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Ep. 39 | Nan Goldin

43m 30s

Ep. 39 | Nan Goldin

La trascrizione racconta la vita e l'opera della fotografa Nan Goldin, profondamente segnata dal suicidio della sorella maggiore Barbara durante l'adolescenza. Questo evento traumatico, unito a un abuso subito e a un ambiente familiare repressivo, alimenta in Nan un'ossessione per la memoria e la verità. Fuggita di casa, trova nella Satya Community School un ambiente liberale dove scopre la fotografia, inizialmente con una Polaroid, come strumento per "non perdere più il ricordo di qualcuno". Trasferitasi prima a Boston e poi a New York, costruisce una "tribù" scelta nella scena underground, immersa nella cultura queer, tra drag queen, artisti e tossicodipendenti. La sua macchina fotografica diventa un'estensione del suo corpo, documentando con intimità cruda e senza filtri ogni aspetto della sua vita: l'amore, il sesso, la dipendenza, la violenza (subita in una relazione tossica) e l'esplorazione dell'identità di genere. Da questo flusso nasce la sua opera più celebre, "The Ballad of Sexual Dependency", un diario visivo in continua evoluzione proiettato come uno slideshow con colonna sonora. Goldin rifiuta la fotografia tradizionale, usando il colore e il flash in modo diretto e personale, non per estetica ma per necessità interiore di testimoniare e preservare la realtà della sua esistenza e di quella della sua comunità, sfidando così le ipocrisie sociali.

