Questa riflessione sulla Pentecoste sottolinea che lo Spirito Santo è già all’opera in chiunque riconosca Gesù come Signore, anche se non ce ne accorgiamo. Dio ha scelto di abitare in noi, moltiplicando la sua presenza nel mondo attraverso lo Spirito, invece di restare fisicamente presente. L’Ascensione non è un abbandono, ma un atto di fiducia: Dio ci rende “pezzi del suo mosaico”, chiamati a esprimere il meglio della nostra umanità. Il Vangelo mostra discepoli chiusi dalla paura, ma Gesù risorto entra nelle loro barriere offrendo pace e mostrando le sue ferite come segno d’amore, non di rimprovero. Questo perdono gratuito libera dalla paura e invita a condividere la gioia con gli altri. Lo Spirito Santo è la “grande livella” che supera ogni differenza: l’unica distinzione reale è tra chi ha smesso di piangere perché si è sentito amato e chi non ha ancora aperto il cuore. La missione cristiana è parlare un linguaggio d’amore comprensibile a tutti, come a Pentecoste, quando gli apostoli non usavano traduttori ma comunicavano con la loro esperienza di gioia. Invitiamo a respirare lo Spirito ogni giorno, accettando il rischio di apparire strani ma pieni d’amore, perché condividere questo dono raddoppia la gioia.
[Musica] Nel cuore di questa liturgia di Pentecostia, c'è subito una notizia certa che siamo invitati a credere che ci deve dare una grande esperanza, quella che dice Paolo nella seconda lettura. Fratelli, nessuno può dire Gesù e Signore, se non sottolazione dello spirito santo. Al di là, di come ci percepiamo poco o tanto spirituali, se nella nostra vita abbiamo cominciato a credere che Gesù è il Signore, o dire che lo spirito santo sta agendo in noi. Perché lo spirito è questa forza in visibile, meravigliosa che pensiamo sempre che abbiano gli altri, ma che non stia facendo grandi lavori dalle nostre parti. Ricordiamoci in questo principio della nostra fede. Se abbiamo iniziato a riconoscere in Gesù una certa rivelazione del mistero di Dio, vuol dire che lo spirito santo è riuscito a entrare e è riuscita a far breccia nei nostri cuori, nei nostri idee, nei nostri pensieri, nei nostri abitudini. Come Maria dicevamo in questi giorni, anche noi siamo abitati, Dio. Dio ha avito dalle nostre parti. Siamo poi nella carta di identità di Dio ci ha scritto il nostro nome. Nel nostro presidente dove ci ha scuuno può mettere il suo nome, abita in noi. Ma soprattutto ne è felice di questo. Non ha dove vivi, ma vivi in un monolocale speriamo di trasferirci presto in un bellattico. Non ha Dio è contento di avitare i noi. Sicuramente, a piacere che arrediamo in meglio possibile la casa che condividiana o che magari ci ingrandiamo anche, ma è felice di stare in noi. Partiamo da questo perché altrimenti come ci ricordava a padere il nato all'inizio, noi rischiamo sempre di uscire dalle nostre liturgie, senza aver preso la parte più importante. Questo era legrati perché stiamo insieme. A Pentecosti, signore, ce lo dice proprio a caratteri cubitali. Io sono in te con il dono del mio spirito. Trall'altro si capisce il giorno di Pentecostino, come è possibile che Dio se ne sia andato, abbiamo festeggiato domenica scosta all'ascensione che c'è stata regalata come una bella notizia. Io me ne vado, quindi rallegratevi. Dove la buona notizia? Nel fatto che Dio si sia allontanato da noi, non era meglio stare coggiù e ricordare a tutti i potenti di ogni tempo e il luogo che in realtà alcune cose sarebbibili o non farle. Dio se ne andato e ha avuto fiducia che il suo spirito avrebbe potuto venire in noi e da essere una presenza ancora più forte e incisiva della sua suona presenza. Pensate un po' che è che progetto a Vuto Dio. Li è sembrata una cosa bella andarsi nel cielo tornare davanti al padre. Perché così sarebbe venuto lo spirito e quindi la sua presenza nel mondo si sarebbe multiplicata in chi in noi. Pensate un po' che progetto azzesco. Dio è più contento di