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Il fascismo in Italia, la storia completa — Avanzato #39

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Il fascismo in Italia, la storia completa — Avanzato #39

Il podcast introduce una serie storica sul fascismo italiano. Spiega che il movimento affonda le radici nel malcontento del dopoguerra, in particolare nel mito della "vittoria mutilata", nonostante l'Italia avesse vinto. La figura chiave è Benito Mussolini, un ex direttore socialista dell'Avanti che, dopo aver sostenuto l'intervento in guerra, fondò i Fasci di Combattimento nel 1919. Inizialmente trascurabile elettoralmente, il movimento fascista crebbe nel biennio rosso (1919-1920), quando le sue squadre d'azione violente furono tacitamente tollerate dai governi liberali e dalle classi agiate come baluardo contro la sinistra socialista e le proteste operaie. Nonostante scarsi risultati alle urne, i fascisti, guidati da Mussolini, riuscirono a inserirsi in Parlamento nel 1921, ponendo le basi per l'ascesa al potere che verrà approfondita negli episodi successivi, culminando con la dittatura, l'alleanza con la Germania nazista e il crollo finale durante la Seconda Guerra Mondiale.

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19821 Words, 128458 Characters

Ciao amici e benvenuti su Podcast Italiano, un podcast per imparare l'italiano attraverso contenuti interessanti. Io sono Irene e oggi vi presento un episodio speciale di livello avanzato, una serie completa in cinque parti sul fascismo italiano, scritta da Marco Capelli del Podcast storia d'Italia e narrata da David. Questa serie indaga la parte più oscora della storia italiana contemporanea per scoprire come è nato, come si è sviluppato e come è caduto il regime fascista. Nella prima parte vedremo come il risentimento di un paese che aveva vinto alla prima guerra mondiale, ma che si comportava come se la veste persa, finì per sfocciare in un movimento che voleva rendere l'Italia Great Kane seguendo un capo carismatico, Lex socialista diventato militarista benito Mussolini. Nella seconda e terza parte analizzeremo come il fascismo accercato e spesso è riuscito a plasmare a sua immagine sommiglianza l'Italia del Tempo, dalla riforma della scuola alle leggeraziali, dalla censura all'economia, dalla politica estera al colonialismo. Nella quarta parte accompagneremo le avventure militare di Mussolini fino al disastro delle contino e sconfitte italiane nella seconda guerra mondiale, colminate con l'invasione della Sicilia da parte degli angoli americani e la caduta del regime il 25 luglio 1943. E infine nella quinta e ultima parte vedremo gli ultimi terribili anni della repubblica sociale italiana di Salò, la guerra civile e la guerra di liberazione, fino alla morte di Mussolini e alla fine del fascismo, il 25 aprire 1945. Come sempre, se hai bisogno della trascrizione completa, la trovi sul sito podcastitaliano.com. Lì troverai anche i glossari di tutti e cinque episodi originali che compongono questa raccolta, che contengono tutte le parole difficili, spiegate e tradotte. E sono un ottimo strumento per arricchire il tuo lessico. Detto questo, ti lascio alla voce di Davide per questo lungo viaggio nella storia del fascismo italiano. All'Italia, patria della pasta, del rinascimento, del caffè spresso, della pizza e del fascismo. A i nostri giorni non è più noto come un tempo, ma all'Italia è stato purtroppo il primo paese a cadere sotto un regime fascista. Il regime di Mussolini è stato, per molti versi, la fonte di inspirazione per il regime nazista tedesco, che riusci a prendere il potere solo un decennio dopo. Le origine del fascismo vanno ricercate nella prima guerra mondiale, la guerra che distrusse il mondo eurocentrico, monarchico, ottimista, capitalista e imperialista dell'800, inaugurando una nuova epoca. Quando i popoli del mondo riemersero da quella terribile prova fatta di acciaio, fuoco, devastazioni e morte, il mondo era cambiato, il mondo moderno nasce negli horrori del primo conflitto mondiale. L'Italia arriva alla prima guerra mondiale in una posizione particolare. Come la Germania, l'Italia raggiunta molto tardi all'unificazione nazionale, al 1859, la penisola era divisa in una serie di piccoli stati regionali, senza ambizioni e molto retrati economicamente rispetto ai loro vicini europei. Negli stessi anni in cui gli Stati Uniti si combattevano in una feroccia guerra civile, l'Italia era impegnata invece nel processo posto, l'unificazione. Entro il 1871 sia la Germania che l'Italia erano giunta ai confini che manterranno fino alla prima guerra mondiale. I destini delle due nazioni dall'ore in poi si diviserò. La Germania, una volta unita, marcio verso il rango, lo status di prima potenza continentale europea. L'Italia aveva avuto anche essa l'ambizione di diventare una potenza mondiale. La nuova nazione aspirava ad entrare nel ristretto club di Paesi che dominavano la politica globale. In quegli anni questi Paesi erano in sostanza 6, in ordine d'importanza, il rene unito, la Germania, gli Stati Uniti, la Francia, la Russia e l'impero Austro Ungarico. L'Italia aggiunza l'unità nella forma di una monarchia costituzionale liberale. Secondo la costituzione emanata da Carlo Alberto del 1848, il re era il capo dello stato comandante dell'esercito, rappresentava la nazione e aveva il potere di nominare il primo ministro. Il governo era per oggi estito dal Presidente del Consiglio, il primo ministro appunto, che era di solito espressione della maggioranza in Parlamento. Il Parlamento era inizialmente eletto da una piccola minoranza di elettori, soprattutto grandi proprietari terrieri e persone particolarmente facoltose, cioè ricche, ma le votazioni per il Parlamento divenerò via più democratice, fino a aggiungere al suffrage universale maschile del 1912, cioè potevano votare tutti gli uomini maggioroni. Durante il governo di uno dei più importanti presidenti del Consiglio italiani, Giovanni Giulitti. Nei decenni dopo l'unità, l'Italia non riusci a combinare le sue ambizioni con la realtà. Il paese era ancora molto povero erretrato. Il industrializzazione è rivottardi e si concentra solo in una piccola parte del paese, il cosiddetto triangolo industriale, tra Milano, Genoa e Torino. Le avventure coloniali italiane, per lo più realizzate per dimostrare il nuovo rango del paese, sfocciarono in un disastro. Cercando di conquistare l'Africa orientale, nel 1896, l'Italia fu sonoramente battuta dall'Itiopia. L'Italia fu umiliante per l'Italia, ma fonte di inspirazione per i popoli africani oppressi dall'imperialismo europeo. Per queste e altre ragioni alla vigilia dello scoppio della prima guerra mondiale, l'Italia non era considerata una grande potenza. Nonostante questo, l'Italia era inserita nel sistema di alleanze che portò alla guerra. In Europa, ad inizio 900, c'erano infatti due grandi alleanze contrapposte. La triplice entesa e la triplice alleanza. La triplice entesa riuniva tre grandi potenze mondiali, determinati a contenere la crescente potenza dell'imperote desco. Il reno unito, la Francia e la Russia. La triplice alleanza era invece composta da Germania, Austria-Hungeria, che dominava buona parte dell'Europa centrale e la stessa Italia. Si trattava di una leanza in naturale. La Austria-Hungeria era infatti il lemicostorico dell'Italia. La Austria occupava ancora molti territori reclamati dall'Italia, soprattutto versi i suoi confini nord orientali. Il porto di Trieste, nel nord S del Paese, la regione alpina del Trentino, nel nord, e le regioni adriati che dell'istria e della Dalmatia. In sostanza oggi la moderna costa della croazia, da l'Italia perché per un millenio era appartenuta alla repubblica di Venezia. Attenzione, praticamente tutti questi territori, anche se reclamati dall'Italia, non erano popolati solo da persone di lingua italiana o per essere precisi lingue italiane, perché la lingua italiana che conosciamo oggi era ancora lontana dall'essere conosciuta universalmente. Tra di loro c'erano importanti comunità di lingua tedesca e slava, sono anche maggioritarie, i confini nazionali europei sono stati quasi sempre scritti con il sangue. Ma se la Austria era il nemico naturale dell'Italia e viceversa, perché erano alleate? Semplice entrambe volevano essere alleate della Germania, la principale potenza del continente. Allo scopio della guerra però, l'opinione pubblica italiana era divisa e ancora molto stile all'Austria Ungheria. Quando si arriva in fine al dunque, alla guerra, l'Italia decide di non schierarsi al fianco dei suoi alleate e restò neutrale. Questa decisione apre un'enorme dibattito nel paese, tra chi voleva mantenere la neutralità durante il grande conflitto mondiale e chi invece voleva scendere in campo al fianco delle potenze dell'Inteza, ovvero Francia, Reignonito e Russia. Ed è a questo punto che dobbiamo introdurre in questa storia un importante membro del Partito Socialista Italiano. Per chi non lo sapesse i socialisti al tempo, volevano la bulizione della proprietà privata e del sistema capitalistico ed erano ovviamente un partito di sinistra. Uno di questi socialisti era un uomo il cui nome forse conoscete. Benito Mussolini. Mussolini era nato a predapio in Romania, Italia settentrionale, nel 1883, da una famiglia di tradizione socialista. Gli era stato dato perfino il nome di un eroe dei socialisti, Benito Huares, presidente del messico nel 800. Dopo gli studi, Benito divenne mai essere in una scuole elementare, come la madre dal tronde. Convinto anticlericale, cioè era contro la chiesa, e anti militarista, nel 1902 scappon insvizzera per sfuggire alla leva militare. Tornato in Italia, scalo i vertici del socialismo italiano, fino a diventare nel 1912 una delle massime cariche nel Partito e il direttore dell'avanti, il quotidiano socialista. Si Mussolini era un convinto socialista, curioso, vedendo come sono andate le cose. Come abbiamo visto, fino al 1914, Mussolini era un'anti militarista contro la guerra, e pure qualcosa deve essere cambiato per lui, come per molti altri, in quell'anno. Lo scoppio della guerra mondiale fu un trauma per l'intero movimento socialista europeo. Da convinti internazionalisti, i socialisti europei si opponevano in teoria a qualunque guerra imperialistica, sposando i principi dell'internazionale, la associazione dei movimenti socialisti mondiali, che avrebbero dovuto combattre uniti contro i loro nemici di classe, i capitalisti. Eppure la guerra mondiale pose tutti i socialisti di fronte ad un vivio. Da un lato seguire i loro principi opporsi, quindi al conflitto, arrivando a sabutare l'impegno bellico, dall'altro sostenere lo sforzo delle rispettive nazioni, seguendo l'istinto patriotico. Di fronte a questa terribile scelta, molti socialisti scelserò la guerra, ad esempio così fece il più grande partito socialista europeo, l'SPD tedesca. Sul fronte opposto, Lianin e i Bolshevichi russi si schierarono decisamente per l'opposizione totale alla guerra. E in Italia? In Italia la situazione era diversa dalla Germania e dalla Russia. L'Italia non era in guerra. La maggior parte dei socialisti italiani era quindi d'accordo con questa politica, ma non Mussolini. Dalle pagine del giornale socialista avanti, Mussolini sostende l'ingresso in guerra dell'Italia contro l'Austre a Ungheria e al fianco dell'intesa. Fu quindi espulso dal partito? E fondò un nuovo giornale, il popolo d'Italia, schierato dichiaratamente al fianco dell'intervento in guerra. Nei mesi seguenti, e fino al maggio del 1915, l'Italia rimase "sospesa tra pace e guerra", con un'opinione pubblica sempre più interventista, cioè a favore dell'intervento in guerra, anche grazie alla propaganda continua di uomini come Mussolini. Le potenze dell'intesa infine fecerò all'Italia una proposta che non si può rifiutare, come direbbe d'un vito Corleone nel padrino. Le potenze dell'intesa offrido all'Italia tutto quello che desiderava da decenni. Il rango di grande potenza, la conquista di Trento, Trieste, dell'istria della Dalmatia, di ampisettori dell'imperottomano, oltre ad una congruaspartizione delle colonie tedesche. Una offerta davvero interessante che portò l'Italia a scendere in guerra, per la gioia di Mussolini e dei Suoi. La guerra fu devastante, e l'Italia non si molto indebolita, ma ne usci vincitrice. Si trattò però di una vittoria costata molto cara, 650.000 persone avevano perso la vita. Più di un milione erano mutilati e feriti. Pensate, l'Italia è più morti nella prima guerra mondiale che gli Stati Uniti in tutte le loro guerra esterne. Un pezzo del Paese, a Nordeste, era distrutto. L'intera popolazione si sentiva in poverita e brutalizzata da tre anni e mezzo di guerra. L'opinione pubblica italiana disiderava che questa vittoria pagata a carissimo prezzo valesse qualcosa. L'Italia occupò parte dei territori promessi per la sua entrata in guerra, ma nel frattempo l'opinione pubblica mondiale era cambiata. Il Presidenta americano Wilson chiedeva che i popoli dell'Europa Orientale avessero lo stesso diritto l'autodeterminazione di quelli dell'Europa occidentale. E si oppose apertamente a concedere la città di fiume in Istria e la Dalmatia all'Italia, visto che erano zone popolate in gran parte da Slavi che desideravano entrare nella nuova Yugoslavia Post-Bellica. L'Italia si oppose alla posizione di Wilson, al punto di ritirarsi temporaneamente dalle negoziazioni di pace nella prile del 1919. Tutto questo avveniva nel quadro di crescenti tensioni sociali. La fine della censura bellica portò a maggiori agitazioni politiche sindacali che sfocciarono in un generale Chaos. Per comprendere quel periodo facciamo ora un breve quadro della situazione politica. La sinistra socialista era cresciuta in prestigio grazie alla rivoluzione russa del 1917 e altri omfo dei Bolshevichi di Lienin. Il socialismo sembrava alla portata di vari movimenti operai europei, incluso quello italiano. Una continua sequenza di scioperi occupazioni delle fabbri che ha preso il nome in Italia di Bienni o Rosso. Bienni o significa due anni e rosso, beh perché erano ovviamente scioperi di sinistra. Tre il 1919 e il 1920 l'attenzione era all'estelle. Al centro tra socialisti e la destra di cui parleremo tra poco c'erano i partiti tradizionali della politica italiana Unitaria, soprattutto i liberali, che dominavano da anni la politica italiana, assieme ad altri partiti di centro e sinistra moderata. All'inizio del 1919 era stato fondato il partito popolare italiano, il primo partito di chiare espirazione cattolica a partecipare la vita politica. All'estremo opposto della politica italiana c'erano in azionalisti e gli interventisti vecchio stampo. Tra tutti Mussolini era la figura più importante. La guerra lo aveva convertito dalla sinistra rivoluzionaria ad una sorta di estrema destra avversaria di ogni tradizione parlamentare democratica. Una bella gira volta. La destra contestava il governo il suo atteggiamento giudicato troppo a comodante alle richieste di francesi inglesi americani. Nasciva quindi il mito della vittoria mutilata. Una vittoria italiana pagata con il sangue degli italiani sarebbe stata risavana, cioè inutile nei salotti di Londra, Parigie e Washington. Intendiamoci si trattava in gran parte di sciocchezza. L'Italia pretendiva di occupare territori dove la presenza italiana era molto limitata, andando contro il crime del 1918, che era molto diverso dal 1915. In particolare in conseguenza dell'intervento degli Stati Uniti, contraria a despansioni territoriali non giustificate da parte delle potenze vincitrici. Le potenze dell'intesa comunque accettarono, per esempio, di concedere all'Italia il suttirologer manofono, cioè la regione di Bolzano, che ancora oggi si trova in Italia, dove si parla tedesco, pur di accomodare le richieste italiane ed erano probabilmente disposte ad altre concessioni, ma non volevano imporre agli islavi della futura Yugoslavia, di passare da un padrone austriaco ad un padrone italiano. Nell'atmosfera surriscaldata di quegli anni, queste sottigliezze si perdevano però di fronte all'opinione pubblica italiana, alla ricerca di un significato per gli anni sanguinosi spesi, intrincea molti redici di guerra, cioè persone sopra vissute alla guerra, trovarono il messaggio della vittoria mutilata molto allettante e diciamo "auto-assolutorio", chiedevano a gran voce che a loro sacrificio seguisse il raggiungimento di tutti gli obiettivi proclamati dall'Italia all'ingresso in guerra, un gran numero di redici si unirono al nascente movimento di destra. Mussolini vuole dare corpo politico a questo movimento di nazionalisti ed ex-combattenti. Nel marzo del 19 Mussolini organizzano un raduno in un locale a Piazza San Sepolcro a Milano. Qui radunò un piccolo gruppo di redici e intellettuali interventisti, nazionalisti e socialisti rivoluzionari che si erano dati al militarismo. Mussolini battezò la nuova associazione con il nome di "fashi di combattimento". I "fashi" erano nell'antica Roma, il simbolo del potere repubblicano e furono rubati di fatto da questo movimento nazionalista, come simbolo della sua ideologia. Non sai cosa sono, puoi cercare su Google "fashi" e troverai un'immagine che te lo mostra chiaramente. Inizialmente il principale scopo dei fascisti era di abbattere i governi liberali e democratici italiani responsabili di aver negoziato da una posizione di dibolezza con le altre potenze vincitrici del conflitto. Uno degli originali fascisti era un celebre poeta italiano, Gabriela e Dan Nuzio. Diventato celebre durante la prima guerra mondiale con le sue coroggiosi, azioni di mostrative, come il sorvolo su Vienna, autore di film, di celebre pubblicità e grande coltivatore della sua immagine pubblica, Dan Nuzio era una vera celebrità, oggi probabilmente sarebbe un influencer. Nel settembre del 1919, Dan Nuzio occupò la città di Fiume, reclamata dall'Italia ma secondo gli accordi diverse ai appartenente alla Yugoslavia, Fiume, Oggi e in Croazia. Ci riusci con l'ausilio di reparti dell'esercito italiano che decisero di seguirlo in quella aventura folle, ribellandosi agli ordini di Roma che invece consigliavano la prudenza. In seguito a queste tensioni, il re-vittoria manuale terzo, sciolsa di Parlamento e indiste nuove lezioni per il novembre del 19. Al voto i partiti tradizionali, come i liberali, ne uscirono pesantemente sconfitti, mentre trionfarono due grandi partiti di massa, i cattolici del Partito Popolare e i socialisti, espressione della