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Ep. 8 - Le parole della storia: Occidente

56m 28s

Ep. 8 - Le parole della storia: Occidente

Il prof. Luciano Canfora approfondisce la parola 'Occidente' all'interno del ciclo di incontri dal titolo 'Le parole della storia' organizzato e ideato dagli Editori Laterza a Bari.

Transcription

6125 Words, 38785 Characters

State ascoltando le parole della storia, un podcast degli editori la terza, con Luciano Canfora. Questo episodio è dedicato alla parola "Occidente". Queste observazioni iniziali ci hanno portato già dentro il nostro tema, ma direi partendo ora proprio dall'ultima considerazione geografica e cioè la domanda dove si trova fisicamente questa, dove si poggia il concetto astratto di "Occidente", che poi viene dal verbo cadere, ma parte cadente, ma lo diciamo così un po' scherzano. E dove si poggia, e quando comincia ad essere sentito come tale? Io sono curioso di storia tutto sommato, molto devoto di questa disciplina. E quindi cerco nel tempo di orientarmi, vedere l'origine, però ognuno ha conoscenze limitate, quando nella nostra memoria storica più vicina noi si contrapongono all'Asia, al concetto di Asia, che poi si identifica sostanzialmente con il grande impero persiano, le città greche alcune di loro in realtà coalizzate, e per una serie di ragioni prevalgono militarmente in un paio di occasioni, cominci a formarsi l'idea della contraposizione, non soltanto militare, ma anche ideale, morale, comportamentale, tra noi e loro, tra il mondo, che si auto rifinisce della libertà, e il mondo schiavo. Questo comincia a percepirsi nella tradizione scritta, aggiunta a noi, mi viene sempre in mente un passo abbastanza curioso di un'orazione di grande personaggio, in dubbiamente molto sfortunato, ma molto capace politicamente, che si chiamava Demostrene, figlio di Demostrene, sul padre si chiamava che il Demostrene. Un discorso pronunciato o comunque scritto un torno all'anno 341, ma vanti Cristo, nella nostra tradizione si denomina come filipica terza, perché in persaglio è il re di Macedonia. Stiamo parlando di cose vecchissime, però piano ci riguardano un po' almeno come modelli. Però in questo discorso che è curiosamente rivolto a rimproverare la sembraia gli attenuesi, in capaci di capire la gravità del pericolo del reno di Macedonia. Il reno di Macedonia è un po' a nord, rispetto all'aitereccia centrale, tebe alla tene, e per recitare il suo pubblico l'oratore ci ta un episodio più antico. Noi dice adesso si vende la libertà, i politici si vendono, c'è la con i suoi avversari amici del re di Macedonia. Invece non era un tempo così, un tempo ben tento di venire in Grecia, andava nel Pelloponneso, un signore che si chiamava Artemio, un nome greco, il realtà Artemios, della città di Zéleia, città Greca da Sia, e aggiunge schiavo del re, e poi dice, infatti Zéleia si trova in Asia, quindi essere asiatico, essere schiavo, e quindi l'antite si di noi che siamo liberi e connaturato alla collocazione geografica e alla collocazione politica, un suddito dell'impero del re di Persia e di Persia schiavo. Una battuta per incidenza, avanti alcuni filonici che sono sempre così attenti a rovinare i testi, lo vogliono togliere questo parente, ma non c'è motivo di togliere, intanto perché c'è, quindi qualcuno forse demoso nel stesso la scritta, ma anche se l'ha citato un altro e altrettanto significativa. Ma è interessante che il fine di quel discorso, e alle amoci con l'impero persiano, contro il regno di Macedonia, va bene. Quindi tutta la teoria, secondo cui quelli schiavino i liberi, coesiste, ma abilmente, il demoso nel piano piano arriva a questo concetto, con una proposta molto realistica politicamente, che fa tabularasa dei grandi principi per cui noi siamo buoni quelli no, anzi sono il nostro contrario, è un tassello di una storia che ha uno sviluppo poi ulteriore, poi lasciremo l'antichità, ma per un po ci fermiamo con l'antichità. Un sviluppo nei mesi seguenti, un poco dopo facciamo un salto e diciamo vero, non vero che sia, ma la tradizione a noi giunta, e nella vita demostenica di Plutarco, è vissuto molto dopo, insomma, sotto l'imperatore Nerva e poi Traiano, quindi siamo parlando di due, tre secoli, quattro, quasi, dopo. Plutarco dice che quando Alessandro conquistò l'impero persiano, molto rapidi per altro, si impadroni come fanno le grandi potenze quando conquistano, piegano l'emico, si impadroni degli archivi dell'impero persiano. E trovo i libri Paga in cui c'erano vari politici, fra cui demostre nel stesso, che era, evidentemente, come si dice un po' vulgarmente, sull'ibro Paga del Grand Rè, così come gli avversari che lui accusava di essere venduti, erano certamente sagginati dal re di Macedonia. Ora, quale si ha occidente, quale si ha oriente tra Grecia e Macedonia, però persiano non è facilissimo per stabilire anche perché l'impero persiano, suo