GIAN MARCO SCHIARETTI | Il mio Notre Dame in giro per il mondo
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Gianmarco Schiaretti ripercorre la sua carriera, iniziata giovanissimo con "Giulietta e Romeo", definendo Notre Dame de Paris una pietra miliare del teatro musicale per la sua potenza emotiva. Spiega come si prepara per le tournée, organizzando allenamenti e progetti futuri. Racconta il debutto a Verona a 17 anni, un'esperienza indimenticabile e pura, e l'importanza di Notre Dame come sogno realizzato, interpretando prima Febo a Taipei e poi Granguoire in Francia. Schiaretti sottolinea l'importanza di affrontare ogni ruolo al momento giusto, con umiltà e preparazione. Descrive la decisione di lavorare all'estero, in Germania, dove ha imparato il tedesco e apprezzato un approccio più strutturato alle produzioni. Confronta i sistemi teatrali, notando come all'estero ci sia un maggiore investimento nell'arte. Conclude riflettendo sui cambiamenti come opportunità di crescita, pur riconoscendone le difficoltà iniziali.
Una nuova puntata di Tia Dert Dott oggi ho il piacere di essere qui su bellissimo teatro Milano con Gianmarco Schiaretti. Ciao Gianmarco. Ciao Gianmarco, con giorno. Come stai prima di tutto insomma? Bene, bene ci stiamo assistando un po' sui ritmi milanesi di Notre Dame. Una bellissima emozione, una bella energia da mettere in campo, ma ci siamo. Ma tu come vi vi diciamo la parte di Tourne perché comunque la Tourne sarà lunghissima. E' già fatto tantissime Tourne nella tua carriera. Come ti setti per. Allora in realtà è una dinamica giornaliera molto normale, molto organizzata ma molto normale. La mattina penso ad allenarmi che poi in realtà funge anche un po' da pre-riscaldamento vocale vero e proprio per la giornata. E poi organizzo le varie cose da preparare eventualmente anche poi per futuri spettacoli o un'altra parentesi cinese ad aprile. E poi un altro progetto verso la fine dell'anno del 2026. Quindi insomma tutte cose comunque chiedono un po' di tempo a livello di preparazione. Quindi la mattina se ne va così. Poi il resto della giornata magari leggo, visito e musei e altre situazioni poi vengoteato. Cerchi di insare bene la giornata. Cerco di insare benissimo una giornata. Si, ripende poi, se si possa prefare un opera ecco diciamo è quello il tuo obiettivo. Però tu partendo da come è iniziato perché a me io faccio sempre dei link nelle cose persone. E' iniziato con Cocciante, giulietero me. Giulietero me, tradizioni italiani. Quei giovani si modi tipo 17 anni. Si andavo per 18 anni. Però già in quel momento non tradam esisteva e quindi, come lo vive ad occhiato? Da me è stato la fiamma per tutti noi ma credo proprio per il sistema teatrale con temporaneo italiano. È stato uno shock e il punto di forza è permettini anche la dannazione per tante situazioni italiane perché effettivamente è una macchina invincibile insurmontabile da una potenza sempre che è travolgente. Io vi dino tre danni per la prima volta in Francese. Da prima scuola e poi in una semplice serata tra Framici, un caromico che è un grande appassionato di. È un regista, è un grande appassionato di musicali, teatro, di cinema. E mi propose di vedere appunto, non trodamo una sera e mi appassionato. È di proprio la percezione di dire ma che meraviglia questo genere di mestiere, questa messa in scena, così piena, così coinvolgente, proprio anche a livello di interpretazione del personaggio. Perché poi sono un grande amante dell'interpretare cantando. Cioè non mi piace molto la mezza via. O ho recito parlando o canto un ruolo. Questo è sostanzialmente quello che preferisco. E quindi sono ad alienato e nato poi tutto. Cioè questo da pepola sentilla che ti ha fatto di fuori. D'acquisto, poi è scaturita l'idea di fare un viaggio all'ondra e il secondo vero primo amore fu il Phantom. Per i colorosissimi viaggio all'ondra sono. Quelle cose che è esatto, esatto. Poi ti traviano il cervello irremediabilmente. E poi lì è appunto stai circondato da teatri cose e quindi il Phantom, quindi è una cosa. Sì, il Phantom mi ricordo che durante quella trasferta fu Phantom Weakhead e Hairspray, ma il Phantom fu proprio travolgente. - Wow, ti ricordi che ci erano in cena. - C'era la mina, le piste. - C'era la mina, ah, proprio. Quindi hai visto ovvio il. - Si, la poteo. - La poteo, nel momento clue, ecco. E' molto interessante, quindi poi la tua mia esperienza in giuriette Romeo è stata molto intensa che le fate torne. È un'espertacolo che un po' tra gli appassionati è rimasto lino come pallino molto amato. Ecco, tu come la vivevi a 17 anni, 18 e sommé, era un. Giugietta Romeo è stato. Inanzi tutto è partito con delle. dell'espetitive enormi, cioè comunque anche come ricordava accogciante nel suo documentario, le prevendite forno incredibile, credo su classarono tutti i ricordi di prevendita della rena di Verona, quindi insomma c'era veramente una grande aspettativa. Dapparte inosta c'era tanta incoscienza, tanta innocenza, per quanto riguarda l'approccio, a un lavoro, a un pito lo così grande. Quindi, al di là dell'emozione, però è anche un modo diverso di vivere l'emozione, con no sei così giovane, perché non sei mai proprio cosa aspettarti, per tutti noi non c'è un parametro che possa egualiare un debuto alla rena di Verona a 17, 18, 15 e 16 anni, quindi mi ricordo questa è la cosa molto tenera, che sei che Notre Dame comincia con questo magico overtio che poi fa venire i brivi di "E noi ci prepariamo, ci presentiamo, in scena, ci prepariamo". E durante le prove di Giulietta Romano c'era stato, insomma, c'era stato un sacco di peripezie che avevano fatto sì che le prove erano un po' eritardo. Quindi, quando ci siamo presentati la rena di Verona, il primo di giugno del 2007, ero fuori da backstage, c'era questa porticina