Il podcast "Orazio" parte dalla notizia della condanna di Meloni e Tajani contro il trattamento israeliano ai manifestanti della Global Smooth Flottiglia, con richiesta di scuse e convocazione dell’ambasciatore. Successivamente, si approfondisce il tema delle scuse attraverso due narrazioni. La prima, tratta da un articolo del Guardian, descrive uno studio psicologico che dimostra come scuse più lunghe e articolate siano percepite come più sincere. L’autore ricorda un episodio in cui un benzinaio, dopo un gesto offensivo, si scusò in modo efficace aggiungendo dettagli personali. La seconda storia, dal New York Times, è il racconto intimo di una scrittrice che vola dalla ex moglie per chiedere perdono dopo averla abbandonata durante una chemioterapia e aver iniziato una relazione con la sua terapista. L’incontro si rivela un processo di ascolto profondo, in cui la ex moglie esprime tristezza anziché rabbia, e la riparazione avviene attraverso la condivisione del dolore. Il podcast conclude riflettendo sulla "giustizia riparativa", citando il criminologo Adolfo Ceretti, che promuove il confronto diretto tra vittime e autori di reati per trovare un punto di incontro e guarigione.
La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato che l'Italia pretende delle scuse per il trattamento riservato ai manifestanti della global smooth flottia trattinuti in israeli. Il 21 di maggio è un jovedì e questo podcast si chiama "Orazio", un po' di storie intorno a una notizia. A puntata di oggi, sentitola tutti i modi per chiedere scusa. Benvenute! La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro degli esteri Antonio Tajani hanno definito inacettabili le immagini pubblicate dal ministro della sicurezza nazionali israeliano Ita Marbenvir, che mostrano il trattamento brutale a cui le autorità israeliane stanno sottoponendo gli attivisti della global smooth flottiglia trattinuti in israeli. Meloni, che verso il Governo israeliano, ha avuto spesso un atteggiamento a condicendente e che solo direcente iniziata a prendere posizioni più nette, ha usato parole eccezionalmente dure. Le immagini del ministro israeliano Benvenvir sono inacettabili, è inamissibile che questi manifestanti, fra cui molti città di italiani, vengano sottoposti a questo trattamento lesivo della dignità della persona. Il Governo italiano sta immediatamente compiendo ai più alti livelli struzionali tutti i pasti necessari per ottenere la liberazione immediata dei città di italiani coinvolti. L'Italia pretende inoltre l'escuse per il trattamento riservato a questi manifestanti e per il totale disprezzo dimostrato nei confronti delle esplici terichieste del Governo italiano. Per questi motivi il ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale convoccherà immediatamente l'ambasciatore israeliano per chiedere chiarimenti formali su quanto accaduto. Da 50 anni ci prendiamo cura di tanti luovie speciali e continuiamo a salvarne di nuovi perché possano essere conciuti da tutti. Protegge anche tu un patrimonio che cresce. Dona il 25 per mili al vai, fondo per l'ambiente italiano. Basta una firma, scopre di più su fight5permile.it. Partiamo da questa notizia il video forse avete visto, forse non avete visto ma diciamo potete tranquillamente immaginarlo se avete seguito le gesta da una parte della global sumut flottia da una parte e dall'altro la reazione del Governo italiano di questo ministro israeliano a quello che la global sumut flottia faccia. Cercere di avvicinarsi a Gaza per portare aiutomanitari non dovete non dovete diciamo, vederlo per forza sono delle immagini abbastanza sciocanti, rigeente che è trattata molto male che è trattata con poco rispetto senza aver fatto nulla di male perché lo sappiamo sono stati fermati la quinta razionale e non erano in acqua israeliane, a parte che poi quelle aque sono aqueo palestinesi ma tante oggi con Giulia, Lice, Pacchiarini, abbiamo quindi deciduto di raccontarvi delle storie che hanno a che fare con il chiedere scusa. La prima stile che vi raccontiamo è una storia che ha scrittore adrianchiles, che è uno scrittore, un giornalista, ed è anche uno hostar radefonico di BBC 5, la scritta sul Guardian e ha un titolo, diciamo che era perfetta per la puntata di oggi, "What's the best way