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Ep.64 - In Cina esistono elezioni: ecco come funzionano

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Ep.64 - In Cina esistono elezioni: ecco come funzionano

Il sistema politico cinese si fonda sulla “democrazia consultiva socialista”, un modello alternativo alla democrazia liberale occidentale. Al centro non vi è la competizione elettorale per l’alternanza al potere, ma una consultazione permanente guidata dal Partito Comunista, che coinvolge otto partiti minori (come il Comitato Rivoluzionario del Kuomintang e la Lega Democratica Cinese). Questi partiti, nati tra gli anni ’20 e ’40, operano come partner consultivi e rappresentano settori specifici (intellettuali, imprenditori, medici, ecc.), accettando la leadership del Partito. Dal punto di vista elettorale, la Cina ha un sistema gerarchico: elezioni dirette solo a livello di contea e villaggio, mentre i livelli superiori sono eletti indirettamente. Le elezioni sono formalmente competitive, ma i candidati sono filtrati ideologicamente. La “democrazia nell’intero processo”, formalizzata nel 2021, sottolinea che la partecipazione popolare copre tutte le fasi decisionali (formulazione, attuazione, supervisione delle leggi), non solo il voto. La legittimità del sistema deriva dalla sua capacità di produrre risultati concreti (miglioramento del tenore di vita, stabilità, crescita economica), non dal mandato elettorale periodico. In sintesi, il sistema cinese combina un’architettura autoritaria con sofisticati meccanismi di ascolto e cooptazione, mirando a garantire l’efficienza e la sopravvivenza del Partito attraverso una ridefinizione costante del concetto di democrazia con caratteristiche cinesi.

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1635 Words, 11248 Characters

