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Gennaio non decide, ecco cosa guardare (davvero) nel 2026

8m 55s

Gennaio non decide, ecco cosa guardare (davvero) nel 2026

Il podcast discute la tendenza a cercare segnali stagionali, come l'andamento dei mercati a fine dicembre o in gennaio, per prevedere l'intero anno, sottolineando che queste narrazioni sono illusorie e statisticamente non valide. Analizzando dati storici, si evidenzia che la probabilità di mercati positivi rimane costante, indipendentemente da tali indicatori. Il vero motore dei mercati nel lungo termine sono gli utili aziendali, che guidano la crescita dei prezzi insieme ai dividendi. Dopo anni di forte crescita, ci si aspetta per il 2026 un ritmo più moderato, con utili comunque superiori alla media storica. Il mercato diventa più selettivo, premiando la qualità e la crescita sostenibile, come dimostrato dalla reazione alle delusioni nei titoli tecnologici. Gennaio, pur essendo un periodo di ingresso di liquidità, non è decisivo; ciò che conta è la capacità delle aziende di generare valore nel tempo. Il 2026 potrebbe quindi essere un anno meno spettacolare ma più solido, richiedendo attenzione ai fondamentali piuttosto che a segnali facili.

Transcription

1301 Words, 7871 Characters

Italian
Investimenti in notizie e formazione, colazione Wall Street, rilassati, parliamo di soldi. Buongiorno tutti, beri trovati, bondo in 1026, io vi do nuovamente il benvenuto, anche per quest'anno, sul nostro podcast di colazione Wall Street, rilassati, parliamo di soldi. Ricomincia un nuovo anno, ricomincia il 2026 e come sempre una delle prime attività che di suolito si fanno, soprattutto a livello di analisti, di strategist, e quella di collegare ciò che avviene durante Relle di Natale, oppure durante l'inizio di gennaio, per poi associare tutto l'anno praticamente a livello di risultati, no? Quindi si dice, se il Relle di Natale è positivo, allora succede questo, sei i primi giorni di gennaio, sono positivi, allora succede quest'altro. Ecco, io direi, partiamo da qui, no? Perché ogni anno è sempre un po' la stessa storia, no? Così come il target price sulle semplice in 500 mercati che aprono, 2-3 sedute, subito la domanda, è ok ma gennaio cosa ci sta dicendo? Perché se parte bene, allora l'anno è fatto, no? Se invece parte male c'era preoccuparsi. Ecco, queste una di quelle narrazioni proprio che piacciono tantissime mercati, perché sono semplici, e in qualche modo ti danno un po' l'idea di poter capire tutto subito, no? Questa illusione di controllo, controllo è fondamentale, uno dei bias più importanti che ci sono a livello di persona, questo perché perché l'essere umano è fatto così, cioè noi piace avere il controllo delle cose della nostra vita, del futuro, peccato che mercati purtroppo non rientrino in questa casistica. Il problema è che quando poi vai a guardare inumeri seriamente questa storia non regge o ilmeno non sempre, ok? C'è un grafico che secondo me è abbastanza evidente o vero prende più di 100 anni di dati e ti dice una cosa molto semplice, in particolare in questo caso relativo al Dow Jones, non cambia praticamente nulla, se il mercato sale a fine dicembre nei primi giorni di gennaio, è la prima settimana in tutto il mese. La probabilità che il mercato salga e basta nel corso dell'anno è più o meno sempre la stessa, cioè noi sappiamo che indicativamente tre anni su quattro i mercati sono positivi. Quindi questo fa notizia, però diciamo che non fa statistica. Allora dobbiamo in qualche modo spostare l'attenzione perché se togliamo queste scorciatoie, queste uristiche resta poi quello che davvero guida i mercati e non nella stagionalità, almeno non durante tutto l'anno, ma di solito sono gli utili, sono gli utili che guidano il mercato azionario, gli utili e poi ci possiamo mettere i dividendi, il fattore speccolativo, ma soprattutto gli utili. Nel lungo termine, il mercato segue gli earnings, allora si possono ignorare per un po' e ponticipare, le può esagerare, però alla fine il trend segue quel andamento li. Questo lo si vede benissimo, ad esempio, già prendendo l'esempi 500, ma qualunque indice negli ultimi 30 anni, questo vale anche per una singolazione, alla lunga sono gli utili che guidano la crescita di prezze. Quindi, gran parte del rendimento non arriva dai molti pli che si allargano e diminuiscono nel singolo anno, ma appunto dalla crescita degli utili e dei dividendi. Le valutazioni sicuramente aiutano, soprattutto in certe fase, ma non solo il motore principale, e questo oggi è fondamentale perché noi