Transcription

5458 Words, 32953 Characters

Italian
Storie libere presenta, una produzione realizzata in collaborazione con BuddyBank. Essera d'olescenti è un casino. Lo insegnano le serelle Lisbon di Jeffrey Eugenitis che, a un a un, preferiscono a andarse nel lasciando ai ragazzi del vicinato solo la scia dello shampoo alla camomilla che estranamente permane in quella casa piena di fantasmi bionini. Il problema è per chi resta. Le persone morte se ne vanno un poco alla volta e noi neanche ci accorgiamo dei pezzi che perdiamo di loro giorno dopo giorno nei nostri ricordi. Barbara Goldin, per esempio, non è bionda e non sfila nella vita come una delle vergini suicide, ma partendo proprio dai frammenti lasciati da lei, sosserella diventerà una delle fotografie più famose al mondo. Barbara, amani prodigiose per il piano forte che utilizza principalmente per spaccare finestre e lanciare sedie, tutto in lei tra sua violenza e in canto. A due fratelli più grandi e nann la serella più piccola che le vuole molto bene e si dispiace dei combattimenti ferocci che le ingaggia notte giorno con la madre. Le crisi depressive di Barbara si alterano a momenti di furia. È un geiser che non riesce a esplodere come vorrebbe, perché se cresci nell'America degli anni '50 e ami le ragazze ti trovi a desiderare nascostamente quello che non dovresti volere. Altrimenti rischi di essere internata dalla tua famiglia in qualche centro riabilitativo per correggere insani appetiti sessuali. Barbara in clinica ci finisce comunque, perché gli sbalzi d'umore spaventano il padre e la madre, ma la scienza medica, come racconterà molto bene Sylvia Platt, non ha ancora approfondito il tema della salute mentale e spesso le cure peggiorano la situazione. Dunque, accade che è una sera di aprile del 1965, Barbara esce di casa e va a striarsi sui binari della stazione locale, appena fuori Washington, aspettando che un treno tranci su corpo e spenga il dolore. Sua serella nann, molti anni dopo, dirà. Non credo che si possa mai venire a patti con un suicidio, è un atto che non distrugge mai una sola persona. Nella mia vita e nelle mie opere ricerco continuamente l'intimità che avevo con lei. Se penso alla morte dei miei amici, quella di mia serella ha un significato più astratto, più simbolico. Ecco perché faccio fotografie, mi mancano tantissimo le persone. A volte scegliamo ciò che diventeremo per provare a tenere insieme i frammenti di chi non c'è più, perderemo la voce, le formesate del corpo, l'odore, la risata, ma resterà almeno un'immagine. Per Nangoldin è andata così. Questa è Morgana, la casa delle donne contro corrente. Noi siamo i michi e la murgia e chi ha rataglia ferri. Questa stagione si intitola il corpo perché ha per protagoniste donne che hanno scelto di non considerarlo mai il loro limite. E conosciamo la meglio dunque, la morgana di oggi. Nancy Goldin nasce nel Maryland il 12 settembre del 1953 in una famiglia ebraica della classe media americana. Sebbene la seconda guerra mondiale si sia conclusa da pochi anni, mostrando la verità e l'orrore dell'olocausto, l'anti-semitismo non si spegna di colpo, ma continua a bruciare silenzioso anche negli ambienti accademici. Il padre Iman Howard è un ottimo studente che si laurea a Harvard conseguendo un dottorato di ricerca in storia della agricoltura, ma capisce presto che conquistare una cattedra come docente gli sarà quasi impossibile proprio per le resistenze raziali. Se la laurea non gli porta il riconoscimento agognato, i libri per lo meno gli assicurano l'amore. E tra gli scaffali della biblioteca di Boston che conosce Lilian Cantrovitz Golding, sua compagna di corso e futura moglie. Come racconteranno le foto di Nann che li ritrarrà anziani e stretti in un ballo, i due sono destinati a durare nel tempo. In Goieno il boccone della discriminazione sorridendosi a vicenda e si trasferiscono a Silver Spring, un quartiere residenziale nel Maryland vicino a Washington. Qui Iman lavora per un'agenzia governativa, mentre Lilian, a casa con quattro figli, nasconde i drummy e i veleni nel bucato, anticipando di circa 50 anni quello che faranno le sue future collega di Westy Realaine. Le casalinghi disparate sanno bene che i soborghi americani sono cornici perfette per contenere disparazione e segreti di famiglia, seguendo un unico principio non farlo sapere ai vicini. I Golding si preoccupano principalmente di avere mura doméstiche abbastanza spesse per attuttire le urla di Barbara, che sputa fiele fino a quando si sdraia con i suoi lunghi capellineri sui binari del treno. La società americana non è ancora pronta da affrontare il tema del suicidio adolescienziale e le questioni di genere. E la famiglia Golding non fa eccezione, archiviando l'ha caduto come uno spiacevole incidente per zittire i vicini e smorzare i petegolezzi. L'effetto ottenuto, ovviamente, è l'opposto. Non soltanto non crede alla versione dell'incidente, ma sviluppa un desiderio ossessivo e imperituro nei confronti della verità. Quello che non le permettono di dire, lei lo rigetta fuori, riempendo pagine e pagine di diari che non mostrarà mai a nessuno. E inizia a coltivare quella rabbia che, più avanti, la porterà ad abbattere i muri di ogni casa, mostrando cosa avviene nella sua e soprattutto in quella degli altri. La mia fotografia arriva da un bisogno personale, più che da un senso estetico, o la necessità di creare ricordi, perché vengono da una famiglia e da una cultura basata sul non farlo sapere i vicini. E