volta, è l'ocidente rispetto alle realtà che i Greci intravedevano appena il mondo indiano o che Alessandro raggiungere la fondare città nell'attuale afganistante, però c'è ancora oltre un'impero enorme del quale non avevo da notizia o comunque non risulta che la vessero, e di cui si parla in geografi tardi, non so, Marciano di Heraclea, un geografo del tempo di Eoclesiano pare, il quale descrive il, quello che diciamo, il mare esterno, cioè l'ocèano, e parla della cina e dell'inducina in realtà. Quindi questa nozione poi c'era certo punto di affiorata, ovviamente la collocazione geografica è relativa, però persiano è l'Asia schiava, però è l'ocidente dell'India e della cina, naturalmente. Cosa cade nei mesi successivi? Succede che una gente, una spia, potremmo dire, del Redi Macedonia viene catturato dall'Issatrapi. Questo uomo è noto a noi perché era un grande amico di Aristotel, il quale nella sua vita una sola poesia ha scritto, e lo siete in honor di questo catturato, si amava Hermia ed era della città di Atarneo, Hermia era un suo demoto, anche su piano filosofico, quando Aristotel era stato regole parti, viene catturato dagli uomini, dagli satrapi, è torturato e poi ucciso, è confessa che il Redi Macedonia si accingere ad attaccare la persia. Demostra in esulta da notizia in un altro discorso al pubblico, finalmente è stato catturato e parlerà e dirà chiaramente, cioè lui esulta del fatto che il re degli schiavi asiatici abbia catturato una spia della Macedonia che ha rivelato sotto tortura che la Macedonia si accingere ad attaccare la persia, e quindi in quel discorso parla molto più chiaramente e dice il nostro alleato è la persia. E se qualcuno ha paura del Redi Persia che sta lontano, e invece non teme il Redi Macedonia che abbiamo qua vicino, io ho paura di lui perché viene veramente un traditore, poi succede che Filippo viene purtroppo al sassinato per ordine o complicità della moglie di sua, o l'impiede, crisi, rapida, alvertice, Macedonia, ma all'essandro che era un precoccio sia come politico che, come, diciamo, assassino tutto sommato, distruggia la città di tebe, piega, igreci, attacca l'impero persiano e promuoveva la fusione oriente occidente anche attraversa una politica matrimoniale degli ufficiali del suo esercito che sono Macedoni e per igreci non sono veramente igreci, però si si consideravano igreci, ancora adesso si disputa su questo. Ma è una storia che cominciamo molto prima, noi sappiamo che dopo un lungo conflitto ripotenza le due principali coalizioni del mondo greco, la metà del quinto secolo, avanti Cristo, quindi, ben prima, diciamo, 70, 80 anni prima di Demonstra arrivano al conflitto diretto, un conflitto che durerà molti anni, eccetera. A pena si aprono questo hostilità, racconta uno storico sottovalutato molto importante di origine Siciliana, nato in Sicilia, si avava di odoro. Entrambi corsero a chiedere al redi persiano aiuti, quindi le due coalizioni contraposte tentano entrambi di avere la persa alla propria parte. E alla fine, la grande potenza, essenzialmente terrestre, cioè, sparta, vince la guerra dopo 27 anni sul mare, con l'aiuto del umpero persiano che crea di fatto una flotta e paga molto meglio che non gli ha teniti e si, ma rinai o comunque la ciuma, per far funzionare le navi con cui sparta vince la guerra. Poi, la cosa ha sviluppi. Tutto questo contrasta con una fortissima ideologia orientale occidentale di cui le fonti crede che sono portatrici. Quindi c'è questa contraddizione fortissima tra una impalcatura mentale rigidamente contrapositiva, manichea direi quasi, nato a Zellea e quindi non schiavo perché Zellea sei nazia, abbiamo detto prima. Da una parte. E dall'altra invece, una consapevolezza disinvolta real politica della interdipendenza e addirittura del regia persiana rispetto alla politica greca. Come famos abbattuta tribuita, ma credo tenticamente a Beloch, no, la storia greca è un caso particolare della storia persiana. Nel senso che lo stesso demostra e poi in un altro discorso dice, ma arrivore il vero registra e lui e il granre. Perché quando vede una coalizione troppo forte aiuta l'altra, l'altra sale, lui la molla e aiuta la precedente, quindi è il burattinaio della politica greca. Proiettato all'indietro, questo schema, il dialogico non quello pratico, ha un'antecedente, naturalmente,antecedente e niente meno che negli lì adenò, per cui la guerra per ragioni private, ma questo è ovviamente superficiale. Non si sa perché la grande expedizione degli che abbia tentato di conquistare troia, poi la fine si è riuscita, distruggendola e con tutte le conseguenze sappiamo. La causa vera, la possiamo ricavare dall'ilia, pure essendo un testo epocale. Però indubiamente fa comodo retroattivamente, fa risalire così indietro nel tempo, una contraposizione e d'iciviltà, per l'appunto alla anti intorno, per cui quella spedizione contro ilio alla fine