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Il potere di cambiare

from Il tempo in più

25m 22s

Il potere di cambiare

La conversazione tra Daniele Franco e Piero Bassetti esplora come la longevità trasformi il rapporto tra potere, innovazione e trasmissione del sapere. Si sottolinea che l'innovazione non è solo un'opportunità tecnologica, ma un evento politico che ridefinisce i poteri e le strutture di controllo. La scuola, vista come strumento di potere, è in crisi perché non riesce a mantenere un equilibrio tra conoscenza e potere, spesso privilegiando le logiche del docente piuttosto che quelle del discente. Il potere non è più solo nazionale: si estende a istituzioni globali e a sistemi culturali diversi, come quelli africani, che possiedono saperi trascurati. L'innovazione, attraverso strumenti come l'intelligenza artificiale, altera profondamente i valori e i modelli di governo, minacciando il potere tradizionale. Il discorso si allarga alla sagesza, suggerendo che i giovani non temono la perdita di certezze, ma il rischio di essere superati da un sapere in rapida evoluzione. Infine, si evidenzia che la lunga vita non porta solo a un'esperienza più lunga, ma a una profonda riflessione sulla natura del potere, del sapere e del valore, in un mondo dove l'innovazione è sempre più internazionale e dove le risposte non possono più essere nazionali o semplicistiche.