volevo che queste persone sapessero cosa stava accadendo nella mia di casa e nelle loro racconterà infatti molti anni dopo. Se in casa Goldin, la tragedia della perdita di una figlia e di per sé scioccante, a renderla ancora più disumana è il periodo dell'osciva, i sette giorni di lutto che seguono la sepultura nella cultura ebraica, quando Nan, a soli 11 anni, è abusata se suonmente da un parente che, pare, avessere una cotta per la sorella. Scegliere di violare la sorella viva perché non puoi più abusare della morta, crea una zlavina di cortocercuiti e traumi che fermentano in Nan, trasformandola in un clone moderno della muta di portici, l'opera di Daniel Ober, ma se la protagonista Fénella si butta nel vesuvio per la disperazione, lei diventa violenta come la sorella che non c'è più. L'opsichiatra dal quale viene spedita forza, lo stesso, che aveva ancora Barbara, e mette la sua profezia. Per lei è già apparecchiato il medesimo futuro da vergine sui cida. Nan, altri progetti per sé, e contemplano tutti la fuga. In quell'anno scappa di casa quattro volte ma viene sempre riesci uffata, fino a quando i genitori si stancano e decino di darla in affidamento ad un'altra famiglia, magari un'aria diversa, la quietera. In pratica, mi hanno dato in appalto agente ricca, spieganan, ma alla fine anche loro mi hanno cacciata perché coltivavo marioana nella sera ed ero fidanzata con un ragazzo di colore. Nel frattempo si fa cacciare da diverse squole, finché a 13 anni, capisce di preferire ai banchi scolastici i parchi, dove può spacciare erba e tirassù qualche soldo. Nel 1968, mamma e papa Goldin, pur disbarazzarsi di lei, sono ben felici di assecondare i sua desiderio e iscriverla alla satia Comuniti di Lincoln in Massachusetts. Una scuola soprennominata d'annan stessa, Ipifri, per le idee liberali e i metodi di insegnamento particolari. È un istituto paragonabile a una comune e modellato sull'esempio della Sam Hill, una scuola pionieristica dove bambini e docenti hanno la stessa voce in capitolo su ciò che deve essere insegnato loro e sul come. Trascorrendo la maggior parte del tempo nei boschi, a cavallo o a guardare vecchi fin di Hollywood, Nann ritrova alla sua voce e impara a relazionarsi con gli altri. Il primo a tendere la mano è David Armstrong, anche lui futuro fotografo di fama internazionale, un bellissimo e magrissimo ragazzo gay non ancora dichiarato. Lei lo aiuta a prendere consapevolezza di sé. Mentre lui le apre il mondo della cultura queer, dove tra frivolezze e decessi si sente finalmente parte di un gruppo. Nann ha 15 anni e pensa che il mondo perfetto è un luogo di totale androgenia, dove non conosci il sesso di una persona, finché non sei aletto con lei. David e Nann diventano inseparabili e mangiano principalmente film. Ogni giorno vanno al cinema, dove divorano Andy Warhol, Truffaut, Godar e soprattutto Antonioni. Nann guarda blow up e, come David Hemings, si domanda se ciò che vediamo corrisponde a ciò che è e se l'obiettivo di una macchina fotografica può restituirci la realtà. Le domande filosofiche sono certamente favorite da moltissima marihuana, che i due rollano senza sosta o impastano nei brownies. Finché un giorno, uno degli insegnanti della satia, le mette tra le mani una polaroid. Lei ha 15 anni e fa per la prima volta quello che le verrà poi naturale fare per tutta la vita. Punta istintivamente l'obiettivo sui suoi amici, trasformando quella camera in un'estensione del proprio corpo, ritrovando in questo gesto la ritualità della salvezza. Allo posto di Funes il memorioso, personaggio di Borges affetto dalla patologia del ricordo, che di ogni giornata in magazzina ogni frammento, nan si rende conto che sta dimenticando, fatti e visi e soprattutto quello di Barbara. Inizia così a utilizzare la polaroid per registrare maniacalmente ogni momento e rompere la maledizione dell'opsichiatra. Tanto che dirà, a 18 anni al posto di morire, ho iniziato a fare foto per via del suo istitio di mia sorella. L'avevo persa ed era diventata un'ossessione, non volevo mai più perdere il ricordo di qualcuno. Non si preoccupa troppo di regole e tecniche, capisce l'indispensabile per far funzionare la macchina e per il resto va di intuito, ricordando il mantra di Warhol, secondo cui le persone sono talmente straordinarie che non si possono fare brutte foto. Lascia la scuola per frequentare un corso serale di fotografia per principianti che abbandona immediatamente, perché dice "mi sentivo tecnicamente ritardata". Nelle state del 1972 si trasferisce in un appartamento nel centro di Boston insieme ad altre sette persone e ovviamente c'è David con lei. Questo è la prima famiglia che golden sceglie per sé, senza una goccia di sangue in comune e tutta la libertà di amarsi per ciò che si è. In casa sono tutti senza soldi e parecchio magri perché si nutrono principalmente di burro daracchi di Eppolaroid. Intanto, Nan continua a iscriversi a corsi e accademia di fotografia per il tempo di una sigaretta, ma in una di queste scuole che incontra Henry Orrenstein, un insegnante che colpito dal suo lavoro le mostra quello di Larry Clark. Un anno prima è infatti uscito Tulsa, il libro fotografico in cui Clark documenta la vita in bianco e nero dei ragazzi dimenticati in un'oclaoma in cui si ingiottono pistole, si fa sesso a casaccio e ci si inietta a qualsiasi cosa per provare a essere felici. Golden sfoglia il diario sotto forma di immagini di quel fotografo. Capendo che la sua cronaca ha ridisegnato i confini