to apologize?" Qual è il modo migliore per chiedere scusa? E' interessante questo racconto per cui lui parte per parlare delle scuse da uno studio, da uno studio fatto da una università che dice insostenza che più parole usiamo perché delle scusa è più siamo credibili, più quelle parole sono sinceri. Cioè se diciamo si è più scusa è una cosa, se invece diciamo mi spiace moltissimo, ho sbagliato, chiedo scusa, è già meglio e lui la spiega meglio di me e la storia fa così. Un tizio ha una stazione di servizio una volta, mi dice una cosa davvero orribile, ma subito dopo la fece seguire ad una delle scuse più sinceri che abbia mai ricevuto. Su c'è se anni fa, nella rea di servizio di Hopwood Park sulla M45. Miero ha appena fermato la pompa di benzina, vedendomi lui busso al fine strino del passeggiero e quando lo abbassai, infilo la testa dentro al auto e ti sei qualcosa di disgustoso e,plicamente, si sarebbe potuto classificare come Panther, come una prese in giro, forse, ma restava comunque disgustoso. I miei due figli piccoli erano strutini nel sedire posteriore con gli occhi spalancati, confusi. Più ferito che errabbiato scesi dall'auto, feci benzina e andai a pagare. Quando tornai, lo trovae ad aspettarmi vicino alla macchina. Mi miise una mano sulla spalla e disse "Ami come dispiace, non sapevo che avessi tuoi figli in macchina, ti chiedo scusa per quello che ho fatto". Cerea qualcosa in quelle sue ultime parole che faceva la differenza, come sedessero il giusto peso alla sincerità di ciò che stava dicendo. Non mi ha fatto particolarmente piacere questo ricordo di affiurasse questa settimana quando ho letto di uno studio, pubblicato dalla British Psychological Society, siccome la lunghezza delle parole, usate nelle scuse, gli influenzi quanto vengano per cepite come sinceri. Le scuse mi hanno sempre affascinato perché, per come la vedo io, senza appentimento da una parte e perdono dall'altra, siamo tutti spacciati. A le scue le medie avevo un'insegnante di scienze che parlava del concetto di decomposizione, diceva "se le foglie non si decomponessero, saremo sommersi fino alle a scelle". E coi ho penso la stessa cosa delle scuse, se non vengono fatte e accettate, finiamo tutti sommersi fino alle a scelle, di roba brutta, cattiva. Per questo sono una di quelle persone la cui rabbia o delusione per qualcosa detto, fatta da qualcuno, tende a sparire completamente nel momento stesso in cui sente una scusa. Non so se questo faccia di me una brava persona o semplicemente una persona superficiale. Al contrario, se sono io a chiedere scusa e quelle scuse non vengono accettate, allora mi ha rabbio, ci resto molto male. Cosa che a pensarci non è particolarmente elegante, nemmeno quella. Le migliore dei casi le scuse non solo riparano i rapporti, ma li rendono perfino più resistenti. Lo studio che prende mesame scuse scritte non verbali quindi, conclude che chi usa parole più lunghe nelle propie scuse, viene percepito come qui sincero. Direi ad essere genuinamente dispiacciuti, per esempio, funzionerebbe meglio di un semplice davvero dispiacciuto. Pare che il maggiore sforzo produttivo richiesto da quelle silla ben più faccia una piccola differenza. Con questo criterio, ad esempio, i francesi ci surclassano, ci mettono davvero il cuore nelle loro scuse. Quando in francese, per un semplice, mi dispiace, è qualcosa di così drammatico e bello come se sui desole, viene da chiedersi e poi? Cosa dice quando provi qualcosa di più della semplice desolazione, perciò per cui ti stai scusando? Un mio amico di Parigi dice che userrebbe la frase "Gewry darse per me escuse le più sin se", che significa "vi prego di accettare le mie più sincere scuse". E' questo sì che è uno sforzo. A quel punto, a una persona verrebbe da rispondere "va bene, tranquillo, Gewry guardo ne, ti perdono, nessun problema". Personalmente che sia dal vivo o per iscritto, io preferisco sempre un meno e meglio, basta un semplice scusa oppure mi dispiace, se proprio vuoi. Va bene anche un molto, un genuinamente, perfino un profondamente, se mi è davvero ferito. Molta è un certo rivelo di enfasi, inizia a soppettare che tu mi abbia fatto qualcosa di molto peggio di quanto avevo capito. Vi abbiamo un'altra storia che arriva in questo caso da un