Il podcast esplora il rapporto complesso tra scuola e famiglia, spesso segnato da incomprensioni e conflitti. Giada Zurlo, esperta di genitorialità, analizza le dinamiche attuali: i genitori, spinti dal desiderio di proteggere i figli, tendono a invalidare l'autorità degli insegnanti, creando un circolo vizioso. Questo comportamento deriva da una reazione al passato, in cui l'insegnante aveva sempre ragione, portando oggi all'estremo opposto. Zurlo sottolinea l'importanza di un equilibrio: ascoltare il bambino senza trasformarlo in vittima e senza minare la figura dell'insegnante, che rimane una guida necessaria. Il controllo genitoriale nasce spesso dall'insicurezza; occorre lavorare su sé stessi, ricordando che il figlio è un individuo separato e che il proprio valore non dipende dal suo successo. L'educazione va vissuta come un'alleanza, non come una competizione. Per migliorare il dialogo, è essenziale partire dall'obiettivo comune – il benessere del bambino – e affrontare i problemi insieme, lasciando da parte il giudizio reciproco. La chiave è la fiducia: i genitori devono affidare i figli agli insegnanti, mentre questi ultimi devono accogliere le preoccupazioni dei genitori senza porsi sulla difensiva. Solo così si può costruire una vera alleanza educativa.
[Musica] Scolè, la scuola in un podcast. [Musica] Ciao e benvenuto, benvenuta su Scolè, un podcast dove esploriamo il mondo della scuola e dell'educazione attraverso sguardi diversi. E oggi proprio sguardi diversi è la parola perfetta, perché entriamo nel mondo della scuola dalla finestra. La analizziamo dalla prospettiva dei genitori. È un argomento molto complesso, spesso è un tema divisivo. E proviamo proprio a capire, quindi che cosa succede quando il mondo della famiglia è incontra quello della scuola. In un dialogo che non è sempre semplice, però lo proviamo a fare a modo nostro, come sempre lontano dagli stereotipi, dagli etichette, con una di vulca trisce e formatrice che da anni ormai si occupa di genitorialità. Sto parlando di Giada Zurlo, che autrice della pagina genitori diversi. Giada è una mamma di tre bambini e aiuta quotidienamente le famiglie e genitori nel difficile percorso della crescita dei figli. Anzi vi invito a seguire la sua pagina, la metterò poi nella descrizione del podcast, perché offre davvero tantissimi spunti sulla genitorialità era conto a un modo diverso di edukare, non basato sul controllo sulle urla, ma orientato alla consapevolezza e allo sviluppo personale dei genitori stessi. Questo sarà un tema sul quale ritorneremo e intanto ti do al benvenuto Giada e grazie di essere con noi. Grazie a te ecceciglia, è un che ci restre qua. Allora, da dove guardiamo il tema di oggi è veramente inmenso, potremmo parlarne ore senza sviscerarlo tutto. Però parto dalla nostra perspective, la nostra vircolette, quella degli insegnanti, oggi molti docenti educatori pensano che la scuola italiana addirittura sia in crisi, proprio a causa delle continueggerenze dei genitori. Per molti colleghi, so che il momento di confronto con i genitori diventa veramente un momento di lavorativo pesante, temuto. Ecco, ti chiedo, cosa c'è di vero in tutto questo secondo il tuo contrivista? Tu che hai a che fare quotidianamente? Montatissimi genitori ci può restituire qual è la prospettiva dei genitori della scuola, del mondo della scuola di oggi. Per tu. Allora, appunto, è una domanda molto complessa, nel senso che si potrebbe dire, contrare per ore, però, allora cominciamo da il primo punto secondo me, che è quello che questa è una reazione al passato, come molto spesso si vede nel senso che si sta cercando di fare diversamente rispetto al passato, e il passato come era, solitamente, le insegnante veda sempre ragione, e il bambino, a qualsiasi cosa dici, se non vedi anche proprio preso in considerazione. E adesso si sta reagendo a questa cosa, qual è il problema, è che purtroppo si tinde, come spesso accade, a vedere tutto bianco o tutto onero, e quindi si sta andando nell'estremo opposto. Quindi, dal insegnante a sempre ragione, adesso è il bambino a sempre ragione. E anche questo chiaramente è una buona idea, nel senso che vedevamo ricordarci che il