passato. passatemi il termine un impero costituzionale, basato sulla cessione di una serie di libertà in cambio di maggiore sicurezza e stabilità, il più antico degli scambi costituzionali. Si badi bene però che le libertà sedute erano soprattutto libertà di ricchi senatori a competere tra di loro per la guida dello Stato. Senatori che da loro hanno un finirono quasi mai di lamentarsi della perdita del loro Stato. Ma per un cittadino comune, le libertà principali ottenute dalla repubblica rimasero, prima fra tutte l'uaglianza di fronte alla legge. Legge che era stata codificata per la prima volta dalle 12 tavole e poi confermata e allargata di smisura dall'immensso corpo dell'iritoromano. Questo regime che durò da Augusto fino all'ultimo dei severi è chiamato oggi principato. Il principato era basato su alcune funzioni e alcuni proposti che ti base dei boli. In anzitutto non c'era una chiara modalità per la successione del trono imperiale, proprio perché sostanzialmente ogni passaggio di consegne tra imperatori sottendeva una sorta di elezione. Passate me anche qui il termine, in cui l'esercito il Senato e il popolo di Roma avevano il ruolo di confermare la transizione. Il Senato doveva farlo legalmente conferendo i poteri al nuovo imperatore. L'esercito lo faceva de facto acclamando l'imperatore. Il popolo aveva un ruolo più limitato e non codificato, ma anche il popolo della città di Roma doveva acclamare il nuovo imperatore. Questo sistema entra in crisi nel terzo secolo dopo Cristo, quando diviene evidente che la fonte vera del potere e della geologittimità degli imperatori è passata quasi completamente nelle mani dell'esercito. Il Senato provora mai solo formalmente gli imperatori e questi passano sempre meno tempo a Roma, ha contatto con il suo irreverente popolus e sempre più con il loro eserciti. Per capire come si arriverà a questo passaggio fondamentale, vanno tenuti presenti due fattori, i batteri e i nemici esterni. L'impero viene innanzitutto colpito, sul finire del secondo secolo da una terribile pandemia, la peste antonina, probabilmente in realtà vaiollo morbillo. La peste antonina colpisce durante il regno di marca orelio. L'impero nesce profondamente innebolito. Diminiisce la popolazione, diminiiscono gli introiti, la peste porta via con sé secoli di crescita economica dovuti alla paxa romana. In contemporanea e questo è l'altro duro colpo, l'impero è costretto anche a combattere lunghe guerre di confine, contro dei barbari ben più organizzati dei già temibili germani del primo secolo e contro un rinnovato impero per ziano. In questo quadrofosco si inserisce l'incapacità quasi criminale del figlio di marca orelio, figlio che lui volle così tenacemente come suo successore. La dittatura di comodo viene seguita dalla restaurazione della ripubblica. Grazie all'intervento del exke la diatore quinto massimo meridio che mornecco l'osseo ridando la libertà aroma. Ah, no, quella era un'altra storia, mi sono sbagliato, mi sono poco fuso. No, niente restaurazione della ripubblica, la sassinio di comodo nel 192 dopo Cristo viene in realtà seguito dalla guerra civile vinta la fine da settimio severo. La cupa dittatura militare dei severi, settimio e i suoi orri di figli, anticipa la crisi del terzo secolo, ovvero la totale sudditanza del potericebile a quello militare delle serce. Quando, nel 235 dopo Cristo, l'ultimo dei severi, un giovano imperatore di nome al essandro severo perde rispetto dei suoi soldati, questi lo assassinano, e nominano uno del loro, ma similiano il tracce, a capo dell'impero. È un momento determinante della storia dell'impero. Seguiranno 50 anni di caos, e in un a caso, se il potere è leggettimato solo dalla forza e dal desiderio delle legioni, qualunque comandante può ambire al trono e alla leggettimità governare. Rivolte si succedono a ritmo in calzante, mentre barbari e perziani premono alle frontiere. I goti infliggono ai romani una sconfitta tremenda ad abbritto, uccidendo per la prima volta un imperatore sul campo di battaglia. Non è l'ultima volta che sentiremo parlare dei goti. I perziani, a loro volta, prendono prigioniere un altro imperatore, valeriano. I perziani paiono per fino vicini alla conquista dell'intero oriente romano. L'impero si frattuma intrapersi, con le legioni renane che dichiarono l'indipendenza dell'oro pezzo di impero. Il centro dell'impero rimane sotto la torità sempre e meno importante degli imperatori di Roma. E l'oriente è de fatto giustito dal principi di Palmira, settimio denato. Nel momento più buio dell'impero, questi viene però salvato da un gruppo di ufficiali dell'Ellirico, una provincia di frontiera da dove venivano i migliori soldati dell'impero. Correspondente oggi ai paesi dell'Exico Slavia, o ai baccani occidentali, se preferite. L'imperatore Illirici prendono il potere al nadir delle fortune romane e riescono a portare l'impero