L’episodio 91 esplora l’invasione longobarda dell’Italia nel 568, un evento cruciale che portò alla frammentazione della penisola. L’autore analizza la leggenda secondo cui Narsete, esautorato da Giustino II, avrebbe invitato i Longobardi, ma la respinge come un mito legittimante, sostenendo invece che l’attacco fu coordinato con gli Avari per approfittare della debolezza imperiale. La mancata difesa dei passi alpini fu dovuta alla strategia romana di ritirarsi nelle città fortificate, in attesa di rinforzi. Viene poi descritta la società longobarda, divisa in arimanni (guerrieri liberi organizzati in clan chiamati fare), aldi (semi-liberi) e schiavi. Gli arimanni partecipavano all’assemblea (gheretings) che eleggeva i re e approvava le leggi, come l’Editto di Rotari. Alboin conquistò Cividale del Friuli, nominando duca Gisulf, suo uomo di fiducia, per difendere i passi alpini. La città divenne il cuore del primo ducato longobardo, e il nome Friuli deriva da “Forum Iulii”. L’episodio sottolinea come l’arrivo dei Longobardi segnò l’inizio di una nuova epoca di divisione e conflitto in Italia, con implicazioni durature nella toponomastica e nella struttura sociale.
Salute salve e benvenuti alla storia d'Italia, episodio 91, il Longobard in Italia. Prima di iniziare, ancora grazie, è me 183 meccanati su Patreon, in particolare il mio Patreon musumici al livello d'antigieri e il Leonardo da Vinci. Paolo David Massimo Pablo Simone, i due Jacobo, Riccardo Frazzemo e Rico dalla sicilia.com, Alberto David Andrea settimio Giovanni Cesare Geron, Diego Francesco Alan Cic, il nuovo arrivato Flavio Ruggerifo. Ringrazio anche i nuovi Patreon, Vincienza D, Vanigy, Antonio Brandozzi, Fabio Frattini, Guielmo de Martino, Tomaso Giavidi e il mio amico Massimo Pugliese. Grazie ancora per quella maschera da sciicu e giorno Massimo. Il Patreon speciale dell'episodio è dalla sicilia.com, in medico sito di prodotti siciliani da quali potete ordinare anche con lo sconto di storia d'Italia. Se anche voi volete diventare Patreon, sapiate che avrete accesso ad un episodio premium alla citazione nel podcast, alla possibilità di ascoltare gli episodi in anteprima e comunque sempre senza pubblicità. Inoltre vorrei informarvi che ho deciso, se possibile, di realizzare un piccolo tour nella settimana che va dal 10 al 17t, se conoscete della ministrazioni comunali, delle librerie, delle associazioni, a cui potrebbe interessare un evento simile a quanto sto organizzando per il 4 agosto ad Ascoli Piceno e per l'8 agosto ad Osimo, scrivetevi a info chiocciola italiaStore.com e proveremo ad organizzare. Finalmente siamo arrivati al grande Crocevia della storia italiana, il 500 68. Lo abbiamo approcciato da varie direzioni. Nell'episodio 85 abbiamo introdotto la divisione classiastica tra il nord Italia e Roma, per la controversia dei tre capitoli, un'ital declino dell'autorità papale in seguito alla debacle del papato di Vigilio. Nell'episodio 86 abbiamo visto come era organizzata l'Italia di Narzete e quanto fatica costò a quest'ultimo la conquista dell'Italia a nord del Po, ma è davvero controllata completamente. Nell'episodio 87 e 88 ci siamo avvicinati al 500 68 dal punto di vista dell'impero e degli avari, notando come l'intero processo sin serisca nel più grande scachiere giopolitico e orrasiatico. Nell'episodio 89 abbiamo seguito l'ongobardi nelle loro interminabile avventure tra il primo secolo avanti Cristo il 500 68. Si è trattato di una cavaccata attraverso tutto il periodo coperto dal podcast, spero vi siano piaciuti rimandi a storie che abbiamo ben conosciuto in questo podcast. Oggi finalmente muoviamo oltre le colonne d'ercole del 500 68 ed entriamo in una nuova epoca, l'epoca della divisione dell'Italia tra l'impero romano e ilongobardi. Da qui al boin entrato senza incontrare ostacoli di qualche conto nei confini della venezia, la prima provincia d'Italia pensò a chi dovessi affidare la regione della città di civitale del friuli, ovvero quella prima provincia che aveva conquistato. Così palo di Acuno inizia la storia della conquista dell'Italia da parte delongobardi. Ai me non aspettatevi le dettagliate in arrazioni di procopio. Questa guerra, probabilmente al tre tanto complessa della guerra gotica, ci è molto meno nota perché abbiamo quasi esclusivamente il testo di Paolo, oltre alle scarde informazioni del liber pontificali soromano e del suo equivalentare avennate. L'altro canto, gli storici imperiali contemporanei non riferiscono quasi nulla sulle vicende italiane, mentre si dilungano a descrivere nei minimi dettagli, quanta bene nei baccani, in armenia o in Siria, quasi a sottolineare inegativo la lontananza e la perifericità della nuova provincia italiana rispetto a costantino poli. La prima domanda a cui rispombere è proprio quella se siamo di fronte ad una vera guerra. Paolo di Acuno sostiene infatti che i lungo bardi furono invitati in Italia da Narzette, il vicere dell'Italia che era stato esautorato da giustino secondo nel 567 nel suo processo di rinnovamento delle cariche appicali imperiali. La storia riferita e cedap Paolo è che gli italiani si lamentarono di Narzette con giustino, con una misiva contenente queste parole. "Ai Romani è più gradito essere schiavi dei goti che dei greci, dal momento che ci governa un e un uco. Narzette che ci tiene oppresi in schiavitu mentre nostro pissimo principi ignora queste cose." E impassi come questo che possiamo vedere come Paolo di Acuno sia un uomo dello tavoseculo, gli abitanti della città di Roma non si sarebbero mai riferite all'imparatore romano o al suo rappresentante chiamandolo un greco. Questa è una tipica tara di qualcuno vissuto all'ombra di Carlo Magno. Comunque sia, anche a nielore avvenate riferisce che Narzette era diventato favolosamente ricco, sembra sottendere che si tratti di una ricchezza accumulata sulle spalle degli italiani. Il resto della storia di Paolo è che giustino secondo in Vion Italia un sostituto di Narzette, l'ongino, e che in seguito a questa decisione, Narzette e temete che l'imparatrice Sofia lo volesse morto. Ovviamente sono sempre le donne ad essere nel ruolo di Strega Maleficent, antica. Sconvolto dall'odio e dalla paura, Narzette si sarebbero tirato a Napoli, inviandambaciatori