rabbia montante nel paese contro le dure condizioni economiche e lo sfruttamento dei lavoratori da parte di lati fondisti e industriali. Il partito socialista italiano divenne il primo partito con il 32% dei voti, mentre il Partito Popolare italiano di Don Sturzo arrivo secondo con il 20% dei voti. Anche i fascisti participarono alle lezioni, presentandosi nel solo colleggio di Milano. Mussolini raccolse meno di 5.000 voti, meno del 2% dei votanti Milanesi. Nessun fascista fu eletto. Mussolini del uso fu sul punto di abbandonare la politica. Purtroppo non era destino. La violenza del bienio rosso accelerò nel 1920, mentre la politica italiana era bloccata. I socialisti, primo partito, si rifiutavano di partecipare ad alcun governo con popolari i liberali, costringendo questi ultimi a trovare un accordo per cercare di gestire la politica del paese. Giolitti vecchia volpe della politica italiana e più volte, primo ministro impassato, torno al potere e cerco di utilizzare tutti i mezzi a sua disposizione per contrastare gli estremisti di destra e di sinistra. Contro la sinistra, in sostanza la show, carta bianca alle squadre fasciste di combattimento. Nonostante la sconfita elettorale, infatti i fascisti erano percepiti da molti burguesi e industriali, come il braccio armato, capace di impedire una rivoluzione bolcevica e riportare i lavoratori che scioperavano al lavoro. Nel 1920 si formarono molta associazioni di fascidi combattimento in tutte le città italiane, che si organizzarono in squadre di combattimento, in sostanza squadre di violenti picchiatori che avevano il compito di rompere con la forza gli scioperi e le proteste dei rossi. La violenza politica continua ad aumentare per tutto il corso di quell'anno. Dopo aver però picchiato duro sulla sinistra, nel settembre del 20, Giolitti decide di passare all'attacco della destra. Il presidente del Consiglio raggiunge un accordo con i sindacati per riportare gli operai in fabbrica affronte di varie concessioni sull'oro salario, sull'oro stipendio. Passò poi all'attacco di d'annunzio, l'influencer ante litteram di cui parlavamo prima che ancora occupava fiume nella moderna croazia. Nel natale del 1920 lo stato personale fondato d'annunzio fu invaso dall'esercito italiano, d'annunzio fu sconfitto e fiume fu restituita alla Yugoslavia. Il 1921 fu un altro anno tumultuoso per la politica italiana, i Bolshevichi imposere una scissione al partito socialista tra socialisti e comunisti. Nel frattempo il numero dei seguaci di Mussolini cresceva, anche se il movimento prese appena lo 0,45% dei voti alle lezioni del 1921, ancora lontanissimo dal potere. Eppure il partito e laisse i primi deputati in Parlamento, tra i quali lo stesso Mussolini. Nel frattempo si alternavano diversi deboli governi e le squadre di fascisti continuavano indisturbate a colpire violentemente tutti gli oppositori politici. I municipi governati dai socialisti venivano occupati, la sede del giornale socialista, lavanti, fubrucciata. Giornale lo ricordo di nuovo perché divertente diretto pochi anni prima da Mussolini. Arravenna ci furono violenti scontri fra socialisti e fascisti. In Parlamento del fascismo era sempre minoritario ma nel paese diventava sempre più difficile resistere alla violenza organizzata delle sue forze paramilitari. Il re e il Governo si ritenevano sempre più incapaci di gestire la situazione. Il presidente del Consiglio Luigi Factor emanò al sei agosto un comunicato ufficiale ai cittadini perché cessino i contrasti sanguinosi e gli spiriti si elevino a un sentimento di solidarietà patriottica e umana. In Parlamento Factor ottenne la maggioranza dei voti, anche grazie al supporto dei pochi deputati fascisti. Mussolini che aveva studiato la presa del potere di Lienin si riesce però conto che il Governo ero ormai debole e decide di organizzare un colpo di stato pianificato per l'ottobre del 1922. Il Governo era al corrente di tutto questo e Factor presentò arrevitori e mano alle terzo diversi piani per fermare e bloccare Mussolini. Il futuro duccia aveva infatti intenzione di radunare i suoi sostenitori per una marcia armata sul Roma e rese note le sue intenzioni ad un congresso del Partito Annapolis. In realtà sembra che non potesse essere una reale minaccia a livello militare, i fascisti che si radunarono per la marcia erano pochi e il re poteva contare sulla fedeltà delle forze armate. Come un buon giocatore di poker però Mussolini prova un bluff con la posta più alta di tutte, intendeva essere nominato Presidente del Consiglio proprio grazie alla minaccia delle sue milizie paramilitari. Il Governo timoroso esitò per diverse decisione giornate. Factor chiesa redi di chiarare lo stato di assedio per preparare la difesa della capitale. I fascisti radunati si inumbria a nord di Roma erano relativamente pochi, 15-16.000 combattenti del fascio, male armati e per nulla pronte ad una battaglia. Sarebbe stato sufficiente istituire dei blocchi sulle strade e impedire il movimento dei treni per assicurarsi il fallimento del colpo di stato. Pare che lo stesso Mussolini non fosse affatto convinto del successo. Il futuro duce non si era unito ai suoi combattenti inumbria per marciare sulla capitale. Mussolini si era invece rifugiato nella capitale del fascismo a Milano, pronto a quanto pare a fuggire insvizzera se le cose fossero andate male. Il re tentenno sul momento più decisivo, decidendo di non contro firmare lo stato di assedio. Anzi il 29 ottobre del 1922 Mussolini ricevette l'insperata notizia da Roma, era chiamato a formare un nuovo governo in qualizione con i partiti liberali e moderati italiani. Infunzione anti socialista e anti comunista con il decisivo sostegno della monarchia. Mussolini accettò e l'intera questione fu regolata senza versamenti di sangue e prova di forza. Solo il giorno dopo il 38 ottobre, a cose fatte, le squadre fasciste furono fatte sfilare a Roma, più una passeggiata dimostrativa che un vero colpo di stato. A soli 39 anni Mussolini era diventato il più giovane primo ministro italiano. Nel suo primo discorso da Presidente del Consiglio affermò di essere il capo di un governo rivoluzionario. Ma che si era comunque dato alcuni limiti per gentile sua concessione? Non perché intendesse rispettare la Constituzione del regno. In un passaggio c'è l'abbre del discorso di sé. Con 300.000 giovani armati di tutto punto, decisi a tutto e quasi mysticamente pronti ad un mio ordine, io potevo castigare tutti coloro che hanno diffamato e tentano di infangare il fascismo. Potevo fare di questa ola sorda e grigia un bivacco di manipoli. Potevo sprangare il Parlamento e costituire un governo esclusivamente di fascisti. Potevo, ma non ho almeno in questo primo tempo voluto. Era in sostanza un avvertimento ai tanti non fascisti in Parlamento. Non pensate di ingabbiarmi con le vostre regole e leggi. Il vostro ruolo è a plaudire e lavorare al mio fianco per adottare il mio programma fascista. Dopo la formazione del governo Mussolini, la solda taglia fascista fu organizzati in un vero e proprio corpo militare ai diretti ordini del capo del governo in modo da formalizzare il braccio armato. Con il quale il fascismo minacciava tutti i suoi oppositori. Nonostante questo durante il 23 e 24 Mussolini governò dietro un paravento di rispetto della costituzione del reno italiano, lo stato al Bertino. Organizzo però da subito una ufficializzazione e distensione del suo potere, facendo passare una riforme elettorale che prevedeva la maggioranza assoluta per il primo partito votato alle prossime lezioni. Previste per il 1924. Le sue squadre di picchiatori ormai oficializzate si assicurarono con i loro modi tipici, cioè picchiando con la violenza che la lista del partito fascista fosse la prima votata in Italia. La lista nazionale guidata da Mussolini che in teoria includeva anche politici tradizionalmente non fascisti e presa il 60% dei voti, l'unica volta che Mussolini vince delle lezioni. Poi che settimane dopo il 30 maggio del 1924 il deputato socialista Giacomo Matteotti prese la parole in Parlamento, dicendo tra le altre parole. Contestiamo in questo luogo e in tronco la validità delle lezioni della maggioranza. Nessun elettor italiano si è trovato libero di decidere con la sua volontà. Fori c'è una milizia armata, composta da cittadini di un solo partito, la quale è il compito dichiarato di sostenere un determinato governo con la forza, anche se adesso mancasse il consenso. A chiusura del discorso Matteotti disse che i suoi compagni di partito ora dovevano preparare la sua orazione funebre e così fu. Secondo le ricostruzioni degli eventi quella sera Mussolini avrebbe orlato ai suoi. Quell'uomo non dovrebbe più circolare. Il deputato fu ucciso con un colpo di coltello e sepolto in un bosco a 25 chilometri da Roma. Il corpo non fu trovato che mesi dopo. Giacomo Matteotti fu il primo grande martire della libertà e della lotta antifascista. La commozione fu generale, al punto che le oposizioni, già quando fu chiaro che Matteotti era scomparso per mano dei fascisti, dichiararono l'aventino ritirandosi dal Parlamento e, anzi, formando, a fine hanno una sorta di Parlamento parallelo, composto da tutti deputati che non facevano parte del partito fascista. Ah, in termina ventino, si richiama ad un episodio della prima repubblica romana nell'antica Roma, quando il popolo romano si rifugiò sul colle dell'aventino, uno dei sette colli di Roma, per chi in lotta, contro il senato. In contemporanea, si indaccate indissero una serie di sciopri, la contrapposizione politica raggiungeva a livelli di grande tensione. Lo stesso Mussolini temeva di essere licenziato da re. A Natale del 1924, la situazione era ancora molto tesa, fino al punto in cui un gruppo di fascisti si sarebbe recato da Mussolini chiedendo a gran voce di installare una vera e propria dittatura, o nel caso contrario, di togliersi di mezzo. Con un celebre discorso alla camera dei deputati, il 3 maggio del 1925 Mussolini prese la sua decisione. Ebbene, di chiaro qui, al cospetto di questa semblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto ha venuto. Se le frasi più o meno storiate bastano per impiccare un uomo, fuori palo e fuori la corda. Se il fascismo non è stato che olio di ricino e manganello, e non invece una passione superba della migliore gioventù italiana, ammela colpa. Se il fascismo è stata una associazione dell'inquere, io sono il capo di questa associazione dell'inquere. Se tutte le violenze sono state il risultato di un determinato, clima storico, politico e morale, ebbene, ammela responsabilità di questo, perché questo, clima storico, politico e morale, io lo ho creato, con una propaganda che va dall'intervento ad oggi. Il capo dell'associazione dell'inquere, nel giro dei seguenti mesi, con le leggi fascistissime, costruire a pezzo dopo pezzo, una dittatura totalitaria e personale. In Italia fino al 1946, non ci saranno più lezioni libere, i partiti diversi dal partito fascista verranno a sciolti, saranno proibiti sindacati, la stampa verrà in bavagliata, verrà reentrodotta la pena di morte. Gli oppositori verranno a fatti sparire o finiranno in prigione, confinati in isole lontano da tutti. Era iniziata la marcia dell'Italia verso il disastro della dittatura totalitaria. Questo fu dunque il processo, lungo diversi anni, che portò l'Italia a diventare una dittatura fascista. Conoscere questi eventi credo importante non solo per comprendere la storia italiana, ma per restare sempre in guardia rispetto ai rischi di una deriva fascista dei nostri sistemi democratici, perché seppure il fascismo italiano è be delle caratteristiche nazionali italiane, neanche molte altre che sono in sostanza universali. Un verto ecco, l'autore del romanzo, il nome della rosa, nel celebre saggio il fascismo eterno ha voluto catalogare una serie di caratteristiche del fascismo universale, dal macismo arrifiuto della diversità, dall'ossessione per i complotti, al disprezzo per i deboli, dal militarismo arrifiuto della cultura, considerata illitaria, o corre sempre essere in guardia per identificare questi sintomi, dubitando sempre dell'uomo providenziale che giungerà a curare ogni male della società. Spesso questa storia finisce in un discorso di fronte al Parlamento. Come dice la principessa amidela in Star Wars? Ecco come muore la civiltà, con scroccianti applausi. Abbiamo visto come il risentimento di un paese che aveva vinto la prima guerra mondiale, ma che si comportava come se la vesse persa, finì per sfocciare in un movimento che voleva rendere l'Italia "Great Again". Nella frontare il periodo che vada al 1925, al 1936, non penso sia utile andare in ordine cronologico. Penso sia più utile affrontare invece gli argomenti per temi, quei sono anni in cui il regime operava quasi senza opposizione, era libero in sostanza di plasma e l'Italia, come meglio credeva, per quanto può essere in grado qualunque governo sempre sottoposto a più pressioni, grandi e piccole. Il fascismo d'altronde non voleva limitarsi a gestire quello che già esisteva. Un solini continuava a giurare e spergiurare che si trattava di un movimento che intendeva rivoluzionare l'Italia, farne una nazione forte economicamente, politicamente, socialmente, militarmente. In un certo senso l'obiettivo era quello dei patrioti del risorgimento, fare dell'Italia una grande potenza europea. Vorrei iniziare questa carrellata di decisioni politiche del fascismo, forse da una delle cose meno visibili, ma più importanti perché è un impatto molto profondo sulla società italiana, la riforma della scuola. La riforma fu ideate varata già nel 1923, perfino nel suo nome, la riforma gentile, e legata ad uno dei più importanti ministri di Mussolini, Giovanni Gentile. La scuola in Italia era sempre stata elitaria con un'istruzione primaria in teoria aperta a tutti, dai sei agli 11 anni. La maggior parte delle persone terminava lì il corso di studi, le ragazze spesso anche prima, ma questo vale per quelli che a scuola ci andavano. Nel 1922, ancora un buon 25% dei bambini non frequentava proprio la scuola, e aiutava i genitori nei lavori dei campi, o a casa. All'ascesa del fascismo in Italia imperava ancora un diffuso analfabetismo, quasi scomparso nelle europea più sviluppata, ovvero non sa per leggere o scrivere. Le sfide per gentile erano molt teplici, oltre all'analfabetismo, c'era il problema della dispersione scolastica, cioè i giovani che non vanno a scuola o non ci vanno regolarmente, la necessità di formare nuove generazioni italiani educati alle nuove scienze, capaci di interpretare il mondo di ferro, petrollo e acciaio che aveva creato la rivoluzione industriale. C'era il bisogno di formare meglio le ragazze in modo da dischiudere il valore di metà della popolazione italiana. Di fronte a tutte queste necessità, gentile decide che la priorità del fascismo era, ridurre il numero di chi studiava, tagliare fuori le ragazze dagli studi superiori, e concentrare tutta la tensione delle classi dirigenti sullo studio dei classici e delle materie umanistiche. "Cosa?" vi chiederete voi. Sì, è proprio così. Il punto è che questo era sempre stato l'obiettivo di giovani gentile. Giovani gentile era un filosofo e pedagogo, considerato nel primo 900 come una delle persone di punta della cultura italiana. E che punta aveva in un certo senso contribuito a creare lui stesso l'ideologia del fascismo? Nel 1925 gentile fu il redattore del manifesto degli intellettuali fascisti, che così declama. Le origini prossime del fascismo risaigono al 1919, quando intorno a Benito Mussolini si raccolza un manipolo di uomini reduci delle trincee, il risoluti a combattere energicamente la politica democratica e socialista all'ora imperante. Gentile, arrivato al potere, aveva chiare i desi sulla scuola. Il problema dell'istruzione in Italia era che era aperta troppe persone, c'erano troppi scritti, e una spiacevoli commissione tra le classi sociali. In altre parole i poveri non sapevano stare all'oroposto. L'intellettuale aveva espresso le sue ideeggia in un saggio del 1902. Gentile propugnava una concessione litaria, anti-moderna e dichiaratamente anti-democratica e dell'istruzione superiore. Cito le sue illuminate parole. I studi secondoare sono di loro natura aristocratici, nell'ottimo senso della parola, vero studi di pochi, dei migliori. Perché preparano agli studi disinteressati scientifici, i quali non possono spettare se non a quei pochi, cui l'ingenio e il reddito l'affetto delle famiglie, pretendono destinare al culto dei più alti ideali umani. In sostanza, in non ricchio non talentuosi potevano mettersi l'anima in pace e continuare a lavorare nei campi, o in fabbrica. Uno degli obiettivi della riforma era la riduzione del numero complessivo degli allievi nelle scuole medie superiori. In un'intervessa del 1923, gentile così rispondeva alle preoccupazioni di fuse, a riguardo, fra i genitori degli alunni. Alla domanda un po' i rosa, come si fa a trovar posto per tutti gli alunni. Io rispondo, non si deve trovar posto per tutti. E mi spiego, la riforma tende proprio a questo a ridurre la popolazione scolastica. E se si giudica la riforma su queste basi, un travolgente successo, restringendo la cessa alle scuole medie superiori, in canalando le persone per corsi differentiati, gentile raggiunse il suo obiettivo. In anni di boom demografico la popolazione scolastica superiori italiana, pensate di minui. Oltre al classismo, la riforma gentile era improntata a un accentuato maschilismo. Si, non ci siamo a fatti mancare nulla. Della fine del 800 era aumentata dimonto la popolazione femminile nelle scuole pubblica e medie superiori. Questo per gentile era una minaccia per il modello sociale, da lui difeso nel quale vigevo una rigorosa divisione dei ruoli, fra i due sessi. Le donne dovevano diventare mamme e procreare per la patria. Mica a mettersi in testa di avere delle passioni intellettuali o addirittura delle professioni. Siamo pazzi. Le donne lavorare. Nel 1918 gentile aveva sostenuto che la scuola media pubblica, istituita prima della prima guerra mondiale, sarebbe stata arruvinata dalla flusso di allieve di sesso femminile, che il filosofo ritenneva moralmente e intellettualmente inferiori ai maschi. Cito, la scuola oggi giorno è invasa da le donne, che ora si accarricano nelle nostre università e che bisogna dirlo, non hanno in un avranno mai né quelle originalità del pensiero, né quella ferre a vigoria spirituale che sono le forze superiori, intellettuali e morali