verso un nuovo importante capitolo della sua lunga storia. Aureliano, un umile soldato dell'Illirico, divenuto imperatore, riunifica l'impero, sconfigendo la Palmira di Zenovia e riprendendosi le provincio occidentali secessioniste. E gli costruisce anche le mura che ancora cingono la capitale italiana. Dio Creziano, anche lui Illirico, divenuto imperatore nel 284, a qualche anno di distanza da Aureliano modifica in modo definitivo la natura dell'impero. Questo periodo storico segna il passaggio dal principato caratterizzato da imperatori che si fingono titatori costituzionali al dominato. Il principi augusteo, almeno formalmente primo momenter Paris, è soppiantato dal domino. L'imperatore è ora signore e padrone dell'impero, una alta dignità monarchica, irraggiungibile e incompranzibile. I romani non sono più cittadini dell'impero, ma sudditi dell'imperatore. La dignità dell'Ufiche Imperiale viene infatti elevata, in modo che sia difficile o perfino impossibile, per un semplice generale, pensarsi adeguato a vestire la porpora imperiale. La autorità è accentrata, l'esercito modificato al punto che le classiche legioni dell'antichità sono irriconoscibili nel quarto circolo. La cavaleria acquista sempre più importanza, a scapito della fanteria pesante delle legioni. Le legioni stesse, che permangono almeno nel nome, sono suddivise in un'intapp più piccole, da sembrare però in ampie serci di da campo alla bisogna. Le frontiere vengono di fese sempre più grazie ad una rete di fortini e castelli, molto diversi dagli accampamenti legionari classici e molto più simili ai castelli mediovali. L'economia diviene molto più centralizzata e pianificata. Per risolvere complessi problemi economici, lo stato si trova per fino costretto a demonetizzare l'economia romana, un primo parso verso l'economia alto medievane. Lo stato, infatti, non chiede più tasse e inmonete, ma in natura, segno della profonda crisi in cui era caduta tutta l'economia romana durante la crisi del terzo secolo, una crisi che aveva portato a un'inflazione fuori controllo. Giocleziano codifica anche le professioni che divengono i larga parte reditari, legando sempre di più i contadini alla terra e iniziando quel processo che porterà la servitudine. Giocleziano e la crisi del terzo secolo sono la vera anticamera del medioevo, l'impero che esce dal cinquantegno di caos militare è un impero profondamente modificato, indebolito dalla crisi ma salvato dagli imperatori lirici. Giocleziano avrebbe voluto andare oltre e risolvere anche il grande intratabile problema della gestione delle successioni imperiali, sempre caotiche. Decise di dividere innanzitutto per la prima volta l'impero inocidente e oriente, con un imperatore augusto, a capo di ogni metà, affiancato da un collega con il titolo di Cesare, di rango inferiore. Giocleziano però era chiaramente il più importante dei due augusti. A questo sistema diamo il nome di tetrarchia, dai tetrarchi, i quattro imperatori, due augusti e due cessari, del nuovo sistema imperiale. Giocleziano crea la tetrarchia perché è chiaro che un imperatore non basta più all'impero ed è necessario avere una carica imperiale in ognuno dei quattro teatri di guerra principale. Il reino, l'alto d'annubio, il basso d'annubio e la frontiera orientale. Giocleziano per sé sceglie quest'ultima e decide di stabilirsi anicea. Le ragioni militari sono molto importanti in questa decisione, ma l'imperatore aveva ideato la tetraarchia anche per trovare un sistema ordinato alle successioni imperiali. Infatti, dopo 20 anni in Carica, gli agusti si sarebbero dovuti di mettere per lasciare il posto ai loro due cessari, che sarebbero diventati agusti e avrebbero nominato a loro volta due cessari a loro posto. Aime, non funzionò. Nel 305 dopo Cristo, Giokeleziano, spontaneamente, e il suo collega Massimiano, spintenamente, si dimisero in quello che fu senza dubbio un atto politico unico nella millenaria storia imperiala. Ogni tanto cerco di immaginarmi la cena, due uomini potentissimi, uno dei quali il pioto revo l'imperatore dai tempi di settimio severo, forse di Marco Aurelio, rispettati, temuti, e pure entrambi si dimisero, come dei presidenti di una repubblica moderna o forse dei consoli di una repubblica antica. Fosse riuscito ad Eocleziano di stabilire un precedente duraturo, parleremo di lui oggi come dei più grandi imparatore romano. Ai me non era destino, e probabilmente non poteva essere altrimenti. Quello che seguì non fu una ordinata successione secondo il sistema rigido pensato da Diokeleziano, tutta altro. Ai Romani tocco un altro periodo di confusse guerre civili, alla fine delle quali ci sarà di nuovo un solo imperatore, e che imperatore. Il nostro costantino e grande, che ci aspettarà in tutta la sua brillante grandezza, e insoportabile arroganza nel prossimo episodio. Il primo vero episodio della storia d'Italia. [Musica]