per entrare in scena, e mi aspettavo un secondo overtio. E invece, sono parti le prime note di Verona che ero ancora, di così con le mani in mano, e il direttore l'iscena mi fa. "Vai, cosa fai, vai entrare in scena il tuo momento?" Quindi proprio mi sono cata pultato in scena, senza proprio nemmeno pensare che stavo per aprire lo spettacolo, e le state un'emozione incredibile. Quine momento tu non avevi realizzato che l'avevi sempre fatto così, magari qui di non. No, perché in realtà, appunto, come avevo detto, avevamo avuto una generale, solo la sera prima che tra l'altro non eravamo nemmeno riuscite a finire completamente perché poi sarà messa più avversa. Ma un bordello degli ultimi giorni preparativi. Però è una emozione indescribile, forse la più pura, la più anche honesta, la più naturale e la più indimenticabile credo. Sì, però capito una volta qui in cui, ma riceve quel blackout che non. Sì, però, però, poi sai in ogni evolve. Esavo. Le prime volte, poi si imparam, ricordo, all'epoca, però, meno, per come la vivevo io, un errore era una cosa quasi insopportabile. La vivevo marisa. La vivevo marisa. La fine da valta. E poi, col tempo, ricefiltra il tutto, rice a capire a comprendere che le gioie, i misfatti, i errori sono tutti temporanei e è fatto parte di un percorso. In quel periodo, tu voli vi già fare un tradame. C'è la vi già. Ma, non tradamco, penso che sia stato un po' il sogno di tutta la nostra generazione. E è bello che comunque ci siano anche tante nuove generazioni che si stanno affacciando a un tradame. Ci sono figli di genitori o di nonni che hanno visto un tradame che portano i nipoti e bambini a vedere un tradame oggi. Quindi, non si era mai presentata poi schiettamente l'opportunità nei primi anni posto Giulietta Romeo, anche perché poi avevo intrapreso questo deciso di andare all'estero fortunatamente. Però insomma, è sempre stato un po' il sogno di tutti noi. Miho personalmente sapevo che avrei voluta interpretare un tradame nella mia vita. Però poi alla fine lo hai fatto per la prima volta non in Italia. In Francia. In Francia. E' in realtà l'allestimento francese, il mio debuto è stato a Taipei nel 2019, come Febo. Ho intraprotto Febo per un anno e mezzo in giro per il mondo. E poi nel 2022, non 2023, il produttore Francesa, appunto, ma che è stato. Ti andrebbe di interpretare Granguara che era il tempo solo quel momento. A due, a due, a due, mi sempre houto fare Granguara. Sì, ma perché comunque Granguara fa parte di quel filone, di personaggi narrativi, di quel filo, di quel personaggio un po' super parte, istrionici che mi hanno sempre tanto affascinato. E che poi comunque hanno fatto parte anche della mia vita in altre, in altre spettacoli. Quindi sicuramente Granguara è quel personaggio che, al dirate il mio muore per Notre Dame, è sempre stato lì. Non so di il pallino di Granguara. Sì, ma poi vi è anche provato a fare delle udizioni in Italia, delle p. No, no, no, no, no, ma anche perché c'era stata l'epoca una sorta di passamil termine e protezione molto tener da parte della famiglia cosciante, nel dire questo cast lo vogliamo preservare per giullettare o meo, perché ovviamente i piani erano quelli di promuovere giullettare o meo, il più possibile in Italia e nel mondo. E quindi diciamo i primi 4, 5 anni posti, giullettare o meo, abbiamo vissuto sempre questa sorta di abbraccio da parte di ricordo. Perché le ideobiettivi erano per di di foride e poi è successo quello che è successo, però non sono all'idea a quella. E lo come. penso che io credo che ogni spettacolo, qualsiasi titolo, qualsiasi ruolo, abbia un'età non soltanto anagrafica, ma proprio di esperienza specifica e penso che ogni cosa arrivi al tempo giusto. Certo, questo è importante, certo ovviamente per un gioco, neanche i scalpita che vuole, voglia di fare, in certi casi può essere. Sì, però in questo anche che ho sempre avuto molto la testa sulle spalle in questo senso, cioè non ho sempre voluto progredire fare passi in avanti, ma ma il passo più lungo della gamba e per qualsiasi ruolo, situazione anche all'estero, mi sono sempre prima messa in discussione denutandomi completamente da quelle che erano le ambizioni o il senso di gloria, il piacere nell'interpretero ruolo e guardando a me lo specchio detto è il momento giusto, doviamo forse migliorare qualcosa, doviamo lavorare su qualche parametro e poi mi sono messi in gioco. E' questa è una cosa ottima. Questo c'è lo sempre diciamo avuto come approccio nella mia vita, ma in tutto, quindi credo che siamo molto importanti, altrimenti l'illusione da un punto di vista di spinta è belle e positiva, però poi ci deve sempre essere un senso pratico di lettura. E' questo è anche un po' quello che ti aspinto da andare all'estero, a questo punto. Sì, decisamente poi ovviamente ho anche giovato del fatto di trovarmi al posto giusto preparato, nel momento giusto, perché appunto era un momento in Italia, ricordo a cavallo del 2011-2012, dove non si respirava una bell'aria da punto di vista proprio traduttivo. Quindi io ho detto, mi gioco l'ultime carte, e ho cercato di fare delle audizioni anche per allenali, e erano adatte a buon fine. E' che senso l'ultime carte? Perché? Perché? L'ultime carte italiana. Sì, perché poi comincià con tutto quello che era successo posto, giullitero mio, cominci a questo senso di frustrazione, dell'idea che comunque hai toccato il cielo con un dito e poi comunque per un motivo per un altro, sei sprofondato in questo grovilio di pensieri verso un futuro che comunque cominciava già ad essere complesso come quello che viviamo oggi in Italia, con le nostre generazioni. E quindi mi sono detto o funziona oppure forse è meglio che riprenda in mano altre passioni che sono assosent'estate la medicina, l'ambito medico, quindi mi ero