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I Medici - Storia di una grande famiglia - Parte I

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I Medici - Storia di una grande famiglia - Parte I

La conversazione introduce la storia dei Medici, sottolineando la loro unicità nel panorama italiano: una dinastia costruita non con la forza militare o un titolo nobiliare, ma attraverso le arti liberali, il commercio e la finanza, le cui oscure origini risalgono al contado del Mugello. Il contesto fondamentale è la Firenze del Tardo Medioevo, una repubblica il cui potere era gestito dalle corporazioni (Arti Maggiori e Minori). Questo sistema, sebbene escludesse i lavoratori non specializzati e fosse vulnerabile a manipolazioni, garantiva una notevole mobilità sociale e un ampio consenso, sostenuto da una vigorosa crescita economica che fece di Firenze un centro finanziario europeo. La città superò anche la grave minaccia militare posta da Giangaleazzo Visconti di Milano, grazie anche a una fortunata svolta storica. L'ascesa dei Medici fu resa possibile dalla loro abilità nel manipolare questo sistema politico dall'interno, mantenendo le forme repubblicane mentre ne controllavano di fatto il governo. Infine, si spiega che il miracolo economico e bancario che favorì i Medici fu un fenomeno tipico dell'Italia centro-settentrionale, dove i comuni, a differenza del resto d'Europa, conquistarono autonomia politica senza l'intervento di una forte monarchia nazionale, creando le condizioni ideali per lo sviluppo del capitalismo moderno.

