Il termine "umano" e il concetto di "umanità" nella cultura romana presentano sfumature significative. L'aggettivo "umano" si riferisce a comportamenti gentili e solidali, oltre che all'educazione e alla cultura. La visione romana iniziale di "umanitas" non includeva l'uguaglianza di tutti gli esseri umani, come dimostrato dall'esclusione degli schiavi. Solo in epoche moderne si è giunti a riconoscere i diritti umani universali. Questo concetto evolutivo richiede ancora sforzi per garantire l'applicazione universale e concreta dei diritti umani. La riflessione sulla natura umana e sull'umanità continua a essere attuale, riflettendo su comportamenti, cultura ed uguaglianza tra gli esseri umani.
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Sono un uomo, e non considero estraneo a me, nulla, di ciò che è umano. E questo è uno dei versi più famosi della letteratura latina, divenuto col tempo un vero e proprio manifesto dell'umanesimo. Ma che cosa intendeva dire precisamente il personaggio che lo pronunciava? Per chi parla italiano, umano è un aggettivo che indica tutto ciò che è proprio dell'uomo. Eppure i termini latini umanus è omo, da cui derivano il corrispondenti italiani, umano e uomo, non hanno tra loro nessun rapporto etimologico. Anzi a dirla tutta. Mentre siamo certi che omo si è legato a umus, la parola che indica in latino da terra. Gli specialisti sono ancora divisi circa l'origine di umanus. Per fortuna, quello che ci interessa qui sono i significati e i usi di questo aggettivo, che ci offrono un punto di vista privilegiato per mettere inducere alcuni aspetti di grande interesse della cultura romana. Mediamo meglio di che cosa si tratta. Questo è parole che raccontano un podcast di Sanoma realizzato con Coramidia. Questa puntata è scritta e letta da Mario Lentano. Humanitas è una parola che nasce tardi. Le sue prime attestazioni risalgono infatti all'inizio del primo secolo avanti Cristo. Quando una produzione scritta esisteva a Roma ormai da un secolo e mezzo. Molto più antiche sono invece le ricorrenze di umanus che già nei primi poeti della letteratura latina presenta due significati principali. In primo luogo umanus definisce comportamenti o atteggiamenti, inspirati a ammitezza, benevolenza, solidarietà con i visoni degli altri, partecipazione alle loro vicissitudini e condivisione delle loro sofferenze. Proprio a questo valore di umanus fa riferimento il verso del quale abbiamo già detto sono un uomo e non considero estraneo a me nulla di ciò che è umano. Queste parole si legono in una comedia di tarenzio andate in scena alla metà circa del secondo secolo avanti Cristo e sono pronunciate da uno dei protagonisti della trama, il vecchio cremeta, che uscendo di casa di buon mattino, ve del suo vicino menedemo anche lui molto avanti negli anni, affaticarsi in lavoria gricoli certo poco adatti alla sua età. Quando cremete gli chiede come mai si spezi la schiena nei campi senza mai concedersi un attimo di riposo, menedemo risponde piuttosto sgarbatamente che cremete si sta impicciando di questioni che non lo riguardano. E a questo punto che cremete risponde con le parole che abbiamo citato non esistono questioni umane che non riguardino tutti i uomini, quello che accade a ogni singolo membro dell'umanità deve stare a cuore a tutti gli altri. Le parole di cremete rappresentano in insomma un vero e proprio elogio dell'indiscrezione, maltempo stesso giustificano l'atteggiamento di chi non volta le spalle al dolore degli altri e mostranzi nei confronti di quel dolore, vicinanza e interesse. A la base di questo uso di termini umano e humanità c'è dunque l'idea che la vera natura dei uomini sia quella che si esprime nella mitezza e nella cura e che gli atteggiamenti opposti lo stilità, la crudeltà o anche la semplice indifferenza, siano invece i numerani, quasi che addottandoli i uomini tradissero la loro identità più autentica. Si tratta insomma di una visione ottimistica che riconosce ai esseri umani una serie di qualità positive, mentre la mancanza di quelle stesse qualità esclude l'individuo che ne sia privo dalla piena partenenza all'umanità. Accanto a questo uso di umano e di umanità i romanini adottano poi un secondo, altrettanto diffuso, che possiamo illustrare partendo da un modo di dire piuttosto comune in italiano, errare e umano. In questa locuzione proverbiale l'aggettivo si riferisce al fatto che i uomini sono inevitabilmente fragili e imperfetti, soggetti all'errore e spesso vittime di malintesi e fra intendimenti. Chi usa l'espressione errare e umano, si mostra dunque indulgente verso questa fragilità e chiede anche ai altri di esserlo. In nome della comune appartenenza a una natura umana, fatta di luci e di ombre, in cui i virtù e difetti sono intrecciati in modo inestricabile. Un pensiero che anche i romani condividevano è che emerge in molti usi dell'aggettivo umanus ed il sostantivo umanitas. Esiste poi ancora un terzo significato di umanitas, non meno interessante