piegata dopo 10 anni di assedia e l'antefatto remoto delle guerre persiane, che sono però di vari securi dopo, nelle quali ugualmente la sia schiava, è stata sconfitta, e noi igreci abbiamo vinto ancora una volta come già contropriamo. Questo conflitto ha dimostrato, gli scienziati si prestano a questo, la superiorità genetica si interrogano su questo punto. Cioè in famosso scritto ipocratico, insensato di ipocrate, sulle aree, le acque e i luoghi, che parte dalla domanda come vai, abbiamo vinto l'impero persiano, pure essendo numericamente meno molto inferiori, per tutte le ragioni che sappiamo. La grande potenza persiana può mettere in campo eserciti che ero tutto descrive come in mensi le cifre sui, magari sono pinabili, però certamente massa umana enormi, e pure abbiamo vinto. Come mai ipocrate, teorizza la dieta, cioè il tipo di alimentazione tradizionalmente rigente erottata, che ha evitato la decadenza fisica, il rommolirsi tipico dell'asiatico, e quindi si comincia a profilare già questa caricatura, dell'asiatico mole e del greco duro e combattivo e vincente, e lui ipocrate che certamente fu un grande scienziato, anche se poi i suoi scolari non poterano fare molto contro la peste, il contagio tremendo del 439. Però indubiamente si pone almeno tenta rispiegare in termini pare scientifici, questa che a lui sembra una stranezza, abbiamo vinto pure essendo una condizione di totale inferiorità al materiale. Questo tema riaffiora anche in dove uno non se la spetta forse, l'ultima pagina dell'ultimo per noi il libro di erodoto, il nono, che è una pagina stranpalata apparentemente, perché alcuni dicono l'opera in compiuta, non lo so, credo che sia difficile stabilirlo, ma comunque nella pagina finale ero rotttina fuori una nedoto e lì chiude, che cioè il ciro il grande aveva ammonito non dovete scendere in pianura con i persiani, perché la perside fra l'altro, l'ungida dell'essere un luogo molle e raffinato e un alto piano, dove la vita è molto dura. Quindi il grande ciro, il liberatore degli ebrei dagli asiro pabilonesi che erano a oriente rispetto a lui, aveva raccomandato il persiani di non scendere in pianura, cioè di non andare verso il mare, le velocità che poi fiorentissime per lo più greco o mescolate, perché lì avresti perso la vostra forza tradizionale fisica dovuta alla durezza della vita. Quindi questo tema, che i pocrate sui lupa dicendo, la nostra dieta ci ha fatto, ci ha reso vincitori, si ritrova in altra forma attraverso un immaginario, ammonimento del grande sovrano e ciro l'antenato di serse, atta serse, dario eccetera, il quale aveva lanciato questa allarme, perché diventa però per alcuni personaggi importantissimi della cultura greca, anche un modello, per cui un uomo sottovalutato, ma solutamente centrale, come se non fonte, nato a cavallo fra il quarto, fino e quinto e metà nel quarto. Avanti Cristo scrive un tomo di otto libri e norme affascinante, alcuni dicono un romanzo, la ciro pedia, l'educazione del grande ciro, additandolo addirittura come modello di monarchia, perché un intellettuale greco, come il cavaliere siano fonti, il quale vi avviste di tutti colori, che ha saporato disastro della democrazia politica, il disastro della guerra civile del governo ultra oligarchico, si è embarcato per non subire le conseguenze di quello che aveva combinato, come mercenario e un'impresa che andava a colpire l'impero persiano nel suo cuore, scarta gli altri modelli politici e idealizza, modello del impero persiano, nel suo rappresentante più nobile, più carismatico, cioè il grande ciro, va bene. Debo dire che anche l'antagonista suo eplatone, il quale gli dà una stoccata dicendo è noto che ci erano un fumagli educato da nessuno, quindi chiaramente cancella la ciro pedia, una sola frase, va bene. Anche lui ha cercato via d'uscita diverse da quelle dei tre modelli nom che di cui si discute nel terzo Libro di Eroloto, tutto il pensiero politico si arrovella, la democrazia, l'oligarchia, la tiranide, anche lui cerca una via d'uscita, andando a educare filosoficamente il tirano di Siracusa per renderlo filosovo. Come dire, due intellettuali fra loro di matrice socratica, ma contrapposi su tanti terreni, idealizzano dei modelli che con quelli della libertà greca, madre della libertà occidentale non hanno nulla che fare. Detto tutto ciò, penso di avere non solo annoiato tutti voi, ma anche complicato radicalmente la questione, lanciando qualche domanda anche, qualche domanda tipo per esempio, perché i sobrani miscenei andarono a colpire il nord della Turcchia e per 10 anni cercarono riabattere quella imprendibile città che era appunto. Ilio, ho detto prima, ci si interro la molto e sono tutte ipotesi, rendiamo innocente Helena. Non abbiamo nulla contro Helena, e probabilmente non c'è tra nulla. Infatti un ripide che era un personaggio controcorrente e ha inventato una storia, la messa in una sua