bambino è, por esempio, un bambino, quindi non può vederle cose nel lungo termine, ha una prospettiva molto ridotta, ma non per di fatto calateriale semplicemente, perché non ha l'esperienza nostra, a proprio parte del cervello racionale che non è ancora completamente sviluppata, e quindi non può avere una visione di insieme, come invece può avere l'insegnante. E quindi è vero assolutamente che non dobbiamo minimizzare quello che prova il bambino, e farlo sentire completamente inutile o scioppo o in rilevante, ma lo stesso tempo non devo mangi anche la sciagli di redini in mano e decidere come vanno le cose. E quindi, quello che propongo io è sempre la dia di mezzo, nel senso vedere un equilibro, quindi andare a cercare in tanto di capire qual è che cosa ha provato lui, che cosa ha successo nel problematica che ha caputo con l'insegnante, e poi aiutarlo a sviluppare una visione un po' più ampia a fargli capire che perché secondo tempo è il senso c'è successo questo. Cosa avresti tutto fare di diverso per evitare queste situazioni? Secondo te, perché l'insegnante ha reagito così? E quindi aiutarlo anche ad avervi strumenti per far fronte alle difficoltà. Cosa invece succede adesso, purtroppo, che io vedo molto sempre più spesso, è che il genitore, con le migliori ovviamente in tensione nel mondo, cerca di andare a salvare il figlio dall'insegnante. E questo ha troze problematiche più fattori, già su più fronti. Il primo è che il bambino diventa la vittima. E sappiamo bene che il vittimismo non può aiutare nella vita, perché è proprio uno delle fonti di tristice, di depressione, quando uno si sente non in controllo della propria esistenza, è ovvio che sia sopravvatata ansia, di depressione, perché uno dei geni fondamentari del uomo col sintirsi in controllo. E dall'altro ne ho amminare l'autorità di una figura di riferimento, quando non ci siamo noi a casa, c'è l'insegnante a scola. Quindi quando noi andiamo per far sentire ascoltato il bambino, andiamo a invalidare quello che ha detto l'insegnante, di fatto, stiamo andando a togliere, a minare l'autorità dell'insegnante e che cosa succede, non va bene per il nostro figlio, perché pensiamo di fare del bene per lui per farlo sentire ascoltato, ma di fatto, il bambino è un bambino, bisogno di guida. E se la guida che lui aspola, non la vede più come guida, si sente sopravfatto, cioè non ha più quelli limiti di cui ha bisogno. Quindi, secondo me, è necessario proprio andare a ritrovare un po' di equilibri in questo. Quindi sì, lo facciamo sentire il bambino ascoltato, ma teniamo sempre in testa che più che aver ragione nella singola situazione è più importante prima bambino avere la sicurezza di una figura di riferimento che si ha, che possa di cui possa affidarsi, e che di cui possa insomma seguirla la distruzione anche, di cui possa andare a scuola, di roquei questa persona ha il mio bene in testa nel cuore e posso seguire la posso affidarmi. E questo non può avvenire, ma è un'interessante di un discorso, ma anche molto psicologico, perché ci ristituisce un po' anche una, come posso dire, il nostro modo di essere, come i genitori, ci da comunque una percezione sulla scuola, e infatti la tua prospettima è molto interessante, secondo me, perché parte molto dalla crescita personale dei genitori stessi. Cioè cosa manca un po' alla generazione dei genitori di oggi per sentirsi anche sicuri nell'ascarandare il proprio bambino e non doveri, invece, fungere da paracatute costante, quello che ti posso dire dalla mia esperienza che spesso quasi sempre, genitori che tendono o a justificare troppo, o a sostituirsi, o a justificarsi anche per una valutazione che, magari anche, diciamo, un 10 ma un 7, come mi dice quell'7, io lo vi è stilato al genitori stesso e non al figlio. Ecco, cosa c'è dietro un po' questo? Sì, allora, è benissimo, è proprio questo suco a me uno dei più grandi problemi. Il fatto che noi andiamo a, c'è questa fusione quasi con il bambino e quando facciamo questo, cosa succede, che non possiamo avere uno sguardo lucido, perché siamo troppo emotivamente presi. E secondo me, con la cosa, è questa che io consiglio tutti i pantaginitori, è quello di ricordarci