Transcription

2741 Words, 17062 Characters

Italian
<i>Cora</i> La longevità non riguarda soltanto la durata delle singole vite, ma la forma delle società intere. Una società che invecchi è anche una società che cambia il proprio rapporto con il potere e con il cambiamento. C'è una domanda che di solito resta sullo sfondo, chiada avere il potere di cambiare una società longeva. Perché il potere non è soltanto una carica che si occupa, ma la capacità di trasformare il mondo, servendosi degli strumenti disponibili. E qui l'ongevità in novazione entra in un'intensione. Il giovane tende a vedere nel cambiamento un'opportunità. Chia più anni può vedere un rischio per il proprio patrimonio di conoscenza e certesse. Una società longeva rischia allora di invecchiare anche nel suo modo di pensare, di fare scuola, di trasmettere, di sapere, di governarsi, proprio mentre in novazione, dalla finanza l'intelligenza artificiale, ridisegna le forme del potere. Sono Daniele Franco, direttore scientifico della fondazione George Ocini, e conduco questa serie sui molteplici aspetti di una vita più lunga. In questo episodio ci occuperemo della longevità, dal punto di vista del potere e dell'innovazione. Assieme a Piero Bassetti, imprenditore, uomo politico e Presidente della fondazione Giannino Bassetti, tra le voci storiche della riflessione italiana sull'innovazione. Oggi sono in compagnia di Piero Bassetti, imprenditore e uomo politico, Presidente della fondazione Giannino Bassetti, dedicata alla responsabilità nell'innovazione, ha travesato da protagonista la vita civile, economica e istituzionale del Paese, a partire da secondo dopo guerra, avendo sempre al centro delle sue riflessioni il rapporto tra innovazione e potere e sistema politico. Buongiorno Piero Bassetti, e grazie di essere con noi oggi. Buongiorno a voi, e grazie di averselto l'interlocuzione con la fondazione, cosa che sono, la ci fa più certo. Vore iniziare questa nostra conversazione, partendo da un dato. Viviamo in una società molto dinamica con rivoluzioni tecnologiche che si abicendano rapidamente nel corso della vita di una persona, ma al contempo siamo una società che diventa sempre pianziana. Come si concigliano queste due tende inseapparentemente divergenti? Credo che il problema sia un grosso problema e che centrarlo sia una scelta, perché noi definiamo l'innovazione come la realizzazione dell'improbabile. Quindi, una tematica che, oltre a porre il problema conoscitivo, pone immediatamente il problema del potere. Quindi, impatta su i limiti sia della scienza che la produce, che del potere, che dovrebbe incarnare l'estoricità. La prima funzione ci vede passivi. La seconda funzione invece vede attivo le strutture di potere. E quindi è chiaramente politica e non può essere neutrale rispetto alle componenti della politica di battero politico, è stato fin qui anche nel momento di rivoluzionare, dibattuto sull'esistente, il posto che sul nuovo che sta entrando nella società. La rivoluzione francese e la testa della regina non sono state tagliate perché per la novità della guigliottina, ma sono state novità per la novità politica della pretesa di potere di un cetto rispetto un altro cetto. Passiamo a un altro tema che è quello della scambio tra generazioni nella trasmissione dei saperi. Come si configura questo passaggio? E che ruolo alla scuola nella trasmissione dei saperi in una situazione in cui più generazioni vivono sieme? Mi pare che la domanda sia molto accuta nel senso che collie il problema che genericamente io dovete carare il risolto. In fondo c'è una tendenza nel mondo del sapere di considerare l'innovazione come un plus di sapere in sei punto e basta. C'è una tendenza nel potere di considerare i poteri presenti piuttosto che i poteri incombenti per effetto dall'innovazione. Quindi sostanzialmente la domanda è il potere, quel potere dove accade l'innovazione è gratto all'innovazione o deprecca l'innovazione. Questo secondo me è la vera sfida sociale che l'innovazione pone a tutti i mondi e a tutte le età. E' chiaro che la longevita vede il rapporto col potere in modo diverso dalla gioventù. Il vecchio generamente il potere c'è la odcrete di averlo, il giovane invece generalecamente non c'è la, e quindi teme di non averlo. In mezzo c'è la scuola che secondo me è la struttura che più è sottoposta a difficoltà critiche, perché la scuola non può non essere strumento di potere e nello stesso tempo deve essere strumento di sapere. Non può trovare facilmente una neutralità rispetto all'innovazione, perché proprio sapendo capisere conseguenze politiche, non è investita però della responsabilità di gestirle. Quindi secondo me oggi la scuola è l'instituzione più in crisi tra tutte le istituzioni, perché in fondo noi togliendo il telefonino tra tasca del bambino che va da scoltarne lezione, imponiamo di ricevere l'esposizione di un problema secondo le logiche di potere del docente e ne non secondo le logiche di sapere del discente, quindi qui c'è un problema, se c'è subito un problema politico che io trovo il dibattito politico, in cui ha molto trascurato, perché la scuola viene ritenuta tendenzialmente un strumento del sapere, mentre in realtà è un fortissimo strumento di potere. Come cambiata la scuola nel corso della sua vita, da quando lei ha studiato tanti anni fa, come le sembra sia cambiata il sistema scolastico? Io ritenco che questo è l'essenza del lavoro e al limite della mia esperienza, cioè io ho vissuto la scuola come strumento del potere come esisteva, poi ho vissuto la scuola come luoco di cui esaminare i giochi di potere, attraverso l'invio negli statuniti e l'invio della stringer a disaminare comportamenti del potere