Italian
Oggi cominciamo con una domanda semplice e molto meno scontata di quanto si possa pensare. In China si vota, la risposta brevesi, ma per capire in che senso dobbiamo precisare alcune cose, dare alcuni contesti e andare un po' più in profondità. Il sistema politico della China funziona secondo un modello che le autorità di pechino chiamano "Ceho e i giui si esciam Minju, ovvero democrazia consultiva socialista". Si tratta di un'architettura istituzionale lontana ovviamente, dai paradigmi della democrazia liberale di stampo occidentale. Al centro non c'è la competizione elettorale per l'alternanza al potere, ma un meccanismo di consultazione permanente guidato dal partito comunista. In questa cornice ci sono otto formazioni politiche minori, note come partiti democratici, che operano non come posizioni ma come partner consultivi all'interno di quello che il partito chiama sistema di cooperazione multi partitica e consultazione politica. Negli ultimi anni con Xi Jinping questa struttura è stata ulteriormente teorizzata a traverso il concetto di "Cenguo, Chen, Minju", "democrazia" nell'intero processo. L'idea che la partecipazione popolare non si esaurisca nel momento del voto ma copra ogni fase del ciclo decisionale, dalla formulazione delle leggi alla supervisione della loro attuazione. In questa puntata analizzeremo la meccanica di questo sistema, la funzione dei partiti minori e il funzionamento del sistema elettorale gerarchico cinese, perché appunto in China come vedremo una forma di voto esiste. La "democrazia consultiva socialista" non è solo una prossima burocratica, è un pilastro della legitimità politica del paese. La dotterina oficiale sostiene che mentre la democrazia liberale si concentra sulle procedure, come il suffrage universale e il multipartitismo competitivo, quello cinese privilegia, quella che viene chiamata "democrazia sostanziale". E per democrazia sostanziale si intende la capacità del sistema di produrre risultati tangibili che migliorino il benessere della popolazione. In questa prospettiva la legitimità del governo non deriva dal mandato elettorale periodico, ma dalla sua efficacia nel perseguire gli obiettivi concreti, la modernizzazione, la prosperita comune, il raggiungimento di una società moderatamente prospera. La distinzione fondamentale quindi tra leggiitimità procedurale e leggiitimità basata sulla performance. E secondo il partito comunista un sistema in cui il popolo viene coinvolto solo al momento del voto per poi essere ignorato non è autenticamente democratico. La democrazia con caratteristiche cinesi intende colmare questo spazio attraverso dei meccanismi che potremmo definire di feedback, che coinvolgono si esettori della società civile e si agli esperti tecnici. L'accento, ovviamente, è sul consenso. I problemi non vengono affrontati attraverso lo scontro tra interessi contrapposti, ma mediante una deliberazione che cerchi la sintesi più vantaggiosa per lo stato nel suo complesso. Elemetri che del successo politico sono il miglioramento degli standard di vita, la stabilità sociale e la crescita economica. Il concetto di democrazia nell'intero processo, se bene abbia la di cistoriche nella linea di massa di Mao Zedong, è stato formalmente elevato a teoria nel marzo 2021. Incorporato nella legge cinese, per sottolineare una partecipazione che copre lezioni, consultazioni, decisioni, gestione e supervisioni. Per capire come funziona questo sistema bisogna guardare quegli organismi che operano parallelamente al partito comunista. Non si tratta di partiti creati a tavolino, ma di formazioni politiche emersenella prima metà del 9ecento. La maggior parte di questi partiti che sono otto fu fondata infatti tra gli anni 20 e 40, ed durante la guerra di resistenza contro il giappone la successiva guerra civile. Representavano allora quella che veniva definita la terza forza della politica cinese, intellettuali liberali, burguesie nazionali, industriali e membri della la sinistra del guomindanche si opponevano alla dittatura di Ciancai Shack. Senza essere originariamente allineati con il partito comunista in generale con il Marxism. La svolta poi avviene nel 1948, quando il partito invita tutte le forze democratiche a formare un governo di qualizione. I leader di questi partiti rispondono positivamente, accettano la leadership del partito comunista come unica forza, capace di unificare il paese. E nel settembre 1949 partecipano alla prima sessione della conferenza consultiva politica del popolo cinese, contribuendo alla stesura della costituzione provvisoria della neonata repubblica popolare. Da allora, il sistema si fonda sul principio della quesistenza a lungo termine e della supervisione reciproca. Oggi questi partiti contano centinaio di migliaia di scritti, ma non competono per il postere nazionale perché accettano la guida del partito comunista. Ma sono integrati profondamente nell'apparato statale, perché loro membri occupano seggi nella sembra nazionale o posizioni di rilevano nella conferenza consultiva. Ci ascun partito mantiene anche una specifica identità socio-professionale agendo di fatto come un gruppo di pressione istituzionalizzato per determinati settori. Vale la pena conosce li anche brevemente e ricordano il fatto che i più critici li definiscono come vasidi fiori, cioè delle propagini, dei mery strumenti di abbellimento in realtà del sistema controllato totalmente dal partito comunista. Ma vediamo questi otto partiti. Il primo è il comitato rivoluzionario del Guamindan Cinese, che era gruppa persone con legami storici, con in Guamindan o con connessioni sociali, con