tragedia, che a Troia andò un fantasma, mentre Helena rimassi in Egitto, tranquilla, aspettando fedelmente, me ne eravo che puoi arrivò. Quindi l'idea che Helena non c'entri la possiamo condividere, però c'è da chiedersi che cosa fosse questo regno ilio? C'è una teoria che è stata lavorata da ultimo bel libro di Louis Godard, che si occupa di Omero, ma si occupa essenzialmente della storia, la penissura anatolica, lui fa un'osservazione, secondo me, a utile non so quanto occogente, va utile, che c'è tutti i nomi dei personaggi troiani, a cominciare da priamo, sono tutti i nomi greci. Quindi lui dice quella funa guerra civile tra greci, fa un'osservazione meno forte, secondo me, e cioè parlano tutti i greco, ma queste ovvio perché il narratore deve far parlare, priamo con attille, e non c'era l'interprete, e quindi ovviamente li fa parlare nella lingua sua, e quindi parlano greco, che questo non è un grande argomento. Che l'onomastica sia un indizio, è vero, e ci sono anche elementi per pensare che in realtà, a sua volta, priamo, a non forse questo gigante antenato remoto di Ciro il Grande, ma era forse il capo di uno stato satelite dell'imperuitito. Quindi andiamo ancora più in là, e siccome l'imperuitito controllava le rotte commerciali, anche del mare geo, a un certo momento, i famosi Basil S, con no senza Elena e Figenia, eccetera, decidono di affrontare militarmente e perciò si ostinano per dieci anni, fino a che espugnano e distrugono una città, conquistando un dominio dell'egeo settertreonale che fino a quel momento non avevano. Va bene, quindi ulteriormente si complica la storia, il fatto di leggere come nella tradizione greca, anche la più, diciamo, colta non quella banale, di collegare guerra di Troia, guerra per siano, lotta contro l'impero per siano, al tempo di Alessandro, in unica lotta oriente occidente, vinta naturalmente all'ocidente, e una lettura ideologica, che però si scontra con dati di fatto sostanziali, non è morta del tutto questa maniera di leggere, per cui vi segnalo un libro secondo me mediocre di uno che ha andato per la maggiore, ma adesso se ne parla molto meno, questo Victor Hanson, il quale ha scritto molto sulla feroccia della battaglia, la battaglia come luogo ferocce. Curioso, un signore che usa la penna estilografica o il computer per scrivere, poi esalta la battaglia in quanto tale, il sangue, va bene, sarà un danunciano da tastiera, ma si suol dire, va bene. E questa esaltazione, la battaglia Okinawa, la battaglia di De Leon, che è una battaglia importantissima della guerra per opone siaca, e poi addirittura la sua teoria che parte in un altro suo libro, dalla nabba si di sempre siano fonte, vi incito a leggere siano fonte il più possibile, che veramente un autore straordinario, la nabba si racconta che cosa, che un pugno di mercenari, forse 10.000, forse un po' di meno, al seguito di uno surpatore fratello del reddipersia, che li vuole togliere il trono, riesce a penetrare fino nel cuore dell'impero per siano, e quasi sta per vincere contro le truppe del sovrano, e per una vicenda anche in prevista, c'è la lucisione in battaglia dell'aspirante. Un surpatore, la battaglia, invece, la perdona, la nabba si, anche un signore databolino, pacato, tranquillo, abbastanza, diciamo, un privo ricoraggio come iso, cronate, retore, pensatore da quattro soldi. Lui si hauto le finime a filoso e va bene così. Nel panegirico, in un scurro, l'iscorso ma già altra un scritto del 380 dice, ma hanno dimostrato questi mercenari, che l'impero per siano e vulnerabile, perché sono arrivati fino al battana. Allora, in questa complicata panoramica che ho cercato di descrivere, penso che si debba prima di uscire completamente al mondo, antico, fare un ultimo passaggio. E' perché noi altri, intendo, come si diceva, durante il fascismo, i romani di Romolo, che poi sono l'antefato dei romani di Mussolini. Come noi altri continuiamo a manovrare il concetto "Oriente Occidente", in riferimento a una realtà geografica così oscillante, occidente è un termine che piaceva moltissimo al propaganda libellistica durante il fascismo. Non so, Giorgio Pini, per esempio, che era il redattore capo del popolo d'Italia, ha scritto uno puscolo pubblicato in 1930, in cui teorizza che noi italiani particolare siamo l'Occidente, l'Europa Latina e l'Occidente, la America e l'estremo occidente ed è un pericolo. E noi siamo gli heredi di una situazione storica che fu cristallizzata, risiamo, resa visibilmente, parlante e definita come di lungo periodo, e cioè l'Occidente di Augusto. Vince, la guerra civile, l'ultima delle guerre civili della Tarda Repubblica, contro l'Oriente, quindi la dichotomia l'Oriente Occidente che i Greci hanno coltivato guardando all'impero persiano come al reno del male, rinasce dentro la cultura romana attraverso una nuova polarità sempre l'Oriente Occidente che a diversi soggetti e protagonisti. E