ai lungo bardi, ingegnandosi persino a spedire coloro, frutta e prodotti mediterranei per invogliare albo in avvenire in Italia. Paolo sembra tingere l'interavicenda di Narzette al liber pontificalis, in particolare dalla biografia di Papagio Vaniterzo, il successore di pelaggio. Paolo non poteva saperlo, ma il liber pontificalis è una fonte tipicamente infidabile, soprattutto per i vicini non stretta relative alla città di Roma. Comunque, ripolendo questa storia dell'incrostazione legendaria, la prima vista sembra spiegare in modo piuttosto logico un fatto apparentemente sorprendente, inperiali all'arrivo del nemico non difessero i passi alpini, lasciando entrare lungo bardi in Italia. Diversi storici hanno anche postulato che il lungo bardi vennero in Italia a su invitoficiale di costantinoppoli in modo da diventare un utile cuscinetto contro gli avarie o i franchi, in sostituzione degli eroli di Sinduald. Questo è anche una delle tesi riportate da Nicola Bergamo, nell'intervista, vi ricordate. Se la vita scoltata sapete che non sono per niente d'accordo, come non lo era anche Nicola, basta allargare lo sguardo al di la dell'Italia per comprendere quello che stava venendo. Nello stesso anno abbiamo contemporanei attacchi all'impero sia sul fronte balkanico che su quello italiano, ad opera degli avarie e del lungo bardi, evidente che si tratta di una manovra aggressive ostile e concertata da entrambi. La leggenda della chiamata di Narzete, perché di questo credo si tratti, nasce forse proprio in sede lungo barda per leggettimare una conquista dell'Italia che non sarebbe un atto illegale, ma un invito da parte della suprema autorità italiana. Daltro canto, la sostituzione di Narzete nel 567 fu un atto dovuto e prevedibile per un uomo di quasi novantani, che certamente non sarebbe durato in eterno, questo soprattutto nel quadro del recente avvicendamental potere a costanti nopoli. Per 15 anni, Narzete aveva avuto un ruolo straordinario in Italia riunendo nella sua persona alla suprema autorità civile militare e governando la penisola "siper conto di giustiniano", ma sostanzialmente in total autonomia. Si trattava di una soluzione che era stata dettata dalle necessità belliche e che aveva depreccedenti nella simile autorità di cui era stato investito bellissario nelle sue campagne occidentali, ma sin nell'inizio era stata immaginata come transitoria ed emergenziale, come si capisce anche dal testo della probatica sanzione. In un credo, in sostanza, che Narzete fu sorpreso più di tanto di essere stato sostituito e ritirò a Napoli fu forse solo questo, orritirò nel massimo confort in attesa nell'inevitabile morte, anche se come vedremo non è questa l'ultima volta che sentiremo parlare di Narzete. E che dire dunque della patia nella risposta militare dei imperiali? Perché non cercarono di bloccare l'avanzata di Alboin? Queste forse la questione è più semplice da dirimere, soprattutto
per noi che abbiamo analizzato nel minimo dettaglio la storia di questa guerra, perché in sostanza sempre della stessa guerra se tratta dal giorno in cui Belisario, Sbarco in Sicilia. Cosa fecero gli imperiali quando totila vince a Ferenza ed è ben provvisamente il più importante esercito da campo della penisola? Per gli imperiali, di fronte ad un superiore esercito da campo, la scelta più logica e quella la lunga di maggior successo era sempre stata quella di rifugiarsi nelle zone difendibili della penisola e nelle grandi città fortificate romane, con le loro imponenti e imprendibili mura. Inutila frontare un esercito numericamente superiore solo per farzi ammazzare. In imperiali avevano le spalle la superpotenza dell'epoca, anche se in momentanea difficoltà su un fronte se riuscivono a sopravvivere per qualche anno, potevano contare prima poi su rinforzi che andavano a compensare la situazione strategica. Alla lunga, negli ultimi decenni, era sempre stato l'impero avvincere. Quindi cosa avreste fatto voi nei panni del nuovo preffetto del pretorio longino, appena sbarcato a Ravenna? Ilongo Bardi avevano i loro ordini, secondo le stime più basse, un esercito forte di 15-20 mila uomini, mentre le stime più alte parlano di 60-80 mila uomini, cifre che io ritengo altamente improbabili, anche se non posso escludere un numero intermedio. In imperiali non avevano probabilmente molti di meno, ma molti di loro erano necessari per presidiare le fortezze ingerro per l'Italia, senza contare che credo che l'ungino, nel passaggio di poteri, fosse stato preso piuttosto alla sprovvista. Fin all'anno precedente, gli eroli di Sindualde avevano costituito il baluardo dell'Italia nel nord-est, nulla era stata ancora parecchiato per sostituirle. E anzi possibile, anche se non provabile, che già dei gruppi di longobardi fossero stati assoldati per riempire il voto strategico, creato sia nord-est. Forse una parte della facilità con la quale Alboin entrò in Italia si deve anche a questo. Forse è questa l'origine del mito dell'invito dell'ungobardi in Italia. Non abbiamo i medati per smentire o confermare. Quello che sappiamo è che Alboin entrò in un Italia senza forti difese confini, l'anno in cui ci fu un avvicendamento al potere in Italia, e con la sicurazione che gli avari avrebbero attaccato l'impero in una regione spaventosamente vicina alla loro capitale nei baccani. Alboin non avrebbe potuto scegliere un momento migliore. Cosa che mi fa pensare che non si trattava nei di no sciocco, nei di uno stupido barbaro? Ma un sovrano è un capo militare che aveva scelto il momento più opportuno per colpire. Prima di vedere cosa fece Alboin in Italia credo sia però necessario descrivere la struttura sociale e l'organizzazione di questo popolo che bussa alle porte d'Italia, ne ho fatta cenno con Nicola Bergamo nello scorso episodio, ma penso vai dalla pena fare un discorso strutturato per ricordarci una serie di concetti chiave. I longobardi sono stati definiti un popolo esercito come molte altre popolazioni germaniche, basta pensare a caso dei franchi che vi ho già descritto. Questo nel senso che militare nelle serce, significava diventare a longobardi e viceversa. I popoli sconfitti e inglobati nel gruppo diventano longobardi, un romano che inizia a militare nelle serce, diventano un gobardo. Abbiamo