dell'umanità. In Italia, come nel resto d'Europa, durante la grande guerra per necessitare, le donne erano uscite dal tradizionale ruolo di responsabili della casa e della famiglia. Con gli uomini al fronte, le donne cominciarono a prendere nel posto nell'attività lavorative pubblica e private. E in quella nuova quotidianità scoprivano in se stesse capacità e risorse umane di autonomia che erano sempre state soffocate o rimosse. Il fascismo invece si impegnò profondamente a rimetterla all'uroposto, in casa e in cucina il posto che dio gli aveva riservato. Cito di nuovo gentile. Il corpo della donna restera sempre lo stesso, con la materialità greve massiccia che la donna trascinerà con sé per tutta la vita. Come è il suo destino? Nella famiglia la donna è del marito. Ancora il sociologo fascista ferdinando l'offredo scrive nel 1938. Le donne debbono tornare ad una soluta soggettiona all'uomo. Padre comarito che sia. Per tanto la donna deve avere solo l'istruzione necessaria perché sia un eccellente madre di famiglia e padrona di casa. E quanto a questo si ribellano dimostrano all'inferiorità del cervello femminile. Uno degli scopi del fascismo sarà proprio di indirizzare il più possibile le donne ad interrompere gli studi alle scuole elementari, o ancora meglio anche solo i primi tre anni di elementari. Questo è il caso della nonna di Marco Capelli, scrittore di questo episodio che si ricordava molto bene come le fuddetto senza mezzi termini che tre anni di elementari per lei erano sufficienti. E se vi chiedete se lo stesso avvenisse anche nel resto d'Europa. La risposta è no. Praticamente ovunque in Europa, in Nordamerica, negli stessi anni cresceva la partecipazione delle donne al sistema scolastico, economico e culturale. In questo l'Italia fu una eccezione negativa. Intere generazioni di donne italiane cresciute nella progressiva liberalizzazione delle carriere, degli studi e della loro condizione dopo l'unità d'Italia, si ritrovarono quindi gettate indietro nel tempo. Questo non avvenne solo nella scuola ben inteso, visto che il fascismo appunto tutto sull'ingentivare le nascite e i matrimoni a sfavore di qualunque desiderio indipendente delle donne. Tornando alla scuola, per gentile questa doveva fermare e propagandare i valori fascisti. Ancora gentile nel 1922, la riforma dovrà sostenere quei princi bicarano stati profondamente scossi nel disordine politico degli anni precedenti rispetto della legge, ordine, disciplina o bedienza alla oturità dello stato. Anni prima dell'avvento dell'azismo in Germania, in Italia generazioni di studenti furono avviati verso una scuola sempre più totalitaria. In questo quadro dopo l'accordo con la chiesa nei patti lateranensi che sanchirono la pace trastato italiano e chiesa, dopo vari decenni in cui le due istituzioni non sierano parlate. Se vi ricordate lo stato italiano aveva sottratto i territori della chiesa, decezione nell'uaticano e i papi si eranno definiti appunto prigionieri invaticano. Dicevo, dopo la pace trastato fascista e chiesa, la religione cattolica entrò prepotentemente nelle scuole italiane fino ad allora "like". Nel periodo fascista alla religione cattolica veniva insegnata direttamente da desacerdoti nelle scuole pubblice. Gentile affermava che "al fancullo italiano deve essere insegnata la religione cattolica, nello stesso modo che gli si insegna la lingua degli scrittori italiani". Insomma, il cattolicesimo, come la lingua di Dante. Un altro aspetto della riforma, nell'epoca dei grandi progressi tecnologici, fu di mettere l'accento sugli studi humanistici e classici, ritenuti di migliore qualità e importanza rispetto a quelli scientifici. Ora, non c'è assolutamente nulla di mare a studiare il latino e il greco antico, anzi. La particolare attenzione dell'Italia al mondo classico è giustificata dalla sua storia. Quello che però caratterizerà la scuola di Gentile, è che indirizzerà presso che tutta la classe dirigente a studiare nelle scuole superiori, exclusivamente le materie humanistiche, tra lasciando la scienza e la tecnica, invece molto insegnate, e valorizzate nei paesi più avanzati, come la Francia, il reignonito e la Germania, per non parlare degli Stati Uniti. In Italia, la scuola per eccellenza diverrà quindi il Liceo Classico, la scuola della classe dirigente italiana fino a gli anni '80, l'unica che nella riforma Gentile apriva le porte a tutte le università. Li studiavano i futuri capi e studiavano un latino, il greco, la filosofia e la storia, ma non certo matematica fisica o dio non voglia l'economia, che materia barbara l'economia. Poi c'era liceo scientifico, che era un classico senza il greco, ma con più matematica che dava accesso ad alcune facoltà scientifiche dell'università, considerate comunque di secondo livello, io ho proposito o studiato liceo scientifico. Per entrambi parliamo comunque di un elite della popolazione, la stagrande maggioranza degli alumni a cui tempi non andava, oltre le elementari. Riasumendo la scuola di Gentile era tutta volta all'autoritarismo, al maschilismo, al passatismo, ad una civiltà agraaria e non industriale, cosa potrebbe mai andare stort? Come potremmo aspettarci la riforma, forma delle classi dirigenti italiane che erano maschiliste, passatiste, inadeguate a comprendere il mondo moderno. Nel dopoguerra l'Italia moderna sarà spesso costruita più che altro da imprenditori che non avevano studiato. La riforma gentile ha avuto un enorme impatto sulla storia italiana, perché ai me è sopravvissuta al fascismo. Nonostante numerose riforme, come l'unificazione degli studi, delle medie, la apertura dei corsi universitari a tutti gli studenti nel corso degli anni '60, e il rifiuto dell'elitarismo in trinseco del sistema di Gentile in seguito alle proteste studentesche del 1968. Nonostante tutto questo l'impalcatura di base della scuola italiana, e ancora oggi pensate quella di Gentile. Ci sono scuole superiori di Serie A, i Licei, di Serie B, gli Instituti Tecnici e di Serie C, gli Instituti Professionali. Si studia in classi dove il professore impartisce la lezione e gli studenti prendono nota e studiano sui libri. Il nozionismo è ancora centrale, troppo spesso si imparano a pappa gallo nozioni, informazioni senza chiedersi, perché più che ragionare sui rapporti di causa effetto, sulla reale comprensione delle materia e favorire il pensiero critico. Potrei fare molti altri esempi, ma posso assicurarvi che l'ombra di Gentile ancora in combi sulla scuola italiana, anche se ovviamente moltissima è cambiato e continua a farlo negli anni per fortuna. Il fascismo misemano anche ad un altro aspetto importante della società. Il codice penale, cioè le leggi alla base del diritto penale. Questo era stato creato da regno liberale nel 1889, con l'obiettivo di rendere più moderna e moderata, la gestione della giustizia. Il fascismo voleva tornare ad un sistema penale più autoritario che colpisce non tanto il reato, ma la persona chi commetteva il reato. Grazie al lavoro di importanti intellettuali dell'illuminismo e dell'800, si era arrivati a concepire chi commetteva un reato non tanto come una persona da punire o non solamente, ma come un elemento della società da rieducare e reinserire nella società. Tutto questo si persa con il fascismo. La riforma del codice penale è il cosiddetto codice rocco, prende il nome dal suo principale ideatore e il ministro della giustizia al Fredo Rocco. Costui nel 1914 aveva già illustrati i suoi principi nazionalistici che dopo la guerra confluirono nel fascismo. Cito, nel campo internazionale l'individualismo estremo diventa humanitarismo, pacifismo, internazionalismo. Tutte parole acce per Rocco, che continua. Tutte queste sono forme in cui l'egoismo individualista ferma la sua preminenza assoluta su gli interessi della collettività nazionale. Il nazionalismo invece vuole salvare la società italiana dalla polverizzazione individualista. Poco più avanti, affera. Oltre l'individuo, oltre la classe, oltre l'umanità, esiste la nazione, la razza italiana. L'individuo non vive solo nella classe e non vive affatto nella società di tutti gli uomini, ma vive invece principalmente in quella agregato sociale, costituito dagli uomini della stessa razza. Che è la nazione? Con queste belle idee, Alfred Rocco si misa al lavoro per redigere il codice penale. Tra le principali innovazioni cifula, reintroduzione della pena di morte per i delitti comuni, che era stata abolita 40 anni prima. Dal tronde Italia era il paese di Cesare Beccaria, il primo intellettuale dell'illuminismo, che aveva sostenuto la bolizione della pena di morte, nel 700, scrivendo un libro che divenne un best seller mondiale, dei delitti e delle pene. Inoltre il codice Rocco introduce anche reati di tipo prettamente politico, tra i quali, il disfattismo politico e il disfattismo economico, in sostanza parlare male del governo o dell'andamento dell'economia, ma anche l'attività antinazionale del cittadino all'estero, parlare male dell'Italia all'estero e il vilipendio della nazion italiana, che può voler dire tutto. Insomma il messaggio era semplice, non criticare il regime. Lì dove non arriva la legge, il fascismo credo comunque degli organi di controllo extra giudiziali con lo scopo di imbavagliare giornale, cultura e politica. Uno di questi era la polizia politica fascista, L'Ovra o opera vigilanza ripressione antifascismo. L'Ovra fu fondata nel 1926 su ispirazione della polizia politica sovietica. Gli agenti dell'Ovra erano celebra in l'Europa degli anni 30 per la loro spietate eficienza, capace di infiltrare organizzazioni di dissidenti anche all'estero e di operare nella più completa segretezza. La Gestapo nazista non operava in modo differente. L'Ovra per il suo lavoro si appoggiava su un'altra istituzione che era precedente al fascismo, ma che fu potenziata e rafforzata da regime muscoliniano. Il casellario politico centrale dove erano schedati tutti gli intellettuali politici, soversivi, attori, un archivio costantemente aggiornato. In epoca fascista, vi erano schedate più di cento mila persone. Ma cosa cadeva gli oppositori del fascismo, incapati nelle malie dell'Ovra? Il fascismo era arrivato al potere con la violenza politica, ma dopo l'instaurazione del regime e condannati a morte furono tutto sommato molto rari. In generale gli oppositori politici venivano spediti in delle prigioni su isole remote come l'Ampedusa, Pantelleria, Ustica, il cosiddetto confino. Migliaia di persone passarono da queste prigioni. Alcuni ci restarano per decenni, come il capo dei comunisti italiani Antonio Gramsci, che in prigione scrisse i quaderni del carcere, un'opera di appunti di teoria politica ed economica che fu di grandissimo successo nel dopoguerra. La realtà è che il fascismo non aveva bisogno di uno stato del terrore. Gli italiani si adattarono molto presto a non opporre alcuna resistenza, gli oppositori erano per lo più all'estero, in Francia soprattutto. Il fascismo lavorò anche alla censura, furono instituiti uffici per controllare tutte le pubblicazioni e dai romanzi alle opere teatrali, ma con un occhio particolare ai mezzi di comunicazione di massa, tutta la produzione di giornali, film, programme radiofonici, era direttamente decisa dal fascismo, attraverso l'invio ai giornalisti delle cosiddette viline o istruzioni su cosa scrivere e pubblicare. Chiamate così perché scritte su carta vilina, una carta particolarmente leggere e sottile adatta a produrre messaggi, datti lo grafati in molte copie. Volete qualche esempio di vilina? Eccone una del 1930 l'anno dell'appropazione del codice rocco e del ritorno della pena capitale. Tutte le autorità come rivolgo sanno che è assolutamente proibito prendere fotografie di secuzioni capitali. O questa del 1933? Il corrier della sera e il mattino hanno pubblicato due disegni riproducenti il duce. Ora è piaciuto. L'altro no. Vale quindi anche per i disegni la norma vigente per le fotografie. E' ecco è che debono essere precedentemente presentata l'ufficio stampa del capo del governo per avere l'autorizzazione alla pubblicazione. O quella meravigliosa del 1935. Il sottosegretario c'hanno ad eplorato l'abitudine dei giornali di pubblicare fotografie, corrispondenze e titoli come quella sul freddo intenso a Roma. Napoli sotto la Neve o la Neva Palermo? In questo modo si svijano le correnti turistiche del Paese. Perfino il freddo era abolito dal fascismo. O meglio, parlarne. I censori ampliarano negli anni la loro sfera di attenzione. Inizialmente cercarono di censurare solo affermazioni chiaramente ostili a regime al duce o che andavano contro il nacionalismo. La censura era attenta soprattutto quando nelle produzioni degli spettacoli si rintracciava una qualche considerazione celebrante l'individualismo che mette se in discussione la supremazia dell'ostato, principio, supremo dell'ideologia fascista. Lo abbiamo già visto nelle parole di Rocco e di Gentile. Con il passare degli anni la censura di VNP efficace e di invasiva, inizio a prendersere anche con chi sminuiva in qualunque modo qualsiasi politica del governo fascista, per esempio quelle a favore della maternità e delle nasite dell'autarchia economica o di altre politiche del regime. Il culmine fu nel 1937 quando fu istituito il ministero della cultura popolare, un minculpop. A fine anni 30 negli anni più totalitari del regime fascista il governo controllava qualunque espressione artistica, culturale e scientifica all'interno dell'ostato italiano. E se il minculpop vi ricorda al futuro di stopico di 1984, di George Orwell, non è certamente un caso. Orwell si spiro anche agli istituti dell'Italia fascista, oltre che della Germania nazista e dell'Unione sovietica. Qualcuno è impassato a ritenuto che valesse la pena perdere un po' di libertà per avere almeno l'efficienza dell'ostato autoritario. Bene, iniziamo a valutare questa efficienza partendo dall'economia. Nella sfera economica il fascismo si vantava di aver dato una svolta all'economia italiana, di aver trovato un'italietta, cioè un paese inutile, poco importante nello scachiere internazionale, e di averla trasformata in una grande potenza industriale. C'era solo un piccolo particolare. Non era vero, e le conseguenze della debolezza industriale italiana si sarebbero viste durante i duri anni di guerra. Il fatto è che per vent'anni il fascismo, prigioniero della sua ideologia, tutta rivolta al passato, per se lui maniera ostinata delle politiche economiche che non aiutarono affatto l'economia italiana. Prima di tutto i numeri, perché se noi discorsi rimangono un po' in area, il fascismo trovo un paese povero reattrato e lasciò, alla sua caduta, un paese povero reattrato. Il prodotto interno l'or di italiano, abreviato in pill, in vent'anni passo da quattro mila a quattro mila cinquecento dollari per abitanti, una miseracrescita dell'un percento anno e medio. Per fare un confronto, l'Italia crebbe di più del cinque percento all'anno nei decenni del miracolo economico, tra gli anni '50 e '60. Se guardiamo all'intero periodo ventennale fascista, almeno in tempo di pace, vero dal '22, al '37, l'Italia crebbe alla stessa velocità dei paesi ricchi, stati uniti e reignonito, ma meno di Germania e Giappone. E voi direte, beh, non mal, è vero? No, perché l'Italia era il paese più povero tra le grandi potenze mondiali e quindi la sua economia sarebbe dovuta crescere con più facilità. Crescere al ritmo dei paesi ricchi era di per se una sconfitta, perché non si riusceva a recuperare le norme di stacco che c'era con loro, cosa che l'Italia è riuscita a fare tra il 1945 e il 1970, crescendo molto più rapidamente di stati uniti, reignonito, Francia e gli altri paesi sviluppati. Si potrebbe ribattere che in mezzo a questo periodo c'è la grave crisi economica del 1929, e questo è vero, come vero, anche per gli altri paesi del mondo. Il fascismo, inizialmente, pensò che la crisi del 1929 fosse una faccenda solo americana. Poi solo dei paesi anglosassoni, poi solo del resto del mondo, infine la crisi arrivò anche in Italia, e foudurissima. Il fascismo reagì per una volta in modo piuttosto efficace, visto che non era ideologicamente attaccato a liberalismo in economia, come per esempio gli stati uniti o la Gran Bretagna. Il regime non si fece quindi problemi a nazionalizzare, cioè a comprare le aziende in difficoltà economica. Per farlo costitui liri, l'istituto di ricostruzione industriale, un ente pubblico, e pubblico in Italia significa "dello stato", che avrebbe dovuto acquistare le aziende in via di fallimento, sostenerle durante la crisi, ristrutturarle per poi in teoria rivenderle nel settore privato. Doveva in somma essere una soluzione temporanea. Dovete sapere una cosa, cari amici, in Italia nulla e permanente, come una decisione temporanea. In seguito alla crisi economica, il governo italiano divende in sostanza il più grande imprenditore del paese, con impancia aziende che producevano circa alcundici per cento del pill. Questo dava il governo una maggiore forza d'azione nell'economia, oltre che i nuovi meccanismi di trasmissione del suo volere e nuovi posti dirigenziali da distribuire ai suoi fedeli. Va detto però che grazie alla creazione del liri, il fascismo riusci almeno ad evitare il peggio per l'economia italiana. Liri, ma qua dirlo, sopravviverà al venteigno e diverrà nel dopoguerra uno dei motori principali del miracolo economico italiano. Negli anni '70 era di gran lunga il più grande gruppo industriale italiano. Il 1980 aveva mezzo milioni di dipendenti e arrivo a controllare l'Italia, la principale compagnia aerea italiana, le auto strade italiane, la RAI, il principale produttore televisivo, quasi il intero settore si derurgico, quello energetico, la produzione navale, le telecomunicazioni e una vista infinita di altra aziende. Vedete l'economia italiana del dopoguerra fino a gli anni '90 è infatti considerata di tipo misto, a metastrada tra la libera impresa anglosassone e il capitalismo di stato sovietico. Le radici di questo pesante intervento dello stato nell'economia sono da ritroversi proprio nel periodo fascista. Ah, come tutte le cose temporane in Italia, Liri è stata chiusa nel 2002, una soluzione temporanea durata più di 70 anni. Se il governo Mussolini tutto sommato evito al peggio durante la crisi del '29, negli anni seguenti sbagliò quasi tutto in ambito economico. Concentrando la sua azione su iniziative marginali e molto meno sullo sviluppo industriale e economico e commerciale del paese. Il fascismo, per