essere presente in noi che non con la sua suona presenza fisica. E in effetti strategicamente è un progetto interessante perché se Dio rimaneva nel mondo era presente in un piccolo spazio. Invece così può muoversi ed espandersi in ogni direzione, in ogni luogo. Questo hanno fatto i cristiani in questi 2000 anni. Certo farà be da dire non sempre siamo stati buoni rappresentanti di Dio, buoni abbastate su e nel mondo. È vero. Ma non guardiamo sempre il bicchiere mezzo Vuto. Pensiamo anche tutto il bene in realtà che tanti uomini e donne nel nome di Gesù hanno potuto compiere nel mondo. Quanta bellezza, quanta comunione, quanta verità, quanta giustizia abbiamo creato. Per cui è stata una buona idea, andarsene e donarci il suo spirito. Anche perché vedete, Gesù era qualcuno di esterno a noi. Avete visto che pastici hanno fatto i discepoli, no? E' ranno tutti gli che correvano dietro al mestro, no? Poi si mettevano in prima fila, uno sorpassava l'altro. Finalmente, tentavano di fare un pochettino a Milano si dice i fenomeni davanti a Gesù. Di mettersi in mostra, di far vedere la loro bravura. Perché stavano cercando di scimiottare un modello da imitare. Dopo che Gesù è morto ed è risorto e adonato a loro lo spirito, le cose sono un po' cambiate perché non avevano più un modello esterno da imitare. Ma avevano una spinta interiore a cui a co-insentire. Molto personale. E il gioco cambiava completamente. Non si trittava per diventare di assumigliare a qualcuno, ma si trattava di dare la possibilità a un principio di vita nuova interiore lo spirito, di plasma al meglio la nostra punicità. Meraviglioso. Che vuol dire che Dio non voleva delle photocopie di suo figlio in giro per il mondo. Voleva che lo spirito di suo figlio plasma se nuovamente la creazione in modo da successare il meglio e il bello in ciascuno rispettando i nostri contorni, i nostri confini, i nostri rilignamenti. Questo è la bellezza della vita spirituale. Che è la vita più nostra che possiamo vivere. Perché significa semplicemente dare la possibilità a questa libertà che Dio ha conficcato dei nostri cuori, lo spirito santo, di facci diventare la cosa più bella del mondo, ma cosa più gradita a Dio agli altri. Ma in modo assolutamente naturale mi verrebbe da dire, ma dovremo dire spirituale. Cioè non forzando ci capite ad assumigliare a qualcuno essere più bravi diversi da quello che siamo, ma permettendo a questa energia interiore di sucitare gradualmente inesorabilmente il meglio della nostra humanità. Fatti San Paolo lo dice sempre, non nella seconda lettura. Ciascuno è data una manifestazione particolare dell'ospirito per il bene comune. Gesù se ne ha andato e c'ha fatto diventare i pezzi del suo mosaico. E quindi noi ora stiamo mostrando nel tempo e nello spazio il corpo di Cristo. Tensate che cosa incredibile che ha successo. E noi siamo oggi qui in festa per questo, per questa dignità che non ci potevamo immaginare. Cioè Dio ha investito tutto su di noi. Secondo lui noi siamo capaci di rappresentare la sua vita, il suo volto, in mezzo agli uomini nella storia. Tuttavia c'è una difficoltà che il vangelo ha raccontato e la dobbiamo guardare dritti in faccio. A noi tutto questo ci fa paura. Noi da tanto tempo abbiamo lo spirito santo. Però andiamo a volte come avere un alamborghini e negraccia. Non la usiamo mai. Siamo custodi di tutto questo, ma abbiamo paura di vivere. Abbiamo paura di usare la nostra unicità, quello che siamo. Infatti il vangelo inizia proprio così. Con degli uomini che dopo essere caduti tutti giù per terra, rigordate da piccoli. Si faccia questo gioco. Tutti giù per terra andavamo tutti lunghi stesi per terra. Sono così di scepoli. Pensavano di fare i bravi, di essere forti. Badament, tutti giù per terra. Per paura sono chiusi in un luogo. E Gesù vai in mezzo a loro. Il risorto è tecnicamente capace di passare le porte. No, questa è una nuova abilità che ha