veniamo da due anni molto forti, anni in cui il mercato, anzi in realtà tre anni, in cui il mercato accorso parecchio e quindi guardando il 2006, il tono un pochino cambia, le aspettative di rendimento dovrebbero essere meno da parte nostra un pochino più contenute non sul singolo anno, ma medio lungo termine. Questo perché ad esempio, se l'anno scorso, pensate che gli utili sono cresciuti mediamente intorno a 14, 15% anno su anno, beh, questa non dovrebbero andare tra il 10 e lo 12%, che detta così sembra poco, però ricordiamoci che la media storica della crescita degli utili vi agentano al 6%, quindi quest'anno comunque ci si aspettano la crescita quasi doppia rispetto a quello che il trend di lungo termine, quindi sicuramente non è un anno da buttare da questo punto di vista. Quindi in realtà c'è ancora, c'è ancora dei fondamentali importanti che sostengono questa crescita di mercato, che però è un mercato che diventa più caro, non ancora in bolla come già dicevamo nel 2025, non era una bolla, poi avete visto anche quella correzione di novembre è stata ampliamente recuperata, siamo nati a fare dei massimi storici nuovi, però è un mercato che smette di regalare e comincia a chiedere, comincia a chiedere crescita vera, chiede utili, chiede qualità giustamente, perché? Perché siamo al top, quando se al top devi dimostrare di meritatelo, prendi tutto quello che successo ai titoli dell'intelligenia artificiale proprio nella parte finale dell'anno dove basta il ritardo di un progetto delle proiezioni più conservative e il mercato tipunisce, quindi questo è un mercato sano per il momento. E' interessante che proprio in questo contesto inizio una muoversi delle cose un po' diverse dal solito, anche questo nebbamba a tutto tanto nel 2025, ma è probabile che ci sarà anche, vediamo anche d'inizio hanno stato scuramente un'ottima partenza, come per esempio le smolcap, che stanno partendo molto meglio rispetto ad esempio anche a grandi titoli tecnologici e non è una cosa di ignorare, ci la teniamo lì, ci la teniamo da parte. Spesso succede quando il mercato inizia a guardare il ciclo economico, quindi non guarda più solo all'intelligenia artificiale, alle spese incontocapitale, chiaramente non è una previsione perché nessuno prevede il futuro, però è un qualcosa che sicuramente vale la pena di essere osservato. Se poi largiamo ancora di più lo sguarde guardiamo il ciclo di mercato il messaggio va senza chiaro gran parte del recupero dei minimi praticamente stata fatta, anche l'Europa è partita molto bene quest'anno, i rendimenti cumulati sono importanti, le valutazioni si sono un po' normalizzate, però adesso il tema vero è capire quanto si è sostenibile la crescita di questi utili. Non siamo in una fase facile in cui tutto sale senza sforzo e si va la cica, paradossalmente questa fase potrebbe arrivare anche dopo se veramente ci si inizi a distraccare dei fondamentali e l'ora li diventa molto pericoloso, ma probabilmente non siamo neanche alla fine di un ciclo. Siamo nel mezzo, estare nel mezzo significa che il mercato diventa più selettivo, più attento agli errori, meno indulgente. Anche i flussi raccontano una storia simile, perché perché genio è storicamente il mese in cui entra più denaro nei fondi azionari, quindi ci ha ancora un tecnico che è un po' supporto, un po' come ha dicembre di solito la prima metà del mese tende a essere più scarica, perché si va un po' in chiusura di anno, si va in riposizionamento. Quindi succede ogni anno, questo però non vuol dire che gennaio funzioni punto, vuol dire che entra della liquidità, in questo modo automatico, quindi la differenza vera poi è dove va quel denaro e con che logica temporale. Allora, volendo tirare poi una riga finale come prima appuntata di questo 2016, il messaggio è questo. Gennaio è affascinante, intratiene, genera conversazioni, fa parlare, però non decide. A decidere, alla lunga sono sempre gli utili della crescitariale, la capacità delle aziende di creare il valore nel tempo, quindi il 2026 per come si potrà delineare, magari sarà meno rumoroso, sarà meno spettacolare, forse attratti anche un pochino noioso, ma proprio questi di solito, spesso sono i mercati, per chi cuoere ha un po' più di salizucca e inizi a ragionare davvero e non va dietro ai segnali facili. Ecco, io con questo vi saluto, vi do appuntamento oggi pomeriggio le 14-30 su YouTube, con il nostro solito, appuntamento live, pranzo, awolstritt e noi ci vediamo come sempre, sabato prossimo. In vestimenti notizie e formazione, collazione awolstritt, rilassati, parliamo di soldi.

