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Ep.4 - Sostenibilità nella spesa e nel packaging

23m 1s

Ep.4 - Sostenibilità nella spesa e nel packaging

Il podcast esplora il tema della sostenibilità alimentare, partendo dall’esempio del fico d’India, un frutto che cresce in condizioni difficili senza bisogno di irrigazione e di cui si utilizza ogni parte, riducendo al minimo gli sprechi. Per una spesa più consapevole, si consiglia di preferire frutta e verdura di stagione, prodotti locali e a chilometro zero, poiché il trasporto incide notevolmente sull’impronta ecologica. Un altro aspetto cruciale è il packaging: l’ideale sarebbe eliminarlo del tutto o scegliere imballaggi riciclabili, riutilizzabili o biodegradabili, evitando l’over packaging. La progettazione del packaging dovrebbe integrarsi con quella del prodotto, come nel caso del cono gelato, che funge da involucro commestibile. Le etichette, infine, devono essere compatibili con il materiale del packaging per facilitare il riciclo. La certificazione biologica, regolata dall’UE, assicura l’assenza di sostanze chimiche di sintesi e il rispetto della biodiversità. Anche l’agricoltura biodinamica, con il marchio Demeter, aggiunge ulteriori requisiti. Per ridurre gli sprechi, si suggerisce di pianificare la spesa, acquistare prodotti sfusi e diffidare di confezioni che sembrano ecologiche solo per l’aspetto estetico. In sintesi, la consapevolezza e l’informazione sono gli strumenti chiave per fare scelte alimentari più sostenibili, tutelando sia l’ambiente che la salute.