Transcription

7129 Words, 44857 Characters

Italian
I medici, storia di una grande famiglia, prima conversazione. Narrare le vicente di casa medici non è impresa facile. Sì, fica infatti, ripercorre quattro secoli almeno di storia di Firenze, d'Italia e Europa. Storia politica, sociale, economica, ma anche storia dell'arte. Storia della grande bellezza che gli esponenti di questa famiglia hanno saputo donare alla loro città ed all'Italia intera. Significa attraversare una galleria di personaggi sempre notevoli, spesso geniali nei campi del commercio, della finanza, della politica, della cultura, delle arti. Narrare le vicente di casa medici e come rileggere una passionante romanzo fatto di splendore, avvolte anche di tragedie. E questo e quanto si propone a chi decidirà di seguire questa serie di conversazioni. Ora, però, prima di iniziare il nostro racconto, è necessario per comprendere i motivi e la dinamica delle vicende narrate illustrare il quattro di riferimento, esistente in Firenze e in Italia, spiegare il mondo in cui nacquero e crevero la fortuna di questa casa. E questa sarà anche l'occasione per rivedere le origini della civiltà del nostro paese. L'Italia del Tardo Medioevo ed Errinacimento è dominata almeno al centro non orda Signorie, l'età delle libertà con un'ali e bevita breve. La fermarsi di una certa Signoria in un determinato comune era in genere la conclusione di accesi, scontri, trafazioni, vere, propria guerre civili. I medici fanno eccezione. I medici furono forse l'unica casata che sia mai riuscita a costituire una dinastia attraverso l'esercizio di arti liberali, non essendo ci traccia nelle sue origini, nei dinobiltà, nei di episodi di violenza, nei di eccelle attitudini militari. Non si ricordano uomini d'armi tra i medici, tra le famoso Giovanni delle bande nere che comunque non èbbe una pesenza significativa in Firenze. Nessuna goccia di sangue blu era presente nei medici di Firenze. Si trattava di un vecchio cepo campagnolo che affondava le radici nel Mugello. Oscura è anche l'origine del nome che fin troppo ovviamente qualcuno farrebbe derivare da un antenato dedicò all'esercizio della medicina o della farmaccia. Anche le famose palle che appaiono nello stemma mediceo non rappresenterebbero secondo questa tesi altro che le calde con cui medici e speciali sono ministravano i loro farmaci. Puro il numero delle palle che decorano lo stemma e argomento di discussione, sembra che inizialmente fossero 11, divennero nuove con Giovanni di Bici ridotte a 6 dal reso in poi. Allora parliamo della città dei medici, Firenze. La scesa di casa medici si è realizzata a Firenze proprio per le pecugliari caratteristiche, politiche ed economiche di quella città. In nessun altro luogo al mondo a quei tempi si sarebbe potuto svolgere l'incredibile vicenda di questa famiglia. Allora dobbiamo illustrare nemo tivi. Firenze era allora una repubblica che si riceva sulla base degli ordinamenti di giustizia emanati nel 1293 da giano della bella, il quale pur appartenendo ad una delle più antiche e nobili famiglie e guibiline della città aveva braciato la facione quelfa e popolare e era diventato paladino. Tali ordinamenti stabilivano in buona sostanza che potessero svolgere attività politica Firenze solo gli scritti alle corporazioni, le cosiddette arti che si devono innarti maggiori e arti minori, escludendo quindi dal governo della città chi non esercitava attività economiche, quindi i nobili o i cosiddetti grandi. E giustamente questo perché il potere politico era fidato alle arti, la grandezza e la prosperità di Firenze nell'alto medioevo furono opera delle arti. Ogni arte era una persona juridica che disponiva di una sede, di un governo, di finanze proprie, di giustizia e polizia interne. Ogni arte controllava e certificava la qualità del prodotto del servizio, gestiva la qualifica dei propri soci che venivano distinti in apprendisti, laboratores e maestri, curavano l'ora istruzione e lo sviluppo professionale. Nera presentava gli interessi di fronte e potericitati. Inoltre ogni arte gestiva anche una specie di welfare, concedendo assistenza ai malati e alle vedove. Sette erano le arti maggiori, 12 le arti minori. Le arti maggiori includevano arte dei giudici e dei notai, arte dei mercatanti, detta anche di Calimala dal numero della strada in cui si trova la sua sede, arte del cambio, arte della lana, arte della seta, arte dei medici speciali, a cui si scrissi anche dante, arte dei pellicciai. Le arti minori poi sono 12 beccai, calzolai, fabbri, vina tieri, fornai, etc. Dato che il potere politico era nelle mani delle arti vediamo allora la procedura a attraverso cui queste designavano ivertici del potere affirenze. E' era una procedura quanto mai pacifica e peccoliare. In occasione dei turni elettorali, i nomi di tutti i componenti gli ogni arte che avessero computer i trantanni e fossero eleggibili, e questo è un punto fondamentale perché non era legibile chi fosse si fosse macchiato di colpe, di crimini oppure a direttora semplicemente di indegnetà o fosse carico di debiti, chi era indevitato non era leggibile. Allora gli eleggibili venivano i nomi degli eleggibili venivano inseriti in sacchetti di cuoio, dei tiborsi, e depositati nella sacristia di Santa Coloccia. Dalle estrazione assorte, assorte di nove nomi, sette per le arti maggiori e due per le minori, veniva la designazione dei priori che costituevano la signoria, cioè il governo della città. E priori che leggevano tra di loro il gonfaloniere di giustizia, cioè una sorta di Presidente, restava in carica per due mesi soltanto, percepvano un modesto stipendio, venivano alloggiati e serviti e riveriti a spese della repubblica nel palazzo della signoria, erano insieme legislatori e regitori della repubblica. I loro poteri erano limitati, sia dalla brevita del mandato, come ho detto due mesi soltanto, sia dall'obbligo di consultare altri organi collegiali, tutti designati tramite estrazione assorte, come in dieci di guerra, di otto di sicurezza, i doldici buoni nomi, se vi ha dicendo. Oltre a ciò bisogna cittare un altro organo costituzionale di prima reimportanza, cioè la semblè a generale di tutto il popolo, che era il simbolo di tutte le libertà fiorentine e che si rioniva, in particolare occasioni, spesso in emergenze, in piazza della signoria, a eri in tochi di una grossa campana posta sulla torre del Norfo, detta la vacca. La vacca rimase per segoli il simbolo delle libertà fiorentine. Una posizione a parte in questo panorama occupava il podesta, che era in genere un nobile straniero riccamente retribuito che si occupava della situazione della giuttizia, cioè il capo della polizia, e riceveva nel palazzo del bargello che veniva utilizzato anche come prigione, e tale rimase fino alla metà del 19 secolo, quando le prigioni fiorentine furono trasferite alle murate. Oggi il bargello è un magnifico museo, ma per secolo le sue mura hanno risponato di grida e lamenti hanno assistito allo strazio di prisionieri torturati e messi a morte. Il modello politico in atto affirenze non era ovviamente esente da difetti. A prima vista si sarebbe detto un sistema impermeabile ad ogni influenza o condizionamento di parte, ma non era così. I grandi gruppi di potere erano in grado di manipolare le liste degli eleggibili, includendo i propri partigiani ed escludendo gli avversari per indegnità. fino ad erigere quindi indiretamente per interposta persona tutta la politica cittadina. E proprio