giorno americano, perché parliamo di New York Times, è una storia del 2018, per evidentemente il tema del chiedere scusa, non ha epoca e non ha ità, è scritto da una scrittrice che si ama Chris Bimm, e sentito la "ho fatto una cosa terribile". Come posso chiedere scusa? Mentre scorriamo le ultime scuse nei nostri feed di notizie tra una amarea di "mi dispiace se qualcuno ha sentito feso" e, all'epoca, era la cultura dominante, oppure mi dispiace quasi per tutto, ma non per quella cosa, e facete capire cosa non siano le scuse. Ma ultimamente ho pensato molto a che cosa siano davvero le scuse, e al motivo per cui le poniamo agli altri. Perché mesi fa, sono volata, da New York, a Luis Consin, per chiedere scusa alla mia ex moglie. Eravamo insieme da ormai 14 anni, quando nel 2006 le diagno sticarono un cancro al seno. Io, la rimasi accanto durante l'intervento e le salute di chemi o terapia, ma franchamente ero terrorizzata. E alla fine dell'acchemia, quando stava ancora molto male, non ce lo fatta più, e sono scappata. Dopodiché, ho iniziato una relazione travolgente con la mia trapeuta, che è successivamente osposato. La mia ex moglie è guarita dal cancro, si è risposata e ha avuto due figli, ma il mio tradimento è stato enorme e devastante. Lo sempre saputo. Avevo già detto "mi dispiace" altre volte, ma quelle parole non erano mai riuscita a pore rimedio a un'esperienza profonda e l'accerante, come l'abbandono. E quindi se le parole non bastano, che cosa resta? In una telefonata recente, la mia ex moglie, mi ha detto che non aveva mai avuto davvero l'occasione di sedersi davanti a me, e raccontarmi come si fosse sentita per il dolore che le avevo causato. E così ho iniziato a riflettarci su. Forse una parte fondamentale delle scuse consiste proprio nella scoltare davvero l'esperienza della propria vittima, accogliendo la completamente. Così ho prenotato un biliare.
per il Wisconsin. Il piano era ascoltare e poi, insieme, cercare di creare un percorso di riparazione. Non avevamo idea di come sarebbe andata. Spesso le nostre scuse oggi non sono altro che esercizi di inguistici di agilità. Da Harvey Weinstein, che scarica la colpa sull'intera epoca a Bill Clinton che è sprimerammarico, vediamo continuamente persone che cercano di sfuggire a una responsabilità esplicita. Non sorprende che se perfino i presidenti non riescono ad assumersi pienamente le propria responsabilità agente comune sia così confusa. Nella religione braica si definisce "te sciuva" letteramente a ritorno il processo di pentimento e despiazione dei propri peccati. Il percorso richiede che "chi cerca il perdono" compiegnli anzi tutto un esame di coscienza, una reza dei conti personali. Io sono partita pensando che quella potesse essere una buona cornice per il percorso che avrei dovuto compiere con la mia ex moglie. Quello casco perto quando sono arrivata è che non c'era molto tempo. La mia ex sembrava felice di vedermi, ma il suo bambino di due anni doveva fare il pisolino, poi quello di quattro voleva giocare con le testere manietiche, subito dopo a rivol momento della biblioteca, delle lezioni di nuoto, di mettere le scarpe, tagliere le scarpe, di mettere le scarpe, abbiamo lasciato l'amma e il coniglio in biblioteca, tornare indietro, sbrigarsi a trovare uno spuntino, solo due giorni dopo il mio arrivo siamo riuscite a sederci davvero a parlare, e pure anche questo faceva parte della guarigione. Io avevo immaginato una specie di vertice e solelle, invece ciò che mergeva era la vita. La sua vita piena e felice, della quale lei mi stava permettendo di far parte, di tornarci. Grazie le dissi per avermi permesso di venire qui. Esplica che il mio scopo era a creare uno spazio in cui lei potesse dirmi tutto ciò che aveva bisogno di dirmi, così che io potessi ascoltarla e chiedere le scusa senza difendermi e trovare giustificazioni. Lo offrivo non perché lo imponesse la Tessuva o uno degli altri rituali delle scuse che avevo studiato per prepararmi, ma perché nelle mie esperienze di persona ferita era ciò che avevo desiderato ripiù. Lo desideravo dalla terapèuta, che aveva concluso il nostro matrimonio in modo violento, lo desideravo dai miei genitori da altre persone che mi avevano fatto del male senza mai chiedere scusa. Forse