dato una scadenza, avevo fatto questa audizione per delle navi, per andare a cantare nelle navi, e andare una buon fine e non so ancora per quale motivo tergi Versai sulla firma del contratto. E proprio 10 giorni dopo, avrei ciuto il contratto, mi chiamo all'epoca Chiara Catano, dicendo che ci sono le audizioni per Tardan in Germania, e ho detto che va bene preparo i bragni e allora in inglesi, non ho veramente dovresti preparare l'intedesco, è impossibile non di sillotta, non potrà mai funzionare a Todayma che cosa hai da perdere, e sono mai quel passo fu determinante. La prima audizione mi ricordo non fu molto brillante nel senso che comunque era effettivamente la prima volta che incontrava un team creativo mondiale. Diciamo che era la più grande cosa dopo giu' letteromeo. E' avevo 21 anni, 22 anni. Va bene, proprio subitissime, ma con 11 anni, si, un paio, 2-3 anni dopo. E quindi mi ricordo che insomma la prima audizione non fu molto brillante, anche troppo in un puttulista, e mia capacità di ascolto, perché di solito ha scolto molto anche quello che le persone mi dicono o un regista in questo caso mi dice. E' avevo fatto un po' di confusione, però mi ricordo che il momento di stessa in cui usci dalla stanza dissiamo stesso se passo questo turno, se lo arrivo preparatis, cioè proprio voglio essere impeccabile. Quindi mi chiamarono, mi contattarono per il secondo turno, 3 settimane dopo, presi subito in instini antidetico, preparai tutti i brani, anche con i nori chiesti. E questo mi serì poi nelle finale di Hamburgo, perché mi ricordo che mi chiesero per caso conosci anche Fremdevi Esch, Stranger's Like Me. Tato gli che devono interesco, quindi non è che è che risatto, però doveva preparare solo, diciamo solo, il brano iniziale, e il SPR CLIPEIN che è il pezzo solo l'itarza in quello preparante uno masio. E' a fine di questo brano poi il direttore musicale mi chiese proprio, ma per caso conosci anche Stranger's Like Me. E' credo che questa sia stata proprio la scintilla di serietà edica parietà che ha fatto sì che poi appunto avessero fiducia su il mio lavoro. E poi è in data bene? È molto bene e la soddisfazione più grande è stato rimanere in Germania per solo con quel contrato altri 4 anni e mezzo, perché insomma è stato. è il piacere della riconferma che poi gratifica. Certo, io mi ho volato non essere il picco iniziale, ma anche no, perché non è in idane, ma non è mai un lavoro, la difficoltà del questo mestiere non è mai la singola performance, la prima, la serata di gala, dove nel bene o nel male c'è sempre con l'energia che ti spingi anche quando anche se stai a zero livello di cartucce. La difficoltà è mantenere l'espectacolo del mercoledisera, del giove di sera, del martedì, del tenere la stamina costante nel tempo. Certo, cioè assolutamente ma tu mi tu hai imparato il tedesco nel frattempo? Io ho imparato il tedesco in Germania, da prima ho perfezionato il mio ingleso, ovviamente, perché comunque l'espectacolo, cioè parlavo con un tim creativo inglese e poi ho speso, e per me 3 mesi a concentrarmi escusivamente sulla funetità dell'espectacolo. Poi mi ricordo che mi proposa una prima intervista, la fecci in inglese, e però vedevo che non erano molto cioè avrebbero proprio desiderato. Serto, in inguate desce. Quindi andai in un figio di si, dati un po' di tempo, in sei o 7 mesi vorrei farvi la prima intervista in tedesco. Non mi guardarono un po' solpere. E te l'oro è normale, da quello che so che ci sia comunque un attore che non parli di tedesco, ma che comunque riesca a portare l'espectacolo in sottotitio. Allora, soprattutto con l'abbento dei tim creativi esteri, diciamo, quindi in questo caso americani, la scuola Broadway, quindi il direttore regista associato, Jeff Lee, che viene con il suo enturaccio, ovviamente quando fanno all'audizio un'i loro, scelgono il personaggio, poi si come credono nella politica del lavoro, della scuola, dell'apprendimento, di con un problema c'è. Fai 4 mesi di prova di insegnate tutto, e così è stato. Quindi poi tutta l'esperienza tedesca è stato poi fondamentalmente una vacanza studio, per quanto riguarda la lingua, gli usi costumi le tradizioni tedesche che nel tempo quella scuola di migliabravi. E comunque lavoravi con un'attritto contatto, immagino con colleghi, poi avuto dei colleghi amici straordinari che sulla contanta pazienza mi chiedevano questo non vede bene di vivirlo così, oppure mi ripetevano le cose, mi parlavano molto lentamente, però sempre preferito parlare la lingua locale poi in tutti i posti. Certo, è stata una esperienza slalizzante, quello di cui l'altro divista. Credo la svolta più importante a rivello proprio di approccio al mondo, ma non solo del teatro, al mondo intero, proprio come chiavi di lettura, capire come funziona un paese, avendo esclusivamente il privilegio di vivirlo, piuttosto che avere il filtro delle notizie che, ovviamente, testate o giornaliti di icono, quindi l'esperienza in campo è quello che rende veramente affascinante la vita. Certo, poi tu nel tempo sei diventato uno di quei artisti che comunque l'ha lavorato e lavorà tantissimo all'estero. E quindi è stato in China, in America, che i deti sei fatto del teatro del lavoro che viene vissuto all'estero, come in Italia. Allora, il teatro, adesso di così corromento un'ovietà, però il teatro è un universale, cioè nel senso la bellezza del comunicare, quelle emozione è un'iversale, anche perché ormai il giorno d'oggi il pubblico è enormemente omogeneo, cioè la metà delle debilietti a Broadway è acquistata anche da asiatici, quindi per dire c'è proprio una miscolanza incredibile, quindi la percezione dell'osciò da parte del pubblico è sempre quella. Poi quello che cambia è il rispetto dell'investimento delle produzioni, dell'investimento proprio monetari.