qui, magari facciamo un'altra piccola pausa, rievo cattiva, e cioè, come mai, anche qui le contradizioni sono molteplici, la cultura romana e i modelli anche di carattere militare e non soltanto letterario, vengono dal mondo e l'enistico, dal mondo delle città greche, taranto la Sicilia, le piro, la letteratura e la letteratura di traduzione, si traducono i Greci, i primi obbettamenti, i primi vagiti della letteratura in lingualatina, sono una traduzione dal greco. I modelli artistici, il modo delle litte dirigente di accusire uno stile di vita, è quello greco e l'enistico. Questi generali romani non dico contadini elaziali più o meno rifatti, che nelle statu e che li rappresentano come Apollo con un indumento allontanato da sé, quindi, queste Apolline e nudità, i generali ridicoli, in realtà un po' come Napolione di Canova, che sta a Milano, qui Napolione era basso di statura tozzo orribile, invece lì, e Apollo con la testa di Napolione sopra. Le generali romani avevano la stessa invenuita, e poi i modelli artistici lo sappiamo, non solo questo che ho citato. Ebbene, figure come Silla, Silla, Lucullo, Lucullo scrive talmente bene il greco a un certo punto, puntarco nella vita dell'ucullo, che per far capire che lui era romano, mettevo entanto qualche rora e qualche solecismo, perché altrimenti serve stato indistinguibile. Silla, ancora di più, Silla, conquista a tene a mano armata, perché a tene si è subito data ammitridate, e quando ammitridate a messo in pericolo la repubblica romana sul serio, e rapina i libri, porta i libri di Aristotele, li porta a casa sua, e perciò ritornano in circuito, i trattati di Aristotele che erano scomparsi per un po' per il pareccio tempo. Per non parlare di Cicerone che impregnato di quella cultura cesare che ha da L'essandria, per della testa, mi non mi riferisco ovviamente a Cleopatra, ma al modello della regalità, già fara onica, poi tolemaica, che nella figura storica di Cleopatra ha un punto di forza, perché parliamo di una persona politicamente accorta, abile di grande disinvoltura, ma capace di muoversi tra le grandi potenze, e di far valere questo modello culturale, se non solo culturale, rispetto alla grande repubblica romana ha fascinata dall'uriente, in particolare, dal mondo egizio. Allora, come che augusto diventa il vindice dell'ocidente contro il mondo peccaminoso corrotto dell'uriente? Sappiamo che un po' è molto opportunista, molto abile nel composizione artistica, come Horazio, e riuscito a scrivere un carme ridicolo, quello famoso "Nunque SB Bandum" bisogna ricopiando al ceo che per tutta'altra ragione aveva scritto quel verso, al tempo suo, perché la regina monstrum, quindi altro che il lozzarono, come viene chiamato puttino, è un complimento tutto sommato, la regina monstrum sarebbe Cleopatra, aveva minacciato il campi d'oglio, e quindi augusto ci assalvati, vincendo la battaglia di Azzio, in realtà non la vinta lui, la vinta agrippa, però fu sconfitto l'esercito della flotta con qualche incertezza durante la battaglia, e tutta la politica culturale religiosa, e gli augusto, il consistit artistica, nel lanciare l'idea che non solo abbiamo sconfitto un pericolo tremendo, lui si inventò davanti al Senato, che Antoneo aveva scritto un atto di cessione dell'impero Romano a Cleopatra, e quindi suscitò nel Senatorio un grande furore, più o meno fittizio, per spingere alla guerra, si sa che le guerre hanno bisogno di una provocazione vagaria inventata per cominciare, pericolo ovviamente inesistente, se non in altra forma, che cioè Antoneo, al modo suo, seguitava l'affascinamento cesariano per il mondo elenistico, puntava probabilmente ad un superamento degli ordinamenti arcaici della repubblica romana, ormai a pezzi, assumendo aspetti dell'unica regalità visibile, nota, culturalmente influente, era quella lico e elenistica. Cesare c'ha lasciato la pelle, augusto si inventa di avere restaurato la repubblica, i valori tradizionali e quindi il Lazio, la fertilità, fare molti figli, la agricoltura, l'antica religione, tutto quello che è l'insieme dell'ocidentalismo augusteo. Questo ha avuto una vitalità lunghissima, attraverso fasi storiche le più diverse re-incarnazioni molteplici, hanno amoreggiato con il modello augusteo, anche grandi sobrani moderni, come Luigi Quattro Licesimo, fare un grande esempio, a suo modo, anche Carlo Quinto. Allora, questo riente occidente è palesemente una contraposizione strumentale che contrasta con la prassi concreta, che è quella invece della politica realistica e della possibilità di instaurare leoleanze più diverse. Potremmo continuare con gli esempi tratti dal mondo antico, ma forse ci fermiamo. Allora, come è che, a un certo momento, sin staura il concetto del tramonto dell'ocidente, avendo l'ocidente dominato tanto allungo, avendo modelli piuttosto forti da Agamennone, potremmo dire, fino a dove ci possiamo fermare dall'uigi Quattro