pensai era un desiderio universale, essere ascoltati invece che semplicemente ricevere delle scuse. Lei fu molto generosa, dicendomi che per lei significava già molto che io fossi venuta li. Mi aspettavo rabbia, ma ciò che provava disse era una profonda tristezza. Anche lei aveva capito che la nostra relazione in quei 14 anni era diventata da tempo molto sofferente, ma era triste, incredibilmente triste per il modo in cui la avevo lasciata. Provocare tristezza in qualcuno è diverso dal provocare dolore paura, è qualcosa di più opaco, più profondo e dura più a lungo. Rimazili seduta ad ascoltare le sue parole e provai un remorso in menso. Ricordai una fotografia che avevo visto di lei seruta vicino a una finestra qualche mese dopo che la avevo lasciata. Era ancora quasi completamente calva per la chemio, fissava intensamente l'obiettivo, una bocca tirata in una specie di smorfia come se stessi ingiottendo il mondo. Distinto naturalmente sarebbe stato riempire il silenzio con le parole, ma quella volta io vogli prendermi il tempo necessario per sostenere tutto il peso del suo racconto. Mi dispiace tantissimo, di se in fine, diverti causato una tristezza così grande. Parlamo di modi per rimediare, avevo pensato a tutto della aiutarla con i bambini al fare volontariato nel reparti oncologici, ma no, di se lei. La riparazione era lì, in quel momento. Parlamo allora della Tessuva della mia reza dei conti, del perché avessi fatto ciò che avevo fatto. La verità è che io e la mia ex eravamo praticamente cresciute insieme, avevamo iniziata a frequentarci quando avevo vent'anni. In un certo senso lei mi aveva fatto da genitore, ero cresciuta con una madre molto malata. Lei mi aveva dato la possibilità di sentire mia mate a protetta, ma quando quella amore era stata minacciato dalla sua malattia, ero riuscita a pensare solo alla fuga, proprio come facevo da bambina. E la mia terapèuta mi aveva offerto una perfetta via di fuga. Quando, in fine e fini, anche la storia con la terapèuta, capì ciò che avrei dovuto sapere da sempre. Era una adulta, capace di stare in piedi da sola e responsabile delle mie decisioni. Ti perdono, di se la mia ex. Il mio percorso riscuse è stato fortunato, non tutti sono così mannimi, ma michesi se il nostro viaggio potasse servire da modello. La nostra cultura è brava con le promesse, il leader prestano giuramento, noi diciamo lo voglio e devrava anche appunire quando quelle promesse vengono in fronte, ma dove lo spazio per il vero rimorso e l'introspezione. Viviamo in una nazione cristiana, potete opporvi quanto volete, ma tre quarti di noi si identificano come cristiani. E mi chiedo se questo non imponga le nostre scuse, una logica di redenzione. Cerchiamo di essere assolti, perdonati immediatamente, proprio come ci rivolgiamo ad io, ma le persone non sono dei. E mi chiedo se in quest'epoca discuse facili da comunicato stampa, non abbiamo bisogno di rallentare. Naturalmente chiedere scusa per avere commesso un crimine e diverso dal chiedere scusa per avere spezzato il cuoardi qualcuno, ma ci sono delle somiglianze. Forse per esempio, che ha commesso un torto potrebbe confrontarsi con il pubblico in modo più profondo, invece di ritirarsi sempre nella propria vita a riflettere sulle proprie azioni. Con il movimento omitoo abbiamo giustamente riso pubblica e transgressioni e violenze private in tutti i loro dolorosi dettagli, ma dopo quelle rivelazioni serve più di un rapido mi dispiace. Immaginate un dialogo in cui possiamo assistere a una vera riflessione e a un vero cambiamento. Perché la verità è che una scusa raramente uno scambio privato tra due persone, quando fai del male a una persona neferici molti. Quando io abbandonato mia moglie, ho abbandonato anche la mia comunità di amici, che erano molto arrabbiati con me. Offerito altre persone che avevano ascoltato la sua storia e si erano spaventate all'idea che anche i loro partner potessero lasciarle in un momento di bisogno. Forse questo effetto a catena può funzionare anche al contrario, così come una verità intima può disseminareci catrici. Spero davvero che delle scuse intime rese pubbliche possono aiutare a guarirle. Lei è una autrice, è una scrittrice americana schama Chris Bim, scrive libri di sagistica su adolescenti, su