già visto quanto i teoroggeneo fosse questo gruppo, includente anche elementi non germanici, come Slavi, Romani, Avarie e Bulgari. Le serce to era l'elemento caratterizzante della scomposizione e riconposizione dei popoli germanici che si differenziavano si recomponevano non in base ad un'identità etnica, nesseguendo procedurre legali, ne facendo riferimento ad una lingua o ad un territorio comune. Quello che contava davvero era seguire lo stesso capo e combattere a sieme. Ciò detto, non obbiamo neanche immaginarci un popolo non germanico, l'analisi del DNA delle tombe longobarde, ha restituito nei ultimi anni delle prove incontrovertibili che i longobardi possedevano un forte patrimonio genetico originante nell'Europa 7 Teandreonale. La struttura sociale dei longobardi prevedeva tre classi principali che possiamo ricostruire in base alle loro leggi, messe su carta da rotari nel settimo secolo. Come detto da Nicola Bergamo non si trattava di classi rigidamente costituite ma c'era una certa fluidità di passaggio dall'una all'altra. Alvertice c'erano i soldati in armi, gli uomini liberi, nel caso dei longobardi questi prendevano il nome di "arimanni", "arimanno" deriva dal germanico "erman", che vuol dire "womolibero in armi". Nelle dito di rotari sono definiti anche "exercitales" e "liberi omini", chiaramente i due termini erano sinonimi. Una cosa importante da comprendere è che gli "arimanni" non erano nobili. Il concetto di nobiltà è anzi contrari allo spirito di questa classe, che secondo la legge longobarda era da considerarsi i dieguali anche se nella pratica le cose andrano presto in modo molto differente. Come nel caso dei franchi, combattere rappresentava un dovere, in questo senso, il servizio militare degli arimanni era obligatorio. E arimanni avevano il diritto di partecipare alla semilea comunitaria "Igheretings", che prendeva le decisioni fondamentali del popolo e delle geveri. Sembra che questo termine indici l'atto di battere le lance contro gli scudi, quindi crediamo che questa fosse la modalità di acclamazione o approvazione della semilea. Una curiosità è che la radice di questa parola richama altra semblea e germaniche, come Thing, Devi Kingi o Lalfing, l'antico parlamenti slandese, costituito si nel lecimo secolo. Fu probabilmente il gheretings che acclamo il primore dei longobardi, Aghe el Monde, e fu la stessa semilea degli arimanni a deleggere audo in arre, dopo la morte dell'ultimo delle finghi. Sappiamo per certo che fu il gheretings a confermare la d'ozione della prima legge scritta dei longobardi, il già citato editto di rotari. In una posizione intermedia, al di sotto degli arimanni, c'erano gli aldi, gli uomini semi-liberi. Non potevano partecipare all'assemile del popolo, nem militare nelle serce, ma avevano una certa autonomia della sfera economica ed erano forse la cosa più simile ai coloni romani. Infine, al di sotto di questi, c'erano gli schiavi, di solito, proprietà degli arimanni. La ripartizione in liberi, semi-liberi schiavi è attestata dalle leggi del settimo secolo, ma possiamo intuire che fosse una pratica molto antica, cosa che viene parzialmente confermata dalle tipologie dei corredi delle tombe ritrovate già nel bacine inferiore dell'elba, anche nelle tombe pannoniche e italiane troviamo spesso un uomo importante, sepolto con i suoi familiari, probabilmente si tratta di arimanni e hanno tutti resti di donazioni votive, gioielli, spade, scudi e altre armi per gli arimanni e le loro donne. Attorno al loro, ci sono spesso dei sepolcreti più semplici, forse gli aldi e altri completamente di sadorni, forse gli schiavi. I arimanni, porne la loro formale uaigianza, erano strutturati in clan, le cieli brefare di cui Nicola Bergamo ci ha spiegato l'origine etymologica. Maginatevi clan scozzesi e non andrete molto lontano dalla realtà, una sorta di McDonald, Bruce e McKenzie, ma in terra d'Italia. Si trattava di clan di famiglie di arimanni e stese che nominavano riconosceva un capo che li rappresentava nella sembra e li guidava nelle serce. In tempo di pace, i membri di una fara dovevano pensare al sostentamento comune, ai ricoveri alle abitazioni, alla resoluzione di liti e contese interna la fara. In caso invece di offese ad un membro della fara da parte di un altro clan, sia meno mazzioni fisiche che, attentati all'onore, era compito della fara ofesa di vendicarsi contro la fara versaria e questo diritto obbligo era riconosciuto anche a livello personale. Si tratta della celebre fai da una parola lungo barda che oggi è curiosamente associata con la Sicilia e la Calabria, regioni dove lungo bardi non andarono mai. Le fara hanno lasciato un segno indelebile sul paisaggio italiano, nel mio brutzo ci sono "bentre paesi" con il nome di fara, "farsa martino", celebre per la pasta, piano della fara e la giacitata "farà figli orrompeteri". La mia preferita. Altri celli bri paesi con questo nome sono, per esempio, fara disonso, in provincia di Gorizia, una località probabilmente legata alla difesa dello strategico ponte su risonso, intorno al quale si batterono teodurico e oduacre, ve lo ricordate. Abbiamo anche "farà vicentino, farà nuovarese, farà di alpago, in provincia di Belluno" e così via. Oltre a fara abbiamo anche un altro termine, relativo questa volta agli arrimani, si tratta di Romano o Romance, paesi che si trovano di solito in orditalia e che fanno riferimento a gruppi di arrimani. In totale ci sono davvero decine di queste paesi, testimonianze nello nomastica dell'immigrazione