che il nostro figlio non siamo noi. Il nostro figlio è semplicemente un individuo che tra l'altro, noi non possiamo controllare, è proprio per definizione ogni individuali di braver vitro, quindi non potremo mai controllare come si comporta e il nostro valore non dipende dal suo valore. C'è quello che possiamo fare, è fare del nostro meglio per dagli tutti gli strumenti, perché poi da grande sia un adulto che funzioni bene nella società. Ma di fatto, poi, non siamo noi, c'è non dipende, noi, uno, due, sta all'ui alla fine fine. Cioè noi possiamo fare, possiamo, e come mi piace fare cosa mi metà fra qua? E come il contadino? Il contadino che cosa fa? Prefà di tutto, perché il terreno sia pronto per accogliere il sene. Ok? Prova il fraterizzante giusto, cerca di proteggere dalla grandi, con le tende, c'è con le protezioni antigrandine, ma poi di fatto non può controllare come cresce la pianta. Non può farlo, non può creare le situazioni migliori, ma poi la pianta dipende dalla pianta anche. Quindi, questo secondo me, da un'altra parte,
è liberatorio. Se da un lato terrorizza molti genitori perché non vengono il controllo e questo chiaramente sono andiamo a scavare nel passato ma quando uno cerca il controllo è probabilmente perché è molto insicuro, ok? Non andiamo a sviscerare psicologia eccetera, però da un lato è terrorizzante dall'altro è veramente liberatorio perché ti finalmente permette di fare le tuo meglio ma poi anche lasciare un po' andare. Non pensare che tutto quanto dipenderà a te. E una cosa che a me quello che faccio per me stessa, ma è come genitore, allora io per fortuna nel senso avuto i miei genitori che assolutamente non erano con rollanti e con il la cosa mi riesce anche molto più facile. Però quello che faccio io ogni volta che tendo a controllare quello che faccio è ritorno a me, ritorno a me stessa. Mi ricordo che il controllo nasce dalla paura e quindi dopo che cosa faccia anziché andarmi a preoccupare degli altri cosa che purtroppo non è se il mio controllo mi concentro su di me e quindi vado a lavorare su di me. Quindi anziché andaré a controllare come mio figlio bascola, faccio del mio meglio per aiutarlo, per supportarlo, ma poi mi concentro su un mio lavoro. Mi concentro sulla mia vita perché di fatto quando noi ci constiamo sulla nostra vita facciamo del nostro meglio per stare bene, per essere le migliori versioni che noi possiamo essere. Stiamo già ad uccando il nostro figlio in maniera in diretta, che è quella più potente. Andando a dire ok, mio figlio non è che imparare all'etica del lavoro perché gli di cobo orizzione al lavorare solo. In parraetica del lavoro vedendo che la mamma nonostante tutti i problemi si mette comunque a lavorare. In parraetica impara essere rispettoso e essere resiliente non perché gli lo dico io, bisogna essere re-resiglienti quando c'era una difficoltà, bisogna far frontare difficoltà e comunque mostrarsi e presentarsi di frontare difficoltà. Lo vede perché magari la mamma e la che sta inettica è stufo morta mettere giunato in pesi due secondi e dopo di riprende su e continua a fare i sui spot. Perché te sei, sono tante cose che noi non pensiamo ma è di fatto lo facciamo tramitellazione. E il nostro figlio non impara guarda che tu sei forte e sei capace perché lo impara perché di frontre la difficoltà con gli insegnanti gli diciamo guarda. Dimi il tuo punto di vista e dimmi come sei pronta a risolvere queste situazioni e tu cosa pensi di dire all'insegnante, come pensi che potresti risolvere queste situazioni e così che lui capisce che abbiamo fido di lui, cioè di fiducia in lui. Perché li siamo dicendo guarda, ti posso supportare quanto vuoi, ma di fatto il problema è tu o non ho metto sui miei spalle perché io so che tu sei capace di supportare quel peso. Quanto spesso ti capite che il tema scuola è scaforida, i tuoi colloquie che hai quotidianamente con le famiglie. Spesso, molto spesso, c'è tanto, più calzo c'è tanta, vedo che c'è tanta ingerenza a punto di genitore nella scuola nel senso che, se ma quasi che sia un problema loro, ma è visto che computiano da fare, ma non è che sia un po' troppo difficile per loro questo compito oppure, no ma secondo