Transcription

2781 Words, 18309 Characters

Italian
[Musica] Ora! [Musica] Quali sono gli alimenti più sostenibili? Negli ultimi anni abbiamo imparato a conoscere sempre meglio tutti gli aspetti della sostenibilità e come questo termine si possa tradurre in azioni misurabili. Ma per adesso ci concentriamo su quello strettamente ambientale e torniamo la domanda iniziale. Frutta e verdura di stagione sono cibi la cui produzione richiede un minor utilizzo del suolo dell'acqua e meno emissione di CO2. A spiccare per sostenibilità c'è un frutto, anzi una pianta molto diffusa nel suo d'Italia, il Fico d'India. Secondo la fao, la Food and Agriculture Organization, il Fico d'India spicca per la sua grande sostenibilità. Inanzi tutto perché sopravive benissimo su terreniari di erocciosi e incondizione di secità. Non ha bisogno quindi ne di irrigazione, ne di particolari trattamenti su suol in cui cresce. Infine, del Fico d'India non si butta viagniente. Se come me amate la secilia vi sarà capitato di ammirare i paisaggi incorniciati da queste piante o di gustare nel frutto. O potreste aver avvi stato fichidindi in valterlina, infatti crescono anche sulle alpi. Ma sapete che il Fico non è l'unica parte comestibile e bene sì. Anche le pale, le parti più verdi e carnose, una volta tolte le spine diventano un alimento fresco e gustoso. I messi, con esempio, si usano nelle insalate. Utilito di pochissime risorse per essere coltivato e zero sprechi. Il Fico d'India è il candidato perfetto per parlare di sostenibilità negli alimenti e come sempre in etichetta. Io sono Serena Gioppolo, esperta in scienze tecnologie alimentari per formazione, food organizer di professione. Questa è tutto in etichetta, la serie podcast di coramidia promossa da col diretti. Pensata per orientarci meglio nella lettura dell'etichetta e nelle nostre scelte alimentari. Sostenibilità e alimentazione vanno di paripasso. Ogni volta che scegliamo cosa mangiare, incidiamo in maniera più o meno diretta sulla nostra salute e sull'ambiente. Così come intermini di sostenibilità economica e sociale. Una bella responsabilità insomma che a volte forse tendiamo a prendere un po' alla leggera. Ma non scoraggiamoci. Informazioni ed etichetta alla mano si affrontano spesa più sostenibile con serenità. Come capire se un alimento è stato prodotto in modo sostenibile? È un discorso ampio e complesso, ma possiamo comunque rifarci ad eline qui da. La parola chiave ancora una volta è consapevolezza. Non mi stancherò mai di dirlo. Informandoci, imparando a leggere correttamente le etichette, saremo in grado di individuare più facilmente gli alimenti sostenibili. Parliamo quindi di cibi a figliera corta che hanno avuto un impatto ambientale ridotto nella loro produzione, ma non solo. Devo no essere anche stati prodotti in modo responsabile da un punto di vista sociale ed economico, a tutela della sicurezza e della salute di noi consumatori, così come dei lavortori del settore alimentare. Cosa scegliere allora per fare una spesa sostenibile? Sicuramente possiamo affidarci alla stagionalità di frutta e verdura e preferire prodotti locali e legati al territorio. Bia libera allora a prodotti a chilometro zero. Modificando un po' il nostro stile di vita e riscoprendo il gusto di prendaci del tempo per scegliere bene cosa mangiare, potremmo sostituire la spesa al supermarket con un gira in un mercato locale, come i tanti farmer's market di campagna mica in tutta Italia o partecipare a dei gruppi di acquisto. Non è solo la produzione di un alimento ad avere un impatto ambientale, ma anche il suo trasporto. La logistica infatti è un altro fattore che può determinare impacti ambientali importanti e per poter valutare un prodotto anche in quest'ottica è importante sapere la sua provenienza geografica. Quanta strada fatto per arrivare a noi e qual è stata la sua impronte ecologica? Capire da dove viene un prodotto può dirci davvero tante cose. È per questo che esistono diverse iniziative per rendere sempre più trasparente questo aspetto. Un esempio è la raccolta di firme sostenuta da col diretti per estendere l'obbligo di riportare l'origine geografica in etichetta su tutti i cibi. Se vi interessa questo tema trovate più informazioni sul sito della Commissione Europea. Quando valutiamo un prodotto in un'ottica di sostenibilità, c'è un ulteriore elemento che possiamo toccare con mano, la sua confezione. Quello della progettazione del packaging alimentare è un mondo affascinante, alla continua ricerca di soluzioni per ridurre al minimo o eliminare del tutto la produzione di rifiuti. Una