Il podcast “Poteri Forti” analizza le ultime vicende del ponte sullo Stretto di Messina, aggiungendo un nuovo capitolo alle controversie che da anni accompagnano l’opera. La procura di Roma ha aperto un’indagine per corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio, coinvolgendo tre persone: l’ex presidente aggiunto della Corte dei Conti Tomas O’Miele, il membro del consiglio di amministrazione della società Stretto di Messina Francesco Saccomanno e l’imprenditore Vincenzo Virgilio. Secondo gli inquirenti, avrebbero tentato di condizionare il giudizio di legittimità della Corte dei Conti sulla delibera del CIPESS del 2024, che approvava il progetto definitivo e il finanziamento dell’opera. La Corte, però, aveva già negato il visto, sollevando criticità sul piano ambientale (impatto su siti protetti), sugli appalti (riutilizzo di contratti del 2006 senza nuova gara) e sulla carenza di pareri obbligatori. Il governo ha poi tentato di sbloccare la situazione con un decreto legge a marzo 2025, ma l’indagine penale, pur non riguardando direttamente la validità del progetto, potrebbe avere ripercussioni. Al momento, l’opera non è definitivamente bloccata, ma le difficoltà tecniche, giuridiche e politiche ne rallentano l’avvio. Il ministro Salvini, che inizialmente prometteva cantieri entro il 2023, ha progressivamente ridotto le dichiarazioni, segno di una complessità crescente. La vicenda dimostra come realizzare il collegamento tra Sicilia e Calabria sia molto più complicato di quanto annunciato.
Nel diritto, se nocenti fino prova contraria, ma nel tribunale dell'opinione pubblica, la logica, si ribalta. Io sono Roberto Alipi e in danno irreversibile il caso Michael Jackson, abbiamo esplorato le dinamiche che trasformano un artista in un caso collettivo. Ascolta la serie completa sulla tua piattaforma preferita. Venlo ricordate il ponte sullo stretto. In questi giorni alla saga infinita del ponte si aggiunto un nuovo capitolo, visto che tre persone sono indagate per reati relativi alla realizzazione dell'opera. Sì, la questione è seria e la procura di Roma sta indagando per reati di produzione, riberazione e di segreto d'ufficio. E ora cosa succede? Dopo anni i progetti annunci saranno i giudici a mettere la palola fine alla storia infinita del ponte. Ciao a tutti, questo è "Poteri Forti", il podcast di Pacella Polidica. Io sono David Leo e io sono Federico Gonzato. La notizia dell'indagine della procura di Roma sul ponte sullo stretto di Messina aggiunge un nuovo capitolo alle controverze vicende che accompagnano danni la realizzazione dell'opera. Tre persone sono indagate per corruzione e riberazione di segreto d'ufficio. Tomas O'Miele, ex presidente aggiunto della Corte dei Conti, Di Oppimo Francesco Saccomanno, che era un componente del Consiglio di Administrazione della Società stretto di Messina SEPA, e l'imprenditore vincenzo Virgilio. Secondo, le ipotesi della procura, le condotte contestate avrebbero avuto l'obiettivo di condizionare nel 2025, quindi l'anno scorso, le same di legitimità che la Corte dei Conti ha fatto sulla delibera del CPS. Questo CPS è una sigla che si riferisce al comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile in pratica, si tratta dell'organo del governo che decide che ha il compiuto di viudilare sull'uso delle risorse pubbliche che sono destinate appunto agli investimenti. Nel caso del ponte sullo stretto, questa delibera del CPS riguardava l'approvazione del progetto definitivo e quindi tutto il quadro finanziario dell'OVERA, Perciò era un passaggio obbligato e fondamentale per iniziare poi i lavori del ponte. La Corte dei Conti però aveva negato il visto e quindi anche la registrazione alla delibera del CPS, cioè in pratica aveva detto che questa delibera non andava bene. E qui ci già un elemento importante di questa storia perché l'indagine della procura di Roma si basa appunto su un tentativo di corruzione fallito. Secondo gli investicatori infatti l'obiettivo degli indagati sarebbe stato quello di pilotare la Corte dei Conti e far validare la delibera di questo CPS, ma le cose non sono andate così. Quindi bisogna distinguere subito i due piani di questa storia, cioè il piano penale che riguarda le eventuali responsabilità personali degli indagati e il piano amministrativo, che riguarda invece la validità degli atti e la prosecuzione o meno dell'OVERA. Questi due piani però possono incrociarsi