me dopo questa modalità qua, il bambino, nel risseinte o una casa che è dispiacciuto, lo vedo molto spesso e anche molto spesso velo come i genitori si sentono come attaccati magari, ovviamente, da prendere quelle pincine questa prova, ma da l'insegnante, mi si sei che sentono minata la propria autorità dell'insegnante e si sentono quasi responsabilizzati, c'è presi in causa per i comportamenti dei figli, anche qua chiaramente aiuta sempre l'idea che io non sono mio figlio, mio figlio è un individuo, assistante, le soddicisione in un dipendono soltanto da me ma dipendono tattante altre cose e quindi quello che posso fare è aiutarlo nelle soddificoltari, qualanzi che ricolando, siccome sono le soddificoltari non sono le mie, se non è un mio problema è un suo problema e io lo aiuta a superare il problema, ma no quello lo trovo io per lui, per altri mente non funziona. Ecco, quando tu dici 60 nominati, mi veniva una parola giudicati, c'è quasi un senso del giudizio e faccio autocritica, questo viene anche dall'altra parte, cioè adesso, diciamo, abbiamo un po' portato l'acqua forza al mulino degli insegnanti, proviamo a cambiare visione, e dire che forse anche molti docenti si sentono giudicati forse anche troppo o ormai c'è un preconceppo dal momento in cui si entra in dialogo con un genitore, quindi si ha proprio difficoltà a entrare in relazione, in reale comunicazione, tu ha che anche sei ma ma, qual è la tua visione di quest'altra, però spettiva no, cioè è vero che in realtà anche i professori, la professori salamestra oggi, parte comunque con una apertura meno, come posso dire, esatto, meno apertura meno empatica. E allora, siccome a me, c'è la più questa dinamica che sta venendo, probabilmente, sapere la mia visione, non so se c'è ti do, la mia proschettiva. Poi, se chiamamo partiti, c'è che stiamo andando verso questa performance dell'educazione, perché chiaramente c'è sempre più informazione in giro e quindi si, cosa che dov'è fare meglio, questo è sbagliato, questo è giusto, che è fantastico da un lato che ci sia molta più informazione sull'educazione che sia anche molto più democratica nel senso cadesso, con i social, uno entra là e si fa prende consigli a destra a manca, no? Da un lato è un bene dall'altro no, nel senso che una volta che cosa c'edeva, il genitore era ben consapevole che non è sapiva niente e quindi semplicemente delegava all'insegnante e quindi l'insegnante, quando si trovava che fare con il genitore era come appunto il medico, no? Dava dire le cose, mi ne sa, sa di più per lo meno e quindi dice, soppunto di vista, e il genitore lo riceveva e lo internalizzava e molta la. Adesso invece, probabilmente anche l'insegnante parte già dicendo, ok, il genitore adesso sa qualcosa e in più, parte già un po' sulla defensiva quasi, perché paura e cosa che molto stesso comunque mi immagino mi confermerai a cada che ci siano consigli da parte dei genitori per i insegnanti molto molto spesso, molto molto spesso. E quindi chiaramente c'è questo circolo bizioso del fatto che è, sema quasi, una battaglia su chi, all'idea migliore, su cosa fare, no? Allora, secondo me, è apposbagliata il punto di partenza nel senso che è importante ricordarsi il nostro obiettivo, cioè io quello che farei il consiglio che darai a tutti, sia insegnanti che bambini, cioè, se in segnanti che genitori è quello di lasciar da parte iliego, non siamo in una gara di genitualità o di educazione, siamo li per i nostri figli di fatto, cioè, a modo di dimiti che abbiamo questa cosa qua, che di fatto noi siamo là per lo stesso obiettivo che è quello di dare gli strumenti al bambino in questione, no? Quando uno parte da quello, quando uno è più uno contro l'altro, ma è uno e l'altro contro il problema cambia tutto perché ci ricordiamo che siamo nella stessa barca, cioè magari abbiamo un modo di fare diversi, ma l'importante che stiamo andare nel senso di direzione che tu ci vada in bici o che tu ci vada in moto, se stai andando nel senso di direzione va benissimo, cioè, non mi interessa, l'importante è crea direzione sia quella, quindi il modo secondo me per evitare tutto questo è andare ai colloqui, per esempio, avendo ben in testa