transgender e su questioni di genere insegna anche alla New York University. La cosa ho provo a questo prima di chiudere questa puntata mi piace in questa puntata che parla di scuse, parla di parlare, parla di chiarirsi, di dire le cose, voglio ricordare quella, non saprei nemmeno se definirla disciplina o operazione o dinamica che è chiamata la giustizia riparativa di cui uno dei principali respondenti è il criminologo adolfo Ceretti di cui sono anche personalmente amico e che estimo moltissimo. Abbiamo già utilizzato credo nelle storie di varazio all'interno dei nostri racconti alcuni passaggi di un libro che si chiama "l libro dell'incontro che racconta che cosa è stata e che cos'è la giustizia riparativa che è la di comale per cui adolfo si sta ascoltando per i donami che lo stare uno di fronte all'altro, stare le persone che hanno fatto un torto e le persone che hanno subito un torto, ad esempio figli, parenti, divittime, sedersi, stare seduti davanti a una persona che ha causato la morte di un proprio caro, di una propacara e cercare di trovare appunto un punto di incontro, quella cosa è schiamata giustizia riparativa e così crediamo questa puntata di urazie. Grazie mille e giugli alle cipacchiarini, grazie a voi ci sentiamo domani. fine [Musica]
Podcast Summary
Key Points:
La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani hanno condannato il trattamento brutale riservato dagli israeliani ai manifestanti della Global Smooth Flottiglia, chiedendo scuse ufficiali.
Il governo italiano ha convocato l’ambasciatore israeliano e richiede la liberazione immediata dei cittadini italiani coinvolti.
Il podcast "Orazio" esplora il tema delle scuse attraverso due storie
Viene introdotto il concetto di "giustizia riparativa", basato sull’ascolto profondo e sul confronto diretto tra vittima e carnefice.
Summary:
Il podcast "Orazio" parte dalla notizia della condanna di Meloni e Tajani contro il trattamento israeliano ai manifestanti della Global Smooth Flottiglia, con richiesta di scuse e convocazione dell’ambasciatore. Successivamente, si approfondisce il tema delle scuse attraverso due narrazioni. La prima, tratta da un articolo del Guardian, descrive uno studio psicologico che dimostra come scuse più lunghe e articolate siano percepite come più sincere.
L’autore ricorda un episodio in cui un benzinaio, dopo un gesto offensivo, si scusò in modo efficace aggiungendo dettagli personali. La seconda storia, dal New York Times, è il racconto intimo di una scrittrice che vola dalla ex moglie per chiedere perdono dopo averla abbandonata durante una chemioterapia e aver iniziato una relazione con la sua terapista. L’incontro si rivela un processo di ascolto profondo, in cui la ex moglie esprime tristezza anziché rabbia, e la riparazione avviene attraverso la condivisione del dolore.
Il podcast conclude riflettendo sulla "giustizia riparativa", citando il criminologo Adolfo Ceretti, che promuove il confronto diretto tra vittime e autori di reati per trovare un punto di incontro e guarigione.
FAQs
Il governo italiano, con la presidente Meloni e il ministro Tajani, ha definito inaccettabili le immagini del trattamento brutale riservato agli attivisti, chiedendo scuse immediate e la liberazione dei cittadini italiani coinvolti.
Il ministero degli Esteri ha convocato l'ambasciatore israeliano per chiedere chiarimenti formali sul trattamento riservato ai manifestanti, considerato lesivo della dignità umana.
Secondo uno studio della British Psychological Society, usare parole più lunghe nelle scuse le rende più credibili e sincere, poiché richiedono maggiore sforzo produttivo.
Nella religione ebraica, 'Teshuvah' significa 'ritorno' ed è il processo di pentimento e espiazione dei propri peccati, che richiede un esame di coscienza e una resa dei conti personale.
Chris Bimm sottolinea che ascoltare veramente l'esperienza della vittima è fondamentale nelle scuse, più che semplicemente pronunciare parole, per creare uno spazio di riparazione e guarigione.
La giustizia riparativa è un approccio in cui vittime e autori di reati si incontrano faccia a faccia per cercare un punto di incontro e riparare il danno, come spiegato dal criminologo Adolfo Ceretti.
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