L'ongo barda. Un gruppo di fare, o una fara particolarmente numerosa, poteva essere guidato da uno dei grandi capi dell'ongo bardi. Probabilmente il titolo germani corriginale di questi leader deve essere stato simile a Irex Gothi, ma al tempo dell'ingresso in Italia, dopo i lunghi contatti con i romani e le loro gerarchie militari, i lungo bardi avevano adottato il termine a Romano di Dux, Duka. C'è sarebbe molto altro di cui parlare sui lungo bardi, ma penso che avremo molto occasione di farlo, per ora questo è sufficiente, tre classi sociali, gli ai rimanmi come classe sociale guerriera organizzate in fare, a loro volta con dottè da Ducchi. Comodetto all'inizio dell'episodio, Alboin prese facilmente la città fortezza di Cividale, forse consegnata gli dalla Guardigione Longo barda, forse da una Guardigione Gothica. Ricordiamo un dettaglio fondamentale. Alboin ne si presenta in Italia come Ré a Riano e Germanico, i Gothic costituivano ancora la spina d'orzale della classe militaria italiana, soprattutto in ord'Italia. La prima decisione di Alboin fu di chiudere dietro di sé la porta che aveva appena attraversato. I passi delle Alpi Giulie erano di caralunga la via più facile per entrare in Italia. Per difenderli, Alboin decise di fare Duka della città suoni poteghi Solf. Ghi Solf, prima di diventare Duka, era il Mar-Pice di Alboin. A quanto pare, Mar-Pice vuol dire qualcosa di simile a maestro dei cavalli, irresponsabile delle stalle del Ré. Nel mondo romano esisteva una carica simile, il Comes Stabuli, titolo che fu adottato dai franchi diventando il "conestabile". Ecco, un'altra parola di cui ora sapete le timologia. Lo so, non è una cosa fondamentale, ma dovro scoprire come la maggior parte della terminologia che noi consideriamo mediavale, viene in realtà dalle cariche, tardontiche. Nel mondo lungo bardo, il Mar-Pice sembra avuto anche ruolo di scudiero e comandate di soldati controllati direttamente da Ré. Si trattava in somma di un uomo di massima fiducia, i franchi avrebbero detto che era un altro stion. Agui Solf, Audoin affidò il nuovo educato di Foro Mjuli. Questo era il nome latino di Cividal e, presto, denoterà all'intera regione, il Friuli e così abbiamo trovato l'origine del nome di una delle regioni italiane, forza ancora più intimamente legata ai lungo bardi della regione che, dal loro, prenderà il nome. Infatti da subito, attorno a Cividal, si stabili un gran numero di lungo bardi, come testimoniato anche dall'arcoologia. Le principali necropoli dicevidale accolgono i primi morti lungo bardi subito dopo il 568. Al Boin, per rendere forte stabile il nuovo educato e la sua difesa, consegno a Gisulf le migliori fare, il clan più aguerriti e numerosi. La capitale del Friuli, Foro Mjuli, con il tempo verrà chiamata dei lungo bardi Civitas Austria, città dell'Austria, dove Austria, come abbiamo visto nel caso dell'Austrasia Franca, è una parola germanica che denota semplicemente l'est, la radice timologica è la stessa. Alla fine, Civita S'Austria divenne Cividal, la città dell'est, la fortezza agguardia della porta d'Italia. Cividal del Friuli, con le sue chiese e le sue grandi decropoli, è uno dei cuori dell'Italia Lungo barda. Non ha caso qui in acqua il nostro eroe, Paolo Diacono. L'arrivo dell'ungo bardi nel nord-est mandò scossete l'uriche in tutte le direzioni. La principale autorità civile dell'esistica della regione era senza dubbio il patriarca di acquileia, Paulino Primo. Questi guidava tutta la chiesa del nord-est italiano e aveva responsabilità anche sui viscovati agli ladeli alpi nel Norico e nella Pannonia. Non solo la legisolazione di Giustiniano affidava la chiesa "ampi poteri" anche giuridici, civili e amministrativi. Paulino, per evitare problemi, decise di rifugiarsi nella fortezza lagunare di grado, a pochi chilometri da quileia. Per ora non vorrei dirvi molto di più, conto di raccontarvi la storia di come la provincia della Venezia Tistria fu divisa da queste invasioni e come si svilupparono le comunità lagunari, in un episodio posito, qui basta dire che l'invasione Lungo barda creerà una frattura tra un beneto costiero e uno più interno. In questa fase però diverse grandi città di terraferma, come Oderzo, Altino, Concordia e Padoba rimasero nelle mani dei imperiali. Infatti Alboin, nella sua avanzata, evito tutti questi centri e si concentroso le città lungo l'antica via postumia, aggerando però Oderzo, per aggiungere il più rapidamente possibile il cuore della Piano Rapadana. Va detto che non tutti prelati fuggirono di fronte ad Alboin. Pallo di Acuno Cinarra che, all'arrivo dell'armata Lungo barda sul piade, li venne incontro il vescovo della città di Treviso, felice, con il quale fu raggiunto un accordo che non dubito fun segnale inviato dal Boin agli altri italiani. Treviso si consegno i Lungo bardi, in cambio il rei concessa alla chiesa e a cittadini di Treviso di mantenere tutti i loro beni. Il messaggio era chiaro. Resistete e avrete parte delle vostre terre confiscate, arrendetevi e non vi verrà fatto del male. Vorrei far notare come Treviso. La città di Totila sia la prima ad arrendersi spontanamente, può essere un caso, come pono n'esserlo. Come vedremo la rea conquistata del Lungo bardi coincide in modo sospetto con le regioni che più avevano sostenuto il regno di Talia di Totila. Dopo Treviso, Alboin conquistò senza colpo ferire vicenza. E soprattutto, Verona, una metropolitfondamentale da un punto di vista strategico, possa come era a guardia del principale passaggio sul fiumeadige, ma che aveva anche soprattutto un valore simbolico. Già capitale è di Teodorico, che nelle leggende germaniche è detto Teodorico da Verona, Alboin la LS ha sua prima capitale in Italia e sin sedione il palazzo reale voluto da il grande re dei goti. Mi sembra inevitabile simbolismo. Credo che Alboin, sin dall'inizio, volisse presentarsi agli italiani come un vero re di Talia, un solo re de Lungo Bardi. Eppure ciò non può nascondere la differenza della sua di Ciesa in Italia rispetto a quella di Teodorico. Questo ultimo era arrivato nella penisola come rappresentante legale del governo imperiale. Alboin era in guerra aperta con l'impero. In tutto questo vi potrete chiedere che fina bia fatto le sarcieto imperiale. Come prima cosa va detto che forti guardigioni debono aver continuato a presidiare il Veneto Costiero, mentre evidente che fu difesa la classica linea che gli imperiali tenevano quando c'erano problemi a nord. Overo il fiumepo? Come dal tronde dopo la conquista di Ravenna nel 540 o come dopo Busta Gallorum? Anorda del Po, Narcete, aveva installato tre magister Militum, sindu al deramorto, ma sembra che una parte delle sarcieto imperiale continuo a presidiare tre ento, insieme all'interavale dell'adigetto fino al Brennero. Gli altri due magister Militum, Francione, sul lago di Como e Sisi News, Assusa, si dierò da fare per dar fino da torcera gli massori, per quanto possibile è data la consistenza numerica delle forze all'orocomando, con tutta probabilità