la sua natura militaristica e la sua ideologia nazionalistica, credeva che prima poi l'Italia sarebbe entrata in guerra, era inevitabile e quindi pensava che l'autorchia fosse più importante del commercio estero. Autorchia significa autosufficienza economica di un paese, come monarchia e il governo di uno e oligarchia al governo di pochi. Un paese autarchico è un paese che non ha bisogno del commercio internazionale, che produce quasi tutto sul territorio nazionale e che quindi può contare sulle risorse interne. Vi economisti hanno dimostrato che un paese che si specializza lì dove a dei vantaggi competitivi è più forte e flessibile di un paese che provi a fare un po' di tutto. Non solo l'autorchia è generalmente possibile anche se non auspicabile, non è comunque una grande idea, per i grandi paesi con superfici continentali e accesso ad abbondanti risorse naturali, ad esempio gli Stati Uniti o la Cina. Ora, l'Italia è un paese piccolo, già a l'epoca era sovrappopolato e non aveva risorse naturali, pensare di raggiungere l'autorchia, l'autosufficienza economica, era un'idea folle e quindi il fascismo provo a farlo. Dopo l'agressiona "leti opia", di cui parleremo tra poco, l'Italia fu colpita da sanzioni economiche che effettivamente la tagliarono fuori dal commercio mondiale, cosa che sembro rendere valida, la politica autarchica fascista. Come dire, vedete, abbiamo fatto bene a perseguire l'autorchia, questi vogliono escluderci dal commercio, in generale in conseguenza di queste decisioni, il commercio internazionale dell'Italia, andò piuttosto male durante tutto il ventegno. Se per il commercio furono dolori, per i consumi interni le cose ai noi non andarono meglio. Il fascismo, amante dell'ordine e nemico del socialismo e del comunismo, proibili la libera associazione dei lavoratori in sindacati, andando incontro ai desideri dei capitalisti. Senza però le richieste dei sindacati che proteggono i lavoratori, ovviamente gli stipendini non aumentarono come nel periodo prefascista. Di conseguenza i consumi non crebbero durante tutto il fascismo, perché non aumentava il potere d'acquisto. Poi c'è tutta la questione dei settori economici sui quali punto il fascismo, per tutto il ventegno fascista, anche la politica economica fu dominata più dal passato che dal futuro. Alcune industrie furono protette dall'ostato ma in generale il cuore del fascismo era al trove nell'agricoltura e non l'agricoltura di alta qualità che caratterizza l'Italia di oggi. Ma la produzione degli alimenti di base come il grano e i cereali in generale nei quali l'Italia a uno svantaggio competitivo, perché in generale il suolo non è produttivo come in zone degli Stati Uniti, del Sudamérica o dell'Ex-Unione Sovietica. Come detto il fascismo credeva nell'autarchia nazionale non negli scambi economici con gli altri paesi, e quindi spese enormi sombre per bonificare acquitrini e paludi. Zone che non sono coltivabili con lo scopo di ampliare la produzione di cereali e rendere la nazione autosufficente da un punto di vista alimentare fondando anche nuove città, da più celebre latina. Tra l'altro questa cosa delle bonifiche di paludio, un elemento ricorrente menzionato dalle persone e non sono così poche che sostengono che Mussolini abbia fatto anche cose buone. Il salto in avanti della produzione di cereali èbbe anche un nome militare, tipicamente fascista, la battaglia del grano. L'obiettivo dell'autarchia alimentare fu alla fine raggiunto, ma a caro prezzo ci si dimentico di rafforzare il fragile sistema industriale italiano che rimase concentrato nel solito triangolo di Torino, Milano, Genova. L'Italia combatté la battaglia del grano mentre gli altri paesi combattevano la battaglia dell'acciaio. La campagna fu anche accompagnata da una certa propaganda, andate a cercare su Google, duce, battaglia del grano e troverete bellissime immagini o video del duce che trebbia il grano a pettonudo. Con un commerci in difficoltà, un'industria poco sviluppata e una domanda interna compressa dai bassi consumi, non c'è da stupirsi che l'Italia cresce meno della maggior parte degli altri paesi sviluppati. Nonostante l'Italia partisse da una base molto più piccola, il tasso complessivo di crescita della produzione industriale tra il 22 e il 37 fu il 3,9% anno o contro il, 4,6% in Germania, il 5,3% nel Ragnonito, il 6,6% in Svezia. Allo scopio della seconda guerra mondiale, la produzione italiana in ogni campo era una frazione di quella tedesca, sovietica o inglese, per non parlare di quella americana, una piccola frazione, in questo caso. Per fare solo un esempio, nel 1939, la Germania, un paese poco più grande dell'Italia per popolazione, aveva una produzione di acciaio più di 10 volte superiore a quella italiana e l'Unione sovietica non era distante. Il Ragnonito produce circa 5 volte più dell'Italia e la Francia circa 3 volte di più. Considerando che la seconda guerra mondiale si combatte in larga parte utilizzando produzione industriali di base come l'acciaio, si può dire che l'Italia partiva sconfitta e lo faceva anche a causa delle politiche economiche fasciste. Riestumendo i 20 anni di fascismo non avevano permesso all'Italia di recuperare in alcun modo il distacco con i potenziali avversari, in alcuni settori perfino perdendo terreno. All'Italia si sentiva una grande potenza, ma la realtà la smentiva, la sua capacità industriale era più adeguata a un paese secondario sullo scenario internazionale. La differenza tra ambizioni e capacità sarà tragicamente messa annudo durante il secondo conflitto mondiale. Il fascismo per l'economia italiana fu un 20 anni osprecato. A questo punto i fascisti moderni citano il positivo effetto sulla storia italiana della costruzione di opere pubbliche e infrastrutture, palazzi pubblici, strade e ferrovie. Nel periodo tra le due guerre ci fu un forte impulso alla costruzione di edifici pubblici e monumenti, chi conosce un pollo stile architectonico fascista, può ritrovarli ovunque in Italia. Alcune delle creazioni architectoniche più riuscite del fascismo si trovano ovviamente a Roma, la capitale, per esempio nel quartiere dell'eur, che avrebbe dovuto spitare l'esposizione internazionale del 1940 che non avvenne per causa della guerra o al foro italico, principale area sportiva di Roma, dove ancora oggi si svolge il torneo di tennis della capitale. Minore fortuna ebbero invece le imponenti demolizioni della cittantica di Roma, oggi viste con rimpianto e come una violenza alla storia della città. Quanto alle infrastrutture vennero completati alcuni progetti iniziati già impassato come delle nuove ferrovie più moderne e furono avviate le prime auto strade tra virgolette, dove però via giovano pochissime auto, visto che quasi nessuno nell'Italia fascista poteva permettersi un auto mobile. Va detto che anche quanto di buono costruir il fascismo fu però per lo più bombardato e distrutto durante la guerra voluta dal fascismo stesso, la seconda guerra mondiale. Fu poi compito della repubblica democratica ricostruire le infrastrutture italiane e fu la repubblica farle fare un enorme salto di qualità costruendo la grande rete auto stradale italiana, per esempio. In definitiva non so perché tanti italiani pensino che il fascismo abbia costruito grandi infrastrutture, in generale la maggior parte della rete ferroviaria fu realizzata nell'800 e nel primo 900 prima del fascismo, mentre quasi tutta la rete auto stradale è successiva al fascismo. Anche in questo ambito il ventegno fu un po' come per tutto il resto della storia economica italiana, un periodo inutile, ne di sviluppo, ne di crisi. Quando il fascismo arriva al potere, lo fece sulle ali del mito della vittoria mutilata, ve la ricordate, la vittoria nella prima guerra mondiale che gli alleati, Francia, in gilterra e Stati Uniti, avrebbero volutamente castrato, questo secondo i sostenitori di questa tesi, per impedire al giovane stato italiano di conquistare il suo posto tra le grandi potenze. Durante la grande guerra l'Italia avrebbe voluto espandere le sue colonie, avrebbe voluto conquistare la sponda orientale del mar Adriatico, in sostanza la costa della moderna croazia, avrebbe voluto prendersi un pezzo dell'Asia minore, quella che oggi e la Turquia. Dopo la vittoria, l'Italia aveva ottenuto un'espansione importante dei suoi confini settentrionali e orientali, andando a conquistare territori per lo più popolati da popolazioni di lingue germani che oslave, ma questo non bastava per i pensatori del fascismo, visto che volevano molto di più. Mussolini negli anni 20 provo a perseguire una politica che discono cesse, cioè che rinnegasse i trattati di pace che avevano messo fine alla prima guerra mondiale. Non lo tenne alcun risultato, anche perché furono proteste più che altro di facciata, in realtà in quegli anni l'Italia rimase in sostanza in buoni rapporti con le principali potenze occidentali, in particolare la Francia e l'inghilterra, perché tutte avevano una grande paura di una potenziale ripresa del militarismo tedesco. Grazie a ruolo italiano nel controbilanciare la Germania e l'Unione sovietica, in generale all'Italia fu accordato un ruolo più importante nella politica europea di quanto avessi avuto prima della prima guerra mondiale. Negli anni 20 i l'Italia provo a ritagliarsi un ruolo di media potenza nel Mediterraneo, dove imperava però la flotta britannica e nei balcani, dove però il paese principale all'epoca era la Francia. In particolare l'Italia andava molto d'accordo con Austria e un guerria, paesi che riteneva quasi satelliti e con i quali raggiunzi anche degli importanti accordi commerciali. Nel 1933 l'arrivo di Hitler, al potere in Germania, non cambiò la posizione antite desca della politica italiana. Certo, Italia e Germania avevano ora dei governi fascisti, ma Mussolini aveva interessi diversi da quelli di Hitler. Ad esempio Mussolini si ergeva a protettore dell'indipendenza dell'Austria, mentre Hitler voleva nitterla al suo terzo Reich. Mussolini voleva espandersi nel Mediterraneo, cosa che non interessava in alcun modo a Hitler. Il primo incontro di Mussolini con il Führer, avvenezia nel giugno 1934, fu piuttosto freddo. La prospettiva di una Germania bellicosa e nazionalista induse Mussolini a stipulare un accordo di amicizia, perfino con il suo nemico ideologico, l'Unione sovietica. fino al 35 le due potenze fasciste dell'Europa continuarono a guardarsi con sospetto. Ad avvicinare Italia e Germania fu la decisione di Mussolini di espandere le colonie italiane. L'Italia era arrivata tardi e male al momento della spartizione dell'Africa, da parte delle potenze coloniali europee. Aveva fatti cosamente conquistato le ritrea e parte della Somalia, nel 800 per poi prendere la Libia dalla Turquia nel 1912, inaugurando una brutale campagna coloniale. Tra le ritrea e la Somalia, a dominare la zona conosciuta come corno d'Africa, c'era l'ultima potenza africana indipendente, le Tioppia. Anzi, l'impero Etiope, un regno cristiano, che non era stato mai spartito dai colonialisti europei, e che era perfino entrato nella cosiddetta società delle nazioni, la versione 1.0 dell'ONO. La società delle nazioni era stata costituita, affine prima guerra mondiale con l'obiettivo di evitare future guerra mondiali, non c'è molto riuscita. Ed era stata un'idea del Presidente degli Stati Uniti, Wilson, purtroppo l'autorità della società delle nazioni fu minata sin dalla nazita, perché gli Stati Uniti stessi non ratificarono la loro partecipazione alla società. L'Italia, anche qui fuori tempo massimo e guardando al passato, credeva che un grande impero coloniale fosse indispensabile per diventare una grande potenza, quando invece l'esempio di Germania e Stati Uniti dimostrava che questo non era necessario, che si poteva diventare grandi e anche senza o con pochissime coloniali a estere. In generale negli anni 30, il colonialismo andava ancora di moda parigi, Londra e attocchio, ma chi sapeva leggere il futuro aveva già compreso che i grandi imperi coloniali erano insostenibili nel lungo periodo. Ah, e tra lascio ovviamente il giudissimo morale sul colonialismo. Dal tronde le politiche raciste e nazionaliste dell'Italia fascista ritennevano normale che la razza superiore bianca comandasse sui neri africani, anche se va detto che le potenze coloniali democratiche tra virgolette, come regneonito e la Francia, in questo non erano molto migliori. Nel 1935, il fascismo decide di invadere le etiopia per annetterla all'impero coloniale italiano, fu una campagna militare rapidissima e decisiva, contro un nemico che era ben armato e che nel passato aveva infritto un umiliante sconfitta agli italiani. La società italiana la vede come una sorta divendetta della sconfitta di adua, inflitta dagli etiopi agli italiani nel 1896. Servendosi di cose come campi di concentramento, bombardamenti aerei e armi chimiche, proibite dal protocollo di Ginebra del 1925, l'Italia riusci a conquistare a disabeba la capitale dell'Itiopia. Questa guerra dè da Mussolini un'enorme popolarità e prestigio in Italia. Negli anni seguenti il Duce non avrebbe mai potuto condurre l'Italia, i missioni militari sempre piaudaci e spericolate, si non avessi avuto alle spalle questo successo in etiopia, si può chiamare successo, un'operazione di questo genere. Ma le conseguenze di questa vittoria politica esserà saranno i semi per la sconfitta futura del fascismo. Perché durante la guerra, Francia e Reniunito appoggiarono la decisione della società delle nazioni che denunciò l'agressione italiana e decide di imporre delle importanti sanzioni economiche contro l'Italia. Abbiamo parlato prima in relazione all'autarchia italiana. Le istanzioni rimasero in vigore per buona parte del '36, ma si rivelarono inefficaci e furono utilizzate dalla propaganda fascista per chiamare raccolta al popolo italiano contro l'agressione delle potenze occidentali. Visto il ruolo di Francia e Gran Bretagne, in questa storia, Mussolini si convise che doveva allontanarsi dalle potenze occidentali per gettarsi invece nelle braccia dell'oro arcinemico, la Germania di Hitler, che nel frattempo si offria all'Italia come alleato. Reniunito e Francia avevano tutto l'interesse a mantenere lo stato scuò, uscito dalla conferenza di Pacia Versai, dopo la fine della prima guerra mondiale. Mentre Hitler, Rabilino, voleva sfasciare l'ordine mondiale. Il fiore riede quindi il suo pieno appoggio alla guerra coloniale italiana in Etiopia, questo portò ad una nuova fase dei rapporti tra Italia e Germania, che conduce direttamente all'alleanza militare del patto di acciaio nel 1939 e allo scoppio della seconda guerra mondiale. Comunque sia una volta vinta la sua guerra in Etiopia, il 9 maggio del 36 Mussolini si affacciò dal celebre balcone di Piazza Venezia, a Roma, dal quale faceva i suoi discorsi più importanti. Di fronte è una folla oceanica di popolo adorante che pendeva dalle sue labbra, pronunciò delle parole terribili e cariche di conseguenze che affermarono la mascita dell'impero italiano. Il suo proclame è piuttosto lungo, ma vi faccio sentire alcuni passaggi. Ascoltape, il popolo italiano ha creato col suo sangue l'impero e non dipenderà contro chiunque e collegvi a arme. Le va fino al suo leggerari, le impegne il terno e il sforio affantare dopo fini tecoli la riopparizione dell'impero e i colli patari di Roma. Le parole erano state scelte per risaltare gli italiani, ecco l'occasione di ricostruire un grande impero, come quello glorioso dell'antica Roma, un'altra vittoria e sicuramente l'Italia avrebbe avuto il dominio sul Mediterraneo e il nord-Africa. A questo punto vorrei giudicare il fascismo per quello che fece in tempo di pace prima di portare l'Italia nel disastro totale che fu il secondo conflitto mondiale. In generale, come dicevo prima, chi cerca di giustificare Mussolini dice che il duce fece anche cose buone o arriva a dire che il suo unico errore fu allearsi con Hitler. Ecco, spero di aver dimostrato che dirrori Mussolini ne fece molti, ben prima di condannare l'Italia all'umiliazione di un'allianza con Hitler, alle schifose leggeraziali contro gli ebrei e alla complicità con i peggiori crimini della storia dell'umanità. Mussolini uccise la libertà in Italia e già questo basta renderla una macchia nera nella storia italiana e pure i moderni sostenitori del fascismo giustificano tutto questo e badate, per me, comunque, injustificabile con le superiori capacità organizzative del fascismo. Al contrario, i 20 anni fascisti furono di un governo inetto passatista in capace di interpretare i tempi moderni e capace solo di peggiorare la traiettoria di sviluppo dell'Italia in ambito economico dei diritti personali e civili e persino nell'istruzione. Giutimi decenni dell'Italia liberale, quindi prima del regime fascista, erano stati improntati a un caotico progresso, più democrazia, più libertà, più sviluppo economico, maggiore in dipendenza delle donne, crescita culturale, il 20 anni in tutto questo corrisponde nella migliore delle ipotesi a due decenni sprecati, nella peggiore a una regressione. L'Italia affidandosi al fascismo, aveva sognato di diventare una grande potenza, rispettate in Europa, con colonie dove spandersi, dominante sul Mediterraneo come l'impero romano. La sera del 9 maggio del 1936, in quel discorso passato purtroppo alla storia, tutto questo sembrava raggiungibile. Il risveglio da questo delirio collettivo sarà molto brusco. Torniamo al 1936, l'ora di gloria di Mussolini. L'Italia ha da poco conquistato l'immensa etiopia, l'ultimo paese africano a non essere mai stato colonizzato da una potenza europea. Asieme alle altre colonie italiane della regione, la Somalia e l'Eritrea, si è costituito sulla carta un grande imperocoloniale che domina l'intero corno d'Africa, la parte orientale del continente. L'Italia controlla inoltre la Libia, in Nordafrica, e la piccola Albania, al Dilaan del Maradriatico. Quanto basta, per dare avvittoria manuele terzo, il titolo di re e imperatore. Si perché Mussolini attenzione a questo passaggio, formalmente è ancora solo il Presidente del Consiglio. Il capo di Stato resta il re. Questo è una differenza fondamentale rispetto alla Germania Nazista, dove Hitler, dal 1934, impoi, è sia capo del Governo che capo di Stato, dittatore e re allo stesso tempo. Ricordate velo perché questa è una differenza importante anche per capire quello che succederà dopo nella storia. Ed un quel triomfo africano in Etiopia fu ottenuto ma al prezzo di importanti conseguenze. Innanzitutto