di ciò che è consentito raccontare e visto che anche lei a heroina e sesso non si risparmia, decide di portare il lavoro di Clark a un livello superiore, iniziando a tessere nella sua mente quella che diventerà la sua opera più importante, The Ballad of Sexual Dependency. Alla domanda di un giornalista che le chiede, che cosa fotografa, risponde diretta. Il suo soggetto preferito, soprattutto quando indossa, abiti femminili, perché si trasforma in una creatura nuova che scavalca il sesso di appartenenza. Golden lo chiama il terzo genere, un'altra opzione sessuale, molto più rappresentativa e completa degli altri due. Insieme a fanno fuori e drullini alla velocità della luce, tanto che alla fine delle state, le stampi finiscono dentro grossi sacchi di plastica per mancanza di spazio. E con David che nanna accessa al nightclub via other side, personalissimo regno delle drag queen e delle persone transessuali di cui Golden diventa fotografa ufficiale. Le regine impazziscono per i suoi scatti in bianco e nero, perché lei riesce a vedere tutto quello che nascondono dietro alle piume e all'ustrini. Uno degli scati più celebri, Ivy Wearing a Fall, ritrae una drag, sua compagna di stanza, che indossa questa parrucca biondissima, capace di trasformarsi letteralmente in una cascata, pronta a inondarle la schiena, e a mostrare la fluidità di genere, come la vera possibilità per essere ciò che vuoi. dei soldi annani in porta poco. Fa piccoli lavoretti per mantenere lei e la sua tribù, come chiama la sua famiglia. È la mica con la macchina fotografica da cui andare il giorno dopo la festa per scegliere le foto, fumare qualche canna e ascoltare un disco dei New York Dolls. Così dopo aver varkato tutte le porte dei club e raccolto innumerevoli frammenti di vita nella comunità LGBT, nel 1973 all'estice la sua prima mostra. Le di appositive scorrono accompagnate della musica scelta da Goldin, mentre lei circondata dalla sua tribù e la scerdo tessa che sta compiello rituale religioso. Quello di mostrare confierezza la vita di chiama, sbattendola in faccia a chi si ostina a trovarla immorale. Il mio sogno era quello di diventare una fotografa di moda e avrei voluto mettere tutte le dracquins sulla copertina di Vogue, perché ciò che sapevo sulla fotografia veniva da quelle riviste, racconterà. E in effetti sono quelle riviste che Goldin sgraffinia con grande maestria dalle dicole e su cui si forma. Quando le dicono che sull'avoro ricorda quello di un'altra fotografa, Daiana Arbus, che negli anni '60 si raffatta un nome in mortalando i cosiddetti Freak e outsider, Goldin non ci sta e risponde. Ricordo che tutte le regine odiavano il lavoro di Arbus. Nei suoi ritrati le spogliava e le mostrava come uomini. Per me non lo erano e aveva un approccio molto più rispettoso nel loro confronto. Non ho mai pensato a una dracquin come un uomo. Non erano nemmeno donne. Erano un'altra specie. Da gli scati di nann si capisce subito che lei di quei Freak fa assolutamente parte e più volte ribadirà. Vivevo con alcune dracquins e dunque le fotografavo. Io stessa era una dracquina. Non ho mai deciso che loro erano un soggetto che dovevo riprendere. Il lavoro nasceva direttamente dalla mia vita. Se alla fine degli anni '70, l'androgenia e la queerness sono ancora in auge grazie a veterani del trasformismo come i New York Dolls e David Bowie, il vero trend diventa l'esaltazione del dolore, della rabbia e della disaffezione. Tutti gli ingredienti che nann massica da un pezzo ed è pronta a mescolare nel suo lavoro. Dopo essersi laoreata, nel 1978, passa un po' di tempo all'ondra per fotografare gli skinhead e poi si trasferisce a New York, dove prende un piccolo studio che condivide con alcuni amici a bohori, un quartiere di Manhattan. Per mantenersi lavora come barista in un i-club, ma tutto il resto del tempo lo dedica a documentare la New Wave, alternandola alla vita della comunità LGBT post Stonewall. Fluttua nei club più transgressivi di Timesquare, con la stessa tranquillità di chi va a fare la spesa, muovendosi sicura tra gli scaffari del supermercato. A me sale l'ansia ogni volta, perché quel che cerco scompare inevitabilmente, ma nann sa dove trovare quello che le serve per preparare le sue ricette, ovvero le sue foto più scellerate. Quando arriva la luce del giorno a spegnere quella dei locali, Golden trasferisce le festi a casa sua, dove le droghe pesanti dal crack all'eroina, la prima a suo dire non l'attoccherà mai, mentre la seconda invena solo fino ai 19 anni, vengono mescolate con moltissimo alcohol. Ricordando questo periodo racconta, si dice che il fotografo sia un voyer, l'ultimo invitato ad una festa, questo non valeva per me, perché la festa era la mia. La sua produzione combaccia sempre più con la sua memoria, anche perché suoi testuali parole sono diventata a una fotografa seria quando ho iniziato a bere. La mattina dopo volevo ricordare ogni particolare dell'esperienza che facevo. Come per Guy Piers in memento, anche il mantra di Golden sembra essere ricordati di non dimenticare, i suoi tatuaggi sono i flash della macchina fotografica che continua a scattare nel buio. Dato che non può permettersi una camera oscura per stampare le foto in bianco e ennero, passa infatti al colore e all'uso costante di questi lampi di luce. Quando le chiedono il perché di questa scelta, Golden responde candidamente, ho usato la prima pellicola che avevo nella macchina e era una pellicola colori, con buona pace di tutti i critici del