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Genitori, a tavola godetevi lo spettacolo! / con Pediatra Carla

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Genitori, a tavola godetevi lo spettacolo! / con Pediatra Carla

La dottoressa Carla Tomasini, pediatra e nutrizionista, nel podcast discute l'approccio all'alimentazione infantile e l'uso dei social. Sottolinea che i bambini possiedono un'innata capacità di autoregolarsi nelle quantità e varietà di cibo. Il compito del genitore è offrire alimenti sani, filtrando le proposte esterne, e creare un ambiente sereno a tavola, senza ansie da prestazione. Spiega che la selettività alimentare, come il rifiuto di cibi nuovi o noti, è una fase normale dello sviluppo, legata all'affermazione di sé e a meccanismi biologici di sopravvivenza. La strategia consigliata è l'esposizione ripetuta e paziente, rendendo gli alimenti parte della routine familiare, senza forzature. Critica l'aspettativa moderna di soluzioni immediate, enfatizzando invece l'importanza della costanza e della fiducia nel bambino. Inoltre, riflette sull'uso costruttivo dei social come strumento per divulgare informazioni corrette e supportare le famiglie, pur educando ad un utilizzo equilibrato. Il ruolo del pediatra è fondamentale per certificare la salute del bambino e accompagnare i genitori in questo percorso.