se effettivamente verrà individuata una responsabilità penale e appagarno le spese potrebbe esserne proprio il progetto del ponte. Ma per capire che cosa potrà succedere dopo le indagini e l'eventuale accertamento delle responsabilità delle persone coinvolte bisogna partire dallo stop della Corte dei Conti. Ora la vicenda parte dalla delibera del CPS del 6 a costo 2025, quasi una nofa, con cui è rassato approvato il progetto definitivo del ponte sullo stretto e veniamelo assegnati anche diversi miliardi di risorse pubbliche che servivano a costruire l'OVERA. Prima di essere operativa però questa delibera doveva ricevere lo che dei corti dei Conti, come è previsto anche dalla costituzione. In fact secondo l'articolo cento della costituzione la Corte dei Conti deve effettuare il cosiddetto controllo di legitimità sugliati del Governo, quindi diciamo che deve controllare che tutte le cose siano state fatte a norma di legge. Il 29 ottobre dell'anno scorso la Corte dei Conti ha negato il visto alla delibera del CPS e questa decisione era già stata subito molto contestata. Tant'è che la stessa pergidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva parlato di invasione sulle scelte del Governo e del Parlamento aveva anche citato una serie di esempiche secondo lei dimostravano che quella dei giudici era stata una decisione politica, un discorso che poi come sapete si inserisce nella polemica infinita tra Governo e Magistratura e che è stata poi anche al centro del referendum sulla giustizia dello scorso marzo. All'ecritiche dei Meloni la Corte dei Conti ha risposto dicendo di non essere mai realmente entrata nel merito dell'Opera, cioè di non aver mai dato i giudizi sul fatto che il ponte dovessere fatto oppure no, ma di aver controllato solo il rispetto delle norme giuridiche che hanno presenti negli atti. E infatti poi quando novembre, quindi un mese dopo, sono state pubblicate le motivazioni di questo stop a la delibera, se è visto che la decisione era davvero basata su delle basi a punto concrete. Nello specifico sul piano ambientale, uno dei punti più problemati ci riguardava l'impatto del ponte su alcune aree, comprese nella rete natura 2000, cioè il sistema europeo di siti protetti creato per tutelare la habitat naturale e le specie considerate di particolare. Quando uno opera pubblica rischia di incidere negativamente su questi siti, il diritto dell'Unione Europea consente di procedere solo in casi eccezionari. Lo stato deve dimostrare che non esistono alternative ragionevoli, che l'opera risponde a motivi imperativi di verevanza pubblica e che sono previste misure compensative adeguate, cioè interventi capaci di bilanciare il danno ambientale prodotto. Secondo, la colte e la relazione del governo sul ponte non dimostrava in modo sufficiente la presenza proprio di queste condizioni. Sul piano degli appalti, la colte ha contestato invece in particolare la scelta di fare ripartire i vecchi contratti stipulati nel 2006, senza una nuova gara. Il riferimento è al contratto scritto quasi 20 anni fa con il contrente generale incaricato di progettare e costruire il ponte, scelto dopo una procedura di gara avviata nei primi anni 2000. Il punto qui è che il quattro economico dell'opera in questi anni è inevitabilmente cambiato. Il progetto originario prevedeva una componente di rischio privato mentre oggi il costo grava integralmente su risorse pubbliche. Per la corte dei punti una modifica di questa portata doveva modificare il contratto e quindi si doveva fare una nuova gara da palto. Sul piano istruttorio poi mancavano passaggi importanti come il parere di autorità identi che si occupano di la vo di pubblici, come la autorità di regolazione di transporti sulle tarif, o il consiglio superiore della vo di pubblici che invece non sono statico in volte. Ecco tutte queste mancanze, questi problemi, i risolti hanno portato la corte di conti a rifiutare il visto alla delibera del cipe, se quindi di fatto a bloccare l'iter di approvazione del progetto del ponte sullo stretto di messina. Ovviamente vero la storia non finisce qui. Dopo lo stop della corte arriviamo a marzo di quest'anno quindi qualche mese fa quando il governo ha scelto comunque di proseguire l'iter del ponte intervenendo con un decreto legge. In poche parole questo decreto ha stabilito che il ministero dell'interastrutture poteva lavorare per sistemare le criticità individuate dalla corte