il paese aveva esaurito le sue limitate capacità economiche e industriali. La guerra era stata vinta, certo, ma lo sforzo logistico e finanziario necessario per sostenere un tale apparato militare a una tale distanza dalla madre Patria era costata una fortuna. La principale conseguenza, con il senno di poi fu l'impossibilità di avere un esercito preparato e all'avanguardia, avendo speso così tanto nel 1936, l'Italia sarà costretta a risparmiare nei cruciali anni seguenti, fino allo scoppio della seconda guerra mondiale. Possono sembrare pochi anni, ma in realtà la tecnologia militare fece passi da giganti in quel breve arco di tempo. Perché nel frattempo tutte le grandi potenze mondiali, Lurs, la Germania nazista e le potenze occidentali, investivano i normi sommi e risorse per riarmarsi e ideare nuove più potenti, armi. In Italia si ritroverà a combattere con carriarmati del 1935, contro carriarmati del 1940 e saranno guai. L'altra, importantissima conseguenza, fu diplomatica. Il fascismo, inizialmente, non aveva per nulla sostenuto il desiderio del neo-canceliere Hitler di rivedere l'intero assetto europeo e merso dalla prima guerra mondiale. E non a caso. L'Italia era una delle quattro grandi potenze uscite vincitrici dalla prima guerra mondiale, con stati uniti, Francia e Gran Bretagna. Certo, era la più debole delle quattro, ma aveva comunque contribuito a scrivere l'ordine post-bellico. L'Italia, ad esempio, si opponeva strenuamente al desiderio di Hitler di annettere la Austria. Un paese con il quale l'Italia aveva costruito un rapporto speciale e che considerava nella sua sfera di influenza, senza contare che dal punto di vista italiano era molto meglio avere al confine settentrionale la piccola repubblica austria che il minaccioso terzo Reich nazista. Per questo dal 1933 al 1936 Mussolini aveva sostenuto Gran Bretagna e Francia nel tentativo di arginare e contenere Hitler, pensate un po'. Questa breve alleanza era andata in pezzi a causa della guerra in Etiopia. Infatti le potenze democrattiche occidentali avevano seguito la loro opinione pubblica nel condannare l'agressione colonialista italiana. Una posizione abbastanza ipocrita, visto che entrambi paesi si guardavano bene da liberare le loro immense coloni africane e asiatiche. Ma si sa, la politica erraramente il regno della cuorezza. Con il sostegno anglo-francese, dunque la società delle nazioni, il precursore dell'onu, le nazioni unite, aveva in posto all'Italia delle sanzioni economiche, abbastanza inefficaci a dire la verità ma che bastavano a Mussolini per dichiararsi il difensore dell'orgoglio italiano contro l'ingiustizia delle tradizionali, potenze coloniali. Lo stilità occidentale aveva inoltre convinto Mussolini a collaborare sempre più strettamente con il suo vicino settentrionale. Hitler ormai aveva i suoi stessi obiettivi imperiali e condividevà la stessa filosofia politica di estrema destra. Il sogno di Mussolini era di costruire un egemonia sul Mediterraneo e la Germania di Hitler era ben contenta di sostenere i suoi sogni imperiali. Alla Germania infatti non interessava il Mediterraneo, le ambizioni imperiali di entrambi erano conciliabili, si potevano sostenere in parallelo. Questo sogno, o incubo imperialista che dirsi voglia, venne negoziato nel corso del 1938. Ma la vicizia della Germania non era senza condizioni, si può dire che una delle prime vittime dell'accordo tra Italia e Germania furono gli ebrei italiani. Il fascismo, a differenza del nazismo, non si era nutriuto a piena i mani di antisemitismo. Anzi fino al 1938, il fascismo aveva cettato senza problemi gli ebrei tra i suoi iscritti al partito. Intendiamoci il fascismo era autoritario, razzista, maschilista, repressivo, anti-sindacale, nazionalista, militarista e espansionista. Ma tra i suoi tanti peccati fino ad allora non c'era stato l'antisemitismo. Questo è dovuto imparte al fatto che gli ebrei italiani erano pochi e ben integrati. In Italia c'erano meno di 50.000 ebrei, lo 0,1% della popolazione. Questo non vuol dire che in Italia non ci fosse antisemitismo. Appena i fascisti italiani si decisero ad diventare antisemiti trovarono terrenofertile nella cultura della destra italiana che si era sempre nutrita di tutti gli stereotipi razzisti, oltre che della tradizionale hostilità tra cattolici e debrei. Il duce sostiene sempre di aver preso del tutto autonomamente la decisione di perseguitare gli ebrei. Ma noi sappiamo con il senno di poi che la Germania nazista faceva dell'antisemitismo una delle condizioni per l'alleanza tra i due paesi. Era una vera ossessione dei nazisti. Un solini non se lo fece alla fine neanche ripetere più di tanto. L'antisemitismo tutto sommato si sposa bene con il resto delle sue opinioni. E quindi, dopo il riavvicinamento diplomatico alla Germania nel 1936, l'opinione pubblica italiana fu preparata alla svolta antisemita. Per tutto il 37 e 38, con una continua e battente campagna stampa contro i profittatori ebraici. Il 18 settembra del 1938 a Trieste Mussolini fa un celebre discorso per sostenere l'annicitità del razzismo. Vorrei farvi ne sentire un pezzo. Poi che la storia ci insegna che gli imperi ti conquistono con i armi ma si tengono con il prestigio. E per il prestigio occorre una chiara, se vera, coscienza razziale e stabilica non soltanto delle differenze. Ma delle superiorità nettissime! N'un 19 novembre del 1938 il fascismo approvo le leggeraziali, volte alla preservazione della razza italiana. Che è una cosa che fa un po' ridere visto che gli italiani sono un misto di sangue culture da qualche migliaio di anni, come dal tronde tutti i popoli europei. Le discriminazioni fasciste contro gli ebrai furono molte e senza precedenti, includevano il divieto di matrimonio tra italiani ed ebrai. Proibivano agli ebrai qualunque posizione lavorativa nella ministrazione pubblica e nelle società private più importanti, come le banche e le assicurazioni. Vietavano agli ebrai la professione di notale e di giornalista, limitavano fortemente le professioni intellettuali, la maggior parte dei professori ebrai fuggi, tata fuori da università e scuole, e proibivano l'iscrizione dei ragazzi ebrai nelle scuole pubbliche. Le leggeraziali, anticemmite, furono il punto più basso raggiunto dal fascismo italiano, una macchia indelebile su Mussolini e anche su re, vittorio e manuelle terzo, che avrebbe potuto usare quel poco potere che gli rimaneva per provare a resistere, cosa che non fece. Le leggeraziali danneggiarano anche le capacità innovative dell'Italia e ricopermi il più importante fisico italiano decide di emigrare negli Stati Uniti. Sua moglie era ebraia, così fecero molti altri intellettuali. Forte di questo successo tra mille virgolette sul fronte interno, Mussolini potete infine firmare il cosiddetto patto d'acciaio tra Italia e Germania, un accordo che impegnava intrambe le potenze ad entrare in guerra al fianco dell'alleato. E questo in caso di qualunque conflitto, difensivo o offensivo, cosa che rendeva il patto più pericoloso di quelli della tradizione europea che di solito erano puramente difensivi. In teoria il patto d'acciaio obliga a valitalia a seguire Hitler in qualunque sua aventura militaria in Europa. Non che ciò val sia molto. Hitler, durante la sua celebre e in Fausta a visita all'Italia nel 1938, aveva già capito che il suo alleato era una tigre di carta. Tutto fumo niente è rosto, come diciamo noi. Forse utile solo per negare alla flotta britannica il dominio totale del Mediterraneo. Hitler si rese conto della retratezza dell'esercito italiano durante le parate militari di quella visita e si decide a muoversi sul tavolo della politica europea senza attendere che il suo alleato fosse pronto a una nuova guerra. Dal tronde chissà quando lo sarebbe stato. In modo piuttosto comico, a pochi mesi dalla firma del patto d'acciaio, questo sarà in realtà disatteso non rispettato da entrambi le potenze. Hitler infatti grazie al suo accelerato piano di riarmamento già nel 1939 si sentiva in grado di affrontare una guerra europea, soprattutto in caso di non belligeranza dell'Unione sovietica. Al contrario l'Italia era convinta che una guerra europea non sarebbe scoppiata prima del 1942 o del 1943 e pertanto a fine 1939 era totalmente impreparata a condurla. Come detto la guerra in Etiopia aveva consumato tutte le energie disponibili all'Italia fascista, rimasta arritrata e povera anche grazie alle decisioni di Mussolini, come abbiamo visto negli scorzi episodi. Hitler decide di invadere la polonia il primo settembre del 1939 senza consultare Mussolini. L'Italia in quell'occasione chiesa Hitler un telegramma ufficiale nel quale affermava di sganciare l'Italia da ogni obbligo del patto d'acciaio perché tutti, ma proprio tutti, concordavano che il paese non era per nulla pronto alla guerra. La Germania non si fece problemi a concedere all'alleato di restare fuori dalla sua guerra. A tre mesi dalla firma, l'alleanza sancita dal patto d'acciaio era già diventata molto più flessibile dell'acciaio. L'Italia ancora una volta non era scese in guerra al fianco del suo alleato tedesco allo scoppio di una grande guerra, come aveva già fatto nella prima guerra mondiale. È un'abitudine. Per Hitler però non ci furono grossi problemi. Si era assicurato un patto di quasi alleanza con l'unione sovietica, nel quale ancora una volta la Germania e la Russia si spartirono tra loro la polonia. Con il fianco russo coperto i tedeschi eschiacciarano i polacchi in poche settimane. Poi a maggio del 1940 Hitler scateno la sua offensiva contro la Francia e il corpo di spedizione britannico, il che sarebbe stato il sogno di qualunque generale tedesco della prima guerra mondiale, potere combattere la guerra dall'inizio su un solo fronte per volta. Nel giro di poche settimane dall'avvio dell'offensiva occidentale le forse anglo-francesi furono sconfitte e accerchiate, tanto che sembrava che la Francia fosse sul punto di cadere. E a questo punto che Mussolini inizio a pensare che preparato o no, forse era aggiunto il momento di unirse al suo alleato. La rapida vittoria della Germania costituiva infatti un rischio per l'Italia. Mussolini che, all'inizio aveva pensato di poter fare da intermediario tra le potenze occidentali e la Germania, ora si ritrovava con la prospettiva di una rapida vittoria tedesca che l'avrebbe tagliato fuori dal riassetto dell'aggeo politica europea dopo la guerra. Intendiamoci Mussolini era perfettamente consapevole di quanto l'Italia fosse ancora impreparata. Il 24 settembre del 1939, il commissario generale per le fabbricazioni di guerra aveva sondato il grado di preparazione delle forze armate, ricevendo come risposta che salvo imprevisti la regia aeronautica. Il casa sarebbe stata pronta a condurre una nuova guerra, pensate entro la mità del 42 e la regia marina alla fine del 43 e il regio esercito alla fine del 44. Un disastro, senza contare che l'economia italiana era accorto di carbone e petroleo, in seguito al blocco britannico, alle esportazioni. Ma, dal punto di vista di Mussolini, il tempo stringiva. Mi serve qualche migliaio di morti da gestare sul tavolo delle trattative. Avrebbe detto, e questo fu il suo banale semplicistico calcolo, il calcolo di uno scommettitore alla roulette della storia. Mussolini era convinto di dover guarreggiare perfinta per solo qualche mese. Tanto la guerra era già vinta, no? La Francia era sul punto di arrendersi e cosa avrebbe potuto fare l'inghilterra da sola. Ricordo poi che nel 1940 l'Unione sovietica era ancora in pace con la Germania e gli sati uniti non avevano alcuna voglia di entrare in un nuovo conflitto mondiale. Anzi, l'opinione pubblica americana, era contrarissima solo Pearl Harbor a dicembre del '41, gli farà cambiare idea. Mussolini si decide quindi a intervenire in una guerra senza che lo volesse il suo alleato principale, la Germania nazista, senza le materie prime necessarie a un conflitto controllate dall'inghilterra e con un esercito arretrato privo di mezzi e completamente impreparato alla guerra. Cosa sarebbe potuto andare storto? L'Italia di Chiaro Guerra alla Francia e l'inghilterra il 5 giugno del 1940, annunciati in un celebre discorso di Mussolini sempre a Piazza Venezia. Compattenti i terra di mare dell'aria, camisenere della rivoluzione e delle leioni. Uomini donne in Italia, dell'impero e dell'iregno dal paria, ascoltate. Italia, rollitaria e fascista e per la tira volta in piedi, forte,iere, compatta come un maio. La parola d'ordine è una stola. La tegorica è impegnativa per tutti. L'Italia inizio alle hostilità contro la Francia con un offensiva lungo il confine al pino. Tuttavia, l'attacco si rivelo poco efficace a causa della resistenza francese. Testarda, nonostante i tedeschi, fossero ormai ad un passo da Parigi. Gli italiani non avanzarono chi di pochi chilometri. Nonostante l'armistizio tra Francia Germania nel giugno 1940, l'Italia ottenne solo piccoli guadagni territoriali nelle alpi occidentali e nella regione d'inizia, un risultato che suscita o delusione tra la leadership fascista che si era aspettata qualcosa di più nonostante le circostanze a verse. Ma la guerra nonostante quello che credeva Mussolini non era fatto terminata. Anzi, nelle parole di Churchill, non era la fine, ma la fine dell'inizio. Nella seconda metà del 1940 per l'Italia la guerra si sposta in Africa. L'Italia occupava in teoria una posizione forte lì. Le colonie francese erano state neutralizzate dall'armistizio del giugno del 1940. La cruciale colonia inglese del legitto era vulnerabile a un attacco dalla Libia italiana. Senza legitto, il reignonito avrebbe avuto enormi difficoltà a tenere in piedi lo sforzo bellico. Perché di lì passava buona parte della sua logistica imperiale. Mussolini fu però costretto a lasciare all'oro destino i centinaia di migliaia italiani che occupavano le teopia, la Somalia e le ritrea. Nell'Africa orientale italiana c'era in realtà alcuni dei migliori reparti italiani, ma questi erano irraggiungibili dall'Italia senza il controllo del legitto e del canale di Suez. Isolati nel corno d'Africa, le forze italiane attesero in sostanze i risultati della battaglia di Gitto, che fu invaso dal colonnello Rodolfo Graziani nel settembre del 1940. A fine 40 i Britannici avevano però rafforzato il loro esercito egizziano con i più moderni carriarmati, artiglieria e unità militari a loro disposizione. L'operazione Compass, partita a l'otto dicembre del 1940, inflisse una totale sconfitta alle forze armati italiane. La decima armata italiana fu praticamente annientata e in Italia fu conquistata dai Britannici. La guerra per l'Italia andava malissimo e continuerà a farlo, assicurato legitto i Britannici attaccarono le teopia e le altre coloni italiane del corno d'Africa, infliggendo una serie di sconfitte a un esercito che non aveva alcuna speranza di rifornimento dalla madrepatria. Alla fine del 1941, l'Africa orientale italiana era perduta. La grande vittoria tra virgolette fascista del 1936 era già stata cancellata dalla storia. Le sconfitte africane portarano l'Italia sul punto di una crisi di nervi. La posizione alla guerra nel paese cresceva, mentre il governo non aveva ancora avuto il coraggio di mobilitare l'intera industrie nazionale per lo sforzo bellico. Sembra che ancora per tutto in 1940 Mussolini si fosse il luso che la guerra stesse per terminare. Ora, dopo le devastanti sconfitte africane, Mussolini aveva bisogno di una mano, orrischiava se realmente di veder si sfuggire il paese di mano. Per salvare la situazione, Hitler si decide a deviare una parte della sua possente forza militare in direzione dell'Africa, in modo da difendere le posizioni italiane in Libia. Nel febbraio del 1941, Hitler inviò in Libia il Celebrefeld-Marisciallo Erwin Rommel e l'Africa Corpse, il corpo di spedizione tedesco, in Nordafrica. Rommel ottenne subito degli importanti successi contro i britannici, invadendo nuovamente legitto, ma il fronte africano rimase una costosa e incerta campagna. Inonera, neanche l'unico fronte dove l'Italia rendificoltà perché c'era un altro, la Grecia. A ottobre del 1940, Mussolini era ancora impegnato in una guerra mediterraneo che non stava vincendo quando grande furbata si decide a fare forse il passo più assurdo dell'intera guerra. Il governo italiano soffriva per il confronto tra i continui successi tedeschi e le sconfitte italiane e decide che il paese aveva bisogno di una vittoria facile contro un nemico debole. Per esempio, la Grecia, paese amico, ma che poteva essere anche un obiettivo per le ambizioni imperiali italiane? Mussolini attaccò la Grecia nell'ottobre del 1940, dopo che il suo ultimato mai Greci era stato rigettato orgogliosamente da questo paese fiero della sua indipendenza. La Grecia, invece di arrendersi di fronte alla supremazia fascista, decide di combattere concoraggio e determinazione. Gli italiani, in teoria, avevano una schiacciante superiorità numerica e di mezzi, oltre a una perfetta base di invasione dalla vicina albania sotto il loro controllo. L'operazione si rivelò l'ennesimo disastro, le forze greche respinsero gli italiani avanzando nel territorio albanese. Questo in successo mise in evidenza le carenze dell'esercito italiano e obbligò Hitler a intervenire una seconda volta in aiuto dell'alleato ad appena due mesi dall'invio dell'Africa Corpse. Nella prile del 41, Hitler invase la Grecia e occupò in poco tempo il paese. Per la seconda volta, il dittatore tedesco aveva levato le castagne dal fuoco di Mussolini, ma il prestigio del dittatore italiano e di tutto il paese ne usci gravemente danneggiato. Da allora Hitler inizia a considerare Mussolini e l'Italia, come un alleato del tutto secondario nei suoi piani di guerra, al punto da ritenere più affidabile e più efficaci dei paesi che erano in teoria più piccoli, come la Finlandia, Lungeria e la Romania. Dopo aver fallito in Francia, in Nordafrica e in Grecia, Mussolini si disse però che non c'è 3 senza 4. Da tempo sapeva che Hitler preparava l'ingresso in guerra contro l'Unione sovietica nelle state del 1941, si offri quindi di aiutare l'alleato nella campagna di Russia, destinata a cancellare il comunismo dalla faccia della terra. A quanto pare però, Hitler era tutto meno che entusiasta di avere gli italiani nella sua accrociata contro i Bolshevichi e credo che possiamo capire il perché visti i precedenti. Per Hitler invece l'Italia si sarebbe dovuta concentrare sul Mediterraneo, nella guerra contro la flotta