Transcription

7822 Words, 45487 Characters

Italian
Benvenuti e benvenute al mio podcast educare con calma. Oggi però non sono sola, ma ho con me una ospite davvero speciale, perché uno è una persona davvero altamente preparata nel suo ambito, ma secondo me davvero proprio al top del suo ambito, e due essendo al top del suo ambito è impegnatissima e quindi lo rincorsa per mesi per questa chiacchierata, a cui tenevo davvero tantissimo. Vi faccio un piccolo quiz per vedere se indovinate prima che io vi dica chi è, è un app di attra, molto attiva sui social, qual avete già capito, e anche nutrizionista specializzate inato svezzamento e ha da poco pubblicato il suo primo libro. Ormai, la verete capito, tutti sto parlando proprio di Carla Tomasini, più conosciuta su Instagram e Facebook come pidiata a Carla. - Ciao Carla, grazie mille per il tempo che mi sta dedicando. - Ciao Carla, ciao a tutti. - Come stai? - Tutto bene, guarda, non vede l'ora di cominciare. - Io adesso lo dico da casa perché mi fa sorridere questa cosa, Carla è con un giaccone gigante e io sono in maniche corte perché lei in Italia nell'inverno e io sono in mozzo l'anda, nelle state, quindi questa cosa è bufissima. - È bellissimo che possiamo realizzare le cose così da un capo all'altro del mondo, cioè la mia piace da morire che siamo così vicini anche in questo momento di distanza sociale, è fantastico il mondo online, quando usato bene. - Ai ragione, è vero e tra l'altro, questo è anche uno degli argomenti di cui parleremo oggi a sorpresa, ma prima di ad entrareci in questo, vorrei raccontare come ci siamo conosciute io, te, perché credo che aiuti veramente tanto a farti conoscere un po', dovete sapere che Carla, io lo conosciuta quando stavo scrivendo uno dei volumi per la collezione, gioca e impara con il metodo Montessori perché stavo facendo una ricerca su da che e ta si danno i funghi ai bambini. Ho trovato lei su Facebook, mi è subito piaciuta perché diceva tutte le cose che io avevo imparato in inglese sull'autosfezamento anni prima, perché allora non c'era veramente molta agente che parla se di autosfezamento in Italia, ho visto un numero di WhatsApp sulla sua pagina di Facebook che mi sono detto. Pa, io le scrivo, ma figurati se mi risponde, e invece mi ha risposto, non solo il giorno stesso, ma tipo dopo un'ora cosa che a me ha lasciato distucco, ma Carla, come fai a stare dietro a tutti, io so che tu dici che WhatsApp è un'arma doppiotaglio, ma come fai, come fai? Allora, mi piace stare dietro nei pazienti, quindi esisto anche con WhatsApp per i miei pazienti loro lo sanno, però li educa ad utilizzarlo in maniera corretta. Il tuo messaggio mi ha arrivato e è capitato magari nel momento giusto, è perché quando sto facendo un volatorio può essere che io non risponde anche per segnore, o anche per dieci ore, il film è venerti, per esempio, finisco alle 9 di sera, l'ambulatorio di pediatria, però in tutto questo può capitare che guardi e che magari riesca a rispondere più velocemente. E' sempre la sensazione che devo esserci per i miei pazienti, io mi sento dentro soprattutto medico, quindi il fatto che io sia social eccetera è un di più. In realtà io fondamentalmente sono un medico e forse anche un anima da medico di campagna, sono proprio la pediatra che con il mio borsello se ne va a fare le domicigliari, al caso dei suoi pazienti felicemente, io sono contentissima di entrare in queste case con le cagnolini a bayano o quando i frattendini vengono intorno, vado a vedere piccolino che magari è malato, oppure che è appena nato. Questa è la mia realtà quotidiana, poi quello che vedete è traspare dai sociale e la parte di pulgiativa, perché amo anche di pulgare, c'è questa parte che ho sempre avuto e che ricordo che nata in me quando ero ancora una specializzanga, perché mi affidavano i specializzanti del primo anno, io magari riuscendo al terzo e il summero ero più avanti, e mi davano la possibilità, questo non in Italia, ma in spagna di essere professore associato dell'università. E mi portavo dietro questi specializzati, loro venivano tutti da me perché io gli spira un sacco di cose, mi piace un saccice, io parlavo, parlavo, gli dicevo dovete esplorare così di unati, dovete fare questo per capire quella patologia, dovete studiare su quel libro, dovete vedere. E questa cosa mi ha su un portata dietro, poi quando è nato il mondo del digitale e dei social, che sono stata per me una scoperta, ormai quasi a fine specialità, quasi specializzata, ormai, e ci sono entrata per caso all'inizio, si usavano per ascoltare le cavolate, c'è leggevile cavolate e meme per ridere e passare il tempo, può scoperte che è un strumento. Un strumento che ho dovuto imparare vivendolo perché non c'erano libretti di istruzione, perché sono strumenti che chiunque è poterizzare, anche pensa un po' una scimietta, poterizzare uno smartphone e tranquillamente realizzare l'utilizzo di alcune app, ma soprattutto per i tubs screen non serve nessun tipo di particolare competenza. E questo ci dice come non sono altro con un interfazio, per un mondo in realtà molto più complesso, nel quale ci si può adentrare, si può utilizzare in maniera positiva o in maniera negativa. La maniera negativa, purtroppo, la conosciamo e la vediamo tutti i giorni, perché la vediamo tanto sui giornali, sono a notizie, molto gravi, molto gravi, che riguardano anche i minori, ce ne sono tutti i giorni, dall'altra parte ce ne può essere un uso positivo, è proprio positivo, non vuole dire soltanto il postare le propria fotografie belle, oppure farsi vedere belli. Parlo di un'otopositivo quando diventa una maniera per apportare, perché noi alla fine siamo al mondo per apportare qualcosa, o almeno questo nel mondo di vedere le cose, e uno può apportare con il suo lavoro, può apportare come persona a chi entorno a sé, ma può anche apportare nel mondo digitale arrivando molto lontano, e se qualcuno ha qualcosa da dare nel suo ambito, perché non apportare, e perché non creare consapevolezza, conoscenza, perché non dipolgare, per me è un grande regalo che fa tutti i giorni agli altri, ma soprattutto poi crescere anche ne stessa come professionista, come persona, e quindi ha un ritorno grande. Io sono molto contende di fare questo, ma quello che vorrei, che facciamo anche nei colleghi, che sono intanti, che potrebbero farlo, è quello di farlo nella maniera idonia, e di non magari cadere nei piccoli tranelli, che il digitale e il web social ci offrono. Esatto, e poi come dicevi prima, molto importante educare l'utente a utilizzare bene il social, perché spesso volentieri quando ci vedono così disponibili, così preparati, così alla portata, alla fine, è possibile che se ne approfittino, e quindi io credo che il lavoro che fai di sensibilizzazione su questo tema, sull'educazione dell'utente, è essenziale. Ma scolta, adentriamoci nella pediatria, adentriamoci nello svezzamento. Perché a me piacerebbe appunto parlare di alcune tematiche che sono le più comuni, le domande che ricevo tantissimo dai genitori che fanno i miei corsi online, per esempio. E secondo me, a queste domande, tu puoi rispondere molto meglio di me, infatti io li mando sempre a te, e dico che è di alla pediatra Carla, prima di tutto. Che cosa consigli hai genitori che si preoccupano perché i bambini non mangiano a sufficienza tra virgolette secondo il loro standard, perché questa è una delle domande che mi fanno di più. Il prima cosa che consiglio questi genitori è di disinnescare sovbito questo meccanismo, di togliere il meccanismo della preoccupazione e di iniziare a non