di queste scamotage si servirono largamente i medici per ascendere al potere ed esercitare di fatto il controllo della città. E si infatti a differenza da tutte le altre signorie. Norchiesero mai almeno nel periodo repubblicano a differenze quindi fino al 1500 un'investitura imperiale o papale che legistima se il loro potere. Mantendo rene essere tutti gli istituti e le profenze repubblicane che riuscivano però a manipolare al loro piacimento. Il tipo di gestione del potere esercitato dai medici era quindi del tutto pecugliare. Potete resistere solo affirezione. Evidente però che l'esercizio del potere per un periodo così lungo non sarebbe stato possibile senza il consenso e nell'arte della cappazio benevolenzie, cioè di assicurarsi il tacito consenso dei loro cittadini i medici furono maestri. Altro limite dell'ordinamento politico fiorrentino era che restavano esclusi totalmente dal sistema, cioè dalle arti, tutti lavoratori dipendenti di basso livello. Il l'obbi venditori ambulanti prestatori dopero occasionali e via dicendo. Però rappresentavo la insostanza quasi 70% della popolazione che non aveva nei diritti politici negaranzie salariali, ne assistenza di alcun tipo. Questo stato di cose arrivo generale a fine tra 100 una diffusa in soddisfazione tra i cedi più de voli che spose nel 1378 nel tumulto famoso detto dei chompi che erano lavoratori della lana non qualificati. Il tumulto è inizialmente successo ma poi fur rapidamente soffocato dalle arti tradizionali. Ora bisogna anche riconoscere però che a parte perio di transitori di difficoltà o malessere, anche lavoratori più umili avevano di che vivere. La società fiorentina e inoltre era caratterizzata da un'elevata mobilità sociale. Anche più piccoli artigiani, mercanti e imprenditori avevano la possibilità di emergere e proprio le vicende della famiglia medici ne sono la dimostrazione. Inoltre non si può non menzionare che una procedura elettorale così complessa rendeva di fatto impossibile per una sola persona di chiararsi signore della città e come visto neanche i medici si procurà marrono mai tali e mentre questo aveniva in tutte le altre città italiane. Allora tal insieme di circostanze faceva però si chi la maggior parte dei fiorentini si riconoscessero nel sistema politico che governava la città e questo è un fatto fondamentale e fossero orgogliosi delle cosiddette libertà da esso tutte late e condividessero le idee i progetti della classe dirigente, ma grado a busi e stolture che però un impetuosa crescita economica mascherava o faceva dimenticare e più, quindi è la crescita economica la base della solidità del sistema politico fiorentino. Una testimonianza di questo tumultuoso sviluppo la troviamo nell'acronica fiorentina del villani scritto in quell'epoca cioè nel 3x14 secolo. Secondo il villani la città del 300 era popolata stabilmente da 100.000 persone, un numero importante per quella epoca pesate che Londra era un borgo di 30.000 abitanti. A questo si aggiungere un flusso giornaliero di 1500 stranieri tra viandanti e soldati. Foro da lemura nel contato si contavano 80.000 uomini, ora il villano, il villani scusate usa il termine uomini forse intendendo maschi o famiglie. Nascevano ogni anno 5.500 o 6.000 bambini, in maggioranza, sembra che fossero o maschi. I bambini che potremmo definire studenti elementari ammontavano 8.10.000. Quelli che frequentavano le superiori che imparavano quindi l'abaco e l'algoritmo tra i mille e i mille duecento i sei su voi e quelli che imparavano la grammatica elologica erano 55610 in 4 sulle. Quindi c'era un sistema educativo a abbastanza ampio di fuso e dalla portata di tutti. Le voce che obbifici della Lana dove la fine del 300 si lavorava anche soprattutto la brecciatissima Lana di Inghilterra erano oltre 200 e davano sostentamento pensate a 30.000 persone con un fatorato di 1.200.000 fiorini d'oro l'anno. Poi a questi si dona aggiungere 300.000 fatorati dall'arte di Calimala che era la produttrice di panni di Lusso dei tifrancesi riccamente decorati. Poi c'erano piano e l'haizo, colai e calzolai oltre 300. C'erano 146 fornai e poi banchi di cambio orano oltre 80. La zecca cittadina batteva noalmente 350.000 fino a 400.000 fiorini d'oro. Oltre a 20.000 libri di denare in Argento. Il collegio dei giudici era formato d'al tanta persone, se il cento erano inutai molti di più medici cirusici. Le botteche delle altre varie arti erano talmente tante variegate da non poter si contare. Allora, vista la situazione interna di Firenze, diamo uno sguardo alla politica a estera di questa città. Verso la fine del 300, l'eccidità italiane più ricche potenti in nord, Italia erano insieme a Firenze Milano che era retta da una signoria e verezia che era retta da una oligarchia. Firenze nel 300 con questa rezzo ed altri territori circostanti, molte come molte pulciano, pisa, cortona, Livorno, allargando il suo territorio in modo da rendere più sicura la città. Ma si scontra presto con la rampanta eccesa del potere visconteo. Sotto la guida di un geniale quanto di spotico regitore, Giangaleazzo visconti Milano conosce in questo momento l'appoggeo del suo potere politico. Giangaleazzo sottomette Genova e strappa terre città la stessa Venezia. Poi rivolge alla sua attenzione a sud, scontrando si inevitabilmente con Firenze. Firenze è in anzitutto cercalleati, in primo luogo Venezia e Bologna, ma anche l'imperatore tedesco Roberto Di Baviera. Poi si munisce di un esercito, assoldando la compagnia di ventura di un inglese, Gianecud che Fiorentini rinominarono Giovanni L'accuto. L'accuda aveva partecipato alla guerra di 100 anni tra Francia e di Nil Terra, ma dopo la conclusione della pace di Bretigni del 130060 si era trovato senza impiego insieme a tanti altri mercenari che rimasti senza soldo si erano organizzati in banda di saccheggiatori. I francesi li chiamavano i corciore, scorticatori e ovviamente se organizzarono per eliminarli. Allora cacciata dalla Francia, dove si rifugia la feccia di Europa e pensate un po' come il solito in Italia. I manigoldi rioniti in compagnia di ventura vengono i propri servigli a città ai signorotti e essendo spesso proprio interessati al saccheggio che alla guerra. Tra di queste compagnie, la compagnia dell'accuto si fa presto conoscere. Per la sua efficienza oltre che per la spietatezza, c'ese nefarenza ricordano ancora la sua crudelta. Passato alle dipendenze di diverse signori, l'acuto si mette dal 1376 in servizio dei fiorentini, cui rimasa fedele fino alla fine dei suoi giorni. Inzialmente ottiene significativi, successi, sui vinc sui riscontei, ad esempio dalle sardre. Pappoi è costretto a repliegare e nel 1391 opera una bilissima ritilata che lo porta senza danni dalla lombardia e in Toscana. L'acuto fu un accorto stratega e era anche fu anche il maestro di alberico da Barbiano. Ed esito per quasi 20 anni l'influenza anche sulla politica fiorentina e quindi divene il primo non solo dei capitani eventura in Italia ma anche dei condottieri politici. Lo suo figura futale che honorato da un affresco di Paolo Cello che si può ancora mirare in Santa Maria del Fiora. La morte dell'acuto nel 1394 lascia gli eserci di fiorentini già costretti a ripiegare senza guida. Mentre la situazione militare si fa sempre più drammatica. Anche l'esercito imperiale è agnientato a brecce. I fiorentini si ritrovano senza alleati e senza esercito. Il 10 luglio 1402 il visconti si impadrono in cedibolonia. Niente sembra più poter arrestare l'avanzata