figura di riferimento su questo tema è Silvia Barbero, docente di design, presso il dipartimento di architettura e design del politecnico di Torino. La professore sa Barbero è specializzata in eco-design ed è autrice di varie pubblicazioni in materia. La persona giusta a cui chiedere quelli sono i tipi di confezione più utilizzati nella produzione alimentare. Le principali tipologie di packaging alimentare si possono dividere in sei macro-categorie, la prima che mi sento digitare quella dell'imballaggia in plastica, proprio perché nei nostri acquisti, in particolare, di prodotti alimentari sono quelli che effettivamente la fanno da padrone. Una seconda categoria molto presente per il packaging alimentare è quello anche in carte cartone. Una terza grossa categoria è quella dell'imballaggia metallici, per poi passare gli imballaggi in vetro che preservano prevalentemente prodotti alimentari, liquidi o conserve, salsa, eccetera. Per poi passare gli imballaggi compositi che sono quelli imballaggi che sono multistrato, quindi hanno magari uno strato di carta, uno strato di plastica, uno strato di alluminio, perché è il contenuto all'interno, ha bisogno di appunto questa composizione che è funzionale al mantenimento del prodotto all'interno. Un ultimissima categoria che è un po' di ninchia per i prodotti alimentari è quella degli imballaggi in plastiche o comunque i materiali biodegradabili o compostabili. Qual è quindi il packaging più sostenibile in assoluto? L'ideale sarebbe la sensa totale del packaging stesso, anche perché in molti casi c'è già pensato la natura a creare un involo cro. Certo, nella vita di tutti i giorni non possiamo andare sempre a raccogliere prodotti freschi direttamente dall'orto, abbiamo bisogno del packaging per la conservazione del cibo. È anche vero che in alternativa possiamo acquistare dei prodotti sfusi, una pratica che si sta diffondendo sempre di più e che richiamo un po' le tradizioni dei negozi di vicinato, che approcciusare allora nella progettazione dell'imballaggi alimentari, ce ne parla sempre la professore sabarbero. È molto spesso i prodotti alimentari, che derivano direttamente dalla natura senza ulteriori trasformazioni hanno già di per sé il loro packaging. Da designer, io richiamo sempre al buon Bruno Munari, che ha scritto un libricino stupendo che si chiama "Good Design", facendo l'esempio del baccello di piselli piuttosto che della rancia in cui è un packaging perfetto già di per sé, perché abbiamo la parte esterna che lo protegge da genti esterni. All'interno c'è le monoporzioni eccetera, e già tutto perfetto. Però, soprattutto se parliamo di prodotti alimentari trasformati, è che in quel caso molto spesso il packaging è necessario. Sicuramente da designer, ricerca triccia in questo campo, un suggerimento è quello di progettare il prodotto alimentare e il packaging insieme, proprio per riuscire a fare in modo che questo packaging possa essere si funzionale all'acquisto e alla fruizione del prodotto. E anche allungare la vita o trovare la modalità migliore per utilizzarlo. Pensate anche in questo caso al gelato, il cono gelato, e il prodotto progettato insieme al packaging. È un'edibile, quindi, mangiamo e non ha più fine vita o comunque diventa alimento e sostesso. Ma per una parte della sua vita è anche packaging, perché ci permette di tenere la pallina di gelato senza sporcarci. Devo dire che non avevo mai pensato al cono gelato in questi termini. Un esempio. perfetto di packaging senza sprechi. Spesso i prodotti più associati alla sostenibilità sono quelli biologici. Chiariamo subito che quando troviamo sulle tecate la scritta naturale non significa in alcun modo biologico. Semplicemente vuol dire che si tratta di un prodotto di origine vegetale o animale, non artificiale quindi, e che non subisce al quun tipo di trasformazione nella produzione. Potrebbe essere in pratica un prodotto che non è ultra trasformato. Un prodotto definito come biologico invece ha rispettato dei processi produttivi e degli standard specifici regolati dalla normativa europea. Per essere ancora più precisi, la normativa di riferimento è regolamento UE 2018 848, entrato in vigore a partire dal 2022. Ultimo di una lunga serie di regolamenti emanati a partire dal 1991. Questa normativa stabilisce che il termine biologico può essere utilizzato per quei prodotti ottenuti con un metodo di produzione che rispetta determinati requisiti ambientali e dei sostenibilità, includendo anche pratiche agricole che sostengono la biodiversità, basate sui principi dell'agroecologia. Inoltre non