mondo. La quantità di materiale che raccoglie è imponente, più di 700 fotografie, che decide di proiettare costruendo uno slide show accompagnato da una vera e propria colonna sonora, che va dai Velvet Underground, annina simone, passando da James Brown e Charles Asnavor. Nash è così una prima versione di The Ballad o Sexual Dependency dedicata alla sorella. Sembra quasi un film con un titolo che arriva ad ritto dall'omonimo brano contenuto nell'opera da tre soldi di Bertholbrecht, musicata da Kurt Veil. Per l'inagurazione della sua ballata sceglia uno dei suoi club preferiti, il Mad in New York, e la festa di compleanno di Frank Zappa. L'uomo più contrario al mondo, all'uso di droga e all'ucinogenivari, minacce ai suoi musici di cacciarli se scopre che ne fa nuso. La ballad è una composizione aperta, una sorta di installazione artistica e movimento, perché, non, con il tempo, aggiunge fotografie nuove e risistema costantemente la serie. fino a quando, nel 1986, a materiale sufficiente per allestire una mostra alla bordengallery di New York. Le immagini scorrono con un ritmo syncopato, alternando avanzamenti e retramenti temporali. È una vera e propria autobiografia visuale, un diario di lei e dei sui amici accumulati da un patto di sangue che riassumono così. Un simile senso dell'amorale, il bisogno di vivere ogni istante, la sfiducia verso il futuro, il rispetto per l'onestà e la necessità di spingersi oltre i limiti. La proposito di dipendenza non riprende anche le violenze che subisce. Per circa tre anni portavanti una relazione tossica con Brian, un uomo dallo sguardo ferocè. Nonostante nei suoi scatti sia uno dei pochi visi che alla capacità di incutere timore, per un lungo periodo, lui diventa al centro del suo mondo e anche del suo lavoro. Per un po' Brian è stato davvero stupendo e dal punto di vista emotivo ci combinavamo perfettamente, raccontananno, era un po' come trovarsi in un triangolo selvaggio, io, il mio amante e la droga. Avevo iniziato a bucarmia 18 anni ed ero riuscita a smettere, a fermarmi con grande facilità. Pensavo che non la potesse incastrarmi, ma non è mai così. Nessuno riusciva capire cosa vedesse in lui, racconta un amico, non facevano altro che litigare. Una sera del 1984, a Berlino, lui ci va giu pesante e la massacra di bot, puntando ai suoi occhi, tu mi facendole il viso. Per non dimenticare quello che Brian le ha fatto e non tornare mai più da lui, Goldin si scatta una serie di autoritrati. I suoi occhi sono ancora pieni di sangue e per il resto è una maschera rigonfia di libidi. Chissasse la polizia di Los Angeles nel 2009, sapeva di citare "Nangoldin" in mortalando il volto devastato di Rihanna. Per chi non lo ricordasse, siamo alla notte prima dei Grammy, quando dentro a una Lamborghini, la cantante viene presa cazzotti in faccia dalla loro affidanzato Chris Brown, che il giorno dopo avrebbe dovuto dedicarle sul palco, la canzone d'amore "forever". Per fortuna l'unico per sempre che rimarrà sarà quello scatto, perché Rihanna, come "Nangoldin", farà le valigie e lo lascerà. Per sere in dipita, dato che la sua motivazione non è mai stata esibire opere per i compiacimento altrui, nel giro di poco tempo, la ballad cominci a dattirare l'interesse dentro e fuori il mondo dell'arte. Alcuni critici paragonano l'opera ai primi film di Warhol e John Cassavetes. Altri invece accusano Goldin di sfruttare la fotografia del dolore, a scopo commerciale oltre a ritenerla incapace da un punto di vista tecnico, data all'ipersatturazione dei colori e l'uso dei flash. Dicono che i suoi scatti sono crudi, vulgari, che quei corpinuti sono oscini e volutamente scabrosi. Anche il Presidente Bill Clinton, nel 1997, attaccherà il suo lavoro incolpandola di promuovere il lato chic dell'eroina. Ma Goldin, frequentatrice, da sempre dei gorghi di silenzi in cui fermentano i veri mostri, risponderà serapica. Non mi interessa davvero la buona fotografia. Mi importa solo la completa onesta. David e io abbiamo chiamato il nostro lavoro, la scuola della polvere e dei graffi, perché tutto ciò che ci interessa è il contenuto. E quel contenuto, il pubblicolo ama così tanto, che le proiezioni diventano dei veri propri eventi catartici e nana è richiestissima dai locali notturni, come il plastic di Milano, nel 1986, ed alle gallerie alternative. Le prime d'accorgersi della rivoluzione fatta da questa ragazza dai capelli richissimi erosi. I suoi scatti non innovano solo il linguaggio estetico, ma anche quello politico, perché, come lei stessa di chiara, il mio lavoro riguarda i generi politici. Cosa significa essere uomo o essere donna? Qual è la natura dei generi sessuali? Ballad mostra come si può diventare sessualmente dipendenti da qualcuno senza che questo abbia niente a che vedere con l'amore. Parla di violenza tra i generi è strutturato il modo da far vedere tutti i diversi ruoli che può assumere una donna e poi un uomo. Successivamente i bambini, il modo in cui vengono cresciuti. Con buona pace di Perisilton, che sostiene di aver inventato il selfie insieme a Britney Spears, è chiaro che ogni volta che scrolliamo il feed di una persona se mi sconosciuta su Instagram, stiamo osservando una revisitazione dello slide show che Nan Golden proietto 30 anni fa circondata dai suoi amici. La bissale differenza però sta nel fatto che le sue immagini non edulcorano una realtà dove sono tutti belli e impose che simulano una felicità spesso inesistente, ma apre una finestra ferocie sulla vita che squarcia