delle silli viscontei. In accosto il bisone di Milano che Dante chiama la Vipera che il mellanese accampa si affaccia oltre la penino, minacciando direttamente la repubblica. I fiorentini vedono la morte negli occhi, però la fortuna assiste Firenze. Il 3 settembre 1402 aletà di soli 50 anni muore improvvisamente giangaleazzo e con lui trabonte il sogno dell'impero visconteo. Firenze quindi può respirare. Inizia proprio da qui, da lo scampato pericolo, il periodo di maggior crescita economica di Firenze che diviene in breve il centro della finanza e del commercio europeo. Fina questo momento i medici erano rimasti al margine della vita politica e economica di Firenze, conoscendo anche momenti di grandi difficoltà. Poi la desione di un loro rappresentante un certo salvestro al partito dei ciumpi non avevo accerto migliorato la loro reputazione. Le cose cambiano rapidamente quando la guida delle fortune familiari giunge il vero capo stipite della dinastia, Giovanni di Bicci di cui parleremo che porta decisamente il funcro delle attività dei medici del mondo della finanza e delle banche. Ora e bene dire no che la tività bancaria non nasce certo con i medici, ne è una esclusiva di Firenze. Giata due secoli banchieri italiani dominavano la finanza europea. Tutti conosciamo Lombard Street all'ondra che era detta così perché era il punto di ritrovo dei Lombardi come genericamente venivano dei gli italiani del nord che già prima già prima e già vanno sulla scena finanziare europea. Lombard Street era la Siti del Medioevo. Però forge un interocativo, direi spontaneo perché il sistema bancario e il capitalismo moderno nascono proprio in Italia in quel periodo e perché solo in una ristretta porzione del Paese perché ad esempio tutto il suo d'Italia fu o escluso da questo prodigioso sviluppo. Sono due diverse domande, gorgomenti, distinti che però ci si fa obbligo di trattare, anche se dobbiamo allontanarci dal tema centrale nostro discorso per affrontare i temi più vasti della politica italiana in quel periodo. E questo perché occorre capire l'ambiente in cui vissero ed operano i medici e le condizioni che per misero il rapido sviluppo delle loro fortune familiari. Oltre a ciò come vedrete si illustrerà e si spiegarà anche alcuni, si spiegaranno anche alcuni aspetti dalla società italiana fino ai giorni nostri. Allora tornando le domande che ci siamo posti, i motivi per entrambi punti possono essere tanti. Ma la base di tutto ci fu la nascita e i fiorire dei libri comuni nel nord e centro Italia. E allora, esoma mi dispiace ripetermi, ma perché sono l'Italia e perché solo al centro nord? Alalba dell'anno mille è un vento di rinnovamento attraverza tutta l'Europa, portando una luce nuova a scorciare lo scurità dei secoli bui, generando una riprese economica che col passare del tempo di viene sempre più impetuosa ed ha come fulcro la rinascita delle città. Le città rinascono dalle radità romana dei munici pi, che durante tutto il periodo imperiale avevano mantenuto autonomia ed indipendenza. E quindi i lecitari nascono guardacaso proprio nelle regioni più intensamente romanizzate, Italia, Francia, Fianbre, Sud della Germania, Zone Costiere dell'Inglitter. I monarchi europei sono molto attenti a questo fenomeno, che genera nuove risorse e quindi nuove introiti e concedono autonomie e desensioni fiscali importanti alle giovani realtà urbane, favorendo così lo sviluppo commerciale ed industriale di questi luoghi. A questo punto però la realtà italiana diverge da quella del resto dell'Europa. Nel resto dell'Europa le franchege per le città sono riservate alla cinta urbana e ad una restretta giò zona circostante e il termine francese Ballye, che si usa coroggi e significa periferia, deriva dall'attino medievale Bannileuca, che indicava la restretta zona intorno alla città esente dal banno, cioè l'obbligo feudale. In Francia di Germania la nobilità feudale resta estranea al fenomeno dello sviluppo della città, che guarda in caniesco arroccatani fe costelli. Hai monarchi? Combiene il perpetuarsi di questa differenziazione che consente l'orditrarre dalle città risorse economiche quadri amministrativi, dauffe, dauffeudi, ranghi e quadri del esercito. Riuscendo in questo modo ad affermare la propria autorità su entrambi. In Italia le vicende delle città si svolgono diversamente dal resto dell'Europa, a causa della diversa situazione politica del nostro paese, che non essede di una monarchia nazionale a differenza delle altre nazioni europee. L'imperatorie tedeschi sono lontani o distratti da problemi interni e lo stato pontificio offre una seconda sponda alle requiete città italiane, che senza attendere franquigio per messi della autorità si impossessano delle loro autonomie. E su di queste basano il loro impetuoso progresso economico. I grandi feo di in Italia si erano frantumati in tante realtà minori e ha seguito di molte concaose tra l'altro non ultima la Constituzio dei feo di sintrota con l'accordato il salico. Ora non è questa la sede per esaminare i motivi per cui tali disposizioni hanno in Italia una applicazione diversa dal resto europea. Di fatto da noi i grandi feo di scompaiono e quanto resta non ha la forza per confrontarsi con la prepotente crescita delle città. Di conseguenza i piccoli fodattari visto il successo economico dei centri abitati decidono di nuurbarsi. Entrano in città con la loro arroganza, i loro sguerri, costruisco un all'interno delle murorbane torri e forteze e anche si vedono ancora con i esempi ad esempio pensate a San Jiminiano. Si riuniscono in corso in consorterie societate smilitum cercano di imporre ai cittari prodotti di la loro legge. Questo tentativo è all'origine dei ferroci. conflitti tra nobili e mercantica valieri e popolo grasso, gibillini e guelfi che animano il due e tracento dell'Eccittà italiane. Però bisogna dire che insieme a queste contese i nobili portano anche una dotte, i loro feudi, il contado che viene quindi in globato nella Città, nasce in Italia una creatura politica sconosciuta nel resto europeo, questo è un punto sul quale bisogna insisterre, perché nasce in Italia la Città Stato, che controlla come minimo la porzione di contado necessaria la propria autosufficienza alimentare e che si dimostra presto un modello vincente. Il punto di partenza di questa impetuosa crescita è il primo fulcro dello sviluppo economico dell'Italia, dopo l'anno mille, sono republi che marinare, che favorite dalla loro posizione non tardano ad impadronersi delle rotte marittiche nel Mitterragnio. Quattro sono originalmente le republi che marinare, ma la prima ad affermarsi è anche la prima ad ascompariere, cioè a malfi, ha seguito della conquista normana del Paese, ma il peggio a sud doveva ancora arrivare. Ora, ripeto, non è questo il luogo, nel contesto adatto, per approfondire il problema del meridione di Italia, delle sue origini e delle cause dei suoi problemi. Tuttavia, domain domain anche rispondere alla seconda domanda che ci eravamo posti. Non possiamo mettere dimensionare che nei primi secoli dopo l'anno mille era proprio il meridione la parte più ricca e progreddita della Poniisola e per motivi del tutto evidenti. In Perobizzantino, stati arabi erano quei tempi identità politiche, più ricche ed evolute di tutto il settore oroasiatico. I stati arabi in particolare chiunivano il controllo delle floride rotte di intercambio un sorprendente sviluppo di nuove tecniche applicate anche alla ricoltura, una stuprificente