Licesimo, grande sobrano, avendo alle spalle una tradizione vincente, ad un certo momento potremmo dire, come una data precisa, 1918, quando appare un libro di grande successo, intitolato appunto Untergang, la fondamento tramonto, ma Untergang vuol dire tutte delle cose, non solo il sole che cala, ma anche la nave che va sottacqua, quindi il crollo, la fine, il tracollo dell'ocidente, di un personaggio molto curioso, che è, beh, nella prima età del novecentro, una grandissima influenza sul cosiddetto cultur pessimismus, e cioè Oswald Spengler. Crocello disprezzava, il filoso fu per la mezza cultura, io sono comito che non l'abbia letto, perché sono 1.500 passapagini tramonto dell'ocidente, ed è un libro difficilissimo ad alleggere quanto l'abilintico con la sua teoria di Spengler delle civiltà parallele, per cui c'è un capitolo, in cui stanno insieme come paralleli, Pitagora, Maumetto e Cromwell, stento a capire il gnesso, pur leggendo quelle pagine non mi è stato chiaro, anche perché il libro di Spengler ha una dote di lampi di generalità, di intuitioni formidabili, efficacissime, profili di autori molto controcorrente, molto calzanti. E insieme anche una serie di elucumurazioni, compreso questo delle civiltà parallele che a distanza di tempo e di spazio si sviluppano, che è un'idea che può avere una sua forza, Maumetto, ma rimaneve così. Ciò non togli che l'influenza fu grande, ma il libro esce, in Germania, nei mesi del crollo dell'impero, la fine del 18, il sostanzi. E sotto traccia, al di là delle parole, che li sono molto lucicanti e efficaci, eccetera, sotto traccia c'è un'equazione, un'equazione, un crollo dell'impero uglielmino, c'è un crollo di una grande Germania avanzatissima su tutti i piani, disciplinata al proprio interno, meritevole di dominio, ma contrastata dal mercantilismo delle potenze tipolinghi il terra, nella sua aspirazione, al giusto dominio, è crollata, quindi il crollo di quella realtà è il tramonto dell'ocidente. E ancora una volta la questione è il termine ad operato e accettato, se pensiamo se riflettiamo quella guerra interimperialistica, però gravata di ideologia fortissima, Vide due potenze coloniali dominanti sul pianeta, come la Francia, il rene unito, qualizzate, nonostante il contrasto che le aveva separate nella spartizione dell'Africa fino a qualche decennio prima, il nome di una auto definizione di mondo democratico, contro l'impero, soprattutto tedesco, ma anche l'alleato minore dell'impero dell'Ausio Gheria, i peri centrali autocratici, quindi questa musica che noi sentiamo le democrazie, contro le democrature, questo linguaggio che i giornali si propina molto spesso, gli strumenti di informazione ancora di più, ha un antenato notevole in questa contrapposizione per cui i due grandi imperi coloniali, intoleranti dell'aspirazione tedesca ad avere un proprio impero coloniale, molto meno esteso, data la presenza degli altri due, il togo, il camera, però con uno sguardo oriente verso Baghdad, la grande feruvia che da Berlino arrivava a Baghdad, fu voluta dal impero tedesco e realizzata con uno straordinaria capacità e velocità, di attuazione nell'idea, affidata un famoso libro anche su di grande successo di Noiman, Mitte l'Europa, che la Mitte l'Europa andasse per appunto dalla Danima Arca a Baghdad. Geografia, poi vedete, sembra un'accipina scientifica, ma non lo è, è un'accipina politica e quindi subisce le letture più o meno forzate intenzionali. Le potenze nebocratiche hanno avuto un servizio di propaganda formidabile di granunca superiore a quello degli imperi centrali. Il Dottor Gebel, per esempio, ha studiato attentamente la propaganda inglese durante la guerra, durante la prima guerra, per assimilarla e metterla frutto della nuova sfida sfosciata poi nella seconda guerra mondiale. La superioreità propagandistica dei due imperi coloniali, francese inglese, democrazie e francese inglese rispetto a quella pesca, era enorme. Per quanto gli argomenti portati dalla propaganda tedesca, soprattutto, fossero tutt'altro che banali, per dire il crimine supremo con cui il perot tedesco fu bollato come promotore della guerra, che poi, in realtà, non è anche vero. E, sopraffatore i popoli, era l'ivasione del belggio, la violazione della neutralità del belggio nel 14, nella convinzione del comando tedesco di colpire parigi direttamente evitando la linea immaginò, che era, non dico imprendibile, ma certamente molto munita. E questo fu un argomento straordinario, non so, Ezio Maria Grai, che è stato il direttore dell'Eyer durante il fascismo e poi anche del gazetta del popolo di Torino durante la Repubblica Sociale. Poi è morto nel suo letto, tranquillamente, molto dopo la fine della guerra, nel 14, nel 15 e nel 16, è un propriandista accaninto per la Francia di England e l'Italia entrata in guerra dopo il cambio di fronte e scrive un libro pubblicato da Bempo Radde, che è un successo