letti e marciapiedi. A chi le fa notare la analogia, dice, molto prima dei social media, balla da riveloca e documentare la propria personale esperienza di vita, poteva essere valido quanto documentare persone e culture che non si conoscono. Ma ora sono terrorizzata, che tutto quello che credo della fotografie di questo lavoro non sia più valido, a causa del computer e del modo in cui facilita la manipolazione delle immagini. Il mio è sempre stato un lavoro sulla realtà, la dura verità e non c'è mai stato nessun artificiale. Ho sempre creduto che le mie fotografie catturino un momento che è reale senza nessuna organizzazione. Purtroppo, come ricorda lo stesso Armstrong in un intervista, tutto quel glamour associato a los ballo era difficile da conservare. E il cast della ballad, come i ragazzi dell'ozio di Berlino, deforma le sue possibilità di futuro, passando dai club trendi agli angoli bui, dove l'impresa eccezionale è trovare delle vene ancora disponibili. Nan trascorre quasi due anni nella sua stanza, drogando sia tempo pieno, scambiando giusto qualche parola con gli spacciatori. Quando le chiedono se utilizzava stupe facenti per sopire il dolore di Barbara, risponde, assolutamente no, non posso usare quella scusa, volevo sballarmi fin da ragazzina per allontanarmi il più possibile da mia madre e dalla vita suburbana in cui sono cresciuta. L'unico autoritrato di Golden, risalente a quel periodo, è uno scatto mosso, apparentemente casuale, e seduta sull'etto mentre parla al telefono, circondata da un sacco di posacenere. È una fantasma, con gli occhi sfocati, che forse per la prima volta si rende conto di come sia terribile e specchiarsi nel proprio abysso fotografico. Se da un lato la camera la liberata dalle costruzioni di una vita che la sofocava, dall'altro sequenziare i suoi eccessi e quelli dei suoi amici la impregionata nuovamente. Nel 1988, sceglie di entrare in comunità per disintossi carsi, portando con sé una copia della ballad e la sua macchina fotografica che le vengono requisite all'estante. Eropatetica, dice, non facevo altro che restate sdragliata all'etto a guardare l'ussi e dai. Non esistevano, nel giorno, nella notte, nessuno si curava di me. Immagino sia stata la solitudini a darmi la motivazione, ma a parte questo, ho deciso di entrare in una comunità non per disintossi carmi, ma per avere il metadone. Quando sono arrivato a lì ero talmente smarrita che mi sono reza conto di non poter andare avanti. E ho ceduto. Nan. A poco a poco migliora. E può trasferirsi in un centro di riabilitazione, dove le consentono di utilizzare la sua macchina fotografica. Così, scattando dei semplici autoritrati, scopre qualcosa che nei club no turni le era impossibile notare. La luce del giorno e i suoi riflessi sulla pelle. Nelle foto, la vediamo vicino a una finestra, sopra il letto, o sotto a un albero, e, come dice lei stessa, impara riscoprire la sua faccia e colori diversi. I nuovi scatti sono uno studio sulla vulnerabilità, perché, come lei stessa racconta, appena uscita dalla riabilitazione, non riuscivo neanche a prendere un Pullman. Quando dico che la macchina fotografica mi ha tenuto in vita, lo dico letteralmente. Il mio lavoro è quello che sono. Quando finalmente sta meglio, torna New York, dove la spetta alla sua tribù insieme a un'ospite non gradito. L'incubo dell'accaivu che si è diffuso strisciando nel sangue dei suoi cari. La prima volta che ne sente parlare, si trova a Farah Island con tutta la sua famiglia allargata, sanno leggendo un articolo del New York Times, che definisce Lights e Cancrogay. La sua minka cucchi ride e dice che quella cosa lì non li riguarda. Ma presto, uno degli amanti di David, muore per le complicanze legate al virus. Se negli anni della festa, Nan photographava i suoi amici per tenerli in vita e impedire loro di abbandonarla. Ora li cristallizza nelle sue immagini per rubare gli ultimi frammenti alla morte. Una delle prime a contrarre il virus è proprio cucchi che si sposa convittori anche lui si è oppositivo. Nan photographerà e accudirà la decomposizione del suo corpo fino alla morte, che avverrà il giorno della caduta del muro di Berglino. Franeranno all'unisono barriere e cuore di Golden, che dopo il funerale continuerà a immortalare per mesi solo stanze vuote, dedicando alla mica la famosa serie ve cucchi porfolio, il suo tributo più intimo. Ma le immagini più celebri e potenti sono quelle di Gil e Goshko, ritratti prima in un abbraccio. Poi, mentre uno dei due baci all'altro sulla fronte, lasciando lo spazio conclusivo a un primo piano di un braccio scheletrico privo di vita. Nan viene accusata di diffondere una narrazione negativa dell'epidemia, ma lei che da sempre trasforma il suo lavoro nella sua militanza, si scaglia contro chi davvero sta facendo una pessima propaganda, e cioè il presidente Ronald Reagan, dichiarando, lui va negli ospedali come un report, era fotografare persone con l'ice. Io voglio mostrare il senso di perdita in cui cadono le persone con tutta la loro complessità, non solo il virus. Per scrollarsi di dosso quel senso di morte, torna a fotografare le drag queen. C'è una nuova vita notturna che fiorisce attorno ai locali come lo squidsbox. La ria che si respira è diversa e invate le strade. Il lavoro di sensibilizzazione portato avanti dai movimenti e LGBT ha permesso di far affiorare in superficie, quello che negli anni 70 a doveva essere relegato nelle borrum, e Goldin nel 1993 presenta un nuovo lavoro che si chiama