Taiwan, e si occupa principalmente di affari legali e rurali. Poi c'è la lega democratica cinese, che rappresente intellettuali, in particolare nei campi della cultura, dell'istruzione, della scienza e della tecnologia. Poi c'è la associazione di costruzione nazionale democratica della cina, che rappresenta gli imprenditori del settore manifatturiero, commerciale, e fornisce consulenze sulle politiche macroeconomiche e sostegno alle piccole medie imprese. Poi abbiamo la associazione cinese per la promozione della democrazia, che riunisce intellettuali legati invece all'istruzione, all'editoria e all'imedia. Poi c'è il partito democratico dei contadini e degli operaicinesi, che nonostante il nome è realtà specializzato più nei settori della sanita pubblica della medicina e della protezione ambientale. Poi c'è il partito cinese G-Gone, composto dai cinesi tornati dall'estero e dai loro parenti, ed dedicato a facilitare di scambi culturali, economici e a consigliare su quello. Poi c'è la società G-G-SAN, che era gruppa ascienziati e academici di alto livello. Infine, la lega per l'autogoverno democratico di Taiwan, composto da persone di origine, taiwanese, esidenti però nella cina continentale, e al compito di rappresentare, insomma, la voce ma soprattutto quella di opporsi al seccessionismo. Dal punto di vista finanziario questi partiti sono integrati nella prato governativo e loro bilancio dipende direttamente dallo stato. La desione è prestigiosa ma restrittiva perché richiede la referenza di Membrissegner e il superamento di un controllo dei precedenti operato per dal partito comunista. Un limite invalicabile riguarda invece le forze di polizie e le zercito che restano di competenza esclusiva del partito comunista. Ora, per capire come questi 8 partiti possano convivere con il partito comunista, dobbiamo introdurre il concetto di fronte unito, tonghi, jansian, che non è un semplice ufficio brocratico, ma una strategia che Mauri trenaiva fondamentale e il suo compito è semplice mavitale. Unire tutte le forze non comuniste, dagli imprenditori fino ai leader religiosi, sotto un unica bandiera nazionale, magari un giorno su questo ci facciamo una puntata ad hoc. Veniamo ora alle elezioni. La repubblica popolare cinese ha un sistema elettorale gerarchico che combina lezioni dirette alla base e in dirette ai livelli superiori. Le elezioni dirette si limitano ai livelli amministrativi più bassi. I cittadini legono direttamente i deputati delle assemblie e popolari a livello di contea, di stretto urbano e comune e anche i comitate di villaggio che sono degli organi di auto-governo locale sono eletti direttamente. In questi contesti che furono introdutti negli anni 80 per gestire il vuoto lasciato dallo scioglimento delle comuni popolari, i candidati possono essere nominati dai cittadini tramite sistemi dinomina aperta che in cinese si chiama High Swend. La traduzione letterale è elezione dal mare, un termine evocativo che indica proprio il pescare candidati nell'immensità della base popolare. Dobbiamo specificare però che una volta eletti questi organi rispondono al segretario locale del partito. Proseguiamo dalla contenza su le lezioni diventano in dirette. I deputati delle assemblie provinciali sono eletti da quelli di contea e i deputati della sembraia nazionale sono eletti dalle assemblie provinciali e dalle forze armate. Un elemento tecnico importante è che queste lezioni sono formalmente competitive perché il numero dei candidati deve superare quello dei CG disponibili. Per le elezioni dirette il numero dei candidati deve essere dal 33% al 100% superiori i CG per quelle indirate dal 20% al 50%. Bisogna specificare che la competizione avviene ovviamente all'interno di un perimeter controllato. Tutti candidati passano attraverso un processo di consultazione democratica, come viene chiamato, che fa da filtro ideologico. Di conseguenza, la sembléa nazionale è composta per circa due terzi da membri del partito e i restante terzo occupato dai partiti democratici ed ha indipendenti definiti patriottici. In conclusione, la democrazia a consultiva cinese si pone esplicitamente come alternativa al modello liberale, sfidando l'idea che esistano standard universali di legitimità. La distinzione è profonda e affonda le radici nel concetto di popolo come base, una visione confuciana rivista in chiave Marxista. In questo schema, la gente posto sulla responsabilità di chi governa verso il benessere dei cittadini, piuttosto che sul diritto dei cittadini di cambiare il governante tramite il vuoto. Mentre in nostro modello si muove su cicli brevi influenzati dal consenso elettorale, il modello cinese punta sul lungo termine, guidato da piani strategici che possono coprire decennini. Se per una democrazia liberale il focus sono i diritti civili e politici, per il sistema cinese la precedenza sbetta, i diritti di sussistenza e allo sviluppo. Questa approccia però richiede un efficacia administrativa costante, la legittimità sostanziale rivendicata da pechino, regge, finché il sistema riesce a produrre i risultati promessi. Insintesi il sistema cinese si configura come un sistema complesso, una struttura autoritaria che integrà sofisticati strumenti di ascolti e coptazioni. I partiti democratici e i meccanismi di consultazione sono pedine fondamentali di questa ingegneria istituzionale, che non serve a mettere in discussione il partito comunista, ma a migliorarne le efficenze e a garantirne la sopravvivenza attraversa una costante ridefinizione di cosa significhi esattamente democrazia con caratteristiche cinesi. All'une di prossimi. [Musica]