brittarmi, cotopola, recupero della nazionale della Ciaio, fondo, io sono nato in un periodo in cui l'unica alternativa era la scuola religiosa, c'è stita come tale e la scuola la laica, c'è stita come tale, ma mi sembra che oggi le sfite poste all'alza perere da l'innovazione recente, ponga dei problemi la dichiarmenta in nuova, quando il papa dice bisogna disarmare l'intelligenza artificiale e con l'insegnamento su un tema come questo, vedere la scuola per ora tuttualmente disarmata da ogni qualunque legittima investitura, la stessa università in un certo senso, non puoi identificare con facilità perché della sua esistenza, che secondo me è essenciare per comunque scuola, io ho lavorato 20 anni per criticare la geografia, dicendo che la geografia non può non essere glocale perché l'impatto della geografia sulle lunghe distanze è diversissimo da l'impatto della geografia sulle piccole distanze e quindi in un retto sei so, abbiamo fondato il crocalismo, secondo me la vista dello stretto di Ormese, come dimensione lochale, rispetto alla visa invece alla visione globale dell'Iranna, è un esempio classico di come trascurare il rapporto il nostro trattamento. innovazione geografica e innovazione bellica sia una defanienza del potere. Tra io credo che infondo la gente considera l'innovazione un po' come, diciamo, reneante nella sala giochi. Il giocato lì no, ma in realtà invece l'innovazione non risiede nella sala giochi. Professore si trono facilmente alle atti gli anziani in uno schieramento che diventa anti giocanei lì senza la volontà di essere lono. E' quindi credo che esaminare l'impatto dell'innovazione sul modi di trasmettere il trappere e trascurare quello che parallelamente avviene nei modi di trascurare. Nel modi di trasmettere il potere è uno delle carenze della scienza politica, io dire. Che non ha ancora vertito, ecco direi che il primo vertimento è venuto da l'interesenza artificiale. In fondo l'incigrica del papa è un richiamo a una riflessione su come un'innovazione altera tutto il sistema dei rapporti di potere. Ecco, si può arregolamentare l'innovazione, è importante essenziale arregolamentarla o uno lascia che l'innovazione accada e poi cerca di gestirla. La risposta è più che è gestificata da un punto di vista funzionale, ma da un punto di vista, io direi, ontologico e molto difficile, perché se si accetta la definizione di realizzazione dell'improbabile, chi cerca l'improbabile, difficilmente potrovare nel potere le limitazioni o le spinte al suo lavoro. Il medico, ma voglio dell'archimmeccanico, anche il finanziele, che stanno scoprendo qualcosa di nuovo per definizione non hanno l'interlocutore, perché nella nostra dimensione in cui potere è regolato, è chiaro che la regola di ciò che sta cambiando è una contadezione intermede, cioè è difficilissimo regolare ciò che si cambia. Si può solo regolare il cambiamento, ma allora questo va fatto in un senso senso, al limite più dall'innovatori che non dai gestori della stessa innovazione. È responsabilizzare la scienza, è qualcosa cui oggi la nostra cultura è aliena, perché voglio dire tutti siamo per una scienza l'aica. Che vuol dire la scienza, che continuamente metti in gioco le condizioni di restrizione potere, prescendentro dai valori, perché voglio dire l'innovazione, e per sé alteratrice anche dei valori. Lei ha passato molti anni a studiare il rapporto tra'innovazione e il potere come diceva. Ora, c'è differenza tra avire il potere e desercitare il potere. Poi un'altra questione in una societanziana, chi detiene, chi eserci dal potere. Due domande fondamentale, alla prima io non avrei dubbi che molte volte si pensa al potere non come alla sua sostanza, ma come alla sua forma, cioè chi ha la possibilità di esercitare un potere. Secondo me il discorso noi lo facciamo rimontare al Gutenberg, cioè il passaggio dalla conoscenza limitata a pochi. E quindi la società gestite da potere di pochi. Alla coscienza non limitata di fusissima, da questo punto di vista, i social sono addirittura. L'abberazione di questa diffusione cognitiva valoreale ha creato un tramatico problema al potere. Perché in un terzo senso il potere si responsabilizza se sa qual è l'effetto della sua azione. Ma se non lo sa, il concerto non sa per lo come può essere esercitato. Non ha caso sul tema della libertà di stampare si è cambiato il mondo. Io ritengo che l'interidente artificiale, io sarò morto, ma propone una scanzione di un livello vicino a quello che è stato l'invenzione della stampa. Proppiò sul piano del potere, perché voglio dire potere sapere hanno una connessione incendibile. Forse solo in zina il problema è risolto, ma con modalità completamente diverse nell'uso della ragione, che invece da noi è fondamentale per l'innovazione. Un altro tema è che le porrei è quello del rapporto tra età e sagesza. Spesso si dice che con le tasse sviluppa la sagesza. E così secondo lei? No, non più. Oggi secondo me sul mondo sono il più giovani dei vecchi. Io, che sono un vecchio, ne sono perfettamente cosciente tanto che ogni qualvolta trovo un giorno intersente il cerco di farmi aiutare nel capire il mondo che ci circonda. Questo non vuol dire che ai giorni va da dato il potere. Vuol dire che il conferimento del potere deve tenere conto delle conoscenze del soggetto che chiamato esecitarlo. E questa secondo me è la sfida ai poteri nazionali, perché oggi il potere non è più nazionale. Oggi malgrado gli statuniti siano convinti di essere la indiscusa capitale del sapere. In realtà ci sono, per esempio, tutto il mondo africano. Possiede dei saperi che noi ignoriamo totalmente. E tutto sommato secondo me affidare il potere ai vecchi. Ha una giustificazione che non è tanto saprenziare