Podcast Summary

Key Points:

  1. L’autore avvia un podcast sulla storia d’Italia partendo dalla caduta dell’Impero romano d’Occidente (476 d.C.), per mancanza di contenuti simili in italiano.
  2. L’identità italiana non è romana, ma erede di Roma; il passaggio dall’identità romana a quella italiana è stato graduale e culminato con il Risorgimento.
  3. L’Impero romano era un “impero costituzionale” basato su un equilibrio tra Senato, esercito e popolo, con imperatori considerati magistrati, non sovrani assoluti.
  4. La crisi del III secolo (peste antonina, invasioni barbariche, instabilità militare) portò al passaggio dal principato al dominato, con imperatori sempre più autoritari.
  5. Diocleziano riformò l’Impero (tetrarchia, accentramento, economia pianificata) per gestire la crisi, ma il suo sistema successorio fallì, portando a nuove guerre civili e all’ascesa di Costantino.

Summary:

Il podcast intende narrare la storia d’Italia a partire dalla caduta dell’Impero romano d’Occidente, scelta motivata dal fatto che l’identità italiana odierna non è più romana, ma ne è erede. L’autore sottolinea come Roma, pur essendo stata una civiltà mediterranea, abbia forgiato le basi dell’identità italiana, che si è consolidata solo con il Risorgimento. Si analizza quindi la transizione dal principato al dominato: durante il principato (da Augusto ai Severi), l’Impero era un sistema costituzionale in cui l’imperatore era formalmente un “primo cittadino”, con poteri bilanciati da Senato, esercito e popolo.

Tuttavia, la crisi del III secolo – segnata dalla peste antonina, dalle pressioni barbariche e persiane, e dall’instabilità politica – portò al caos. Gli imperatori illirici, come Aureliano e Diocleziano, salvarono l’Impero con riforme radicali: Diocleziano introdusse la tetrarchia, divise l’Impero in due parti, centralizzò l’economia e rafforzò il potere monarchico, trasformando i cittadini in sudditi. Nonostante i tentativi di ordinare la successione, il sistema fallì, aprendo la strada a nuove guerre civili e all’ascesa di Costantino, che sarà protagonista del prossimo episodio.

Il testo evidenzia come le riforme dioclezianee abbiano anticipato il Medioevo, legando i contadini alla terra e militarizzando la società.

FAQs

Questo podcast narra la storia d'Italia, partendo dalla caduta dell'Impero Romano d'Occidente fino all'Italia moderna, con un approccio divulgativo e appassionato.

L'autore ha cercato un podcast sulla storia d'Italia in italiano, non lo ha trovato, e ha deciso di colmare questa mancanza.

La narrazione inizia con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente nel 476 d.C., dopo una breve introduzione sugli ultimi secoli dell'impero.

Il principato era un sistema in cui l'imperatore si fingeva primo cittadino, mentre il dominato, introdotto da Diocleziano, vedeva l'imperatore come signore assoluto e i cittadini come sudditi.

La crisi del terzo secolo fu causata da guerre civili, pressioni barbariche e persiane, e una pandemia (peste antonina), che indebolirono l'impero.

Gli imperatori illirici erano ufficiali provenienti dalla provincia dell'Illirico, come Aureliano e Diocleziano, che salvarono l'impero durante la crisi del terzo secolo.

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