su vari progetti e dell'importanza che un paese da all'arte. E questa è una cosa che purtroppo non in tutti i paesi vedo e sfortunatamente proprio l'Italia, uno di paesi che arranca tanto in questo. Si si diciamo che non tutte le produzioni sono, non sono come quella di non di otre andello. Non in Notre Dame è un'eccezione ma Notre Dame è un'eccezione per tutto il mondo. Cioè in Notre Dame è uno di quei tre quattro spettacoli che poi sare veramente scritto, descritto come il corso di studi, nel caso uno volessi appunti intraprendere lo studio della comedia musicale per capirne i successi. Notre Dame fa turne in Asia che nessun spettacolo anche Broadwayano fa e quindi questa è un fenomeno popolare che è proprio un cardine nella storia della comedia musicale. Ti sei mai chiesto perché fate un tre Dame che è una domanda che un po' ha ridizio. Perché credo che ci sia un questo senso in maniera positiva un'esasperazione delle emozioni tra mite il canto. È vero che il francese di verso dell'Italia non ma ha una cadenza e una portata dramatica e in questo cosciante veramente un maestro nel portare al cuore dell'agente, all'oreche dell'agente, al cuore dell'agente un determinato significato, una determinata emozione e questo lo trovo oggi il pubblico. Certo questo è importante, questo è questa grande emozione che viene sessere che un po' comunque se ci pensi anche sullo stile di le miserabble che comunque diventa simile e che comunque conferma un successo in mente. Absolutamente quello. Però credo effettivamente che siano proprio forse gli unici due spettacoli che hanno una stesura così particolare, simile se vuoi come impostazione nel senso che veramente tutto è, c'è il fantone per esempio a molti richiami, c'è il live-motiv del fantone che ritorne in maniera preponderante durante il oscio. Invece, ecco miserabili e in Notre Dame hanno un filone che è molto più omogeneo e molto più distinto e quindi anche il modo in cui i personaggi a livello musicale sviluppano la propria dramaturgia credo proprio sia unico. Serto, parlando del fatto che tu sei partito, noto all'estore, sempre qualcosa che ha fascino molto, il fatto di andare fuori, poi immagino che anche da punto di vista ha detto per personale, come amici, famiglia, sempre è stato un. non sono scelte che uno magari volte fa anche così. No, maniera semplice, tu come la hai visto questo passaggio. L'ho detto che i primi grandi cambiamenti sono stati sempre tra umatici, ogni cambiamento è un trauma, poi la chiave di filtraggio, la chiave di lettura di un cambiamento, sei tu personalmente con la tua energia, con le toque ambizioni, con le toque aspettative, con le toque certeze, porti per far sì che sia la cosa più morbida e leggera possibile. Però ricordo che inso, ma ogni volta che, quando soprattutto sono passato in Germania, è stato proprio un cambiamento di ritmi, di abitudini radicali, sono mi vigno da un piccolo paese di 6.000 habitanti, quindi capultato così ad Hamburgo con un clima completamente diverso, rinvento la lingua. Un'altra lingua, in pieni inverno, non avevo ancora una casa, e sono sempre stato comunque una persona molto indipendente, sono scelte di casa molto presto, per lo sport, l'epoca giocava calcio, quindi a 16 anni lo fuori di casa, però insomma è stato un cambiamento molto, molto forte. Ho cambiato culture posti, varie volte nella mia vita, anche sono trasferito poi all'ondra, poi sono ritorati in Germania, poi sono stato avvienna per 2-3 anni, sono dei cambiamenti che si fanno poi dopo sentire, poi diventano più pratici, ben senso, dopo diventa il caos del dover, comunque, fare traslocco, per organizzare ancora il tutto, per trovare casa, diciamo che l'animo poi si riassesta, è un po'. Primaigia, cosa, sicuramente la capacità di organizzarsi, perché oggi, comunque, cerco di pianificare proprio l'anno da gennaio, pianifico tanto perché è necessario, perché altrimenti se lascio le cose al vento, subentrano eventualmente altri progetti, o comunque altre situazioni, finisce che poi non c'è più spazio per si rupare nulla da un punto di vista di vita privata, insomma, ogni cosa ha la sua dovuta importanza. Però, però, mantengo sempre vivo questa scintilla, che per me è proprio diventata il desiderio dell'esperienza, cioè del vivere una dimensione che è al di fuori dell'amiatzona comfort, e proprio a 360 gradi, quindi imparare come vivo un popolo, giovarne degli usi, dei costumi, delle difficoltà, a prendere piccole cose per poter comunicare con loro per termine le città che non conosco, e queste sono cose che c'è il tempo libero, poi anche in tour diventa preziosissima. Tu vieni di definire sti uno più da tour o più da permanenza stale. Allora, questo dipende ovviamente delle fasi della vita, ci sono ovviamente dei momenti in cui sei più stanco, dove la routine aiuta. Però, diciamo che come animo sono un'odatura assolutamente. - A touro, sì, sì, sì, sì, sono. - Si, parlando anche con alcuni artisti e lo quest'èndolo, invece, il tour per loro è una cosa schiangcante, che vorrebbero, sei loro per visto il sore, - Lo so, ma penso che sia. - Penso che sia proprio una fama edicurosità diversa nel senso. - Non che