di conti, proprio in modo di trasmettere di nuovo tutti gli atti questa volta corretti al cipres per avere in poco tempo una nuova delibera, punto corretta, e quindi ricevere l'ultimo che i quello che si spera fosse definitivo dalla corte di conti. Troppo due settimane fa l'amministratore delegato della società stretto di messina Pietro Ciuci ha detto che l'obiettivo è quello di ottenere una nuova delibera entro fine mesi, entro fine giugno, e poi sperare di ottenere questo che e della corte di conti entro gli ultimi mesi dell'anno. Così facendo quindi i lavori nella migliore del ponte si potrebbero finalmente partire l'anno prossimo poco prima delle elezioni. Ma è proprio qui che arriva l'indagine per produzione della procura di Roma, in particolare secondo l'accusa il membro del consiglio da ministrazione della società stretto di messina, SEPA, già, como Francesco, saccomanno e il imprendito dei vincenzo Vigiglio avrebbero tentato di condizionare le zambe di legitimità della corte di conti sulla prima delibera del cipres. Quella che poi è stata boccata, promettendo al membro della corte dei conti Tomas O miele il loro sostegno per futura e cariche di antipubblici dopo il pensionamento, in cambio, del suo parere favorevole alla delibera. Sempre secondo la procura un certo coinvolgimento di miele ci sarebbe stato perché il membro della corte avrebbe fornito aggiornamenti sull'andamento della procedura, rivelando informazioni riservate sugli orientamenti dei colleghi magistrati contabili e sullo sviluppo della camada di consiglio. Di inquirenti contestano i nostri tentativi di contatto con altri magistrati e la diffusione di notizie coperte da segreto. Sulla base di queste ipotesi sono state fatte anche poi delle perquisizioni e sono stati sequestrati i telefoni e i computer di lindagati, quindi vedremo nei prossimi giorni se emergeranno altri elementi utili allindagine. Intanto però la società stretto di Messina e Sepia il 9 giugno ha pubblicato un comunicato in cui si dice totalmente estranea alla vicenda e ha assicurato che collaborerà con lindagini aggiungendo che comunque continuerà anche a lavorare per subloccare la situazione del ponte.
indagine per ora non può essere vista come la pietra tombale sul ponte perché non riguarda l'iter del progetto ma solo un possibile reato personale collegato a un approccedura per altro bocciata. Diverso sarebbe il caso di un reato corutivo individuato in una procedura provata del progetto sul ponte. In quel caso l'indagine potrebbe davvero bloccare l'opera ma almeno per ora non sembra essere questo il caso. Insomma per ora uno stop definitivo al ponte sullo stretto di messina non c'è ma l'insieme delle vicende che hanno riguardato l'opera in questi quasi quattro anni di governo ci sanno dimostrando come l'idea di un collegamento praticida e calabria sia facile ad dirsi ma difficilissima a farsi. E non è un caso che il ministro dell'infrastrutture Matteo Salvini si sia fatto via via più silenzioso sull'argomento passando dai toni triomfali di qualche anno fa a un vero proprio silenzio stampa. Pensate che all'inizio del suo mandato Salvini diceva che i cantieri sarebbero partiti entrò la fine del 2023. Poi nelle state 2024, poi primavera 2025, poi estate 2025. Adesso invece è da mesi che praticamente has messo di fare previsioni affidando le semmai ad altri membri del suo ministero. Sarà forse il segno che anche lui ha preso foscenza che qualcosa sia inceppato. Vedremo comunque che cosa succederà nei prossimi mesi. Bene anche per questa settimana è tutto questa puntata di poteri forti termina qui. Noi ci sentiamo la prossima settimana. Ciao! Paggela politica è un progetto attivo dal 2012. Si ocqua di fact checking e di informazione politica. Seguite ci sono sortito www.paggelapolitica.it e sui social. Siamo su x, facebook, instagram, telegram, tiktok, treds e bluskai. Se ci scrivete vi rispondiamo subito. Per non perderevi le prossime puntate iscrivetevi al canale di paggela politica su qualsias di betaforma usate per ascoltare podcast. Questa puntata è stata scrittata da David Leo e Federico Gonzalo ed è prodotto da Jessica Mariano Masucci. Io sono David Leo e questo era poteri forti il podcast di paggela politica. [Musica]
Podcast Summary
Key Points:
La procura di Roma indaga tre persone per corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio legate al progetto del ponte sullo Stretto di Messina.