quelle la nostra intenzione qui, la nostra intenzione è quella di trovare il meglio, dare gli strumenti a mio figlio per andare praticamente a lavorare bene i situti suoi forti benissimo e soprattutto andare a dagli supporto per i punti deboli, quindi per esempio, quando mi ho fanno vado e coloque con di mio figlio e l'insegnante, vedo che è molto timorosa di diremi le cose di guarda, io mi fido molto di voi, cioè sapete che se c'è da fare qualcosa, se c'è da anche dare riprendere il mio figlio assolutamente, fattero, io voglio che lui avvia gli strumenti, per, per esempio, avevamo un cattore a notare che non è molto contento quando hai con certi compagni, quando mi sono vicino a certi compagni aminsa e mi stavano che, e vedevo l'insegnante che era un po' titubante, che era paura, vedo guarda assolutamente, c'è no, cosa è che lo aiuta in questo? Lo aiuta essere sempre messo vicino a il suo miglior amico, o lo aiuta di più essere messo vicino a delle persone, a dei bambini che o con cui magari si trova meno e per rinforzare su carattere, questa è la domanda, non mi incendio, non è,
trevito già in sempre ricordarsi qual è il nostro obiettivo e insieme discutere cosa è la cosa migliore e ricordarci che siamo sullo stesso fronte, non è che siamo oposti e soprattutto io ti sto affidando il mio figlio e c'è il mio figlio di te, pericolta ovviamente non te lo affiderei e semplicemente possiamo posiate il mio punto di vista ma poi di fatto io mi fio della tua autorità e lascio incandare, da posto mi sto parlando a nome, molto interessante tutto questo, soprattutto ecco anche questo, queste idee che l'Oline abbia comunque amplificato certi dinamiche noi, abbia creato questo mito della performance che comunque noi anche lato nostro subiamo sicuramente e quello che tu insomma dici vi prima, l'engerenze avvengono anche a volte paradossalmente, attivarlo nel mio caso, tendo magari a cerco sempre delle modalità che siano molto, molto inclusive, molto collaborative in classe, tralasciando magari una didattica più tradizionale, più dallezione frontale e questa cosa per assurdo da molti genitori è vista anche, ma alle quindi mi vengono a chiadere per riusciti, sava perché non sta affrontando magari a quelle regioni di talea e angiografia, perché ha tralasciato Petrarca e Dante sta facendo solo bucaccio, no? Però quindi c'è anche, secondo me un problema di una scuola tradizionale impostata su una famiglia che non è più tradizionale, che vuole, cioè veramente un mix molto complesso da riuscire a analizzare e essere pronti, su entrambi l'adi, da parte mi ovviamente circogni volta di creare subito un setting più rilassato, anche quando mi rendo subito conto che c'è una volontà discontro, però ecco mi rendo conto che non è sempre facile riuscire ad accogliere con il sorriso e cercando di mettere in atto quello che tu ci sta dicendo, dicendo appunto ok, fermiamo
ci un secondo, cosa è meglio per allunno o allunno del caso, cosa possiamo fare insieme? Ecco, si parla tanto di allianza educativa, se tu potessi dare proprio un consiglio per migliorare questa allianza educativa, quale consiglio ci daresi già, c'è niedati rialtattanti, mentre dura contari. Allora appunto sì, il primo consiglio è quello di ricordarsi che non siamo due squadre opposte, ma siamo nella stessa squadra con lo stesso obiettivo, di fatto, e l'importante è quindi avere questo obiettivo e anche poco metto lo subito fare il full disclosure appena uno va nel colloquio, dire, c'è dire ok, cosa può aiutarli più mi affini in questo momento? E soprattutto, secondo me, aiuta tantissimo questa mentalità, che si quando sta sparindo sempre di più. Tanti problemi, tanta ingerenza è data dal fatto che il genitore pensa che se una cosa non va esattamente come la pensava a lui, allora, so figlio si frantumerà in qualche modo che sia fragile, che se, per esempio, il insegnante fa una critica in un certo modo rispata da d'un'altra, allora il figlio è rovinato, ok, che venga in qualche modo d'aneggiato, oppure che se il insegnante usa, per esempio, le punizioni e a casa non si usano le punizioni e allora anche lì il figlio è il confuso oppure che si va da rovinare tutto quanto lo sforzo