perché le artisti di questa non siano curiosi. - Non siano curiosi di vita diversi, so. - E' come quando faccio un esempio personale, come quando si parla di parma legata alla alimentazione. Sei talmente abituato a vivere in un ambiente che ti circonda, ti cocco la livello culinario, che, ma ne parlo anche di esperienza personale, per quello che riguarda i miei genitori, i miei nonni. Fino un certo momento della vita in cui ho cercato di portarli in giro con me a fare certe esperienze, non si sono mai posti il problema di provare nuove tendenze, nuove cucine, nuove anche perché parma. - Alla tutta l'istoria. - Offreto, cioè, hai la cucina parmigiana, - Sala, sala. - Capitale, una delle capitale mondiali della football, lei la chiamano, quindi. E questo penso sia, non voglia essere disacrante, però è lo stesso un po' approccio che è il West End, per quello che riguarda il teatro, cioè, nasci li sei un po' l'ombellico del mondo, quindi. - Non hai bisogno di insomma andare. - È abbastanza scontata come cosa, no? L'inglese, anche se lo spagnolo, è la lingua più parata al mondo, ma l'inglese è quella più popolare, quella quale si comunica in maniera più agevole, quindi è normale che sia tutto un po' più apportata di mano, ecco per loro. - Certo, e tu hai fatto Notre Dame in, tornando adesso a Notre Dame che, più, non diamo un po' di qua di là, è fatto un dame in quante lingue? - In due lingue. - Due lingue. - Francesi inglese. - Quindi è in Acese italiano. - Quindi anche in America lo faccio lato in Francese. - E tu restero per politica espressamente voluta negli ultimi, penso, 7-8 anni, e credo giustamente, va solo in Francese. - Cioè? - Tu l'internazionale si muove in Francese, anche perché credo che sia. non si una questione di nazionalismo o c'è protezione della tutela della lingua, ma è proprio sorpo che sia giusto che uno spettacolo scritto. In un determinato modo, poi è giusto che magari ogni paese possa fare la propria versione, però se una versione originale si muove, è giusto lo che si muove in ingorigina. - Certo, assolutamente. Ma io mi faccio questo, questo pensiero, forse anche un po' un po' così chiamà. Non ti viene dopo tutte queste le teche che hai fatto in Francese, salire sul palco in cui di quello italiano e iniziare a. - Mi è capitato a Roma, che mi sentivo molto strano, nel senso che si ricevo. Certo, parte l'arpeggio del tempo delle cattedrali, se ti sto. Mi viene proprio. c'è spontaneo una propria come posizione dell'avoccia. In fact, i grandi lavoro che ho intrapreso, che sto facendo tuttora, è proprio la. la. sono me li con i termini in. intende se si dice "Bush" da biancela. - All'esto, vi vengono pure i termini intedeti. - Perché avrei il penso in. parliamo di Germania, parliamo quindi. c'è proprio la pronuncia, il modo di posizionare la voce, la ringela. e questo è un lavoro molto interessante, anche del nostro corpo, che poi si adatta a. - Perché ovviamente quello che ti circonda, sono comunque riferimenti appunto i stessi che più o meno avviene la versione francese, quindi. - Potamente a parti costumi, e. e. e. e. e. e. penso appuntamento cambio luci, lo spettacolo è quel. - Certo, ti viene volte ad avvenziare, infancese o in italiano. - No, adesso adesso è molto più. morbida diciamo come cosa. Ma all'inizio, durante le prime prove, soprattutto le generali, era un pochettino. in subbuglio, ecco, soprattutto per. per qualche. anche mi ricordo il fatalità finali, no? che noi viamo un cambio che viene molto spontaneo, naturalmente tanto spontaneo. Fatalite! Che. le prime volte venire proprio fatalite! - La roba li un po' nel mezzo, ma in maniera spontanea. Sera, poi adesso invece sono ripresi. ma non la mi addentiamo a ti. - Qualche volta vi sentiremo cantando in francese, Eva veta. - Non fateci caso, non fate. - Tanto, in un caifano, poi di correggono collabiale. - Sono preparati, si. - Sì, sono preparati. - Fancleve di Notre Dame è molto attivo. - Tantissimo. - Tanto, tanto. - Sì, sì. - Questo è. - No, no. - Come vivi, si, si, si, si, si, molto disponibile. - Sì, assolutamente. Non sono socialissimo da un punto di vista di social network, ma ho scelta personale, nel senso che. Non mi piace condividere da un punto di vista di quello che faccio, del lavoro, del dove sono, delle date, del come standando un progetto, però finisce lì, con un riesco a più di quel tanto, a condividere momenti della mia vita privata, ma perché non lo ho reputo necessario e soprattutto, anche perché non mi prendo mai così sul serio di pensare che sia così interessante quello che faccio in palestra, piuttosto quello che mangio, ristorante, a mezzo giorno, con amici. Ecco, ma questo rimane, se è un tuo. - Una mia chiave di lettura, quindi però ha una comunità sicuramente molto attiva in tutto il mondo che fa bene allo spettacolo, con i suoi proclini, sui contro, nel senso che ovviamente siamo nelle era social dei leoni da tastiera in ogni ambito e dei tuttologi in ogni ambito, ma è giusto così, era uno scena. - Fà anche parte del gioco. - Fò parte del gioco. - No, quindi invece il tuo Green War che ho visto tanti video, ho visto in cena, si è trovato introspettivo, un