preoccuparsi. So che non è facile, ovvero so che in questo caso serve un sostegno, e di solito quello che serve proprio essere accanto al genitore a compagnarlo, magari nel percorso, per poter dare fiducia al bambino. Quello che serve a genitoria è avere un buon pediatra di fiducia, dove portare il bambino a fare soliti, normali, bilanci di salute, che amati anche visiti il filtro, per vedere che tutto va da bene. Una volta certificato, perché questo lavoro che facciamo nei pediatri certificato che lo ammino o meno sano, da tutti i punti di vista, non c'è altro di cui preoccuparsi, perché per fortuna la natura è saggia, la natura c'ha dato delle competenze innate, e il bambino le sa esercitare perfettamente. Il problema del bambino è che ci sono delle interferenze esterne, che talvolta vengono dalla società, talvolta vengono dal legit, magari dall'utilizzo della televisione, del cellulare, l'arrivo della pubblicità, comunque in qualche modo nelle case, tra talvate queste interferenze arrivano proprio dalla famiglia, e quello che il bambino avrebbe fatto spontaneamente, in maniera naturali, viene come bloccato da che cosa, magari troppo dalla paura del genitore. Voi ho provato a pensare che questo dice la letteratura scientifica, quindi parliamo di evidenza scientifica, i bambini sanno auto-regolarsi, rispetto all'alimento sia nella quantità, che nella quantità, ed è stupendo, e in realtà succede anche a noi adulti, ma abbiamo questa competenze nata a mano i adulti, tendiamo più spesso ad averla persa, spesso adiamo persa per strada negli anni, perché che sono state queste interferenze esterne, noi abbiamo subite. Ma i nostri bambini che sono ancora cuori, in tutto questo, lasciamo lì così come sono. Il compito del genitore, quindi non è preoccuparsi di offrire, dell'offerta, devo dare quanto, devo dare o mio dio, ma semplicemente dare e lasciare che il bambino prenda ciò che si sente. La preoccupazione del genitore deve soltanto essere quella di essere un filtro con il mondo. Se il mondo ti offre "Junk Food", quindi cibo spazzatura a tutti i giorni, tu sarai il filtro, farai in modo che cibo spazzatura non entra in casa tua, che la tua dispensano sia piena di merendine e soltanto di viscotti, crea, che c'è cose che non aggiungono nulla, dal punto di vista intricionale. Farai in modo che sulla tua tavola non si siano sempre cibi precoti, non ci siano alimenti che fanno parte, magari della tua tradizione culinaria, e che sono alimenti tutto sommato composti in quella maniera per avere tutti i macchi o i micronutri, anche mani anche senza poi diventare matti a calcolarli. Una volta che questo lavoro è stato fatto, che ci sono tutti i gruppi alimentari sulla tavola, seguendo banalmente, ma banalmente è proprio per dire che è facile, non che è banale. La priamida alimentare, il genitore può mettere in tavola il bambino, si serve, esisteranno per io di quel bambino mangiato di meno, e per io di quel bambino mangiato di più. Ci sono poi anche diverse fasi legate all'età, e su questo tu magari puoi spiegare anche molto bene perché succedono questi momenti e queste piccole difficoltà. Ma ricordiamoci che se confiducia, noi affrontiamo il momento della tavola, offrendo, ma anche senza aspettarci per forza che ci sia una richiesta tutte le ore, quindi che il bimbo per forza mangi, cena che per forza mangi, a quell'ora, perché si ha fatto, si ha completato e se fa bisogno del di tipo di giornaliero. Poi si è che c'era, ma ne puoi fare, poi hai fatto una merenda bullante, la hai fatto un po' tardi, ma bene cena, mangià, stiluccherà qualcosa, dormire allo stesso, sappiate che estarà bene allo stesso, il giorno dopo sarà allo stesso bambino, non causerete alcun danno, soprattutto lasciatelo un pace. Hai un modo di spiegare le cose che arriva così diretto, incredibile, incredibile, io lo ho prezzo tantissimo perché so quanto è difficile, e hai detto una cosa per me importantissima che è stata molto importante nel mio percorso di non preoccuparmi a tavola, perché io ero la classica abambina, che doveva finire tutto il piatto. E quindi ovviamente a me rimasta questa tendenza perché noi tendiamo ad educare come siamo stati educati, ma sono stata fortunata in questo perché mio marito ha avuto un tipo di educazione completamente diversa, molto più rilassata. E quindi lui stesso mi diceva, Carlotta, Oliver ti sembra felice, ti sembra sano, cosa ha detto il pediatra? E sano, non preoccuparti. E questa è una cosa che cerco di ripetere al trans e mi ha fatto piacere che l'abbia detto anche tu perché spesso è volentieri, proprio il primo passo per riuscire a cacciare la preoccupazione. E sulla scia di quanto hai detto, mi piacerebbe chiederti come può fare un genitore quando propone un cibo nuovo, il bambino non ne vuole sapere perché io purtroppo ho riscontrato due reazioni più comuni che sono uno, non gli lo propongo mai più perché deve mangiare, due o lo mangi o non mangi gelato dopo. E ovviamente nessuno di queste due reazioni ideale che cosa ne pensi? Quello che tu stai raccontando è un nome in letteratura scientifica, si chiama neufobia, cioè paura del nuovo. È un termine poco specifico perché la neufobia in realtà riguarda anche cibi che sono già conosciuti. Per esempio, ci sono bambini che hanno fatto un belissimo autoswezzamento, mangiò di broccoli come se non ci fosse un domani e poi magari da un giorno all'altro perché passa le state, non li vedono per qualche settimana, quando torna la stagione dei broccoli, non le accettano più, ma in realtà non sono una novità e in realtà erano già conosciuti ma sono diventati un po' degli sconosciuti. E quello che tu racconti quindi è più una questione di selectività e di repulsione all'alimento. È un atteggiamento assolutamente normale del bambino. Qui tu ce puoi spiegare come ne, secondo anno di vita, lo ha meno sviluppi l'affermazione del sé e cominizia a volere scegliere il tipo di scarpe da mettersi e magari si impunta perché vuole le scarpe delle state anche quando fuori c'è la nive. Quindi voglio mettere i sandari ma fuori c'è la nive oppure il contrario e a vostro mi voglio infilare gli stivali perché io vi stia in fondo all'armadio. Lo fa anche a tavola, è una modalità per esprimere il sé e non è sbagliato in principi, non abbiamo dei bambini normali quando i bambini scegono, vuol dire che sono dei bambini normali e non è una fronto al denitore, il fatto che loro scegano e dicano "No, guarda quella, l'alimento non lo voglio" perché molti genitori lo prendono su personale. La prima volta che il figlio ti rifiuta un cibo, il genitore si sente cadere e le braccia, perché dice un mio dio non mangià, ma soprattutto il genitore ha cucinato, con gli ha impiegato del tempo e della fatica, c'ha messo dell'amore dell'affetto in quel cibo e il bambino ha come se rifiutasse un po' anche te stesso perché l'ici ma caspita, il mio cibo e la cosa che ti ho cucinato io con tanto amore, ma perché mi dici di no? E lì purtroppo sono tutte le sensazioni che traspaiono, perché per quanto il genitore faccia fin da di niente, poi realtà questo messaggio lo passa al bambino, il bambino non lo vede. E può succedere una volta, poi inizia a succedere due volte e tre volte, affinché si incista questo meccanismo, per cui il bambino continua a vedere che nel suo rifiuto ci angiodizzo da parte del genitore. Nel frattempo il bambino vive questo periodo di selezione di selettività di cibi, che farà parte della sua prima infanzia perché è insito anche questo nell'organismo mano, ci sono delle basi antropologiche, biologiche, scritto nel nostro DNA che