di questa casa, quello che dico sempre ai genitori è questo, che noi non possiamo controllare gli altri, possiamo controllare soltanto i misti, sì, questa è la prima cosa, quindi uno posso controllare veramente cosa scena sfola, no, e quindi uno si vede già all'anino in base, io mi concetto su quello che posso io e resto quello che succede, ma soprattutto la cosa che è come aiuta di più è ricorarsi che il figlio è antifragile e quindi quando è esposto a modi di fare diversi, quando è esposto a modali da diverse, è rinforzato perché di fatto noi non possiamo pensare che il figlio di mi di forte è ogni piccolo peso che deve tirar su, noi lo facciamo tirar su perché lo proteggiamo prima, ricordiamoci che i muscoli si rafforzano quando otteriamo su pesi, quando li alleniamo e se noi facciamo sì che il nostro figlio non abbia alcun tipo di magari critica un po' più aspra, se facciamo in modo che abbia soltanto d'vivenga insegnato, soltanto in una modalità perché è la sua modalità di apprendimento migliore, di fatto andiamo a rinforzare una cosa che è già forte magari in lui, ma non andiamo invece a prepararlo ad avere un minimo di strumenti anche per i suoi punti di eboriti e quindi è importante ricordarsi che non soltanto noi non possiamo controllare l'esterno ma è anche un bene da un lato perché ci aiuta, ci aiuta il nostro figlio a essere sposto a più varietà possibile e la varietà è importante perché per quanto noi cerchiamo di avere uno stile equilibrato per esempio, di avere essere bilanciati nelle educazioni eccetera, è difficile come individui, essere molto bilanciati perché di fatto ciascuno di noi per la propria storia personale eccetera, tende di più magari a essere più controllante, tende ad essere più accomodante, tende, sov'abbiamo delle personalità ogni o di noi e una di noi a pro e contro quindi la cosa bella qual è che magari io sono più accomodante il che ha molti pro e anche molti contro e l'insegnante magari invece è molto meno accomodante, fantastico perché andrà a mitigare il miei contro, che è quindi diventa, cioè è un po' come l'alimentazione no, c'è se noi mangiamo soltanto broccoli per quanto buoni sia, non manchiamo di altre cose fondamentale per l'alimentazione quindi sappiamo che i segnanti e quasi si altro adulto anche sconosciuti che magari rimprova il nostro figlio per strada, tanti si scandalizzano perché va bene ne simbio, ottimo partiamo dall'idea che il nostro figlio è forte, lo aiutiamo a essere forte di fronte a qualsiasi cosa succeda e lo aiutiamo a dire ok, una persona ti fa una critica tu puoi prenderla o puoi non prenderla, se per te è assolutamente fasa ok lasci andare, se per te invece a qualcosa di giusto ti sta un po' che ti ti puoi prendere un po' male, forse c'è una funigli verità, poi prendere questa critica e usarla tu o vantaggio per migliorarti, capitò, per credo a questo punto di vista qua, c'è dire ok anche le cose che sembrano, che pensiamo siano distruttive in realtà possono aiutare il nostro figlio e molto anche e quindi con questo secondo me i colloquio diventano diversi perché un tanto non ne abbiamo questo preso di dover fare tutto quanto noi, di dover controllare tutto perché diciamo ok, in realtà forse è anche meglio così la professore sa un po' di vista diverso dal mio ottimo mio figlio imparerà, si rinforzará con questo modo di fare. Non so se mi sono spiega, no assolutamente assolutamente, è molto dovremo avverti come di come diciamo guru in tutti i nostri colloquio in modo che da poter creare subito un setting più collaborativo e parla di genitorialità oggi, è importante, ma non appunto inottica della performance genitorialale, cioè oggi il genitorio deve essere, deve sapere far tutto, tot bene, deve sapere giocare, sapere cucinare, sapere ma proprio nelle crescere motivamente insieme al figlio e forse crescere motivamente significa anche riconoscere le proprie paure come dicevi tu fare un passettino indietro e quanto meno visualizzarle, no capire perché abbiamo quel atteggiamento, quel atteggiamento è sempre una manifestazione di un qualcosa che ci portiamo dentro magari anche la nostra bambina o il nostro bambino interiore che sta parlando al posto