britannica e per il dominio del Nordafrica. Alla fine però si decide ad accettare l'aiuto dell'alleato più per non offendere il prestigio italiano che altro. Mussolini organizzò quindi l'invio di un corpo di spedizione italiano in Russia, forte di circa 62 mila uomini, niente a paragone di tedeschi, ma comunque una diversione di risorse e mezi che sarebbe rostrati utili dagli italiani in Nordafrica, dove invece l'Italia giocava una battaglia cruciale contro i Britannici. Inizialmente le cose in unione sovietica andarono benissimo per le forze dell'asse che arrivarono a un passo da mosca. La controoffensiva sovietica però bloccò la avanzata sulla capitale e il rigetto indietro i tedeschi. La successiva è stata l'offensiva tedesca riprese vigore, arrivando a minacciare la città cruciale di Stalingrado, nei cui di intorni combatteva anche il corpo di spedizione italiana. A fine 42 però arrivò la controoffensiva sovietica, la madre di tutte le controoffensive. L'esercit italiano fu spazzato via, un'intera armata tedesca, la sesta, fu circondata Stalingrado e l'Italia non èbbe mai più alcun ruolo nella campagna di Russia. N 1943 mentre le campagne militari si multiplicavano, l'Italia cominciò a sentire il peso della guerra sul fronte interno, la scarcità di risorse alimentari, il razzionamento e i bombardamenti alleati colpirono duramente la popolazione civile. Le cose peggiorarono molto quando le forze dell'asse in Nordafrica furono sconfitte dagli alleati. L'offensiva di Rome è il fublocata della Lamania in Egitto. Ritalo tedeschi furono poi pesantemente battuti nella seconda battaglia diella Laman, combattuta in contemporanea, con Stalingrado. Dalì fu un'unica ritirata indietro inesorabilmente fino alla Tunisia, dove le forze dell'asse si arrezero il 13 maggio del 1943. In realtà che che se ne dica il grosso delle forze armate dell'asse in Nordafrica fu sempre italiano e in alcuni casi si comportò anche molto coraggiosamente, dimostrando uno spirito battagliero che non aveva avuto su altri fronti. Ma il coraggio non è un buon sostituto degli armamenti, non in un tempo di guerra meccanizzata e moderna. L'esercito italiano in Nordafrica fu sempre accorto di risorse con veicoli, artiglieria e carri armati antiquati. Nel 900 non si fa la guerra senza i mezzi per farla, e il fascismo non aveva mai dato al suo esercito i mezzi per condurre davvero una guerra alla portata delle capacità dell'Italia. Con quest'ata la Tunisia, i Britanni cegli americani, che erano entrati in guerra fine 1941, e ora iniziamo ad avere una certa importanza nel conflitti in Europa, iniziarono a bombardare senza sosta le principali città italiane, tra le quali Milano, Torino e Napoli. Roma ricevette meno bombe perché non c'erano grandi industrie da distruggere, ma fu comunque colpita a più riprese, cosa che impressiono molto l'opinione pubblica italiana, sempre più stanca della guerra di Mussolini. In questo quadro di sastroso la propaganda fascista tento di mantenere alto il morale, ma la realtà ormai era innegabile. Invece della gloria imperiale la guerra fascista aveva condotto alla perdita di tutto l'imperocoloniale italiano, alla fame, alle privazioni, alla morte, e presto anche all'invasione della madre patria. Mussolini che nel 36 era stato al vertice della popularità, pochi anni dopo era odiato dalla maggior parte degli italiani. Il colpo finale fu l'invasione della Sicilia, il 10 luglio del 1943 con l'operazione Husky, gli angolamericani sbarcarano sull'isola e nel giro di un mese la conquistarono. Fu a questo punto che la peculiare situazione istituzionale del fascismo portò alla caduta di Mussolini. Come detto Mussolini a differenza di Hitler non era il capo di Stato dell'Italia, come dicevamo all'inizio dell'episodio, lo era ancora formalmente il re Vittoria Manuel III. A Vittoria Manuel erano fedeli alcuni dei più importanti generali italiani, come Pietro Badoglio. Inoltre il re aveva ancora il potere formale di nominare un nuovo primo ministro. Non lo aveva fatto per 20 anni tenennosi sempre Mussolini, ma questo non voleva dire che non potesse farlo se si fossero create le giuste condizioni politiche. Condizioni che all'uglio del 1943 era norva immature. Tra i capi del fascismo infatti si era formato una fazione che era convinta che fosse indispensabile rimuovere Mussolini e trattare con gli alleati una qualche forma di armistizio che salvasse il salvabile, impedendo una distruzione totale dell'Italia. Questa fazione è decisa di intervenire in una storica seduta del gran consiglio del fascismo. Il gran consiglio del fascismo era il massimo organo del partito fascista e in uno stato come quello italiano in cui il governo era il partito e viceversa era praticamente considerato un organo di governo. Il gran consiglio era composto dai più importanti fascisti, 28 gerarchi, come erano chiamati dai fascisti. Il consiglio non operava come una sorta di Parlamento. I fascisti non credevano nella democrazia, i 28 non avevano mai votato niente, ma solo acclamato assieme le decisioni del capo. Nella notte del 25 luglio del 43, però il gran consiglio del fascismo avrebbe finalmente votato per la prima volta. Da giorni infatti, il re e alcuni politici italiani cercavano di convincere Mussolini a dimettersi da Presidente del Consiglio, ma lui si rifitava. Alla fine, uno dei congiurati, un gerarca fascista di nome dino grandi, deciso di sfidare Mussolini proponendo ai partecipanti un celebre ordine del giorno. Ecco ne un piccolo passaggio nel quale è evidente che grandi proponeva in sostanza l'abolizione del fascismo, come condizione per negoziare un accordo migliore con le potenze vincitrici della guerra. Qualcuno ha detto che noi vogliamo la reza a discrezione del nemico. Non è vero. Il nemico che avanza ha dichiarato brutalmente che esso intende distruggere soltanto un regime politico. Ma noi non ci facciamo illusioni. Sono in pericolo l'unità, l'indipendenza la libertà della patria, i frutti dei sacrifici e degli sforzi di quattro generazioni dal risorgimento ad oggi. La vita è l'avenire del popolo italiano. Non è pertanto la salvezza del regime che pensiamo. Un regime è di un partito, altro non sono e non formale furono per noi che un mezzo è d'un strumento per la grandezza del Paese. I partiti e di regimi sono effimeri o quanto meno transitori, solo la patria eterna. Grande chiedeva che l'Italia tornasse alla costituzione anteriore al fascismo, restituendo il potere da re e riaprendo il Parlamento. Non era altro che l'abolizione di tutto quello che era stato il fascismo, e ricordo che grandi era stato un fascista convinto. Mussolini nella riunione sostenne con Forza la sua politica, ecco un strato delle sue parole. Ora il problema si pone. Guerra oppace. Reza discrezione o resistenza oltranza. Di chiaro nettamente che l'inghilterra non fa la guerra al fascismo, ma all'Italia. L'inghilterra vuole occupare l'Italia, tenerla occupata. E poi noi siamo legati ai patti. I patti si rispettano. Alla fine il consiglio decide di votare la proposta di grandi. 19 dei 28 voti andarono a favore dell'amozione di grandi. Il grande edittatore italiano padrone del Paese per 20 lunghi anni fu alla fine sfiduciato come un governo democratico. E fu sfiduciato da un gruppo di fascisti. Mussolini allora fu costretto a recarsi da re. Sperava ancora di cavarsela. Il grande consiglio era in fondo solo un organo consultivo e il voto non aveva alcune efficace immediata. Il re però pretese le sue dimissioni. Mussolini abbandonato da tutti fu costretto a darle. Ma le sorprese per lui non erano ancora finite. All'uscita dalla riunione, l'ormai ex-dittatore fu arrestato dai carabinieri e portato via. Verrà impregionato in un luogo ritenuto inaccessibile. Un albergo isolato sull'altopiano di campo imperatore sul monte granzasso. A 2000 metri d'altezza in quello che è chiamato il Tibet d'Italia. Il fascismo era caduto. Ma in teoria la guerra continuava. In realtà il nuovo governo del re, guidato da Pietro Badoglio, intavolo subito le trattative con gli alleati, mentre Hitler dava precisi ordini ai suoi uomini in Italia. Na Germania aveva inviato diverse delle sue migliori divisioni nella penisola con l'obiettivo di difenderla dall'inevitabile invasione angoloamericana. Le stesse divisioni, Calcolò Hitler, potevano essere usate contro gli italiani. Quanta Badoglio, dopo 100 giorni di trattative con Eisenhower, poteva annunciare al mondo la decisione dell'Italia. Era l'otto settembre del 1943. Il governo italiano riconosciuta l'impossibilità di continuare l'imparilotta contro la sovercchiante potenza avversaria nell'intento di risparmiare i ulteriori e più gravi sciagure alla nazione. A chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate angoloamericane. La richiesta è stata accolta. Con seguentemente, ogni atto di hostilità contro le forze angoloamericane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. S però, reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza. L'Italia si era arresa agli angoloamericani, ma i tedeschi non sarebbero rimassi a guardare con le mani in mano, non volevano vedersi gli alleati sul confine del Reich. Gli italiani dal canto loro accolzerò l'annuncia di Badoglio come una liberazione. La guerra era finita, tutti soldati, potevano tornare a casa. Il peggio era passato. Quello che gli italiani non sapevano era che per l'Italia il peggio non era passato. L'otto settembre del 1943 non portò la pace e ne fu l'ultimo atto del fascismo. La nazione non fu salvata dalla guerra e anzi lo stato quasi svanì in una terribile divisione geografica e nazionale. Presto e l'Italia sarebbe stata occupata sia dagli ex nemici che dagli ex alleati. Gli italiani avrebbero dovuto subire la rabbia dei tedeschi che si sentivano traditi, altro che patto d'acciaio. In questo quadro una terribile lotta si sarebbe aperta tra fascisti e anti fascisti. Perché non solo la guerra non era finita, ma presto ci si sarebbe aggiunta alla sua compagna peggiore. La guerra civile, nella quale Mussolini, giocherà le sue ultime carte le peggiori. Il 25 luglio 1943 Mussolini viene deposto dal gran consiglio del fascismo per poi essere arrestato. Con la caduta di Mussolini, re-vittorio e manuele terzo riprende le redini del potere in Italia. Ricordo che l'Italia era una monarchia con un re, mentre Mussolini era il capo del governo, contrariamente alla Germania in cui Hitler era addittatore totale. Il re-nomina, primo ministro, Pietro Badoglio, generale con una incrollabile fedeltà per la monarchia erò ai della prima guerra mondiale. Dal luglio a settembre per qualche settimana l'Italia resta sospesa. L'Italia è ancora svoliatamente in guerra con gli alleati, ma di fatto tutti sanno che Badoglio sta cercando un'uscita dalla guerra senza dichiararlo apertamente. Il 3 settembre, accassibile in Sicilia, il governo Badoglio firma l'armistizio con gli alleati, nel quale l'Italia si arrende e desce dalla guerra. La notizia resta segreta per qualche giorno, per dare il tempo al governo italiano di organizzare le mossi successive, come vedremo senza grandi risultati. Solo l'otto settembre alle 1945, Badoglio legge all'aradio il famoso comunicato che annuncia l'armistizio. Quell'comunicato terminava così. Ogni atto di hostilità contro le forze angloamericane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. S però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza. La frase S però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi provenienza è molto ambigua nel solito politicheese italiano, la lingua oscura e contorta della politica. In teoria vorrebbe dire che l'Italia si arrende, ma l'esercito dovrà difendere il paese se questo verrà occupato d'altre forze leggi gli ex alle ati tedeschi. Lo avevi capito? No, bene anche i generali italiani in realtà il risultato è il caos. L'esercito, quasi 2 milioni di uomini sparsi per l'Europa i balcani, riceve ordini contraddittori. La maggior parte crede che occorra semplicemente lasciare le armi. Molti soldati non vedono l'ora di tornare a casa e abbandonare questa impopolare guerra. Nessuno ha più capisce contro chi occorre combattere, qualche fanatico fascista vuole unirsi ai tedeschi. La maggior parte vuole tornare a casa, chi di nascosto da tempo era un'anti fascista, non vedelo l'ora di combattere al fianco degli alle ati. Nell'incertezza del momento e nelle indecisioni dei generali italiani si inserisce invece il comando tedesco su precise ordine di Adolf Hitler, che aveva avuto diverse settimane per prepararsi a quello che stava per accadere. Sin dall'uglio, dalla caduta di Mussolini, Hitler aveva fatto preparare dei piani per far occupare il più rapidamente possibile l'Italia. Un compito reso facile dal fatto che i tedeschi non dovevano invadere davvero il paese. Per difendere lex alleato italiano, molte unità di lit della Germania nazista, erano già presenti nella penisola. Quello che dovevano fare era solo prendere il potere, spesso un numero ridotto di persone, ma decisi a tutto, può sopravanzare anche un numero molto maggiore di persone paralizzate dall'indecisione. Nei terribili giorni che seguono l'armistizio, moltissimi soldati italiani vengono catturati dai tedeschi. Altri si sbandano, pochi resistono. È l'inizio della tragedia degli internati militari italiani. Su 800.000 catturati solo 150.000 decidono di servire i tedeschi e i fascisti, per lo più in servizi di controllo del territorio. Mentre circa 650.000 soldati si rifiutano di obbedire e vengono deportati nei campi di prisionia in Germania. Molti di loro non torneranno mai morti distenti negli ultimi mesi di guerra. I tedeschi, considerando gli traditori, si rifiutavano infatti di estendere a loro i diritti dei prisionieri di guerra. Tra loro c'era anche lo zio di Marco Capelli, l'autore di questo episodio. Il fratello di sua nonna fu imprigionato dai tedeschi nei balcani e portato in Germania. Tranquilì però, zio peppino riusci a salvarsi, ma di nutrito e affamato fu costretto attornare a piedi a casa alla fine della guerra. Mentre lo stato, l'esercito e le istituzioni venivano occupati dai tedeschi, il re e il primo ministro Badoglio fuggivano. Già in 9 settembre a Roma giunge notizia, che una colonna di blindati tedeschi si dirigencittà. Presi dal panico, Badoglio, il re e alcuni generali decidono di abbandonare la difesa della capitale che era militarmente possibile, come poi affermato dagli stessi tedeschi. E anzi schiarano le migliori di visioni italiane a protezione della via di Fuga del re. Il 9 settembre, immattinata il comando italiano sale su alcune auto e fugge attraverso gli appennini in Abruzzo, più precisamente a ortona sul mare Adriatico, dove li aspettava una piccola nave della Marina Militare, sulla quale non riescono neanche a salire tutti i generali e ufficiali, chi rimane a terra si cambia in vestiti civili e si da alla Fuga. La nave conduce Badoglio e il re nella città pugliese di Brindisi, che non era occupata negli alleati, negli tedeschi. Il re e Badoglio avevano lasciato la capitale senza guida, l'esercito senza ordini, lo stato imbalia dell'alleato diventato nemico, reso ancora più furioso per quello che i tedeschi reputavano un tradimento. Arroma dal 9 e al 10 settembre, reparti di soldati italiani, aiutati da volontari i civili cercano di resistere a porta San Paolo, difendendo spontaneamente la capitale. Circa mille soldati i civili vengono uccisi dai tedeschi durante la battaglia, alla quale partecipano anche i primi partigiani italiani. Alla fine i tedeschi riescono ad occupare la capitale italiana. Al trove, l'esercito italiano riesce a resistere meglio. In Sardegna, in Corsica, l'esercito italiano riesce a sopravanzare i tedeschi presenti sulle isole. Gli italiani in Corsica si mettono perfino d'accordo con i partigiani francesi per combattere assieme e la Corsica sarà la prima regione francese ad essere liberata dagli occupanti. Altre unità dell'esercito combattono per difendersi, ad esempio a Cefalonia, isola greca. Alla l'orresa vengono massacrati dai tedeschi. In tutto questo chaos Mussolini era ancora prigioniero in un hotel in cima al gran sasso, la più alta montagna dell'Italia centrale. Badoglio si era infatti dimenticato di ordinare il suo trasporto verso sub. Nonostante la caravana del re passa se a pochi chilometri dal gran sasso. Al contrario i tedeschi agiscono con la solita rapidità ed efficienza. Un gruppo di paracadutisti delle forze speciali i tedeschi riesce ad aterrare nei pressi dell'hotel. È il 12 settembre e Mussolini viene fatto salire su una aereo e portato in Germania. Lì incontra Hitler che lo convince o lo costringe a tornare in Italia e a fondare un nuovo stato fascista. Nasce così nell'autunno 1943 la repubblica sociale italiana con sede a salò un paesino sull'ago di Garda. Nel suo discorso da Radio Monaco del 18 settembre 1943 Mussolini proclama. Date queste condizioni non è una regime che ha tradito la monarchia ma è la monarchia che ha tradito il regime. Anche se oggi è decaduta nella coscienza nel cuore del popolo. Poi passa al suo appello nei confronti dei fascisti. Camince nere fedeli di tutta Italia io vi chiamo nuovamente al lavoro e alle armi. L'esultanza del nemico per la capitalazione dell'Italia non significa che esso abbia già la vitoria nel pugno, perché i due grandi imperi, Germania e giappone, non capitoleranno mai. Ma la sua voce non ha più l'ecco di un tempo Mussolini è stanco, sconfitto, ormai consapevole di essere un semplice relitto. Quanto al suo stato fantoccio la repubblica sociale italiana conosciuto anche come repubblica di salò o RSI raccoglie soprattutto i fedelissimi del fascismo, reparti più ideologizzati dell'esercito e si appoggia alla violenza delle milizie fasciste che useranno a questa occasione per torturare e uccidere. L'RSI si presenta come un ritorno alle origini, all'epoca rivoluzionaria del fascismo, con uno spiritore radicale, repubblicano anti-borghese. La stragrande maggioranza della popolazione italiana ve de la repubblica di salò per quello che è un veicolo per giustificare l'occupazione nazista dell'Italia. I tedeschi controllano infatti tutte le vere leve del potere, imponendo perfino al nuovo stato italiano l'abbandono di diverse regioni al confine con la Austria e la Germania. De facto, annesse al Reich tedesco, vero il Trentino Alto Adige, il Friuli Venezia Giulia e parti del Veneto. I tedeschi chiedono e ottengono supporto per la loro politica di Sterminio. Gli ebrei, finora, erano stati esclusi dalla