noi alcuni cibi tendiamo a rifiutarli ad una certa età, per questione di sopravvivenza. Crediveggiamo cibi che sono taloreci, saporiti, ai che sicuramente non fanno parte magari del mondo vegetale, del mondo insomma, di tutti gli alimenti che nutrono poco dal punto di vista a calore, che si tenne a preferire tutti gli alimenti come la pasta, ripane, la pizza, che sono alimenti, che invece sicuramente ti daranno l'energia per affrontare la giornata, ma soprattutto per sopra vivere. E noi siamo tarati sulla sopravvivenza, perché per mille anni siamo stati nei pochi di carenza e non di abbondanza. Adesso, viviamo in un'epoca di abbondanza, ma una volta no, una volta sia la abbondanza di verdure sulla tavola, però di roba calore e cacenera poca. Allora, su che cosa dove abbuttarsi il bambino piccolo per sopravvivere sulla calore, per poter andare avanti, e avere una garanzia di poter crescere. Adesso, questo ci frega, ma se stiamo tranquilli, aggiamo come avrebbe raggiato i nostri progenitori che non facevano una piega. Quello che c'era lo mettevano di nuovo in tavola, ma soprattutto abbondavano proprio con quelle cose che i bambini rifiutano di più. Quindi, smagari verdure, frutta, cose coloratissime, cose che spesso richiamano il verde, rosso, l'arante, il giallo eccetera, fanno più paura al bambino. In realtà mettendo di regolarmente, ma ripeto rendendo i rutinari, perché questo poi è il discorso. Quando il genitori mi dice "ma io ho provato a dare il pomodore mio figlio, però non vediamo amgiati" quanti volte ho provato. Ma, una, forse anche due, una, due. Ok, l'iteratura scientifica dice che puoi ripetere le 10 e anche 20 volte prima che gli accetti. Assuntante, però. Ma in un'estate, quante volte riferai apropo i ripomodori? Io in tavola quasi tutti i giorni, c'è a casa mia penso che le state non manchino mai, per tre medie all'anno e i mesi in cui ci sono, non mancheranno mai. Quindi passate le prime due settimane pomodori saranno accettate e non dico di farlo con ossessione. Ma semplicemente di rendere rutine la presenza di un certo alimento in tavola. Per il bambino torna ad essere un alimento comune, quindi supera quello scoglio perché non lo vede più con un alimento strano e lo reinterpreto con un alimento che fa parte della sua rutina. E noi sappiamo che bambini a quest'ietà hanno tanto bisogno di rutine, vero, hanno bisogno di rutine perché la rutina è sicurezza. Quindi creiamo rutine a tavola il bambino tornerà ad accettare con l'alimento. Il problema del giocatore moderno è che è un po' come il social. Cioè, il social adesso si baga su di miglia tezza. Una volta c'era il post, c'era il post di Facebook o di Instagram, quindi tu mette di la foto e poi ti aspettavi la ai che che potiamano piuere anche due ormi dopo, perché rimane valini, adesso c'è la storie che impicla una rapidità, c'è si cancella dopo 24 ore. Ma ci sono altri social che sono ancora più rapidi perché non appena tu apri, social, si cancella subito l'immagine, c'era poi vedere solo all'istante e poi non puoi più rivederla. Sta tutto andando sempre più rapido. E anche noi genitori siamo terati sull'essere sempre più rapidi nelle nostre aspettative rispetto al bambino. Ne vogliamo risultato subito, ne vogliamo che la pediatra carla c'è di alla pila la magica che mi fa mangiare il giorno dopo, il bambino, tutte le vetture. Ma il bambino non è fatto così e soprattutto non è liste quella pila la magica. E non c'è l'integrazione magico che fa mangiare i vostri bambini tutte le verdure. Se sono ossani non hanno carenze, diciamo anche che ci sono e andiamo a utilizzare degli integratori perché per l'io può anche succedere. Ma se il bambino è il sano e non è una carenze, non c'è la pila la magica c'è un lavoro piuttosto dietro che il genitor deve fare. Se serve il sostegno, il pediatra nutrizionista e lì per darti il sostegno per darti le indicazioni di usted, ci sono delle situazioni particolari che il genitore non sa come gestire va bene. Leggettiamo insieme e ne parliamo, troviamo la soluzione alla singola situazione. Ma soprattutto quello che c'è è tanto un percorso di fiducia al bambino e soprattutto anche di pazienza e di costanza. E la pazienza è una cosa che i genitori odio in un anno più. Un po' perché siamo tutti in da farate, abbiamo poco tempo, ok? Ma la costanza è anche una cosa che i genitori non hanno più, i genitori di oggi non c'erano mai routine i fili. E bisogna insegnarle, a me tocca di le genitorie adesso, di creare routine per andare a dormire, perché mandano i bambini piccoli a dormire a mezzanotte, perché siccome vedono che sono sveli. Pensa non è ancora sommo. Maginano che il bambino ha un bisogno magari oppure di creare routine quando si va a tavole di dire, ma non è che mangiamo tutte le ore. Creiamo un abitudine anche nell'orario del pasto che non vuol dire regola, non vuol dire rigidità, si chiama a punto routine, ciò è abitudine. Se noi torniamo la vera abitudini, che non significa io starò nello stesso posto tutta la vita. Tu carlotta ci ensieni con una famiglia può anche spostarsi ed essere una famiglia che cambia a casa? Ogni mese. Città, paese, lingua, senza problemi, ma con te porti di routine. È vero. Assolutamente questa è una delle cose tra l'altro che dico sempre. Io ho una routine minima e indispensabile per me e la routine che mi porto dietro in tutto il mondo. Ogni mese, quando ci muoviamo, ogni mese che facciamo trozzoloco, io questa routine me la porto dietro. Ed è un qualcosa che da molta familiarità ai bambini, anche se l'ambiente intorno a loro non è familiare. E poi tra l'altro hai detto un sacco di cosa qui vorrei rispondere, ma continuo perché vorrei caparlassitu in questo episodio. E noi abbiamo una regola, se così vogliamo definirla, e non è una regola più un patto con i bambini a tavola, che loro provano sempre qualsiasi cibo, noi gli proponiamo. Poi dopo averlo provato possono decidere di non mangiarlo o di continuare a mangiarlo. Ma gli diciamo sempre, se non provate, non potete imparare ad apprezzarlo. E loro, questa cosa l'hanno fatto talmente, l'hanno fatto talmente loro che hanno provato cibi in Thailand, e inviettano cosa che io non mi sarei mai aspettata e invece proprio per questo, proprio per questo piccolo patto che abbiamo con loro, e che noi rispettiamo loro, ma loro rispettano noi, ovviamente, perché il rispetto e la fiducia è una strada a due direzioni. E per questo loro hanno, ci hanno sorpreso sempre a tavola, ma chiudendo questa parentesi vorrei ricollegarmi un secondo a una cosa che hai detto prima, non ricordo esattamente le parole, ma hai parlato di genetica. Questo mi ha fatto, nascerano nella testa, una lampadina. Mi piacerebbe parlare con te di un tema che secondo me è mezzo tabu e mezzo di confusione, preoccupazione, che è lo zucchero. Mi piacerebbe parlare con te perché ricordo un tuo post in cui spiegavi che quanto ci piace lo zucchero è in parte genetico. E io credo di avere proprio vissuto questa esperienza al massimo perché io ho due figli che sono allo posto, ho liveo molto godoso, mentre Emily è completamente indifferente allo zucchero e quindi ovviamente anche il mio approccio di mamma è cambiato quando sono diventata a mamma di due. Mi confermi tutto questo o sto dicendo cavolata. No, ti confermo tutto questo perché c'è una base genetica anche nel gusto nella scelta dei cibi. Ovviamente c'è una selezione genetica, quindi chiaro che anche su questa base ci sono create persone diverse, persone che hanno propensioni diverse hanno tenteramento diverso e disisti anche una certa propensione al gusto. Però