fioritura, letteraria ed artistica e un incredibile avanzare delle scienze della matematica. Numeri arabi, ara, algebra e altro ed astronomie ci derivano proprio dagli stati arabi. Sono stati gli arabi poi a portare in Sicilia il bacco da sete, il cotoni, il riso, il cedro, il limoni, la canna da zucchero a creare una marinaria da guerra ed una infrastruttura administrativa che era un normani o è però il buon senso di conservare. Quindi era del tutto naturale che le città e le regioni che avevano maggiori facilità di comunicazione con questa realtà importanti e vista all'oroposizione geografica di tre sero, benificio. E questo spiega l'impietoso sviluppo, abbiamo un parlato di amalfima, poi anche di bari, o tranto palermo, e in generale poi di tutti i regni del sud. Con l'istorarsi di monarchie fortemente accentrate con i reno normani prima e gli ho stavent poi parte di questo slanchio si perde, ma resiste comunque nel regno di Napoli uno stile di governo aperto, lungi mirante, attento a non soffocare con mercio ed attività economiche e capace di preservare e valorizzare la peculiare composizione multietica del regno in cui convivevano popolazioni autoctone, greche, lungo barde con i portanti coloni arabe. Questo insieme di razze di cultura favorisce scambi e commerci con i paesi di origine di queste popolazioni ed è tra le cause del vivace sviluppo economico e culturale del sud Italia in quel periodo. Con la fine del 1300 questa situazione cambia radicalmente per due cause con comitanti. In primo luogo il progressivo spostarsi dell'asse macco economico del Mediterraneo, conseguente allo sviluppo dell'economie dei paesi esetetronali, ma anche a declino di impero bizantino e stati arabi che collassano rapidamente sotto i colpi degli imbasori turchi ottomani. La seconda causa è di natura squisitamente politica e italiana ed è legata la rivo degli angiò nel 1266 chiamati in Italia guarda caso da un papa francese urbano quarto. Questi aveva ritenuto di dove reagire alla situazione che sia determinata nel nord Italia dopo la tragica battaglia di monta aperti. Dante del 1260, dante la ricorda dei cifersi come lo strazio e il grande scempio che fece l'arbia colorata in rosso. In questa battaglia i gibellini senesi con il probabila aiuto finanziario del red in Apoli avevano aglientato i quali fiorentini. In questa battaglia cambia il contesto per il politico della penisola. Il papa che si vedeva chiuso in una morza dai gibellini filo imperiali si rvolge a suo paese di origine, la Francia. Offrendo la corona di Napoli al fratello del re lui ginono Carlo d'Angio, il sostituzione dello schomunicato Manfredi che allora occupava il trono di Napoli. L'Angio accetta e la spedizione viene finanziata proprio dalla Santa Sede che impegna a questo fine la raccolta delle decime di due anni, misura straordinaria, piegata prima di allora solo in occasione delle crociate, guardate quali potenti mezz'ien grado di muovere il pappato. La calate in Italia dell'armata a Giurina ha come esito la sconfita degli ONSTUFF e in abbenevento nel 1266 due ve lo stesso Manfredi trova la morte. Dante che era un suo grande ammiratore lo ricorda, Biondo era e bello ed i sentili aspetto, ma un colpo lundeci li avevo diviso. In ipote, corrado di Svebia, detto Corradino, tenta alla rivincita due anni dopo, matirato in uno di un boscata tagliacozzo nel 1268 viene sconfitto e fatto prigioniero, poi vilmente messo a morte nella piazza centrale di Napoli. Gli angiò e i loro seguaci, divenuti padroni incontrastati del suo d'Italia, importano dalla Francia e impongono in tutto il regno e il modello politico francese. Un modello archaico basato sul feudalismo barronale che sofoca la realtà a multiforme attiva aperta del mezzo giorno, sotto una pesante capa di Pionvo e condanna tutti il regno ad un progresivo inarrestabile declinio. Tre peggiori misfatti di questa stirpe come non ricordare lo terminio dei musulmani di Lucere, che era rimasti fedeli a tutti i regnanti, normani e tedeschi e che solo l'ottusa mio pia degli angiò poteva considerare un pericolo da estirpare. Da quel momento il barice entro dell'economia si trasferisce al nord. A inizio da queste vicende l'irreversibile declinio del meridione di Italia. Quindi per quanto sopressposto il modello politico destinato al successo la città statu, nasce e si afferma solo nell'Italia del nord o centro nord. Si tratta di veri e propri stati che controllano almeno i territori rurali necessari per la propria autosufficienza alimentare e che spesso non tardano a dispandersi sotto mettendo le città circostanti, diventendo realtà politiche e economiche di assolutare il Levanza. Mentre la fermarsi nel sud Italia dei reggimi fridali precluda questa apportione della politica, la partecipazione alla impetosa crescita economica e finanziaria che coinvolge il resto d'Italia. In questa crescita del centro nord occorre a destingere due diversi modelli di sviluppi che si dimostranno comunque a paci di interagire e che rappresentarono istanze economiche e politiche diverse almeno originalmente. Il primo modello da fermarsi, quello che fece inizialmente da volano all'economia del nord e legato a l'attività dei maggiori porti italiani, cioè alle republi che marinare. Dopo la scomparsa di Emalfi incorporata nel regno di Napoli, l'occasione per il balsso in avanti delle tre restanti republiche furono le coracciate. Possiamo tranquillamente affermare che senza l'apporto della marinaria italiana le corciate non avrebbero avuto esito positivo o addirittura non si sarebbero neppure realizzate. Le navi italiane portavano non solo per le grine soldati, ma anche rifornimenti, vettovaglie, armi, macchine da guerra. La conquista di Antiochia, durante la prima corciata, si realizzò dopo che una flotta pisana aveva sbarcato, oltre a vivere e genere di conforto le macchine da sedio necessarie ad espuniare la città. Come contro partita questa loro attività le republi che italiane ottenevano diritti di scalo e dormeggi, fondaci, franquiggie e doganali che ben presto, posero, l'intero trafico e di terranio nelle loro mani. E non solo il trafico da e per l'Europa, ma anche il trafico interno all'impero bizantino agli stati arabi. Di pari passo all'attività commerciale se si sviluppa l'attività bancaria. I mercanti si trono in condizioni di dover spostare grosse somb e di denaro da un capo all'altro e me di terrano. E questo non poteva avvenire con il movimento fisico della moneta, che era lento e rischioso, ma doveva necessariamente sfruttare altri strumenti come lettere di cambio o da aperture di credito. Sappiamo che queste tecniche era un genote e di nuso dell'antica grecia e presso agli arabi, ma e con gli italiani che raggiungere il loro pieno e completo sviluppo. La lettera di cambio diviene quasi una moneta alternativa trattata e scambiata sui mercati finanziari. Dopo la scomparsa dalla scena politica di FISA ha seguito dalla battaglia della Meloria del 1284, in cui PISA, in sconfitta da Genova e più di 6.000 morti e 11.000 prisionieri, Genova e Venezia divendero le due principali, piazze finanziari in Italia. A Venezia in particolare si sperimentano nuove forme di imprenditoria, capace di interpretare le esigenze più diverse legate allo sviluppo dei trafici internazionali. Compaiono, ad esempio, i bianchi di scritta, che servono come banche di deposito, non danno remunerazione, ma consentono al depositante di effettuare pagamenti sulla stessa manca o su di un'altra con