vioderside. Era conta così. La mia relazione con queste nuove queen è diversa. Ora sono io la più vecchia. Anche il contesto sociale è cambiato. Non sono più marginalizzate come lo erano negli anni 70, ma sono più integrate anche nella comunità gay. Molte di loro lavorano come truccatrici o parruchiere. Mentre altre sono modelle per Vogue. Ora che le queen si sono guadagnate le copertine che non sognava per loro, lei può dedicarsi altri progetti. Come la collaborazione con Nabuyoshi Araki. Il fotografo più controverso di tutto il gioco che non è valuto. Ora che le queen si sono guadagnate le copertine che non sognava per loro, lei può dedicarsi altri progetti, come la collaborazione con Nabuyoshi Araki. Il fotografo più controverso di tutto il giappone che ha sfidato la censura dei suoi paese per procurarsi una copia della ballata, rimanendo folgorato. I due lavorano insieme attocchi olova, in cui documentano la vita clandestina degli adolescenti della metropoli che sfidano le definizioni preordinate di bellezza, amore e sensualità. Nella primavera del 1994, Spieganan, sono tornata attocchio, e ho ritrovato la mia stessa tribù, una famiglia di ragazzi che vivono secondo le convinzioni che avevo io dato le scente, e che trascendono da qualsiasi definizioni di hetero o homosexuale. Ho visto il giappone come un paese dove si simula la transgressione senza ricorrerà la droga e senza AIDS. Li non sono gravi emergenze sociali. Dall'affine degli anni '90, Goldin ampli il suo spazio di racconto senza rinunciare la fotografia, ma un'endola a installazioni con immagini in movimento. Al Whitney Museum di New York alle stiche la sua retrospettiva dal titolo Albey Your Mirror. E se per molti è una citazione della canzone dei Velvet Underground e Niko, Goldin chiarisce. Il nome viene da una lettera che ho ricevuto, dove una persona sosteneva che le mie foto erano come uno specchio per la sua anima. Per la copertina del catalogo sceglie un suo autoritratto. Cellei di profilo, su un treno, che guarda fuori dal finestrino il paesaggio sfuocato in direzione forse di un futuro più sereno. Con la BBC dirige anche un documentario che prende il nome della retrospettiva. Dentro, ci sono i volti e le voci degli amici della ballad sopravvissuti che si mettono in gingheri per l'evento, come raccontanan. Eravamo tutti elettrizati. Aveva perso 13 kg ritrovando un aspetto magnifico e anche Sharon era dimagrita. Bruce, invece, aveva ricominciato a drogarsi, ma adesso è di nuovo pulito. Restare dritti è la cosa più faticosa che tutti proviamo a fare nella vita. Per riuscirci indossiamo tra vestimenti, amuleti e ci agrappiamo a quello che conosciamo. Anche se spesso coincide con quanto ci distrugge. Nan Golden, ricate in pozi che sono fatti di alcole droga, ma si salva più volte. Fino al 2017, quando confessa pubblicamente di essere dipendente dagli opiaci a causa dell'ecure che le hanno prescritto. A partire dagli anni 2000, mentre si trova a Berlino, inizia a soffrire di una forte tendinite al braccio che le viene curata con l'oxycontin, un farmaco che contiene opioi di. Quando torna a New York e i medici si rifiutano di prescriverlelo, ci mette poco, a rivolgersi al mercato nero, entrando in una nuova dipendenza per la quale viene ricoverata in una clinica del Massachusetts. In via di guarigione, Golden crea la campagna, Prescription Addiction Intervention Now, riassunta dell'acronimo Pain, dolore. Usa i social per iniziare la sua battaglia contro la famiglia Sackler, proprietaria dell'azienda che produce il farmaco, inizia anche una manifestazione al momma contro la famiglia che, suoi parole, si è ripulita il sangue comprando arte e all'estendo i muri di tutti i musei più importanti del mondo, e chiede alle istituzioni culturali di rifiutare i finanziamenti e le loro donazioni. Nel 2021, il giudice Robert Drain, di New York, oltre ad aprire la procedura per banca rotta della casa produzrice del farmaco, con Dana, gli Sackler, a pagare 4,5 miliardi di dollari che andranno a finanziare programmi di prevenzione e trattamento delle dipendenze. Tra i suoi ultimi lavori, oltre a una raccolta di foto intitolata "fata morgana", il caso non è mai per caso, non è tornata al suo primissimo amore, la moda. Ora che l'opera di Golden è riconosciuta come pietra miliare della fotografia, le case di moda fanno a guerra per lavorare con lei, da Jimmy Chu a Dior, passando per botega veneta e suprima, non racconta di come la bellezza in fondo, può salvarci la vita. E mentre lei continua a collaborare con i più importanti musei del mondo, trova anche il tempo di insegnare in prestigiosi università come Harvard e Yale. Il primo argomento che tratta durante il suo corso di fotografia è sempre l'educazione sessuale, perché, come cantava Madonna nel 1990, "Donbissilli" "Put Robert Ognioruelli". Spesso, bisogna attraversare tutto il buio che conteniamo per lasciarciro alle spalle. Raccontando i corpi in perfetti, partendo proprio dal suo, NAN ha narrato soprattutto il coraggio di mostrare in piena luce tutte le nostre magagne, e anche il modo migliore per fare pace con i mostri che ci portiamo dentro. Questa era Morgana, il corpo, realizzata in collaborazione combattie bank, che sostiene i valori di inclusività e diversità, come noi. Il racconto che avete appena ascoltato è scritto da me e da chiara tagliafferli, con l'aiuto prezioso di Darionesi. La regia è di Guido Bertolotti. La prossima Morgana vi aspetta con le sue sorelle qui su storie libre.fm.