al posto nostro. Una domanda che mi viene proprio così per mia curiosità, da cosa nasce questa tua, insomma tu hai fatto altri studi, da cosa nasce questo progetto, qual è stata la molla che ti ha fatto decidere di intraverandere questo percorso nella genitorialità? Allora è stato proprio per esperienza personale nel senso che quando mi offio il maggiore, arrivato a due anni, mi sono ritrovata a essere una mamma che non vuole essere, nel senso che continuavo ad alzarla a voce, era sempre sempre nervosa, sempre stressata, sempre quasi esaurità e questa cosa aveva proprio non, c'è, la stava portando avanti perché eravati quel default, no? Era una cosa che alcuno, si, pensava fosse la normalità nel bambino i due anni, lavoro, tempo pieno.
quindi è normale essere così e poi è successo la cosa che può far scattare il cambiamento. È stato quando una sera, il mio figlio, cioè volevo andare a letto, è proprio molto da lavoro, quindi dopo Cineglie ho detto "andiamo a letto" e lui ha cominciato a corrare, dappertutto dentro della casa, io devo essere la rincorrerlo, prenderlo, ho preso, dopo avvare in momenti, ho preso, stavo cambiando di panolino, si ha ditincolato e li va poi ho orlato ad osso e però, se c'era molto spesso che gli orlavo, contro però, oltre a volta ho incorciato il suo sguardo, ci ho visto la paura e li proprio è stato un clic, ho detto "no, questa cosa non la voglio". C'ava un miso, sentite in quel momento impotente e, soprattutto, non volevo perdere in quella maniera li controllo e volevo un attimo avere un po' più distrumenti e allora d'all'io ho cominciato a informarmi, a studiare molti più le sicurogi e infantili, soprattutto crescita personale e quindi, poi mi sono, ho cominciato a indagare e più indagavo, più mettemo in pratica di studiamenti che ho appreso e più ve devo il cambio, lo cambiava sotto i miei occhi, senza dovrei cambiare lui, stavo cambiando un mestista. I d'allio ho detto "ok questa cosa qui è veramente cambiana vita e d'allio ho deciso ok, non ho fatto una estata in decisione ok, che soccitopati vinte e nio lavoro, è stata poco una cosa molto graduale, ho cominciato di mio sono una persona che ad ora condividere le cose che so, cioè se so il tare mi piace molto farlo, e quindi ho cominciato a condividere con un blog e poi piano piano ho visto che è una cosa che i genitori cercavano sempre di più e quindi piano piano diventato in nio lavoro, è stata una cosa, una votazione naturale. Grazie per averci lo raccontato e quindi mi invito ancora una volta a seguire questa pagina, già da io chiedo sempre ai miei ospiti di lasciarmi tre parole per descrivere il loro concetto di scuole diale, come dovrebbe essere secondo te la scuola. Allora, dovrebbe essere secondo me. Formativa non dal punto di vista di boccaraccio, ovviamente è importante che quello ma soprattutto formativa nel senso del carattere, quindi aiutare comunicazione, mentalità, aumenta la prospettiva, quindi formativa critica nel senso di aiutare il spirito critico dei bambini e, come dire, è difficile cosa, è coinvolgente nel senso che secondo me è diventato essere vista come qualcosa che uno avvolge di andare a scuola, non come un'imposizione, ma deve essere qualcosa che dice "va da scuola perché mi piace e non perché imparo, non perché mi dico di imparare, ma perché voglio imparare". Quindi qualcosa che aiuta a accendere quella curiosità che è già in sita in tico anti bambini e in un'andice a stignerla andando a imporre la conoscenza come se fosse una punizione di studiare, no, dire che bello che stiamo studiando, cioè stiamo imparando a cosa in nuove, quindi cambiare questa visione, farvi entrare più coinvolgente. Giata, grazie mille per questa chiacchera denziamo, penso proprio necessaria, io veramente vi invito a commentare la puntata di tec'il vostro punto di vista, siamo molto curiosi e vi invito anche a seguire il podcast, se ancora non lo fate, lasciate un commento, una stellina, no, no, una, cinque stelline, è il modo più semplice per supportare questo progetto e vi do appuntamento sempre qui al prossimo martedì, ancora grazie mille già da per essere stata con noi. Grazie mille a te, tu piacere. Ciao a tutti e tutti.