enorme. Coltito lo Francese, perché è anche una diffusione in Francia, la Belgique Sanglante, il belggio sanguinante, quindi c'era un belggio sanguinante sulla copertina molto bene illustrata. La propaganda tedesca diceva, ma voi avete fatto la stessa cosa nell'Iran, perché l'Iran era un pezze neutrale e per colpire l'imperottomano alle atole, l'imperge centrali, avete violato la neutralità della persia dell'Iran. Però, nella vulgata di un storiografica, non troverete questa giusta rivendicazione che l'Iran non meritava di essere invaso dalle truppe britani che per colpire l'imperottomano. Troverete sempre che il belggio eroico ha resistito per parecchio tempo e varie settimane, nonostante la preponderanza delle forze tedesche rispetto alla fine a un'embrionale guerra partigiana. I famosi ciclisti che sparavano gli ufficiali tedeschi dalle biciclete scappalano, cosa che indignava moltissime la propaganda tedesca diceva, ma non è quella sleale. Come anche adesso si dice "terronismo" e "terronismo" è sleale, sarebbe meglio una partita scachia in cui il capo di Amass e il generale Gallant si sfidano a scachia che vince poi in nobilmessi danno la mano fino di una storia. E quindi anche tedeschi c'erano questi belgi scostumati vanno sui bicicletti e ci sparano a dosi. C'è anche un articolo di Giorgio Pascuali, il quale era molto filo tedesco, grandi filologi italiano, stava berlino fino a che costetta andarsene perché l'Italia era diventata paese nemico. Quindi rimasso un po' frasornato e ha convinto che fossimo alleati, scoprì le gendigi giornali che non lo eravamo, in cui te plora questa maniera sleale di farla guerra di questi belgi partigiani, la storia si complica ulteriormente. Non solo perché Spengler, che è ovviamente una doratore delle ragioni dell'impero tedesco, piange metaforicamente sulla fine dell'ocidente in quanto l'impero tedesco sta e crollato. Ma un grandissimo intellettuale scrittore di lungo corso, ha visto una vita lunga e ha visto cose, ben dopo, diciamo, il crollo della germane Guilhelmina, cioè Thomas Mann, nelle coheve 1918, anche se considerazioni di un impolitico, prima di diventare anche lui un ammiratore, diciamo, della svolta repubblicana post-belli, etc. E' un convinto sostenitore delle ragioni della Germania, in quella vicenda della prima guerra, e sostiene che il pericolo per la Germania viene dalla occidentalizzazione di provenienza Franco Inglese, soprattutto Francese, e il vero destino culturale, politico o geopolitico della Germania, è la Russia. Le pagine delle considerazioni un impolitico di Mann sono straordinarie per intelligenza, lui stesso ha preso le distanze da questo scritto e lo si può anche capire. Suoi ex-amici Ruppelirapporti con lui per dire grandi intellettuali d'academici tedeschi che si erano impegnati moltissimo nella propaganda di guerra, Ruppelirapporti con una persona che aveva accettato la repubblica nata dopo la fine dell'impero. Quando vennero a Firenze nel 27, quindi ben dopo la guerra, l'Italia, in quel momento è già l'Italia Mussoliniana, ma non ha una grande inclinazione per la Germania, intanto perché la guerra è recente, la Germania è ancora un paese, nel quale molto spesso in varie qualizioni vanno al governo e social democratici. Piano piano perdono terreno e prevalgono i partiti conservatori che si chiamano tedesco nazionali, però Mussolini non ha un grandissima inclinazione per un avvicinamento la Germania. Però accutamente, diciamo, prende l'iniziativo di fare una settimana tedesca a Firenze, in cui vengono invitati di la Movice come grandissimo, filologo, classico, studioso del mondo antico. Grhandissimo, propaganda per la guerra durante il quattordici, il quindici, fino all'ultimo, fino agli articoli sui giornali, a vigile del crollo, Thomas Mann e altri. Vindamo al si rifiuta di dare la mano a Mann, perché Mann ha accettato la repubblica, per dire, quindi è una guerra civile che continua, ma il Mann del 18 la pensava esattamente come lui. E vedeva nella Germania il punto di equilibrio di tutto il continente, non la deriva, come diceva, è un altro grande Edward Meyer, fino Giacobina della Francia, ma l'ordinamento racionale organicistico dell'impero, per cui l'impero ha un capo che è l'imperatore, ha un beante intumcio, un formidabile burocrazia, che noi non abbiamo, quindi possiamo dire peccato perché la burocrazia tedesca imperiale faceva funzionare lo stato alla grande cosa ci sognano. E poi la rappresentanza popolare tra versi partiti, quindi questa impalcatura, diceva Mayer, è l'ordine ideale, quello al quale dovremmo tutti aspirare, l'ocidente estremo per lui, cioè il Francia, soprattutto la Francia, ha in franto in direzione Giacobina, rivoluzionaria, disordinata, questo ordine. Quindi abbiamo occidente secondo Spengler e l'impero teresco, occidente secondo Mann che la pensa come Spengler e invece la Francia ha disordinata. Per