non più di due o tre numeri, i reggementi imperiali, ognuno forte di circa 450 uomini. Dopo una pausa invernale a Verona, Alboin riprese l'attività militari nell'anno seguente, il 569. Quella nelongo bar di Mossero da Verona, verso occidente, continuo a seguire il percorso della futura a 4. Il magister Militum, Francione, si rinchuse nella sua fortezza dell'Isola comacina, la piccola Isola, sul lago di Como, dovera presenta un castello che sarà importante nella storia l'ongo barda, da cui coordinò la resistenza imperiale nella regione comasca, bloccando i passi verso la rezia e la Germania, come raggiata alla valle dell'Adige. Il territorio di Francione era un triangolo corrispondente all'etere dell'ago e con i vertici nelle città di Como e L'Ecco, che erano tenute dagli imperiali, mentre anche le vali a Nord, fino alla Valtellina, rispondevano all'autorità di Francione. A mio biso, tutto questo rispondeva ad una chiara strategia, l'obiettivo dell'imperiale era invotigliare ilongo bar di all'interno della Pianura Padana, negando ghi rinforzi dalle popolazione germanica nord, estringendoli tra il po' e le ha
alpi in attesa di avere rinforzi per poterli distruggere in battaglia o luvorarli negli assedi. Questa strategia sembra confermata dalle azioni dell'altro Magistar Militum, Sisignus. Questi era con tutta probabilità lo stesso ficale goto che serà risabilisario nel 540, consegnando le sue trupe a guardia di Susa, del passo del Freius e in generale delle alpicozze. Forse vi ricorderete la sua storia, anche se non lo ho mai nominato direttamente, il relazione ai ultimi invaggeti della prima fase della guerra gotica, prima della conquista di Ravenna e della reza di Wheatigis. Detto Sisigis, da Procopio, nel 568, Sisignus era ancora il comandate di Susa e di tutto il dispositivo defensive alpino occidentale. Il goto, ormai da decenni, un soldato imperial, mantenne la sua fedeltà limpero e blocco per molti anni ancora, l'avanzata del ungo bardo diverso il piemonte meridionale e orientale, mentre la moderna liguria, da non confonderci, con la liguria antica, restava saldamente in mani imperiali, protetta in parte dagli appennini e in parte dal fiume po. Nel frattempo Alboin, percorso alla 4, arrivò nel cuore della futura lombardia, il 3 settembre del 569 presse un'altra grande città dell'Italia Padana. Milano L'antica capitale dell'ocidente romano, manteneva parte del suo prestigio, con le sue imponenti chiese, la tomba di Santa Mroggio, il grande circo e il mausoleo imperiale di Massimiano, l'avusto dell'ocidente ai tempi di Diocletziano, come narrone libro per un poigno di barbari. Il bescovo di Milano e il vicario dell'Italia Nonaria, le più importanti atorità civili e religiose del nord-Italia, fuggirono di fronte all'invasione e si rifugiarono a Genova, città che nei prossimi anni divende una sorta di Milano II, con i vertici amministrativi e declesiastici dell'Italia Padana, che attesorò lungo una riconquistia imperiale di Milano, che non verrà mai. Da Milano, Alboin invio a diversi ducchi e fare, verso occidente, ad occupare buona parte del Piemonte centrale, Torino Astealba furono quasi certamente conquistate nel 569 o nel 570 e vi furono stabiliti altri tanti ducchi. Lo stesso Alboin, con la maggior parte delle serce, si direbbe però verso Pavia, città chiave per il controllo militare dell'Italia, aguardia del Ponte sul Ticino e con il suo grande palazzo reale voluto da Teodorico. Ma Pavia aveva anche qualcosa altro. Da il 540 era stata la capitale del regno d'Italia, qui aveva avuto sede la ministrazione di Totila. Per Alboin, con quest'arla, voleva dire fare un altro passo nel suo desiderio di legare il destino del sureigno a quello del regno d'Italia che lo aveva preceduto. Prima di vedere come se la cavera Alboin nel suo assedio vediamo però cosa accadeva ne fra tempo nell'impero, perché mentre Alboin invadeva l'Italia, Bayan cagane i avari invadeva i balkani, proprio come attila un sacco lo prima. Non sappiamo i dettagli di quello che aveva, perché la storia di Menandro c'è giunta solo inframenti, ma è chiaro che il Magistar Militum bonus fu sconfitto e costretto ritirarsi dentro si irmio. Bayan invio dei messaggi in città per far sapere che era pronto a negoziare, se giustino secondo intendeva tornare sui suoi passi. Tradotto, pagatemi e sono pronto a ritirarmi. Ma la politica di giustino secondo era tutta volta a non pagare i barbari, soprattutto di fronte a pretese e a manarmata. L'impero doveva sembrare sempre come la parte più forte, che al massimo è la regisce di buona volontà dei regali. Il suo generale non si senti quindi autorizzato, neanche a pagare la relativamente modesta somma che chiedeva Bayan, al che queste scateno contro la dalmazia, un esercido di Cuttriguri, la tribudi noma di Turchi che era stata sconfitta e a servita al dominio degli avari, assieme ai loro cugini o tiguri. L'incursione dei Cuttriguri taglio definitivamente collegamenti via terra tra costantinopoli, la dalmazia e l'Italia, trasformando un intero quadrante dell'impero e in una zona di guerra. Mentre Cuttriguri devastava una dalmazia e una buona parte del suo esercito continuava la sedio di Siermio, Bayan a traverso il danubio e portoguera a quello che rimaneva dei jepidi, non ancora del tutto sottomessi. In sua senza la sedio di Siermio continuo per altri due anni, fino al 570. I romani non furono in grado di romperla morza che stringeva la città, perché nel frattempo la politica anti-persiana di giustino secondo aveva riattizzato la paura di una generale conflagrazione in Oriente, impedendo a giustino di venire in soccorzo sia dei suoi domini balkanici che di quelli italiani, entrambi sotto attacco della qualizione avaro lungo barda. Giustino, in particolare, era in attesa di ritorno della masciata che aveva inviato per esti Turchi, con lo scopo di coordinare un attacco alla perzia. In tutto questo frangente, Bayan inviò il suo esperto ambasciatore a Nova Roma, questo dopo aver negoziato una tregua con il nuovo magiistermilitum dell'Illirico. L'ambasciatore fu ricevuto da giustino secondo che ascoltò con crashente impazzienza le richieste degli avari. Il cagan chiedeva di avere Siermio, che dal tron di romani avevano appena sottrato i jepidi, che lui