Podcast Summary

Key Points:

  1. La tragica morte per suicidio della sorella maggiore Barbara, che segna profondamente Nan Goldin e influenza la sua ossessione per preservare i ricordi attraverso la fotografia.
  2. L'infanzia difficile di Nan, caratterizzata da un abuso subito e dal rifiuto familiare, che la porta a fuggire e a trovare rifugio in una comunità alternativa, dove scopre la fotografia come estensione di sé.
  3. La formazione della sua "tribù" a Boston e New York, immersa nella cultura queer, nelle drag queen e nella scena underground, documentata con uno stile intimo e crudo che sfida le convenzioni.
  4. La creazione della sua opera seminale, "The Ballad of Sexual Dependency", un diario visivo autobiografico che esplora amore, dipendenza, violenza (inclusa una relazione abusiva) e identità di genere.
  5. L'uso rivoluzionario della fotografia a colori e del flash, dettato più da necessità personale che da estetica, per catturare e preservare la verità intima della sua vita e di quella della sua comunità.

Summary:

La trascrizione racconta la vita e l'opera della fotografa Nan Goldin, profondamente segnata dal suicidio della sorella maggiore Barbara durante l'adolescenza. Questo evento traumatico, unito a un abuso subito e a un ambiente familiare repressivo, alimenta in Nan un'ossessione per la memoria e la verità. Fuggita di casa, trova nella Satya Community School un ambiente liberale dove scopre la fotografia, inizialmente con una Polaroid, come strumento per "non perdere più il ricordo di qualcuno".

Trasferitasi prima a Boston e poi a New York, costruisce una "tribù" scelta nella scena underground, immersa nella cultura queer, tra drag queen, artisti e tossicodipendenti. La sua macchina fotografica diventa un'estensione del suo corpo, documentando con intimità cruda e senza filtri ogni aspetto della sua vita: l'amore, il sesso, la dipendenza, la violenza (subita in una relazione tossica) e l'esplorazione dell'identità di genere. Da questo flusso nasce la sua opera più celebre, "The Ballad of Sexual Dependency", un diario visivo in continua evoluzione proiettato come uno slideshow con colonna sonora.

Goldin rifiuta la fotografia tradizionale, usando il colore e il flash in modo diretto e personale, non per estetica ma per necessità interiore di testimoniare e preservare la realtà della sua esistenza e di quella della sua comunità, sfidando così le ipocrisie sociali.

FAQs

Nan Goldin è una fotografa americana nata nel 1953 in una famiglia ebraica della classe media. La sua adolescenza è segnata dal suicidio della sorella maggiore Barbara e da abusi subiti durante l'infanzia, eventi che influenzeranno profondamente il suo lavoro artistico.

La morte per suicidio della sorella Barbara ha spinto Nan Goldin a utilizzare la fotografia come strumento per preservare i ricordi e combattere l'oblio. Ha dichiarato: 'Al posto di morire, ho iniziato a fare foto per via della morte di mia sorella'.

'The Ballad of Sexual Dependency' è un'opera autobiografica che documenta la vita intima di Nan Goldin e della sua comunità, esplorando temi come le relazioni tossiche, la dipendenza dalle droghe, l'identità di genere e la vita nella scena LGBT post-Stonewall.

Nan Goldin descrive la sua fotografia come proveniente da un bisogno personale più che estetico, nata dal desiderio di mostrare la verità delle vite private in contrasto con la cultura del 'non farlo sapere ai vicini'. Il suo lavoro nasce direttamente dalla sua vita quotidiana.

David Armstrong, futuro fotografo, è stato il primo amico stretto di Nan Goldin alla Satya Community School. L'ha aiutata a trovare la sua voce artistica e le ha aperto le porte della cultura queer, diventando suo compagno inseparabile nella sperimentazione creativa.

Nan Goldin è diventata la fotografa ufficiale del nightclub 'The Other Side', ritraendo drag queen e persone transessuali con un approccio rispettoso che celebrava la loro identità come 'terzo genere', mostrandole non come uomini travestiti ma come una specie diversa.

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