non è tutto l'ambiente svolge come sempre la sua forza. L'ambiente può anche creare una propensione a scegliere e poi ancora di più quelli terminato al gusto. Se il bambino ha già una certa propensione per l'alimento zuccherato e noi andiamo ad abituarlo fino a piccolino durante lo svezzamento con alimenti che sono ricchi e zuccheri aggiunti, quelli tipici del bebifude, quindi il classico yogurtino di marca magari proprio fatto per il bingo ma che contiene un sacco di zucchero dentro. Oppure il fruttino nella plastica che è super super super dolce oppure homogenizzato, quindi molto lontana quella che è una alimentazione fatta di cibi più veri, perché se tu prendi un frutto vero difficilmente a quella dolcezza estrema del fruttino dentro la plastica. Anche se magari gli ingredienti sono i medicini, anche quell'ora non ci fosse aggiunta di sciroppi e di zuccheri sotto falso nome, comunque se ci fai caso, sono molto più zuccherati. E chiaro che in quel percorso di approccio al cibo e conoscenza al cibo, i bambini incontrano dei sapore che poi ricordano nel tempo e si va a creare un po' di imprinting. C'è una parola forte di imprinting perché ci sono tanti e troppi fattori dentro, però metti la genetita. Aggiungi il fattore ambientale e tu ti ritrovi poi con un bambino che scegliere apprettamente quel tipo di alimento. Non c'è nulla di male nell'essere gollosi, cioè nell'apprezzare gli alimenti dolci, c'è chi lo è e c'è chi non lo è. C'è chi avrà bisogno del suo schiacchetto di cioccolato a fine giornata per stare bene, cioè chi invece è se ne frega. N'importante, alla fine dei conti non è essere gollosi e non gollosi perché non si tratta di fare chi sta quali sacrifici. Se uno vuole mangiarsi una fetta di torta ogni tanto, tuttosto che la brioche ogni tanto, la mattina, la colazione. Quello non ti cambia la vita, ma soprattutto non è quello che gette le basi di una sano-muntrizia nel ponte pretosto, una alimentazione nel complesso e equilibrata con una sommatoria di elementi, in più uno stile di vita sano, ma soprattutto un rapporto sano con il cibo. Tutto questo insieme di cose ci rende facile della vita. Essere gollosi secondo me non è uno steppere difficoltà uno svantaggio da cui si parte, l'importante avere un buon rapporto con il cibo. Mi raccontato delle figli estremamente diversi e quindi tu ci puoi dire in prima persona come esistono bambili diversi, io ne vedo tanti di bambili tutti gli orni e i bambili sono estremamente diversi tra di loro anche nelle propensioni verso il cibo. Ci sono bambili che in maniera molto naturale, mangiano con l'intelate di verdura, chi la preferisce cruda, chi la preferisce cotta, bambini che sono molto portati invece per la frutta ma scartano una verdura. Bambini che sono naturalmente portati a mangiare il cibo dolce e che da quando assaggiano prima di mento dolce loro se gli innamorano per tutamente per quanto magari giunito le stienotenti e te lo chiederanno ancora e te diranno per a mamma a me che sotto tanto quello ti ricordi il cioccolato, non lo hai ancora e te lo cercheranno, te lo cercheranno, i bambini come tu figlio con una nene frega niente. In tutto questo questi bambini sono per forza destinati gli uni a diventare non so, pazienti o besi, futuro, piuttosto e con un disturbo del comportamento alimentare gli altri no, non è detto, sono troppi fattori che giocano e io non li metterai anche sull'ago della bilancia questi fattori, direi che se tu da queste basi crei comunque un rapporto con gli alimenti e con il cibo in generale quindi dice che il paziente colosso avrà il suo plus di luccherò nell'ambito della sua dieta, ogni tanto, assaggerà quel disco, tempo e quella blu, c'è un più eccetera. Il paziente è con un nene frega niente invece, mangerà di tutto e sarà malei tutto sano perché non li cambia nulla. Il paziente che approfensere per alimento salato, invece dovrà essere attenzione a non mangiare un eccesso di cibi salati nella giornata ma tutto sommato alla fine dei giochi, quando si fa poi il risultato, c'è l'individu adulto, l'individu adulto e sano nel momento in cui tu è gestato delle basi di salute psychofisica, sempre queste due cose che si falleggiano insieme. E' tra l'altro una cosa che io ho notato e che comunque io da madre, avendo due bambini così diversi, io cambio anche l'approccio in un certo senso e il fatto che io li abbia osservatili, abbia capiti, abbia visto che loro hanno questo approccio diverso allo zucchero, comunque mi ha portata, per esempio, a decidere di come famiglia, di non comprare zucchero a casa. Non abbiamo nulla di dolce, ma quando andiamo fuori se mi chiedono al gelato possono mangiare il gelato, poi spesso volentieri magari me lo richiedono al giorno dopo, perché se siamo in un altro posto che ha al gelato, me lo richiedono al giorno dopo, ma spesso volentieri è proprio Oliver che dice, no, l'abbiamo già mangiato ieri, quindi ecco io credo che alla fine ci sono tantissime cose che noi genitori possiamo fare anche un po' diversamente, ma proprio sulla base dell'osservazione dei nostri bambini individuali. Grazie per questa parentesi sullo zucchero ci tenevo, era un discorso secondo me molto molto importante da toccare. Ascolta, lasciando un attimo invece i valori nutrizionali, un po' quello che è il cibo proprio più a livello di nutrienti. Tanti genitori mi scrivono chiedendo aiuto perché i bambini buttano sempre il cibo o l'acqua per terra. Ti parlo di autosvezzamento, ma ti parlo anche dell'età compresa tra uno e due anni come dicevi prima. Sappiamo appunto lo hai già detto che verso i due anni c'è questa fase dell'autofermazione che loro devono assolutamente sentire di avere una capacità di scelta, devono praticare la propria volontà. Che cosa consigli ai tuoi pazienti che arrivano da te con questo problema se ce ne sono? Ma sì, una domanda molto frequente è in ambulatorio che i bambini buttano tutto per terra. Intanto io direi di differenziare due età perché nel primo anno di vita, quindi parliamo dell'inizio dell'osvezzamento, le prime settimane dell'osvezzamento dai sei mesi fino a 12 mesi, i bambini incontrano il cibo per la prima volta. Siamo in una fase puramente esperienziale ed iscoperta, i bambini approcciano il cibo attraversi 5 sensi e quando iniziano a toccare il cibo con mano e scoprire questa cosa meravigliosa che oltre che avere un tatto e fare un certo rumore anche un sapore e un odore. Che cosa in più rispetto un pezzo di regno? In più scopro anche che possono schiacciarlo tra le mani e quando girano la mano cali tutto e passando i giorni e magari qualche settimana iniziano anche a buttarlo per terra e sperimentare quindi come questo cibo casca tutto per terra. Siamo di solito il solo intorno agli 8 mesi. Questo momento è lasciatemi dire questa parola che sembra terribile e genitore quando la dico ma è una fase. Sai quando un pediatra ti dice "è una fase, il genitore ha subisci ad entrerse a una sestamento, come dire, mi stavando un contentino, cioè non mi stavando la risposta, perché con i pediatra dicono "è stifico è una fase, alla diaria è una fase". Allora, il genitore si dice "no va be, questa è una non risposta". In realtà mi sento di dire che è una fase. Stavolta sì, perché i bambini hanno bisogno di scoprire che il cibo cade per terra e non cade sul suffitto. E c'è lo spieghi tu perché carlotte il bambino bisogno di capire che il cibo cade per terra non sul suffitto perché non nasce con le istruzioni. Nasce da un ambiente che non ha gravità e deve scoprire che le cose caldo in un tante che c'è un momento in cui mi lancia da si