po' come se guardassi dall'esterno, le cose che tu che, diciamo, che taio è voluto dare alla tua interpretazione. - E' realtà guardati dico, io anche li parlando della capacità di ascolto, io ho parlato molto con Gilmael, gli reggista, e lui voleva assolutamente un Green War introspettivo, cioè voleva le più che cercare di esternare tutto e troppo, cercare di fare proprio, di avere questi chiaroscuri, di cercare, di donare più colori e trovare anche una sorta proprio di intimità del personaggio che ho sempre amato, essere in cena anche quando non sei la luce in cena. Quindi una cosa anche che abbiamo lavorato anche con Wain Fox, anche momenti posizioni quando entra la ruota di quasi modo, ho sempre fatto presente, ci sono delle cose un po' che magari da personaggio vivrai in maniera differente, per il tosso che piazzarmi li e fare. Quindi abbiamo proprio generato una sorta di filone della storia, del personaggio, che anche quando esce è comunque sempre della storia, perché poi rientra dalla terza quinta e mi piace questa comunicazione fra l'iscene. - La cosa di non 3DAM è una cosa, la cosa di non 3DAM è che quando lo riguardi e guardi magari un personaggio spot, per di sempre delle cose nuove, se si otti conoscenza a guardare grainguardi, di che fate dei movimenti particolari, a fiordallisoni e falti, quindi anche questa costruzione molto particolare dello spettacolo che poi viene fuori, e arriva proprio quello che. - Mi fa piacere. - Mi fa piacere anche perché poi Notre Dame è uno spettacolo che richiede molto rigoro, ovviamente anche scenico, e per come non il spettacolo delle dovute puntamenti luce con una costegno di sicurezza perché succede il finimondo. Però una volta che la Gabbia è ben circoscritta, è bello poi muoversi e creare le proprie. e anche variare, mi piace anche, ovviamente, ogni sera trovare con lo spunto diverso, con il movimento diverso, con le conoscenioni diverso, soprattutto anche in relazioni ai personaggi con i quali interagisco di più in questo caso frollo, per esempio. E' tutta uno dei pochissimi che ha avuto l'onore di lavorare con il casta francese originale, anche con uno per lezie e Daniel Lavua, quindi come è stato, cioè, l'incontro dei incontri. - Sì, sono delle persone con le quali poi, quando esce accena, con cena, come appranso, con qualsiasi dimensione normale, di vita normale, scopri tutta la loro grandezza, non la loro semplicità, e nel fatto che fondamentalmente dietro ai grandi genici è l'arpigianato dell'arte, cioè, il fare, il sapere fare questo mestiere, nel rispetto e nell'umiltà che questo mestiere chiede e desige, e quindi sono animi straordinari a Daniela, è impressionante, che, comunque, più di 70 anni è cantata ancora con intensità che è. - La stessa che ha pensato. - Sì, ma è proprio incredibile, e parte Notre Dame lui è pronto. E questo ti fa proprio capire la grandezza, esemplare stessa cosa Bruno. Allie, mo' l'avviamo condiviso due mesi di tour canadese. - Tu hai di suo alternale se non mi fa? - Io facevo, sì, lui faceva alcune rappi che a settimana, quando lui faceva grainguardi, lui facevo febo, e poi invece, e quando non faceva grainguardi, facevo grainguardi. E adesso è molto bello, devo dire, è molto bello perché comunque anche lì c'è stato uno scambio molto vivo, molto positivo, molto reale. - Ah bello, comunque sono appunto leggende nella strada di un salto di tutti. - Sì, sì, poi poi le parti sono dattie anche avanti, sono partecipato anche un programma dove, un po' praticamente in canada c'è questo programma che è molto seguito, dove chiamano un personaggio famoso e fanno delle sorprese. E questo personaggio fa una lista di quelli che potrebbero essere o desidererebbe essere fossero le sorprese, quindi da venti nomi, poi la produzione non dice "personaggio chi verrà". Però ero tra i nomi di Bruno e la produzione si me chiamato e poi ho fatto il tempo delle cattedrali e poi ho fatto anche SOS di Anterienca, un detres da Starmagnia e sono. - Io penso non entri a una cosa. - Sì, sì, se tu uno scambio, è il chiuso che si chiuse. - E poi anche lui devo dire che ha vissuto questo passaggio di testimonio in maniera meravigliosa, e ho visto una persona felice di dire "E' insomma tu, tu sono felice che ci sia tu ora e adesso bellissimo". - Wow, che bello, bellissimo. - Ma invece fare teatro in Italia come ti senti, andranno a casa, volessi fare di più in Italia. - Ma in Italia è. ovviamente. - E da un po' che sei in Italia, comunque è fatto casa nova, ho fatto. - Sì, ho fatto casa nova, ho fatto comunque sono. anche qui permetti la totale o nesta sincerità, sono ovviamente delle stagioni che sono non sono mai così lunghe e preponderanti da poter dire rimane. - Rimango, quindi è difficile, e questo lo dico con grande dispiacere anche per tutti coloro che ovviamente affrontano il tema teatro musicale e intrapprendono per corso di studi con grandissimi insegnanti, ci sono dei talenti in Italia che sono straordinari. Il problema appunto è la cadenza, la frequenza delle produzioni, vuoi perché poi entriamo ovviamente in miscorsi, più tedianti, da un punto di vista delle fiscalità italiane, delle finanzioni che una pensione