Podcast Summary

Key Points:

  1. Il sistema politico cinese si basa sulla “democrazia consultiva socialista”, che privilegia la consultazione permanente e la legittimità basata sui risultati rispetto alla competizione elettorale.
  2. Esistono otto partiti minori (come il Comitato Rivoluzionario del Kuomintang e la Lega Democratica Cinese) che agiscono come partner consultivi, non come opposizione, accettando la guida del Partito Comunista.
  3. Il voto in Cina è gerarchico
  4. La “democrazia nell’intero processo” (introdotta nel 2021) mira a coinvolgere il popolo in tutte le fasi decisionali, non solo al momento del voto.
  5. La legittimità del sistema si basa sulla performance (miglioramento del tenore di vita, stabilità, crescita economica) piuttosto che sul mandato elettorale periodico.

Summary:

Il sistema politico cinese si fonda sulla “democrazia consultiva socialista”, un modello alternativo alla democrazia liberale occidentale. Al centro non vi è la competizione elettorale per l’alternanza al potere, ma una consultazione permanente guidata dal Partito Comunista, che coinvolge otto partiti minori (come il Comitato Rivoluzionario del Kuomintang e la Lega Democratica Cinese). ), accettando la leadership del Partito.

Dal punto di vista elettorale, la Cina ha un sistema gerarchico: elezioni dirette solo a livello di contea e villaggio, mentre i livelli superiori sono eletti indirettamente. Le elezioni sono formalmente competitive, ma i candidati sono filtrati ideologicamente. La “democrazia nell’intero processo”, formalizzata nel 2021, sottolinea che la partecipazione popolare copre tutte le fasi decisionali (formulazione, attuazione, supervisione delle leggi), non solo il voto.

La legittimità del sistema deriva dalla sua capacità di produrre risultati concreti (miglioramento del tenore di vita, stabilità, crescita economica), non dal mandato elettorale periodico. In sintesi, il sistema cinese combina un’architettura autoritaria con sofisticati meccanismi di ascolto e cooptazione, mirando a garantire l’efficienza e la sopravvivenza del Partito attraverso una ridefinizione costante del concetto di democrazia con caratteristiche cinesi.

FAQs

Sì, esiste una forma di voto, ma non è come nelle democrazie liberali. Il sistema è chiamato 'democrazia consultiva socialista' e si basa su consultazioni guidate dal Partito Comunista, con elezioni dirette solo ai livelli locali.

Sono formazioni politiche minori che non competono per il potere, ma agiscono come partner consultivi. Rappresentano settori specifici come intellettuali, imprenditori o professionisti sanitari, e sono integrati nell'apparato statale.

È gerarchico: elezioni dirette si tengono solo a livello di contea, distretto urbano e villaggio. Ai livelli superiori, i deputati sono eletti indirettamente dalle assemblee inferiori. I candidati devono superare un filtro ideologico.

È un concetto promosso da Xi Jinping che enfatizza la partecipazione popolare in tutte le fasi decisionali, dalla formulazione delle leggi alla supervisione, non solo nel voto.

La legittimità procedurale si basa sul voto e sul multipartitismo, mentre quella sostanziale si fonda sui risultati tangibili come miglioramento del benessere e stabilità sociale, secondo il modello cinese.

No, accettano la guida del Partito Comunista e il loro bilancio dipende dallo Stato. Sono spesso criticati come 'vasi di fiori' decorativi, ma svolgono ruoli consultivi specifici.

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