un semplice scritto "la girata". Esiste ancora questo termine? È l'antenata del nostro segno baccario, e qui cominciate a vedere come il capitalismo moderno abbia le sue radici in Italia. Ma è non basta. A Venezia nascono e poi si diffondo rapidamente, anche altrove le società di assicurazioni, che intervengono nelle transazioni come terzo attore oltre ai contraenti. La sicuratore, contro il pagamento di un premio, si accolla in tutto o in parte il rischio di impresa. Ora il gusto del rischio era come sempre il motore dello sviluppo economico, e l'imprenditore del tempo sapevano anche come temperarlo o come ripartirlo e, tanto per farmi un esempio, a Venezia si praticava a quei tempi una piccoliare forma di contatto, detta con leganza, che l'antenata della nostra joe in venture. In questo tipo di accordo un armatore metteva a disposizione le sue navi, oltre alla prestazione d'opera sue dei suoi famigliani in genere erano i capitani della spedizione, mentre un socio finanziario metteva a disposizione il capitale per armare le navi, pagare gli equipaggi e, soprattutto, per acquistare una volta ad esinazione, le merci oggetto del viaggio. Tornati a Venezia, le merci erano vendute sui mercati e, di ricavato, de dolte le spese, veniva diviso in parti uguali, tarmatore e socio finanziario. E' come piace citare per curiosità che il mercante di Venezia di Shakespeare narra proprio una vicenda basata su un accordo di questo tipo. Il mercante Antonio, che il protagonista dell'opera, ha investito tutti i suoi avere in un'operazione di questo genere. Le navi sono per mare, tutto va per il meglio, ma quando l'amico bassagno chiede il suo aiuto per poter corteggiare ad ewatamente la sua futura moglie Antonio non dispone dei liquidi per far fronte alla richiesta dell'amico. Non volendo deludero si rivolge alle breo Shilok, con cui firma un contratto di prestito che prevede una penale, la famosa Libra di carne che Shilok pretende quando sembra che Antonio abbia perso tutto. Ora, e lasciate mi dire, sorprende come un modesto insegnante di Stretford Neumann potesse conoscere tecniche commerciali così sofisticate, certamente in note nel suo paese, ma questo fa parte del mistero che avvolge la figura di Shakespeare. Le repubbliche marinare, come logico, seguivano per loro natura soli trafici vi amare. Trafici via terra diventerano quindi a Panagio di altre realtà cittadine che si incaricavano di importare l'ane e tessuti dal nord Europa per riventerli o resportarli dopo un'eportona lavorazione. Parliamo di piacenza, siena, ma soprattutto di Firenze. Come nel caso delle repubbliche marinare, anche qui la finanza va di pari passo con il commercio. In questo caso è favorita anche dalle relazioni speciali che vengono presto a stabilirsi tra i banchieri toscani e la santa sede. Un esempio importante di questa collaborazione è la riscossione delle decime del nord Europa. La santa sede incassava cifre importanti sotto forma di decime o obbolo di San Pietro dai mercati delle fiandre o del nord della Francia. Ora portare a Roma queste sombe di denaro e comportava tempi lunghi e rischi con nessi altra sporto di grandi quantità di numerario metallico in preversavano. Allora intervenivano i mercantitoscani che rilevavano uniloco i proventi delle decime, l'impiegavano nell'acquisto di l'ane e panni in Francia nelle fiandre e questi questi venivano poi trasferiti in Italia, dove l'ane e panni erano lavorati e riveduti. I proventi servivano a ripagare le decime al papato e i profiti ai mercanti. Questa operazione oggi si definirebbe una triangolazione e anche qui vedete come tante operazioni che viviamo nell'età moderna si erano nati nel rinascimento italiano. Però questa operazione si combinava spesso per le terma fame di soldi delle case papali ad un risconto anticipato degli effetti e il tutto veniva compensato con una lauta provvigione che, essendo il pagamento di interessi proibito dalla legge canonica, veniva pubicamente coperta dalla causale pro portaggio e cambio. Anche se tutti sapevano che non c'era stato nel suo introsporto e nel subcambo semplicemente la morale cristiana del tempo non ammetteva che si lo crassero interessi sui prestiti. Ora la finanza islamica oggi funziona in modo assolutamente analogo. In questo contesto in cui erano attive molte città da piacenza, Luca, Sena, Firenze venne rapidamente ad assumere una posizione di preminenza perché a commercio e finanza riuscì ad aggiungere la componenti industriale, creando valore aggiunto. sia con la cardatura e fine dura della Lana, che era compiuta dall'arte della Lana, sia con la follatura, cimatura e tintura e commercio dei panni, che erano esercitate dall'arte della Calimala. I colori dei panni di Firenze erano famosi in tutta Europa, in particolare il rosso di Firenze, che fece e guardate le fortune della nobile famiglia fiorentina dei Rucelli. E sono note queste fortune da un episodio curioso, sinare infatti che un antenato di questa famiglia, il mercante alle mano del Giunta, nel 12th emmo secolo fosse in viaggio nelle isole baléari, e scendendo da cavallo per un bisogno fisiologico, si accorse che una particolare erba selvatica ha contatto colorina, pronocceva una colorazione rossa. Sebbene l'utilizzo della macerazione colorina per il trattamento e lavorazione dei tessuti fosse praticato già dai tempi dei romani, alle manno scopri un altro impiego per l'urina, poiché questi licheni in seguito ad un processo chimico che aveveneva contatto con la Monia, che appunto è presente nella lurina, pronocceva un particolare unico etenace colorante rosso violacio che vende detto un ricello. Che da quel momento fu molto usato e ricercato per la colorazione dei panni di Lana Fiorentina. All'emanno, in inciò, come iniziò a importere a Firenze grandi quantità di quei licheni, che preso anche il nome di Oriccell. A Firenze poi iniziò anche la loro coltivazione, appena fuori lemura, nascono così gli ortiori cellari, nome che ancora oggi è Rimasta Firenze. Nel 400 si costituì una famosa academia neoplatonica che aveva questo nome. La famiglia del giunta di venne così sempre più ricca grazie al segreto, gelosamente costodito, di questi miracolosi licheni e di il suo nome, si trasformò prima e in Oriccellari e poi fu in gentilito i Rucelli che è un nome non miliare ancora molto l'otto Firenze. Come il Palazzo Nome o Monimo, le ingenti disponibilità finanziare della famiglia contribuirono anche ad arricchire patrimonio artistico dei Firenze. C'è un Palazzo Rucelli, ma il Rucelli feature il costruire loro capella in Santa Marianovella, dove fu collocata la Madonna Rucelli di Duccio di Bonin Seña e poi nel 400 la famiglia Rucelli caricola architectole o un batista al Berti di progettare alcuni di più importanti capolavori di Firenze. Come il Palazzo Rucelli, il tempietto di San Pancrazio, la Logia Rucelli e soprattutto la facciata Marmorea di Santa Marianovella. Ma i Fiorentini non potevano accontentarsi di una attività bancaria confinata al commercio. Mi ravano ben più in alto. Uno dei motori del grande sviluppo di questa città fulla moneta della città di Firenze, connata per la prima volta nel 1252. E cioè il fiorino d'oro pesava 350 grammi con un titolo di 985 millesmi. Portava sul reto il giuglio e emblema di Firenze sul verso l'immagine San Giovanni Battista, protettore della città. Il fiorino fulla delle prime, se non la prima moneta d'oro, a venire connata in Italia dopo la caduta dell'impero romano. Atribuigli un