maturato, dopo la resorrezione di potere entrare anche nei luoghi chiusi. Ma chiusi soprattutto dalle nostre paure. Quindi noi dobbiamo immaginarci, capite un fantasma, caressa arriva e c'è fabbù. Dobbiamo avere la speranza che in quei luoghi dove noi preusciamo a incastracci dentro le nostre paure e a vivere li barricati per tanto tempo. Dio adesso è capace di entrare, di opo entrare con lo spirito. Guardate, facli queste cose semplici e strane. Dice "Passe a voi". Quindi arriva senza nessun rancore come dicevamo, "Riconseleato, passe". Giò questa è la prima sorpresa per i disceppoli, perché si sarebbe l'aspettati almeno un sopra cilio che si alzava, dicendo "Che dicevate?" Siamo una che siete sarebbravissime, le tepresente noi tante volte quando ci perdoniamo, iniziamo sempre dicendo "Abe dai, ci facciamo pesare un pochettino all'altro no il fatto che lo stiamo perdonando". E te presente, che tutto un prezzo nella vita, anche le cose più belle, Gesù arriva dicendo nessun prezzo "Passe a voi", cioè li guarda con infinita fiducia. E poi fa un gesto che è davvero strano, diverso dai nostri codici di Galateo, c'è gli fa vedere le mani e il fianco. Per capirlo, vi faccio un esempio. Voi immaginate che avete fatto una vacanza con un amico o un amico, durante la vacanza guidando la macchina, che ne so.
Stavate guidando, avete mandato un messaggio, ma vi siete distrati un attimo, incidente grave. La vostra amica, il vostro amico, ne subisce le conseguenze più di voi, magari viene so. Una gamba rotta, una gamba tolta, qualcosa di veramente sereno. Voi come vi sentite. Ha essere stati gli autori di un danno grave successo a un vostro amico che ha segnato per sempre su corpo. Ora voi non sapete come uscire da questo incumo. Pensate tutti il giorno e tutte le notti al vostro amico a cui hanno amputato una gamba. Siete nella tristezza, nella paura e estrema. Un giorno questo amico per aiutarvi a uscire da questo incumo, ne decine di venire a trovare. Immaginatevi che il vostro amico non ci tofono, dice "ciao sono io, vi fai, vi fai salire?" Avvoggià, vi viene come dire la tremarella, non ho perché dite "mama mia adesso come fa, cosa gli dico?" Come lo guarderò in faccia. Il vostro amico arriva a casa vostra, ci tofona, entra con la carozzella, vi sorride. E la prima cosa che dice è "o bella la vacanza che abbia fatto insieme, l'anno prossimo dove andiamo". Capite cosa faccio su quel riscepo di questo? Ma non lo fa per fare per mostrarsi bravo. Lo fa perché lo pensa davvero. Cioè per Gesù, le ferite che li fa vedere, sono semplioni di il segno di quello che ha caduto, ma lo li farebbe? Cioè Gesù li fare vedere le ferite, non perdili, eh, sono, alla prossima, stiamo un po' più attenti, eh? Gli li fa vedere per dire "Io rifarei tutto da capo, guardate il motivo di queste ferite, siete voi?" Per me non c'è nessun problema. Io questo prezzo lo ha pagato liberamente. Senti che cosa. Senti le qualcosa dentro, perché se non si dite niente dentro, mentevevi questa cosa. Cioè un problema, come dire, di strati, di insensibilità che si sono raccungulati nel tempo. Se abbertite qualcosa, ecco quello è lo spirito santo che bussa e ci sta chiedendo. Mi fa entrare. Cioè mi permetti di, in di farti la chirurgia estifica, di farti sorridere un attimo. Cioè capisci che c'hai un motivo per essere felice e quel motivo è che di o ti vuole, che bene così, c'è "Dio ti amo a fino a questo punto". Lo senti, ti accorgi, o stai ancora a guardare il latte versato per terra? Perché quando Gesù vada il discepo, li capite, vede degli uomini che stanno ancora piangendo perché il latte è versato e deve fargli girare lo sguardo e degli. Guardate a me, non guardate il latte versato per terra. Guardate a me che sono felice che siamo insieme. Che siamo amici? E i discepoli giuirono del vedere il signore. Ha funzionato. Cioè questa strana tecnica di riconciliazione funziona. Noi se ci pensate facciamo