Podcast Summary
Key Points:
Il dialogo scuola-famiglia è spesso conflittuale e polarizzato, con genitori che tendono a sostituirsi ai figli e a minare l'autorità degli insegnanti.
Giada Zurlo sottolinea l'importanza di un equilibrio
Il controllo genitoriale nasce dall'insicurezza; occorre lavorare su sé stessi, ricordando che il figlio è un individuo separato e che il proprio valore non dipende dal suo.
La "performance educativa" amplificata dai social crea una competizione tra genitori e insegnanti, mentre l'obiettivo comune dovrebbe essere il benessere del bambino.
Per migliorare l'alleanza educativa, è fondamentale partire dal presupposto di essere nella stessa squadra, focalizzandosi sul problema e non sull'avversario.
Summary:
Il podcast esplora il rapporto complesso tra scuola e famiglia, spesso segnato da incomprensioni e conflitti. Giada Zurlo, esperta di genitorialità, analizza le dinamiche attuali: i genitori, spinti dal desiderio di proteggere i figli, tendono a invalidare l'autorità degli insegnanti, creando un circolo vizioso. Questo comportamento deriva da una reazione al passato, in cui l'insegnante aveva sempre ragione, portando oggi all'estremo opposto.
Zurlo sottolinea l'importanza di un equilibrio: ascoltare il bambino senza trasformarlo in vittima e senza minare la figura dell'insegnante, che rimane una guida necessaria. Il controllo genitoriale nasce spesso dall'insicurezza; occorre lavorare su sé stessi, ricordando che il figlio è un individuo separato e che il proprio valore non dipende dal suo successo. L'educazione va vissuta come un'alleanza, non come una competizione.
Per migliorare il dialogo, è essenziale partire dall'obiettivo comune – il benessere del bambino – e affrontare i problemi insieme, lasciando da parte il giudizio reciproco. La chiave è la fiducia: i genitori devono affidare i figli agli insegnanti, mentre questi ultimi devono accogliere le preoccupazioni dei genitori senza porsi sulla difensiva. Solo così si può costruire una vera alleanza educativa.
FAQs
È una reazione al passato, quando l'insegnante aveva sempre ragione. Ora si tende all'estremo opposto, dando sempre ragione al bambino, ma serve un equilibrio.
Il bambino diventa una vittima, minando l'autorità dell'insegnante e togliendo al figlio la guida di cui ha bisogno per sentirsi sicuro.
Manca la consapevolezza che il figlio è un individuo separato, il cui valore non dipende dal genitore. Il controllo nasce dall'insicurezza.
Ricordando che il figlio non è loro e che le difficoltà scolastiche sono del bambino, non del genitore. Il ruolo è aiutarlo a superarle, non risolverle per lui.
Perché i genitori hanno più informazioni e danno consigli, creando un circolo vizioso. L'obiettivo comune dovrebbe essere il benessere del bambino.
Ricordare che si è nella stessa squadra con lo stesso obiettivo: dare strumenti al bambino. Andare ai colloqui con questa mentalità e fare piena disclosure.
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