valore, cioè stabilire un colispetto intermini potere da questo di Erni è un calcolo assai difficile. Però vorrei solo citarvi alcuni esempi in base ai documenti in nostro possesso. Considerate che con 35 fiorini si affittava una casa in centro Firenze. Con mille fiorini si compravava un bel palazzo e un reglio di 150 fiorini l'anno consentiva una vita molto aggiatta ad una famiglia del cetto medio alto. Quindi cosa possiamo dire? 500, 600, 700 euro per fiorino. Certamente si parla di un valore ben superiore al valore intrinseco del contenuto inoro al giorno d'oggi. Firenze fu la prima città a battere moneta i do di noro. Ma non rimase la sola, tutte le principali città italiane battevano moneta a Genova, si coniava il genovino, a Milano, l'Ambrogino, a venenze del ducauto. Ma è un fatto che il fiorino riusci a prevalere su tutte le altre. E questo grazie penso all'interapprendenza dei suoi bachieri. Nel 400 circolavano più di 2 o 3 milioni di pezzi in Europa, facendo quindi del fiorino la principale unità di cambio in tutta l'Europa. Il fiorino fu veramente il dollaro del medioevo. E Firenze la sua volstrite. Possiamo anche ricorrere alla testimonianza di un storico inglese del maccoli, il quale a serisce che la Firenze del 300 poteva contare su un budget doppio rispetto a quella della corte inglese di 2 secoli dopo. Hai tempi dell'Eregina risabeta. Ora, questo risultato non sarebbe stato possibile un magrado l'abilità dei mercanti e dei banchieri fiorentini. Se questi non si fossero avvalsi di tecniche inudative, sia per quanto riguarda calco le contabilità, sia per quanto concerne le nuove restrutture societarie che si sperimentano in questo periodo. Nel 1928 le unardo pisano detto "fibonacci", pubblica il suo liberabaci, con il quale, in produce nel mondo occidentale, inumari arabi e lo zero. Nel 1494 un frante di Sanzo e Polcro, Luca Pacioli, inserisce in un suo testo su un maderdimettica, geometria, eccetera, un capitolo intitolato tractatus dei computi e sescriptures. In cui si illustrerò una tecnica di contabilità già in uso in tante città italiane da più d'un secolo, detto calcolo alla venexiana. Anche se questo tipo di contabilità sembra sia stata utilizzata prima a Firenze. Si tratta della contabilità in partita doppia, cioè la contabilità che registra una stessa partita in dare davvero e su diversi mastrini, e che era stata dotata per il riturre o evitare le truffe operate da dipendenti u fornitori. Luca Pacioli, fungiene un multifortve del suo tempo, lavorò stretto contatto con personalità e minenti contro cui, piero della Francesca, gli ombattista alberti e anche soprattutto Leonardo da Vinci. La sua suma è un insieme ai scientificamente interessante delle conoscenze matematiche del suo tempo. Arricchite anche da spunte di originalità come il devina proporzione in cui Pacioli da forma matematica alla sezione aora. Ma il motivo per cui divenne e rimane famoso è il funzionamento della partita doppia. Ancora oggi, un Pacioli è considerato il padre della ragioneria. Anche se la tecnica che descrive non fu inventata da lui, beh era in uso nelle città italiane. E' per aggiungere altri elementi a quanto già detto, orrei citarvi che nel 1427 la signoria di Firenze sembra proprio per l'impulsio della famiglia medicine pose il cattasto. Il primo tentativo di equità fiscale della storia moderna, che tassava le famiglie in base alla stima della loro ricchezza, attingendo per la prima volta dove il denaro era veramente concentrato. E cioè nelle mani di quelle famiglie di mercanti e di banchieri che patronigiavano anche l'attività politica. Ma non basta. Le stendersi delle attività commerciali e bancharia ai mercati esteri richiedevano l'impiego di capitali sempre più un gente, sempre più genti, che ne potevano essere provvisti da una sola persona o una sola famiglia. Nascono così le compagnie, cioè società di rischio tra più soggetti che possono essere società il nome collettivo in cui i soci rischiano in solido, tutto il loro patrimonio personale. oppure società di capitale, in cui i suoi rischiano solo per il capitale versato, detto corpo di compagnia. Spesso gli stessi soci o degli investitori esterni affidavano a lo compagnia anche dei depositi fuori dal corpo che erano remunerati con un interesse al 7-8% ma che verivano gestiti come il resto del capitale. E questo era il prototipo banca da fari, ancora una inizio come il capitalismo moderno si ha nato in Italia. Infine, all'inizio del 400, la signoria di Firenze emano un decreto che rego l'attività di un altro tipo di compagnia in cui diversi soci affidano i loro capitali ad un personaggio di cui hanno particolare fiducia. Anche perché il socio detto a comandatario risponde in solido con il suo patrimonio, mentre i soci a comandanti rischiano solo con il capitale versato. Ma c'è così la società di accomandità che ancora presente nell'ordinamento dei giorni d'oci del giorno d'oci. Ora si potrebbe continuare con infiniti esempi, citando anche come le banche italiane, fiorentine, primo luogo, gestiscerò le finanze di stati esteri, come abbiano finanziato guerra e spedizione militari, come nel bene e nel male la finanza di tutte Europa dipendesse da loro. Credo che quanto valga, che quanto detto valga e bastia dimostrare, quello a cui si accennava in principio, cioè che il capitalismo moderno è nato in Italia. La premessa fuono i libri comuni italiani che si dimostrarono capaci di controllare e sviluppare i flussi di trafico nel medieterraneo e di Europa, sia per quanto riguarda le merci sia per quanto riguarda valute finanza. Ma in particolare nasce in Italia un nuovo personaggio che non è più catalogabile nella categoria classica del medioevo dei mercatores, perché presenta con notati differenti per tre pedrenza, amore del rischio, conoscenze tecniche di industriali, contiguità con la politica, in dipendenza ed autonomia di pensiero, cioè l'uomo da fari. L'uomini da fari italiani hanno dominato le vie di scambio in tutto il periodo che va dalla represa dopo l'impero carolingio fino a la scoperta dell'America e si furono capaci di conoscere, di conservare e sviluppare le tecniche bancari e mutuate dall'antichità e l'enistica come le conoscenze di calcolo a prese dal mondo arabo. A partire da queste hanno sviluppato poco alla volta le nuove tecniche conmergio della sicurazione, dell'informazione, della finanza ed alla banca moderna, come le nuove attività industriali, con occhio attento alla politica, ma anche all'arte alla cultura di cui divenero impareggiabili, mecenati. Così facendo attraverso le voluzioni progressiva della loro digitalità e delle loro strutture intellettuali. Per lo slanchio dello spirito capitalistico che li animava, questi personaggi sono stati il fattore principale di quella trasformazione della civiltà, della cultura, dell'arte e dei valori etici che chiamiamo rinascimento. Nasi in questi anni e occorre, purtroppo, ribadirlo anche l'acessura tra nord e sud d'Italia. A sud come andaroni Baroni, a nord gli uomini da fare. Così è stato per molti secoli, forse ancora oggi o no. Ora questa luga premessa è stata crediamo necessaria per illustrare il mondo politico economico e finanziario in cui vennero a operare dalla fine del 1300 i medici. Al fuori di questo mondo e di questa cultura, le confurture di casa medici non si sarebbero mai realizzate, ma corre anche aggiungere che di questo mondo i medici furono eccellsi e interpreti. Forse i più grandi e geniali dei loro tempi.