La Corte dei Conti ha bloccato la delibera del CIPESS nel 2024, contestando carenze ambientali, sugli appalti e procedurali.
Il governo ha tentato di aggirare lo stop con un decreto legge, ma l’indagine penale rischia di complicare ulteriormente l’iter.
Gli indagati avrebbero tentato di pilotare il giudizio della Corte dei Conti, ma il tentativo è fallito.
L’opera resta in stallo
Summary:
Il podcast “Poteri Forti” analizza le ultime vicende del ponte sullo Stretto di Messina, aggiungendo un nuovo capitolo alle controversie che da anni accompagnano l’opera. La procura di Roma ha aperto un’indagine per corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio, coinvolgendo tre persone: l’ex presidente aggiunto della Corte dei Conti Tomas O’Miele, il membro del consiglio di amministrazione della società Stretto di Messina Francesco Saccomanno e l’imprenditore Vincenzo Virgilio. Secondo gli inquirenti, avrebbero tentato di condizionare il giudizio di legittimità della Corte dei Conti sulla delibera del CIPESS del 2024, che approvava il progetto definitivo e il finanziamento dell’opera.
La Corte, però, aveva già negato il visto, sollevando criticità sul piano ambientale (impatto su siti protetti), sugli appalti (riutilizzo di contratti del 2006 senza nuova gara) e sulla carenza di pareri obbligatori. Il governo ha poi tentato di sbloccare la situazione con un decreto legge a marzo 2025, ma l’indagine penale, pur non riguardando direttamente la validità del progetto, potrebbe avere ripercussioni. Al momento, l’opera non è definitivamente bloccata, ma le difficoltà tecniche, giuridiche e politiche ne rallentano l’avvio.
Il ministro Salvini, che inizialmente prometteva cantieri entro il 2023, ha progressivamente ridotto le dichiarazioni, segno di una complessità crescente. La vicenda dimostra come realizzare il collegamento tra Sicilia e Calabria sia molto più complicato di quanto annunciato.
FAQs
Tre persone sono state indagate per corruzione e rivelazione di segreto d'ufficio, legate a un tentativo di condizionare il giudizio della Corte dei Conti sulla delibera del Cipess.
La Corte ha negato il visto per problemi ambientali (impatto su siti Natura 2000), mancanza di una nuova gara d'appalto e carenze istruttorie, come l'assenza di pareri di autorità competenti.
Il decreto permette al ministero delle Infrastrutture di correggere le criticità indicate dalla Corte dei Conti e riproporre la delibera al Cipess per ottenere un nuovo via libera.
Sono Tomas O'Miele (ex presidente aggiunto della Corte dei Conti), Francesco Saccomanno (membro del Cda della Stretto di Messina SEPA) e l'imprenditore Vincenzo Virgilio.
Non ancora: l'indagine riguarda un reato personale su una procedura già bocciata, non il progetto in sé. Un reato su una procedura approvata potrebbe invece bloccarlo.
La società Stretto di Messina punta a una nuova delibera del Cipess entro fine giugno e al via libera della Corte dei Conti entro fine anno, per iniziare i lavori nel 2026.
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