Giorgio Pini, per i propagandisti europeisti del terzo Reich, l'ocidente è tutta l'Europa. Inemici sono l'America e la Russia, e sono entrambi non coincidenti con i valori che sono quelli di cui l'Europa è portatrice. Questo si legge, per esempio, un libro di Grai intitolato il fascismo e l'Europa, in cui appunto viene teorizzato che America e Russia sono una devianza spalentosa rispetto a un ordine appetibile che è incarnato in Europa dall'ordinamento della Fortezza e in Europa che il fiore è rileggiato a consolidare. Ma oggi, e poi da finiamo in questa carrellata strampalata, noi siamo riferonte a un ritorno costante di questo concetto occidente. Io leggo poco i giornali, devo confessare in una colpa, però il tempo è poco, quindi uno se la cava. Quindi noi ho spesso, diciamo, le grandi firme di un giornale molto ben fatto importante, come il corriere della sera. E quindi mi invatto in formulazioni, curiosi, da ultimo nella crisi della quale stiamo vivendo, la quale sempre ha fatto riferimento prima, l'ocidente è tornato in ballo in maniera drammatica, in quanto punto di riferimento anche propagandistico, formulare del conflitto che si svolge in palestina. Ovviamente di quello cominciato prima in Europa, no? Gravina, eccetera. Allora leggo di questi fondi che l'ocidente è odiato dagli studenti americani, dagli studenti italiani che chiedono palestina libera per una ragione curiosa. Se l'autorio di questo articolo è una firma frequente, si chiama "galli dell'ologia", perché gli studenti odiano l'ocidente e lui dalla spiegazione, perché la radice dell'ocidente è israele, io non lo sappiamo. Io sapevo un'altra cosa meramente, però mi sbaglerò. Pensavo a tenere, deformazione professionale, assolutamente. Ero pronto anche in barcare sparta, perché sparta, secondo il fiorer, era il modello di stato raziale perfetto. Vabbè, però gli attenessi sono bavano, riusciano, ma sta leggero il cosiddetto, il pitafio di peride, però gli attenessi la miravano. Chrissia, che era l'ozio di Platone, quando prende il potere, fa un discorso che, se non fonte, riferisce e dice "la politeia di sparta è perfetta, calliste". Quindi, magari sul campo di battaglia, però quel modello piaceva molto anche a loro e non so il fiorer. Poi, pensavo non per fare l'automoduttarmi su un tevere, ma anche alla tradizione romana. Il diritto, il corpusiuris, la giudis prudenza, il giudis consunti lovar. Poi, sapevo anche una cosa dolorosissima, criminale, se vogliamo. Pompeo, tito, Adriano, hanno massacrato gli ebrei in maniera da genocidio. Secondo il Giuseppe Flavio, i morti della guerra del culminata, nel settanta, dopo Christo furono circa un milione. Non so se la cifra si avvera, non vera, però Giuseppe non dice stupidaggi, il giuseppe Flavio. Qui di dire che la matrice, il punto di partenza dell'ocidente Israele e quindi gli studenti della Pennsylvania o della sapienza di Roma, seranno con l'ocidente, perché in realtà seranno con Israele. Non voglio dire un aggettivo offensivo, ma certamente non sta in piedi. Un altro tipo di firma frequente, è sviluppe seguente concetto che l'ocidente è in difficoltà. Questo è quel tale che siamo a taino o taino, non so come si deve pronunciare, che molto informato, è una persona che ogni tre parole c'è una cifra. Quindi i suoi articoli sono metà e metà numeri, metà letteri alfabetiche, ma è spesso uno di se la saluga in questo modo. E lui è altro che Spengler, cultur pessimismo al confronto e geoglioso. Io se l'anno malissimo, la scina tremenda, l'India non impregniamo, poi anche su d'Africa, ci se messo pure su d'Africa, che è il promotore dell'enumcia dei crimini di guerra israeli all'accordo dell'Aia. E su d'Africa dall'ocidente ne ha avuto di delizie, a cominciare alla protezione della parta ed è da parte occidentale. Mandela è rimasto ad dentro del poche, il controcanto è di un altro esperto, non meno esperto, che è molto televisivo invece, sempre con le pretende eccetera. Il quale dice, bello dico io la cosa, i nemici dell'ocidente stanno per collare, quindi sono anni che lui ci preannunce il crollo della scina attuale. Può essere che abbere a giù, io non lo so, però è curioso che al tempo stesso si debba prendere che l'ocidente è al disastro perché ci sono quei cattimico alizzati potentissimi, ovvero che quei potentissimi non lo sono affatto e stanno per collare. Cioè l'incubo occidente serpeggia in queste articoli, diciamo la consimpatia umana, privi di senso, completamente privi di senso, che però brandiscono il concetto di occidente come la clava di Heracle. Allora, è un concetto del quale possiamo fare uso scientificamente? No, è un concetto politicamente dannoso, sì, perché è uno strumento propagandistico di basso conio che funziona sempre di meno, grazie. Avete ascoltato le parole della storia, un podcast degli editori la terza, collociano camfora.

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