dei due precedenti. In una pagina delle sue notiattiche, l'erudito latino Aulogeglio che scrive nel secondo secolo dopo Cristo si sofferma proprio sul termine umanitas e su quello che considera il suo autentico significato. Umanitas spiega Gellio non corrisponde come molti pensano al greco Filantropia. L'atteggiamento di chi riconosce gli altri uomini come appartenenti al suo stesso gruppo e in Staura con essi, una relazione di prossimità simile a quella che si ha di solito con i propri parenti o con la propria comunità di appartenenza. Quell'atteggiamento insomma che inspirava la risposta di cremete al burbero menedemo nella comedia di terrenzio. Il significato di umanitas corrisponde se mai a quello del greco paideia, cioè educazione o cultura. Umanus, secondo Gellio, è il luomo che possiede una formazione culturale completa. In questa interpretazione della umanita sdonque, la appartenenza alla comunità dei uomini propriamente detti, non dipende tanto dal nutrire sentimenti di mitezza e di benevolenza verso gli altri, ma richiede piuttosto come requisito indispensabile il possesso della cultura. A sua volta quest'ultima intesa nel suo significato più tradizionale e comprende in primo luogo la letteratura, la poesia, e più in generale tutte quelle che i romani chiamavano "arti liberali" in quanto degne di un uomo libero. E non è un caso che ancora oggi siano proprio questi saperi, che il italiano e altre lingue europee chiamano "humanistici". Come si avessero con la sfera dell'umano e dell'umanità un rapporto privilegiato e più intenso rispetto alle conoscenze tecniche o scientifici. Quello che invece non possiamo aspettarci dagli antichi è che abbiano elaborato un concetto di umanitas, come società di tutti i esseri umani, rezi uguali dal recipro a coriconoscimento degli stessi diritti. Basta ricordare che uno scrittore quasi contemporaneo di Geglio, lo storico Anneo Floro, parlava degli schiavi come di un genere umano di seconda classe. Uomini di serie B in som, semplice carne da lavoro, da spremer e poi gettare via, alla quale veniva negato di fatto il requisito della piena umanità. Derresto, a parte voci isolate di filosofi controcorrente e di pensatori particolarmente illuminati, l'idea dell'uguaglianza fra tutti i uomini si è fatta strada solo in tempi relativamente recenti e solo all'indomani della seconda guerra mondiale è portato a definire per la prima volta un pacchetto di diritti universali. Nel senso che sono, o dovrebbero essere, riconosciuti a qualsiasi essere umano per il semplice fatto di venire al mondo. Un risultato straordinario, che rappresenta però solo un primo passo, dal momento che sulla effettiva universalità dei diritti umani e sulla loro concreta applicazione a tutti i uomini, anche la nostra modernità ha ancora davanti a sé una lunga strada da percorrere. Parole che raccontano fa parte di ascoltando simpara, la serie di podcast di dattici realizzati da Sanoma in collaborazione con Coramidia. Parole che raccontano è scritto da Maurizio Bettini e Mario Lentano per i loro corsi di storia pubblicati da Sanoma. L'ideazione è di gioco muombrosi e Andrea Rizzotti, la produzione è di Coramidia, la voce è di Mario Lentano.
Podcast Summary
Key Points:
L'aggettivo "umano" e il sostantivo "umanità" hanno significati complessi nella cultura romana.
"Umanitas" può indicare comportamenti benevoli e solidali, ma anche educazione e cultura.
Il concetto di "umanitas" non includeva inizialmente l'uguaglianza di tutti gli esseri umani.
Summary:
Il termine "umano" e il concetto di "umanità" nella cultura romana presentano sfumature significative. L'aggettivo "umano" si riferisce a comportamenti gentili e solidali, oltre che all'educazione e alla cultura. La visione romana iniziale di "umanitas" non includeva l'uguaglianza di tutti gli esseri umani, come dimostrato dall'esclusione degli schiavi.
Solo in epoche moderne si è giunti a riconoscere i diritti umani universali. Questo concetto evolutivo richiede ancora sforzi per garantire l'applicazione universale e concreta dei diritti umani. La riflessione sulla natura umana e sull'umanità continua a essere attuale, riflettendo su comportamenti, cultura ed uguaglianza tra gli esseri umani.
FAQs
Il termine umano derivava da umanus e omo, senza un legame etimologico diretto.
Umano e umanità indicavano comportamenti ispirati alla benevolenza, solidarietà e partecipazione alle vicissitudini altrui.
L'espressione indica che gli uomini sono soggetti all'errore e alla fragilità, richiedendo comprensione e indulgenza reciproca.
Umanitas rappresentava un atteggiamento di prossimità simile a quello con i propri parenti, correlato alla cultura e all'educazione.
I diritti umani universali sono stati definiti per la prima volta all'indomani della seconda guerra mondiale.
Le arti liberali, come la letteratura e la poesia, erano considerate essenziali per la formazione culturale completa dell'uomo.
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