deve necessariamente sfornare per far sì che un protrusio di qualità è derritorno, perché poi abbiamo questo grande problema. - Che sempre una cosa di cui quasi non si parla come tabuma è una cosa fondamentale. - È una cosa fondamentale, perché comunque poi fondamentalmente la gente deve venire a teatro, e la gente fa delle scelte particolari, cioè in China, per esempio, c'è una comunità Shanghai del musical "Soul Shanghai", che è di un milione di persone. Sono numeri che fanno spaventere, e quindi si possono permettere di tenere i prezzi un po' più contenuti per far sì che la gente vengate a teatro. - In Italia devi trovare un prezzo che sia soddisfacente quasi mai per la produzione e soddisfacente per un pubblico che possa permettarsi di venire con tutta la famiglia. Quindi sai diventano, diventa un gioco molto difficile, un equilibro molto difficile da trovare. Poi a me è il mio paese, io lavoro molto volentieri in mio paese, però mi rendo conto insomma che nella concretezza non è. - Non sempre si può fare, comunque adesso c'è questo tunino 3.0 in menso che farai fino a che ci porterà la cena cinquezimo anniversario dell'ospetato in Shanghai o delano prò. - Gennayu del 2027, si chiuleremo con Roma, se una sarà una bella, una bellissima festa, poi averai sai già con la fare ad dopo, stai già organizzato. - Sì, si sto già. No, no, no, anzi, infatti sto pianificando ora, ci saranno con certi, ci saranno altri progetti, ci saranno ancora, penso anche un altro po' di Notre Dame, anche per quello che riguarda la versione francese, ci sono delle nuove città che verranno toccate in Europa, quindi insomma. Penso che. Io sono una persona che per me stesso, ma anche proprio per un cammino artistico mi piace, come ti dicevo prima, mettermi in gioco e variare. Quindi il grande piacere, e te lo dico tantissimo nesta, è stato anche proprio il fatto di fare in otre dam a tratti, cioè nel senso che per ritornare sempre un piacere in menso. Però voglio anche metterle, servirmi di tutti quelli che sono i canali e le porte che ho aperto, per intrappenere nuovi percorsi, nuovi studi, nuovi spettacoli. -Tanto, e fare anche oltre a quelli ianiti anche all'estero. -O sì, sto mantenendo viva anche la fianma tedesca, sto preparando un altro progetto che comunque mi prendo un sacco di tempo perché è un coppione da studiare in tedesco, quindi però, ecco, penso che ci siano spazi, per noi ci saranno spazi per notre dam, che mi porteranno anche fino al Trentennale Francese. -Ah, addirittura, wow. -Ah sì, perché ormai ci siamo vicini, eh? -Tambi, se ne hai vente, al Trentennale. -E' il ventotto. -Ah, quindi dai, allora ci sono. -Tendi se insomma se, come si dice, "Adiho piacendo". -Si, se ne stelle sia linea, non so me. -E' esatto, penso di fare che la mia vita con otre dam ha tratti, mi porterà fino al Trentennale, e poi sarò felice di. -Como è, penso, ma dai, fino al 30 ci l'hai pianificato, adesso poi non esageriamo. -No, no, no, poi non bisogna anche. Perché anche lì c'è un confine molto sottile fra la bellezza di trovare una sicurezza in un lavoro che è molto difficile, e il lasciare spazio alla bellezza della scoperta, che in questo lavoro è necessario. Perché non poi anche lì ogni cosa poi diventa la tua zona di confort, e dove c'è, per petto la zona di confort non c'è mai progresso. Quindi lasciare spazio all'incognito e lasciare spazio un qualcosa che magari spaventa, come può essere anche un 3-4 mesi, 6 mesi di buco, è giusto così. -E' giusto così, assolutamente, va ti faccio l'ultima domanda. -Cuali cosa che vuoi. -Dez'enzo un ruolo obiettivo che è nella vita e anche un ruolo che vedi di Notre Dame, che vorrei stifare, ma che ancora non hai vado. -Se non fossi inguoco. -Algora, parto della seconda, perché io era il ferole del personaggio più straordinario in Notre Dame? -Ah, da avere. -Si, perché io comunque credo che abbia, a di là, Notre Dame è tutto contemporaneo, però vive secondo me un drammai interiore, che è di una drammaticità, di una potenza. -Scompa. -Siamo da avere un frollo così impostato, sarebbe. -No, non ho detto che lo farò. -No, però sarebbe un po' questo momento. -Seggo, però mi fanno in prilcine, ma non ho dicido, però hai sti un po' magari togliere un po' di massagia. -Ma anche io ho poi realtà, no, ma anche poi in realtà mi parlo a volte ci scherzo, a volte un po' meno, anche con "conclemente zar", che mi diceva sei grosso, sei. Ma in realtà io ho sempre considerato, c'è c'è un momento nella vita in cui, quando sei più giovane, il mondo dei fitness lo intraprendi più per una questione estetica. Poi dopo diventa funzionale, e per me lo sport e la preparazione è sempre stato parte della mia routine, è necessaria, non può esistere uno spettacolo senza la mia preparazione fisica. Però, appunto, come dicevo, diventa poi funzionale, cioè sono arrivato, ho fatto gli ultimi periodi di Grand Waran, in Francia, che era un pochettino più costruito, perché venivo da un Macbeth, che è un spettacolo che mi ha preso tanto e mi ha dato tanto. E comunque, Macbeth è l'angelo della mocha, è un personaggio che deve. Io ho sempre pensato e ritenuto che un personaggio deve essere verosimile, poi