Podcast Summary

Key Points:

  1. La famiglia Medici si distinse per aver costruito una dinastia attraverso mezzi pacifici e le arti liberali, senza ricorrere alla nobiltà ereditaria o alla violenza, a differenza di altre signorie italiane.
  2. Firenze nel Tardo Medioevo era una repubblica unica, governata attraverso le corporazioni (Arti), che gestivano il potere politico, economico e sociale, permettendo una notevole mobilità sociale.
  3. Il sistema politico fiorentino, sebbene complesso e apparentemente impermeabile, era manipolabile; i Medici riuscirono ad ascendere al potere controllando indirettamente le istituzioni repubblicane, mantenendo una facciata di legittimità popolare.
  4. La straordinaria crescita economica di Firenze, basata su settori come la lana, la finanza e il commercio, fu la base della stabilità politica e permise alla città di resistere a minacce esterne, come quella del Ducato di Milano sotto Giangaleazzo Visconti.
  5. Lo sviluppo del capitalismo e del sistema bancario moderno nacque nell'Italia centro-settentrionale grazie alla rinascita dei comuni e a una peculiare autonomia politica, creando l'ambiente unico in cui poterono fiorire le fortune della famiglia Medici.

Summary:

La conversazione introduce la storia dei Medici, sottolineando la loro unicità nel panorama italiano: una dinastia costruita non con la forza militare o un titolo nobiliare, ma attraverso le arti liberali, il commercio e la finanza, le cui oscure origini risalgono al contado del Mugello. Il contesto fondamentale è la Firenze del Tardo Medioevo, una repubblica il cui potere era gestito dalle corporazioni (Arti Maggiori e Minori). Questo sistema, sebbene escludesse i lavoratori non specializzati e fosse vulnerabile a manipolazioni, garantiva una notevole mobilità sociale e un ampio consenso, sostenuto da una vigorosa crescita economica che fece di Firenze un centro finanziario europeo.

La città superò anche la grave minaccia militare posta da Giangaleazzo Visconti di Milano, grazie anche a una fortunata svolta storica. L'ascesa dei Medici fu resa possibile dalla loro abilità nel manipolare questo sistema politico dall'interno, mantenendo le forme repubblicane mentre ne controllavano di fatto il governo. Infine, si spiega che il miracolo economico e bancario che favorì i Medici fu un fenomeno tipico dell'Italia centro-settentrionale, dove i comuni, a differenza del resto d'Europa, conquistarono autonomia politica senza l'intervento di una forte monarchia nazionale, creando le condizioni ideali per lo sviluppo del capitalismo moderno.

FAQs

I Medici furono una famiglia fiorentina che dominò la politica, l'economia e la cultura italiana ed europea per quattro secoli, contribuendo in modo significativo all'arte e allo sviluppo di Firenze.

Firenze era una repubblica basata sulle corporazioni (arti), dove il potere era esercitato da priori estratti a sorte tra i membri eleggibili delle arti, escludendo nobili e classi popolari non organizzate.

I Medici provenivano da umili origini campagnole nel Mugello e ascesero al potere attraverso le arti liberali e la finanza, senza ricorrere a violenza o titoli nobiliari, a differenza di altre signorie italiane.

Firenze divenne un centro finanziario e commerciale europeo, con industrie come la lana e la seta, numerosi banchi di cambio e una zecca attiva, sostenuta da un sistema politico stabile e da una crescita economica impetuosa.

I Medici manipolarono le liste degli eleggibili e le elezioni a sorte, assicurandosi il consenso popolare attraverso la benevolenza e il patronato, mantenendo formalmente intatte le istituzioni repubblicane fino al XVI secolo.

Firenze affrontò l'espansionismo di Milano sotto Giangaleazzo Visconti, che minacciò la repubblica fino alla sua morte improvvisa nel 1402, evento che permise a Firenze di avviare un periodo di grande crescita economica.

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