aveva sconfitto. Inoltre chiedeva il tributo che un tempo i romani pagavano ai cutri guri e gli utiguri, due popoli ormai sottomese agli avari. Infine chiedeva la restituzione di un principe dei jepidi che raspuggito alla distruzione del sorengno. Giustino secondo, nel suo solito stile, rispose con arroganza a tutte le richieste. Mi sembra ambasciatore che tu sia venuto qui per dimostrare l'ignoranza barbarica degli avari. Giustiniano diede dei contributi ai cutri guri e utiguri per pietà per loro, perché non voleva ucciderli tutti. E perché noi dovremmo dare a voi quello che in teoria aspettava dei popoli che ora sono stati sconfitti? Forse noi romani ci siamo comportati in modo sciocco una volta. Dovremmo ora per caso continuare nel nostro errore e farne una bitudine. In queste parole si nota ancora una volta una certa malcellata critica di giustino secondo, al tardo giustiniano, accusato di non aver difeso con sufficiente energia alla dignità dell'impero romano. La politica estera di giustino ne risulta chiarissima. Nessuna trattativa con i barbari, soprattutto se l'impero è momentanamente in una situazione di debolezza. Questa può essere una strategia, se si hanno le forze per espingere dei tibari che già hanno causato devastazioni in due regioni dell'impero. Invece che una corta strategia mi pare però che giustino, a seconda se semplicemente la sua opinione pubblica molto contraria alle sovvenzioni e barbari, senza però tenere conto della realtà sul terreno. Giustino mi paro un uomo molto pino di sé eschiacciato dal peso delle redità di giustiniano, un imperatore che voleva chiaramente sopravanzare, ma della cui ingombrante ombra non riusciera mai a liberarsi. Eppure giustiniano, con tutti i suoi difetti, non credo che avrebbe mai commesso la sequenza di errori che condaneranno giustino, perché la situazione per l'imparatore è destinata a peggiorare fino letteralmente al punto di rotura. La scegio di pavia e di sirmio non poteva che concludersi in un solo modo, sava un intervento militare che per ora l'impero sembrava in capace di coordinare. Nel 570 cadde sirmio. E se le storie di palo di acolo sono vere, dopo ben tre anni di assedio nel 572, cadde anche pavia. Come detto nella scorsa puntata, io ritengo che sia più probabile che la sede di pavia si prolungo o come quello di sirmio, fino a circa il 570 che che ne di capalo di acolo. Parlando del nostro storico, ecco come descrive la conquista della città reale. Alla fine, pavia si consegna ad alboin e il ongo bard che lascediavano. E mentre alboin entra venessa dalla porta detta di San Giovanni, il suo cavallo stramazzò il suolo e non riusciva a rialzarsi, ben che incitato con gli speroni da re e per costo da una parte e dall'altra. Infatti, alboin aveva fatto voto "disterminare" per intero il popolo pavese perché non aveva voluto a rendersi. Ma non appena rompendo il suo voto ebbe promesso indulgenza ai cittadini, subito il suo cavallo si rialzò ed è ingliela mantenne la sua promessa, entrando in città, senza recardanno ad alcuno. Allora, tutto il popolo accorsi a lui nel palazzo che un tempo aveva fatto costruire il retio dorico. Dopo grandi miserie, il pavese ripresero fiducia, cominciando a sollevare l'anio.
nella speranza per il futuro. Questa è la storia mitica della conquesta di Pavia, un racconto che ricorda altri ingressimi raccolosi in città che avevano a lungo resistito ai assedi, come di ucreziano dalle sandrea, per esempio. Ovvio che questa storia hanno una molti fan tra gli storici moderni, ma forse nel mito riesce a la verità di quello che avvenne. Non c'è dubbio che Pavia resiste te lo ungo bardi, come non avevano fatto la maggior parte delle città dell'Italia Padana. Non c'è dubbio che in questi casi la normale scelta di un generale è di sakeggiare la città, a volte passando a fil di spada tutti gli abitanti. Forse Paolo qui ci riporta la versione d'un corata di quello che avvenne, forse invece Alboin davvero fece salvi pavesi, come esempio, a resto dell'Italia. Io credo che Alboin havesse ben chiara la necessità di salvare l'apparenze di cercare di portare dalla sua al meno una parte degli esaustici cittadini dell'Italia, dimostrando di essere un padrone più forte e fina anche più giusto dei suoi predecessori imperiali. Forse avrete notato che, in nella nostra storia, fino a questo punto, mancano le vicende degli horrori e dei massacri, vi solito associati e lungo bardi. Come vedremo, queste non mancheranno in futuro, ma non sembra probabile che ci erano grandi violenze in questa prima fase. Ma allora, non sono vere le storie che ci hanno spesso raccontato, non è vero che lungo bardi di scesero come l'ocuste su l'Italia, ucciso recienatori e vescovi e schiavizzarono la popolazione locale. Per provare che così non fu, non abbiamo solo le parole di Paolo di Acuno, che potrebbe essere considerato parte in causa, d'altro ne sta scrivendo un libro che esalta il lungo bardi. Come vedremo però, Paolo non sarà attenero con i suoi lungo bardi per quanto riguarda il periodo dei duchichi, che sta per arrivare. Ma oltre a Paolo, abbiamo altre testimonianze dirette di dirette che smentiscono il quadretto dell'ocuste lungo bardi. Il liber pontificalis non menziona neanche l'arrivo del lungo bardi nel 568 e inizia a parlarne solo quando questi entrarono nell'Italia Peninsulare, qualche anno dopo e durante una fase a scipeviolenta. Ad essere più vicino agli avvenimenti era la ravenna di Agnello, che utilizzando gli archivi vescovili ci racconta l'invasione così. In quegli anni il veneto fu occupato dai lungo bardi, i romani furono dali espulsi senza alcuna guerra. Dopodiché i lungo bardi occuparono di Kinum, la città che anche chiamata Pavia, dovete utorico aveva un palazzo. Io stesso ho visto una sua immagine, a cavallo che decorava la volta dell'abside del palazzo. Insomma, senza alcuna guerra fu conquistato il nord. In questa fase va registrato che nelle fonti non c'è traccio ad i particolari violenze, possiamo quindi chiedere il soccorso della archeologia. Molti ville romane sono state scavate, oltre che diversi quartieri di città del nord Italia. Finora non sono state trovate tracce di danni, in alcuna delle città con questate d'albo in niente segni di incendi o di saccheggi, ovunque si