basta la diciatura biologico in etichetta, ma va sempre accompagnata dal logo biologico europeo, quello verde con delle stelline bianche che compongono una foglia per intenderci. Infine, in etichetta non devono mancare l'indicazione delle origine delle materie prime e il codice dell'organismo di controllo. La presenza della certificazione biologica in etichetta ci garantisce che sono state applicati determinati standard produttivi su tutta la filiera, dal campo alla tavola. Qualche esempio le regole del biologico prevedono che l'agricoltore si impegni per incrementare l'affertilità del suolo tramite pratiche che favoriscono la presenza della sostanza organica nel terreno e la biodiversità. Nel bio è escluso l'uso diretto o indiretto di OGM e vengono limitati gli apporti esterni, in particolare eliminando l'utilizzo di prodotti chimici di sintesi. Gli allevamenti biologici devono sicurare un elevato benessere animali in tutte le fasi della vita degli stessi. Per la trasformazione dei prodotti sono consentite esclusivamente tecniche che non impattano con la natura del prodotto e sono consentiti pochissimi prodotti come a usigliare di produzione e conservanti. Grazie al biologico certificato possiamo avere la sicurezza di acquistare alimenti che sono stati prodotti cercando di limitare in più possibile interventi esterni. Scegliere biologico è solo una tra le tante opzioni per avere una alimentazione più sostenibile. Una cosa che possiamo fare in prima persona da consumatori è inserire nuove abitudine nella nostra rutina alimentare. Possiamo cercare di evitare gli sprechi magari pianificando meglio la lista della spesa e di questo non sa qualcosa se è come mamma che come food organizer. Quindi il concetto è consumare meno e meglio e questo stesso concetto si applica anche ai rifiuti. L'obiettivo è di crearne di meno e migliore, ovvero più facilmente riciclabile. Noi possiamo fare la nostra parte seguendo la raccolta differenziata, mentre nella progettazione del packaging alimentare vanno cercate nuove soluzioni in questa direzione. C'è le raccontas, il via barbaro. Per essere davvero sostenibile il packaging alimentare dovrebbe soddisfare una serie di requisiti e guardando a punto tutte le fase del suo ciclo di vita una linea guida da seguire potrebbe essere quelle della riduzione nell'uso delle risorse e quindi ottimizzare il design per minimizzare la quantità di materiale necessario. Una seconda linea guida è quella dell'utilizzo di materiali riciclati, quindi quando è possibile, per esempio, nella nostra lattina di alluminio, che l'aluminio è un materiale bellissimo perché è riciclabile all'infinito, se noi riusciamo a inserire una percentuale maggiore di alluminio riciclato invece di prima estrazione delle boxite, questo ci riduce la nostra dipendenza da risorse vergini. Terzo aspetto è quello della degradabilità o con possibilità dove è possibile, quindi impiegare materiali che possano decomporsi in condizioni naturali o nella maggior parte i casi secondo i processi industriali di compostaggio. Un altro aspetto è quella della facilitazione del riuso, quindi integrare delle soluzioni che consentano il riuso del packaging con contenitore ricchudibili, con la stessa funzione o con altre funzioni. Oltre a riuso c'è la riciclabilità che non consiste solo nell'avere materiali facilmente riciclabile che sono alcuni, non sono effettivamente tutti come il vetro, facilmente riciclabile. L'alluminio è riciclabile all'infinito, la carta, alcune tipologie di plastica, ma se io metto tutti questi materiali all'interno di uno stesso packaging, ovviamente questo poi non è più riciclabile per quanto il vetro e l'alluminio o la carta siano facilmente riciclabili di per sé. E quindi nel senso delle riciclabilità dobbiamo tenere in considerazione la facilità nella separazione dei vari materiali. E il materiale con cui è fatta l'etiquetta che ruolo a nella definizione del packaging è come impatta il reciclo. Sì perché l'etiquetta, oltre alla sua importantissima funzione informativa, è di fatto qualcosa di concreto che smaltiamo alla fine del suo utilizzo. All'interno di questo è un'interno di un'interno di una cosa che è in merito. La professore è sabarbero. Come il packaging deve essere progettato insieme al prodotto, a maggior ragione l'etiquetta deve essere necessariamente progettata insieme al packaging, perché è parte integrante del packaging. E quindi non deve essere un ulteriore materiale applicato al packaging stesso. Così fosse deve essere compatibile con il materiale che l'accoglie. L'ideale sarebbe appunto la stampa