esattamente il contrario, e presente quando devi perdonare qualcuno, che c'è ancora qui no, i peperoni non come quelli di ieri che andavano giù e basta, e poi vengono su uno, per il che scendono e salgono mentinamente. Cioè la cilità di stomaco, cioè la rabbia, c'è le guerre del pello pogneso dentro, che non si placano mai. Ecco tu quando vai dall'altro per perdonarlo, come fai? Non è successo, niente. Stai tranquilla. E fai questi sorrisini, no? L'altro capisce che non sono veri, che li stai facendo soltanto per convincerlo che non gli darai uno schiafomo, ad dentro se è ancora rabbiato. Cioè noi tante volte il perdono lo conceppiamo come ieri, riuscire a mostrarci bravi, sereni davanti all'altro, più che avere veramente fatto pulizia di quello che è successo. Perché siamo molto educati nel perdono. Però poi alla prima occasione, tiriamo fuori il cultello. Gesù fa proprio il contrario. Gesù quello che doveva gridare e piangere lo ha fatto ad esempio. Perché quello che voleva vivere lo ha vissuto davvero, capite? Quando noi non riusciamo a perdonare qualcuno, pensiamo sempre che siamo cattivi. Non siamo cattivi, ci manca lo spirito. Ciò vuol dire che alcune cose che abbiamo vissuto, che magari non sono finite come volevamo, noi l'abbiamo vissute nella libertà. E allora ci abbiamo da ricriminare per noi e per ghiate. Ma quando una cosa la viviamo nella libertà, cochita da di prendere? Crene sono a tutti, volevi sposare un uomo che un giorno ta detto. Ciao bella, io mi ne vado. Benissimo. Questa cosa può crearti un grande dolore legittimo, no? Però poi in certo punto ti rieschi a chiedere, ma io volevo sposare quel uomo. Bene, se l'hai vignuto a sposare, l'hai fatto tu che sa scetta. Sei impasse? Oppure no. Faccio un esempio estremo per dire che nelle cose difficili che ci capitano nella vita. Non è in certo punto. È una cosa strato sférica impossibile. È semplicemente ricocciliarci col fatto che, di o può aggiustare soltanto la nostra libertà, non può fare molto altri. Le copcicevano i tradimenti di incine in filmale a avviene. Però noi possiamo imparare a essere liberi di fronte a tutto questo. Per cui se è una cosa la abbiamo voluta a vivere, anche se magari è finita male, la abbiamo voluta a vivere. Hai nutivi che chiediamo agli altri, un risarcivento per qualcosa che avveniamo deciso noi. Vedo che i due fidanzi a tenere mi stanno guardando un po' per combattere. Non me li so con me. Stanno chiedendo si, ma ne varà la pena. Fate un ultima consultazione tavola prima di me. No, hai già tutto a posto. Però è bene mettereci davanti questo scenario perché il realtà è solo la verità a questo. No, non possiamo escludere il male, il fallimento, cioè. Come facciamo essere sicuri che l'altro sarà sempre come lo vogliamo noi? È impossibile. Ma dentro tutto questa incertezza, c'è una certezza che la vita comunque può sempre ricominciare. E' fatti la cosa più più audace che fa Gesuno, ad aver fatto sorridere i discepoli, li guarda gli dice. Adesso mica ve lo tenete per voi tutto questo. Andate a dirlo agli altri, andate a darlo agli altri. Questo vuol dire che gli soffi allo spirito e gli dice, a quelli a cui perdonerete sarà perdonato, a quelli a cui non perdonerete, non sarà perdonato. Non gli sta dando un potere esclusivo, gli sta dicendo. Se ora questa gioia, che è la gioia più grande, più invincible della vita, la tenete per voi tanti non sorrideranno. Se invece la darete agli altri, tanti sorrideranno, quindi andate. Non tenete la per voi. E' quello che dice, poi infatti, fa a no. Il giorno di Pentecoste, la abbiamo ascoltato nella prima lettura, questi hanno la spocchia, laudace e il coraggio di guardare in faccia migliaia di persone e Pietro dice, "Voi avete ucciso il Gesù di l'Alzaret". Che tu ci peggiono si poteva iniziare uno miglia, non c'è proprio puntando il dito sugli arteri. E invece le persone si convertono perché, perché la voce di Pietro