vita politica del Paese, ma non erano stati terminati nei rinclusi ingetti. Tutto cambia con la fondazione della repubblica sociale italiana, Mussolini dichiara che. Gli appartenenti alla razze braica sono stranieri, durante questa guerra appartengono a nazionalità nemica. È l'autorizzazione allo Sterminio di migliaia di italiani. Presso iniziano i rastrellamenti degli ebrei e la deportazione forzata nei campi di Sterminio nazista. Il giorno simbolico è il sabato nero, il sabato del 18 ottobre 1943. Quasi tutta la comunità ebraica romana concentrata da secoli nei quartieri vicino al Tevere, viene arrestata e inviata nei campi di Sterminio, con il cruciale a usilio dei fascisti italiani. Dei mille venti tre catturati, solo 16, sopra vivranno la guerra. Dal 1940-1943, l'Italia aveva combattuto la seconda guerra mondiale, spesso tra grandi sacrifici. Dopo la perdita delle colonie, dal 1943, l'Italia aveva dovuto subire sempre peggiori bombardamenti. Ma la popolazione civile finora aveva evitato il peggio. Consapevole dell'impopolarità della guerra, il fascismo si era perfino rifiutato di infliggere troppe sofferenza ai cittadini italiani, cercando di mantenere il più possibile gli standard di vita prebellici. Con l'armistizio dell'Ottosettembre, molti avevano sperato che la guerra fosse finita. Nessuno poteva immaginarsi che la guerra sarebbe diventata ancora più aspra e distruttiva. Tra il 1943 e il 1945, l'Italia diventa un campo di battaglia, tra gli alleati angloamericani e i tedeschi, certo, ma non solo come vedremo tra poco. Arroma molti speravano che gli alleati sarebbero presto giunti in città, ma le esperanze vengono aglientate dalle rapide contro mosse e tedesche che sorprendono gli alleati angloamericani. Questi erano sbarcati a salerno a sud di Napoli, sperando di poter prendere facilmente Roma. Napoli riesce a liberarsi da sola nelle quattro giornate di Napoli, durante le quali. La popolazione locale riesce a mettere in fuga i tedeschi, ma questi si riorganizzano nei territori tra Roma e Napoli, costruendo una serie di linee difensive che prima rallentano e poi bloccano l'avanzata degli alleati. La linea più importante è la Gustav, una serie di fortificazioni dal Martirreno, al Mar Adriatico, che ha come perno cruciale l'antica abbazia di Monte Cassino. Per tutto l'inverno del 1943-1944, il fronte rimane bloccato sulla linea Gustav, mentre gli alleati scoprano quanto freddo può fare in Italia in montagna di inverno, tanto. In contemporanea la popolazione italiana viene sottoposta a regolari bombardamenti alleati su città come Milano, Torino, Roma, Venezia, Pescara, Genova, Rimini. Sul campo i tedeschi requisiscono tutto quello sul quale possono mettere mano, animali, viveri, generi di prima necessità. Per la prima volta nell'Italia occupata dai tedeschi si inizi a fare davvero la fame. Il Bisanno di Marco viene assassinato da due tedeschi in Abruzzo a presidio della vicina a linea Gustav. Stavano cercando di requisire il suo unico maiale, fonte di cibo, per l'inverno, quando il Bisanno non lo prova a resistere, viene fucilato sul posto. Non tutti gli italiani subiscono l'occupazione nazista della Patria senza rispondere. Molti vedono l'occasione di liberarsi definitivamente dei fascisti. Questo perché durante i vent'anni di regime fascista, in Italia era comunque sopravvissuta un'opposizione clandestina a regime, composta da comunisti, socialisti, politici, cattolici, liberali e repubblicani. Già il 9 settembre del 1943 il giorno dopo l'armistizio, mentre Roma veniva abandonata da Badoglio e dal re, in via Carlo Poma, sei esponenti politici dei partiti anti fascisti, usciti dalla clandestività, seguito del crollo del regime, si riuniscono e costituiscono il comitato di liberazione nazionale o CLN. Strutura politico militare che avrebbe guidato la resistenza italiana contro l'occupazione tedesca e le forze collaborazioni, ste fasciste della repubblica di salò per tutto il periodo della guerra di liberazione. Il programma viene approvato alle 14-30 di quel fatico giorno. Nel momento in cui il nazismo tenta di restaurare in Roma e in Italia, il suo alleato fascista, i partiti anti fascisti si costituiscono in comitato di liberazione nazionale. Per chiamare gli italiani alla lotta e alla resistenza per i conquistare all'Italia, il posto che le compete, nel consesso delle libere nazioni. In poco tempo si riunirono altri comitati di liberazione nazionale in tutte le principali città italiane del centro nord, con l'obiettivo di resistere nazisti e impedire ai fascisti di riprendere il potere. Importantissima in particolare la sede di Milano. Il CLN, si in dall'inizio rifiuta anche di sottostare al governo tra virgolette italiano di Badoglio, fugito a Sud. Nasce così una spaccatura tra i partiti repubblicani del CLN e i sostenitori della monarchia. Davvero è un periodo complicatissimo della storia italiana. Il CLN inizio una politica di guerrilla continua contro le forze tedesche, ma anche e soprattutto contro i fascisti. Le azioni sono opera in particolare dei Gap, i gruppi d'azione patriottica che piazzano bombe, fucila noficali della repubblica sociale italiana, fanno azioni di disturbo contro le linee ferroviarie e i ripetitori radio. Un'azione del Gap nel 1944, uccide Giovanni Gentile. Gentile aveva aderito con convinzione alla RSI, a differenza di molti altri fascisti. L'altro teatro principale della resistenza armata è in montagna, già nell'inverno del 1943, qualche migliaio di partigiani si radunano nelle montagne italiane, determinati a resistere nazisti. All'inizio sono solo piccoli gruppi di renitenti alla leva ex soldati sbandati, antifascisti di lunga data che salgono in montagna. Poi con il tempo il movimento cresce e si organizza in vari tipi di bande partigiane. Nel 1944, solo le forze armate partigiane contano circa 80.000 combattenti che spesso liberano diverse valley montane dai nazi fascisti. Nel 1945, i partigiani saranno circa 200.000, supportati in vario modo da più di 100.000 civili. Il prezzo pagato dalla resistenza sarà molto alto. Circa 70.000 morti uccisi dai nazi fascisti in rappresaglie, contro i civili e azioni militari contro i partigiani. In tutto questo la resistenza non è solo una guerrilla, è un movimento politico che vuole preparare l'Italia del Dopo Guerra, un'Italia che torni finalmente alla libertà e alla democrazia. Dall'autondo 1943, l'Italia vive una vera guerra civile, anche se in Italia di solito non si chiama così, perché il termino ufficiale è guerra di liberazione dal nazi fascismo. Di guerra civile parlano di solito i fascisti, ma è vero e indubio che si tratta di una guerra in testina tra italiani, inclusa come in una matriosca nella ben più grande guerra mondiale. Questo non vuol dire che si debba mettere tutti sullo stesso piano. I partigiani combattevano per un'Italia libera, democratica. I fascisti combattevano per ricostituire una addittatura fascista soggetta alla addittatura nazista in Germania. Le rappresaglie sono durissime, Marsabotto in Emilia, Santanna di Stazema in Toscana, interi villaggi vengono terminati in risposta alle azioni partigiani. Il 24 marzo del 44 ha seguito di un attentato di un gruppo di azione patriottica in Via Razzella, i tedeschi uccidono 335 italiane nelle cave delle fosse ardeatine a Roma. Nel frattempo il fascismo si vendica contro quelli che reputa i traditori, coloro che votarano il 25 luglio del 43 per la deposizione di Mussolini, il celebre ordine del giorno grandi di cui abbiamo parlato. Dei 19 che avevano deposto il dittatore, sei erano stati catturati dai tedeschi, tra questi, il genero di Mussolini, il conte Galeazzo Ciano, ministro degli esteri del fascismo dal 36 al 43. In un processo Farsa a inizio 44 vengono tutti condannati a morte e poi fucilati l'undici gennario. Questa vicenda però un aspetto interessante. La moglie di Galeazzo Ciano è Edda, figlia maggiore di Mussolini. Edda cerca di salvare il marito, ma quando capisce che non c'è modo di convincere il padre, si dà alla fuga verso la svizzera con i figli. Con sé è da porta il celebre diario di Ciano, dove il marito aveva notato giorno per giorno cosa accadeva nella politica europea. Il diario del conte Ciano è oggi una delle più importanti fonte dirette sulle manovre politiche d'Italia e Germania prima e durante la guerra. Nella primavera del 1944, finiti i mesi invernali, la guerra si rianima sul fronte italiano, mentre gli alleati preparano lo sbarco in Normandia, in Francia, e l'unione sovietica spinge per raggiungere il confinete desco. Gli alleati sfondano in fine la linea Gustav e nel giugno del 1944 liberano Roma, americani, inglesi, canadesi e polacchi, con il supporto di unità di soldati italiani risalgono la penisola, ma vengono di nuovo fermati dai tedeschi nell'autunno del 1944, su una nuova linea defensiva, detailine agotica, che lasciava tutto il nord Italia ancora sotto il tallone nazifascista. Ormai anche i fascisti capiscono che si avvicinano alla sconfitta, atturino e milano si diffondono scioperi contro la guerra, repressiviolentemente dai fascisti tramite deportazioni in Germania. Il mareciallo Rodolfo Graziani, massima autorità militare della repubblica sociale italiana, nelle state del 1944 scrive a Mussolini. Il popolo sente sempre più profondamente in tutti gli organismi nazionali l'occupazione germanica, traendone la convinzione che il governo non conta nulla e che i padroni assoluti sono i Germanici. Le belle dichiarazioni ufficiali sono commentate con ironia e d'appagliono come una beffa. Quello tra il 1944 e il 45 un'inverno durissimo. Le città del nord vivono tra fame, bombardamenti e repressioni nelle vali alpine appennini che i partigiani resistono, ma subiscono anche gravi perdite. Tutta l'Italia spera nella fine dell'incubo che però tarda ad arrivare, nell'agosto del 1944, 15 partigiani rinclusi nelle carceri di milano vengono fucilati a piazzare l'oretto. I loro corpi vengono abbandonati al caldo e stivo a decomporsi nella piazza, come vedremo i partigiani non dimenticheranno la fronto. Approposite proprio in questo periodo che il mio nonno di Ciottenne nato nel 26 viene chiamato a combattere per la repubblica sociale. Il mio nonno non presentandosi viene di fatto condannato a morte, come tutti i renitenti alla leva. Dopo un tentativo fallito che aveva fatto di raggiungere i partigiani in montagna decide di nascondersi in casa con sua madre che racconta a tutti di non sapere dove sia suo figlio. Si dice molto preoccupata una menzogna necessaria per non metterlo in pericolo, non rischiare nulla. Anche l'altro mio nonno ha una storia simile, anche lui si nasconde in un rifugio anti-aereo costruito in cantina per evitare di essere arruolato dai repubblicini. Fascisti della repubblica di Salò che facevano queste ritate per andare a prendere i giovani e portarli a combattere. Finalmente, nell'aprile 1945 con la primavera riprendono le operazioni militari. Gli alleati attaccano la linea agotica e sfondano le linee tedesche. Valavanzate inizialmente lenta e rimane in pantanata nel difficile terreno della Romagna. Il 19 aprile il CLN decide la sollevazione generale del Nord Italia. Il 21 aprile e le forze angloamericane liberano Bologna, il 23 aprile raggiungono il fiumepo. Genova si ribella agli occupanti tedeschi, ottenendone la reza. A questo punto il CLN di Milano a capo dell'intera organizzazione partigiana in Nord Italia decide che il 25 aprile sarà il giorno della sollevazione generale contro quello che resta del governo nazifascista. La rivolta serve anche per far capire agli alleati che c'è un'altra Italia, oltre a quella fascista, che gli italiani vogliono essere attori della liberazione. Oggi il 25 aprile è il giorno della liberazione. Esiste ancora oggi l'audio originale del proclama del CLN che annuncia lo sciopero generale e la sollevazione dell'Italia del Nord contro i tedeschi. Viene pronunciato da radio Milano Libera, letto dal partigiano Sandro Pertini, difede socialista che sarebbe diventato nel 78 il Presidente della Repubblica Italiana. Ecco ne un passaggio. In tutto il Nord i tedeschi si ritirano e i fascisti si arrendono. Mussolini al solito non affronta le conseguenze delle suazioni, con la maggior parte dei fedelissimi, oltre che la sua amante Clara Petacci prova a fuggire insvizzera. Viene catturato ad dongo, a pochi chilometri dal confine svizzero, vestito da soldato tedesco, arrestato con la Petacci e con i suoi gerarchi viene fucilato il 28 aprile su ordine del CLN di Milano. Poco dopo vengono anche fucilati 15 gerarchi del fascismo che lo avevano accompagnato nella fuga. Cinque ministri dell'RSI, il prefetto di Milano, diversi comandanti delle milizie fasciste. I corpi di Mussolini e dei gerarchi fascisti vengono poi portati a Milano, appesi attesta in giù in piazzale l'oretto, lì dove erano stati fucilati i 15 partigiani, qualche mese prima, ti ricordi. La feroccia della guerra civile giunge così alla sua conclusione sanguinosa, al termine di una spietata lotta. Il giorno dopo il 29 aprile 1945, le forze armate tedesche rimaste in Italia si arrendono ufficialmente agli alleati, con qualche giorno di anticipo sul resto del terzo Reich. La guerra è finita ma restano aperte moltissime questioni, che ne sarà dell'Italia. Salattratata come un paese sconfitto occupato, come la Germania o il Giappone, oriceverà un trattamento diverso. Cosa cadrà ai suoi confini, lì dove si mescolano italiani, tedeschi e slavi, che ne sarà della monarchia di revittorio emanuele terzo, il Reich aveva permesso a Mussolini di prendere il potere, che ne sarà del fascismo e dei fascisti. Ci sarà una nuova guerra civile, un colpo di stato militare o triomferà la democrazia. Chi governerà il paese, tra i tanti e vari legati partiti che hanno sostenuto la guerra di liberazione contra i fascisti, e che includono il Partito Comunista, alleato dell'Unione sovietica. Tutte queste domande erano in sospeso in quella prilla del 1945, mentre si stringeva il cappio anche attorno a Hitler e alla sua guerra in Europa. Quello che è certo è che il fascismo che aveva governato l'Italia dal 1922 era finalmente caduto. A 23 anni dalla marcia su Roma il fascismo ha consegnato al futuro un'Italia di strutta. Lo stato che i fascisti volevano rafforzare era stato scomposto e di solto dalla guerra. L'infrastrutture che si vantava di aver costruito, strade ferrovie, era no state bombardate e riportate a uno stato ben peggiori di quelle che il fascismo aveva trovato. Il fascismo aveva voluto costruire un imperio italiano e ora l'Italia aveva aperso tutte le colonie ed era in procinto di perdere buona parte dei territori conquistati dopo la prima guerra mondiale. L'economia italiana era a pezzi, la sua base industriale ma ai veramente forte sviluppata era ridotta ad una masso di macerie. Le condizioni materiali della popolazione italiana erano tornate indietro di un secolo all'epoca della miseria prima dell'unità d'Italia. Sarebbe facile quindi dire che il fascismo fu un fallimento soprattutto a causa della guerra e dell'alleanza con Hitler, come dicono intanti, ma così non è in realtà. Anche senza la guerra e le sue disastrose conseguenze il fascismo era stato un fallimento. Aveva bloccato per decenni lo sviluppo del paese, consegnando al 1940 l'anno dell'inizio della guerra una società arretrata poco scolarizzata impreparata alle sfide del futuro. Questo è quello che sempre accade quando una società è governata dai fascisti. Basta vedere cosa successe alla spagna di Franco che dovete subire una dittatura fascista ben oltre la seconda guerra mondiale, restando arretrata e isolata nel mondo. Il fascismo aveva messo in gabbia le donne, distrutto il dissenso, i meccanismi politici democratici che servono per capire dove e come le cose non vanno. La dittatura aveva cancellato i sindacati e represso operai e contadini imponendo il volere dei padroni e dell'alta burguesia, comprimendo i salari e diritti dei lavoratori. Aveva costruito una società gerarchica dove non contano le capacità e l'intelligenza ma la provenienza sociale e l'obbidienza ai superiori. Anche senza la guerra il ventemio fascista era stata una perdita di tempo per il paese, mentre il mondo correva verso il futuro. La guerra aveva cancellato anche quelle poche cose buone che il fascismo aveva fatto sul fronte infrastrutturale e su pochi altri campi, consegnando un paese diviso, distrutto e sconfitto. Il fascismo insomma aveva fallito su tutta la linea anche prima della guerra, spettava ora alla nuova classe dirigente, uscita dalla lotta partigiane cresciuta nel comitato di liberazione nazionale, decidere che strada avrebbe preso l'Italia. Bene, siamo arrivati alla fine di questa lunga serie sulla storia del fascismo in Italia. Spero ne sia valsa la pena e spero che tu abbia trovato interessante questo viaggio attraverso uno dei periodi più oscuri e complessi della storia italiana. Come ti diceva all'inizio sul sito podcastitaliano.com troverai le trascrizioni e i glossari di tutti e cinque episodi che compongono questa raccolta. Ti invito davvero a consultarli perché ti saranno molto utili per ripassare le parole che hai sentito e magari non hai capito oppure quelle che hai capito nel contesto, ma di cui non ti ricordi il significato preciso. Sono risorse davvero prezioso e è tutto gratis. Un grazie enorme va a Marco Capelli, autore di questa serie. Se ti sono piaciute le collaborazioni tra Marco e podcastitaliano, amerai sicuramente i corsi, volti d'Italia e dentro l'Italia. Questi corsi ti aiuteranno a raggiungere al livello avanzato in italiano portandoti all'interno della cultura, della storia e della società italiana. I episodi culturali di entrambi corsi sono stati scritti propri da Marco Capelli. Se ti è piaciuta questa serie sul fascismo, penso che apprezzerai moltissimo anche quei contenuti. Troverai i link ai corsi nelle note di questo episodio. Ti invito anche ad ascoltare storia d'Italia, il podcast di Marco Capelli, se sei appassionato o appassionata di storia italiana. Lo trovi su tutte le piattaforme di podcast. Spero che questa serie ti abbia aiutato a capire meglio non solo la storia del fascismo, ma anche l'Italia moderna e le sue contraddizioni. Come diceva Davide, citando le parole di un berto ecco, conoscere questa storia importante per restare sempre in guardia rispetto ai rischi di una deriva autoritaria dei nostri sistemi democratici. Grazie per aver ascoltato questo episodio speciale di podcast italiano. Alla prossima.