gelone. Se il si gelone è alto poi quando il bambino è stato per terra non dà tutto questo gusto, ma cosa tu sei in alto sul si gelone? Prendere un oggetto che può essere anche il cucchiaio, iniziano a faro cascare per terra dieci volte, il genitore te lo raccoglie. E per dieci volte cade sempre per terra è suffitto. E fantastico, ma certe un'esperienza sensoriale come imparano i bambini. Siamo scoprendo una fase del mondo che mi resta per tutta la vita. Genitore lasciamme a scoprire, non arrabbiarti, perché io il ripeto dieci volte non dirmi "No, smettila, non farlo tanto in un capirò" perché tu mi dici smettila. Perché io sto esercitando un bisogno primario che è quello dell'apprendimento e quindi è fantastico tutto quello che io faccio, genitore, per favore a scoltami. Anzi lascio mi fare, io ho tanto bisogno di far cadere questa cosa per terra tante volte. Al più metti per terra uno straccio, un teilo, un giornale che così non fa i fatica dopo e questo non ti crea tanti problemi. E questo si conclude perché, come dicevo prima, è una fase, ma che bella parola. Una cosa che ha sperimentato dieci volte o 15 o 20 si stu fa di farlo, si mette di farlo in maniera spontanea. Se la cosa perdura per un bel po' di tempo, io questo trato lo spiegato anche nel mio libro, perché è una di quelle cose che preoccupi genitori. Se perdura un po' di tempo, quindi magari già, non è due settimane che lo fa, è un mese che lo fa. Un tempo che inizia a sembravi un po' lungo, non è chiedermi, ma non è che magari il bambino oltre al fatto deve scoperto la gravità o tiene un risultato un beneficio da questa sua azione. Magari il risultato non beneficio per lui e non per me c'è io che rido oppure io che mi arrabbio, ma assolutamente non è che il bambino mi arrabbio, ma comunque mi agito. E questo comunque un risultato per il bambino vedere che il genitore, compie delle azioni, ottenere un risultato nel comportamento del genitore. Allora cosa è giusto fare? Stegnere questo meccanismo e evitare di darli un risultato, rimanere neutro, rispetto al comportamento, non dare una risposta in questo modo il bambino si stufa e smette di farlo. E questo è il primo anno di vita, passiamo a secondo anno di vita, quindi invece poi entriamo a chiediti fare nel secondo anno di vita sono bambini che magari hanno iniziato a gestire bene e fermenti. Mangiano quelle posate, si puliscono la bocca, allora magari ricominciano a buttare il cibo per terra, però lì è un'azione voluta. Non è più una che bello scopro, ma non so che se buto per terra si sporca il pavimento, ma bambina cosa sapevole dell'atto che sta facendo, sa che se buto per terra il cibo una cosa che non si fa, perché il genitore non lo fa. È una cosa che provoca sicuramente nel genitore un po' di disaprovazione ed è un gesto quindi voluto. A queste ta sì il genitore può dare regole e può dire non si fa, il cibo non si buta per terra, è una cosa sbagliata, non buttarlo per terra e se non ti va lasciare un etiatto non succedeniente. Semplicemente dare quelle poche regole basilari che si devono dare a tavola e che devono essere introdotte, perché a queste ta il bambina già deve avere delle regole e deve avere le 20 sicuri, quindi fattate le tante limiti sicuri che noi daremo nel secondo anno di vita e mandini. È un'altra cosa che ha aiutato tantissimo noi e proprio in questa fase di voglio buttarlo lo stesso per terra, io so che non si fa ma voglio buttarlo per terra. Per alleviare un po' che comunque è un po' la frustrazione nostra noi avevamo deciso di mettergli un piattino perché avevamo notato che comunque spesso volentieri buttava per terra, buttavano entrambi per terra. Quello che magari non piaceva nel piatto e quindi era proprio un'azione voluta ok prendo questa cosa verde e la butto per terra e allora metta avevamo messo un piattino, una ciotolina e avevamo detto quello che non ti piace buttarlo in questa ciotolina e per noi aveva funzionato veramente benissimo avevamo perso un po' che settimana questa, diciamo, questo desiderio di buttare per terra. Ecco a noi aveva aiutato, so che aiutato anche tante altre famiglie quindi funziona benissimo è una modalità adeguata va bene perché comunque tu del bambino la possibilità di scegliere e come salputere della scelta è fortissimo in questa età bambino sceglie viene ascoltato, non viene giudicato e quindi ne può spostare nel altro che ti non c'è problema. Lazione con cessa, lazione di buttare per terra invece no non è con cessa. Esatto la regola comunque deve essere lì, uno di quei limiti che esiste e quindi cerchiamo di trasmettere la magari da partendo da un positivo metti lo in questo piattino invece che da un negativo non buttarlo per terra. E ascolta io lo so che stiamo proprio sforando come tempo e quindi vorrei farti proprio un ultima domanda per ricollegarci un pochino all'auto svezzamento perché io vorrei smentire con te questa frase o questa cosa che gira sui gruppi di Facebook che sei in bocchi. Anche solo un cucchiaino di zuppa a tuo figlio non stai facendo l'auto svezzamento mi sembra che in questi gruppi ci sia a volte una estremizzazione delle regole tra virgolette dell'auto svezzamento aiuta a mesmentiamolo. Ma che noi a quando scrivano così ragazzi che noi a vero noi a allora intanto io credo che le persone che rispondono queste cose o che portano avanti questi idee sono hanno sposato il metodo bebile d'wing. Ma tra l'alto conoscendolo molto male c'è hanno solo una infari natura del bebile d'wing che spieghiamolo in due parole in maniera che lo chiariamo è questo metodo. Io richi in angolo sassone che si basa su tra l'auto in pezioni bellissime perché io lo doro per esempio e in fatto di potere avvicinare il cibo ai bambini in maniera che possono afferrarlo facilmente con le proprie mani, sperimentarle puoi portarsi la bocca e quindi iniziare a amasticare da avere anche un insomma arrivare la parte nutrizionale passando però da una parte prettamente di tipo un motorio di di psicomotricità fine. Benissimo che problema c'è, se in tutto questo vi introduce un strumento qual è il cucchiaino non c'è nessun problema. L'autrice stessa, la gilidraplay che ha avuto quest'intuizione e ha scritto per prima ha parlato di bebile d'wing in realtà non c'è la viva con il cucchiaino insè ma c'è la viva con lo sponfilling che è una modalità di svezzamento che non dovremmo secondo me tradurre sponfilling. Dovremmo dire "pappe" cioè in Italia si dice "pappe" quindi quello contro cui al massimo si possono scagliare queste persone in cui mio viso negativo scagliarsi per forza su qualcosa. Però è semplicemente se usire "pappe" non stai facendo autosvezzamento questo è chiaro e palese il becchegra a un culturale da cui veniva questa autrice era quello di un paese dove vini un'utilizzate le "pappe" e quell'ora non fosse lo stato utilizzato le "pappe" perché il bambino era più grande, il cibo dei genitori veniva frullato e messo addirittura nel biberone o comunque veniva reso "pappe". Ecco perché la gilidraplay ce l'aveva così tanto con lo sponfilling e invittava il genitori a non utilizzare il cucchiaino perché quel cibo non dava frullato non veniva dato, per essere dato a pezzi deve essere dato comunque in una modalità che il bambino possa conoscere, possa sperimentare con le propria mani, possa portarsi alla bocca da solo, per avviare dei movimenti che poi lo accompagnaranno per tutta la vita. Ma non ce l'aveva con il cucchiaino in sé, di fatti il cucchiaio utilizzato per una giupa è in realtà non in modo per poter mangiare la giupa. A meno che tu non voglia che il bambino infili le mani