non è quella di un fanatico, di un arrabbiato, di un uomo che ha finito di piangere di gioia al giorno prima e vuole che altri sperimentino la stessa libertà interiore che ha sperimentato lui. Cioè che nei nostri fallimenti, nei nostri teccati, in tutto quello di brutto che ci posso eccedere nella vita che ci chiude, di o entra, con un grande sorriso e ti dice "Pacea, ricomincia a vivere, non avere paura, non avere mai paura della vita, della libertà che ti ho dato, dell'incertezza, della realtà e degli altri, ripuffati continuamente, non farti mai spaventare, dalle ferite, dai semaphori rossi, dalle chiusore, la vita è più grande, è molto più grande. Quando uno accoglie tutto questo, non è l'ascia che questo spirito comincia a muoversi dentro, accadio una cosa bellissima, ti credo che ci sia un po' nella seconda lettura, che dice che, in me ne ci sono più differenze tra di noi, come infatti il corpo è uno solo, noi siamo tante membra, noi tutti siamo stati battezati in un solo spirito, Judei o Greci, schiavi e liberi. Lo spirito santo è la grande livella, non quella di totò, quella di totò era la morte, la morte ci mette tutti allo stesso livello, è lo spirito, è il livello del perdono. Se c'è una distinzione tra esseri umani, non è tra Judei o Greci, schiavi o liberi, buoni, cattivi, simpatici e intipatici, ma tra chi ha smesso di piangere perché sei sentito amato e chi invece c'è ancora qualche motivo per piangere, perché questo amore non l'ha fatto ancora entrare. Basta, fine delle differenze tra di noi, non ci ne sono altre. Tutte le altre sono differenze immaginarie, cristiani, non cristiani, credenti, non credenti, italiani, francesi. Sono tutti i schemi provvisori che ci sono, va bene ma, fanno contano più nulla per chi scopre lo spirito. E' un po' come se fossimo tutti sottacqua, è quello spirito, è chi emerge dall'acqua e ricominciare a respirare, non affoga più, e cerca di tirare una fune, c'è il problema di migliere, perché c'è tanta area ancora che possiamo respirare, c'è un tante possibilità.
e se la vita sia quella cosa che ci ha successa, che magari sia rotta, sia sciupata, e non immaginiamo altre possibilità di vita. Ma se ne sono infinite, ne possiamo ricominciare in infiniti modi a vivere. E un giorno sarà proprio così. Dopo la morte, che sarà l'ultimo spavento grande che dovremmo affrontare, chi sa cosa succederà. Il sacquante possibilità di vita di "O" ci donerà. Tra telli e sorelle, lo spirito, santo lo festeggiavo un solo giorno all'anno in modo così solelle. Però poi abbiamo la responsabilità di accoglirlo respirarlo per tutti gli altri giorni dell'anno. Si invoca da tanto tempo una nuova pentecoste per la chiesa. Ne parliamo da tanto, da concili, o vaticanno secondo. Come ci ha ricordato il racconto di pentecoste forse davvero ciò di cui il mondo ha bisogno per percepire in chi fa esperienza dell'ospirito, una voce un linguaggio comprensibile. Quell giorno, a gelusale M tutti sentono gli apostoli parlare una lingua convincente significativa. E non perché i discepoli avevano Google, translator, l'intelligenia artificiali in anticipa, potevano parlare tutte le lingue del mondo. Ma perché la loro esperienza, che era l'esperienza dell'amore più grande, è una lingua che tutti capisco. Quando tutti lascia mare, poi puoi andare anche in cina a parlare e si accorgono che sei felice, anche se magari non capisco n'ognete di quello che dice. E' che forse questa è l'occasione che abbiamo noi cristiani. Di ripartire proprio da qui, di accettare il rischio di apparire al mondo, magari un po' strani, pochi, goffi, però almeno pieni di amore. Perché questa è forse l'unica nostra esclusiva. Siamo figli di dio, siamo rimpiti da un'amore che ci ha rigenerato, ci ha ridefinito figli. Godiamoci questo dono e se riusciamo a condividelo con qualcun altro, si raddoppi la gioia. Speriamo che il Signore cidia tante occasioni per poserlo fare.