direttamente sul packaging stesso. Quindi di per sé l'etiquetta si getta insieme al packaging senza doverla necessariamente staccare, ovviamente dipende al supporto, però se è progettata bene dovrebbero essere compatibili con il packaging in cui è inserito. Un esempio concreto di packaging che ci definisce un po' anche la strada verso qui, sempre di più i packaging, anche quell'elementari stanno andando e quello dell'utilizzo di packaging intelligenti e soprattutto di smart label, quindi di etiquette intelligenti che possono avere diversi gradi di intelligence da quelle più sofisticate che praticamente tracciano l'intero prodotto a quelle che invece ci segnalano anche solo con dei cambiamenti cromatici, gli sbalzi di temperatura oppure l'imissione di gas all'interno o di ossigeno all'interno del packaging e quindi ci permettono di capire se è stato aperta la confezione quando è stata aperta, eccetera, quindi in modo molto immediato la presenza di smart label danno un servizio non solo a livello di conservazione del prodotto, ma anche di comunicazione verso il consumatore finale. Vi immaginate dell'etiquette che ci avvisano con una notifica, quando lo yogurt che abbiamo in frigo sta per scadere, potrebbe essere molto utile per evitare sprechi. Prima di tornare dalla professore sabarbero per qualche consiglio dedicato a noi consumatori, ci resta un'ultima cosa da vedere riguardo i metodi di produzione a ridotto impatto ambientale. Oltre alla d'icitura biologico, può capitarci di trovare prodotti con la scritta provenienti da agricoltura biodinamica o certificati demeter. Nonostante queste parole abbiano lo stesso prefisso bio, non vogliono dire la stessa cosa e non dobbiamo confondarci. L'agricoltura biodinamica è una certificazione aggiuntiva per prodotti che già in regola con la certificazione del biologico sono tenuti seguendo regole ulteriori e specifici, proprio di questo tipo di agricoltura e definite nel disciplinare demeter. La teoria alla base di questo sistema era stata teorizzata nel 1924, darò dal Fistiner. L'agricoltura biodinamica si basa su una vera e propria filosofia della terra, a delle regole di produzione molto rigorose, come seguire le fase del calendario lunare per la rotazione delle culture, evitare sostanze chimiche e usare solo preparati naturali che possono essere dinamizzati con l'obiettivo di migliorare il terreno e preservare la biodiversità. Ciao! tutto questo dubbio bio ripasso la parola Silvia Barbero, che suggerimenti può darci per la nostra spesa in un ottica più sostenibile. 3 suggerimenti che posso dare ai consumatori quando si approcciano all'acquisto di prodotti alimentari e vogliono porre particolarattenzione non solo all'acqualità del prodotto contenuto, anche al packaging che li contiene e sono sicuramente il fatto di prediligere, soprattutto nel caso di prodotti alimentari non trasformati, la luce dell'osfuso, il secondo consiglio quello di non far singannare magari dai estetiche che strizzano l'occhio al mondo della sostenibilità ambientale, quindi ecco cartoncini, coloravana, piuttosto che scritte, in verde, eccetera, interrogarsi effettivamente in modo critico se quel packaging, anche quel prodotto, sono effettivamente sostenibili. In ultimo, la questione dell'over packaging, che soprattutto sull'acquisto a scaffale, a me, ancora una strategia di marketing, ancora la ampiamente utilizzata, in cui la scatola più grossa o il barattolo, più grosso ci fa credere che dentro ci sia più prodotto. Anche in questo episodio abbiamo scoperto qualcosa in più sull'etichetta e su su supporto, il packaging, un altro aspetto che ora sappiamo valutare più consapevolmente quando facciamo la spesa. Questo episodio si conclude qui. Noi ci sentiamo in un altro appuntamento con questa serie per continuare il nostro percorso di orientamento tra le scritte in etichetta. A presto. Tutto in etichetta è una serie podcast di corramidia promossa da Coliretti. Raccontata da me, Serena Iopolo, escritta dai lettra Sofia Maori. La cure editoriale è di Graziano Nani, la supervisione del suono e della musica e di Luca Michelli. La post-produzione e il montaggio sono di Guido Bertolotti, il progetto grafico e di Rebecca Grassi. Il project manager è Marco Paltrignieri. La producer è Sabrina Patilli, il coordinamento della post-produzione è di Matteo Schelsa. I fonici di presa diretta sono Giovanni Cerri e David Devenedetti. I foni ci di studio sono Lucrezia Marcelli, Ricardo Mazza e Luca Possi. Si ringrazia per la consulenza il professor Stefan Omasini, capo aria ambiente e territorio di Coliretti.