dentro un liquido troppo caldo e tiri su quello che tiri a su, in realtà non tiri a su niente. Quindi non potresti dovresti tagliare fuori da l'alimentazione del bambino tantissimi alimenti che fanno parte per lo meno della cultura alimentare italiana. Allora il cucchiaino non è il nemico in sé, è piuttosto l'approccio, il tipo di alimento che si danno in seduto ma l'approccio. Se il cucchiaino viene dato con forza, con foga, infilato in bocca, senza aspettare che si è il bambino ad essere pronto all'alimentazione ma soprattutto che si è il bambino ad accettarlo. Allora quel tipo di alimentazione non è auto svezzamento. Nel momento in cui invece il bambino vede il cucchiaino, vuole che il genitore di l'oporti alla bocca perché freme o addirittura afferra lui stesso il polso del genitore. Se il cucchiaino in bocca, questo vuole ti viene chiamato cucchiaino precaricato perché stai che c'è un nome al manacolo all'appertutto, ecco questo è auto svezzamento. Quello che mi piacerebbe lasciare come messaggio credo sia la cosa più importante è che non serve dare rigole a tutto, non serve dare nome a tutto. Quello che serve fare genitore, soprattutto avere tanto buon senso, cioè anche fregasse non un po' di quello che dicono gli altri, fregarsene dell'opinione altrui e ero un certo punto avere il buon senso di pensare. Ma se io ad avanti un risotto, come camo lo faccio da lo mio figlio? Il genitore è una nuova fine, se invece di da un pezzo di pane il bambino lo prenderà con le mani e banale però i nostri. Il genitore ha fatto così 3000 lemni e ti assicuro che a nessuno è venuto in mente di tagliare i pezzi o di farle allungati o di non interferire con il passo del bambino in maniera assoluta e tutale perché facessi tutto da solo. C'è tutti i genitori del passato, non sempre aiutato un po' al bambino con un cucchiaino magari con le dito, in qualche modo il genitore di non può essere completamente passivo nei pasti. Ma il dev'essere è piuttosto intrusivo, cioè eccessivamente presente costantemente l'ichetiva per mangià. - Finisce. - Prova prendere. - A lo plonino. - Finisce. A questo io lo vedo moltissimo di video che mi inviano i pazienti, come il feedback. Vedere come sta andando lo svezzamento. E tante volte sta andando tutto bene, il bambino va bene, ma c'è dietro un genitore che freme. No, cammi, lasciate che bambino faccia, vedetevi lo spettacolo, stati tranquilli, bambino ci mette il suo tempo, ma non è che bisogna fare per forza tutto di fretta. In tutto questo l'ora recuperare un po' di pazienza, come dicevo prima genitore di oggi, ma non la pazienza, ci sono subito li che ho iniziato tutto svezzamento. Ah, ma dopo due giorni, vuole che mio video mangi assurcia, che già mastiche almeno, 10 fusilli. - Certo. - assolutamente, perché poi devo fotografarli, devo mettere su le storie, devo far vedere che è iniziale. - L'ascienza del prestazione. - C'è qualcosa della prestazione a tavola e divenciata imperente, perché quando non è prestazione nelle quantità, che una volta c'era la prestazione nel mio mangioto tutta la pappa, adesso si è spostata sulla prestazione nella modalità. Quindi il mio bravissimo prendere tutti i fusilli, già dopo 3 giorni, di riesci già di estilire, è fantastico. Non facciamo lo diventare prestazione in questi asi tipo di approccio, non abbiamo. Rimaniamo soprattutto ciò che siamo, rimaniamo genitori, quindi educatori. E' quello che devo fare, noi siamo li per educare, non siamo li per fare una prestazione, perché i nostri figli, primaeggino, o perché arrivano a chi sa quali risultati subito. Siamo li per accompagnare in questo meraviglioso percorso, che è la vita fino al momento in cui, decolleranno, se ne andranno, andranno a noi e saranno. Nascereanno, ci rimarreremo come base sicura, ma comunque faranno loro percorso, in questo percorso siamo li per accompagnare le giorni per giorno, non solo un giorno, il primo giorno. Siamo li ogni giorno, accanto a loro. Facciano quello che faccia, le soprattutto qualsiasi non mediamo all'approccio scelto. Però, dall'altro lato, lo fate di portare via da queste parole, lo fate di comprare, l'ambito, lo fate di comprare le parole. Esatto, e poi guarda, hai detto una cosa bellissima che godetevi lo spettacolo, perché spesso e volentieri ci dimentichiamo che per un bambino di sei mesi, un anno, due anni, stanno conoscendo ogni giorno dei cibi nuovi, stanno esplorando. Per loro il cibo non è ancora un. ok mi si dotavo le mangio, perché devo mettere nella pancia qualcosa. Per loro è un esplorazione, una ventura, e quando capiamo che, se noi ci fermiamo un attimo, osservarli con questa magia, perché è una magia e impariamo a goderci, lo spettacolo e a vivarlo così, uno i pasti migliorano l'armonia dei pasti migliora. E due secondo me anche un po' le preoccupazioni se ne vanno, come dicevamo all'inizio, smettete di preoccuparvi e godetevi lo spettacolo. E sull'onda di questo vi ricordo che Carla ha appena pubblicato un libro che secondo me è andato a riempire un vuoto proprio nel mercato letterario della nutrizione che si chiama lo svezzamento e vostro. Manuale pratico di autosvezzamento pubblicato da Mondadori, cercatelo, leggetelo e poi Carla si è presentata, si è fatta conoscere in questa intervista, in questa chiacchierata e con cisa, chiara, piacevole, simpatica, diretta. C'è Carla, tu lo sa, io sono una tua grandissima fan e quindi ricordo a tutti che la trovate ovunque sugli reti sociali come pediatra Carla. Seguite la seguite la seguite la perché vi faciliterà tantissima esperienza a tavola e non solo a tavola con i vostri bambini. Carla non ho parole per ringraziarti, davvero, solo grazie. Ma grazie a tre Carla, guarda, e mi importante, a mio viso è mantenere l'obiettivo, quindi educare, siamo genitori e ci siamo per educare, ci siamo per accompagnare e poi l'altra cosa tanto importante che siamo genitori, quindi possiamo aiutarci fra noi. E un'inti ci sommiamo, quindi insieme possiamo veramente creare una cultura, che sia una cultura positiva, una cultura del rispetto, tu lo fai tantissimo con i tuoi insegnamenti. Grazie. Non portare avanti, mi ho visto anche un violare un pochino, no, questa società, questo mondo che stiamo lasciando i nostri bambini, mettendo quei semini dentro di loro, di rispetto, di ascolto dell'altro, di pazienza. Non senti oggi. Quei pochi semini anche di capacità di godersi un fiore, una farfalla che vuole, non per forza, un telefonino, quei semini che tu metti nel bambino, un giorno saranno un divido adulti che potrebbero creare qualsiasi cosa. E veramente così, è proprio quello che dici da soli io te la mamma al papà, l'educazione non la cambiamo, ma tutti insieme secondo me, veramente possiamo fare uno shift generazionale di cultura, di mentalità, di teincrociate, di teincrociate, guarda, davvero solo un grazie per avermi dedicato questo tempo, per l'altro, nel mezzo di una pandemia che per voi medici vale il doppio, quindi veramente lo apprezzo all'infinito, grazie melle. Sei stata meravigliosa come sempre. Quello, te grazie a te, buon lavoro. Anche a te, alla prossima, ciao! Ciao, ciao tutti! Spero che questa che ha chiarata sia piaciuta a voi, tanto quanto a me, e nelle notte delle episodi, vi lascio alcuni link che potrebbero interessarvi, qui anche il libro della pidi attracarla ovviamente, e alcuni articoli che ho scritto durante la nostra esperienza con l'auto svezzamento. Vi ricordo che mi trovate anche su Instagram e Facebook come la tela di Carlotta blog, e altrimenti sul mio sito www.la tela di Carlotta.com. Ci vediamo ovenere di prossima, ciao!