non è che devi forza essere un Stanislaw Schiano, alla millesima potenza, non ci credere, ma anche per una questione di gravitas, in ogni ruolo deve essere così. E per quello che, poi quando poi lavoro sulle transizioni per dongiovani o per Grand War, intraprende un altro stile di adenamenti, un altro stile di elasticità e questo è necessario. Venendo all'altra due, tua domanda, obiettivi, allora mi piace, come termino, usare piacere di potere intraprendere un cammino ruolo, ecco, perché oggi mi sto anche un po' godendo la bellezza, sto abbracciando anche un po' quello che sto raccoliendo. Però sicuramente, Gianvaggian, Giaver e il Fanto sono li. Poi ci sono state delle situazioni in comunque tino quasi di ideologico, quindi anche fatto evita nel Wessi, comunque, sono a questoettore lo ise. Poi noi, io penso che il nostro punto di forza di noi italiani si è che riusciamo comunque ad abituarci a tantissime situazioni, è ovviamente anche un punto di noistro, una dei nostre devolese che non vengiamo da un purismo della lingua inglese, quindi è chiaro che ci troviamo con pochettino ad aver fronteggiare delle situazioni che sono effettivamente fuori portate da un punto di vista. E come se un inglese venisse in Italia a fare un ospettacolo in italiano? Sì, certo, è un po' più estremizzata come cosa, ma effettivamente se ci pensi per un pubblico che ascolta dice. Quindi la mia caratterizzazione dei ruoli allondra è, ovviamente, improntata su dei ruoli latini, dove l'accento era, però insomma, ci si lavora sempre sarebbe. Io troavolo, spero di rincontrati magari in occasioni del genere. Grazie aciere. Giomarco, grazie mille, grazie aciere, vi avete. Ti aspettiamo qui hanno danno 3 dam, e li è qui, fino a giunare il 2016, non qui a Milano, ma qui in 3 dam, quindi ci sono un sacco di dati. Sì, intanto siamo qui a Milano fino al 29 di marzo, poi ritorniamo anche a giugno, sono ricordo di precedenza 18 al 28, 12 giorni. È un grande segno di amore nei confronti di Milano, ma è anche un grande signo di amore che Milano da hanno 3 dam, perché insomma devo dire che il pubblico è formidabile, la sale è piena, quindi ci lo ricordavamo anche, ci lo rambentiamo ogni sera, quando prima andare in scena diciamo, siamo sempre ben concili quello che stiamo vivendo, perché è una rarità e è un privilegio. Certo, assolutamente. Grazie mille, giomarco. Grazie, grazie. Ciao.
Podcast Summary
Key Points:
Gianmarco Schiaretti discute il suo percorso artistico, iniziato con "Giulietta e Romeo" a 17 anni, e l'importanza di Notre Dame de Paris come spettacolo rivoluzionario nel teatro musicale.
Condivide l'esperienza di lavorare all'estero, in particolare in Germania, sottolineando l'adattamento alla lingua e alla cultura e l'approccio metodico ai ruoli.
Riflette sulle differenze tra le produzioni teatrali internazionali e italiane, evidenziando il maggiore investimento e rispetto per l'arte all'estero.
Descrive l'evoluzione personale e professionale, dall'emozione pura del debutto alla consapevolezza maturata con l'esperienza.
Summary:
Gianmarco Schiaretti ripercorre la sua carriera, iniziata giovanissimo con "Giulietta e Romeo", definendo Notre Dame de Paris una pietra miliare del teatro musicale per la sua potenza emotiva. Spiega come si prepara per le tournée, organizzando allenamenti e progetti futuri. Racconta il debutto a Verona a 17 anni, un'esperienza indimenticabile e pura, e l'importanza di Notre Dame come sogno realizzato, interpretando prima Febo a Taipei e poi Granguoire in Francia.
Schiaretti sottolinea l'importanza di affrontare ogni ruolo al momento giusto, con umiltà e preparazione. Descrive la decisione di lavorare all'estero, in Germania, dove ha imparato il tedesco e apprezzato un approccio più strutturato alle produzioni. Confronta i sistemi teatrali, notando come all'estero ci sia un maggiore investimento nell'arte.
Conclude riflettendo sui cambiamenti come opportunità di crescita, pur riconoscendone le difficoltà iniziali.
FAQs
La mattina si allena, cosa che funge anche da pre-riscaldamento vocale. Poi organizza la preparazione per spettacoli futuri e dedica tempo a letture e visite culturali.
Il debutto è stato in 'Giulietta e Romeo' all'Arena di Verona nel 2007 a 17-18 anni. Lo descrive come un'emozione pura, indimenticabile e vissuta con molta incoscienza e innocenza.
Ha cercato opportunità all'estero intorno al 2011-2012, periodo in cui in Italia non si respirava un'aria favorevole per il teatro musicale. Voleva mettersi alla prova e cogliere nuove sfide professionali.
Ha imparato il tedesco vivendo in Germania, perfezionando prima l'inglese e poi concentrandosi sulla fonetica. I colleghi lo hanno aiutato con pazienza, parlandogli lentamente e correggendolo.
La differenza sta nel rispetto degli investimenti economici nelle produzioni e nell'importanza che un paese attribuisce all'arte. Purtroppo, l'Italia arranca molto in questo settore.
È un'eccezione globale, con tournée in Asia che nemmeno i musical di Broadway fanno. È un fenomeno popolare e un cardine nella storia della commedia musicale per la sua potenza emotiva.
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