Podcast Summary

Key Points:

  1. Il fico d’India è un esempio emblematico di sostenibilità alimentare, poiché richiede poca acqua e terreno, e non produce sprechi.
  2. Per una spesa sostenibile è fondamentale privilegiare prodotti locali, di stagione e a chilometro zero, riducendo l’impatto del trasporto.
  3. Il packaging sostenibile deve essere progettato insieme al prodotto, favorendo materiali riciclabili, riutilizzabili o biodegradabili, e riducendo gli imballaggi eccessivi.
  4. La certificazione biologica europea (regolamento UE 2018/848) garantisce metodi produttivi che rispettano l’ambiente, la biodiversità e il benessere animale.
  5. Etichette intelligenti (smart label) e il consumo di prodotti sfusi aiutano a ridurre gli sprechi e a migliorare la tracciabilità.

Summary:

Il podcast esplora il tema della sostenibilità alimentare, partendo dall’esempio del fico d’India, un frutto che cresce in condizioni difficili senza bisogno di irrigazione e di cui si utilizza ogni parte, riducendo al minimo gli sprechi. Per una spesa più consapevole, si consiglia di preferire frutta e verdura di stagione, prodotti locali e a chilometro zero, poiché il trasporto incide notevolmente sull’impronta ecologica. Un altro aspetto cruciale è il packaging: l’ideale sarebbe eliminarlo del tutto o scegliere imballaggi riciclabili, riutilizzabili o biodegradabili, evitando l’over packaging.

La progettazione del packaging dovrebbe integrarsi con quella del prodotto, come nel caso del cono gelato, che funge da involucro commestibile. Le etichette, infine, devono essere compatibili con il materiale del packaging per facilitare il riciclo. La certificazione biologica, regolata dall’UE, assicura l’assenza di sostanze chimiche di sintesi e il rispetto della biodiversità.

Anche l’agricoltura biodinamica, con il marchio Demeter, aggiunge ulteriori requisiti. Per ridurre gli sprechi, si suggerisce di pianificare la spesa, acquistare prodotti sfusi e diffidare di confezioni che sembrano ecologiche solo per l’aspetto estetico. In sintesi, la consapevolezza e l’informazione sono gli strumenti chiave per fare scelte alimentari più sostenibili, tutelando sia l’ambiente che la salute.

FAQs

Frutta e verdura di stagione richiedono meno suolo, acqua e producono meno CO2. Il fico d'India è particolarmente sostenibile perché cresce su terreni aridi senza irrigazione e non produce sprechi.

Il fico d'India è una pianta che sopravvive su terreni aridi e secchi senza bisogno di irrigazione o trattamenti. Inoltre, non si butta via nulla: sia il frutto che le pale sono commestibili.

Bisogna informarsi e leggere le etichette per individuare cibi a filiera corta, prodotti localmente e in modo responsabile dal punto di vista sociale, economico e ambientale.

Il termine 'biologico' indica prodotti ottenuti secondo il regolamento UE 2018/848, che vieta l'uso di OGM e prodotti chimici di sintesi, promuove la biodiversità e richiede il logo biologico europeo.

L'ideale è l'assenza di packaging, ma quando necessario, si dovrebbero preferire materiali riciclati, biodegradabili o compostabili, e prodotti sfusi per ridurre i rifiuti.

Pianificare la lista della spesa, acquistare prodotti sfusi e locali, e consumare meno e meglio, seguendo la raccolta differenziata per i rifiuti.

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