Podcast Summary

Key Points:

  1. L'ospite Carla Tomasini, pediatra e nutrizionista specializzata in svezzamento, condivide la sua filosofia sull'uso positivo dei social media per divulgare conoscenza e supportare i genitori.
  2. Affronta l'ansia genitoriale riguardo all'alimentazione, sottolineando l'importanza di fidarsi dell'autoregolazione innata del bambino e del ruolo del pediatra nel certificarne la salute.
  3. Spiega la neofobia e la selettività alimentare come comportamenti normali nello sviluppo, consigliando costanza, esposizione ripetuta senza pressioni e la creazione di routine a tavola.
  4. Evidenzia la necessità di pazienza e costanza da parte dei genitori, contrastando l'aspettativa moderna di soluzioni immediate, e il ruolo del professionista nel fornire supporto personalizzato.

Summary:

La dottoressa Carla Tomasini, pediatra e nutrizionista, nel podcast discute l'approccio all'alimentazione infantile e l'uso dei social. Sottolinea che i bambini possiedono un'innata capacità di autoregolarsi nelle quantità e varietà di cibo. Il compito del genitore è offrire alimenti sani, filtrando le proposte esterne, e creare un ambiente sereno a tavola, senza ansie da prestazione.

Spiega che la selettività alimentare, come il rifiuto di cibi nuovi o noti, è una fase normale dello sviluppo, legata all'affermazione di sé e a meccanismi biologici di sopravvivenza. La strategia consigliata è l'esposizione ripetuta e paziente, rendendo gli alimenti parte della routine familiare, senza forzature. Critica l'aspettativa moderna di soluzioni immediate, enfatizzando invece l'importanza della costanza e della fiducia nel bambino.

Inoltre, riflette sull'uso costruttivo dei social come strumento per divulgare informazioni corrette e supportare le famiglie, pur educando ad un utilizzo equilibrato. Il ruolo del pediatra è fondamentale per certificare la salute del bambino e accompagnare i genitori in questo percorso.

FAQs

Il primo consiglio è disinnescare il meccanismo della preoccupazione. È importante avere un pediatra di fiducia che certifichi la salute del bambino. Una volta accertato che il bambino è sano, bisogna fidarsi della sua capacità innata di autoregolarsi nelle quantità e qualità del cibo.

Questo comportamento, chiamato neofobia o selettività alimentare, è normale nello sviluppo infantile. Si consiglia di proporre ripetutamente l'alimento (fino a 10-20 volte) in modo routinario, senza forzature, rendendolo familiare al bambino attraverso la presenza costante a tavola.

Il compito del genitore non è preoccuparsi di quanto il bambino mangia, ma fare da filtro con il mondo esterno, garantendo una dispensa sana. Una volta offerti tutti i gruppi alimentari seguendo linee guida come la piramide alimentare, bisogna lasciare che il bambino scelga spontaneamente cosa e quanto mangiare.

I social possono essere uno strumento positivo per divulgare conoscenza e creare consapevolezza nel proprio ambito professionale. È importante educare gli utenti a un utilizzo corretto di questi strumenti e evitarne i tranelli, mantenendo sempre prioritaria la propria identità di medico o professionista sanitario.

La selettività alimentare ha basi antropologiche e biologiche: i bambini sono programmati per sopravvivere, quindi tendono a preferire cibi calorici e rifiutare alcuni alimenti (soprattutto verdure colorate) per istinto di conservazione. È anche un modo per affermare la propria identità durante lo sviluppo.

La priorità rimane essere medico per i propri pazienti, con un approccio quasi 'da medico di campagna'. I social sono un di più che permette di divulgare conoscenza e arrivare a più persone, ma vanno gestiti con confini chiari, educando i pazienti a un uso appropriato degli strumenti di comunicazione.

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