trovano tracce delle devastazioni della guerra georecogotica, ma non dell'invasione lungo barda. Lo stesso dica si delle grandi ville romane. Queste subiscono sacchegge devastazioni durante la guerra georecogotica, ma quelle che sopravvivono, dei solito in uno stato dilapidato, non hanno alcun segno di reale di scontinuità al tempo dell'iniziale invasione lungo barda. Qui mi sento di cittare lo storico nei Cristi. La transizione lungo barda in un fu di struttiva salvono i casi in cui ci fu resistenza dessa, la maggior parte della popolazione. In particolare al nord, aveva senza dubbi o memorie molto vivide della guerra georecogotica, oltre che è una generale di saffezione nei confronti del governo imperiale. Questi sentimenti combinati con la consapevolezza che i lungo bardi non tassevano i loro sudditi e avevano una certa felissibilità in ambito religioso, deve aver facilitato l'ingresso dei conquistatori. Dunque da ogni dato, a nostra disposizione, possiamo dire che questa prima fase della conquista fu effettivamente pacifica, per quanto possibile. I lungo bardi occuparono quell'Italia a nord del poe, che era sempre stata scarcamente controllata dagli imperiali, i quali evitarono di combattere e se ritirarono verso le loro ridotte, attorno a Trento, Como, Susa, Niliguria e in Emilia Romagna, anche la pacifica ritirata degli imperiali contribui ovviamente a non esaccerbare la situazione. Il pure questo fatto non deve farci credere che gli imperiali fossa rosso disfatti da questa nuova situazione venuta sia creare. Il lungo bardi, nonostante l'occupazione indolore dell'Italia Transpadana, erano giunti nella penisola non come federati o alleati dell'impero, ma come nemici e come tali sarebbero stati trattati in una lunghissima guerra di posizione attrito che sarebbe durata decenni. Ravenne e Costanti Napoli avevano per ora ralinunciato a combatterli, ma non erano a situazione destinata a durare. Nel prossime episodi vedremo più a fondo le modalità di insediamento in Italia dell'ungo bardi, ma vorrei comunque coprire per ora quello che abbiamo capito sul primo insediamento dell'ungo bardi nell'Italia Transpadana. Possiamo ricostruire che Alboin andò ad occupare confiscare le ampie terre di proprietà dello stato, dal tronde erano stato contro il quale a ringuera e del ragionevole credere che sistemò le sue fare su queste terre secondo l'anti come canismo della hospitalita s'aromana. De le terre furono senza altro sottrate ai loro padroni, ma si trattò soprattutto dei grandi proprietari terrieri a senteisti, i possidenti della classe senatoriale romana che era la principale nemica dell'ungo bardi, in questa fase. Come aveva fatto totila, Alboin identificò nei senatori. La maggior parte dei quali viveva ormai a costanti nopoli il suo principale avversario. Per il resto si è evidenziato come le fare lungo bardi e occuparono terreni sparsi nella fascia pedimentana della penora padana, di nuovo non è facile comprender il rapporto con la popolazione locale. Certamente l'Italia era un paese svuotato, come ho detto nell'ipisodio 86, l'Italia non aveva mai avuto così pochi abitanti da prima della scesa di Roma. La stima che io considero più corretta in torno ai 5 milioni di abitanti, anche se abbiamo visto che, per esempio Nicola Bergamo aveva una stima molto inferiore. Indubiamente comunque in Italia c'erano un gran numero di terreni lasciati incolti oltre che molte proprietà abbandonate. Non era necessario spode stare locali per sistemare qualche decina di migliaia dei rimaniguerrieri con le loro famiglie in una terra che aveva perso milioni di abitanti. Inoltre ci sono casi, come per esempio quello di collegno, dove ad un insediamento gotico si sovrappone, subito dopo un insediamento lungo bardo, quindi si può assumere che in molti casi il lungo bardi andarono a sostituire i goti morti durante la guerra. Dupito quindi che ci fu molta frizione con i locali, qualcuno deve aver trovati nuovi padroni anche più sopportabili, perché lungo bardi, a differenza degli imperiali, non chiedevano il tributo sulla terra. Altro discorso per i riduchi, i capi tribali dell'ongo bardi. Parliamo qui di qualche centinaio di individui in posizioni di potere e che intendevano guadagnare dalla loro conquista non qualche terra da coltivare. Quella era roba da semplici ai rimani, ma delle ricchezze che gli proiettassero nella classe dei grandi proprietari terrieri dell'Italia. Non possiamo sapere esattamente quello che accade, gli historici litigano da secoli su questo punto, ma quello che mi pare più ragionevole è che la leadership dell'ongo bardi abbia seguito l'esempio del re e spropriandone i territori sotto il loro controllo le terre di proprietà dell'imparatore e dei grandi lati fondisti italiani, oltre che molte terre di proprietà della chiesa, soprattutto di quegli archivescovi che scelserò la fuga e la contraposizione, ad esempio a cui lei è milano e non invece la collaborazione, come il caso di Treviso. Va detto che c'è forza una differenza nell'inseghiamento tra il nordeste e il nordobest della Piano Rapadana, nel nordeste infatti la ricostruzione degli storici è che il l'inseghiamento fu più ordinato, mentre come vedremo nei prossimi episodi la situazione nei bari ducati del nordobest fu diversa, ma ne parleremo presto. I ducchi era e finiranno quindi con il sostituire l'esistente classe di rigente senatoriale nelle terre dal loro conquistate, molta della classe di rigente spode stata era anche quella che controllava alle posizioni appicali della chiesa italiana cosa che non aiutò la popularità di l'ongo bardi, presso il clero romano. Dal tron di l'ongo bardi non sapevano che farse ne, di proprietà ria sentesi, comerano la maggior parte dei senatori e le proprietà della chiesa, i ducchi avevano invece un bisogno di un altro tipo di romani, quelli che noi chiameremo la classe media. Ad esempio i longo bardi trovarono molto utili gli amministratori delle tenute romane, ovvero quei menager che gestivano leville, i coloni e l'amministrazione economica delle grandi tenute e soprabbi sotto alla guerra. Un altro esempio di romani ben visti del longo bardi erano gli amministratori civili delle città, come vedremo ci sono degli esempi di prelati e burocrati la tini che si ne c'è.