Podcast Summary
Key Points:
Nessuno può dire "Gesù è Signore" se non per lo Spirito Santo; riconoscere Gesù è già segno della sua azione in noi.
Dio ha scelto di abitare in noi attraverso lo Spirito, moltiplicando la sua presenza nel mondo, anziché restare fisicamente.
La Pentecoste trasforma i discepoli
Il perdono di Gesù è gratuito e senza rancore; le sue ferite sono segno d’amore, non di rimprovero.
Lo Spirito Santo è la "grande livella" che unisce tutti oltre le differenze, e la vera distinzione è tra chi ha accolto l’amore e chi no.
La missione dei cristiani è condividere la gioia dello Spirito, parlando un linguaggio universale d’amore comprensibile a tutti.
Summary:
Questa riflessione sulla Pentecoste sottolinea che lo Spirito Santo è già all’opera in chiunque riconosca Gesù come Signore, anche se non ce ne accorgiamo. Dio ha scelto di abitare in noi, moltiplicando la sua presenza nel mondo attraverso lo Spirito, invece di restare fisicamente presente. L’Ascensione non è un abbandono, ma un atto di fiducia: Dio ci rende “pezzi del suo mosaico”, chiamati a esprimere il meglio della nostra umanità.
Il Vangelo mostra discepoli chiusi dalla paura, ma Gesù risorto entra nelle loro barriere offrendo pace e mostrando le sue ferite come segno d’amore, non di rimprovero. Questo perdono gratuito libera dalla paura e invita a condividere la gioia con gli altri. Lo Spirito Santo è la “grande livella” che supera ogni differenza: l’unica distinzione reale è tra chi ha smesso di piangere perché si è sentito amato e chi non ha ancora aperto il cuore.
La missione cristiana è parlare un linguaggio d’amore comprensibile a tutti, come a Pentecoste, quando gli apostoli non usavano traduttori ma comunicavano con la loro esperienza di gioia. Invitiamo a respirare lo Spirito ogni giorno, accettando il rischio di apparire strani ma pieni d’amore, perché condividere questo dono raddoppia la gioia.
FAQs
Significa che riconoscere Gesù come Signore è un dono dello Spirito Santo, che agisce in noi anche quando non ce ne accorgiamo.
Perché la sua presenza fisica era limitata a un luogo, mentre lo Spirito Santo moltiplica la sua presenza in ogni persona, rendendo Dio più vicino e diffuso nel mondo.
Quando iniziamo a credere in Gesù o sentiamo il desiderio di vivere meglio, è lo Spirito Santo che bussa al nostro cuore, spingendoci a una fede più autentica.
Significa che ognuno di noi, con la sua unicità, contribuisce a mostrare il volto di Cristo nel mondo, come parti di un corpo più grande.
Avevano paura perché si sentivano colpevoli e insicuri, ma Gesù risorto apparve loro con pace, mostrando le ferite come segno d'amore, e soffiò lo Spirito per dar loro coraggio.
Significa che lo Spirito cancella le differenze superficiali tra le persone, come nazionalità o status, e unisce tutti in un'unica esperienza d'amore e perdono.
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