quanto, diciamo, pratica nel senso che di solito quanto meno il vecchio è più prudente nello usare il sapere. Un altro tema è che noi viviamo di più. E abbiamo molta ricerca scientifica che cerca di spostare questo limite della durata della nostra vita più avanti. Quaisito che repongo è ma cosa c'è oltre la lungività? Secondo me sta emergendo dopo 2 mila anni una problematica dell'oltre e voglio dire lo spazio, no? E' effettivamente guardando un cielo estelato destate, uno si domanda ma è possibile che il limite nostro, quindi anche del nostro sapere, siano adeguati a quello che esiste a torno a noi. Il giorno aveva risposto con la presenza di Dio e oggi la laicità fatica rispondere, quindi il problema della morte in un certo senso impatta il discorso del sapere, comodalità, tutto e da riscoprire. Lei prima parlava di un cambiamento nel rapporto tra ciò che nazionale e ciò che internazionale. No? Abbiamo un'innovazione che è sempre di più internazionale. Siamo influenzati da scelte innovative effettuate in tutto il mondo. Viviamo anche in un contesto in cui il potere non è più solo il potere del governo nazionale o del governo originale o comunale, ma è anche il potere dell'Unione Europea, il potere di tanti altri paesi nel mondo. E' come vede questo cambiamento tra una visione nazionale e una visione internazionale, come lo stiamo vivendo? Io lo vedo come libertino pubblicato l'Italia Serotta. Io vedo già in atto la rottura di quel potere che era considerato essenziale per l'esistenza della nazione. E ricavo questa mia riflessione, dall'episodio milanese delle cinque giornate, quando Cattaneo che aveva organizzato in un certo senso la sconfitta degli austriaci. Se è visto sottrarre la libertà di milano da parte di un rec strutturalmente simile all'imperatore austriacolo e da un rivoltoso come garebaldi, io credo che un pensiero che intrinsicamente traceso l'idea nazionale sia proprio il precedo di Cattaneo. in una casa. che hanno se trovato in Svizzera. La Svizzera secondo me è una soluzione istituzionale, diversa ontologicamente da tutte le altre strutture istituzionale, perché in un certo senso, la cosa che risotto viene trascurata è che il mito di gugliel motel non è un mito balistico, cioè era bravo colpire la mela, ma è un mito valoriale perché la mela era sulla testa del suo figlio, quindi il fucile in ogni casa svizzera è una sfida valoriale perché volevo dire tutti noi sappiamo cosa è un fucile, ma il fatto che si probabilisca non di averlo è significativo del fatto che diciamo la autoreta pubblica non si sente garantito di equilibri valoriale con il quali io posso usare un mitro. Ora in questo momento bisogna dire che gli stazi uniti non sono un modello valoriale nella persona del loro Presidente, questo rapporto tra innovazione e il contenuto di modifica degli assetti valoriali è la vera sfida della nostra epoca e quella per la qualmi piacerebbe vivendo un'altra divina. La violazione delle regole capitalistiche a cui porta l'indovazione ha fatto saltare i valori che erano della burguesia, cioè il fatto che si sappia che Presidente è stato uniti specula in borsa e che questo venga accettato nel conferimento del potere è abbastanza significativo. Quando io sono nato, i legislatori sapevano bene qualere il problema dell'ultra, nel caso migliorano era quello religioso, ma pieno rispetto di quello l'aico. Oggi quel sistema di valori non è più susettibile di condizionare il potere, perché il potere va di che la lunga oltre, la capacità di condizionare appunto, in fondo le redini del potere, le redini e la capacità di equitazione controlle il potere del cavallo, la patente controlle il potere dell'automobile, la democrazia controlle il potere dell'ufficio burocraticino, ma chi controlla il potere reale che prescente dalla legge? Ma io credo che il capitalismo, quale conosciuto da gente come lei, può dare molto per regolare l'innovazione, però va rispettato, ma rispettato negli atriti che produce, cioè voglio dire millelire del vecchietto, non sono millelire del ricco. Questo è il punto dei volevalori al secondo me del capitalismo. E' questo secondo me è l'abbandono del capitalismo come regola del potere, ha come solo alternativa ai cinesi che in un certo senso hanno dentro di sé la dinamica dei valori e quindi per esempio che hanno un concetto della legge molto diverso ed è l'innovazione molto diverso del nostro. Piro bassetti, grazie per questa conversazione che è stata per noi molto importante, ma grazie a voi per avere la supportata in un certo senso, perché voglio dire è comprensibile che in fondo la società non va ne cerca di grano, quindi in fondo l'innovazione è una grana e noi grazie dirigente dobbiamo avere necon sapevolezza. Compiero bassetti abbiamo riflettuto sulla dimensione sociale e politica della longevità, sui rapporti tra sapere, potere e innovazione in una società più longeva, e su che cosa una comunità scegli di fare del proprio tempo in più. Restano da indagare altre risvolte, ancora poco esplorati del vivere più lungo, lo faremo nei prossimi episodi. Il tempo in più è un podcast di fondazione Giorgio Cini in collaborazione con Coramiglia, ideato escritto da Daniele Franco e Michaela Maguolo. L'accurre ritoriale è di simoleclemente e grazie a non ai. Il Sound Design è accura di Daniele Marinello, la project manager è moglie adonati, la producer è Martina Conte. Il coordinamento della post-produzione è di Marteo Scherz. I fonnici di presa diretta sono aurora ricci, Guido Bertolotti e Mauro Martinos. Il fonico di studio è Cristian Galdini, il progetto grafico e di Carolina Marino. Le musici sono sull'icenza Machiavelli Music e O Universal Music Publishing Riccordi SRL.