miserò al servizio della nuova classe militare dominante dell'Italia. A conferma di ciò, in una fase iniziale non sembra che il sistema economico presistente fu sostituito da un nuovo. Negli scavi, le pove ribille soprabbi suite alla guerra greco-gotica, continuarono a funzionare come prima, segno che le aziende agricole erano amministrate nello stesso modo e dalle stesse persone, probabile che cambiò solo l'indirizzo a cui recapitare i proventi della tenuta. In tutto questo vorrei ribadirlo, la vera cessura fu la guerra, non l'invasione longo barda. La guerra greco-gotica fu disastrosa per l'articolazione economica dell'Italia, soprattutto dell'Italia centrosetentronale, la più scossa della guerra. Per concludere, vorrei reassumere a cosa abbiamo assistito. La mia tesi è che l'Italia fu invasa dell'ungobardi. Questi non furono chiamati dalle autorità italiane o imperiali. Si trattò della prima vera invasione dell'Italia da parte di barbari dai tempi di attila. I goti infatti sia quelli di Alaric che quelli di Todorico avevano avuto l'obiettivo di integrarsi nel sistema romano, non di sostituirlo. I goti arrivarono come negoziatori armati, non come invasori e conquistatori. Anche quella di attila fu più una devastante grazia che un vero tentativo di conquista. In questo, davvero, l'arrivo dell'ungobardi è una cessura storica determinante, da un punto di vista politico. Eppure l'invasione dell'Italia può anche essere vista come una sorta di continuazione della guerra greco-gotica. Fu la guerra creare le condizioni demografice e economiche che permisero ad un re dei germani di sogniare non tanto di razziare l'Italia o di integrarsi nel S. Ma di conquistarla e di stabilirvesi, come avevano provata fare anche i franchi, qualche anno prima. Fu la tenue presa imperiale sulle terra e tra il poe le alpi a permettere l'ingresso dell'ungobardi quando tutti gli altri regnanti d'Italia. I goti o do acre e perfino gli ultimi deboli imperatori dell'ocidente avevano sempre mantenuto un'efficente numerose serce to in or d'Italia, a guardia dei confinialpini e con successo. Per l'Italia, la prima, vera invasione barbarica in 200 anni, arriva solo quando ci sono le condizioni necessarie, ovvero quando si trasforma dal centro di uno stato focalizzato nella sua difesa, a periferia di un impero distrato, da ben altre preoccupazioni, come i perziani o la frontiera da nubiana. In sostanza, nel 568, l'Italia si ritrovoi in una situazione in cui non era mai stata dalmeno 800 anni, dai tempi della schesa di Roma, quella di una penisola non padrona del proprio destino, senza un vero governo a difenderla. Parodossalmente, con tutti i suoi limiti, come vedremo, saranno gli invasori lungo bardi a riportare in Italia il concetto di uno stato con il soquore nella penisola. La strada per arrivarsi, come vedremo, sarà complicata e la strecata di morte e distruzioni, che non ho alcune intenzione di minimizzare, ma la fine non sarà bana, inizieremo a parlarne nel prossimo episodio. Grazie mille per l'ascolto, se volete sostenere il podcast sapete dovandare www.italiaStore.com oppure patre un punto com/italiaStoria. Su mio sito trovate anche la genologia ma, peffonti e molto altra ancora, anche tanti be testi dei podcast passati. Un'informazione sono ferie anche per me, sarò in Italia, avro un po' di impegni, quindi mi prendo tre settimane prima di pubblicare la prossima puntata, quindi verso la fine di agosto. Alla prossima puntata. [Musica]
Podcast Summary
Key Points:
L’episodio 91 della “Storia d’Italia” si concentra sull’arrivo dei Longobardi in Italia nel 568 d.C., segnando una nuova era di divisione tra Impero Romano e Longobardi.
Viene discussa la leggenda secondo cui i Longobardi furono invitati da Narsete, esautorato da Giustino II, ma l’autore la considera inattendibile, suggerendo invece un attacco concertato con gli Avari.
La scarsa difesa imperiale ai confini alpini è attribuita alla strategia di rifugiarsi nelle città fortificate, in attesa di rinforzi da Costantinopoli.
Viene descritta la struttura sociale longobarda
Alboin conquistò Cividale del Friuli, affidandola al duca Gisulf con le migliori fare per difendere i passi alpini, dando origine al nome della regione Friuli.
Summary:
L’episodio 91 esplora l’invasione longobarda dell’Italia nel 568, un evento cruciale che portò alla frammentazione della penisola. L’autore analizza la leggenda secondo cui Narsete, esautorato da Giustino II, avrebbe invitato i Longobardi, ma la respinge come un mito legittimante, sostenendo invece che l’attacco fu coordinato con gli Avari per approfittare della debolezza imperiale. La mancata difesa dei passi alpini fu dovuta alla strategia romana di ritirarsi nelle città fortificate, in attesa di rinforzi.
Viene poi descritta la società longobarda, divisa in arimanni (guerrieri liberi organizzati in clan chiamati fare), aldi (semi-liberi) e schiavi. Gli arimanni partecipavano all’assemblea (gheretings) che eleggeva i re e approvava le leggi, come l’Editto di Rotari. Alboin conquistò Cividale del Friuli, nominando duca Gisulf, suo uomo di fiducia, per difendere i passi alpini.
La città divenne il cuore del primo ducato longobardo, e il nome Friuli deriva da “Forum Iulii”. L’episodio sottolinea come l’arrivo dei Longobardi segnò l’inizio di una nuova epoca di divisione e conflitto in Italia, con implicazioni durature nella toponomastica e nella struttura sociale.
FAQs
I Longobardi erano un popolo germanico organizzato in tre classi: gli arimanni (uomini liberi in armi), gli aldi (semi-liberi) e gli schiavi. Gli arimanni erano guerrieri organizzati in clan chiamati fare, guidati da duchi.
Secondo la leggenda, furono invitati da Narsete, ma è più probabile che Alboin abbia approfittato del cambio di comando in Italia e degli attacchi avari ai Balcani per invadere in un momento di debolezza imperiale.
Deriva dal germanico 'erman', che significa 'uomo libero in armi'. Gli arimanni erano guerrieri longobardi che partecipavano all'assemblea chiamata 'gheretings' e avevano obbligo di servizio militare.
Le fare erano clan di famiglie di arimanni, simili ai clan scozzesi. Ogni fara aveva un capo che la rappresentava e si occupava del sostentamento comune e della difesa dell'onore del gruppo.
Gli imperiali adottarono la strategia di rifugiarsi nelle città fortificate, evitando uno scontro in campo aperto con un esercito superiore, in attesa di rinforzi da Costantinopoli.
Deriva da 'Civitas Austria', città dell'est in germanico, poiché era la capitale del ducato longobardo del Friuli, a guardia della porta d'Italia.
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