Podcast Summary

Key Points:

  1. Gli indicatori stagionali come l'effetto "Santa Rally" o l'andamento di gennaio non sono predittivi affidabili per l'intero anno.
  2. Nel lungo termine, i mercati azionari sono guidati principalmente dalla crescita degli utili aziendali, non da narrazioni o scorciatoie.
  3. Il 2026 potrebbe essere un anno più selettivo, con aspettative di rendimento più contenute e un'attenzione maggiore alla qualità e sostenibilità degli utili.

Summary:

Il podcast discute la tendenza a cercare segnali stagionali, come l'andamento dei mercati a fine dicembre o in gennaio, per prevedere l'intero anno, sottolineando che queste narrazioni sono illusorie e statisticamente non valide. Analizzando dati storici, si evidenzia che la probabilità di mercati positivi rimane costante, indipendentemente da tali indicatori. Il vero motore dei mercati nel lungo termine sono gli utili aziendali, che guidano la crescita dei prezzi insieme ai dividendi.

Dopo anni di forte crescita, ci si aspetta per il 2026 un ritmo più moderato, con utili comunque superiori alla media storica. Il mercato diventa più selettivo, premiando la qualità e la crescita sostenibile, come dimostrato dalla reazione alle delusioni nei titoli tecnologici. Gennaio, pur essendo un periodo di ingresso di liquidità, non è decisivo; ciò che conta è la capacità delle aziende di generare valore nel tempo.

Il 2026 potrebbe quindi essere un anno meno spettacolare ma più solido, richiedendo attenzione ai fondamentali piuttosto che a segnali facili.

FAQs

No, le statistiche mostrano che la performance di gennaio non è un indicatore affidabile per l'intero anno; la probabilità di rialzo annuale rimane simile indipendentemente dall'andamento di gennaio.

Nel lungo termine, il mercato è guidato principalmente dagli utili (earnings) delle aziende, seguiti dai dividendi, mentre le valutazioni hanno un ruolo secondario.

Perché porta a cercare scorciatoie o narrazioni semplicistiche, come i modelli stagionali, che spesso non reggono statisticamente e distolgono dall'analisi dei fondamentali reali.

Si prevede una crescita degli utili tra il 10% e il 12%, ancora superiore alla media storica del 6%, indicando fondamentali solidi ma non eccezionali come negli anni precedenti.

Il mercato diventa più selettivo, richiedendo crescita reale e qualità, con meno indulgenza verso gli errori, e mostra un maggiore interesse per settori come le small-cap oltre alla tecnologia.

Sì, gennaio è storicamente un mese con forti afflussi di denaro nei fondi azionari, ma ciò non garantisce performance positive; conta dove e come viene investito.

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