Podcast Summary

Key Points:

  1. La longevità implica un cambiamento radicale nel rapporto tra società e potere, superando le visioni tradizionali di autorità e controllo.
  2. L'innovazione, definita come realizzazione dell'improbabile, mette in discussione i confini della scienza, del sapere e del potere esistente.
  3. La scuola è un'istituzione centrale e critica nel trasmettere conoscenze, ma è in crisi perché non riesce a mantenere una neutrale posizione tra potere e sapere.
  4. Il potere si riproduce attraverso il controllo del sapere
  5. La differenza tra potere di possesso e potere di esercizio porta a un nuovo rapporto tra età, sagesza e responsabilità politica, dove i giovani temono il potere, mentre i vecchi ne hanno maggiore consapevolezza.
  6. L'innovazione internazionale sta trasformando il potere, spostandolo dalle istituzioni nazionali a entità globali come l'Unione Europea e i paesi africani.
  7. Il capitalismo, sebbene possa regolare l'innovazione, crea diseguaglianze di potere, mentre modelli come quello cinese offrono alternative basate su valori diversi.
  8. La questione della morte e del sapere si allarga, portando a riflessioni sul limite della conoscenza umana e sul ruolo della coscienza in un mondo più lungo.

Summary:

La conversazione tra Daniele Franco e Piero Bassetti esplora come la longevità trasformi il rapporto tra potere, innovazione e trasmissione del sapere. Si sottolinea che l'innovazione non è solo un'opportunità tecnologica, ma un evento politico che ridefinisce i poteri e le strutture di controllo. La scuola, vista come strumento di potere, è in crisi perché non riesce a mantenere un equilibrio tra conoscenza e potere, spesso privilegiando le logiche del docente piuttosto che quelle del discente.

Il potere non è più solo nazionale: si estende a istituzioni globali e a sistemi culturali diversi, come quelli africani, che possiedono saperi trascurati. L'innovazione, attraverso strumenti come l'intelligenza artificiale, altera profondamente i valori e i modelli di governo, minacciando il potere tradizionale. Il discorso si allarga alla sagesza, suggerendo che i giovani non temono la perdita di certezze, ma il rischio di essere superati da un sapere in rapida evoluzione.

Infine, si evidenzia che la lunga vita non porta solo a un'esperienza più lunga, ma a una profonda riflessione sulla natura del potere, del sapere e del valore, in un mondo dove l'innovazione è sempre più internazionale e dove le risposte non possono più essere nazionali o semplicistiche.

FAQs

Una società che invecchia cambia il suo rapporto con il potere e il cambiamento, poiché il potere non è solo una carica, ma la capacità di trasformare il mondo attraverso innovazioni tecnologiche e sociali.

La scuola è contemporaneamente strumento di potere e di conoscenza, e questo la rende vulnerabile: deve trasmettere sapere senza essere soggetta alle logiche di potere del docente.

L'innovazione, come la realizzazione dell'improbabile, crea nuove forme di potere e mette in discussione le struttura esistenti, spingendo a riconsiderare i valori e i diritti nell'organizzazione sociale.

Il giovane teme di perdere il potere, mentre l'anziano ne ha già esperienza e prudenza, ma entrambi devono essere considerati nella distribuzione del potere in una società più longeva.

L'intelligenza artificiale sta ridisegnando le forme del potere, mettendo in discussione le strutture tradizionali e stimolando nuove forme di governance e responsabilità sociale.

L'innovazione può alterare i valori fondamentali della società, come dimostrato dalla violazione delle regole capitalistiche che hanno portato alla distruzione dei valori borghesi.

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