Podcast Summary

Key Points:

  1. Il podcast presenta una serie in cinque parti sulla storia del fascismo italiano, dalla nascita alla caduta.
  2. Le origini del fascismo sono legate al risentimento post-Prima Guerra Mondiale (la "vittoria mutilata") e alla figura di Benito Mussolini, ex socialista diventato nazionalista.
  3. Il movimento fascista, inizialmente minoritario, guadagnò consenso attraverso la violenza squadrista e il sostegno di élite timorose di una rivoluzione bolscevica.
  4. Il regime fascista plasmò profondamente l'Italia negli anni '20 e '30, prima di condurla al disastro nella Seconda Guerra Mondiale e alla sua caduta nel 1943-45.

Summary:

Il podcast introduce una serie storica sul fascismo italiano. Spiega che il movimento affonda le radici nel malcontento del dopoguerra, in particolare nel mito della "vittoria mutilata", nonostante l'Italia avesse vinto. La figura chiave è Benito Mussolini, un ex direttore socialista dell'Avanti che, dopo aver sostenuto l'intervento in guerra, fondò i Fasci di Combattimento nel 1919.

Inizialmente trascurabile elettoralmente, il movimento fascista crebbe nel biennio rosso (1919-1920), quando le sue squadre d'azione violente furono tacitamente tollerate dai governi liberali e dalle classi agiate come baluardo contro la sinistra socialista e le proteste operaie. Nonostante scarsi risultati alle urne, i fascisti, guidati da Mussolini, riuscirono a inserirsi in Parlamento nel 1921, ponendo le basi per l'ascesa al potere che verrà approfondita negli episodi successivi, culminando con la dittatura, l'alleanza con la Germania nazista e il crollo finale durante la Seconda Guerra Mondiale.

FAQs

La serie indaga la storia del fascismo italiano, esplorando come è nato, si è sviluppato e infine è caduto il regime di Mussolini.

La serie è stata scritta da Marco Capelli del Podcast Storia d'Italia e narrata da David.

La trascrizione completa e i glossari con le parole difficili spiegate e tradotte sono disponibili sul sito podcastitaliano.com.

Il mondo moderno nacque dagli orrori della Prima Guerra Mondiale, che distrusse il mondo eurocentrico, monarchico e ottimista dell'Ottocento.

L'Italia era ancora povera, con un'industrializzazione limitata al triangolo Milano-Genova-Torino, e le sue avventure coloniali, come la sconfitta in Etiopia nel 1896, furono umilianti.

Da socialista anti-militarista, Mussolini divenne interventista, sostenendo l'ingresso dell'Italia in guerra contro l'Austria-Ungheria, il che portò alla sua espulsione dal Partito Socialista.

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